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venerdì 16 agosto 2024

Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese


TITOLO: Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese
AUTORE: Laura Civiero e Vera Vano
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 431
COSTO: 24 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783225


Quando recensisco un libro della casa editrice "Ultra" sull'animazione giapponese parto, purtroppo, molto prevenuto, il perché lo si può leggere nelle precedenti recensioni, ma posso riassumere con:
autori ed autrici che paiono a digiuno di manga ed anime;
fonti mancanti;
informazioni prese dal web gratuito e spesso non citate, che ho ribattezzato "wikipdiate", in quanto il sito è spesso saccheggiato;
supercazzole per allungare lo scritto;
ripetitività dei temi trattati;
errori facilmente evitabili.

Di norma ho sempre dovuto aggiungere tra le lagnanze la strabordante presenza di immagini che riduceva all'osso lo scritto, ma in questo libro NON ci sono immagini!  O_O
Non solo!
Le pagine totali ammontano a ben 431!
Allora si può fare! (semi cit.)
Ciò a dimostrazione comunque dell'impegno della due autrici.
Inoltre è presente anche la bibliografia, non la sitografia, benché nelle note un po' di siti sono citati.
La cosa divertente, che ho già annotato in precedenti libri della "Ultra", è che i libri della "Ultra" sono diventati parte della bibliografia, quando inizialmente questi libri non la presentavano... 
Quindi questo paradossale processo è:
1) scrivi un libro senza citare le fonti;
2) altri libri citano il tuo libro (in questo caso della medesima casa editrice);
3) il tuo libro diventa una fonte  ^_^
4) le fonti originarie scompaiono nell'oblio del web o dell'editoria precedente al tuo libro del punto 1.

In questo caso la bibliografia consta di solo due pagine, che son meglio di nulla, e contengono numerosi saggi stranieri, per la metà di psicologia, pochi i titoli italiani sugli anime, che, ragionevolmente, invece, ci sarebbero potuti/dovuti essere.
Per quanto riguarda la questione "ripetizione degli argomenti", si nota in tutte le schede che la seconda scheda di carattere psicologico ripete fatti appena letti nella prima scheda di carattere storico-cinematografico, vengono ripetuti pari pari. 
Forse si poteva trovare un modo per evitarlo? 
Forse non si poteva evitare in quanto ogni scheda è vista dal punto di vista di due differenti autrici?
Di certo la ripetizione allunga lo scritto e rende un po' prolissa l'analisi.
Il libro è stato pubblicato a giugno, acquistato a luglio ed iniziato a leggerlo subito, l'ho finito a metà agosto perché mi ci sono arenato dopo poco, troppe magagne informative... quando poi l'ho ripreso quasi mi ero dimenticato il perché lo avessi sospeso, in quanto dopo un po' ha iniziato a scorrere via abbastanza bene. Per fortuna prendo appunti quando devo recensire un libro (cosa che mi fa perdere tempo), quindi in fase di scrittura della recensione mi sono ricordato il perché di tanto fastidio iniziale.
Questo per dire che la mia recensione non sarà per nulla obiettiva, in quanto le wikipediate, gli errori e le info prese senza citare le fonti originali non mancano...
Il problema è che quando trovo qualche furbata, poi nei punti in cui non le trovo e che magari mi stanno pure piacendo, mi resta il dubbio che la furbata ci sia, ma io non l'abbia vista... leggere un libro con questo stress da detective non è il massimo.


