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lunedì 9 luglio 2018
"Super Giocattoli GDG La Giraffa 1979/80"
Il seguente catalogo della "GDG La Giraffa" del 1979/80 è veramente corposo, ben 68 pagine (formato 20 cm x 15 cm) strapiene di giocattoli non sempre molto comuni. Evidentemente "La Giraffa", assieme alle aziende più conosciute (Mattel, Lego, MB, Harbert, Editrice Giochi etc etc), si avvaleva anche di distributori con articoli non usuali.
Per esempio c'è tutta una serie di giochi spaziali/fantascientifici che non avevo mai visto in altri cataloghi:
Intruder; Sir Galaxy; Star Rider; Rom; Stellar War; Space Blaster.
Questi non sono giochi in scatola nè videogiochi, ma giocattoli che volevano simulare l'atmosfera spaziale. Infatti Intruder pare essere una piccola astronavina con tanto di luci e rumori. Lo "Star Rider" è una plancia di comando sopra la quale il bambino si sedeva e poteva schiacciare pulsanti e leve, simulando la guida di una astronave o robot.
"Sir Galaxy" e Rom sono dei robot, da notare che il nome del secondo oggi non credo verrebbe più usato...
Mentre "Stellar War" erano una coppia di pistole spaziali a con cui i duellanti potevano sfidarsi, e "Space Blaster" un fighissimo cannone spaziale che proiettava su un muro l'immagine dell'astronave da colpire!!! E quando questa, grazie a delle fotocellule, veniva colpita più volte, precipitava!!!
Non mancano i videogiochi portatili, alcuni di questi già recensiti su questo blog.
La pagina centrale è dedicata ai prodotti Gig: I Micronauti; Playmobil; Paciocchino; Fiammiferino.
Ci sono pure i giocattoli ispirati agli anime: pupazzi di Remi, il gioco in scatola di "Capitan Harlock, i robottoni giocattolo di Gloizer X e Tekkaman .
Su questo versante c'è una piccola curiosità ^_^
Nel paginone con Gloizer X (compreso il pilota maschile Kaisaka Joe) e Tekkaman, è presentato un terzo robottone (nel riquadro in alto a sinistra), che pare venga fatto passare anch'esso per uno dei personaggi di Gloizer X.
Ho fatto un po' di fatica a scoprire quale fosse, in realtà il robottone non è di una serie animata, ma di un tokusatsu, il cui titolo è "Ganbaron", ed il nome del robot è Daibaron.
Sempre bello vedere gli adulti che cercavano di truffare i piccoli consumatori...
Nel link sotto ci sono parecchie info:
http://www.robotvintage.com/article/serie_ganbaron.html
Il titolare del sito è anche l'autore dei 3 volumi dell'Enciclopedia Diecast.
L'opening della serie Tokusatsu non è malaccio, ma quello che fa rizzare i capelli è la quotazione a cui è arrivata questa confezione!
sabato 7 luglio 2018
"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 43 e 44
Entrambe le puntate sono dedicate al post intervento chirurgico subito da Shingo Tamai dopo la frattura della tibia (o caviglia, non si capisce bene) nella puntata precedente, causata da una super mega bordata scagliata da Ken Santos.
Purtroppo la comprensione di alcune parti dei due episodi è resa problematica dal solito scarsissimo adattamento dei dialoghi italici... parole a caso... intuisci cosa si stiano dicendo, ma non ne hai la certezza.
Non essendoci eventi dati da partite giocate, le due puntate restano un po' noiose, ed anche parecchio melodrammatiche... i giapponesi erano proprio fissati con la crescita morale attraverso la sofferenza fisica.
Mi pare che anche in altre serie sportive del periodo i protagonisti soffrissero infortuni di gioco, Tommy nel baseball e Jenny nel tennis (ad una mano?), ed è questo uno dei tanti lati positivi di queste serie, perché gli infortuni nello sport capitano, specialmente in attività di contatto come il calcio.
E' altresì vero che fino all'infortunio di Shingo, non era stato fischiato neppure un fallo nelle partite mostrate... e il nostro eroe si fa male solo perché si ostina a voler respingere il tiro di Ken Santos.
Shingo non subisce un trauma da scontro fisico oppure da fatica, ha la peggio durante una discutibile sfida a pallonate...
Detto ciò non mancano le sorprese e le scene epico-comiche neppure negli episodi 42 e 43 ^_^
In questa recensione inserisco anche le scan di un articolo pubblicato sulla rivista "Film TV" (o "TV Film"...), uscita lo scorso 12 giugno.
Il numero era incentrato sul mondiale soviet... ehm... il mondiale russo, ed in copertina hanno messo Shingo Tamai!!!
No... sarebbe stato troppo bello... hanno messo "Holly e Benji"... ma ci può anche stare, l'anime di "Capitan Tsubasa" è conosciuto in tutto il mondo, mentre di "Akakichi No Eleven" si è perso il ricordo.
