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venerdì 10 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 26 Kerberos J3


Per un non appassionato come me della serie di Mazinga Z, ritrovarsi ben due mostri meccanici usciti la medesima settimana è un po' una rottura, però, alla fine, vedere le due relative puntate è stato interessante:
Go Nagai Robot Collection 132 Ghostfire V9

Dubito che alla Fabbri/Centauria lo abbiano fatto volontariamente, ma entrambi gli episodi hanno uno sviluppo del combattimento tra Mazinga Z ed il mostro meccanico praticamente identico:
Il robottone inviato dal Dottor Inferno mette a ferro e fuoco la città (vabbè, questo capitava in tutte le serie robotiche);
Mazinga Z lo affronta ad inizio puntata;
Il suddetto robottone prende un sacco di sberloni, e già a metà puntata è sconfitto;
E nel momento del possibile colpo di grazia... il mostro meccanico se ne va ad attaccare l'Istituto di Ricerca per l'Energia Fotoatomica!!!

Ovviamente il secondo round non terminerà come il primo, e la duplice occasione di vittoria totale globale verrà buttata alle ortiche. Questo sviluppo illogico della battaglia capitava anche in altre serie robotiche, gonagaiane  e non, ma vederlo due volte di seguito lo mette in risalto. Probabilmente, essendo questa serie la prima del genere, c'era un po' più di ingenuità nel sviluppare la trama, in seguito gli autori dovettero escogitare soluzioni meno improbabili.
Comunque sulla trama di questa puntata mi dilungherò più sotto, riguardo al modellino, invece, non posso altro che ribadire un concetto che ho già espresso più volte, e ormai prendo atto non interessi molto alla Fabbri/Centauria:
uno "speciale" dovrebbe avere qualcosa di speciale, altrimento che speciale è?

E' abbastanza speciale il fatto che in questa puntata c'è il primo volo di Mazinga Z?
Per me no, manco lo sapevo prima di vederla  >_<
Considerando che neppure l'orginale animato sia questa grande bellezza di mecha, il modellino è accettabile, come al solito le sbavature non mancano, i colori parrebbero corretti, la posa è normale.





Kerberos J3 dalle solite consuete svariate angolazioni.

giovedì 9 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection 132 Ghostfire V9



Dai commenti al numero 131 avanzavo qualche delucidazione sulle informazioni sulla GNRC che ho recuperato alla Cartoomics.
La persona con cui ho parlato alla stand Yamato mi è parsa molto ferrata sull'argomento, non gli ho chiesto che ruolo avesse, comunque non sembrava stesse millantando, ed è stato molto disponibile nei confronti delle mie curiosità/lamentele.
Detto ciò, la notizia più importante è che la GNRC, alla fine dell'attuale piano dell'opera, terminerà definitivamente!
L'ho chiesto più volte, quasi non ci volevo credere  :]
Quindi il 6 di luglio 2017, con la 150esima uscita (a cui sommare tre restanti speciali), la "Go Nagai Robot Collection" si concluderà, siamo a -20 all'alba!!! (per chi ha fatto la naja  ^_^ )
Terminata la GNRC iniziarà una seconda collezione di modellini, sempre ispirati ai personaggi di Nagai (se non ho compreso male), il materiale sarà il medesimo della "Anime Robot" e (di nuovo se non ho capito male) ci dovrebbero essere alcuni personaggi già presenti in questa collezione, ma con pose differenti.
La GNRC è progettata in Italia, ma prodotta in Asia, ho dato per scontato che ciò includa anche la colorazione, ergo chi nei commenti qui sul blog aveva scritto che era dipinta in Italia, probabilmente ha sparato un po' a caso.
Vista la gentilezza dell'interlocutore non sono riuscito ad essere antipatico quanto lo sono qui sul blog, mi sono limitato a far notare che non è stato corretto protrarre così tanto una pubblicazione che doveva essere di 50 uscite + speciali...
L'interlocutore mi ha chiesto se acquistavo anche la "Anime Robot", e quindi gli ho fatto notare che, personalmente, non potevo imbarcarmi in due collezioni contemporaneamente, senza avere la ben che minima idea di quanto sarebbe durata la prima (e pure la seconda...). Concludendo che forse sarebbe stato più sensato iniziare la AR solo una volta conclusa la GNRC.
Ritorno a Ghostfire V9, che ho fatto una fatica bestia a trovare su Encirobot (ma anche sul web), in quanto lì viene chiamato "Kikai Juu Gren Ghost C3" (vedi scan più sotto), la cui versione italiana sarebbe "Grengus C3".
Qualcuno saprebbe spiegarmi questa discrepanza sul nome?
E a proposito di incongruenze, non ho potuto non notare che il modellino della GNRC é differente dalla trasposizione animata nel punto delle "mani/sfere". Nell'anime quando le sfere vengono lanciate, alla fine del braccio non c'è nulla oltre alla catena, mentre il modellino presenta due sfere aggiuntive. Nel fascicolino-ino-ino ci sono alcune immagini tratte dal manga, e in quelle tavole Ghostfire V9 (o "Grengus C3") è identico al modellino, però nella copertina dello stesso fascicolino-ino-ino le doppie sfere scompaiono   O_o
Qualcuno saprebbe spiegarmi questa discrepanza sulla forma?
Rispetto all'anime cambiano anche i colori.
Qualcuno saprebbe spiegarmi questa discrepanza sui colori?  ^_^


La qualità è un po' scarsa, ma comunque si notano sia i colori diversi che l'assenza delle due sfere aggiuntive presenti nel modellino.


