TITOLO: Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese
AUTORE: Laura Civiero e Vera Vano
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 431
COSTO: 24 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783225
PAGINE: 431
COSTO: 24 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783225
Quando recensisco un libro della casa editrice "Ultra" sull'animazione giapponese parto, purtroppo, molto prevenuto, il perché lo si può leggere nelle precedenti recensioni, ma posso riassumere con:
autori ed autrici che paiono a digiuno di manga ed anime;
fonti mancanti;
informazioni prese dal web gratuito e spesso non citate, che ho ribattezzato "wikipdiate", in quanto il sito è spesso saccheggiato;
supercazzole per allungare lo scritto;
ripetitività dei temi trattati;
errori facilmente evitabili.
Di norma ho sempre dovuto aggiungere tra le lagnanze la strabordante presenza di immagini che riduceva all'osso lo scritto, ma in questo libro NON ci sono immagini! O_O
Non solo!
Le pagine totali ammontano a ben 431!
Allora si può fare! (semi cit.)
Ciò a dimostrazione comunque dell'impegno della due autrici.
Inoltre è presente anche la bibliografia, non la sitografia, benché nelle note un po' di siti sono citati.
La cosa divertente, che ho già annotato in precedenti libri della "Ultra", è che i libri della "Ultra" sono diventati parte della bibliografia, quando inizialmente questi libri non la presentavano...
Quindi questo paradossale processo è:
1) scrivi un libro senza citare le fonti;
2) altri libri citano il tuo libro (in questo caso della medesima casa editrice);
3) il tuo libro diventa una fonte ^_^
4) le fonti originarie scompaiono nell'oblio del web o dell'editoria precedente al tuo libro del punto 1.
In questo caso la bibliografia consta di solo due pagine, che son meglio di nulla, e contengono numerosi saggi stranieri, per la metà di psicologia, pochi i titoli italiani sugli anime, che, ragionevolmente, invece, ci sarebbero potuti/dovuti essere.
Per quanto riguarda la questione "ripetizione degli argomenti", si nota in tutte le schede che la seconda scheda di carattere psicologico ripete fatti appena letti nella prima scheda di carattere storico-cinematografico, vengono ripetuti pari pari.
Forse si poteva trovare un modo per evitarlo?
Forse non si poteva evitare in quanto ogni scheda è vista dal punto di vista di due differenti autrici?
Di certo la ripetizione allunga lo scritto e rende un po' prolissa l'analisi.
Il libro è stato pubblicato a giugno, acquistato a luglio ed iniziato a leggerlo subito, l'ho finito a metà agosto perché mi ci sono arenato dopo poco, troppe magagne informative... quando poi l'ho ripreso quasi mi ero dimenticato il perché lo avessi sospeso, in quanto dopo un po' ha iniziato a scorrere via abbastanza bene. Per fortuna prendo appunti quando devo recensire un libro (cosa che mi fa perdere tempo), quindi in fase di scrittura della recensione mi sono ricordato il perché di tanto fastidio iniziale.
Questo per dire che la mia recensione non sarà per nulla obiettiva, in quanto le wikipediate, gli errori e le info prese senza citare le fonti originali non mancano...
Il problema è che quando trovo qualche furbata, poi nei punti in cui non le trovo e che magari mi stanno pure piacendo, mi resta il dubbio che la furbata ci sia, ma io non l'abbia vista... leggere un libro con questo stress da detective non è il massimo.

Mi son permesso di riportare la parte iniziale dell'introduzione per far spiegare dalle autrici come procede lo scritto.
In pratica ogni film preso in esame viene analizzato dal punto di vista storico-cinematografico da una autrice e poi interviene la seconda con il commento prettamente psicologico.
Le due autrici avevano operato nel medesimo modo per il libro (sempre "Ultra") "Mondi animati mondi interiori - Disney e Pixar: dietro i sogni", stavolta si sono buttate sull'animazione giapponese, ormai lo fanno un po' tutti, ne avevano il background?
A me è parso di no, ma non le conosco, magari salta fuori che sono due mega otaku che frequentavano le fiere del fumetto dalla seconda elementare e che hanno una biblioteca con più titoli dei miei. Tenderei ad escludere questa mia ultima ipotesi per il fatto che alcuni saggi che ci sarebbero dovuti essere nella bibliografia, viste le tematiche trattate e visti taluni errori, non ci sono, quindi immagino che non li abbiano letti e neppure consultati.
Nella pagina di destra qui sopra ho anche evidenziato un passaggio in cui nel 2024 spiega che gli anime non sono esclusivamente destinate ad un pubblico infantile, questo mi fa ipotizzare che le loro conoscenze dell'animazione giapponese pre questo libro non fossero approfonditissime, oppure il target del libro è stato valutato quello per lettori non conoscitori dell'argomento, ergo la questione andava sottolineata.
Non per nulla il primo capitolo vuole dare un minimo di conoscenza introduttiva sull'animazione giapponese, si parte a pagina 11 con gli Emakimono dell' XI° secolo e si finisce a pagina 25 con il primo lungometraggio nipponico animato a colori "La leggenda del serpente bianco" del 1958.
Si può introdurre un periodo temporale così ampio in 24 pagine?
A me il tutto è parso lacunoso, non vengono mai trattati i manga, forse, piuttosto che toccare così la tematica, era meglio saltarla.
Come sarebbe stato meglio saltare la successiva veloce trattazione dell'impatto dell'animazione giapponese in Italia dal 1978 del secondo capitolo, tra l'altro mi avrebbe risparmiato qualche dispiacere e avrebbe reso la mia recensione meno antipatica ^_^
Forse non sembrerà, e me ne scuso, ma ci ho messo tutto l'impegno possibile per cercare di essere meno antipatico possibile >_<

Torniamo al discorso delle fonti...
Si può raccontare l'avvento degli anime in Italia senza citare le polemiche giornalistiche sulla carta stampata del periodo 1978/1982?
Ovviamente no, non per nulla se ne occupata anche la saggistica in vari tomi.
Infatti vengono citati alcuni articoli della carta stampata (li metto tutti e tre), la cui fonte originale diviene magicamente la rivista "Anime Cult"! ^_^
Tra l'altro li si citano con qualche errore, quindi, forse, sarebbe stato il caso di fare una ricerca più accurata per trovare chi in origine riesumò quegli articoli (cioè io me medesimo in persona).
Il 21 aprile 2014 avevo posto una serie di articoli tra cui quello citato a pagina 27, cioè "I nuovi Disney arrivano dal Giappone", solo che le autrici, oltre a non riportare la data, affermano che l'articolo non era firmato.
No, il pezzo era firmato e lo scrisse Luciano Curino:
Per il resto il tutto procede molto affrettatamente, per esempio non viene citato "Kimba il leone bianco" tra le prime serie arrivate in Italia, la prima sulle tv private locali.
La povera Heidi è liquidata in poche righe, non valutando bene quale importanza ebbe la pastorella nippo-svizzera per il successo degli anime in Italia. In questi giorni c'è una pubblicità che utilizza ancora Heidi e la sua sigla, a distanza di 46 anni!
Si afferma che la sigla di "Atlas Ufo Robot" venne ritenuta "imbarazzante e fuorviante", manca una fonte di chi lo affermò. Un esperto? Uno dei tanti giornalisti? Gli autori?






