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domenica 4 maggio 2014

"Mazinga, Dragun, Goldrake" - Ovvero, quanti padri ha Goldrake? Topolino 1273 del 20 aprile 1980


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.



Fin i latini ci avvertivano di questo: "Mater semper certa est, pater nunquam".
Quindi non sorprende che la paternità di Goldrake sia per i giornalisti italiani materia incerta.
Go Nagai? Si, ma solo nel 1982 Vittorio Zucconi svelerà alla massa il nome del vero padre di Goldrake e soci: La parola al papà di Mazinga.
Il 12 aprile del 1980 su "La Stampa" si poteva leggere un articolo che spacciava Toshio Katsuta come papà di Goldrake: Goldrake da Tokyo con amore.
Il 20 aprile (solo 8 giorni dopo) su Topolino la paternità di Goldrake viene affibbiata all'inconsapevole Tadanao Tsuji.
Se l'autore (sconosciuto) di questo articolo su Topolino avesse letto "La Stampa" della settimana prima gli sarebbe venuto qualche dubbio, o magari no?
"Dragun", chi è costui? Direi il Getta Dragon detto alla bergamasca.


Il tono di questo breve articolo non è molto amichevole, simile ad uno precedente in cui si accusavano i "cartoni animati giapponesi" di essere fatti col computer, in sequenza si può leggere: "Ossessivo, implacabile, ineluttabile, novello pifferaio di Hamelin, quotidiana dose, mania collettiva, affaristi, quarantena".
E' comprensibile che la Walt Disney Italia non apprezzasse molto il successo degli eroi nipponici, però dar loro degli "affaristi nati" merita un bel "da che pulpito!".
Negli articoli giornalistici che ho raccolto fino ad ora ho notato spesso che gli anime venivano associati a termini che di norma si utilizzavo per le droghe, e questo non faceva eccezzione: "... li trasporta davanti al video mantenendoli incollati per la quotidiana dose di avventure".
L'autore ci informa che il successo dei "cartoni animati giapponesi" è mondiale, tranne, però, in Germania, dove sono stati messi in quarantena, il perchè non ci viene svelato.
Da Wikipedia: La quarantena è un isolamento forzato, tipicamente utilizzato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso (spesso una malattia).
Infine al povero Tadanao Tsuji è data la colpa di questa "mania collettiva", in quanto inventore di Goldrake. Comunque Tadanao Tsuji ebbe un ruolo importante alla Toei, ed in tutti quei primi cartoni robotici, in particolare in Goldrake curò i fondali con l'incarico di designer.


martedì 19 dicembre 2023

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 14)


Per questo numero la redazione ha rimesso in primo piano i vecchi robottoni più amati, Goldrake, i Mazinga e Jeeg, cercando di guardarli da angolazioni diverse. Intento necessario e meritorio, difficile riuscire sempre a indirizzarlo in porto. L'importante è comunque provare a fare qualcosa di diverso.
In apertura il CEO, nel suo editoriale, si lancia in una comprensibile auto incensatura di "Anime Cult", arrivando ad affermare, dopo averlo spiegato, che la sua pubblicazione abbia "una qualche affinità con le riviste universitarie". Non so, non avendo frequentato l'università e non avendo letto riviste universitaria non ho ben chiaro il termine di paragone, ma se queste riviste universitarie proponessero degli studi accademici, forse si è un pelino esagerato nella similitudine  ^_^
Uno dei punti che per il CEO rende "Anime Cult" così unica sarebbero i "materiali rarissimi (scovati chissà dove) soprattutto editoriali; in questo numero alcune pagine di TV Sorrisi e Canzoni di fine anni 70..."

Anche lo scritto tra parentesi, cioè il "scovati chissà dove" è del CEO, e mi vien da aggiungere che non c'è bisogno di "scovarli", una quantità mostruosa è qui su questo blog: 1209 documenti.