La cosa che mi ha un po' (tanto) indispettito, invece, è che nelle tre pagine dell'articolo, su cui non mi pronuncio perché non ho mia seguito la serie, non c'è il ben che minimo accenno a Shingo Tamai!
Dico... devi scrivere un articolo sugli anime calcistici, almeno una citazione a titolo informativo sul PRIMO anime calcistico mai prodotto, non ce la vogliamo mettere?
Solo a titolo di curiosità... due righe... vabbè... >_<
Comunque, sia ben chiaro... Shingo e soci non avrebbero preso quel gol al 94esimo dal Belgio in controppeddu!
Rammento che Shingo ha subito un intervento chirurgico per la frattura della caviglia, anche se dalla radiografia parrebbe la tibia, e gli è stato applicato un chiodo nella gamba.
Ho fatto qualche veloce ricerca per vedere i tempi di recupero in caso di infortuni simili, e a grandi linee siamo sui 9/12 mesi, ma si parla di atleti professionisti e di tecniche di riabilitazione moderne.
Chissà nel 1970 quanto ci poteva volere per recuperare da un infortunio del genere.
Quindi, prima la gamba si deve calcificare, poi si deve iniziare la riabilitazione, poi andrebbe rimosso il chiodo, infine continuata e potenziata la riabilitazione, ma, prima di tutto questo, L'OSSO DI DEVE CALCIFICARE!
venerdì 6 luglio 2018
Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982
ho postato delle nuove tabelle aggiornate
Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 (aggiornato al 3 dicembre 2018)
L'aver recuperato più di 550 articoli sugli anime permette di fare un certo numero di considerazioni sull'impatto che Goldrake e soci ebbero sulla stampa italiana.
Intanto che dei cartoni animati giapponesi se ne occuparono un numero spropositato di testate, non limitate alle riviste di informazione televisiva, ma che spaziavano dalle riviste vietate ai minori di 18 anni, passando da pubblicazioni strettamente politiche, religiose, femministe, etc etc etc... per un totale, ad ora, di 60 e passa testate differenti!
Che messe tutte in ordine fanno pure una bella impressione, qualcuna l'avrò pure saltata, tante altre dovrò ancora scoprirle:
Alter Alter; Amica; Autosprint; Bolero; Bollettino Salesiano; Cineforum; Corriere dei Piccoli; Corriere della Sera Illustrato; Domenica del Corriere; Epoca; Eureka; Eva Express, Famiglia Cristiana; Famiglia TV; Gente; Gioia; Grand Hotel; Grazia; Guerin Sportivo; Il Corriere della Sera; Il Giornale; Il Giornalino; Il Giorno; Il Male; Il Mattino Illustrato; Il Messaggero; Il Popolo quotidiano della Democrazia Cristiana; Il Resto del Carlino; Il Tempo; Intimità della Famiglia, L'Espresso; L'Europeo; l'Unità; La Discussione; La Gazzetta del Mezzogiorno; La Provincia di Cremona; La Repubblica; La Stampa; La Stampa Sera; Lei Glamour; Lotta Continua; Music; Novella 200; Oggi; Onda TV; Paese Sera; Panorama; Penthouse; Playboy; Quotidiano Donna; Radiocorriere TV; Rinascita; Settimana TV; Telepiù; Telesette; Topolino; Tutto Musica & Spettacolo; TV Junior; TV Sorrisi e Canzoni; Zoom la rvista dell'immagine.
Un'altra questione di cui mi sono reso conto, ricercando articoli sugli anime, è che prima di Goldrake e soci l'attenzione che i giornalisti davano ai programmi dedicati ai bambini/ragazzi era abbastanza scarsa. Non solo mancava l'attenzione dei giornalisti su questo tema, ma il problema è che mancavano proprio i programmi per i giovani! Quindi poco o nulla da criticare.
E comunque i programmi a noi dedicati, prima dei cartoni animati giapponesi, non sollevavano praticamente alcuna polemica, in fondo al massimo arrivavano dall'alleato Usa, non dal "pericolo giallo".
Probabilmente i primi articoli critici, a parte qualche cariatide che se la prendeva coi fumetti (ma qui sto valutando i programmi televisivi), arrivarono con Sandokan e poi Furia, proprio in virtù del primo grosso sfruttamento commerciale dei due personaggi portato avanti dalla Sacis della Rai.
Quindi, almeno inizialmente, parrebbe essere la pecunia a far smuovere la carta stampata:
i bambini fanno i capricci perché vogliono questo o quel personaggio visto in televisione, ed il giornalista (magari genitore) si accorge del "pericolo".
