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sabato 6 giugno 2015

Go Nagai Robot Collection 63 Boss



AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

A MALINCUORE NON HO POTUTO FAR COLLIMARE IMMAGINI E COMMENTO IN TUTTA LA GNRC, I POST CON LE IMMAGINI CANCELLATE ERANO TROPPI...



L'uscita numero 63, probabilmente causa festività del 2 giugno, è arrivata in edicola solo stamattina, misteri degli spedizionieri editoriali :]
Neppure da bambino apprezzavo i personaggi come Boss nei cartoni robotici, per me una trama avventurosa o drammatica non contemplava la presenza di buffoni, umani o robotici che fossero...
In un anime umoristico Boss avrebbe avuto legittimamente posto, in uno robotico no. Passando gli anni non ho cambiato idea.
Quindi questa uscita mi lascia assai indifferente, a parte i 13 euro ^_^
Non è facile riprodurre un viso, i personaggi in costume sono più semplici, detto ciò mi pare che questo Boos non sia venuto malaccio. Il fisico è accettabile, tra l'altro colorato quasi senza sbavature, l'espressione è anch'essa corretta, che poi non è agevole rendere l'espressione di un ebete...
Per quanto mi riguarda questa uscita ha senso solo perchè precede la prossima:
l'Imperatore delle Tenebre!
Direi che un pregio di questa uscita è che, vista la compattezza del modellino, è impossibile se ne rompa qualche pezzo, è praticamente un blocco unico.




giovedì 4 giugno 2015

"Gli allegri pirati dell'isola del tesoro" (1971) - Ovvero fantasia e cruda realtà nei film per bambini della Toei



Prima di Heidi e Goldrake, ma anche di "Vichy il vichingo" e i Barbapapà, il mio imprinting con l'animazione giapponese avvenne al cinema. Ovviamente non sapevo da che nazione venissero quei cartoni animati, e neppure saprei specificare l'anno, ma "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro" lo vidi sul grande schermo, e poi lo rividi infinite volte sulle piccole tv private (specialmente nei palinsesti natalizi). In questo film si possono ritrovare tutti i motivi del futuro successo delle serie animate che imperverseranno sulle tv nostrane in seguito: sfrenata fantasia e gag esilaranti in una storia anche cruda, in cui i decessi, spesso sottintesi, ma non sempre, non mancavano di certo, senza contare trattamenti crudeli subiti dai protagonisti.
Il messaggio per il bambino poteva essere che entrare a far parte del mondo degli adulti, animali antropomorfi o meno che fossero, non era una cosa agevole/gradevole.
Devo dire che, se talune scene venissero prese fuori dal contesto del film, ci sarebbe quasi da avere i brividi, considerando che è un film dedicato espressamente ai bambini: omicidi (anche di massa...), rapimenti, schiavismo, percosse, torture.
Il campionario di tutto il peggio che la nostra (dis)umanità può offrire, però poi ci sono loro, Jim e Kathy (che assieme al bimbo Baboo sono gli unici tre umani del film), che ci danno la speranza di un lieto fine.
Un'altra caratteristiche di questi primi assaggi dell'animazione nipponica erano le musiche, non semplici siglette per bambini, ma musiche da film. In particolare ne "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro" ci sono due canzoni in italiano, la prima allegrissima, la seconda più posata e romantica, ma entrambe utilizzarono la base musicale giapponese.
Una nota particolare di merito va fatta per il nostro doppiaggio. Forse in alcuni punti ci sono dei piccoli errori di adattamento sui nomi (come il capitano Silver diventato Uncino), ed in altri casi sono state inserite frasi in punti che non le prevedevano (tipo quando Barone mangia lo scarpone-bistecca), pare che i nostri adattatori non contemplassero le scene in cui i personaggi nipponici stavano in silenzio (Heidi docet), ma il sincro delle parole è fenomenale. In alcuni momenti pare quasi che il cartone sia italiano, tanto il movimento della bocca e le parole italiane sono in armonia. E poi c'è, a mio avviso, l'idea eccezionale, utilizzata spesso ai tempi (basta ricordarsi della fenomenale parlata partenopea di Napo Orso Capo) dell'accento pugliese affibbiato al lupo Barone. Oggi una scelta di questo tipo farebbe inorridire tutti i fan degli anime, e forse io stesso mi schiererei con loro, ma la simpatia di Barone (che sul web ho letto fu doppiato da Michele Gammino) è uno dei motivi della bellezza di questo film. Certo, Barone si comporta per quasi tutti il film in maniera abbastanza abbietta, ma puoi considerare cattivo uno che come prima frase dice:
"Fermati immobbbile, se no ti affondiEmo!"  ^_^
In tema di doppiatori va menzionato Carlo Romano, che doppia il maiale capitano Uncino, il suo "Cialtroni!" è qualcosa di unico. Romano lo si risentirà anche in altri lungometraggi Toei del periodo.
Altro imprinting inconsapevole fu quello con Hayao Miyazaki, che partecipò alla realizzazione di questo film. Non ricordo più dove l'ho letto, direi in qualche mio libro, ma la scena finale dell'inseguimento sul costone della montagna dove è custudito il tesoro fu opera di Miyazaki. Direi che, se la mia memoria non mi inganna, è proprio una scena alla Miyazaki.
Per chi volesse leggere notizie sia su questo film che su tutti gli altri del periodo della Toei consiglio il saggio di Mario Rumor "Toei Animation, i primi passi del cinema animato giapponese", da cui ho preso la scheda del film che posto qui sotto.
Questa mia recensione ha lo scopo di esprimere tutto ciò che ho apprezzato, e mi ha colpito riguardandolo da adulto(?), in questo film. Non è mia intenzione fare la storia del film o dei suoi autori, mi limiterò, tramite i fermo immagine di alcune scene (direi parecchie scene...), a scrivere una recensione ragionata.


