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sabato 16 agosto 2014

Heidi (romanzo di Johanna Spyri)



TITOLO: Heidi
AUTORE: Johanna Spyri
CASA EDITRICE: Mursia
PAGINE: 222
COSTO: 1€
ANNO: 1977
FORMATO: 23 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN:

Essendo l'anime di Heidi tra i miei preferiti era già da parecchio mia intenzione leggere il romanzo di Johanna Spyri, e quando sono fortunosamente incappato in questa edizione del 1977, con tanto di fascetta richiamante la “meravigliosa fiaba presentata in 48 puntate alla tv”, non mi sono fatto scappare l'occasione. Anche perché di occasione si è trattato, visto che il libro, in ottime condizioni, mi è costato un euro.
In questa recensione farò regolare riferimento all'anime, riportando le parti difformi, ma anche quelle che sono rimaste inalterate rispetto al romanzo.
Penso che se Johanna Spyri potesse vedere come Isao Tahakata ha adattato il suo romanzo e resi vivi i suoi personaggi, per un mezzo di comunicazione che nel 1800 non era immaginabile, ne sarebbe rimasta contenta, tranne, forse, per l'omissione quasi totale della religione.
Questa edizione del libro mi ha fatto nascere un grosso dubbio sulla data di trasmissione dell'anime, che secondo varie fonti venne trasmesso per la prima volta nel febbraio del 1978. Il dubbio nasce dall'anno di pubblicazione del libro, il 1977 (che potrebbe anche essere il 31 dicembre del 1977), e dal fatto che sia sulla fascetta promozionale (che può essere applicata anche successivamente alla pubblicazione) che all'interno del libro (che invece è contestuale alla stampa) si faccia chiaro riferimento alla serie a cartoni animati, che non può che essere quella di Isao Takahata. Forse la casa editrice Mursia provò, prima che venne trasmesso in tv, a cavalcare in anticipo l'eventuale successo di Heidi a cartoni animati?



