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domenica 31 agosto 2014

(Atlas) Ufo Robot Goldrake DVD 1 Yamato Video/Gazzetta dello Sport



Dopo 36 anni di attesa esce la versione originale di Goldrake col doppiaggio storico, perché poi ci sarebbe quella D/visual incompleta e col nuovo doppiaggio, con annesse tutte le polemiche su assenza del doppiaggio storico e fregatura finale (su cui non mi dilungherò visto che hanno occupato, ed occupano, pagine e pagine web).  Per fortuna io non faccio parte di quello sfortunato popolo di fan che è rimasto con la serie D/visual inCOLPIta... ehm... incompleta, semplicemente perché non compro più da tanti anni serie in DVD (prima VHS) e fumetti che non siano terminate. Non per mancanza di fiducia nella case editrici, sia chiaro, è perché proprio non mi fido :] ed anche questa volta, a parte questo primo storico (e praticamente gratuito) DVD, seguirò la mia solita filosofia: quando la serie sarà terminata ne valuterò l'eventuale acquisto.
Son finiti i tempi delle edizioni pezzotte, che comunque dobbiamo sempre ringraziare, visto che senza di loro tantissime serie sarebbero finite nel dimenticatoio.
Quindi grazie alla Yamato Video che ha compiuto il miracolo che pareva impossibile per la D/visual: una buona qualità video, il doppiaggio storico, un nuovo doppiaggio con i nomi originali (ammesso interessi a qualcuno), e una traccia audio in giapponese sottotitolata.
Noto che dal titolo della serie è scomparsa l'erronea dicitura italica "Atlas", dovuta ad un malinteso che fece scambiare il termine francese "Atlas", che significa "guida", per parte del titolo.
Già sul web si leggono infinite disquisizioni sulla qualità video/audio di questa edizione Yamato, astrusi termini tecnici, schermate atte a dimostrare tutte le teorie possibili ed immaginabili, problematiche inerenti la sincronia del doppiaggio storico, una quantità abissale di distinguo e lamentele.
Non affermo che non si debbano esprimere lamentele (riguardo alla Go Nagai Robot Collection questo blog ne è pieno) su questa edizione Yamato Video di Goldrake, magari sul prezzo finale, sul packaging, ma penso che molti si dimentichino una cosa fondamentale:
Goldrake lo vedevamo su un televisore in bianco e nero!
Nel mio caso era un televisore che nel 1978 era già vecchio... e la prima volta che rividi Goldrake a colori, a parte quando andavo al cinema da bambino, fu quando da adulto comprai il mio primo computer.
Capisco che non se ne rendano conto quelli nati dal 1973/4 in poi, che, nonostante millantino da anni di ricordarsi benissimo di Goldrake, avevano solo 4 o 5 anni, e al massimo si ricordano dei flash... ma i fan che avevano dai 6/7 anni in sù nel 1978 mi sorprende che abbiano così tante pretese.
Comprano un DVD di una serie animata per la televisione del 1975, lo inseriscono in un player che nel 1975 neanche si immaginava potesse esistere, lo guardano su uno schermo mega HD da millemila pollici che nel 1975 non vedevi neppure nei film di fantascienza, e si lamentano della qualità video...
Capisco, invece, che uno possa ritenere il prezzo troppo alto, visto che alla fine la collana completa comprata tramite edicola costerà 178 euro. Oppure ci sia chi tema che la serie possa non essere conclusa, anche se il supporto della Gazzetta dello Sport le conferisce una certa solidità editoriale.
Ci sarebbero pure i lati positivi di questa collana, oltre al mitico doppiaggio storico, lo Spacer stampato sui DVD, e, andrò controcorrente, la confezione del DVD in cartoncino.




