Libri su manga/anime/Giappone, editoria varia, cartoni animati giapponesi, Marvel, Guerre Stellari, Star Trek, videogiochi e giocattoli, riviste TV, articoli giornalistici. Quasi tutto rigorosamente sugli o degli anni 70 e 80.
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE
DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE
SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU'
CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO
RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR
COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO
A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL
BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
TITOLO: Hirohito, criminale di guerra?
AUTORE: Lydia
Chagoll
CASA EDITRICE: Targa Italiana Editore
PAGINE: 105
COSTO: 10€
ANNO: 1989
FORMATO: 21 cm X 16 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 978887110240
Trovo che il titolo sia
fuorviante rispetto al contenuto del libro, non so se fu scelto
dall'autrice o dalla casa editrice, ma dubito dalla prima. Come non
so se il primo capitolo, dei due che formano il libro, fu un'idea
della casa editrice per evitare il rischio di una qualche denuncia.
Infatti nella prima parte c'è un breve (solo 29 pagine), quanto
lacunoso ed assolutorio, riepilogo biografico della vita di Hirohito
dalla sua nascita fino all'incontro post-resa con MacArthur. Più
volte le responsabilità dirette ed indirette di Hirohito sono
negate, al massimo si lascia ai posteri l'ardua sentenza.
Totalmente diverso è il
tono (e l'odio, più che giustificato, direi) del secondo capitolo, in
cui è riportata la lettera che il 29 aprile 1987 Lydia Chagoll decide di scrivere ad Hirohito, dove pone all'imperatore del Giappone numerose
domande, e ricorda numerosi fatti storici, alcuni vissuti
direttamente, sulla sua pelle di bambina. L'autrice dall'età di 9
anni, per i successivi 6, fu internata in vari campi di
concentramento nipponici nei territori delle ex Indie Olandesi. Il 10
maggio 1940 lei e la sua famiglia dovettero scappare dall'Europa per
l'arrivo dei nazisti, e la loro tragedia terminò solo nel
novembre 1946, quando furono finalmente rimpatriati. Questo perché,
nonostante la guerra terminò il 15 agosto 1945, non fu possibile
liberare subito gli europei internati nelle loro ex colonie, questo a causa
delle attività dei gruppi indipendentisti di quelle regioni. Nel
frattempo il padre fu internato come prigioniero di guerra in campi
militari nipponici. Quindi tutta la famiglia Chagoll subì il trattamento dei militari giapponesi.
Nelle 70 pagine che
ospitano la lettera di Lydia Chagoll ho potuto leggere tutte quelle
domande e contestazioni che ho pensato spesso anch'io, e che alcune
volte ho dovuto scrivere sul web contro i fanatici pro Giappone e pro
Hirohito, per i quali il povero imperatore non era responsabile di
nulla, neppure di non essersi mai scusato dopo la guerra per
le atrocità commesse dai suoi soldati.
Personalmente avrei
preferito leggere più testimonianze dirette dell'autrice su come
erano trattati nei campi giapponesi, comunque tra le righe si possono
leggere numerosi tragici aneddoti.
Ritengo che per quanto io
possa riportarne il contenuto, non sarà mai come la testimonianza
dell'autrice, ergo ho inserito alcune scan dei punti che ho trovato
più accusatori, ma la scelta è stata ardua, in quanto tutto ciò
che scrive l'autrice sarebbe da leggere.
Per esempio a pagina 64
ella scrive:
“Questa mattina mi
sono risvegliata con questi pensieri tristi. Averli espressi e stesi
sulla carta non migliora per niente il mio umore. E come potrebbe
essere altrimenti? La sua (di
Hirohito) presenza nel mio spirito non riesce a darmi pace.
Per Lei io sono una sconosciuta. Lei per me è l'inferno”.
In quei decenni a milioni
subirono le atrocità dei tre condottieri dell'Asse, ma solo Hirohito
sopravvisse al trio. Per le vittime ancora vive doveva essere
l'impersonificazione dell'ingiustizia vederlo vivo e vegeto, ricevuto
con tutti gli onori in ogni nazione, ed omaggiato da tutti i potenti
della Terra che gli facevano visita al palazzo imperiale.