La prima scena vede la città immersa nella notte, ed un campanile battere le ore, dei tipi (maiali) sospetti si aggirano per le vie...


mercoledì 3 giugno 2015

Dall'Incantevole Creamy a Pollon, maghette e incantesimi nell'animazione giapponese



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IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


TITOLO: Dall'Incantevole Creamy a Pollon, maghette e incantesimi nell'animazione giapponese
AUTORE: Enrico Cantino
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 51
COSTO: 5,9 €
ANNO: 2015
FORMATO: 17 cm X 11 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788857528557

E' questo il quinto libro, o libricino, di Enrico Cantino edito dalla Mimesis, nella collana “Il caffè dei filosofi”, e replica il formato e la struttura degli altri quattro:

Ovviamente cambia il soggetto, le majokko, cioè le streghette degli anime.
Come per gli altri quattro libri dell'autore il linguaggio non è certo da “filosofi”, anzi, è molto colloquiale, in pratica pare quasi un discorso riportato su carta.
Prevalentemente il contenuto è formato da sinossi degli anime majokko, in cui si effettuano brevi analisi sui contenuti delle serie e sulle tematiche del genere “streghette”.
Le serie presenti nel libro sono:
Sally la maga
Bia , la sfida della magia
Lalabel
Lo specchio magico
Lulù l'angelo dei fiori
Il magico mondo di Gigì
Ransie la strega
L'incantevole Creamy + OAV
Magica magica Emi + OAV
C'era una volta Pollon

Negli altri sui libri avevo trovato qualche errorino, in particolare in quelli sulle cui tematiche sono più ferrato, sulle maghette sono poco preparato, quindi non mi esprimo. Comunque anche l'autore non è preparato al 100 per 100, infatti alcuni OAV mancano di sinossi, in quanto lui stesso ammette di non aver trovato informazioni.
E' passato un anno dagli ultimi due libri di Cantino, ed il prezzo è aumentato di un euro, a fronte di una riduzione di pagine cospicua (74 e 67 gli ultimi due, 51 pagine questo...). Un 20% di aumento del prezzo a fronte di una diminuzione delle pagine dal 30% (per quello da 74 pagine) al 20% (per quello da 67 pagine). Certo, sono solo 5,9 €, e sottolineandolo rischio di fare la figura dello spilorcio, però quando mi aumenteranno lo stipendio del 30% e mi faranno lavorare dal 20% al 30% in meno sarò assai felice!
Manca qualsiasi bibliografia e webgrafia, anche nei libri precedenti.