Personalmente io ho sempre collocato Heidi prima del 1978, intorno al 1976, ma poi leggendo vari libri (tra cui "Heidi") ed il web (Wikipedia) mi son convinto di ricordare male, benchè Marco Pellitteri nel saggio "Mazinga Nostalgia" specificasse che venne trasmesso la prima volta nel 1976.
A questo punto inizio a pensare che i miei ricordi, e quelli di Marco Pellitteri, fossero corretti, anche se nelle mie ricerche di vecchi articoli giornalistici ne ho trovati, per ora, solo del 1978.
Altra conferma sulla data del 1978 è l'album di figurine di Heidi (come un lettore mi ha fatto notare nei "commenti"), oltre alle pubblicità presenti nei Topolino, nessuna antecedente al 1978.
Resta un bel mistero questo libro... dopo questa disgressione sulle date torno al suo contenuto.
La prima cosa che mi ha sorpreso è che il nonno di Heidi dagli abitanti del villaggio non è chiamato “il vecchio dell'alpe”, ma “lo zio dell'alpe”.
Il romanzo inizia nella medesima maniera dell'anime, la zia Dete sta portando Heidi dal nonno. Piccola parentesi riguardo al nome Dete, nel libro "Heidi" avevo letto che il nome originale fosse in realtà Deith, ed è spiegato il perché divenne Dete, pagina 6: “... nota in Italia come zia Dete, a causa della traslitterazione in katakana, l'alfabeto giapponese abitualmente usato per i nomi stranieri, non riconvertita in italiano.”
Però nell'edizione in mio possesso la zia Dete italica si chiama ugualmente Dete, ergo parrebbe che non ci fu alcun errore di traslitterazione.
Nel tragitto la zia Dete inizia a spettegolare con una sua conoscente, ed è così che dal romanzo si viene a conoscere un po' della storia del “vecchio dell'alpe”, parte che nell'anime è sempre rimasta misteriosa, anche se avevo letto qualcosa nel già citato libro su Heidi.
Il nonno era il maggiore di due fratelli, i cui genitori avevano vari possedimenti, in pratica erano benestanti, ma era dedito al gioco e alle cattive compagnie, sperperò tutti gli averi di famiglia, facendo morire di dispiacere i genitori, addirittura rendendo povero il fratello minore. Quindi sparì per 12 o 15 anni, fece il soldato a Napoli, quando tornò al paese aveva con se un adolescente di nome Tobias (il papà di Heidi, ovviamente). Cercò di sistemare il figlio da qualche parente (non proprio una bella cosa), ma tutti si rifiutarono per come si era comportato negli anni passati, perciò andò ad abitare in un paese vicino, cioè dove si svolge il racconto. Della madre di Heidi nulla si dice, tranne che per una frase assai tranciante: “deve essere stata una dappoco, che ha incontrato laggiù (Napoli?!), e subito perduta”.
Ergo la nonna paterna di Heidi potrebbe essere italiana?!
Dete non si ferma qui con i pettegolezzi, aggiunge che il nostro vecchio dell'alpe a Napoli forse disertò, e che si dice avesse ucciso un uomo in una rissa.
Ergo, arrivati alla sola pagina 13 del romanzo, il nonno di Heidi è già completamente diffamato...
Il racconto di Dete si conclude col matrimonio di Tobias e di sua sorella Adelheid (la mamma di Heidi, ovviamente), che godeva di una salute cagionevole. Purtroppo Tobias, che faceva il carpentiere, due anni dopo il matrimonio, morì in un incidente sul lavoro, per il dolore Adelheid si ammalò e morì quando Heidi aveva solo un anno. A questo punto la comunità del villaggio, compreso il parroco(...), disse al nonno di Heidi che il triste fato dei due era il castigo divino per i suoi peccati. Questi non la prese tanto bene, e se ne andò su nella baita di montagna dove noi lo incontriamo nella prima puntata.
I tre enormi pini dietro la baita ci sono anche nel romanzo, come identica è la dieta a base di pane, latte, carne secca e latte di capra, inutile dire che anche il nonno del romanzo si affeziona subito alla piccola Heidi.
Riguardo le capre di Heidi, Bianchina mi pare di aver capito si chiami Schwanli, e Diana corrisponde a Barli, Mentre “Fiocco di neve” dovrebbe essere Schneehoppli, anche se nel romanzo non ci sono momenti in cui lei è protagonista come nell'anime.
Il nonno chiama ugualmente Peter “generale delle capre”, ma mancano tutti gli animali, a parte le capre, con cui Heidi fa amicizia nella baita: Nebbia, Cip, la figlia di Bianchina (Bella) e tutti gli animaletti a cui la bambina in inverno porta da mangiare sotto ai pini, pure i cacciatori non esistono.
L'anime ha in più tutta la gamma possibile degli eventi atmosferici: il vento, la nebbia e i temporali estivi sui pascoli; le slavine primaverili, le tormente di neve.
In pratica, nell'anime, viene esaltato il rapporto di Heidi con la natura (animali e condizioni meteorologiche), a compensare la mancanza del tema religioso, senza contare che il “brutto tempo” è uno dei pochi espedienti narrativi per movimentare un po' una serie come quella di Heidi.