Visto l'esiguo prezzo al
quale lo si può trovare online consiglio vivamente l'acquisto del
libro, una lettura obbligata.
Nella lettera l'autrice si rivolge sempre direttamente ad Hirohito, chissà se è mai stata tradotta in giapponese...
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"Sesamo Apriti" fu il programma che per la prima volta ci mise in contatto con il mondo del successivo "Muppet Show", ed è ascrivibile all'era pre-goldrakkiana. Infatti, personalmente, io divido i programmi, fumetti e quant'altro ci divertisse, in pre o post Goldrake, considerando il robottone gonagaiano lo spartiacque tra il prima (vecchiotto e stantio, seppur piacevole) e il dopo (sfolgorante e moderno) dell'immaginario di quelle generazioni di bambini e bambine.
Non ho tantissimi ricordi della trasmissione educativa targata "Muppet Show" (anche se Kermit arrivò dopo), il fatto che avesse un target per bambini piccoli non la rendeva certo indimenticabile o avventurosa, però piacevole, come la simpatica sigla.
Ricordo abbastanza bene, invece, il mangiatutto Pasticcino, per il quale provavo una irrefrenabile simpatia.
C'era una cosa, però, che mi lasciava sempre perplesso, molto perplesso, quando Ernesto o Berto illustravano l'alfabeto aggiungendo lettere a me sconosciute: J, K, W, X, Y!!!
Questo perchè quando io andavo alle elementari, e quindi mi fu insegnato l'alfabeto, quelle 5 lettere straniere non erano contemplate...
Ancora oggi, devo ammettere, pur sapendo dove sono posizionate, se devo recitare tutto l'alfabeto, non le inserisco mai... per inciso già in quegli anni si blaterava molto sull'importanza di conoscere l'inglese, ma se poi uno non sapeva dove andare a cercare su un vocabolario la W come cacchio poteva mai impararla questa lingua?!
Misteri della scuola italiana...
Ipotizzo che questi tre volumetti di "Sesamo Apriti" avrebbero dovuto aprire una mini enciclopedia per bambini piccoli, però non ho mai visto in giro, e neppure sul web, il quarto volume, ergo immagino che la pubblicazione iniziò e terminò nel gennaio 1978.
Solo del primo ("A1") ho scannerizzato tutte le pagine, mentre per gli altri due mi sono limitato alle prime ed alle ultime, che contengono una mini storia a fumetti.
Guardando gli esercizi presenti negli albi ci si rende conto di quanto (forse troppo) si pretenda dai pari età di oggi, sommersi da parole straniere, grammatica e matematica: non li invidio proprio... era molto più facile essere bambini negli anni 70!
Qui sotto la bella sigla, in cui, leggo su Wikipedia, lo sconosciuto termine "Muppet" fu sostituito da "baubau"... l'abitudine degli adattatori italici di inventarsi cose a caso nasce molto prima degli scempi sui "cartoni animati giapponesi".
Perchè sostituire una parola sconosciuta come "Muppet" con una parola con accezione negativa come "baubau"?
Perchè un bambino/a avrebbe dovuto desiderare di fare i compiti con il "baubau"? O_o
E poi ti rompevano che non studiavi...
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AI TEMPI.
Questo è il secondo articolo presente nel numero 214 del 5 maggio 1982 della rivista di critica cinematografica, non bocciofila, "Cineforum".
Al link sotto il primo articolo: "Lo sbarco giapponese è diventato occupazione stabile"
Sottolineo che "Cineforum" si occupava approfonditamente di cinema, sia quello popolare, con articoli sugli spaghetti western o il filone della commedia erotica, ma anche la fantascienza hollywoodiana (di solito abbastanza critici), che quello d'autore, con numerosi articoli sul cinema giapponese. Questi ultimi erano sempre molto entusiastici, a dimostrazione che la redazione della rivista non nutriva nessuno spirito anti-nipponico. Io ho sfogliato 7/8 volumi di questa rivista, dal 1978 al 1982, ovviamente non ho letto tutti gli articoli, mi son limitato a leggerne i titoli, che permettono comunque di capire se il contenuto è favorevole o meno. Come nel caso di questi due articoli sui "cartoni animati giapponesi", dove, se ne primo il titolo era negativamente guerresco ("sbarco", "occupazione stabile"), in questo secondo si passa subito alla presenza del maligno...