Ma Sandokan era un prodotto italiano, mentre Furia era un alleato, difficile prendersela più di tanto con il Made in Italy o con il Made in Iùesei (tranne che per i comunisti). Poi arrivarono loro, gli alieni giapponesi, portatori di qualcosa di totalmente avulso dalla consuetudine televisiva dedicata ai più giovani, (quasi) nessuno aveva motivi di difenderli
Seguì la questione della violenza, dei messaggi diseducativi, della tv usata come baby sitter, della scarsa qualità artistica e di contenuti, l'uso del computer, la ripetitività, la quantità di serie animate giapponesi trasmesse etc etc etc
Mentre noi ci vedevamo storie avvincenti, e non auto conclusive come Hanna & Barbera, personaggi ben caratterizzati, colpi di scena, colori (per chi poteva...) fantasmagorici, scale dei grigi (sob...) fantasmagoriche, musiche che ti colpivano i timpani, finali epici etc etc etc
I primi fiocchi di neve polemici del 1978 e 1979 diventarono, pian piano, una valanga mediatica dai toni isterici del 1980, per poi sciogliersi ai primi raggi di sole del 1981 e 1982.
Le cinque immagini, che riporto in questo post, vogliono semplicemente rendere visibile come si sviluppò e poi affievolì l'interesse della carta stampata verso i cartoni animati giapponesi.
Ho semplicemente evidenziato in giallo ogni giorno in cui venne pubblicato (in base a ciò che ho trovato fino al 5 luglio 2018) un articolo sugli anime, indipendentemente se fosse positivo, neutro o negativo, indipendentemente dal grado di approfondimento dello scritto.
Il numerino riportato in quel giorno indica quanti articoli vennero pubblicati.
In pratica è l'indice dell'Emeroteca Anime ma spalmato in 5 calendari annuali ^_^
E' chiaro che per il 1978 (l'immagine sopra) c'è un picco durante la trasmissione di Heidi e "Atlas Ufo Robot", quindi tra aprile e giugno, poi quasi il silenzio, per riavere una copertura mediatica in occasione della seconda tranche di Goldrake a fine anno.
giovedì 5 luglio 2018
Ulteriore corposa aggiunta di articoli (70) all'indice dell'Emeroteca Anime
Questa volta sono stato più ligio a miei buoni propositi, e, a distanza di un solo mese, aggiungo altri 70 articoli all'Emeroteca Anime.
La ricerca di questi articoli è un po' come la ricerca dell'oro. Scavi per mesi e mesi e trovi solo qualche pagliuzza, poi ti imbatti nel filone giusto, e porti alla luce la vena madre ^_^
Sinceramente non avrei mai pensato che mi sarei imbattuto in ben 561 articoli di quotidiani, settimanali, mensili e qualsiasi altra testata esistente in Italia, sugli anime arrivati in Italia dal 1978 al 1987.
Certo, non sono tutti articoli corposi, qualche volte si tratta di semplici trafiletti, altre volte sono solo citazioni in articoli che trattano altre questioni, ma dimostrano che quei cartoni animati giapponesi colpirono gli italiani di ogni età.
Mi azzarderei quasi ad affermare che fecero più impressione agli adulti che noi ex bambini!
Il fatto che in un articolo sugli armamenti nucleari o sullo stato di abbandono in cui versavano i bambini di famiglie povere, vengano citati i personaggi degli anime, rende palese che erano diventati per i giornalisti ed i loro lettori un termine di paragone, spesso negativo, ma non sempre.
Mentre è abbastanza normale che riviste televisive trattassero dei personaggi animati che vedevamo in tv, fa più impressione scoprire molti articoli in riviste di carattere totalmente politico, come "Il Popolo" e "La Discussione", che erano di diretta emanazione democristiana.
Di seguiti l'elenco dei nuovi articoli
La ricerca di questi articoli è un po' come la ricerca dell'oro. Scavi per mesi e mesi e trovi solo qualche pagliuzza, poi ti imbatti nel filone giusto, e porti alla luce la vena madre ^_^
Sinceramente non avrei mai pensato che mi sarei imbattuto in ben 561 articoli di quotidiani, settimanali, mensili e qualsiasi altra testata esistente in Italia, sugli anime arrivati in Italia dal 1978 al 1987.
Certo, non sono tutti articoli corposi, qualche volte si tratta di semplici trafiletti, altre volte sono solo citazioni in articoli che trattano altre questioni, ma dimostrano che quei cartoni animati giapponesi colpirono gli italiani di ogni età.
Mi azzarderei quasi ad affermare che fecero più impressione agli adulti che noi ex bambini!
Il fatto che in un articolo sugli armamenti nucleari o sullo stato di abbandono in cui versavano i bambini di famiglie povere, vengano citati i personaggi degli anime, rende palese che erano diventati per i giornalisti ed i loro lettori un termine di paragone, spesso negativo, ma non sempre.
Mentre è abbastanza normale che riviste televisive trattassero dei personaggi animati che vedevamo in tv, fa più impressione scoprire molti articoli in riviste di carattere totalmente politico, come "Il Popolo" e "La Discussione", che erano di diretta emanazione democristiana.
Di seguiti l'elenco dei nuovi articoli
martedì 3 luglio 2018
La prima puntata di Heidi - 7 febbraio 1978 (non 1976)
Qualche giorno fa nei commenti di questo entusiasmante post (link) Lone Wolf ha copia-incollato una discussione su FB (che io non uso) inerente al dubbio di alcuni fan sulla prima apparizione di Heidi alla Rai, gli avevo promesso che avrei messo qualche info, quindi ecco il testo saliente con info:
A proposito di Heidi e Goldrake , in questi giorni ho letto su facebook una discussione su chi fosse comparso prima sulle tv italiane e un autore di fumetti ricordava che Heidi fosse del 76 e goldrake del 78. Lone Wolf
PS ti incollo la discussione
Federico Memola
Castelli e io contro il resto del mondo.