martedì 2 giugno 2015

Candy Candy, romanzo




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TITOLO: Candy Candy, romanzo
AUTORE: Keiko Nagita
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 259
COSTO: 15€
ANNO: 2014
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788898002757


Sono stato molto nel dubbio se prendere i due romanzi di Candy Candy, però poi ha prevalso in parte la curiosità di leggere le eventuali novità, ma anche quella di conoscere la storia originale, senza le aggiunte infinite inventate per le puntate tv. In una qualche misura ha contribuito pure il desiderio di rileggere alcune situazione che, nel bene e nel male, sono rimaste nei miei ricordi. Ai tempi seguivo con interesse Candy Candy, era pur sempre un cartone animato giapponese, con una storia totalmente innovativa, mi stufai più o meno quando Candy iniziò a frequentare la scuola per infermiera. Non gliene andava bene una... ok la sfiga... ma lì esagerava... insomma, mi ero grandemente rotto le scatole delle vicissitudini della signorina tutte lentiggini.
Però questo primo romanzo l'ho gradito, ovviamente manca il gatto/procione Klin, qualche nome è differente (Suora Maria/Lane), però per tutto il resto la trama del romanzo rimane la medesima dell'anime, ma più snella.
Il cambiamento più grande è il punto di vista del narrante, cioè Candy che racconta la storia, ci sono dei momenti in cui è lei a parlare e a ricordare direttamente i fatti accaduti, ma è una Candy adulta, 20 anni dopo i fatti che conosciamo. Quindi fa un po' strano sentirla raccontare la sua storia senza sapere cosa le sia successo dall'ultima puntata dell'anime al momento in cui ci parla. Confido che il secondo libro ci sveli questa parte.
Il prologo del romanzo serve proprio per introdurre questa Candy narratrice. Il tutto nasce da uno scambio di lettere tra Candy e le due direttrici dell'orfanotrofio, Miss Paulina Giddings e suor Lane.
Il primo romanzo si conclude nel punto in cui Candy, prendendo le difese di Patty, che è stata scoperta con la sua tartaruga da suor Gray, le da della “vecchia testarda”. Finendo nella stanza di punizione, fatto che le impedirà di partecipare alla Festa di maggio dell'Istituto Sant Poul.
In mezzo c'è l'ignobile duo formato da Eliza e Neal, uguali (anche nei dispetti fatti) a quelli che avevamo ammirato nell'anime, e tutti i personaggi noti. A mio avviso, la figura di Annie, almeno nel primo romanzo, peggiora di molto, vigliacca e meschina come non mai...
Nel romanzo si percepisce maggiormente la solitudine di Candy, specialmente all'Istituto Sant Poul, in cui è vittima del più spietato ijime (bullismo) da parte di tutte le studentesse. Le quali, pur aizzate dalla spietata Eliza, non mostrano mai nessuna pietà, solo Patty, dopo aver partecipato controvoglia agli intrighi di Eiza, si schiererà con Candy. Anche a casa dei Lagan era trattata come una serva, senza contare l'accusa di furto, ma almeno la servitù era tutta dalla sua parte, E quando diviene parte della famiglia Ardlay si ritrova contro i Lagan, la prozia Elroy e tutta la servitù, ma ha dalla sua parte Anthony, Archi e Stear. Nella scuola di Londra è da sola, solo Terence la difende, visto che Archi e Stear sono bloccati dalla regole dell'Istituto.

lunedì 1 giugno 2015

Children's Advertising in the Showa Era 2 1970/1974 - Pubblicità di giocattoli (ed altro)



TITOLO: Children's Advertising in the Showa Era 2 1970/1974
AUTORE: Takanobu Okoshi, Hiroshi Hoto
CASA EDITRICE: Seigensha
PAGINE: 288
COSTO: 17 €
ANNO: 2009
FORMATO: 15 cm X 11 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9784861522123