venerdì 29 agosto 2014

Heidi, Goldrake, Mazinga e Remì al cinema - articoli degli anni 1978/79/80

























Soltanto in questi ultimi due anni, grazie a Lucky Red e Dynit, abbiamo potuto rivedere in versione cinematografica gli anime, da "Porco Rosso" alle varie versioni di Evangelion, ma c'è stato un tempo in cui al cinema i "cartoni animati giapponesi" erano di casa. Tra Heidi e i film dello Studio Ghibli l'unica eccezione penso sia stata per qualche lungometraggio di Dragon Ball e dei Pokemon, a parte i due potenti brand l'unica animazione vista sul grande schermo da bambini ed adulti è quella statunitense, con rare apparizione europee ("La gabbianella ed il gatto", i film di Asterix).
Non c'è dubbio che, purtroppo, per tutte le generazioni dalla metà degli anni 80 in poi l'animazione giapponese non è un'opera cinematografica, abituati a vedere gli anime, indipendentemente dal supporto, solo in televisione o al computer.
Non era così alla fine degli anni 70 e per i primi anni 80, per i cartoni più popolari c'erano spesso uno o più passaggi sul grande schermo, benchè non sempre di veri film per il cinema si trattasse, inoltre il grande successo dei cartoni animati giapponesi fece da volano a l'importazione di una serie di lungometraggi animati della Toei Animation, che in seguito vennero poi trasmessi anche in televisione.
Riguardo ai film della Toei Animation non di robottoni ricordo di averli visti al cinema più o meno contemporaneamente con l'anime boom, ma non posso escludere che fossero stati proiettati anche in precedenza, e poi riesumati all'occorrenza.
A grandi linee si potevano vedere quattro tipologie di film d'animazione giapponese:
a) film veri e propri, con storie nuove disegnate in Giappone espressamente per il cinema;
b) riassuntoni dell'anime presi dalle puntate televisive;
c) collage di più puntate televisive allo scopo di creare una nuova "aggghhhiaggiande" storia;
d) collage di più film (che poi erano originariamente mediometraggi di 40/50 minuti) allo scopo di creare una nuova terribile ed inverosimile storia.
In realtà c'era poi una quinta categoria:
e) i film fake, dove a film d'animazione giapponesi ben distinti venivano cambiati i titoli per affibbiarli agli eori ed eroine televisive del momento.
Posso sbagliare, perché ai tempi vidi al cinema solo vari film dei robottoni, però direi che ad ogni categoria sopra descritta si possono accoppiare i seguenti film:
a) i vari film del "Gatto con gli stivali" made in Toei; "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro"; "20 mila leghe sotto i mari"; i mediometraggi dei robottoni proiettati senza tagli e cuci;
b) i film di Heidi che si possono leggere nel manifesto sopra; forse il film di Remì;
c) "Jeeg contro i mostri di roccia";
d) "Mazinga contro Goldrake";
e) "Heidi diventa principessa", che in realtà era il film "I cigni selvatici" (Sekai meisaku dōwa: Hakuchō no ōji).
Tutti questi film attirarono l'attenzione anche dei giornalisti della carta stampata della pagina degli spettacoli, solo in un caso ho trovato un articolo un po' approfondito, la maggior parte sono semplici trafiletti, ma anche nella loro brevità possono dare le loro soddisfazioni.
Il 3 dicembre 1978 su "l'Unità" c'è un piccolo, ma onesto, articolino che svelò alle bambine (ok, Heidi piaceva anche a me, ma al cinema andavo a vedere Goldrake!) di allora quanto il film di Hedi fosse farlocco...

mercoledì 27 agosto 2014

Go Nagai Robot Collection 32 Generale Drayato




Come per il Generale Zampe di Pollo Scarabeth ed il Generale Pinna a Ventaglio Angoras anche il Generale Drayato in 3D mi ha svelato alcuni aspetti del suo fisico a cui non avevo mai prestato attenzione, o che comunque risaltano molto di più in questa versione rispetto a quella animata:
la coda di biscia (chissà quante volte se l'è pestata...); la capigliatura alla Megaloman (anzi, ben più fluente!).
C'è da dire che la "famiglia" sta iniziando ad allargarsi, visti tutti assieme fanno la loro bella figura, per usare un metro di valutazione nuovo della "Go Nagai Robot Collection" direi, rubando la frase al mitico Totò: "è la somma che fa il totale!".
Visti singolarmente possono fare anche un pelino schifo (specialmente al collezionista duro e puro), ma messi tutti assieme il singolo difetto viene assorbito dalla massa.




Sarà che io adoro i generali dell'Impero delle Tenebre, ma trovo anche questo terzo generale molto bello, peccato, veramente peccato, che il mio esemplare presenti delle chiazze arancioni all'interno di entrambi i pugni, e le macchie sbavate peggiorano se lo si guarda verso l'interno della figura.



