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DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE
SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU'
CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO
RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR
COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO
A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL
BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
TITOLO: Kiku-san, la moglie giapponese
AUTORE: Pierre Loti
CASA EDITRICE: O barra O Edizioni
PAGINE: 176
COSTO: 14€
ANNO: 2014
FORMATO: 20 cm X 13 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di
Milano
CODICE ISBN: 9788897332640
Pierre Loti era un
ufficiale della marina francese che arrivò con la nave da guerra
Trionphante nel porto di Nagasaki nel luglio 1885. In quel tempo ad
uno straniero (ricco) era permesso prendere una moglie giapponese per il
periodo della sua permanenza sul suolo nipponico, il tutto era
regolato da una serie di leggi ed adempimenti, tanto che l'atto di
matrimonio, cioè il contratto tra le due parti, andava firmato alla
presenza della polizia, e depositato presso il posto di polizia più
vicino alla dimora dei novelli sposi. Ovviamente alla controparte
femminile era elargita una somma di denaro, spesso non indifferente.
Pierre Loti decide che
non passerà il periodo della sua permanenza in Giappone (che poi
saranno 36 miseri giorni) da single, tramite un intermediario finisce
con lo sposarsi il 7 luglio 1885 con Kiku-san, una ragazzi di circa
18/19 anni.
Il suo libro riporta le
impressioni, quasi sempre negative, in quei 36 giorni:
su sua moglie, sui giapponesi, sulle loro tradizioni ed abitudini e
sul paesaggio, in pratica un diario personale.
Leggendolo oggi acquista
un minimo di valore storico, solo perché ci riporta le consuetudini
di quel Giappone, anche se in alcuni punti ho avuto dubbi
sull'attendibilità dello scritto. Per esempio più volte Pierre Loti
scrive che le ragazze giapponesi avevano la tendenza ad abbracciare e
baciare il prossimo, quando, invece, più volte ho letto che il
contatto fisico (non parliamo poi dei baci), anche alla fine del
1800, era evitato.
Oggi soffiarsi il naso in
pubblico è considerato per i giapponesi maleducato come tirare sù col naso per
noi occidentali, a quanto pare nel 1885 non era un problema, visto
che l'autore racconta più volte che le musmè (ragazze), compresa la
moglie, si soffiavano il naso con dei fazzolettini di carta che poi
appallottolavano e buttavano dalla finestra, senza mai curarsi di chi
passasse sotto.
Se il libro è un minimo
interessante (non più di un minimo), totalmente negativo è il
giudizio sulla persona dell'autore, che, nonostante fosse un uomo di
cultura, compra un altro essere umano per 20 piastre e poi passa
tutto il libro a sparare sentenze sui giapponesi. Ad un certo punto
Pierre Loti si sorprende perché Kiku-san appare triste (chissà
come mai...), ma poi aggiunge che “per lui è lo stesso, l'ha presa
per distrarsi”.
Ovviamente 130 anni non
sono passati invano, e le cose che si potevano fare nel Giappone del
1885 non sono più ammissibili, resta la parzialità del contenuto del libro.
Visto che esprime sempre e solo il punto di vista dell'autore, di quella
che dovrebbe essere la protagonista, e vittima, del libro, Kiku-san,
non conosciamo mia il punto di vista.
A sinistra Yves, l'amico fraterno di Loti, al centro Kiku-sa, a destra Pierre Loti.