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sabato 10 settembre 2016

Inchiesta sul Giappone della "Domenica del Corriere" 16 e 23 novembre 1978, di Edgarda Ferri


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La giornalista Edgarda Ferri scrisse questa inchiesta sulle pagine della "Domenica del Corriere" nel novembre 1978, ergo dopo l'avvento di Goldrake, chissà se in parte lo scritto fu stimolato dal successo del Giappone animato trasmesso dalla Rete 2 della Rai.
Dalle prime due pagine dei due articoli si comprende bene che il taglio degli articoli è abbastanza negativo, a dire il vero non ho notato particolari errori, in base a quello che ho letto in questi anni, la pecca è più che altro ci si concentra esclusivamente sugli aspetti negativi della società giapponese. Personalmente mi sono convinto che gli aspetti positivi della società giapponese non compensino quelli negativi, ma è una mia opinione personale. Poi, se sei un turista danaroso, e ti puoi comprare un sacco di stupende cavolate, il punto di vista cambia radicalmente. Purtroppo, in una inchiesta giornalistica, sarebbe stato interessante leggere anche qualche aspetto positivo, non soltanto info terrorizzanti e toni apocalittici.
Mi ha sorpreso molto leggere che per Edgarda Ferri la yakuza, che non nomina col suo nome, è "una organizzazione mafiosa dinanzi alla quale la nostra fa ridere", forse la giornalista non era ben informata sul potere della mafia in Sicilia (Lima e compagnia?) e a Roma (Andreotti?) e non solo, senza contare le altre mafie, ne abbiamo almeno quattro... basta vedere quanti servitori dello Stato le mafie uccisero fino al novembre del 1978. Dopo aver letto una cosa del genere si sarebbe portati a considerare nullo il valore di tutto il resto, invece, depurato da un tono abbastanza scandalistico, lo scritto permette di fare una piccola, forse un po' sfuocata, fotografia della società giapponese al 1978.
Pur non chiamandoli col nome corretto, "Love Hotel", ci parla degli "alberghi dell'amore, della situazione economica dei cittadini con uno stipendio normale, dello stress da esami e dell'alta competitività scolastica e lavorativa, dove solo chi ha frequentato una buona scuola otterrà un buon impiego.
La giornalista si dilunga molto sulle cause dell'alto tasso suicidi, non annoverando mai il bullismo tra queste, specifica che un brutto voto a scuola può portare lo studente a suicidarsi, ma di "ijime" nessuna traccia. Possibile che le sue fonti le abbiano taciuto questa piaga endemica della società giapponese?
Pare che una di queste fonti, la principale, sia stato il professor Annibale Fantoli (di cui non ho trovato nessuna traccia sul web), che viveva in Giappone da 20 anni ed era insegnante di italiano all'univesità di Tokyo. Darei per scontato che Edgarda Ferri si sia recata in Giappone per questa mega inchiesta, ma non è specificato, neppure per quanto vi si sia eventualmente trattenuta.
E' indubbio che il lettore/lettrice ebbe un'impressione totalmente negativa della società giapponese leggendo questo articolo, dove si scrive che addirittura si "mangiava poco, pochissimo, anzi niente", fatto che mi è parso abbastanza inverosimile... ognuno/a, comunque, si farà la propria idea leggendo cosa scrisse  Edgarda Ferri in quel novembre 1978.
Il primo articolo: "I tristi figli dei samurai".