martedì 26 agosto 2014

Libro Pop-up Mondadori "L'incredibile Hulk" - 1981



Quando si girano fiere del fumetto e mercatini dell'usato capita che occasionalmente, sempre più occasionalmente, ci si trovi al cospetto del grande affare, che qualche volta è più che altro un "quasi grande affare". Questo libro pop-up della Mondadori sull'incredibile Hulk ne è una dimostrazione, infatti lo avevo visto allo stand di Supergulp all'ultima Cartoomics ad un prezzo stratosferico, tipo 300 o 400 euro, cifra che, per quanto fosse ben tenuto, mi era sembrata semplicemente una follia (sul web lo si trova a circa 100 euro, col dubbio sullo stato reale di conservazione).
Quando qualche settimana dopo l'ho rivisto in un'altra fieretta a 15 euro sono entrato subito in modalità "grande affare": agitazione; mani sudate; espressione fintamente disinteressata mentre si ghermisce l'agognata preda; forte aggressività nei confronti di qualsiasi bipede si avvicini anche inavvertitamente all'oggetto dei tuoi desideri.
Per fortuna l'ho sfogliato un paio di volte, accorgendomi (la seconda volta, perché la prima era ancora in stato confusionale) che, purtroppo, era mancante di un movimento. A parte questo difetto il libro era tenuto bene, e alla fine mi son deciso a comprarlo, nella, probabilmente assurda, speranza di trovare un giorno un'altra copia, magari tenuta peggio, con il pezzo mancante da cannibalizzare ed inserire in questo.
Esaurito il quadro psico-patologico di un frequentatore di fiere del fumetto e di mercatini dell'usato passarei all'illustrazione del libro pop-up, che per quanto non possa, a parer mio, essere paragonato come qualità ai libri pop-up degli anime, resta un bel libro pop-up.
Rispetto ai libri pop-up degli anime questo ha solo due pagine completamente 3D (uso questo termine di certo non corretto), le altre sono di inserti con movimenti (comunque belli), mentre nei libri della giapponese Banso in mio possesso in tutte le pagine i personaggi "saltano fuori" dal libro. Tanto che il pop-up Marvel l'ho potuto quasi tutto scannerizzare, operazione impossibile coi libri pop-up Banso.
Altro aspetto che me lo ha fatto piacere è lo stile del disegno, che è il medesimo dei fumetti Marvel Editoriale Corno che leggevo da bambino, quindi mi risulta assai familiare, tranne per il cattivo (Firebrand, "Tizzone Infuocato?!), che proprio non conoscevo.
Una particolarità di questo libro pop-up è che fu stampato e rilegato in Colombia (nella città di Cali, dalla Carvajal S.A.), e ne esiste un'altra versione identica in inglese, che è quella che più facilmente si trova sul web.

Il mini video esplicativo.


           


lunedì 25 agosto 2014

Giappone soprannaturale. Mostri, demoni e animali mutaforma nell'immaginario del Sol Levante



TITOLO: Giappone soprannaturale. Mostri, demoni e animali mutaforma nell'immaginario del Sol Levante
AUTORE: Marta Fanasca
CASA EDITRICE: Libreriauniversitaria Edizioni
PAGINE: 102
COSTO: 9€
ANNO: 2014
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788862924962

Lo scopo dell'autrice, oltre ad illustrare l'importanza del folklore nella cultura nipponica, è quello di valutare quanto dei racconti sugli yokai è sopravvissuto nel Giappone contemporaneo. Infatti i mostri, spiriti e demoni iniziarono a perdere d'importanza nella società giapponese in epoca Meiji, l'era della tecnologia e della scienza, mentre nella precedente era, quella Tokugawa, avevano raggiunto il massimo della popolarità. Marta Fanasca mixa i semplici racconti folkloristici con altri fattori: sfumature linguistiche; rapporto con la letteratura e l'arte; studi sociologici ed antropologici.
Arrivando a mettere assieme uno scritto sempre interessante, probabilmente il migliore disponibile fino ad oggi sul soprannaturale in Giappone, anche considerando il prezzo esiguo del saggio. Le sole 100 pagine di cui è composto non traggano in errore, il formato del libro è abbastanza grande e il carattere in cui è scritto è ridotto, considerando che arriva a toccare fino ai giorni nostri, penso sia una lettura obbligata per gli appasionati di mostri e spiriti giapponesi.
Nel primo capitolo, oltre ad una spiegazione linguistica (presente in tutto il saggio) del carattere usato per scrivere “yokai” (“yo” = qualcosa che attrae/incanta; “kai” = apparizione/mistero), si ripercorre la storia dei mostri dai racconti del “Nihon Ryoiki” (823 DC) fino all'epoca Meiji.
Nel raccontare l'evolversi degli yokai nel tempo e la nascita continua di nuovi fenomeni paurosi l'autrice spiega il significato del carattere usato per scrivere “mononoke”, il significato inteso quando venne coniata la parola in epoca Hein: “mono” = qualcosa di non specificabile, strano, senza una chiara forma, straordinario, da temere come una forza esterna; “ke” = incertezza/mistero.

domenica 24 agosto 2014

The Black Hole - Album figurine Panini versione in inglese 1980


La propensione della Panini all'esportazione era molto marcata, noi nelle nostre edicole vedevamo i nostri album e pensavamo fossero nostra esclusiva, invece tanti altri bambini europei, e non solo, potevano collezionare le nostre stesse figu, benché con idiomi differenti In particolare si può capire l'importanza che il mercato estero rappresentava per la Panini da questo post in cui è illustrata una particolarissima brochure informativa pubblicata nel 1976 in quattro lingue:
Album sulle Edizioni Panini Modena.
Altra prova della globalizzazione delle figurine modenesi è l'album di Star Trek in versione tedesca, tra l'altro mi pare proprio che della prima serie in Italia non venne pubblicato nessun album (mentre i bambini crucchi l'avevano...):
Album figurine tedesco di Star Trek.
Questo album anglosassone di "The Black Hole" è l'ennesima prova di quanto esportasse l'azienda di figurine modenesi, a differenza dell'album di Star Trek esiste anche la versione italica de "Il buco nero", che, però, io non possiedo.
Direi che questa versione dell'album era diretta ai bambini del commonwealth britannico, infatti le nazioni in cui lo si poteva richiedere erano la Gran Bretagna e l'Eire, il Canada, l'Australia e il simpatico razzista Sud Africa.