Dopo un annetto ecco il secondo volume PRIMO VOLUME ) di questo catalogo pieno zeppo di pubblictà di giocattoli, abbigliamento, cibarie, elettronica, cartoleria e chi più ne ha più ne metta. Un vero campionario di cosa era nella disponibilità (forse non di tutte le fasce sociali) dei bambini e ragazzi giapponesi dal 1970 al 1974. Ciò che mi ha impressionato in entrambi i volumi è la varietà, e spesso la complessità dei giocattoli, ma anche degli altri articoli, secondo me non ugualmente riscontrabili nei cataloghi di giocattoli del medesimo periodo in Italia. Per sincerarsene basta consultare i cataloghi del periodo che ho già postato:
Corriere dei giocattoli, catalogo Natale 1970 del Corriere dei Piccoli e Upim;
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - PRIMA PARTE ;
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - SECONDA PARTE ;
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - TERZA ED ULTIMA PARTE


Ai produttori di giocattoli e ai pubblicitari giapponesi non mancava certo la fantasia, e la capacità di creare bisogni nuovi nei giovani consumatori nipponici. Articoli che da noi sarebbero giunti con anni o decenni di distanza, tipo la moda per ragazzi, che divenne imperante solo dalla fine degli anni 80.
Probabilmente, rispetto al primo volume, ci sono meno articoli legati a personaggi dei manga, ma più articoli sponsorizzati dagli anime. Pur restando, mi è parso, inferiori di numero a quelli del primo volume, molto più legati a manga ed anime.
C'è qualche curiosità italica, tipo una marca dal nome parzialmente conosciuto, Politoys, ma dal logo chiaramente italico, Polistil, che pubblicizzava della macchinine simili a degli articoli presentati per il mercato italiano nel 1975.     

Come per il primo volume ho scannerizzato entrambe le pagine del volume, che quasi sempre riguardano due articoli differenti, ma in alcuni casi si riferiscono al medesimo soggetto.
Ognuno/a ci vedrà qualcosa di diverso, io ho notato il largo spazio dato agli articoli alimentari e per bambine/ragazze, in particolare abbigliamento femminile e bambole, con un numero di giocattoli forse inferiore al primo volume.  
Non saprei quando le aziende nipponiche cominciarono a produrre gashapon, ho capito, invece, che furono preceduti da un'industria che aveva un mercato fiorente di modellini in miniatura. Penso di poter affermare che i gashapon si svilupparono grazie ad un knowhow industriale molto radicato ed avanzato.
L'Italia aveva in quegli anni una florida industria di giocattoli, che vene praticamente spazzata via nei decenni successivi, il crollo iniziò con l'arrivo dei robot giapponesi e dei videogiochi, che iniziarono a modificare i nostri gusti. Non c'è dubbio, a mio avviso, che i produttori giapponesi di giocattoli avevano una fantasia ed una capacità di innovazione maggiore di quelli italiani.
E questi due volumi ne sono una prova quasi incontestabile.




La pubblicità di destra potrebbe essere di bamboline per giocare al piccolo passeggero di Boing?
Oppure bamboline da tutte le nazioni? Mistero :]



venerdì 29 maggio 2015

Occidente Giapponese, l'eroe storico occidentale nell'immaginario a fumetti giapponese


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TITOLO: Occidente Giapponese, l'eroe storico occidentale nell'immaginario a fumetti giapponese
AUTORE: Luca Paolo Bruno
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 140
COSTO: 16,50€
ANNO: 2015
FORMATO: 20 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788896133255