venerdì 9 settembre 2016

Go Nagai Robot Collection 110 Gulasos



Inizio con l'info più importante:  Non ci sono stati aumenti di prezzo, costa sempre 12,99€.
Notizie secondarie: è un bel modellino.
Devo dire che, anche grazie all'originale animato, il pezzo non è per nulla malaccio. Sbavature quasi assenti, postura non molto fantasiosa, ma comnunque coerente col mostro guerriero. Nel mio pezzo ci sono, purtroppo, un paio di chiazze di colla essiccata.
Pare che sia quasi impossibile avere dalla Fabbri/Centauria due uscite consecutive esenti da difetti, proprio non ci riescono... quando la GNRC sarà terminata, ammesso che termini(...), il settore del "Controllo Qualità (CQ)" a livello mondiale sarà regredito di un trentennio. Dopo 128 uscite totali mi sento autorizzato a sentenziare che le aziende che producono/assemblano/colorano/distribuiscono la GNRC non abbiano la ben che minima idea di cosa sia l'implementazione del CQ in un processo produttivo  >_<
C'è almeno un injegneeer gestionale tra chi legge queste recensioni?
Faccio un appello: se ci fosse anche un solo "gestionale", scriva una lettera alla Fabbri/Centauria per spiegar loro la "Lean Production". Grazie  ^_^
Vabbè...
Gulasos, uno dei due (in realtà sarebbero tre con Bosso Robot) mostri guerrieri che compare nella 51esima puntata, fa parte di quel corposo gruppo di mecha nemici del Guretto che da bambino mi garbavano assai. Venne fuori proprio bene dalle matite dei disegnatori Toei, un bel samurai con una pre-alabarda spaziale  :] ed anche la puntata non è malaccio, più sotto ne faccio un'ampia cronaca.
A dire il vero parte un po' male, dato che sembrerebbe ritorni Mazinga Z, e quindi Koji Kabuto, ma poi è solo un vaneggiamento di Boss  :]






Gulasos mostrato dalle solite svariate angolazioni.

martedì 6 settembre 2016

Dizionario del mondo fantastico, l'universo di J.R.R. Tolkien dalla A alla Z


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IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.



TITOLO: Dizionario del mondo fantastico, l'universo di J.R.R. Tolkien dalla A alla Z
AUTORE: Società Tolkeniana Italiana
CASA EDITRICE: Rusconi Libri
PAGINE: 420
COSTO: 25 €
ANNO: 1999
FORMATO: 22 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet 
CODICE ISBN: 9788818121933


La mia raccolta di libri e saggistica su Tolkien si è quasi del tutto fermata all'uscita della trilogia hollywoodiana, fino ad allora il materiale era abbastanza raro e di valore contenutistico, con lo scatenarsi della pubblicità dei film sono arrivate grandinate di libri, spesso grandemente commerciali. Alla fine un dizionario fatto bene sull'universo di Tolkien è abbastanza, tanto non verranno più creati personaggi nuovi...
Quindi l'opera della "Società Tolkeniana Italiana", assieme al "Il bestiario di Tolkien", propongono un panorama informativo più che esaustivo, che non necessità, a mio avviso, di ulteriori integrazioni. Fermo restando che quello che si può trovare sul web, oltre a non dare molte certezze sulle fonti delle notizie, non si sa mai quanto possa restare online.
Un bel libro è sempre la soluzione più affidabile, consiglio agli appassionati dell'universo Tolkien di reperirlo immantinente, evitando Ebay, visto che ad oggi i pochi pezzi disponibili hanno un costo che varia dai 40 ai 90 euro, senza spese di spedizione!
Gli autori del libro, i cui nomi sono mostrati più sotto con una scan, sono una garanzia sulla validità delle informazioni, se le cose non le sanno quelli della "Società Tolkeniana Italiana"! :]
Le voci presenti nel dizionario non si limitano ai nomi propri di personaggi, luoghi o razze, ma sono contemplati anche eventi, concetti/filosofie della saga o singole opere di Tolkien.
L'unica pecca di qualsiasi dizionario è che, se non ti ricordi il nome del soggetto che vuoi approfondire, non lo troverai mai.
Ogni dizionario che si rispetti inizia dalla lettera A  ^_^


lunedì 5 settembre 2016

TV Sorrisi e Canzoni N° 35 dal 30 agosto al 5 settembre 1981 - "Pronto? Mazinga..." di Enzo De Mitri (i bambini telefonano a Sorrentino/Mazinga)