Quando ancora il materiale editoriale lo stampavamo in Italia, e non in Cina... l'album non riporta in alcuna parte l'anno di pubblicazione, presumo sia appena successiva all'uscita del film.


Ma il principio filosofico, ed innovativo, dei Panini che ogni album doveva essere terminato valeva anche per i nostri coetanei anglofoni, a parte (o apartheid) quelli di colore del Sud Africa...
Ogni nazione avava il suo bel recapito per poter richiedere le figu mancanti.




Rimane il mistero del perché, io che ho sempre schifato questo film fin da quando lo vidi al cinema, continui a collezionare materiale che lo riguardi... sarà stato lo shock di vedere un film tanto orrendo, e che ebbe l'ardire di definirsi il "Guerre Stellari " della Disney... tra l'altro ho recuperato alcuni articoli giornalisitici del periodo in cui lo si "pompa" non poco, esaltandone l'unicità della trama, il budget milionario (in dollari) o miliardario (in lire), il cast stellare, gli effetti speciali e, addirittura, la sua veridicità scientifica (grazie al supporto della Nasa!).

sabato 23 agosto 2014

Marco Polo (sceneggiato Rai) - "Immagini" volumi 3 e 4 (di 8)



Per i volumi 3 e 4 di "Immagini" non ripeterò l'introduzione alla collana fotografica sullo sceneggiato "Marco Polo", consultabile al relativo post: Marco Polo (sceneggiato Rai) - "Immagini" volumi 1 e 2 (di 8) .
Ricordo solo che il racconto presente in questi 8 volumi si rifà al romanzo storico "Marco Polo" di Maria Villavecchia Bellonci (immagino in una sorte di riassunto), a cui gli autori Rai si ispirarono per lo sceneggiato. Quindi le immagini sono dello sceneggiato, ma il testo è del romanzo.
Ovviamente il racconto del volume numero 3 inizia dove si era concluso il due, la morte di Giulio, l'amico di Marco.




Questa scan, invece, si riferisce alla parte conclusiva del racconto di questo volume.




venerdì 22 agosto 2014

Go Nagai Robot Collection 31 Miwa Uzuki



La materna, responsabile, comprensiva e paziente Miwa è la seconda pilotessa gonagaiana uscita per questa collezione, dopo Sayaka Yumi, che è effettivamente un po' l'opposto di Miwa, se poi paragoniamo l'abilità a pilotare delle due il confronto è fin impietoso...
Una cosa che le accomuna in questa Go Nagai Robot Collection è la qualità dei modellini... qui Miwa in versione Torre di Pisa.




Il top è raggiunto dal viso, tralasciando l'espressione, che non penso sia facile da riprodurre, non si capisce bene dove finiscano i capelli di Miwa e dove inizi la sua faccia, e deve aver subito anche un qualche infortunio alla spalla destra.




L'uniforme di Miwa mi dà lo spunto per ritornare sulla questione inerente i diritti a cui fa rifemento questa collezione, teoricamente solo dei personaggi dei manga. Già con l'uscita di Takeru (sempre di Jeeg) era stata fatta una eccezione alla pubblicazione di personaggi proveniente solo dai manga di Go Nagai, in quanto il guerriero Yamatai non è presente nel fumetto. Ora l'eccezione si ripete con Miwa, in quanto la Miwa che vediamo qui è quella dell'anime, non del manga, che differisce da questa sia per capigliatura che per il tipo di uniforme (vedi scan sotto).
La domanda che mi pongo è la medesima che mi posi per Takeru: ma perché pubblicare dei fascicolini -ini-ini-ini che raccontano dei personaggi del manga, sconosciuti al pubblico italiano, invece che fare riferimento alle serie tv, se poi occasionalmente si utilizzano i personaggi delle serie tv?
Tanto valeva partire già dall'inizio raccontandoci le storie delle serie tv, non degli sconosciuti manga... quanto sarei curioso di sapere quale piano editoriale si cela dietro questa "Go Nagai Robot Collection", a parte i soldini da guadagnarci.