Interessante notare che per scrivere questo articolo ci si siano messi in due, fatto che raddoppia lo sgomento e dimezza la tolleranza.
Il pistolotto parte sempre dalla diseducatività della televisone, ma questa non doveva essere una rivista di analisi cinematografica?
Ok che fu a causa dei programmi televisivi che il cinema ebbe il primo crollo di spettatori (perché pagare per vedere un film quando la tv ne mandava in onda uno quasi ogni sera?), quindi si può capire un certo astio dei giornalisti cinefili di "Cineforum" verso il mezzo televisivo, ma la parte analitica dov'è finita? O_o
I "cartoni animati", cioè, i "C.A." sono negativi per due motivi, solo due?!
Ma a favore nulla? T_T
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Anche ai maschietti più coriacei venne un mezzo magone nel finale del film di ET, mentre sfottiamo ancora oggi chi. in quel lontano 1982, si fece scappare la mezza lacrimuccia. Ho pianto molto, invece, nello sfogliare questo album Panini, veramente orrido, scialbo, sciatto, spoglio... posso solo ipotizzare che la persona che, fino al 1981, curava la pubblicazione degli album, fosse andata in pensione. Meglio dimenticarsi degli album fantascientifi come "Guerre Stellari" o "Ufo Shado", ma anche "Star Trek", questo "E.T the Extra-Terrestrial" è veramente disadorno. La scaristà di figurine, solo 123, dovrebbe renderlo facilmente reperibile a prezzi bassi, invece sul web lo si trova ai soliti 20/30 euro, a mio avviso 8 euro è il prezzo massimo che merita, che è quello che ho pagato io.
Le figurine, che dovrebbero essere il fulcro del divertimento di un album di figurine, sono così poche perchè non viene presentata la storia nel classico evolversi cronologico, ma per titoli: Love; Mystery; Discovery; Excitement; Fun; Suspense; Outrageousness(?!?!); Adventure; Imagination; Inspiration.
Come si può notare i titoli sono in inglese, ma solo quelli, mentre lo scarso scritto è in italiano.
Nel 1982 la padronanza della lingua inglese non era come quella che hanno oggi i bambini, quanti capitono cosa significasse "outrageousness"?
E comunque non credo che, anche oggi, in moltilo sappiano... cioè... io sono dovuto andare a leggere sul traduttore di Google che vuol dire "sfacciataggine" T_T
Ogni parola (in inglese) occupa una doppia pagina, in cui ci sono le figurine che per gli editori meglio incarnavano quel concetto.
Un bambino che non aveva visto il film non ci avrebbe capito una mazza... oppure un bambino che aveva visto il film, ma che voleva riviverne la storia, non ci avrebbe capito una mazza lo stesso.
Misterioso è il motivo che spinse la Panini ad inserire i titoli in inglese, mentre le poche righe di scritto sono in italiano, forse fu una traduzione parziale di un album pubblicato per il mercato estero?
Questo è veramente il più brutto album di figurine Panini che io abbia mai sfogliato!
Non che io fossi un drago ad attaccare le figurine, ma il/la bambino/a che attaccò queste doveva avere dei grossi problemi nella coordinazione occhio-mano, poi magari aveva 3 anni, il che capovolgerebbe il giudizio :]
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Si, lo so.
La confezione pare abbia fatto le guerre puniche, ed è così. E' una scatola "vissuta", oltremodo giocata, smisuratamente piaciuta, senza contare che avrà circa 40 anni. Questa confezione in particolare non mi è possibile datarla (neppure ai proprietari), non credo sia la prima edizione del 1974, perchè non torna con il conto dei nostri anni, oltre al fatto che ho visto scatole con le villette rosse (vedi anche la pubblicità su Topolino più sotto), e non blu come questa. Ergo questa deve essere una successiva (di pochi anni) riedizione, ma sempre della Editoys di Bollate, azienda italianissima.
Come identici, ovviamente, sono gli ideatori:
Moc & Gamba, alias Carlo Mocellin e Gianni Baldini.