Questo numero di TV Sorrisi e Canzoni contiene un interessante articoli di anteprima dei programmi del primo e secondo canale Rai (e Rai 3?), che è il tema anche della copertina, e mi ha fatto ricordare alcuni programmi e telefilm che proprio avevo rimosso. 
Per il resto non vi ho trovato nulla particolarmente interessante, infatti ho omesso numerosi articoli.
Unica eccezione alla mia valutazione della rivista sono ben quattro pagine in cui i miei coetanei potevano parlare con Mazinga!
La redazione di Tv Sorrisi e Canzoni ebbe la geniale idea di mettere in contatto le voci degli eroi ed eroine animati con i loro fans, dopo la chiacchierata con Malaspina/Actarus presento quella con Claudio Sorrentino alias Koji/Rio Kabuto, che nell'articolo viene semplificato tout court in Mazinga.
Comprendo anche che per Sorrentino sia preferibile essere ricordato come la voce di Mazinga, piuttosto che come voce di un poppante, inabile alla guida di robottoni...



Questo fu il primo articolo di numerosi altri con vari doppiatori delle serie animate giapponesi, purtroppo l'idea della redazione di "Sorrisi" prese spunto dalla tragedia di Alfredino Rampi, fatto ammesso all'inizio dell'articolo, in cui al povero bambino venne promesso che sarebbe arrivato Mazinga a salvarlo...
A mio avviso la redazione poteva anche omettere la genesi dell'idea, tanto non aggiungeva molto alla bella iniziativa.
Di articoli sul coinvolgimento di un incolpevole Mazinga nel disastro di Vermicino ne ho trovati parecchi, sono, però, nel dubbio se pubblicarli, perchè il tema è veramente atroce...
Non si fece, invece, scrupoli a rievocare Vermicino il giornalista Vittorio Zucconi, in quella che penso fu la prima intervista a Go Nagai della stampa italiana:
Vittorio Zucconi VS Go Nagai - La Stampa 16 giugno 1982




Noto che del tutto casualmente la data della rivista è la medesima di oggi, 5 settembre, solo 35 anni dopo. Fa sempre riflettere, leggendo le domande che i bambini pongono a Mazinga, che questo disgraziato paese non cambi mai, e la colpa non può sempre essere dei cattivi politici o dei politici cattivi...
L'articolo non manca di qualche svarione, tipo un vocabolario delle armi di Mazinga abbastanza inventato... o l'immancabile parere dello psicologo, tal Ferenc CS. Schuch.
Come scrive Enzo De Mitri è meglio lasciare la parola ai miei coetane e coetanee  :]

domenica 4 settembre 2016

Collecting Star Wars Toys 1977-1997 an unauthorized practical guide with price



TITOLO: Collecting Star Wars Toys 1977-1997 an unauthorized practical guide with price
AUTORE: Jeffrey B. Snyder
CASA EDITRICE: Schiffer Publishing
PAGINE: 176
COSTO: 15€
ANNO: 1998
FORMATO: 28 cm X 21 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet 
CODICE ISBN: 0764306510


Certo, la Harbert ebbe l'inemendabile colpa di ammorbarci l'infanzia con il "Dolce Forno (Harbert)", però si fece in parte perdonare, ma solo in parte, grazie al fatto che commercializzò i personaggi di "Guerre Stellari" della Kenner. Ovviamente da bambino ero convinto che fossero prodotti dalla Harbert, ed ero altresì convinto che fosse una azienda americana, mentre era milanesissima. Le pubblcità dei "pupazzetti" di "Guerre Stellari" campeggiavano sempre su Topolino, ed erano incredibilmente attraenti, erano presentate in una ambientazione verosimile, con tutti i personaggi più importanti del film lì a farsi desiderare. 
Non per nulla il motto della Harbert era:
"Non puoi giocare senza Guerre Stellari della Harbert: sarebbe un peccato!