lunedì 18 agosto 2014

I cartoni animati giapponesi e il boom dell'editoria per ragazzi



I tanto vituperati "cartoni animati giapponesi" fecero felici, oltre i bambini e le bambine italiane, parecchie case editrici nostrane, che si ritrovarono coi diritti di sfruttamento di serie che ebbero un successo stratosferico, tra le più famose si può citare: Eri Junior; Giunti Marzocco; Fabbri Editore (altra pubblicazione); Mondadori (altra pubblicazione); Salani.
A cui vanno sommate una miriade di piccole case editrici, che spesso chiudevano una testata per riaprirne una nuova praticamente identica.
In qualche caso venivano pubblicate anche testate che cercavano di scopiazzare le serie giapponesi, con esiti tra l'esilarante e il raccapricciante. Tutto, insomma, faceva brodo, come la collana della casa editrice Epierre (emanazione di if).
Esisteva poi una terza casistica, case editrici che, pur avendo acqusito il diritto di pubblicare fumetti ufficiali, creavano storie alternative, in cui gli eroi giapponesi erano inseriti in contesti differenti (tipo spin-off): Edizioni Flash.
Ci sarebbe poi lo sterminato capitolo riguardante gli album delle figurine Panini, in quanto pubblicazioni editoriali, ma questa porzione dell'editoria la citerò solamente.
Una volta tanto i giornalisti si accorsero di questo boom editoriale, anche perchè in qualche caso riguardava proprio le loro case editrici, e se per altri versi le critiche verso gli anime erano spietate (e spesso inventate), di questi miliardi di lire in cartonati e riviste di fumetti spesi dalle famiglie italiane nessuno si lamentava. La cosa comica è che in certi casi i giornalisti riuscivano nell'acrobazia lessicale (e logica) di continuare a criticare i prodotti nipponici senza toccare pubblicazioni così tanto redditizie.
Esiste anche un saggio del 1980 che analizzava, seppur marginalmente (nonostante avesse "Goldrake" nel titolo), il rapporto tra gli anime e l'editoria: "Da Cuore Goldrake" .
Su un numero del Radiocorriere TV del giungo 1978, quindi a distanza di parecchie settimane dalla fine della serie di Heidi e dei primi 25 episodi di Goldrake, nella classifica settimanale dei libri più venduti (categoria per ragazzi) i primi due posti sono ancora per Goldrake ed Heidi, il quinto posto per "Il Fotolibro di Guerre Stellari".




In questo post ho recuperato gli articoli di tre testate che testimoniavano l'esplosione nel mercato editoriale collegato agli anime, il tono degli articoli non è per nulla aggressivo, anzi, cerca di spiegare il nuovo fenomeno multimediale, che in Italia aveva avuto il solo precedente di Sandokan (sceneggiato tv, libri, fumetti, giochi, album di figurine, materiale scolastico, magliette, dischi etc), a cui erano seguiti nel 1978 Heidi e Goldrake.
Su Il Corriere della Sera il primo dicembre del 1979 viene pubblicato uno di questi articoli, che prendono spunto da una conferenza svoltasi a Torino sul tema "Produzione televisiva e diffusione multimediale", organizzato dalla Eri Rai (la casa editrice della Rai).


domenica 17 agosto 2014

Il Corsaro Nero - Editrice Giochi - 1977



Purtroppo mi capita che ciò che scrivo scivoli, anche involontariamente, in una sorta di lagna del "come erano belli i miei tempi"... ritrovandomi ad esaltare qualsiasi cosa sia degli anni 70 o dei primi anni 80, in quanto portatrice del fascino dell'originalità. Non sempre, però, un prodotto di quegli anni era una prima pubblicazione, capitava che fosse una riedizione, come del caso del gioco in scatola de "Il Corsaro Nero", pubblicato dalla Editrice Giochi nel 1977.
La prima edizione di un gioco in scatola con questo nome risale ai primi anni 70,  "Il Corsaro Nero" (Clementoni), e questa edizione del 1977, paragonata a quella precedente, fa una ben misera figura, sia come giocabilità sia come ricchezza della scatola.
In cortile ai tempi giravano entrambi i giochi, personalmente non ho mai avuto dubbi, preferivo la versione della Clementoni, per capirne il perché basta paragonare questa recensione a quella dell'edizione precedente.
Il gioco trae ispirazione dal film del 1976 con Kabir Bedi (link Wikipedia), relativamente fresco dal successo di Sandokan, in realtà del film de "Il Corsaro Nero" con Kabir Bedi c'è solo la sua faccia sulla scatola, visto il contenuto potevano metterci anche Topo Gigio, sarebbe stato lo stesso.



Già il video iniziale, che metto di solito per illustrare il gioco in scatola recensito, ne dimostra la povertà.