La prima informazione l'ho recuperata dal libro "Dizionario dei giochi di società" di Enrico De Luca, che tramite il web mi ha permesso di risalire alla seconda: https://boardgamegeek.com/boardgamedesigner/17635/moc-gianba
Di giochi in scatola, ad ora, ne ho recensiti 17. Tra quelli a cui ho giocato di questi 17, e tra quelli che non ho recensito ancora, ma a cui giocai da bambino, Metropolis è tra i più belli, o forse il più bello.
Ringrazio Ivan e Simona, con i quali giocavo da bambino, che mi hanno prestato (sempre che io mi ricordi di restituirglielo ^^) il gioco per fare questa recensione.
Alla fine mancano solo 5 cartine verdi, un segnalino, un biglietto della lotteria, ma secondo i proprietari potrebbero essere in giro da qualche altra parte, e qualche albero è rotto.
Considerando la mega dotazione della scatola, era quasi destino che qualcosa si perdesse, e qualcosa si rompesse, tra l'alltro direi che un albero glielo ruppi io T_T
Non per nulla sul web Metropolis ha delle quotazioni da vendita di rene...
Cosa aveva di bello questo gioco?
Intanto la libertà di movimento sulla plancia di gioco, potevi scegliere sia dove andare che come muoverti, se a "piedi", in tram, in taxi o in metropolitana!
Certo, per vincere bisognava comunque seguire le indicazioni della mitica "Gazzetta di Metropolis", però cosa fare prima ed il percorso per arrivarci era totalmente libero.
Poi l'idea geniale che per lo svolgimento del gioco si dovessero seguire le notizie pubblicate su un "vero" quotidiano: "La Gazzetta di Metropolis, quotidiano indipendente del mattino di Metropolis".
A differenza di quello che si potrebbe pensare spulciando questo blog, io da bambino e ragazzino detestavo leggere, era proprio una cosa che odiavo, con qualche eccezione, tipo i Marvel della Corno o la "Gazzetta di Metropolis" ^_^
La lettura della Gazza doveva seguire un ordine:
prima le notizie della rubrica degli "Affari", poi la "Cronaca Cittadina", per ultima "Oggi a Metropolis".
Era il giornale che dettava i tempi degli avvenimenti, poi ognuno decideva la sua tattica, avversari permettendo. Dato che sovente gli affari che potevi realmente cercare di ultimare erano inferiori al numero dei partecipanti, non era inusuale che si finisse il turno a bocca asciutta... senza contare che il giocatore che concludeva dal secondo affare in poi poteva chiudere il giornale T_T
Un altro punto a favore del gioco era la mega dotazione: carte, cartine, permessi, assicurazioni, alberi, taxi, villette, addirittura grattacieli!
E tu vedevi, se eri abbastanza accorto e veloce nel seguire le news della "Gazzetta di Metropolis", il tuo grattacielo innalzarsi sempre più alto, mentre la sua ombra calava su quelli degli avversari: palazzinari da quattro soldi :]
Infine il gioco prevedeva una certa dose di cattiveria, moderata, ma concreta. Piazzare il cavalletto dei lavori in corso una casella prima dell'ingresso della Società Immobiliare, proprio davanti al pedone di un tuo avversario o avversaria, quando era in vendita l'ultima villetta, era una goduria incalcolabile (ihihihihihi).
Oppure girare la roulette e piazzare un bel rudere, che faceva perdere gli introiti del terreno, al posto di una bella villetta!
E quanto era godurioso chiudere il giornale al secondo affare che avevi concluso? oh oh oh
Una delle cose che rendeva il gioco divertente e giocabilissimo erano le istruzioni: chiare, semplici, non interpretabili, in cui era presente un indice in ordine alfabetico con tutti i nomi degli elementi del gioco.
Un altro aspetto, totalmente personale, e qui mi riferisco a me e ai mie amici di cortile, era che i nomi delle vie presenti sulla plancia erano le medesime di quelle della nostra zona, addirittura c'era anche la nostra via!
Nel fare qualche ricerca per questa recensione, ho scoperto che esiste un sito in cui si possono scaricare tutte le parti cartacee del gioco!