Il nome del soggetto della pubblictà cambiava ogni volta, ma il motto era sempre quello con cui si concludevano le pubblicità cartacee.
L'italica Harbert non si limitava al "Dolce Forno" (sob..) e ai personaggi di "Guerre Stellari", ma, per esempio, fin dai primi anni 70 produceva il Festacolor, guarda caso sempre della Kenner, evidentemente l'azienda milanese fungeva da importatore italiano della marca statunitense.
In questo libro, assieme ad una non trascurabile parte saggistica (ovviamente in inglese), ci sono le immagini di tutti gli articoli su "Guerre Stellari" commercializzati dal 1977 al 1997 (mi pare che ne esista una nuova versione che arriva fino ai giorni nostri), ma a me interessa solo la parte dei primi tre film, cioè... dei tre film di mezzo, insomma... degli episodi IV-V-VI.
"Guarda, Guerre Stellari!"   ^_^



Oltre a quello che potevamo ammirare sulle pagine pubblicitarie di Topolino, oppure nei negozi di giocattoli, ci sono un sacco di altri articoli che non arrivarono mai in Italia.
Tipo il gioco elettronico dell'immagine sotto: stupendo!!!   ♥_♥   
Mi pare di intuire che lo scopo finale sia nientepopòdimeno che distruggere la Morte Nera!
Peccato che il gioco penso sia più divertente immaginarlo in funzione, che vederlo in funzione: sob



L'indice del libro rende bene l'idea del suo contenuto, rammento che ho omesso tutte le immagini che vanno oltre al 1983, sarabbero state un off topic  ;)
In pratica, ad avere tutti i personaggi qui sotto presenti, si sarebbe potuti riprodurre i tre film nella propria cameretta, ci sono anche i personaggi della taverna di Mos Eisley, con la band disegnata su uno sfondo di cartoncino ^_^

sabato 3 settembre 2016

Go Nagai Robot Collection 109 Comandante Haruk


Sono rimasto gradevolmente sorpreso da questa 109esima (T_T) uscita, anzi, visti i numerosi obbrobri pubblicati fino ad oggi, sono sgomento dalla felicità :]
Intanto il mio pezzo è colorato proprio bene, inoltre la posa direi che sia veramente azzeccata, dato che il comandante Haruk tiene sul braccio sinistro due esemplari dei suoi amati piccioni alieni, che sono identici ai piccioni terrestri, ma questo solo per ricordarci quanto sia piccolo l'universo.
Io non vado mai a vedere le anteprime dei pezzi sul sito della Centauria o della Gazza, preferisco la sorpresa (>_<)  quindi nel rivedere la relativa puntata per questa recensione avevo pensato a quanto sarebbe stata giusta la presenza almeno di un piccione, invece ne hanno messi ben 2!
L'unica cosa che stona un po' è che il comandante Haruk sta brandendo con l'altra mano la catena, pare quasi che si appresti a mazzulare i due molesti piccioni... magari sono la coppia che ha fatto il nido sull'albero fuori della finestra della sua camera da letto, come i due simpatici volatili che stanziano da me...
Spero vivamente, ma sono conscio che non capiterà mai, che tutte le prossime uscite siano colorate dalla medesima azienda.
La figura del comandante Haruk è un po' anomala, non è il classico "cattivo ma buono", ma un cattivo che è buono solo coi piccioni e con Mizar, perchè Mizar è buono coi piccioni.
Agli eventuali giovincelli (o addirittura bimbiminkia) che si soffermino su questa recensione va rammento che ai tempi era una assoluta novità che un cattivo avesse un qualche tipo di motivazione per essere tra i cattivi, oppure che fosse cattivo per obbligo o per inganno. Un cattivo, poi, allevatore di piccioni non credo che l'avesse mai visto nessuno in Italia, io i piccioni li vedevo in piazza del Duomo (prima che iniziassero a popolare l'intero globo terracqueo...).
La puntata contiene qualche chicca esilarante, ed anche Alcor/Koji Kabuto si è ritagliato la sua bella parte  :]