Io ho sempre ricordato che la serie di Heidi fosse approdata sui nostri teleschermi nel 1976, circa due anni prima di Goldrake, mentre oggi pare universalmente assodato che sia stata trasmessa in Italia in quello stesso 1978.
Eppure io ricordo che il cartone di Heidi avesse avuto modo di cementare il suo successo prima che Goldrake aprisse l'invasione vera e propria. E il successo del robottone di Nagai, all'epoca, fu tale da oscurare qualunque "concorrente" contemporaneo a lui, piccola montanara compresa.
La sola fonte a sostegno di questi miei ricordi è Alfredo Castelli, che in ben due articoli (quello da cui ho estratto il passaggio fondamentale riportato qui sotto è stato pubblicato su Eureka del Dicembre 1983) riporta il 1976 come anno di esordio di Heidi in Italia. L'altro articolo (anzi,in quel caso con tanto di cronologia delle serie giapponesi e date dimessa in onda in Italia) è reperibile sul dossier "Orfani e Robot" del 1984.
Certo, son passati quarant'anni e potrei ricordare male, così come Alfredo potrebbe essersi sbagliato in entrambe le occasioni... Eppure per me l'anno di Heidi rimane il 1976, nonostante il parere contrario del resto del mondo.
Marcello Vaccari:
Potrebbe essere stata trasmessa dalla tv Svizzera , che all'epoca era molto seguita in Italia.
Giacomo Michelon:
Anch'io ho ricordi di una messa in onda di Heidi molto precedente all'arrivo di Goldrake, almeno un anno prima nei miei ricordi. Maaah la Rai non ha degli archivi con la programmazione? Oppure...all'epoca esistevano già le varie guidetv/sorrisi e/o i quotidiani non avevano un boxino con la programmazione televisiva?
Marc Perricone:
Ti confermo che Heidi in Italia, fu trasmesso per la prima volta nel 1976. In B/N.
Carlo Recagno:
Io ricordo che quando trasmisero Heidi ero alle medie. Nel 1976 ero ancora alle elementari, e non ricordo affatto che ci fosse Heidi all’epoca.
Le tre scan sopra sono del 7, 8 e 9 febbraio 1978 (ovviamente dal relativo TV Sorrisi e Canzoni del 5/11 febbraio 1978), e si può chiaramente notare che la puntata del martedì, oltre ad avere il titolo e la sinossi della prima puntata di Heidi, reca il famoso quadrifoglio verde che indicava la "novità".
Quindi, direi, fino a quando qualcuno non mostrerà delle immagini di qualche rivista del 1976 con Heidi, che si può ragionevolmente affermare che la prima puntata dell'anime fu il 7 febbraio 1978.
"Un programma a cartoni animati tratto da una novella di Johanna Spyri. Regia di Isao Takahata"
Così recita la riga del palinsesto di fianco al riquadro con l'immagine della pastorella svizzera e la sinossi della puntata.
La redazione di "TV Sorrisi e Canzoni" non dedicò un articolo di anteprima per la serie animata nipponica, ma nel numero successivo, quello del 12/18 febbraio, ci sarà un articolo approfondito a cura di Corrado Biggi.
Un'altra prova che Heidi non fu trasmesso nel 1976 la si trova sul Radiocorriere n° 44 del 30 ottobre/5 novembre 1977 (dico, 1977), in cui viene annunciata la serie animata con "un nuovo, delizioso personaggio la cui storia, a cartoni animati si snoda per 52 episodi che andranno in onda, a partire da gennaio, sulla Rete 1.".
Da notare il tratto di Heidi e Peter, che non è il medesimo dell'anime, probabilmente uno dei disegni allegati a qualche brochure (o atlas) che la Rai ebbe assieme alla serie.
Chissà che fine ha fatto tutto quell'inestimabile materiale cartaceo... T_T
domenica 1 luglio 2018
"Pamphlet Meitantei Hōmuzu" (Il fiuto di Sherlock Holmes") - 1984
Nel leggere i vecchi articoli sugli anime mi sono reso conto che "Il fiuto di Sherlock Holmes" era considerato il cartone animato giapponese buono, in opposizione a tutti, o quasi, altri prodotti nipponici, che erano brutti, sporchi, cattivi e fatti al computer.
Perché l'investigatore canino londinese aveva una così buona stampa a favore?
Perché era una coproduzione Rai!
Come siamo prevedibili... ^_^
Che poi fosse ideato dai Pagot e da Hayao Miyazaki penso che interessasse solo per la paternità italica, perché di Miyazaki nessun giornalista avrebbe dimostrato di non sapere nulla fino all'Orso d'Oro di Berlino nel 2002...