Questo libro è la prova che è possibile trovare ancora qualche nuova tematica inerente manga ed anime. Non è obbligatorio riscrivere per l'ennesima volta la storia di Candy Candy o Lady Oscar, ma si può cambiare un po' prospettiva, vedere come i giapponesi immagino l'occidente, in questo caso la storia occidentale ed i suoi eroi.
Già dall'introduzione l'autore punta l'obbiettivo su tre personaggi storici occidentali che suscitano grande interesse in Giappone: Lafcadio Hearn; Albert Einstein; Douglas MacArthur.
Viene rievocata brevemente la loro vita e spiegato il perché per i giapponesi questi tre personaggi rappresentino delle figure eroiche. Sintetizzando al massimo, tutti e tre, in maniere differenti e con toni differenti, hanno dimostrato rispetto verso il Giappone e ne hanno riconosciuto pubblicamente le qualità.
Scopo del saggio è “... scoprire come una storia a fumetti giapponese sia strutturata per rendere il contesto occidentale appetibile a un pubblico orientale e allo stesso tempo come essa (ri)crei personaggi con il quale quest'ultimo possa simpatizzare.”.
Il primo capitolo serve come introduzione conoscitiva per poter meglio comprendere i successivi. Infatti l'autore, citando lo studioso Joseph Campbell, spiega la struttura del mito.
Con il secondo capitolo si passa alla struttura del mito nipponico, raccontando brevemente alcuni passi fondamentali del kojiki e del nihongi.
In questo modo viene illustrato come era uso raccontare l'eroe giapponese, che è impegnato al ristabilimento dell'armonia. L'eroe mitico giapponese cerca la riunificazione del gruppo e l'appianamento delle divergenze, in un tentativo di comprensione delle ragioni del nemico. Il capitolo prosegue con la disanima di varie situazioni presenti in narrativa riguardanti l'epica dell'eroe nipponico.
E' con il terzo capitolo che ci si addentra nell'analisi di come è rappresentato nei manga l'eroe occidentale.  
Esistono tre tipologie di manga di questo genere: quelli espressamente storici; quelli storici ma con un racconto romanzato; quelli che usano l'occidente come ambiente per storie inventate (Lady Oscar).

lunedì 25 maggio 2015

"Il grande viaggio di Marco Polo" - poster gigante allegato a "TV Junior" n° 2 del gennaio 1983


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La Rai propagandava il suo sceneggiato più di successo (anche internazionale) con ogni mezzo, ovviamente in primis sulle pubblicazioni della stesa Rai, cioè della Eri, come il giornalino "TV Junior". Infatti nel gennaio del 1983 veniva allegato a "TV Junior" questo mega poster da 1 M x 70 cm, in cui da un lato era riproposto, con una bella grafica, tutto il viaggio dell'esploratore veneziano, e sul lato opposto erano presenti singole pagine con varie informazioni.
Ed anche un paio di pubblicità della Nutella!
Il fatto curioso è che il posterone era indirizzato alle classi quarta e quinta delle elementari, essendovi contenuto un concorso indetto addirittura dal Ministero della Pubblica Istruzione. Quindi, alla fine, la Nutella finiva in classe come sponsor di Marco Polo e del Ministero... pur non ritenendo che il mercante veneziano avrebbe avuto nulla da ridire per una mossa commerciale di questo tipo, mi resta il dubbio sulla correttezza di far finire la pubblicità di un alimento non propriamente salutista in una scuola pubblica.
Direi che l'intento educativo del poster è abbastanza chiaro, specialmente se si analizza la parte posteriore. Più sotto scan e foto della parte anteriore e posteriore.



A parte ciò il poster è veramente bello, probabilmente le foto che mostro qui non gli rendono pienamente giustizia (ringrazio Susy per avermelo donato ^_^).
Sul web sono riuscito a trovare, imbeccato dalla precedente proprietaria del poster, la copertina di "TV Junior" che lo regalava.
Fonte

domenica 24 maggio 2015

"Nippo-fumetti di sesso e frittate" - di Renata Pisu - "La Stampa" 30 agosto 1987