La scena in cui Haruk ricorda i momenti felici con i suoi amici piccioni, chissà guanto guano felice  :]




La precedenza alle immagini del modellino, visto che è venuto fuori fatto bene.

martedì 30 agosto 2016

Lupin the 3rd Part 1 - 1982



Non so se ho espresso il concetto che l'unica serie su Lupin III meritevole d'attenzione è la prima, quella con la giacca verde, quella con Miyazaki e Takahata alla regia.
L'ho già fatto?
Lo ribadisco  :]
Ne consegue, ovviamente, che l'unico lungometraggio su Lupin III meritevole d'attenzione è il primo, "Lupin III - Il castello di Cagliostro".
Nei post della "Emeroteca Anime" mi scaglio, per quanto il mio peso web possa valere, spesso contro tutti quelli che denigrarono i "cartoni animati giapponesi" tra il 1978 ed i primi anni 80. L'accusa mossa più spesso era che questi cartoni animati erano diseducativi, è chiaro che io non concordo con questa affermazione, però devo ammettere che alcuni erano chiaramente fuori target. Penso che la prima serie di Lupin III ebbe così tanto successo nei bambini del 1979 perchè, oltre ai quattro mitici personaggi maschili, c'era Fujiko Mine  ^_^  (non Margot...)
Oggi mi è abbastanza palese il fatto che Lupin III, almeno nelle prime puntate non miyazachiane, non era l'anime corretto per chi frequentava le elementari. Non ero della medesima opinione nel 1979, e non lo era neppure la televisione privata locale di Milano Antenna Nord, che lo trasmise per prima.
Il problema del corretto target di un anime è una questione che ci siamo portati dietro per tutti gli anni 80, 90 e 2000, e i primi a non averlo capito (o non volerlo capire) sono stati i responsabili delle tv private.
In particolare questa serie di Lupin III fu la prima che in Giappone veniva dedicata non ad un pubblico di bambini, mentre da noi, proprio in quanto "cartone animato", il target eravamo noi.
Questo art book, oltre ad essere veramente bello, permette di cogliere quanto i personaggi e la trama si modificò con il subentrare alla regia di Takahata e Miyazaki. Basta vedere quante volte Fujiko rimane svestita nelle prime puntate rispetto alle successive, lei rimarrà comunque parecchio "stronza" in tutta la serie, però un po' meno ammiccante.
In questa primo art book sono presentate le prime 12 puntate, seguono varie curiosità, tra cui, oltre ai classici "character", la "Gun Room", in cui sono mostrate immagini vere di tutte le armi presenti in questi primi 12 episodi.
La mia puntata preferita di tutta la serie è la quarta, "L'evasione di Lupin, prigioniero!", nonostante manchi ancora Goemon, un vero capolavoro!
L'assenza di Goemon, che apparirà solo dalla puntata successiva, mette in luce un'altra caratteristica di questa prima stupenda serie, solo Lupin, Jigen e Fujiko appaiono da subito, Zenigata e il samurai arriveranno in seconda battuta.
In seconda pagina dell'art book è presente un bel poster con con Lupin e Goemon che si danno battaglia.
Lupin affronta Goemon armato di una pistola delfino, mi pare nella quinta puntata(?)   ^_^



 La prima puntata è proprio il top degli anni 70, alla faccia degli agiografi degli anni 80  :]


lunedì 29 agosto 2016

Dragon Ball Enciclopedia - Complete Illustrations (edizione italiana)



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TITOLO: Dragon Ball Enciclopedia - Complete Illustrations (edizione italiana)
AUTORE: Akira Toriyama
CASA EDITRICE: Edizioni Star Comics
PAGINE: 208
COSTO: 15000 £
ANNO: 1997
FORMATO: 26 cm X 18 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet 
CODICE ISBN:

Quando si mette in ordine libri e pubblicazioni varie capita che saltino fuori cose che avevi dimenticato di avere  >_<  tipo questo volume della Star Comics del 1997, e considerando che persiste il deserto di pubblicazioni su anime e manga in questo 2016 (post relativo), mi è sembrato sensato farci una mini recensione.
Mini perché non è che ci sia moltissimo da scrivere su questo volume, che ebbe il pregio di essere, penso, il primo art book tradotto per il mercato italiano. Anche se la pubblicazione reca nel titolo la parola "enciclopedia", contiene solamente di immagini delle copertine di Dragon Ball, con in più una breve intervista a Toriyama. Scopo del volume era festeggiare in maniera consona la conclusione delle avventure fumettistiche di Goku, durate dal 1984 al 1995.
Pur avendo visto moltissime puntate dell'anime, seppur raramente in maniera continuativa, non sono un fan della serie, essenzialmente per motivi anagrafici  (^_^)  e non ho mai letto il manga. 
Comunque a questo anime sono legato per un motivo collaterale, visto che vidi le prime puntate mentre espletavo il servizio militare, quando il sabato e la domenica pommeriggio capitava di essere di servizio (e quindi chiusi in caserma), e grazie ad un commilitone che aveva una minuscola televisione portatile ci facevamo 25 minuti di risate. E devo dire che quei 25 minuti impiegati  a guardare un cartone animato giapponese assai spassoso valevano molto, vista la location in cui eravamo confinati...   T_T
Ricordo che facevamo abbastanza fatica a seguire una puntata, in quanto c'erano troppi spettatori rispetto alla grandezza dello schermo e alla potenza dell'audio   :]


domenica 28 agosto 2016

"Akemasite o medeto, l'anno del drago", di Pietro Silvio Rivetta (Toddi) - "Sapere" 15 dicembre 1939


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Lo scritto di Pietro Silvio Rivetta (tra i primi divulgatori delle usanze nipponiche) è incentrato su varie questioni inerenti il valore che l'imminente anno del drago avrebbe avuto per i giapponesi, per noi occidentali semplicemente il 1940. Si parte che la spiegazione di cosa sia il nengo, cioè la suddivisione in ere della storia giapponese, passano per il tema più strettamente calendaristico, per concludere con gli usi e costumi dei giapponesi in vista della festività dell'anno nuovo.
Personalmente ho trovato più interessante la prima e la terza tematica, parecchio più ostica quella sul calendario tradizionale giapponese, forse perchè non è proprio un argomento che mi interessi.
Non mancano le foto e qualche disegno, pur essendo l'articolo solo di quattro pagine, ma negli articoli e libri del periodo le immagini erano quasi d'obbligo.
Il drago in oriente è anche un simbolo fortunato, e si può dire che, alla fine, il 1940 per i giapponesi fu l'ultimo anno fortunato, l'ultimo anno di pace (non contando la guerra in Cina con relativi massacri...).
Con i commenti mi fermo qui, e lascio parlare l'autore.