"Il fiuto di Sherlock Holmes" è una di quelle serie che mi ripropongo di vedere da molto, ai tempi non la vidi perché ero già grandicello, per ora non ho ancora adempiuto a questo buon proposito, ergo non mi è possibile entrare nel particolare della serie.
Della travagliata gestazione della serie si può leggere su numerosi saggi inerenti l'animazione nipponica (link), oltre che sul web, ergo non mi dilungherò in merito.
Sarei, invece, molto curioso di capire cosa scrivevano in merito alla collaborazione con la Rai e lo Studio Pagot i giapponesi, ammesso che ne scrivano qualcosa, peccato che non conosco gli ideogrammi T_T
"RAI" è ben riportato nel disegno dei credits.
Come è ben visibile il faccio di un giovane Miyazaki, ma i Pagot?
Lascio a beneficio di chi può leggere gli ideogrammi la pubblicazione, anche nella speranza che qualcuno/a possa rivelare l'eventuale presenza di qualche informazione interessante ivi presente.
giovedì 28 giugno 2018
Batman - Editrice Giochi 1967
Pur non essendo un collezionista di giochi in scatola, io mi limito a mostrarli per ravvivare la memoria degli ex giocatori, di norma cerco di comprarli a due condizioni:
prezzo basso (proprio perché non sono un collezionista); dotazione completa.
Va da sé che se il gioco costa veramente poco, pur non essendo completo al 100%, me lo accatto lo stesso, visto che i miei post hanno solo valore di testimonianza.
Ergo, quando ad un mercatino mi sono ritrovato a pochi euro questa meraviglia del 1967 (dico, 1967!), tenuta benissimo, benché non completa, non ho avuto dubbio alcuno ^_^
Alla fine non è che manchino poi tanti pezzi, uno dei quattro "Pannelli del Bat controllo", alcuni tagliandini con i visi dei Bat-nemici, 2 dischetti colorati.
Nel 1967 non c'erano ancora così tanti giochi in scatola disponibili come sarebbe capitato dalla metà degli anni 70 in poi, quindi penso che un gioco in scatola su Batman fosse un ambito premio per ogni Bat-bambino.
Leggendo il regolamento non mi è parso molto giocabile, né particolarmente divertente, ma ovviamente sono solo impressioni. Tra l'altro il regolamento mi pare scritto non benissimo, oppure io sono un po' tonto >_<
In particolare mi è oscuro come debba essere usato e dove debba essere posizionato il tagliandino del "Super Criminale" (Silvietto?)...
Sia il tabellone di gioco che i restanti pezzi di cartoncino sono praticamente nuovi, peccati che qualcosa sia andato perso...
Da notare che i visi dei villains non sono quelli a cui ero abituato da bambino, ma molto più vecchi come tratto disegnato.
Quattro cattivi sono quelli classici: il Pinguino, l'Enigmista, Mr Zero (Freeze), il Jolly.
Mentre altri due non li ricordo in alcun modo, non che leggessi regolarmente Batman, ero un fan della Marvel, però guardavo sia i cartoni che il telefilm con Adam West, ma il Filibustiere e l'Orientale non li ho mai sentiti.
Edit del 1 luglio 2018:
Nei commenti J_D_La_Rue ha inserito qualche info aggiuntiva sui personaggi:
Sì, i 2 villains meno noti sono tradotti un po' alla membro di segugio.
Dovrebbero essere Doctor Zodiac (il tipo col turbante, che non è orientale manco per niente) e la prima versione di Blockbuster (il tipo straccione)
https://comicvine.gamespot.com/dr-zodiac/4005-63871/
http://dc.wikia.com/wiki/Theodore_Carrigan_(Earth-One)
https://en.wikipedia.org/wiki/Blockbuster_(DC_Comics)
Una cosa buffa: giusto per scrupolo ho controllato la versione originale del gioco, edita nel 1966 da Milton Bradley.
Mentre il Filibustiere è effettivamente Blockbuster, l'Orientale è indicato come Calendar Man (no, non QUEL Calendarman...)
Ora,Calendar Man è in effetti un nemico di Batman, ma l'aspetto che ha
https://en.wikipedia.org/wiki/Calendar_Man
è completamente diverso da quello dell'Orientale.
Non penso che Calendar Man abbia mai indossato un turbante, e resto convinto che l'Orientale sia in realtà Doctor Zodiac, il che mi porterebbe a pensare che i compilatori originali del gioco abbiano dato al bat-nemico inturbantato il nome sbagliato...
Ecco il gioco originale
http://underthegiantpenny.blogspot.com/2011/03/1966-batman-board-game.html
mercoledì 27 giugno 2018
"I Supereroi" - Mondadori Libri TV (1981)
Più volte mi sono rammaricato qui sul blog per la bassa qualità del materiale editoriale inerente i cartoni animati giapponesi degli anni 70 e primi anni 80. Questo grosso difetto non coinvolgeva tutte le pubblicazioni per bambini/ragazzi, ne erano esenti la Disney, che per quanto non adorassi, metteva in vendita dei bei prodotti, e la Marvel. Ovviamente la differenza stava nel fatto che le due aziende statunitensi fossero in Italia da più tempo e che i loro prodotti fossero gestiti da pochi soggetti. Gli anime, invece, erano appena arrivati, e venivano sfruttati da diverse case editrici, inoltre il controllo dalle sedi giapponesi di ognuna casa di produzione originaria erano praticamente nulle, mentre immagino che la Disney Usa e la Marvel Usa un'occhiatina al pubblicato in Italia ogni tanto la dessero.