         

sabato 16 agosto 2014

Heidi (romanzo di Johanna Spyri)



TITOLO: Heidi
AUTORE: Johanna Spyri
CASA EDITRICE: Mursia
PAGINE: 222
COSTO: 1€
ANNO: 1977
FORMATO: 23 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN:

Essendo l'anime di Heidi tra i miei preferiti era già da parecchio mia intenzione leggere il romanzo di Johanna Spyri, e quando sono fortunosamente incappato in questa edizione del 1977, con tanto di fascetta richiamante la “meravigliosa fiaba presentata in 48 puntate alla tv”, non mi sono fatto scappare l'occasione. Anche perché di occasione si è trattato, visto che il libro, in ottime condizioni, mi è costato un euro.
In questa recensione farò regolare riferimento all'anime, riportando le parti difformi, ma anche quelle che sono rimaste inalterate rispetto al romanzo.
Penso che se Johanna Spyri potesse vedere come Isao Tahakata ha adattato il suo romanzo e resi vivi i suoi personaggi, per un mezzo di comunicazione che nel 1800 non era immaginabile, ne sarebbe rimasta contenta, tranne, forse, per l'omissione quasi totale della religione.
Questa edizione del libro mi ha fatto nascere un grosso dubbio sulla data di trasmissione dell'anime, che secondo varie fonti venne trasmesso per la prima volta nel febbraio del 1978. Il dubbio nasce dall'anno di pubblicazione del libro, il 1977 (che potrebbe anche essere il 31 dicembre del 1977), e dal fatto che sia sulla fascetta promozionale (che può essere applicata anche successivamente alla pubblicazione) che all'interno del libro (che invece è contestuale alla stampa) si faccia chiaro riferimento alla serie a cartoni animati, che non può che essere quella di Isao Takahata. Forse la casa editrice Mursia provò, prima che venne trasmesso in tv, a cavalcare in anticipo l'eventuale successo di Heidi a cartoni animati?



Personalmente io ho sempre collocato Heidi prima del 1978, intorno al 1976, ma poi leggendo vari libri (tra cui "Heidi") ed il web (Wikipedia) mi son convinto di ricordare male, benchè Marco Pellitteri nel saggio "Mazinga Nostalgia" specificasse che venne trasmesso la prima volta nel 1976.
A questo punto inizio a pensare che i miei ricordi, e quelli di Marco Pellitteri, fossero corretti, anche se nelle mie ricerche di vecchi articoli giornalistici ne ho trovati, per ora, solo del 1978.
Altra conferma sulla data del 1978 è l'album di figurine di Heidi (come un lettore mi ha fatto notare nei "commenti"), oltre alle pubblicità presenti nei Topolino, nessuna antecedente al 1978.
Resta un bel mistero questo libro... dopo questa disgressione sulle date torno al suo contenuto.
La prima cosa che mi ha sorpreso è che il nonno di Heidi dagli abitanti del villaggio non è chiamato “il vecchio dell'alpe”, ma “lo zio dell'alpe”.
Il romanzo inizia nella medesima maniera dell'anime, la zia Dete sta portando Heidi dal nonno. Piccola parentesi riguardo al nome Dete, nel libro "Heidi" avevo letto che il nome originale fosse in realtà Deith, ed è spiegato il perché divenne Dete, pagina 6: “... nota in Italia come zia Dete, a causa della traslitterazione in katakana, l'alfabeto giapponese abitualmente usato per i nomi stranieri, non riconvertita in italiano.”
Però nell'edizione in mio possesso la zia Dete italica si chiama ugualmente Dete, ergo parrebbe che non ci fu alcun errore di traslitterazione.

mercoledì 13 agosto 2014

Go Nagai Robot Collection 30 Ministro Ikima



Col ministro Ikima si completa il primo gruppo ben definito di personaggi, personaggi cattivi: Himika, Amaso, Mimashi e il qui presente Ikima.
Continuo a scrivere che le sbavature non mancano solo perché non vorrei si pensasse che siano dipente perfettamente, comunque il mio pezzo non presenta errore esagerati, nella norma, quella "Go Nagai Robot Collection".
A parte la capigliatura venuta fuori un po' alla caxxo, il viso di un 90enne con le guance svuotate per l'assenza della dentiera, direi proprio che la testa è venuta fuori un po' piccola.
La posa è corretta, uno stizzoso Ikima che l'ha preso in saccoccia per l'ennesima puntata, e non è arrivata ancora Flora!
Non so, continuo a chiedermi se qualcuno abbia approvato il pezzo in fase di modello, probabilmente son partitti direttamenbte con la produzione, senza nessuna valutazione sulla somiglianza o meno rispetto gli originali.
Purtroppo la scan di Ikima risulta poco nitida a causa del pungo destro posto più avanti di busto e testa.





domenica 10 agosto 2014

Spazio 1999 - I pirati delle galassie - numero 2 collana editoriale 1976




Le storie presentate in questi libri non replicano l'ordine cronologico di quelle trasmesse, in questo tezo libro ci sono due puntate: "Fiocco azzurro su Alpha" e "Gli occhi di Tritone".
Forse riuniti in questo libro dal titolo "I pirati delle galassie" perchè in entrambe le trame degli extraterrestri vagabondi cercano, in qualche modo, di prendere possesso della Base Alfa.
A differenza di una serie come Star Trek, dove gli alieni sono un dato acquisito, in serie simili a Spazio 1999 è sempre comico notare come, di colpo, dopo millenni in cui i terrestri non incontrarono mai un alieno, ogni puntata si fa vivo qualcuno, manco che Alfa fosse una fermata della metropolitana all'ora di punta...
La prima storia narra di un momento felice, la prima nascita ad Alfa, un fiocco azzurro, ma si sa che i momenti felici durano poco, in questo caso circa un'ora.



