Ho riflettuto parecchio (che non vuol dire correttamente o sensatamente...) su questa recensione di "Anime Cult" numero 30, dopo gli annessi e connessi del numero 29 avevo sostanzialmente tre opzioni:
a) recensire il numero 30 glissando totalmente sugli sviluppi dopo il numero 29;
b) non recensire più "Anime Cult";
c) recensire il numero 30 illustrando (brevemente) gli sviluppi.
In ottemperanza con la rubrica "Com'è andata a finire?" della trasmissione "Report", ho optato per la "C", anche perché io nulla ho fatto di cui dovermi autocensurare :]
Come annunciato nei commenti del numero 29, il numero 30 presenta la citazione postuma per il "Cinevisor V35".
Mi avrebbe anche fatto piacere leggere qualcosa su come sia capitata la mancanza del watermark, ma piuttosto che niente, è meglio piuttosto.
Retroscena:
Dopo il post e commenti sul numero 29 di "AC" mi è parso il caso di contattare direttamente la Sprea, ho avuto la fortuna di entrare in contatto con una persona a modo che, dopo le legittime verifiche (potevo anche essere un millantatore seriale), ha concordato sulle varie mancate citazioni, assicurandomi che in futuro ci sarà più attenzione.
La cosa che, però, mi stava più a cuore era mettere un punto definitivo sulla paternità delle scan degli articoli della stampa finiti nella disponibilità della redazione di "AC" e mostrati fin dal numero 1.
Ribadisco ciò che ho già scritto fino alla noia:
non intendo dire che quelli sono miei articoli, ma che li ho riesumati io.
Senza la mia ricerca non sarebbero saltati fuori.
Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 12) (successivamente, dopo mie rimostranze in separata sede, son stato citato)
E' stato riconosciuto che gli articoli della carta stampata presenti dal numero 1 in poi sono quelli facenti capo alla mia ricerca, informazione che ai tempi ("AC" n° 1) era stata data alla redazione di "AC", senza che, però, venissi citato.
Io lasciai perdere, pensando che finisse lì, ed in questo fui poco avveduto.
Più importante ancora è che mi è stata data l'assicurazione che quel materiale (le mie scan della mia ricerca) non verranno più usate in "AC" né verranno date a terzi per qualsivoglia altro scopo.
Ovviamente nulla vieta agli eventuali interessati di recarsi in emeroteca a fare le medesime mie ricerche oppure comprarsi due bauli di riviste dagli anni 50 a fine anni 80 e pubblicare ciò che vogliono (mica è roba mia), ma deve essere il materiale della "loro" ricerca, non della "mia" ^_^
Scrivo questo per fare il punto zero della situazione, sperando di poter ricominciare a leggere "AC" senza doverlo analizzare al microscopio, facendomi venire il sangue amaro.
Detto tutto ciò, il numero 30 ha come focus il dossier sulla "Nippon Animation", anche di serie recenti.
Sono presenti due interviste, una a Pietro Ubaldi ed una molto interessante Silvano D'Auria.
Chiedo venia ma io non sopporto la voce di Ubaldi, è proprio un mio fastidio sonoro uditivo, poi il fatto che abbia doppiato anime con cui io non sono cresciuto, di certo non mi ha fatto affezionare alla sua voce, come è, invece, capitato con tanti altri doppiatori del "first impact".
C'é come sempre la rubrica di Nicola Bartolini Carrassi, che porta alla luce retroscena di cui io sono a digiuno, in quanto spesso sono riportate serie che non ho mai seguito, ma l'intento "svelatorio" è meritorio (così ho fatto la rima).
Di seguito inserirò il commento solo su alcuni scritti, non vuol dire che gli altri non meritino.
C'è anche da ammettere che la mia recensione del numero 30 non è più una primizia :]