Detto ciò, nel 1981 la Mondadori, non un gruppo di volonterosi disegnatori che creavano una casa editrice ex novo per pubblicare materiale fatto alla bene e meglio su Goldrake, mise in vendita questo bel cartonato (32 cm x 24 cm) sui personaggi Marvel più in voga in quel periodo, che poi sono praticamente gli stessi (tranne i F4) che sono in auge oggi al cinema. A voler fare i pignoli mancherebbe Visione, ma nessuno è perfetto...
Delle quattro storie a fumetti ho trovato di particolare interesse quella di Thor. La trama ripercorre anche quello che si è visto nei film:
Loki usurpa il trono di Asgard etc etc etc...
Che poi era la tematica principale di Loki nei fumetti di Thor, ma in queste vecchie storie l'eroe di Asgard ha ancora una doppia personalità, infatti è il Dottor Donald Blake ad invocare il dio del tuono sbattendo il suo bastone a terra. Secondo me una caterva di "nuovi" mega fan della Marvel manco sono consci che una volta Thor avesse un alter ego umano :]
Comunque anche questo cartonato non è esente da pecche, per esempio nella storia di Thor si vede l'Incantatrice ed il suo sgherro (di cui non mi viene il nome) in una tavola, ma nel testo non sono citati.
Tra l'altro, sempre su Thor, ma magari vale anche per le altre 3 storie, ho notato che le tavole sono prese da almeno un paio di fumetti diversi.
L'Uomo Ragno avrà a che fare con uno dei suoi più acerrimi nemici, Octopus, che personalmente non mi garbava molto.
I Fantastici 4 si batteranno contro il classico dei classici cattivi, il Dottor Destino.
Hulk sarà immerso nella solita storia senza né capo né coda...
Infine Thor, come accennavo sopra, se la vedrà con il suo folle fratellastro.
Del cartonato Mondadori metto solo qualche scan, personalmente consiglio di reperirlo, lo si trova tranquillamente su Ebay a prezzi onesti ;)
Edit del 28 giugno 2018:
Nei commenti al post J_D_La_Rue_ ha dato queste info aggiuntive:
Questo libro non lo conoscevo. Vedo che i disegni sono del mitico studio Staff di IF, quelli di Golzinga.
Dire chi realizzò materialmente i disegni è un po' più difficile.
Dire Staff di If per i fumetti è come dire Wu Ming o Luther Blissett per la letteratura.
Sembrano comunque ottime copiature degli stili di Steve Ditko e Jack Kirby.
Potrebbero essere dello staff anche i disegni dei fantastici quattro che apparvero sul giornale Supergulp (che di sicuro, non erano di Jack Kirby, anche se ci somigliano).
E' stato ipotizzato che fosse uno dei primi lavori di Pino Rinaldi, grandissimo disegnatore purtroppo recentemente scomparso, ma non lo so.
lunedì 25 giugno 2018
Iro Iro, il Giappone tra pop e sublime
AVVISO DEL 2026:
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
TITOLO: Iro Iro, il Giappone tra pop e sublime
AUTORE: Giorgio Amitrano
CASA EDITRICE: DeA Planeta Agostini
PAGINE: 237
COSTO: 16€
CASA EDITRICE: DeA Planeta Agostini
PAGINE: 237
COSTO: 16€
ANNO: 2018
FORMATO:
21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE
ISBN: 9788851153441
No, “Iro Iro” non è un saggio su
uno dei mostri spaziali lanciati da Vega contro Goldrake, ma è il
tentativo di Giorgio Amitrano di far partecipe il lettore della sua
conoscenza del Giappone. Di libri scritti da chi si è recato in
Giappone ormai sono piene le librerie, che sia un viaggio o 200, in
tanti si sono lanciati nell'avventura editoriale, quindi perché non
leggere quello di uno dei massimi nipponisti italiani?
Amitrano individua sette argomenti per
sviluppare il suo pensiero (libero) sul Giappone, per illustrare il
successo culturale del Giappone nel mondo. Infatti, se al tempo dei
primi cartoni animati giapponesi erano ben pochi ad avere una qualche
cognizione sul paese del Sol Levante, oggi anche i meno interessati
all'argomento possiedono qualche informazione minima.
Lo scritto è scorrevolissimo e
comprensibile, tanto che anche gli argomenti che di solito fatico
maggiormente a digerire del Giappone, tipo la cerimonia del te e la
calligrafia, li ho letti con piacere.
Non mancano numerosi aneddoti personali
tratti dalla lunga permanenza in Giappone dell'autore.