Io questi articoli li ricerco dai primi anni 2000, mi chiedo dove fosse il CEO nel frattempo  :]
Peccato che l'articolo di "TV Sorrisi" citato dal CEO ed inserito in questo numero, linkato più sotto, non è di fine anni 70, ma di inizio 1980.

Anche in questo numero non è presente in copertina la pubblicizzazione dell'intervista vecchia come il cucco e fatta da chissà chi ad un autore nipponico, per il semplice motivo che non c'è, ma come sempre ci sono numerose interessanti interviste fatte dalla redazione a personaggi italici:
Tony Fusaro;
Federico Ghiso (collezionista di giocattoli);
Pasquale Ruggiero (editore);
Leo Ortolani;
Mauro Goldsand (autore di sigle, seconda ed ultima parte).


Il corposo indice del numero.

Di seguito, come è mio uso, "lancio" alcuni articoli che mi hanno colpito.



Si cerca di creare un collegamento tra il multiverso Marvel e le opere di Leiji Matsumoto degli anni 70 (ed oltre), cosa che può valere anche per Nagai.
Non so, sono rimasto un po' dubbioso, secondo me talvolta (o spesso) si cerca di spiegare/motivare a posteriori delle dinamiche editoriali che nacquero o per puro caso oppure solo per far soldini, ma senza l'intento pianificato di creare un multiverso. Ammesso e non concesso che io abbia capito consa intendesse l'autore per "multiverso Marvel". 
Forse capita che i fan non si vogliano rassegnare al fatto che il mangaka famoso abbia semplicemente negli anni creato storie un po' ripetitive con gli stessi personaggi, cercando di massimizzare il guadagno riducendo il suo sforzo al minimo andando incontro ai gusti del momento del proprio pubblico di lettori. Oppure che il mangaka (non necessariamente Leiji Matsumoto, sia chiaro), fosse un po' casinista (tipo Nagai), creando storie un po' a caso.

giovedì 24 agosto 2017

"Heidi, Goldrake, Harlock and co.", di Giuseppe Breveglieri (riprese filmate Antonio Bucci - montaggio Gianbattista Mussetto) - "Tam Tam - attualità del TG1" 6 aprile 1979


  
"Il quartiere di Nerima, nella periferia di Tokyo, è un dedalo di stradine a più di due ore d'auto di questa grande metropoli."

Sono queste le prime parole della puntata di "Tam Tam" andata in onda il 6 aprile 1979 alle 20,40, cioè l'orario che noi oggi chiameremmo del "prime time". Puntata dedicata ai cartoni animati giapponesi.
Sinceramente non ricordo di averla vista ai tempi, non credo, altrimenti lo rammenterei, e fu un vero peccato, perché era, ed è, veramente interessante.
Intanto è giusto specificare per i più giovani che "Tam Tam" era una trasmissione informativa seria, non per nulla si fregiava del titolo di "attualità del TG1". Nulla a che vedere con le trasmissioni di "attualità" di oggi, tranne poche eccezioni (Report e soci).
Quindi il fatto che la Rai mandasse una troupe a Tokyo per avere informazioni di prima mano sugli anime è già la dimostrazione di quanto fu travolgente il successo di questi primi anime.
E di quale livello è l'informazione data dalla Rai?
Tranne qualche nome errato, che si potevano risparmiare con un po' di attenzione in più, e che potrebbe dare l'impressione iniziale di essere una trasmissione alla "Studio Aperto", i 15 minuti del servizio smantellano gran parte delle bufale che si potevano leggere sui quotidiani.
Peccato che i primi a non guardare questa puntata di "Tam Tam" furono i colleghi di Giuseppe Breveglieri... che continuarono imperterriti a sparare per anni le solite fake news a caso...
Oltre alle numerose informazioni, sono presenti un sacco di anteprime da far venire l'acquolina in bocca a qualsiasi bambino dell'epoca. Parecchi secondi in cui ci vengono mostrati Mazinga Z, che quasi quasi pare fin una serie avvincente, Capitan Harlock, Anna dai capelli rossi e Judo Boy!
Purtroppo nei programmi tv del 6 aprile 1979 (TV Sorrisi e Canzoni n° 13)  non è annunciato questo servizio sugli anime, né c'è un minimo di anteprima scritta, solo il nome della trasmissione.