Mi son permesso di riportare la parte iniziale dell'introduzione per far spiegare dalle autrici come procede lo scritto.
In pratica ogni film preso in esame viene analizzato dal punto di vista storico-cinematografico da una autrice e poi interviene la seconda con il commento prettamente psicologico.
Le due autrici avevano operato nel medesimo modo per il libro (sempre "Ultra") "Mondi animati mondi interiori - Disney e Pixar: dietro i sogni", stavolta si sono buttate sull'animazione giapponese, ormai lo fanno un po' tutti, ne avevano il background?
A me è parso di no, ma non le conosco, magari salta fuori che sono due mega otaku che frequentavano le fiere del fumetto dalla seconda elementare e che hanno una biblioteca con più titoli dei miei. Tenderei ad escludere questa mia ultima ipotesi per il fatto che alcuni saggi che ci sarebbero dovuti essere nella bibliografia, viste le tematiche trattate e visti taluni errori, non ci sono, quindi immagino che non li abbiano letti e neppure consultati.
Nella pagina di destra qui sopra ho anche evidenziato un passaggio in cui nel 2024 spiega che gli anime non sono esclusivamente destinate ad un pubblico infantile, questo mi fa ipotizzare che le loro conoscenze dell'animazione giapponese pre questo libro non fossero approfonditissime, oppure il target del libro è stato valutato quello per lettori non conoscitori dell'argomento, ergo la questione andava sottolineata. 
Non per nulla il primo capitolo vuole dare un minimo di conoscenza introduttiva sull'animazione giapponese, si parte a pagina 11 con gli Emakimono dell' XI° secolo e si finisce a pagina 25 con il primo lungometraggio nipponico animato a colori "La leggenda del serpente bianco" del 1958.
Si può introdurre un periodo temporale così ampio in 24 pagine?
A me il tutto è parso lacunoso, non vengono mai trattati i manga, forse, piuttosto che toccare così la tematica, era meglio saltarla.
Come sarebbe stato meglio saltare la successiva veloce trattazione dell'impatto dell'animazione giapponese in Italia dal 1978 del secondo capitolo, tra l'altro mi avrebbe risparmiato qualche dispiacere e avrebbe reso la mia recensione meno antipatica   ^_^
Forse non sembrerà, e me ne scuso, ma ci ho messo tutto l'impegno possibile per cercare di essere meno antipatico possibile  >_<


Torniamo al discorso delle fonti...
Si può raccontare l'avvento degli anime in Italia senza citare le polemiche giornalistiche sulla carta stampata del periodo 1978/1982?
Ovviamente no, non per nulla se ne occupata anche la saggistica in vari tomi.
Infatti vengono citati alcuni articoli della carta stampata (li metto tutti e tre), la cui fonte originale diviene magicamente la rivista "Anime Cult"!   ^_^
Tra l'altro li si citano con qualche errore, quindi, forse, sarebbe stato il caso di fare una ricerca più accurata per trovare chi in origine riesumò quegli articoli (cioè io me medesimo in persona).
Il 21 aprile 2014 avevo posto una serie di articoli tra cui quello citato a pagina 27, cioè "I nuovi Disney arrivano dal Giappone", solo che le autrici, oltre a non riportare la data, affermano che l'articolo non era firmato. 
No, il pezzo era firmato e lo scrisse Luciano Curino:

Per il resto il tutto procede molto affrettatamente, per esempio non viene citato "Kimba il leone bianco" tra le prime serie arrivate in Italia, la prima sulle tv private locali.
La povera Heidi è liquidata in poche righe, non valutando bene quale importanza ebbe la pastorella nippo-svizzera per il successo degli anime in Italia. In questi giorni c'è una pubblicità che utilizza ancora Heidi e la sua sigla, a distanza di 46 anni!
Si afferma che la sigla di "Atlas Ufo Robot" venne ritenuta "imbarazzante e fuorviante", manca una fonte di chi lo affermò. Un esperto? Uno dei tanti giornalisti? Gli autori?

lunedì 19 aprile 2021

Nausicaa della valle del vento - L'opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione



TITOLO: Nausicaa della valle del vento - L'opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione
AUTORE: Ilaria Vigorito
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 109
COSTO: 16,50 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 9788896133552