Gli argomenti trattati sono:
L'arte della calligrafia, in cui, oltre
a spiegarne origine e significato, l'autore racconta la sua
esperienza personale quando frequentò un corso di 4 anni a Kyoto;
Le cerimonie, non solo quella del te,
ma anche quella del caffè. In generale viene illustrato il risvolto
sociale di questa passione/esigenza nipponica per le cerimonie
perfettamente codificate;
Cos'é la felicità per un giapponese?
Capitolo molto bello;
La realtà e la irrealtà del Giappone
tramite gli scritti di Murakami (e non solo lui);
L'importanza delle stagioni, dalla
cultura al vivere quotidiano;
Il fenomeno Karaoke, con tanto di
regole (non scritte) che non sapevo esistessero. Nel capitolo si
tratta anche della cantante (del genere musicale henka) Misora
Hibari. Sono quindi andato a vedermi qualche suo video su You Tube, e
devo dire che le melodie delle sue canzoni mi hanno rammentato tante
vocal melanconiche degli anime, dall'Uomo Tigre allo Zambot 3.
Cosa è la “bellezza” in Giappone.
In conclusione della recensione non
posso che augurarmi un “Iro Iro 2”.
domenica 24 giugno 2018
"Playgulp 4 e 5: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy marzo e aprile 1981
Terzo appuntamento con gli scabrosi fumetti di Bonvi che, ospitati su Playboy, vedevano i personaggi dei cartoni animati giapponesi e dei fumetti protagonisti di irriverentissime e non politically correct storie erotiche. E' indubbio che, lette oggi, quelle strisce potrebbero un po' far storcere il naso, anche se, negli ultimi mesi, il linguaggio, in particolare quello politico, si è avvicinato molto a questi fumetti... che erano, in fondo, solo fumetti!
I personaggi degli anime del periodo la fanno da padrone: Goldrake (più Rigel ed Actarus), Remì, Heidi (più il nonno e Peter), Anna dai capelli rossi, qualche Mazinga.
Forse, considerando che nei relativi anime sono dei bambini, i personaggi di Heidi, Remì ed Anna fanno un po' impressione, però lo scopo di Bonvi era di dissacrarli tutti, in particolare i cartoni animati giapponesi, verso cui non nutriva una grande simpatia:
Bonvi VS "i cartoni animati giapponesi" - Il Resto del Carlino 19 aprile 1980
Inoltre su una testata come Playboy non è che ci si poteva aspettare qualcosa all'acqua e sapone...
Chissà se la medesima operazione editoriale venisse ripetuta oggi, avrebbe qualche effetto sui vari Moige et similia, sempre in cerca di crociate da combattere ^_^
I due post precedenti:
"Playgulp 1: arrivano i pornofumetti di Playboy"- 14 numeri dal dicembre 1980 al febbraio 1982 - "Benvenuto Bonvi", di Giovanna Tettamanzi - Playboy dicembre 1980
"Playgulp 2 e 3: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy gennaio e febbraio 1981
venerdì 22 giugno 2018
"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 41 e 42
Devo ammettere che queste due puntate le ho trovate un po' pallose... non ci sono partite di calcio, ma in gran parte racconti, spesso strappalacrime, sulla condizione sociale in cui crebbe Ken Santos, oltre alla sua ricerca della madre giapponese che lo ha abbandonato da neonato...
In pratica il sottotitolo alle due puntate potrebbe essere: Allegria... >_<
Detto ciò, non sono comunque assenti skill spettacolari (di Ken Santos e Belè) ed altrettanto impossibili, senza contare che le due puntate si concludono con la mega sfida a due tra Ken Santos e Shingo Tamai!!!
Scena finale con finale drammatico, tanto per rimanere in tema triste.
Ci sarebbe, infine, da fare una analisi su quale fosse la valutazione del calcio da parte degli sceneggiatori e registi nipponici: di quali valori poteva essere portatore il calcio in Giappone?
La prima e più ovvia risposta sarebbe il tanto amato, specialmente in Giappone, spirito di gruppo degli sport di squadra, dove le individualità devono amalgamarsi nel team fino a scomparire. peccato che, alla fine, la squadra, intesa come tutti ed undici i calciatori, non la si vede mai... fanno tutto 3 o 4 protagonisti, con qualche personaggio di contorno... curiosa anche questa dicotomia tra la società giapponese e come vedessero il calcio i giapponesi in questo anime. Mi pare che, almeno per quanto riguarda la pallavolo femminile o il baseball, il resto della squadra fosse un po' più presente, vado a memoria, magari sbaglio.
In realtà non è il "gruppo" il valore del calcio che pare risalti in "Akakichi No Eleven", ma le pallonate in faccia...
Gli episodi 41 e 42 non sono i primi due in cui vari personaggi cercano di veicolare dei valori sportivi tramite delle stangate in pieno viso o stomaco, rammento Matsuki all'inizio della serie, oppure lo stesso Shingo, ma anche Kamioka Go etc etc... però in queste due puntate forse gli sceneggiatori si fecero un po' prendere la mano, anzi, la pallonata...