Un vero peccato, perché il giorno dopo per la trasmissione "Apriti Sabato" (non "Apriti Sesamo"), che era dedicata al Giappone, dal titolo "I figli del Sol Levante", è presente un esauriente anteprima della puntata.
Ad ulteriore dimostrazione di quanto il Giappone suscitasse interesse.


Questo servizio di "Tam "Tam" sugli anime era già stato commentato sul web (direi per la prima volta) sul sito di "Rapporto Confidenziale", con una analisi dei contenuti ad opera di Mario Verger molto valida, molti di più di quello che potrei mai fare io.
Ho deciso di postare questo "doppione" solo per mostrare più immagini possibili di quel servizio, a beneficio di chi non lo ha mai potuto vedere, ed inoltre sul web capita che le cose spariscano, meglio avere più fonti. Perché questo servizio di "Tam Tam" è realmente storico.
Ho trascritto tutto il parlato (in corsivo) e lo posterò in sincrono con le immagini, cercando, però, di non spezzettarlo troppo.
Eccolo! E' lui! Goldrake!
Penso che da bambino mi sarei messo a piangere, e non ero un bambino frignone  :]

lunedì 16 marzo 2015

"Nella cassaforte degli Ufo 35 miliardi all'anno" - di Daniel Jarach - Domenica del Corriere 10 gennaio 1981



Ho trovato questo articolo di Daniel Jarach su una fonte veramente inaspettata, tra le pagine dell'artbook "Exhibition Go Nagai", pubblicato nel 1998. Oltre a presentare la biografia del creatore di tanti robottoni, è presente un capitolo coi successi internazionali (per lo più in Italia e Francia) dei sui personaggi, sono mostrate sia le pubblicazioni editoriali autoctone di varie nazioni, ma anche i giocattoli, in particolare ci sono due articoli giornalistici, uno francese e questo della Domenica del Corriere. Nell'artbook non presenti commenti giapponesi agli articoli, che non sono proprio pieni di complimenti verso la produzione nipponica, ci si limita alla foto, a dimostrazione di quanto successo avessero avuto in queste nazioni.
Ho provveduto a scannerizzare l'articolo ingrandendolo, e cercando di renderlo il più leggibile possibile, motivo per il quale lo scritto risulta un po' scuro. Purtroppo mi è rimasto il dubbio che l'articolo proseguisse con una seconda parte sulla Disney, tanto per contrapporre i cattivi jappo ai buoni yankee, però questa parte sugli anime penso sia completa.
Nella prima parte dell'articolo l'autore introduce il lettore all'intervista con Chiaki Imada, l'allora presidente della Toei Animation, ovviamente sulla correttezza traduzione ci si deve affidare alla speranza che il tutto sia stato fatto in maniera professionale. Per fortuna viene posta la fatidica domanda sull'uso del computer per creare i cartoni animati giapponesi, ma la risposta di Chiaki Imada è un po' contraddittoria, nega indirettamente che fino ad allora sia stato usato il computer, in quanto il cervello elettronico non è ancora pronto, lo sarebbe stato tra poche settimane... Magari il presidente della Toei voleva fare un po' lo sborone con gli intervistatori italiani, oppure la traduzone fu erronea, non lo sapremo mai.
Il titolo rende già autorevole la fonte, in quanto è il "papà di Goldrake e Mazinga" a parlare, questo è, se rammento bene, il quarto padre che i giornalisti italici trovano a Goldrake e Mazinga, e solo in un caso il padre era quello biologico:
Toshio Katsuta nel 1980
Tadanao Tsuji 1980
Go Nagai nel 1982

Edit
Ho modifiato la data della pubblicazione dell'articolo, avevo invertito la sequenza di mese e giorno nella riga in giapponese, ergo non era l'1 ottobre, ma 10 gennaio.

