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venerdì 3 luglio 2026

L'universo di Hayao Miyazaki - Ispirazioni, influenze e magia dei suoi capolavori



TITOLO: L'universo di Hayao Miyazaki - Ispirazioni, influenze e magia dei suoi capolavori
AUTORE: Nicolas Rapold
CASA EDITRICE: Apogeo
PAGINE: 223
COSTO: 28 
ANNO: 2026
FORMATO: 26 cm X 22 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788850339686



Che tipo di libro/volume è questo?
Molto bello materialmente, copertina rigida e grande formato.
A chi è indirizzato?
Secondo me potrebbe essere un bel regalo per una persona interessata, ma non informata, riguardo al mondo di Miyazaki.
Non è un libro per qualcuno che vuole apprendere qualcosa di più rispetto ai saggi più seri pubblicati in Italia fino ad oggi.
L'approfondimento è scarsino a causa della moltitudine di immagini, chi (per sua sfortuna) legge questo blog è a conoscenza della mia allergia ai libri strapieni di immagini.
Se voglio tante immagini di un regista, autore o di una serie/film specifico, mi compro un art book, non un teorico saggio.
Delle 223 pagine totali, ben 112 pagine contengo solo immagini a pagina piena, cioè zero scritto, a cui vanno aggiunte altre moltitudini di immagini piccole e medie.
In pratica, su 223 pagine totali del volume, solo circa 60 (son stato largo) sono di scritto, tenendo conto che il libro è (sarebbe) impaginato con tre colonne a pagina.

Ogni capitolo contiene quattro paragrafi che dovrebbero illustrare quella specifica tematica, ma qualche volta è lo stesso autore ad essere andato, a mio avviso, un po' OT. 
Oppure in fase di traduzione c'è stato qualche fraintendimento o qualche refuso di troppo.
Ultima opzione, ma non da escludere a priori, io non ho capito bene cosa intendesse trattare l'autore in alcuni capitoli   :]
L'autore è il critico cinematografico statunitense Nicolas Rapold e nella sua introduzione racconta che quando vide il primo film di Miyazaki, volle poi vederli tutti, ma quindi, quando vide il primo film? Data? Quale film? Era appena stato prodotto? Lo vide anni dopo?
Perché se vide come primo film il primo film di Miyazaki in assoluto (Il castello di Cagliostro), non poté poi vederli tutti, perché non esistevano... quindi, quando Nicolas Rapold scoprì i film di Hayao Miyazaki?
Mistero   ^_^
Il dubbio è che il critico cinematografico, quindi di certo un esperto del settore, abbia scoperto l'autore nipponico un po' in ritardo rispetto alla media, e da quel momento ne sia diventato un esperto.
Mi sorge il dubbio di veder replicarsi ciò che ho letto nei due libri del duo Michael Leader e Jake Cunningham:


Cioè uno dei due giovani autori di cui sopra, manco conosceva lo "Studio Ghibli" finché l'altro non gli fece vedere qualche film, e poi io mi son ritrovato a leggere il duo di esperti, io che ho iniziato a vedere i film di Miyazaki e Takahata fin da bambino, pur non sapendo chi loro fossero...
Non sono riuscito neppure a capire che età abbia Nicolas Rapold, così, tanto per capire da quando la sua grande passione per Miyazaki sia nata e quanto lui l'abbia interiorizzata così tanto da scrivere questo volume.
La domanda a cui il libro vuol rispondere è: cosa serve per creare i mondi di Miyazaki? 
Chi leggerà il libro potrà valutare se l'autore abbia risposto alla sua stessa domanda.

Essendo una traduzione di un libro non italico, non vi si ritroverà mai accenni alla trasmissione, proiezione e pubblicazione di materiale italiano, inoltre in lingua anglosassone molte opere di Miyazaki sono giunte dopo che in Italia oppure ancora mancano. Quindi la visione dell'autore non può essere pari alla nostra.

Qui sotto metto un paio di scan per mostrare quanto sia sacrificato lo scritto.



Il primo capitolo riporta ed analizza la letteratura (e i suoi autori) per l'infanzia che ha influenzato/ispirato Miyazaki.
I titoli su cui l'autore si sofferma di più sono:
Alice nel paese delle meraviglie (Lewis Carrol);
Le ghiande e il gatto (Kenji Miyazawa);
Il giardino segreto (Frances Hodgson Burnett);
La principessa che amava gli insetti (raccolta di racconto del XI° secolo);
Venti mila leghe sotto i mari (Julus Verne)

Nel secondo capitolo sono prese in considerazione quattro scrittrici che hanno creato personaggi femminili giovani ed indipendenti.
Si inizia con Johanna Spyre e la sua "Heidi", ovviamente con micro analisi del romanzo.
Annoto che al posto del nostro "signorina" Rottenmeier la traduzione lascia un teutonico e a noi sconosciuto "fraulein". Per noi italiani la Rottenmeier non può essere che "signorina"... si vede che gli adattatori non hanno mai visto l'anime di "Heidi"   ^_^
Heidi è considerata di ispirazione per "Kiki".
La seconda scrittrice è Antoine de Saint-Exupéry per "Il piccolo Principe", solo che sarebbe uno scrittore...
E' analizzata la sua passione per il volo, la stessa di Miyazaki, anche se lo scrittore francese era un pilota militare.
Anche la terza scrittrice è un lui, Hans Christian Andersen, che con la sua "La sirenetta" avrebbe ispirato "Ponyo".
Inutile dire che pure la quarta scrittrice è un uomo, Genzaburō Yoshino, che ha ispirato "Il ragazzo e l'airone".
A questo punto il titolo del capitolo con le "quattro scrittrici" deve essere un refuso, che però è presente sia nell'indice che nel titolo del capitolo.