Un'idea che dimostra quanto Metropolis colpì tutti quelli che ci giocarono: https://metropolisfan.wordpress.com/
Ma quanto è bello? ^_^
Il bordino di adesivo ligneo sulla plancia di gioco non è una dotazione originale, ipotizzo fu messo dalla sorella del duo di proprietari.
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A MALINCUORE NON HO POTUTO FAR
COLLIMARE IMMAGINI E COMMENTO IN TUTTA LA GNRC, I POST CON LE
IMMAGINI CANCELLATE ERANO TROPPI...
Nuova soldataglia, stavolta tocca ai militari semplici di Vega.
Chissà se erano volontari oppure su Vega vigeva la leva obbligatoria, la naja veghiana...
Per lo meno sono stati immortalati nella classica posa che abbiamo imparato a vedere nella serie: mentre puntano il loro fucile laser.
Per il resto non è che abbia molto da aggiungere, li hanno fatti, ne prendo atto, li pago, e li porto a casa. E' diventato un mondo migliore? Non lo so.
In totale il personaggio non mi pare sia fatto malaccio, forse, per 12 € e 99 cent, non è fatto abbastanza bene. Ma si sa ormai che con i 13 euro di queste uscite mini si va a "compensare" i 20€ (T_T) dei pezzi più grandi.
Direi che di tanti personaggi di Nagai questi soldati sono esteticamente tra i più anni 70, assieme ad Hiroshi Shiba, con i loro piedi a zampa di elefante, la linea sinuosa, e i capelli, o qualsiasi cosa abbiano in testa, al vento.
Per un bambino del 1978, al suo primo impatto con i cartoni animati giapponesi, questi soldati alieni apparivano veramente... alieni.
Forse tra gli aspetti meglio riusciti della serie.
Mi pare che la testa sia venuta fuori un po' piccola, non che nel cartone fosse enorme.
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TITOLO: Lo Zecchino d'Oro, storia, personaggi, canzoni
AUTORE: Ferdinando Rossi
CASA EDITRICE: Federico Motta Editore
PAGINE: 111
COSTO: 20/25€
ANNO: 1969
FORMATO: 34 cm x 25 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN:
Penso che questo sia il primo libro pubblicato sul concorso de "Lo Zecchino d'Oro", e ne ripercorre i primi 10 anni, dal 1959 al 1969. Quindi, per un motivo essenzialmente anagrafico, non ha suscitato in me particolari emozioni o ricordi, tranne per l'edizione del 1968, che presentò della canzoni che ancora oggi possono essere ascoltate (44 gatti; Il torero Camomillo; Il walzer del moscerino).
La mia canzone preferita resta la successiva "La sveglia biricchina" del 1973, che ha il potere di commuovermi, e devo dire che in molti hanno la medesima reazione quando riascoltano la loro canzone preferita de "Lo Zecchino d'Oro", specialmente se si sente la versione originale, con la voce del bambino o della bambina che la cantò.
Forse è per questo che ricordo con più piacere le sigle dei "cartoni animati giapponesi", bei ricordi senza lacrimuccia.
Il libro contiene numerosissime fotografie, quasi tutte in bianco e nero, tramite le quali si ripercorre la storia della manifestazione canora dell'Antoniano.
Nella prima parte del libro si spiega anche il perché fu scelto il nome "Lo Zecchino d'Oror".
Dopo questa parte introduttiva si racconta la storia di ogni singolo festival canoro, con tanto di punteggi assegnati per le canzoni che arrivarono fra le prime.
Tranne per i primi due anni, sono presenti le foto di tutti i bambini e bambine che cantarono le canzoni dal 1961 al 1969.
Ovviamente c'è anche la scheda di Cristina D'Avena, che partecipò nel 1969.
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Quale bambino cresciuto tra la metà degli anni 70 ed i primi anni 80 non ha amato i mitici Trasferelli?
E quale bambino cresciuto tra la metà degli anni 70 ed i primi anni 80 non ha odiato i mitici Trasferelli che non si "trasferivano"?! T_T
Se c'era una cosa che mi faceva andare in bestia era proprio quando, dopo aver passato e ripassato accuratamente l'immagine del personaggio con la matita o la penna, questa rimaneva attaccata al foglio di plastica... lasciando sul cartoncino una figura monca... poi uno cercava di riappiccicarla... ma spesso il risultato finale era assai frustrante...
