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domenica 18 agosto 2019

Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione





TITOLO: Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione
AUTORE: Elisa Manna
CASA EDITRICE: Eri
PAGINE: 166
COSTO: 5€
ANNO: 1982
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:


E' un vero peccato che nel titolo del libro la casa editrice non inserì nessun accenno all'animazione giapponese, che è il soggetto primario dello studio. Tra l'altro un titolo ed un sottotitolo abbastanza criptici... anche sensatamente criptici, visto che è uno scritto indirizzato ai colleghi della sociologa Elisa Manna, però a causa di questo titolo sociologico il saggio è finito nel dimenticatoio.
Lo scopo dello studio è quello di analizzare l'influenza dei programmi televisivi sui bambini, quindi sono presi in esame studi antecedenti, specialmente di matrice straniera, la terminologia è molto tecnica, ergo in certi punti ben oltre le mie capacità di comprensione.
La cosa importante per la mia ricerca di pre-saggistica sugli anime  è che tutto lo studio portato avanti da Elisa Manna è basato sull'animazione giapponese presente in televisione dall'aprile al giugno 1980!
In pratica il periodo delle polemiche più virulente contro i cartoni animati giapponesi (immagine), aspetto sottolineato anche dall'autrice. Non solo, nel saggio si fa riferimento allo studio Rai/Mesomark, che fu una delle involontarie cause dello scatenarsi dello tsunami mediatico dell'aprile 1980:
"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 1

"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 2 (fine)

Questo saggio lo si può considerare il giusto tassello per comprendere sia lo studio Rai/Mesomark che per avere un punto di vista non emozionale e scandalistico sulle polemiche contro i cartoni animati giapponesi del periodo.
L'autrice non si scaglia contro l'animazione seriale giapponese, la analizza senza preconcetti (o comunque al minimo possibile) e anzi critica le polemiche della carta stampata. Tanto per fare un esempio in tutto il saggio mai una volta si afferma che quegli anime fossero fatti con l'ausilio del computer. Inoltre, per meglio valutare le due serie preferite dai bambini, cioè Goldrake ed Heidi, si guardò (lei o il suo gruppo di studio) tutte le puntate di entrambe le serie!
Ad oggi ho recensito (con questo) 17 saggi che a vario titolo trattarono i cartoni animati giapponesi tra il 1978 e i primi anni 90, ed il saggio di Elisa Manna mi è parso il più interessante e valido, fin dove l'ho potuto capire, ovviamente:
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica (1986)
Ombre Rosa - Le bambine tra libri, fumetti e altri media (1987)
Fantascienza e Educazione (1989)
Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento (1993)


Nel proseguo della recensione consiglio di verificare il numero di pagina del saggio che si sta leggendo.


Già dall'introduzione del sociologo Gianni Statera viene fatto notare che non essendoci indagini scientifiche obiettive sul rapporto bambini/televisione, si tendeva a confondere il messaggio con il mezzo che lo veicolava, cioè la televisione, con il risultato finale che ci si scagliava contro ciò che non si conosceva: l'animazione giapponese.
Lo studio di Elisa Manna voleva rimediare a questa lacuna del 1982, che poi proseguì anche negli anni successivi, visto che ad occhio questo saggio lo lessero in pochi...




Nel primo capitolo si fa una breve analisi dello studio Rai/Mesomark, si rende conto delle polemiche della stampa contro gli anime nella primavera del 1980.





Per gran parte del resto del capitolo c'è una analisi sociopedagogica generale sull'influenza di tv e pubblicità sull'infanzia.
Salto quindi a pagina 54 del secondo capitolo, in cui si spiega la metodologia della ricerca effettuata.




Da pagina 57 si entra nel dettaglio del campione della ricerca: età, sesso, luogo, livello economica della famiglia, etc etc..







Capitolo 3.
L'autrice divise gli anime in due gruppi, quelli fantascientifici e quelli realistici (vedi tabella di pagina 69), dei due gruppi vennero selezionate le due serie che avevano maggiormente incontrato il favore dei bambini, cioè Goldrake ed Heidi. In realtà Candy Candy si posizionò poco dietro ad Heidi, ma per poter effettuare lo studio bisognava far far visionare qualche puntata ai bambini del campione e lo stesso gruppo di studiosi dovevano vedere tutta la serie, e le "cassette" di Candy Candy erano di difficile reperimento in quanto l'anime era trasmesso solo da tv locali private, mentre Heidi era della Rai.








L'autrice individua nelle due serie sei dimensioni più frequentemente visitate dalla narrazione:
a) l'individuo/la vita privata
b) la comunità/le relazioni sociali
c) il potere/l'autorità
d) l'impegno/il dovere
e) il piacere/il gioco
f) il conflitto/il problema

Per ognuna delle sei c'è una singola analisi nelle pagine successive.







Si passa all'analisi delle singole fasi in cui si può dividere una puntata di Goldrake e Heidi, che divergono i quanto la tematica è differente. Per le due serie ci sono due tabelle molto chiare, penso che questo fu il primo o uno dei primissimi tentativi di analisi di questo tipo.





Come sottolineavo all'inizio del post la terminologia spesso non aiuta la comprensione del testo e neppure dei titoli di capitoli e paragrafi... per esempio nel paragrafo "L'interdipendenza funzionale dei codici"(?!?!) c'è un breve accenno su un aspetto che quasi mai veniva sottolineato, l'importanza delle voci nel doppiaggio. Anche la voce del personaggio rendeva l'eroe più coinvolgente.








Nel quarto capitolo ci si sofferma sui palinsesti per i bambini della Rai e delle tv locali private, con tanto di dati. Seguono varie analisi su questi aspetti che non sempre citano l'animazione giapponese, ergo in questo capitolo ho saltato un po' di pagine.














Nel quinto capitolo l'autrice, basandosi su alcuni risultati interessanti, decide di effettuare un ulteriore esperimento. Dato che alcuni bambini di di età di 9/10 anni, con buoni risultati scolastici, facenti parte di famiglie benestanti, nelle interviste avevano dichiarato critiche verso le serie a loro mostrate, si decide si mostrar loro una puntata di un'altra serie robotica per valutarne le reazioni.
E' molto interessante il ragionamento che portò alla scelta dell'anime robotico di Mazinga Z. L'autrice si rese conto, e ciò dimostra che guardò quei cartoni animati giapponesi con molta attenzione, che la serie di Mazinga Z era più brutta e banale delle altre, più "vecchia".
Se a questo campione di 27 bambini (13 femmine e 14 maschi) più critici si fosse fatto vedere una puntata di Mazinga Z ("L'attacco del robot supersonico" episodio n° 21 della vecchia numerazione), e nonostante la maggiore bruttezza della serie, questa avesse sortito interesse nei bambini, voleva dire che l'animazione giapponese possedeva delle caratteristiche particolari che attiravano l'attenzione dei più giovani.
Ovviamente se ho capito il senso dello scritto  ^_^








Le conclusioni finali non le ho capite, ma non fa nulla  :]






L'indice




 La quarta di copertina.


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