Il primo articolo è sulla "seconda invasione" degli anime (questa volta anche manga) in Italia dagli anni 90.
Non me ne posso considerare un esperto, ammesso che io sia esperto in qualcosa, quindi la mia è stata solo una lettura di apprendimento.
Il tema, comunque, è trattato spesso in saggistica.
A pagina 15 è mostrata la copertina del saggio "Otaku, i giovani perduti del Sol Levante", identificandolo come uno dei primi esempi di tematica sulla cultura pop/anime nipponica.
A mio avviso si sarebbero dovuti citare altri due titoli che innescarono, oltre ad essere tra i primissimi, un nuovo interesse verso gli anime:
Due titoli differenti, sia per scopo che per analisi (e per numero di pagine), ma ricordo bene il piacere nel leggerli, visto che qualcuno mi ricordava, raccontava e spiegava ciò che avevo visto in televisione da bambino/ragazzino.
E' vero che sostanzialmente i due libri guardavano più alla nostra realtà, piuttosto che a quella nipponica, ma innescarono un nuovo interesse e generarono tanti altri libri/saggi.

Bella l'idea di far capire come si portava a termine uno "spaghetti manga" nei primi anni 80, che per i giapponesi a quanto pare son tutti fumetti pirata T_T

Numerosi gli articoli sulla "Nippon Animation", mi sono saltate all'occhio quelle che mi son parse un paio di contraddizioni, entrambe riguardano "Conan il ragazzo del futuro".
A pagina 36 si può leggere che la serie di "Conan ottenne un successo straordinario anche nel nostro paese".
Quel "anche" implicherebbe che ebbe successo in Giappone, ma io sapevo che non godette di grandi ascolti.
Io adoro "Conan il ragazzo del futuro", però non penso di poter affermare che in Italia ebbe un successo straordinario, tralasciando la totale assenza di merchandising italico, credo di non aver trovato neppure un articolo a lui dedicato sui 1755 da me riesumati fino ad oggi.
Non attirò l'attenzione neppure della stampa... eppure avrebbe meritato tanti articoli.
Sempre a pagina 36 viene specificato che il budget per ogni episodio fosse di 24 milioni di yen.
Sapevo che la serie non fu prodotta dalla "NHK" al risparmio, ma è la prima volta che leggo una cifra precisa.
Dove starebbero le contraddizioni?
Risaltano alle pagine 62 e 63 dell'articolo di Mario A. Rumor.
Infatti a pagina 62 si legge che "la prima uscita televisiva fu un disastro di ascolti", mentre a pagina 63 si può leggere che "la NHK... vuole investire con un prodotto seriale unico, di alta qualità e dai costi mai davvero rivelati".
Ai posteri l'ardua sentenza, poi magari sono io che ho interpretato male le frasi ^_^

Molto bello, seppur breve, l'articolo su "Anna"

Bello anche quello su "Conan", da chiarire se ebbe successo o meno in Giappone e se si conosca o meno il budget degli episodi.

Fa piacere leggere/capire come gli anime si fecero largo nelle televisioni e nei mercati di altre nazioni, in questo caso della Germania (Ovest, ovviamente).

Io (per fortuna) non uso i social, ma nonostante ciò sono stato cospicuamente investito dalla pubblicità di "Mazinga Z" che si scaglia contro le pantegane.
Spero che almeno questa volta Koji/Alcor/Rio se la sappia cavare da solo e non debba intervenire come sempre Tetsuya Tsurugi :]
L'articolo rende conto delle reazioni dei fan, per conto mio, quando ho visto questa pubblicità, ho pensato che Nagai non guarda troppo per il sottile quando si tratta di pecunia ^_^

Negli anni 90 mi capitò in un paio (o forse di più) di notti di vedere "Wedding Peach", non capendo perché lo trasmettevano di notte, visto che aveva contenuti tranquillissimi (per quel che ricordo, son passati 30 anni...).
L'articolo mi ha fatto capire perché a Mediaset ebbero questa idea geniale :]

Molto interessante l'intervista a Silvano D'Auria.

Nessun commento:
Posta un commento