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Prima di entrare nel dettaglio dell'articolo parto con qualche considerazione varia.
Intanto sulla data dell'articolo, che va un po' oltre a quelle presentate fino ad ora, che di norma si fermano ai primi anni 80, ma altre doti dello scritto mi hanno spinto a sceglierlo.
Per prima c'è la giornalista, Renata Pisu, che in un altro articolo del 1982 sulle autrici di Candy Candy aveva dimostrato una buone dose di astio e disinformazione verso manga, anime ed autori giapponesi, ero curioso di vedere se in 5 anni si era un po' informata o addolcita. Inoltre la Pisu scriveva direttamente dal Giappone (dal 1982 era corrispondente da Tokyo per il quotidiano torinese), quindi poteva andare alla fonte delle notizie, senza prenderle di quarta mano dall'Italia.
Poi mi ha colpito la posizione dell'articolo, in terza pagina, cioè la pagina della cultura, vicino ad un articolo di Guido Ceronetti sul crocifisso e ad un altro di Tristano Bolelli sui dizionari anglo-italiani.
Il giorno di pubblicazione, la domenica, quindi il giorno della settimana in cui si poteva leggere con più calma il quotidiano, in tempi in cui la domenica erano aperti solo i cinema e gli stadi, oltre che le chiese.
Infine la lunghezza dell'articolo, non due colonnine striminzite, ma un articolone assai lungo.
Ovviamente il titolo dell'articolo già aveva fugato ogni dubbio sul tono del contenuto: 5 anni non erano bastati a far passare alla giornalista l'astio verso l'editoria giapponese.




Se il tono scandalizzato dell'articolo decreta una condanna morale dei manga per l'uso "sfrenato" del sesso, senza cui probabilmente non sarebbe mai stato messo in terza pagina(...), le informazioni contenute paiono più decenti rispetto all'articolo su Candy Candy. Però informazioni "più decenti" non vuol dire necessariamente corrette o complete, perché quelle pubblicate paiono lì per dimostrare l'anormalità sociale dei manga e della società giapponese.
Questo articolo fu una occasione persa, la giornalista, stando a Tokyo, avrebbe potuto ben informare il pubblico italiano sul mondo editoriale giapponese, in cui esiste anche lo sfruttamento del sesso, invece no, decise di concentrarsi solo sul versante più pruriginoso, in pieno stile "Studio Aperto".
Mi viene il dubbio che Renata Pisu, che conosce molto di più la Cina del Giappone, detestasse essere un'inviata a Tokyo, e avrebbe preferito Pechino, però non era mica colpa dei manga e del lettore italiano se stava in un luogo che non le piaceva ^_^
Nei fumetti giapponesi esistono una sterminata serie di onomatopee, è questa una colpa? Per la giornalista pare quasi di si...  ovviamente il tema dell'articolo, cioè il sesso nei manga, fa capolino subito, fin dalle onomatopee... "blin"... "po"...
Chi nel 1987 lesse questo articolo della Pisu pensò che tutti, e dico tutti, i manga finissero con scene di sesso, anche quelli culinari!


mercoledì 20 maggio 2015

Go Nagai Robot Collection 62 Donau Alfa-1



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Se non sbaglio la puntata (numero 61) dell'anime di Mazinga Z con Donau Alfa-1 in Italia è inedita, comunque il nome sarebbe lo stesso sconosciuto perchè nella serie tv si chiama Rain X-1, senza contare che è stato modificato esteticamente.
Quindi il modellino qui presente risulterà famigliare solo a coloro che hanno letto il manga.
Quanti di quelli che fanno questa interminabile raccolta hanno letto il manga? Io no...
Tra l'altro la storia, che ho letto nel fascicolino-ino-ino-ino (tornato a 8 pagine dopo l'exploit di 12 pagine della sesta Uscita Speciale), è anche bella, peccato che in Italia non la sia stata mai vista in televisione.
Ciò che mi è ancora oscuro è il criterio che i responsabili di questa GNRC utilizzano sia per la scelta dei modellini, che per le scarne informazioni da propinarci nelle 8 pagine colorate.
Nel fascicolino-ino-ino non è mai fatta menzione che la puntata relativa in Italia è inedita, nè che per la serie tv cambi sia il nome che l'estetica del mecha.
Si potrebbe obbiettare che questa raccolta riguardi SOLO i manga di Go Nagai, invece molte uscite fanno riferimento a personaggi presenti solo nei relativi anime o che negli anime erano rappresentati in maniera differente dal manga. Così su due piedi mi vengono in mente Takeru in Jeeg, mi pare non presente nel manga, e Miwa Uzuki, che nell'anime ha la divisa differente.
Due righe nel fascicolino-ino-ino per informarci delle diverse versioni presenti in anime e manga?
Da aggiungere che, non so per quale motivo, questo, se non sbaglio, è il primo mostro dei cattivi (di tutte le serie presentate) in formato medio... fino ad ora tutti gli altri mostri guerrieri, meccanici, di roccia o spaziali erano da circa 15 cm, mentre questo modellino è alto circa 10 cm, un po' più grande dei personaggi umani o alieni.
Un altro modo per ridurre i costi mantenendo invariato il prezzo, e quindi guadagnandoci di più?
Vedremo se l'uscita 65 di Barabeus avrà il formato uguale a tutti gli altri mostri guerrieri de Il Grande Mazinga...
La testa è stata incollata un po' stortina, oppure è un modo per sottolineare la natura senziente del robot.