sabato 9 agosto 2014

Fukushima l'anno zero



TITOLO: Fukushima l'anno zero
AUTORE: Naomi Toyoda
CASA EDITRICE: Jaka Book
PAGINE: 159
COSTO: 35 €
ANNO: 2014
FORMATO: 24 cm X 30 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788816605046

Non prediligo i libri fotografici, oltre al costo maggiore, mancano o sono scarsi di testo, ma ho fatto un'eccezione per questa testimonianza scritta e fotografata da Naomi Toyoda. Intanto perché l'approfondimento scritto, seppur ridotto, è ben presente e valido, ed inoltre di libri sullo tsunami e su  Fukushima in Italia ne sono usciti ben pochi: Tsunami e Fukushima
Il fotografo giornalista giapponese fissa efficacemente il dramma atomico abbattutosi su Fukushima e dintorni, affiancando alle fotografie una parte scritta di denuncia. Viene raccontato il mito della sicurezza dell'uso pacifico dell'energia nucleare in Giappone, di come questa campagna di disinformazione nazionale pluridecennale abbia coinvolto le autorità governative e statali, oltre alle aziende private direttamente interessate al business nucleare.
Il libro inizia, però, con una domanda che il fotografo poneva a sua madre quando era bambino riguardo alla guerra: Perché tutta quella generazione non si era opposta alla guerra?
La madre gli rispondeva semplicemente che “non si poteva, perché nessuno si è opposto alla guerra”. Ora Naomi Toyoda si pone lui stesso la medesima domanda, che un qualsiasi bimbo giapponese di oggi potrebbe porgli: Perché la sua generazione non si è opposta al nucleare?
Penso che questo suo libro, oltre a denunciare gli errori e gli orrori di Fukushima, abbia lo scopo di testimoniare quel nuovo grande errore del popolo giapponese di non essersi opposto neppure questa volta ad una scelta governativa (in questo caso di un governo democratico), nonostante proprio il Giappone conoscesse le conseguenze del danno atomico.
Leggendo questo libro, e guardando le sue belle foto, non posso altro che essere felice, ed una volta tanto anche fiero, che noi tanto vituperati (giustamente) italiani una volta tanto (anzi, per la seconda volta!) si sia vinto il referendum contro il nucleare, che ci volevano spacciare per sicuro...
Il primo capitolo riporta la cronologia di ciò che successe al reattore 1 di Fukushima Daiichi da quel 11 marzo 2011, comprese le continue menzogne della Tepco, delle agenzie statali di controllo e dei comunicati governativi. L'autore spiega bene come la potentissima lobby nucleare nipponica abbia cambiato strategia comunicativa, dal mito della sicurezza a quello della rassicurazione: gli effetti delle radiazioni non sono gravi.
Il popolo giapponese ci cascherà ancora?

giovedì 7 agosto 2014

Go Nagai Robot Collection 29 Sayaka Yumi



Sayaka Yumi è la prima pilotessa uscita per la Go Nagai Collection, pilotessa raccomandata, favorita dal più bieco nepotismo... mentre Jun Hono deve farsi il suo bel addestramento durato anni per pilotare Venus Alpha, "la figlia di" si ritrova già la pappa pronta.
La posa del modellino è consona al personaggio, non mancano le consuete sbavature di colore, ma il mio modellino presenta due caratteristiche non so quanto esclusive: la pelle del viso rovinata da una probabile acne giovanile; un megacapezzolo sulla tetta destra.



In questa scan i due particolari sono più dettagliati. A questo punto penso ci si debba porre il quesito di che fine abbia fatto il capezzolo sinistro, anche se probabilmente la risposta esula dai contenuti di questo blog.


martedì 5 agosto 2014

Il re a margine, cinque saggi sulla regalità in Giappone e in Africa




TITOLO: Il re a margine, cinque saggi sulla regalità in Giappone e in Africa
AUTORE: Masao Yamaguchi
CASA EDITRICE: Transeuropa
PAGINE: 147
COSTO: 14,90€
ANNO: 2013
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Raro nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788898716067