Premetto che io non ho mail letto il manga di Nausicaa, me lo riprometto da anni, ma ogni volta rinuncio perché tempo sarebbe una lettura un po' pesante, e ne ho la conferma quando leggo approfondimenti sul manga   ^_^
Conosco comunque vari aspetti del manga, avendo letto vari saggi che ne trattavano, mentre il lungometraggio animato l'ho visto più volte, la prima fu, del tutto casualmente e fortunosamente quella famosa trasmissione in seconda serata (misteri del palinsesto Rai...) su Rai (1?) del 1987. 
Da notare che anche il film animato del "Signore degli anelli" di Ralph Bakshy venne trasmesso in seconda serata (su Rai 2), si vede che la tv di Stato considerava i film di animazione impegnati roba per adulti.
Quando vidi il film di Miyazaki (senza sapere nulla di lui, per esempio che fosse l'autore di "Conan il ragazzo del futuro") sulla Rai ne rimasi affascinato. Non conoscevo niente dell'animazione giapponese di quegli anni, la trama era diversissima da qualsiasi altra cosa avessi visto. Con il senno di poi avrei dovuto notare somiglianze contenutistiche con "La grande avventura del principe Valiant", che guardavo un po' impressionato sulle tv locali private quando ero bambino. Non che i due film si assomiglino, ma erano i primi due film "seri" di animazione che avessi mai visto.

Devo ammettere che oggi "Nausicaa della valle del vento" non è tra i miei preferiti, rivedo con piacere quasi tutti gli altri film di Miyazaki, meno questo, troppo lento.
L'unico problema che ho riscontrato nella lettura del saggio è inerente la grandezza (cioè la piccolezza) del carattere di stampa, che diviene microscopico per le parte in cui si citano autori e per le note. 
I miei occhiali (e pure gli occhi) hanno subito un grave affaticamento... magari aggiungere 20 pagine alle 109 del saggio per scriverlo un po' più in grande (con annesso aumento relativo del prezzo), avrebbe facilitato la lettura.
A parte questa lagnanza ottica, lo scritto è interessante e comprensibile, scorre via veloce e non annoia.




Faccio una piccola digressione riguardo ad una citazione di intervista di Miyazaki del 13 giugno 1985(!), in cui il regista si lagnava dell'adattamento (massacratorio) statunitense di Nausicaa.
Alla fine del concetto scrive: 
"Tutti questi film si basano fortemente sulla cultura giapponese e non sono concepiti con un occhio verso l'esportazione".

Non è ben esplicitato se Miyazaki intendesse solo i suoi film o l'animazione nipponica nel suo complesso, comprese le serie tv. A me interessa la diatriba, che talvolta salta fuori anche oggi, sul fatto che gli anime di quegli anni fossero o meno pensati e prodotti con lo scopo di essere asportati. Nel 1985, e a maggior ragione prima, l'animazione giapponese era prodotta ad uso e consumo interno (magari ci fu qualche sparuta eccezione), chiaramente se capitava l'occasione la si vendeva all'estero. Purtroppo gli autori nipponici mai si curavano di come sarebbe stata adattata nel paese importatore, non lo fece neppure Miyazaki.

Torno al libro.
Nel primo capitolo si illustrano gli spunti alla base del manga/film. Uno di questi fu l'inquinamento da mercurio che causò la "sindrome di Minamata":

venerdì 3 luglio 2026

L'universo di Hayao Miyazaki - Ispirazioni, influenze e magia dei suoi capolavori



TITOLO: L'universo di Hayao Miyazaki - Ispirazioni, influenze e magia dei suoi capolavori
AUTORE: Nicolas Rapold
CASA EDITRICE: Apogeo
PAGINE: 223
COSTO: 28 
ANNO: 2026
FORMATO: 26 cm X 22 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788850339686