Dall'insostituibile sito Encirobot ecco la versione anime dal nome Rain X-1.



lunedì 18 maggio 2015

TV Sorrisi e Canzoni n° 53 dal 31 dicembre 1978 al 6 gennaio 1979 (Goldrake nei programmi tv + articolo sugli UFO)




Questo numero 53 con quello che ho postato precedentemente, il numero 52, formano la prima uscita sequenziale che riesco a recuperare. Tra l'altro di un periodo molto particolare, quello natalizio e a cavallo dell'anno nuovo, quindi con una programmazione festiva un po' differente dal solito, anche se non così piena di film e cartoni animati come capiterà successivamente.
L'importante, comunque, era che le feste fossero santificate dal Goldrake ^_^
La cui fama era così devastante da usarlo come richiamo per un articolo sugli UFO senza mai citarlo all'interno dell'articolo. Ormai gli UFO e "Atlas Ufo Robot" erano considerati una cosa sola, bastava mettere la foto di Grendizer nell'articolo e poi fare un richiamo nei programmi alla pagina dell'articolo.
Anche questo numero ha fortunosamente intatto l'inserto dei programmi delle tv locali, ed, ancora più fortuitamente, è di nuovo della zona di Milano, come il precedente!
In questo modo è possibile ricostriuire un minimo i palinstesti della miriade di tv private locali, che trasmettevano ore ed ore di vecchissimi film, e molte trasmissioni autoprodotte, ma la cui programmazione non sempre copriva l'intera giornata. Infatti spesso i programmi iniziano nel primo o nel secondo pomeriggio, questo ammesso che le tv locali comunicassero correttamente alla rivista la loro programmazione. Si vede che mancavano programmi a basso costo con cui riempire i palinsesti fin dalla mattina.
Ancora non c'è stata l'invasione di "cartoni animati giapponesi", purtroppo spesso è presente solo la dicitura "cartoni animati", senza specificarne il titolo, ma ho scovato quello che penso sia tra i primi anime arrivati in Italia appena dopo Goldrake: "Kimba il leone bianco".
Era trasmesso da "Tele Radio Reporter" il martedì e venerdì alle 18,30 con la dicitura "Cartoons della serie". Sullo speciale "If, speciale Orfani e Robot 1963/1983 - dicembre 1983" è riportata come prima visione nota il maggio/luglio 1979, mentre, ricontrollando il numero 52 (mi era sfuggito), ho scoperto che era già trasmesso dal 29 dicembre1978!
Non ho scannerizzato totalmente il presente numero, scegliendo ciò che ritenevo più interessante.

 

 Ma è il caso di ricominciare dal sommario...

domenica 17 maggio 2015

Au Nippon, studio su Salvatore Chimenz fra due secoli e due mondi


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).