Se è vero che nel romanzo la religione ha largo spazio, non è però così invadente come pensavo, le prime lodi a dio le si sente proferire dalla nonna di Peter, ed Heidi va a messa la prima ed unica volta solo a pagina 128.
Dal capitolo IV al V Heidi passa direttamente agli 8 anni, cioè quando il parroco del villaggio si reca dal nonno in primavera per convincerlo a mandare la bambina a scuola, e a far sì che lui si “riappacificasse con dio”. Dopo il parroco arriva anche Dete, la conversazione con il nonno è più dura, anche se pure nell'anime i due se l'erano cantate chiare, però nel romanzo Dete arriva a ricattare palesemente il vecchio dell'alpe:
... se voleste portare la cosa davanti al giudice, mettetevelo bene in testa, Zio: ci sono cose che potrebbero essere rievocate, cose che non udreste volentieri, perché, quando si ha già avuto a che fare con la giustizia, vengono riportati alla luce fatti ai quali più nessuno pensava”.
A questo punto il nonno rinuncia subito ad Heidi, mentre nell'anime Dete proponeva che fosse la bambina a decidere quale scelta fare, decisione presa tramite l'inganno, quindi il nonno era convinto in cuor suo che Heidi avesse scelto di seguire volontariamente sua zia. In entrambi i casi resta la bugia di Dete che promette a Heidi che la sera stessa potrà tornare dal nonno e che, comunque, potrà tornare a casa se Francoforte non le piacerà.
Il capitolo VI del romanzo è già ambientato a Francoforte, manca tutto il viaggio di Heidi verso la grande città, con Klara (con la K) che aspetta impaziente la bambina svizzera. Una Klara che viene descritta potenzialmente molto capricciosa e viziata, mentre nell'anime appariva disciplinata e succube della signorina Rottenmeier, infatti all'inizio del capitolo si può leggere:
Il signor Sesemann era, per lo più, in viaggio, perciò affidava l'intera casa alla signorina Rottenmeier, soltanto a condizione che la sua figliolina avesse voce in capitolo e niente si facesse contro il suo volere”.
La signorina Rottenmeier dell'anime ha il pieno controllo della casa e di Clara (con la C), è chiaro che sia la tutrice ad avere sempre l'ultima parola. Non per nulla Clara disubbidisce, la prima volta, alla signorina Rottenmeier per obbligarla a far tornare il padre che deve mantenere la promessa del viaggio da Heidi.
In cuor mio ho sperato che il “misericordia” pronunciato ad ogni piè sospinto dalla signorina Rottenmeier fosse una geniale invenzione del doppiaggio italiano, ma l'esclamazione è pronunciata subito anche nel romanzo, benché una sola ed unica volta, mentre nell'anime è ripetuta così ossessivamente da diventare un soprannome.
Una piccola differenza di terminologia riguarda il motivo della disabilità di Klara/Clara, nel romanzo è un problema di zoppia le cui cause non sono specificate, nell'anime è detto apertamente che da bambina Clara aveva avuto la poliomielite.
Gli accadimenti in casa Sesemann proseguono come dell'anime: gattini, tartarughe e suonatori di organetto, fino al fantasma finale.
Mancano, invece, i topini portati direttamente alla signorina Rottenmeier, ma in particolare mancano tutte le cose fatte con la nonna di Clara: la gita in campagna; le farfalle; l'arrivo della nonna di Clara vestita con la pelle dell'orso; il concerto coi bicchieri eseguita la prima sera; i tanti giochi fatti in casa; la stanza segreta che la signora Sesemann mostra ad Heidi per tirarle su il morale (dove c'è il dipinto del nonno con Petere e le capre); e la festa finale di addio.
Il romanzo vede, come l'anime, nascere immediatamente una simpatia e complicità reciproca tra Sebastian (Sebastiano) e Heidi, mentre la Tinette del romanzo è molto più antipatica, quasi cattiva.
Dopo la partenza del signor Sesemann arriva la nonna di Klara, con cui Heidi, a mio avviso, instaura un rapporto meno profondo, anche se la padrona di casa farà ad Heidi da catechista e, inoltre, sarà di stimolo, come nell'anime, affinché impari a leggere. Infatti sia nel romanzo che nell'anime il maestro, identicamente insulso, non riesce ad insegnare nulla ad Heidi, che fino all'arrivo della nonna di Klara resta analfabeta, si modificano, però, un poco le motivazioni di questo analfabetismo. Nel romanzo è la stessa bambina a rifiutarsi di imparare, perché Peter le aveva detto che era impossibile capire l'alfabeto, nell'anime il tutto non è dovuto ad un rifiuto categorico, ma ad un limite della bambina, che viene meno quando la nonna di Clara le regala un libro di fiabe (mentre nel romanzo le regala un libro illustrato.)
Nel romanzo mi è parso più accentuato il deperimento fisico ed emotivo di Heidi, specialmente dopo che la signorina Rottenmeier vieta alla bambina di piangere davanti a Klara, fin Sebastian si accorge che non mangia più ed è impallidita.