Comunque ho imparato a mie spese, cioè, a spese dei miei genitori, che non sempre era colpa mia (o nostra), capitava che alcuni fogli fossero fallati, non saprei bene dire in cosa difettassero, ma ti accorgevi subito se ti era capitato un Trasferello farlocco...
Erano giochi usa e getta, costavano poco, e duravano ancora meno, ma erano comunque divertentissimi. E c'era sempre l'opzione di non usare il cartoncino dello sfondo allegato al Trasferello, ma disegnarsi uno sfondo personale mettendo assieme diversi fogli, creando, così, una nuova storia.
La mia avventura coi Trasferelli penso sia iniziata fin da quando fecero la loro comparsa nei negozi di giocattoli e nelle cartolerie, con le confezioni dei romani o quelli sportivi, ma il top del top fu con l'avvento dei Trafserelli dei robottoni, e di Goldrake in particolare.
Come si può notare la rivista è ancora incelofanata dopa 34 anni, ed ancora incelofanato era il Trasferello di Goldrake!
Ho riflettuto molto se aprire la rivista ed il Trasferello, so che appena disimballato avrebbe perso tutto il suo valore. Ergo, dopo aver cogitato per ben 30 secondi l'ho disigillato, tanto io non sono mica un collezionista, e poi ne ho trovati due uguali :]
Il Trasferello aveva mantenuto intatto il suo classico odore chimico-plastico-olfattivo, che di colpo ti proietta indietro nel tempo, in un pomeriggio piovoso del 1979, che manco col Tardis faresti prima!
Un giorno qualcuno dovrà indagare sul potere mnemonico degli odori annusati da bambino:
Das (ed il Vernidas!!!), Pongo, le figurine Panini, Cristal Ball, ed ora i Trasferelli.
Poi c'è gente che è passata a sniffare altro...
Nella rivista ho trovato un paio di cose che non mi aspettavo:
una lettera di una mamma preoccupata per il contenuto diseducativo delle storie, tutte piene di combattimenti e violenza, con la risposta della redazione, assai polemica verso il genitore;
un gioco di strategia di Gundam, così strategico, che non l'ho capito...
Su Youtube si possono vedere molti video di unboxing, personalmente non li trovo molto interessanti, posso anche concepirli per l'ultimo ritrovato tecnologico, ma sono incappato in unboxing di scarpe da tennis... quindi, al posto del solito palloso unboxing-video, potrete ammirare la novità assoluta della pallossisima unboxing-scan!
Ma prima mi pare giusto tornare al Trasferello di Goldrake.
Si prega il lettore di non sbavare, grazie :]
Oltre ad essere un business di successo, ed aver creato una moda/divertimento che non esisteva, gli Ovetti Kinder non sono solo un guscio di cioccolato con dentro una sorpresina. Dietro ad ogni ovetto c'è un mondo intero di attività inndustriali, da quello prettamente tecnologico-alimentare, che non è mia intenzione sondare, ma che meriterebbe un libro a parte, a tutte quelle attività produttive e pubblicitarie legate alla sorpresina.
Senza contare la mania collezionistica che gli Ovetti Kinder hanno scatenato, e che personalmente non mi ha mai contaggiato, a dire il vero non sono mai stato un consumatore di Ovetti neppure da bambino. Indubbiamente, però, le Sorpresine Kinder sono diventate un simbolo, per alcuni un bel ricordo.
La geniale intuizione di Michele Ferrero fu quella di trasformare il piacere
dell'apertura dell'uovo pasquale in un atto non più relegato alla
Pasqua, spalmandolo in 12 mesi:
sorpresine tutto l'anno!
Benchè sono esistite anche sorpresine non di plastica (perfino io ricordo i bei soldatini in ferro), questo catalogo, e i miei prossimi post, si concentreranno sulle sorpresine fatte di polimeri, che per quanto semplici possano sembrare, talvolta, magari poco riuscite, nascondono un processo produttivo che penso possa risultare interessante conoscere.
Senza grandi pretese enciclopediche, cercherò di mostrare le sorpresine plasticose da un punto di vista a cui non si pensa mai.