TITOLO: Au Nippon, studio su Salvatore Chimenz fra due secoli e due mondi
AUTORE: Riccardo Franci
CASA EDITRICE: Edizioni Del Faro
PAGINE: 99
COSTO: 13€
ANNO: 2014
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788865373729

Questo libro nasce dalla curiosità dell'autore sul traduttore della favola “Momotaro”, fatta tradurre in italiano dall'editore Takejiro Hasegawa nel 1899. Riccardo Franci parte con la sua inchiesta storica per dare un nome ed una storia a questo misterioso personaggio, che si scopre essere Salvatore Fioravanti Chimenz.
Questi era un commerciante ed intermediario di marchi di aziende per il mercato giapponese, esportava in Europa oggetti vari dal Giappone, ed inizialmente la sua attività commerciale è a Port Said, per poi aprire una nuova filiale a Yokohama. Accanto al suo lavoro imprenditoriale, si occupò di traduzioni dal giapponese all'italiano, scrisse articoli e libri, e per un breve periodo fu anche professore di lingua italiana presso il “Collegio di Lingue Estere” di Tokyo.
L'autore è riuscito a scoprire le attività di Chimenz per il periodo che va dal 1897 al 1922, prima e dopo resta il mistero, tanto che non si conosce né la data della sua nascita né quella della morte.
Il libro inizia con un accenno al contesto storico giapponese in cui si muove Chimenz, per poi passare all'attività commerciale a Port Said. “Au Nippon” era il nome del negozio che Chimenz aveva aperto a Port Said, a dimostrazione che già importava prodotti dal Giappone. E' raccontata l'attività iniziale commerciale in Giappone, e i suoi sviluppi culturali, l'incontro con l'editore Takejiro Hasegawa e la traduzione di “Momotaro”.
Nel libro sono riportati altri due libri di Chimenz: un dizionario giapponese-italiano; il romanzo storico “Cuor di Samurai”, sulla guerra russo-giapponese.
In appendice è riportata l'intera favola di “Momotaro” tradotta da Chimenz.
L'autore stesso ammette che le informazioni sono spesso lacunose, a causa della difficoltà di trovare fonti storiche, il suo augurio è che, anche grazie a questo libro, si possa gettar luce sull'attività di uno dei primi italiani che esportò in Europa e in Italia la cultura nipponica.


Manga Story, breve storia del fumetto giapponese


AVVISO DEL 2026:

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HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).



TITOLO: Manga Story, breve storia del fumetto giapponese
AUTORE: Stefania Costa
CASA EDITRICE: Editrice Taphros
PAGINE: 63
COSTO: 10€
ANNO: 2012
FORMATO: 22 cm X 16 cm
REPERIBILITA': Presso il negozio "La Borse del Fumetto" di Milano
CODICE ISBN: 9788874321186

Come dice il sottotitolo il saggio è una breve storia del fumetto giapponese, però è fatto bene: breve, chiaro, preciso, essenziale.
Probabilmente non aggiunge nulla ai saggi già stampati, però potrebbe essere un buon libro introduttivo per neofiti, magari un regalo per un genitore che non si capacita delle letture manga del figlio o della figlia.
Alla fine del libro contiene, addirittura, la bibliografia! Lo scrivo per le ultime pubblicazioni che ho recensito in cui la bibliografia (e la webgrafia) mancava sempre. Non conta la lunghezza di un libro, spazio per la bibliografia lo si può trovare sempre, magari una bibliografia essenziale, ma che ci sia.
Per illustrare il contenuto del libro penso sia sufficiente mettere l'indice (che, invece, non è presente), che procede in ordine cronologico: dagli albori del manga ai giorni nostri.

Le origini
Ukiyo-e
Hokusai
Dai racconti illustrati ai fumetti
Le strisce del dopoguerra
Osamu Tezuka
La nascita del gekiga
Ninja e samurai
Demoni, mostri e spiriti
Il boom degli anni 60 e 70
La fantascienza romantica di Leiji Matsumoto
I grandi robot degli anni 70
Gli shojo manga
Le majokko
Manga femminile: Rumiko Takahashi e CLAMP
Sei pronto alla lotta?
Dall'incubo atomico al cyberpunk
Guardie e ladri
Conclusioni