Scoperta l'identità del fantasma che terrorizza gli abitanti di casa Sesemann il dottore è molto perentorio sul da farsi: se Heidi non torna immediatamente sui suoi monti può morire!
A questo punto il signor Sesemann replica con una argomentazione non usata nell'anime, che mi è parsa assai egoista: si preoccupa di cosa potrà pensare il nonno di Heidi quando vedrà in quali condizioni di salute la bambina gli viene riportata.
Quindi chiede al dottore se, prima che Heidi intraprenda il viaggio di ritorno, non si possa fare qualcosa per ridarle almeno un po' di colorito, ma al rifiuto del medico il signor Sesemann si arrende ed ordina l'immediata partenza di Heidi, la mattina stessa, come nella serie tv.
Nell'anime il signor Sesemann aveva più confidenza con Heidi, nel romanzo la chiama “la bambina svizzera”.
Come per il viaggio d'andata, neanche descritto, anche il viaggio di ritorno con Sebastian è ben poco mostrato, non paragonabile al crescendo di felicità che si può ammirare nell'anime.
Uno dei motivi che preoccupano Heidi nel viaggio di ritorno, preoccupazione mai presente nell'anime, è che la nonna di Peter nel frattempo sia morta, e che lei non possa più rivederla né consegnarle i 12 panini bianche che reca con se.
Tra i tanti regali che Heidi porta in montagna ce n'è anche uno del signor Sesemann, un rotolo di banconote!
Anche nell'anime ci sono scene in cui c'è un passaggio di soldi (di norma un paio di monete), oppure regali costosi, ma il romanzo enfatizza questo aspetto, mostrando molto di più l'importanza del denaro e la differenza di status tra i cittadini e i montanari.
E' da questo punto che la religione ha la sua parte più importante nel romanzo. Heidi legge al nonno la parabola del figliol prodigo, questi ne rimane toccato, la sera prega dopo tanti anni che non lo faceva più, e la mattina successiva, una domenica, porta Heidi a messa. Finita la messa il nonno si reca dal parroco per chiedergli scusa del suo comportamento. Mentre nell'anime il nonno si riconquista la fiducia del prossimo un poco alla volta e con atti concreti, nel romanzo gli basta chinare il capo in chiesa per essere riaccettato nella comunità, che fino a poco prima lo odiava. Il festival dell'ipocrisia!
A questo punto si ritorna a Francoforte, dove l'obbiettivo si sposta sul dottore di Klara, a cui, dopo la moglie, e morta da poco la giovane figlia, disgrazia che lo ha fatto piombare nella più profonda tristezza. Il romanzo elimina tutti i dubbi sul viaggio di Klara sui monti, la decisione è già presa, non esistono problemi legati alla sicurezza della bambina disabile. Il dottore parte per andare da Heidi solo allo scopo di riacquistare un po' di gioia di vivere. La visita del dottore occupa più di un capitolo, ed è in questo frangente che l'anziano signore si affeziona ad Heidi come se fosse sua nipote. Si crea tra i due una rapporto affettivo molto più profondo rispetto all'anime.
Nell'anime è Heidi a convincere sia il nonno che il dottore sull'importanza del viaggio in montagna, dato che entrambi inizialmente sono contrari, la Heidi del romanzo non deve lottare per le proprie idee, tutto è già stabilito in favore di un lieto fine.
Nel romanzo la casa invernale di Heidi e del nonno è ben specificato che non fosse proprietà loro, a differenza dell'anime, dove il nonno, riferendosi ad essa, dice: “la mia vecchia casa”.
Mancano tutte le sfaccettature dell'inverno passato in paese, per esempio niente gara con le slitte, che Peter, nell'anime, vince con un esemplare costruito da lui stesso.
L'unico aspetto raccontato nel romanzo dell'inverno in paese è quello in cui Heidi riesce ad insegnare a leggere a Peter, senza farsi scrupoli di usare minacce e ricatti. Infatti Heidi si è convinta che il lungo inverno sarebbe meno noioso per la nonna di Peter se qualcuno le avesse letto i canti religiosi, e l'unico che può farlo è il nipote.
Finalmente arriva giungo e Klara giunge da Francoforte, e , sorpresa, non c'è la signorina Rottenmeier, rimasta a casa perché impressionata negativamente dai racconti di Sebastian sulla pericolosità dei monti. La signorina Rottenmeier non farà più capolino nel romanzo, dimostrando, rispetto alla sua omologa dell'anime, molto meno attaccamento verso Klara. Infatti la signorina Rottenmeier di Takahata compie un sacrificio personale nel seguire Clara, anche se noi tutti avremmo preferito non vederla più...
Ad accompagnare Klara nel romanzo è sua nonna, e nel loro primo incontro con il nonno di Heidi si viene a sapere un particolare della vita passata del vecchio. La nonna di Klara si complimenta col nonno di Heidi per come sa trattare bene una persona con disabilità, Johanna Spyri ci svela che nella sua vita da soldato si era preso cura, finché morì, del suo capitano rimasto mutilato in una guerra in Sicilia. Il romanzo ci mostra un nonno infermiere.