Il tutto, comunque, parte dalla mostra (in realtà ci furono più eventi) del 2004, per il trentennale degli Ovetti Kinder.
Questo catalogo è quello della mostra allestita ad Alba, la capitale mondiale degli Ovetti Kinder, ma in quel periodo ne fu allestita anche una in Svizzera.
Il catalogo è impreziosito da una analisi di Alberto Abruzzese, a dire il vero c'erano anche gli interventi istituzionali dell'allora Presidente della regione Piemonte Enzo Ghigo... di un altro politico provinciale e del sindaco di Alba nel 2004, ma penso di aver fatto cosa gradita depennandoli dalle scan.
Ho diviso il catalogo in due parti, in quanto le scan erano parecchie, questa prima parte termina con una panoramica delle sorpresine Kinder singole. Infatti i curatori della mostra e del catalogo scelsero una sorpresina simbolo per ognuno dei 30 anni dalla loro invenzione.
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A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI
AI TEMPI.
Dopo i timbrini "Multiprint Milano" di Dumbo e Biancaneve ho pescato un articolo più confacente a questo blog: i Gatchaman.
Peccato che sia la versione francese della serie, che poi, da quello che ho visto sul web, era la medesima versione americanizzata che vedemmo noi su Canale 5, con il famigerato 7 Zark 7...
Dalla confezione si deduce che in Francia venne trasmessa un paio di anni prima che da noi, ma a noi basta e avanza aver trasmesso prima Goldrake (tiè!).
Francese o italiana che sia, la confezione mi dimostra che la "Multiprint Milano" aveva i diritti anche per serie giapponesi, benché probabilmente i diritti vennero ottenuti tramite gli "stravolgitori" statunitensi. Questo perché sulla confezione non c'è il nome della Tatsunoko, ma quello di una società che pare essere made in Usa:
"Sandy Frank Film Syndacation Inc"
I timbrini, a differenza di quelli intonsi della Walt Disney, sono stati usati. Si vede che un anime predisponeva di più il bambino a creare una storia ex novo, rispetto alle menate disneyane...
Comunque mancano solo le matitine, e forse l'album da disegno, sempre che in queste confezioni venisse allegato. Nel qual caso sarebbe interessante sapere se aveva una copertina con i personaggi dei Gatchaman, come quelli Disney, oppure fosse inserito un album anonimo.
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE
DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE
SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU'
CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO
RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR
COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO
A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL
BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO
A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI
AI TEMPI.
La gran parte degli articoli che ho postato fino ad ora erano di giornalisti non specializzati, pochi quelli di giornalisti, non dico esperti in animazione, ma almeno in cinematografia. Ergo le castronate, seppur non giustificabili, erano, almeno, prevedibili, specialmente quando si è abituati a scrivere senza informarsi sull'argomento dell'articolo. Le testate che hanno pubblicato questi articoli sugli anime sono delle più disparate, dai quotidiani o riviste mensili/settimanali nazionali, fino al Guerin Sportivo (che posterò più avanti), passando per Playboy, Penthouse e Topolino. Ma è la prima volta che trovo un articolo (in realtà sono due) di una rivista specializzata, i cui giornalisti scrivono con cognizione di causa, e che, all'occorrenza avrebbero potuto cercare informazioni aggiuntive durante qualche festival, magari sul cinema giapponese.
Il risultato finale è migliore?
Di certo è più approfondito.
Infatti Cineforum dedicò ben 10 pagine (con due articoli distinti) ai "cartoni animati giapponesi".
I contenuti dei due articoli, invece, pur non raggiungendo le vette di scempiaggini che si possono leggere in "Emeroteca Anime", sono abbastanza deludenti, anche perché nel 1982 c'era ormai stato il tempo di recuperare qualche informazione aggiuntiva. Non si era più nel Natale del 1978, colti di sorpresa dal successo dall'alieno Goldrake, dopo quattro anni (come recita anche il titolo di Adriano Bevilacqua), erano passate sugli schermi televisivi decine e decine di anime.
Purtroppo non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire, e neppure vedere, dato che leggere anche qui della "fantasia computerizzata", mi ha lasciato sgomento...