sabato 27 agosto 2016

Il fumetto "Actarus" N° 8 - "Dischi volanti" - luglio 1980


Con un titolo come "Dischi Volanti" è la volta buona che si vedrà Goldrake una pagina si e l'altra pure. La storia sarà piena di ufo di Vega, lo stesso Actarus, Alcor, Venusia e Maria saranno impegnati in combattimenti spaziali e terrestri contro Hydargos, Gandal e Zuril. Il Goldrake 2, la Trivella Spaziale e il Delfino Spaziale verranno utilizzati massicciamente.
Insomma, finalmente questo numero sarà un VERO fumetto su/di Goldrake!!!!
...
...
...
E invece no...
Goldrake non si vede mai, tranne che in copertina.
Men che meno il Il Goldrake 2, la Trivella Spaziale e il Delfino Spaziale.
Nessuna apparizione per Vega, Hydargos, Gandal e Zuril, ma neppure per un qualsiasi mostro o spaziale o un sperduto minidisco.
Actarus, Alcor, Venusia, Maria e Procton ci sono, ma i primi quattro non indossano mai neppure la tuta da piloti.
Io mi rendo ben conto che faccio la figura di quello che si sveglia con 36 anni di ritardo per fare una critica ad un fumetto ormai dimenticato, e se lo hanno dimenticato tutti magari la causa risiederà anche nella trama. Le mia incredulità, seppur sfasata di tre decenni e mezzo, è sincerà. In quanto leggo per la prima volta questi fumetti nel momento di fare queste recensioni, e trovo veramente assurdo che la Edizioni Flash pagò la Sacis per sfruttare il brand Actarus/Goldrake senza far vedere praticamente mai il robottone di Go Nagai!
Che senso aveva tutto ciò?!  O_o
Questa volta ho scannerizzato tutto il volumetto, anche a beneficio di un lettore transalpino (Wunderkind 4D) che pare assai interessato alla testata, perchè non vorrei che si pensasse che nelle pagine che non scannerizzo succedano chissà quali scene di azione!
Non succede nulla...
E' un po' imbarazzante vedere di nuovo il gruppo di eroi iniziare la storia con un viaggio in aereo.
Ma non possono usare il Goldrake 2, o la Trivella Spaziale oppure il Delfino Spaziale?  >_<
E pure questa volta un paio saranno in vacanza, Alcor e Venusia, che non parteciperanno all'avventura(?) di Actarus, Maria e Procton, perchè impegnati in un viaggio di piacere a Manila... a Manila? O_o
E al Centro di Ricerche Spaziali chi ci rimane?!
E se gli spaziali attacassero?!
E se la luna diventasse rossa?!
Quesiti inutili.
Alcor e Venusia se ne vanno a Manila a divertirsi.
Actaru, Maria e Procton, che in questi fumetti è diventato quasi il protagonista indiscusso, tanto che il fumetto si dovrebbe chiamare "Procton" e non "Actarus", andranno in una zona del Messico ai confini con gli Usa. Perchè?
Non lo so, cioè... Procton viene, di nuovo, convocato da uno dei suoi tanti colleghi scienziati sparpagliati nel mondo per fargli vedere dei ritrovamenti importantissimi, dico, importantissimi, ma poi non ci andrà mai perchè non ne avrà più il tempo  >_<
Ciò che impedirà a Procton di collaborare col collega è il fulcro della storia, l'apparizione dei dischi volanti. Qualcuno potrebbe obiettare che per una storia di fantascienza con robottoni, mostri spaziali ed invasori alieni, dei dischi volanti dovrebbero essere la normalità, infatti non sono dischi volanti alieni, ma terrestrissimi   >_<   anzi, terre-tristissimi...
Pure stavolta non manca la lezioncina storico-geografica sul Messico, immagino quanto fossero interessati i bambini che leggevano questo fumetto a sapere notizie sul deserto dei Pali in Messico.
Però mi sa che ho già spoilerato troppo...
Quindi:
bla bla bla bla bla bla bla


bla bla bla bla bla bla bla bla

venerdì 26 agosto 2016

"Grand Prix" - Mattel (fine anni 70/primi anni 80)


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IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


Questo è un gioco in scatola veramente di nicchia, penso lo si conosca veramente in pochi (forse solo io ed un mio amico), è così elitario che non mi è stato possibile neppure risalire alla data di messa in vendita. Non è citato in nessuno dei miei cataloghi di giocattoli, neanche in quelli della stessa Mattel(!), e sul web non ci sono informazioni, infine il "Dizionario dei giochi di società" lo data come anni 70, ma a mio avviso potrebbe essere anche dei primi anni 80. Purtroppo neppure io rammento bene quando ne venni in possesso, mi pare che fui spinto all'acquisto (cioè, spinsi i miei genitori all'acquisto...) influenzato dall'omonimo anime, il mitico "Grand Prix e il campionissimo", il cui sfigatissimo protagonista Takaya Todoroki non vinceva una gara neanche per sbaglio  >_<
Non sono riuscito a scoprire la data di pubblicazione del gioco, però, ho appreso con grande sorpresa che "Grand Prix" fu una riedizione di un gioco in scatola della Mattel, addirittura del 1968:
"Hot Wheels Wipe Out Race Game"