Un'altra differenza, ritengo non piccola, riguarda la dieta di Bianchina. Nell'anime sono Heidi e Peter a cercare tutte le erbette prelibate per rendere più nutriente il suo latte, mentre nel romanzo il nonno si limita a dire a Peter di lasciare la capra libera di pascolare dove vuole, e lei troverà ciò che le serve. Viene così a mancare tutta la collaborazione dei bambini per aiutare Klara, di nuovo Peter rimane in disparte.
Lo stesso giorno dell'arrivo di Klara e della nonna è lo stesso nonno di Heidi a proporre che si fermi nella baita almeno un mese, non viene mai fatta nessuna obbiezione da parte della signora Sesemann, che, addirittura, neppure rimane a fare compagnia alla nipote, preferendo il soggiorno in una località un po' più distante (nell'anime si era comunque fermata qualche giorno, il tempo per cacciare la signorina Rottenmeier ed organizzare la festa per Peter).
La nonna di Klara, ripartita subito, si fa viva inviando sulla baita due letti nuovi, in modo che le bambine non debbano dormire sulla paglia.
La prima gita sui pascoli avviene ben settimane dopo l'arrivo di Klara (mentre nell'anime capita dopo due o tre giorni), durante quel lasso di tempo il nonno di Heidi chiede alla bambina di sforzarsi di camminare.
Del rapporto tra Klara e Peter rimane solo la gelosia di quest'ultimo, il romanzo li vede praticamente estranei, anzi, il pastorello del romanzo è più rancoroso, più cattivo. E' lui, infatti, invece della Clara dell'anime, a distruggere volontariamente la sedia a rotelle in un momento di pura cattiveria. Peter distrugge la sedia a rotelle con uno scopo, senza di essa “la straniera” sarebbe dovuta tornare a casa sua, a dimostrazione che dopo ben tre settimane per il pastorello la bambina era una straniera.
Il primo passo di Klara nel romanzo avviene senza allenamenti (che nell'anime durano più puntate) e senza colpi di scena (niente mucca che spaventa Clara), arrivati al pascolo Heidi vuole portare la bambina in un vicino campo di fiori, chiede aiuto a Peter, che si sente in colpa per ciò che ha fatto, issano la bambina e questa compie qualche passettino, fine. Non ci sono esercizi, impegno, capricci, cali di fiducia.
Poi un giorno arrivano la nonna e il papà di Klara, vedono la bella sorpresa e finisce, di nuovo, tutto.
A questo punto Peter, davanti a tutti, confessa il suo peccato, ma riceve in compenso l'esaudirsi di un suo desiderio: un decino (un soldo) ogni settimana per tutta la vita.
Questo è il punto del romanzo in cui il denaro e la sicurezza economica entrano in scena. Infatti Peter non è l'unico a beneficiarne, visto che la nonna di Klara gli promette di ricordarlo nel suo testamento, il signor Sesemann chiede al nonno di Heidi cosa essi vogliano, e lui chiede solo che quando lui non ci sarà più Heidi possa contare sull'appoggio dei Sesemann. Il signor Sesemann gli risponde che Heidi fa ormai parte della famiglia, è per lui come una figlia, ergo avrà una parte dell'eredità.
Heidi, invece, non chiede nulla per se, ma un letto nuovo per la nonna di Peter (la scena della consegna del letto la si vede anche nell'ultima puntata dell'anime), il che porta a tre i letti che da Francoforte sono arrivati sulle montagne svizzere.
Per ultimo il dottore, che si era affezionato ad Heidi come ad una nipotina, va a vivere in paese, ristrutturando la casa invernale presa in affitto dalla bambina e dal nonno, in modo che vi vivano tutti e tre assieme. Diventando così il secondo nonno di Heidi, cioè una seconda eredità in arrivo per l'orfanella svizzera!

Questa edizione contiene anche qualche tavola disegnata, per prima, però, inserisco la scan della copertina senza la fascetta promozionale.






Il maestro sullo sfondo, e la signorina Misericordia in primo piano.








2 commenti:

  1. Anche io avrei detto prima del '78, però sono andata a dare un'occhiata nell'archivio di robozzy.com e lì dicono che l'album di figurine uscì nel primo semestre del '78. Se l'avessero trasmesso un paio di anni prima non avrebbe avuto molto senso far uscire le figurine così tardi, a ridosso della programmazione di Goldrake, per altro.
    Troppi cartoni... troppi anni! ;-)

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    Risposte
    1. Ciao Anonimo, ma di cognome o di nome? ^_^
      Si, hai ragione, ho controllato sul album di Heidi, ed effettivamente è del 1978, e poi nessun articolo giornalistico è antecedente al 1978. Ergo mi sa che ricordavo male, resta il mistero sulla data di pubblicazione di questo libro. Ok, la fascetta promozionale possono averla aggiunta dopo, ma il commento interno che ho scannerizzato?

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