Che tipo di libro/volume è questo?
Molto bello materialmente, copertina rigida e grande formato.
A chi è indirizzato?
Secondo me potrebbe essere un bel regalo per una persona interessata, ma non informata, riguardo al mondo di Miyazaki.
Non è un libro per qualcuno che vuole apprendere qualcosa di più rispetto ai saggi più seri pubblicati in Italia fino ad oggi.
L'approfondimento è scarsino a causa della moltitudine di immagini, chi (per sua sfortuna) legge questo blog è a conoscenza della mia allergia ai libri strapieni di immagini.
Se voglio tante immagini di un regista, autore o di una serie/film specifico, mi compro un art book, non un teorico saggio.
Delle 223 pagine totali, ben 112 pagine contengo solo immagini a pagina piena, cioè zero scritto, a cui vanno aggiunte altre moltitudini di immagini piccole e medie.
In pratica, su 223 pagine totali del volume, solo circa 60 (son stato largo) sono di scritto, tenendo conto che il libro è (sarebbe) impaginato con tre colonne a pagina.

Ogni capitolo contiene quattro paragrafi che dovrebbero illustrare quella specifica tematica, ma qualche volta è lo stesso autore ad essere andato, a mio avviso, un po' OT. 
Oppure in fase di traduzione c'è stato qualche fraintendimento o qualche refuso di troppo.
Ultima opzione, ma non da escludere a priori, io non ho capito bene cosa intendesse trattare l'autore in alcuni capitoli   :]
L'autore è il critico cinematografico statunitense Nicolas Rapold e nella sua introduzione racconta che quando vide il primo film di Miyazaki, volle poi vederli tutti, ma quindi, quando vide il primo film? Data? Quale film? Era appena stato prodotto? Lo vide anni dopo?
Perché se vide come primo film il primo film di Miyazaki in assoluto (Il castello di Cagliostro), non poté poi vederli tutti, perché non esistevano... quindi, quando Nicolas Rapold scoprì i film di Hayao Miyazaki?
Mistero   ^_^
Il dubbio è che il critico cinematografico, quindi di certo un esperto del settore, abbia scoperto l'autore nipponico un po' in ritardo rispetto alla media, e da quel momento ne sia diventato un esperto.
Mi sorge il dubbio di veder replicarsi ciò che ho letto nei due libri del duo Michael Leader e Jake Cunningham:


Cioè uno dei due giovani autori di cui sopra, manco conosceva lo "Studio Ghibli" finché l'altro non gli fece vedere qualche film, e poi io mi son ritrovato a leggere il duo di esperti, io che ho iniziato a vedere i film di Miyazaki e Takahata fin da bambino, pur non sapendo chi loro fossero...
Non sono riuscito neppure a capire che età abbia Nicolas Rapold, così, tanto per capire da quando la sua grande passione per Miyazaki sia nata e quanto lui l'abbia interiorizzata così tanto da scrivere questo volume.
La domanda a cui il libro vuol rispondere è: cosa serve per creare i mondi di Miyazaki? 
Chi leggerà il libro potrà valutare se l'autore abbia risposto alla sua stessa domanda.

Essendo una traduzione di un libro non italico, non vi si ritroverà mai accenni alla trasmissione, proiezione e pubblicazione di materiale italiano, inoltre in lingua anglosassone molte opere di Miyazaki sono giunte dopo che in Italia oppure ancora mancano. Quindi la visione dell'autore non può essere pari alla nostra.

Qui sotto metto un paio di scan per mostrare quanto sia sacrificato lo scritto.


mercoledì 26 febbraio 2020

Giappone, storie di una nazione alla ricerca di se stessa dal 1850 ad oggi



TITOLO: Giappone, storie di una nazione alla ricerca di se stessa dal 1850 ad oggi
AUTORE: Christopher Harding
CASA EDITRICE: Hoepli
PAGINE: 479 
COSTO: 27,90€
ANNO: 2020
FORMATO: 23 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788820395681