Tema difficile, la regalità giapponese, ma interessante, purtroppo mi mancano troppe cognizioni di base per poterlo valutare appieno, quindi cercherò di illustrarlo nei limiti delle mie capacità.
In questo saggio sono riuniti cinque saggi di Masao Yamaguchi, scritti tra il 1973 e gli anni 80, che hanno lo scopo di dimostrare che la regalità (giapponese) non si basa solo su un sistema politico, ma fa parte delle necessita di un popolo: la regalità nasce dai miti, i miti servono a mettere ordine nel caos culturale.
In questa recensione mi limiterò a trattare solo i due capitoli che si concentrano prettamente sul Giappone, scelta che attuo sempre in scritti come questo, quindi il secondo ed il terzo. Il primo capitolo contiene accenni alla storia e ai miti giapponesi, ma facenti parte di una argomentazione più generale, la regalità.
Un grosso difetto del libro sono le tabelle e le tavole presenti ad integrazione del testo scritte con caratteri microscopici, praticamente illeggibili. Tanto non le avrei capite, ma mi sarebbe piaciuto poterle leggere.
Il secondo capitolo fu scritto nel 1973, il che mi fa supporre che le considerazioni dell'autore sulla società giapponese moderna di certo andavano bene in quegli anni, ma nel 2014 il popolo giapponese sente la regalità nella medesima maniera?

domenica 3 agosto 2014

I genitori di Imola colpiscono ancora! "L'altra Campana" vs Goldrake e Mazinga - articoli del 1980



Dei 600 genitori di Imola ho già narrato in due post ( primo post , secondo post ), probabilmente la loro crociata contro Goldrake e Mazinga contribuì in qualche misura (assieme ad altre polemiche giornalistiche) ad eliminare dal palinsesto Rai le serie robotiche giapponesi, resta da spiegare che genere di trasmissione televisiva fosse "L'altra campana" della Rete 2 (cioè l'attuale Rai2).
Intanto il programma era condotto da Enzo Tortora, uno dei presentatori più amati dagli italiani di quei decenni (che in seguito subì uno dei più gravi errori giudiziari italiani, che affrontò con un coraggio non più eguagliato), fu uno dei primi talk-show in cui anche le persone comuni venivano invitate per commentare un argomento di stretta attualità. Alla fine della puntata, dopo che le opinioni degli invitati (esperti vari e/o persone comuni) in studio erano state esposte pro o contro l'argomento della serata, era previsto un innovativo sondaggio televisivo: i telespettatori si schieravano da una parte o dall'altra accendendo le lampadine in casa.
Veniva calcolato il consumo di energia elettrica in quel preciso istante e così si poteva valutare a chi i telespettatori avevano dato ragione, in questo caso se ai 600 genitori di Imola oppure a Goldrake e Mazinga.
Ammesso e non concesso che il meccanismo di voto avesse un qualche valore demoscopico (ed io lo proporrei a Renzi, magari lo potrebbe inserire nella nuova Costituzione), la fregatura per il bambino italico fan di Goldrake e Mazinga stava semplicemente nel fatto che erano solo i genitori a decidere quando accendere le luci in casa... oltre al fatto, direi per nulla secondario, che dalla lettura degli articoli non è ben chiaro se ci fosse qualcuno pro Goldrake e Mazinga in studio!
In pratica vennero esposte solo le, anche legittime, opinione versus gli anime robotici, senza nessun contraddittorio, se non un breve intervento di Bruno Bozzetto.
Personalmente ho un vivido e pessimo ricordo di quella trasmissione, che erroneamente confondevo con Portobello (in quanto ricordavo l'argomento della serata e la presenza di Enzo Tortora), e del risultato negativo per i miei beniamini in questo exit-pool al kilowattora, che spinse mio padre a schierarsi contro Goldrake e Mazinga. Quando si ciancia di "terrorismo televisivo" penso che quella puntata de "L'altra campana" dovrebbe essere additata come uno dei primi esempi italici, per fortuna, nel mio caso, alle intenzioni velleitarie di mio padre si contrapposero le rassicurazioni di mia madre che avrei potuto tranquillamente continuare a vedermi Goldrake.
L'articolo che annunciava il tema della trasmissione di quella sera venne pubblicato su "Il resto del Carlino" venerdì 18 aprile 1980, e l'autrice fu la Torquemada del quotidiano versus gli anime, infatti pochi giorni prima aveva scritto ben tre articoli pro genitori di Imola e la loro crociata.
Furono cinque gli esponenti dei 600 genitori di Imola che vennero spediti in trasmissione, e già mettersi 5 contro 2 (cioè Goldrake e Mazinga) non è una bella cosa, specialmente se i 2 sono personaggi inanimati senza diritto di replica... però partirono anche 4 bambini pro Goldrake e Mazinga, purtroppo non sarebbero stati invitati in trasmissione, guarda caso...
La cosa comica è che i 5 rappresentati dei 600 genitori di Imola si preoccupavano che la trasmissione fosse seria, che gli fosse stato permesso di esporre il proprio punto di vista, cioè solo il loro.





Ma quale fu l'esito del sondaggio elettrico?
Ce lo dice la solita Lidia Golinelli domenica 20 aprile, sempre su "Il resto del Carlino".