Nel terzo capitolo sono descritti i mondi creati da Miyazaki, "La città incantata", Totoro, Mononoke etc., ma anche i paesaggi europei presenti in tanti altri (Lupin, Porco Rosso, Laputa, Howl).
A pagina 65 viene ricitato (già presente spesso sia prima che dopo questo capitolo) "Porco Rosso", stavolta facendo anche il suo nome italico, Marco Pagotto... Pagotto... un altro refuso?

Il quarto capitolo analizza i simboli animistici dello shintoismo presenti nei film del regista nipponico.
Si passa quindi all'ambientalismo, inserendo "Nausicaa" come denuncia per i danni ambientali e alla salute causati dalla "Chisso Corporation" tra la fine degli anni 30 e la fine degli anni 60, che causarono la malattia di Minamata.
Si accenna ai manga creati da Miyazaki.
Il capitolo si conclude con i cibi mostrati nei suoi film.

Il quinto capitolo si concentra sui ricordi personali di Miyazaki che ha poi riversato nei suoi lungometraggi.
Si inizia con la madre, onnipresente in varie entità animate. Noto che anche questo libro riporta solo il nome, Yoshiko, ma almeno non le appioppa il cognome "Dola"... Si vede che il cognome da nubile della madre di Miyazaki deve essere un qualche segreto militare   :]
Si passa ai ricordi di guerra, poi gli scorci di vita quotidiana e si conclude il capitolo con i temi del mondo del lavoro.

Il sesto capitolo spiega il come e il perché Miyazaki abbia il dono di generare possibili mondi futuri. Non so... mi è parso un po' tirato per i capelli come tema di un capitolo su cui fare una analisi.
In questo contesto predittivo miayazakiano viene tirato in ballo "Conan il ragazzo del futuro" e il corrispettivo romanzo, solo che, per fortuna, non c'è stata ancora la terza guerra mondiale, quindi, per ora, Miyazaki non ha generato un mondo possibile come quello in cui vive "Conan"   ^_^
Ma se anche ci fosse una terza guerra mondiale, dubito che la natura e l'uomo potrebbero riprendersi nei tempi assai veloci narrati da Miyazaki.
Quelle sopra sono mie labili e opinabili opinioni, ma a pagina 120 c'è una topica inoppugnabile...
Riporto da pagina 120:
"Una decisione importante è stata concentrarsi sul personaggio adolescente di Conan, che diventa, in pieno stile Miyazaki, un bambino di 11 anni dal carattere esplosivo. Nato a High Harbor, una comunità agricola, questo Conan vive con il nonno."

Tralasciando che il "nonno" di Conan è un nonno adottivo, ma Conan e il nonno vivono sulla "Isola Perduta"... Conan ci è nato su quella brulla roccia e ha vissuto dentro il missile con cui i sopravvissuti ci si schiantarono su quell'isola... Conan non nasce ad High Harbor... altrimenti Lana dove approderebbe nel primo episodio?   O_o
Da qualche parte ho letto che la serie di "Conan il ragazzo del futuro" per tanti anni non è stata localizzata in lingua anglosassone, quindi l'autore del libro non l'ha mai vista?
Perché qui si parla della PRIMA puntata, se non vedi manco la prima puntata, a cosa valgono le tue analisi?
Potrebbe essere un refuso? Mi pare strano, però chissà...
Qui si torna al concetto che avevo accennato ad inizio post, mi ritrovo a leggere libri su autori nipponici scritti da saggisti, spesso non italici,  che hanno visto meno di me e molto più tardi di me di ciò di cui scrivono. 
Poi è indubbio che Nicolas Rapold conosca alla perfezione il mondo cinematografico, ma Conan è nato sull'Isola Perduta  :]
Segue un paragrafo sull'ecologia, ma il tema ambientale non era già stato trattato nel quarto capitolo?

Il settimo capitolo, nei soliti quattro paragrafi, si prefigge di informarci su fonti e modelli usati da Miyazaki per animare il movimento nei suoi film.
Il primo paragrafo racconta di Yasuo Ōtsuka, mentore di Miyazaki alla "Toei" e poi suo collega in altri studi.
Poi viene spiegato come Miyazaki anima le scene di corsa, segue come crea gli animali presenti nei suoi film (due brevi excursus anche interessanti).
Si chiude con il doppiaggio nipponico (ovviamente non può essere quello italianao), che non è animazione del movimento, ma vale tutto  :]

L'ottavo capitolo ci illustra quali film d'animazione abbiano ispirato Miyazaki.
Il primo paragrafo è sul film che il 17enne Miyazaki vide al cinema, "La leggenda del serpente bianco".
Segue paragrafo sul film "Le roi et l'oiseau" di Paul Grimault, poi "La Regina delle nevi" di Lev Atamanov.
Si chiude il capitolo con la collaborazione pluridecennale tra Miyazaki e Takahata, di nuovo un OT rispetto al titolo del capitolo.

Il nono capitolo spiega il pensiero di Miyazaki attraverso i film live action che ha visto da giovane.
L'autore è un critico cinematografico e fa giustamente sfoggio delle sue conoscenze in tema, che non mi permetto di opinare.

Il decimo ed ultimo capitolo fa un'analisi generale sulle opere e tematiche di Miyazaki, evito commenti su elucubrazioni che vanno oltre le mie conoscenze e capacità intellettive. 



Qui sotto l'indice del volume.

 

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