Ma, alla fine, il gioco era bello?
Si, pur essendo molto elementare era assai giocabile. Comunque io ne ho dei bei ricordi.
Oltre all'omonimo cartone animato giapponese, anche l'illustrazione ( il cui autore fu Giorgio Mizzi) sulla confezione attirava il bambino, con una bella Ferrari che si appresta ad affrontare una curva sotto una piogga battente (mi ricorda un po' la prima puntata di Jeeg).
La confezione non contiene tantissimi pezzi, però potevi cambiare le marce alla tua auto, e questa attività già rendeva attraente il gioco.
Ovviamente la scelta della colonna sonora era obbligata!   ^_^


             


Oltre al bel tabellone di gioco, l'altro pezzo che mi attirava molto era la roulette a forma di pneumatico, che poi era l'altro ed unico pezzo presente.
Si può ben vedere che non ci fossero molti pezzi nella confezione, però erano tutti in tema con le gare automobilistiche, era un gioco coerente  :]
Il fatto che ci fossero anche delle automobiline non è per nulla scontato, in altri giochi in scatola che ho recensito i produttori se la cavarono con le classiche sciatte pedine colorate...
Come si potrà vedere dal link sopra il gioco statunitense del 1968 conteneva quasi i medesimi pezzi.


Anche il regolamento non è che fosse tanto complesso, ma non sempre delle regole complicate fanno un bel gioco (non se qualcuno/a ha mai giocato ad Arkham Horror...).
Peccato che, come spesso faceva la Mattel, le regole siano stampate all'interno del coperchio della confezione.

giovedì 25 agosto 2016

"La piccola Heidi compie cento anni", di Daniela Giannantonio - "La Domenica del Corriere" 2 novembre 1978


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MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.



Penso che se nel 1978 poteva esserci qualche dubbio su chi avesse ridato notorietà all'ammuffitissimo personaggio di Heidi, oggi i dubbi non siano ammessi: l'anime di Isao Takahata.
Siamo nel 2016 e la serie animata del 1974 viene ancora stra-replicata, e piace sempre, come nel 1978. Tanto che ne è stata prodotta una versione in computer grafica, che non prende spunto dal romanzo della Spyri, ma proprio dalla serie animata nipponica, visto che nella storia c'è Nebbia, non presente originariamente.
Per conto mio non avevo mai visto nessuno di questi film nè prima nè dopo la serie giapponese, anche perchè detestavo la Shirley Temple... faccio parte di quei bambini per cui esisteva solo la Heidi animata.
Daniela Giannantonio riepiloga tutte le versioni cinematografiche di Heidi, oltre all'anime, omettendo, però, di citare il telefilm del 1978, che io vedevo sul canale della Svizzera Italiana, probabilmente non sapeva della sua esistenza.
Veniamo a sapere che il circo Orfei aveva allestito addirittura uno spettacolo sul ghiaccio, che sarebbe durato tutto l'inverno, tanto per rendere l'idea del successo che la pastorella svizzera ebbe nel 1978.
La giornalista spiega anche che la Sacis guadagnò molto con la vendita dei diritti di sfruttamento della serie, che, assieme a Goldrake, fecere fare nel solo1978 decine e decine di miliardi di utile ad una società statale che, tranne per Sandokan, non era abituata a portare a casa soldini.
L'unico aspetto che pare sfuggire alla giornalista è che gli autori giapponesi modificarono l'originale in uno degli aspetti più importanti, la religione, che venne quasi totalmente eliminata.