I  "telerobot giapponesi" non possono che essere "famigerati", mentre i cartoni made in Walt Disney sono "tradizionali", la partenza rende già l'idea di come la pensi il giornalista.

lunedì 5 agosto 2019

"Dossier: I mostri d'acciaio" - 9 articoli su La Repubblica del 3 gennaio 1981


All'inizio di gennaio 1981 il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari pubblicò addirittura un dossier sui cartoni animati giapponesi, che nel titolo parrebbe dedicato solo ai robottoni, in realtà trattava varie serie arrivate in Italia.
Non per nulla nella prima pagina dello speciale si può ammirare Goldrake che stringe nel suo pugno Candy Candy.
A dire il vero La Repubblica non si distinse per una particolare attenzione verso l'animazione giapponese in Italia, fino ad oggi ho rinvenuto solo 17 articoli, si fece perdonare con questo dossier.
Immagino l'iniziale curiosità del bambino/a o ragazzino/a a cui il padre o la madre passarono queste quattro pagine dense di analisi ponderate: i propri eroi animati campeggiavano sul quotidiano comprato da mamma e papà!
La curiosità mista ad uno spicchio di felicità si tramutarono presto in delusione, quindi in rabbia:
i giornalisti che si erano occupati dell'inchiesta sparavano a zero sui cartoni animati giapponesi...

Vabbè... sparavano ad alzo zero un po' tutta la carta stampata, perché la redazione de La Repubblica avrebbe dovuto fare diversamente?  ^_^
Solo che i bambini che, eventualmente, lessero queste pagine non potevano contestarne le informazioni: "era scritto sul giornale!"



Actarus, stritola Candy Candy, ti prego!  ^_^
L'articolo d'apertura del dossier è a cura di Marco Giovannini, che nelle tre (non poche) colonne ribadisce tutte le cose che si scrivevano a proposito degli anime, sia quelle corrette che quelle inventate di sana pianta...
Accidenti... è uno speciale, immagino preparato con un certo anticipo rispetto ai normali articoli del resto del quotidiano, perché non cercare una fonte giapponese che spiegasse la realtà dell'animazione giapponese?
Non sarebbe stato un bello scoop?
Ed infatti uno degli articoli fu scritto da un inviato in Giappone, ed il contenuto risulta veritiero, peccato che gli stessi colleghi del giornalista di questo dossier, non lessero il suo scritto...




Ho modificato l'incolonnamento dell'articolo per renderlo più leggibile senza doverlo spezzettare  ;)
Inutile dire e il giornalista è abbastanza aggressivo verso i cartoni animati giapponesi, la cui invasione fu etichettata come "subdola", senza parlare "dell'occupazione paramilitare" dei canali televisivi... ma chi comprava gli anime?
Mi sembra un po' lo stesso discorso di alcuni milanesi che danno addosso ai cinesi perché in questi anni hanno comprato a man bassa gli esercizi commerciali... prima i negozianti milanesi incassano il cash cinese, poi si lagnano della perdita dell'amato negozio che avevano da generazioni...
Tralasciando gli errori dei nomi, bellissimo il lungo elenco delle serie nipponiche che invadevano le televisioni, peccato che il giornalista ci mise dentro pure "Josie e le Pussycats", della americanissima "Hanna & Barbera"  ^_^
Ci viene spiegato che Tadanao Tsuji, oltre ad essere il papà di Goldrake, era l'inventore pure di Capitan Harlock, alla faccia di Leiji Matsumoto  ^_^
I genitori di Imola passano da 600 a 1600, forse a causa dell'inflazione galoppante del periodo?
Sono riportate correttamente le notizie anche commerciali del successo degli anime in Italia, ma perché fruttavano così tanto le serie animate giapponesi?
"... perché i giapponesi continuando ad usare computer e mano d'opera coreana per abbassare i prezzi, difficilmente possono trovare concorrenti.".