Ho sfogliato quattro anni delle pubblicazioni di Cineforum, e ho visto numerosi articoli dedicati al cinema giapponese, i cui toni erano sempre entusiastici, quindi la rivista non aveva nessun preconcetto contro le produzioni nipponiche, per lo meno cinematografiche.
Già il titolo è tutto un programma. Anche se oggi "occupazione stabile", vista la penuria di posti di lavoro, sarebbe un complimento, nel 1982 lo era ben poco. I giapponesi ci avevano invasi, dopo lo sbarco della testa di ponte di Goldrake ci avevano, infine, occupati...
Poteva mancare un bel Goldrake che sparava raggi mortali? No.
Notare la didascalia.
Comunque il giornalista, non so in base a quali fonti, dirette (le persone interessate) oppure indirette (precedenti articoli giornalistici), pare abbastanza informato sull'acquisto da parte della Rai di "Atlas Ufo Robot" al Mifed, peccato canni l'anno, non il 1976, ma il 1977.
Anche lui, dopo Nicoletta Artom (la protagonista della storia), afferma che Goldrake non lo voleva nessuno, e che il venditore francese non riusciva a piazzarlo.
Che l'esordio di Goldrake non ebbe grande fortuna, lo può scrivere solo uno che nel 1978 era adulto...
Nel settembre del 2009 mi sono recato al Museo Nazionale del Cinema di Torino per vedere questa mostra, sinceramente non sapevo cosa aspettarmi, e devo dire che appena entrato sono rimasto sbigottito, sbalordito, divertito e galvanizzato!
Le persone che erano con me, non appassionate di animazione giapponese, penso che non credessero ai loro occhi, ero a dir poco esaltato. Tornato, di colpo, un bambino dentro un negozio di giocattoli, ma non un negozio qualsiasi:
il negozio del non plus ultra delle cose più non plus ultra del nonplusultrismo :]
Appena entrati ci si trovava davanti a sei vetrine alte un paio di metri strapiene di modellini vintage di serie animate anni 60/70/80, per lo più di personaggi dei robottoni o fantascientifiche.
In un altro lato del museo c'era un megavetrinone con tutti i robottoni jumbo, una cosa da far spavento!
La mostra di Treviso "Giappone dai samuari a Mazinga" di qualche mese fa conteneva molto materiale proveniente dalle stesse collezioni, ma non paragonabile come numero totale di pezzi (o almeno questa è la mia impressione).
Ma la mostra non finiva qui.
Tutta la camminata che porta fino in cima alla Mole Antonelliana era piena di materiale inerente l'animazione giapponese, non solo anni 70 e 80: cell; manifesti cinematografici; materiale editoriale.
Penso che nel totale (Giocattoli/modellini, cell, materiale vario) sia stata la più grande mostra sull'animazione giapponese mai organizzata in Italia.
L'unica delusione, tanto unica quanto deprimente, fu che non era stato pubblicato nessun catalogo della mostra... una vera follia umana...
In questa recensione, un po' postuma, inserisco la quasi totalità delle foto che scattai allora, lo scopo è solo quella di ammirare una tale abbondanza di materiale quasi inestimabile, e ringraziare, con qualche anno di ritardo, i curatori della "Manga Impact" (tranne che per la mancanza di un catalogo...): Carlo Chatrian, Olmo Giovannini, Fabrizio Modina.
Avverto che, non solo non sono un fotografo, neppure amatoriale, ma quando ho scattato queste foto non pensavo sarebbero finite su un blog. Infine che la macchian fotografica digitale era abbastanza nuova nel 2009 (comprata nel 2007), ma che nel 2015 la qualità delle immagini potrebbe lasciare un po' a desiderare, ma mai quanto l'opera del fotografo T_T
Le sei vetrine stracolme di ogni ben di kami :]
La megavetrinona con i jumbo robottoni.
La mostra dedicata all'animazione.
Per prima cosa parto con le foto dei giocattoli e modellini, non sono in un ordine preciso, proprio a causa dello stato di agitazione mentale nel quale ero caduto momentaneamente ^_^
P.S.
Eviterò i soliti commenti, che nella quasi totalità sarebbero solo dei "stupendo, stupendissimo, megastupendo".