Il saggio mi ha attratto perché inizia dall'arrivo delle navi nere del commodoro Perry, nel 1853, ed arriva fino ai giorni nostri, passando in rassegna tantissimi aspetti della storia e della società giapponese.
Ecco, forse troppi aspetti... in quanto ogni capitolo non ha un tema ben preciso, ma una traccia temporale, un periodo analizzato, all'interno del quale posso essere trattata poche tematiche, oppure svariate, troppe, forse. Alcune appena accennane, un po' buttate lì, altre maggiormente approfondite, moltissimi aneddoti, tutti interessanti.
Il libro è scritto bene (cioè tradotto bene), scorre via veloce, e consiglio di fare delle ricerche aggiuntive (magari su You Tube) quando si citano canzoni, programmi fatti di cronaca, sovente li si potrà vedere ed udire, tanto per cercare di avvicinarsi a ciò che narra l'autore.
L'unica pecca del saggio che è in alcune sue parti, specialmente negli ultimi capitoli, molto dispersivo, troppi temi accennati.
Ogni capitolo riporta piccole biografie di personaggi politici e/o accademici allo scopo di illustrare quale fossero il tipo di problematiche del periodo.
In generale avviso che le recensioni dei singoli capitoli sono una traccia di alcuni temi che mi son sembrati più presenti, non necessariamente di tutto ciò che è stato trattato.
Ho notato un certo numero di refusi, che da un libro uscito per la Hoepli, mi son sembrati eccessivi.

Capitolo 1
Si da conto della situazione del Giappone prima dell'arrivo del Commodoro Perry nel 1853 e fino alla Restaurazione Meiji.

Capitolo 2
E' narrata la ribellione di Saigo Takamori del feudo di Satsuma nel 1873 contro il governo Meiji. Seguono le cronache di altre rivolte verso il nuovo assetto sociale ed economico. Il capitolo illustra quali furono gli aspetti del nuovo Giappone che il popolo non accettava, come le tasse in valuta e la leva obbligatoria di tre anni. Queste proteste crearono un forte malumore verso il governo centrale, che a differenza dei precedenti daimyo, più attenti ai bisogni dei propri sudditi diretti, dimostrava di non interessarsi alle condizioni di vita delle comunità locali. Tutto ciò portò alla nascita di movimenti popolari che richiedevano libertà e maggiori diritti.

Capitolo 3
Nei primi anni del 1880 la nuova élite di governo occupava il tempo libero con passatempi occidentali, compresi i balli all'europea in sfarzosi saloni. Il titolo del capitolo, “Un gabinetto danzante”, fa riferimento al fatto che alcuni membri influenti del governo erano anche grandi organizzatori di questi balli all'europea, passatempo criticato dai quotidiani e mal visto dal popolo più attaccata alle tradizioni. Ci si chiedeva se dei governanti tanto occidentalizzati avrebbero avuto la forza di porre termine ai trattati ineguali imposti dai paesi occidentali.
Sono trattati anche le opposizioni popolari alle nuove mode occidentali, la stesura della costituzione Meiji, le nuove leggi, le votazioni, le libertà personali.

Capitolo 4
E' trattata la famiglia, il ruolo e i diritti della donna all'inizio dell'epoca Meiji. Il capitolo è molto interessante, e tra i tanti aneddoti riportati mi pare giusto menzionarne un po' collaterale:
quando l'imperatore Meiji iniziò a viaggiare per la nazione, il popolo si disinteressava per la sua venuta, mentre la visita dello shogun era ricordata ancora come importante. Addirittura, per un compleanno dell'imperatore Meiji, la polizia dovette obbligare i sudditi ad uscire di casa per presenziare ai festeggiamenti pubblici.
Ciò evidenzia quanto il popolo giapponese fu plagiato in un tempo relativamente breve, trasformando un perfetto estraneo che veniva ignorato, in un dio in terra.
Il capitolo tratta, tra l'altro, anche dei personaggi Hiratsuka Karuka e Shimizu Shikin.