Ma perché se i giapponesi avevano questi fantascientifici computer, dovevano usare la mano d'opera coreana? Facciamocela una domanda  :]
Sul finale dell'articolo posso sbagliare, ma a me pare che non furono i giapponesi a fare una seconda edizione di Godzilla per il mercato statunitense, ma furono gli americani per venire in contro ai propri gusti e per non dover vedere dei giapponesi che erano protagonisti del film...
Quindi, se non  rammento male io, successe proprio l'opposto di quello che scriveva Giovannini.

martedì 8 novembre 2016

TV Sorrisi e Canzoni N° 4 dal 27 gennaio al 2 febbraio 1980 - "Goldrake è nato proprio qui" di Paolo Cucco + "Il primo è stato un dinosauro" di Nicoletta Artom + Maurizio Costanzo vs Goldrake e Fonzie PARTE 1



Mi sono reso conto che fino ad oggi non avevo recensito "TV Sorrisi e Canzoni" dell'annata 1980, rimedio subito  ^_^
Non riporterò la scan dell'indice in quanto mancano un paio di pagine iniziali, motivo per il quale lo comprai ad un prezzo più che onesto, comunque ho omesso un paio di articoli su due sceneggiati ("L'enigma delle due sorelle", "La Velia"), una mega intervista alla moglie dell'ex Scià di Persia, uno speciale sulle canzoni di Sanremo dei precedenti 30 anni, un articolo sulla tournè di Venditti.
Il "TV Sorrisi e Canzoni" numero 4 del 1980, oltre al mitico articolo di Paolo Cucco in cui la paternità di Goldrake e Capitan Harlock sono appioppate a Tadanao Tsuji, e al fatto che persista sull'uso del computer per gli anime, c'è anche un articolo di Nicoletta Artom che ripercorre la storia dell'animazione statunitense. Infine Maurizio Costanzo, nella sua rubrica settimanale, si concentra su Fonzie e Goldrake, e le sue considerazione avranno delle repliche in un numero successivo, che mostrerò dopo questo.  
L'articolino del 20 aprile 1980 su Topolino dal titolo "Mazinga, Dragun, Goldrake"
immagino nasca proprio da quello di Paolo Cucco, uguali sono le (dis)informazioni, identiche le foto.
A dire il vero Maurizio Costanzo giudica negativamente più Fonzie che Goldrake, che ammette di rimanergli incomprensibile, ma allora perché ne parla?
Le considerazioni di Costanzo scateneranno le repliche di alcuni lettori, a cui lo stesso giornalista risponderà un po' piccato. Del tipo, io posso criticare, ma se voi criticate me che sto criticando qualcosa, il gioco non mi garba più  :]



La cosa comica è che il pezzo di Paolo Cucco viene collegato dalla rivista a Mazinga Z, vedasi rete di trasmissione ed orario in alto sulla pagina destra, ma nell'articolo il robottone pilotato da Ryo/Koji Kabuto non è citato manco mezza volta!  ^_^
Guardando la pagina viene spontaneo immaginare che stiano per replicare Goldrake, ed invece è Mazinga Z...   >_<
E' citato "Mazinga", e ci si riferisce al "Grande Mazinga", che da noi arrivò prima dello zeta.




Ripropongo la rubrica di Costanzo un po' più in brande, e poi gli scritti di paolo Cucco e Nicoletta Artom.
Costanzo esprime comunque almeno un complimento verso gli anime, riguardo la qualità, poi ammette la sua ignoranza sui contenuti, forse troppo complessi per un adulto del 1980. Molto più aggressivo verso Fonzie, che probabilmente incarnava una propaganda statunitense esageratamente ottimistica.