Nella recensione non ho messo tutte le scene in cui qualcuno si becca uno "scaldabagno atomico" (cit. Oxido) in testa o nell'addome, ma sono veramente tante, chissà cosa volevano trasmettere al giovane telespettatore giapponese gli autori della serie.
Posso anche concepire la pallonata che si becca Shingo da Matsuki, perché il ragazzo all'inizio della serie era uno spocchioso bullo da quattro soldi, ergo a scopo formativo. Una dura educazione che alla fine è servita, visto che il nostro eroe calcistico è molto maturato in queste 42 puntate.
Mentre non capisco il senso di un duello in cui i due calciatori si tirato pallonate omicide a vicenda... come era già capitato, per esempio, nella sfida tra Shingo e Taki, prima che il secondo venisse arruolato in squadra.
In cortile facevamo tantissime sfide a due, tipo a muretta, con i palleggi, a tennis ball, a rigori, a due porte etc etc... ma non ci siamo mai presi a pallonate addosso a chi sopravviveva ^_^
La puntata numero 41 inizia con un clamoroso colpo di scena, Belè si è tinto i capelli!
Avrà usato il miracoloso pettine di Roberto Bettega? :]
Infatti alla fine della puntata 40 lo abbiamo visto incanutito, mentre nel proseguo della medesima scena nella puntata successiva ha i capelli neri!!! ^_^
Cari i miei coloratori nipponici, un po' più di attenzione!
Faccio notare che Belè era arrivato dal Brasile in Giappone con un aereo a motore... prendere un volo di linea?
La stella del calcio brasiliano e mondiale si concede ai giornalisti in una affollata conferenza stampa.
Come per tutti i dialoghi italiani non si ha nessuna certezza che le cose dette siano rispettose dei dialoghi originali, infatti un giornalista gli dice che lui guadagna 300 milioni di dollari all'anno!
300 milioni di dollari!
Anche considerando come anno quello del doppiaggio, cioè il 1980, e non il 1970, l'anno della produzione nipponica, mi pare una cifra un po' esagerata... non ho trovato siti che mi potessero trasformare i 300 milioni di dollari del 1980 in un corrispettivo attuale, ma mi pare un'altra delle parole a caso che si sentono nel doppiaggio italiano.
Non per nulla il campione brasiliano smentisce immediatamente il giornalista, paura delle tasse? >_<
Per dimostrare ai giornalisti che lui non guadagna quella cifra, fa vedere il risvolto della giacca, che porta il suo nome, dato che sponsorizza degli abiti.
Da notare che sulla targhetta c'è scritto "Pele" senza la e accentata, probabilmente perché non conosciuta in Giappone, ma non "Belè" come viene chiamato nel nostro scarso adattamento.
mercoledì 20 giugno 2018
Unboxing di una risma dei quaderni di Sandokan della Pigna - 1976
Girando per varie fiere, in cui si smercia anche o prevalentemente materiale vintage, mi è capitato sovente di vedere collezionisti, ma più spesso collezionistE, di quaderni anni 70 ed 80. Sinceramente, pur non avendo nulla da ridire in merito a questa passione (ognuno/a ha le proprie), non sono mai stato attirato da questo articolo, se non per quelli inerenti strettamente i cartoni animati giapponesi, purtroppo mi sono sempre imbattuto in prezzi di questi quaderni molto più alti di quanto la mia non-passione mi permettesse di spendere.
Poi capita che ti ritrovi ad un mercatino dell'usato una risma ancora incelofanata di quaderni di Sandokan che costa solo 3 euro, e quindi ti lanci una tantum pure in questo acquisto :]
Un giorno tutto il materiale cartaceo vintage che ho accumulato negli anni finirà al macero, considerato solo come mere fibre da recupero T_T
Quindi stravolta mi lancio in un altro "unboxing vintage", perché secondo me non c'è gusto a scelofanare una roba appena comprata, chiunque può farlo... ma spacchettare una roba di nuova di 40 anni fa è molto più divertente ^_^
Come recita la targhetta della Pigna la risma conteneva 20 quaderni, a 150 lire l'uno, ergo 3000 lire totali, in cui sono contenute 6 diverse copertine, così divise:
4 quaderni con la copertina verde;
4 quaderni con la copertina blu con Sandokan;
3 quaderni per gli altri 4 soggetti (2 rossi, 1 giallo ed un altro blu).
Un altro motivo per cui vale la pena di fare un post con 20 quaderni di Sandokan, è rammentare che non furono i cartoni animati giapponesi ad iniziare lo sfruttamento commerciale dei poveri bambini degli anni 70 ed 80, ma l'italianissimo Sandokan nel 1976!
Il tutto ad opere sempre della Sacis, diretta emanazione della Rai, la stessa che un paio di anni dopo avrebbe fatto i miliardi con Heidi, Atlas Ufo Robot, Capitan Harlock etc etc
Per animare l'Unboxing Vintage consiglio di cliccare a ripetizione sulle immagini ;)
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