Nel manga le doppie sfere sono ben visibili.
Mi sembra di essere tornato ai primi numeri, quando pareva che la GNRC si rifacesse esclusivamente ai manga, impostazione poi non mantenuta per una miriade di modellini identici alle serie tv, oltre al fatto che alcuni personaggi nei manga manco c'erano.

lunedì 6 marzo 2017

"Che affarone il pastorello Remi", di Mario di Francesco + "Chi è la voce di Remi", di Alessandro Binarelli - "Famiglia Cristiana" 28 ottobre 1979


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


E' abbastanza ovvio che si trovino un maggior numeri di articoli giornalistici sugli anime trasmessi dalla Rai, che allora era l'unica a trasmettere su scala nazionale, specialmente sulla stampa più autorevole. Quindi molta attenzione venne riservata ai vari Goldrake, Heidi, Harlock, Mazinga Z e Remi, mentre per leggere qualcosa sugli anime trasmessi dalle televisioni private è meglio cercare sulle riviste tv. A quanto scritto fa accezione Candy Candy, che, tra i pochi, riuscì a sfondare la barriera delle tv locali, imponendosi ugualmente sulla stampa nazionale.
Questo articolo, in particolare, è presente sul settimanale per eccellenza riservato alla famiglia, se cristiana, e nel 1979 eravamo tutti cristiani, a parte gli atei  :]
Alessandro Binarelli, autore del secondo articolo, intervista il doppiatore di Remi, Fabrizio Vidale, che era sotto i riflettori molto di più di Romano Malaspina...
Mario di Francesco, invece, nell'articolo principale, si concentra sull'aspetto economico del cartone animato giapponese, spiegandoci quale mole di denaro muoveva il pastorello(sob...) Remi.
E' curioso (oppure no?) che, proprio il settimanale che più di tutti avrebbe avuto voce in capitolo per pontificare sull'educatività della serie nipponica, parli quasi esclusivamente di soldi e di diritti di sfruttamento, e del lato educativo/etico/morale se ne disinteressi    ^_^
Tralasciando per un momento che Remi non è un pastorello, ma un saltimbanco, che non è il gemellino di Heidi, in quanto entrambi sono figli unici e che le case di produzioni nipponiche sono differenti, il giornalista punta anche sulla novità della trasmissione "simil-tridimensionale", che anche negli altri articoli sul "pastorello" era un tema che aveva incuriosito molto la stampa.
Io facevo parte dell'altra metà dei bambini italiani, quelli che non inforcavano gli occhialini perché Remi lo schifavano...
In questo articolo non si fa mai riferimento direttamente alla bufala mediatica (ben prima di internet) dei cartoni animati giapponesi fatti al computer, però spesso si parla genericamente di "avanguardia tecnologica" e "tecniche avanzate della produzione", e in realtà facevano tutto a mano.
L'altra causa del prezzo super concorrenziale degli anime era  il basso costo della manodopera, considerando che quello tecnologico era inesistente...
Scopriamo che nell'autunno del 1979 il 35% dei giocattoli venduti derivava da una serie televisiva, mica poco... per questo tanti giocattoli italiani rimasero sugli scaffali e provocarono il fallimento delle aziende che li producevano.



La Sacis, che era un'azienda comunque pubblica, faceva utili solo grazie ai cartoni animati giapponesi (a parte Sandokan), ma solo soldini garantiti moralmente!
Mica spillava soldi ai genitori per lucrarci sopra!!!

domenica 5 marzo 2017

DAS, un mondo da scoprire (1977?)



TITOLO: DAS, un mondo da scoprire
AUTORE: Giovanni Raja
CASA EDITRICE: Edizioni Forma ed Espressione
PAGINE: 111
COSTO: 1500 lire
ANNO: 1977?
FORMATO: 22 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': Difficile da reperire anche sul web
CODICE ISBN: 

Io avrei modificato il titolo del libro da "DAS, un mondo da scoprire" ad un più pungente "DAS, un mondo da scoprire, ovvero quante cose ci potete fare invece che finire con il solito portacenere!".
Probabilmente ero io ad essere un bambino poco artistico, anche se ci provavo sempre a fare qualche opera d'arte, tentai anche di modellare i robottoni, ma preferisco stendere un velo pietoso sui miei ricordi...
La prima caratteristica del DAS ero il buon odore, la forma compatta, l'essere malleabile ma non molle come il Pongo, che adoravo quando ero più piccolo. Peccato che il DAS si seccasse relativamente in fretta, e che nel farlo si screpolasse, per evitarlo si utlizzava il Vernidas (altro odore assai carateristico del periodo), ma le screpolature restavano, almeno a me  T_T
Tra l'altro ho scoperto che nel DAS prodotto tra il 1963 e il 1975 fosse presente l'amianto... che poteva risultare pericoloso nel momento in cui si polverizzava il DAS essiccato:
https://it.wikipedia.org/wiki/Adica_Pongo

A giocare con il DAS (ed il Pongo) ci ho passato ore ed ore, interi piovosi pomeriggi. Ok, il risultato finale era inversamente proporzionale all'impegno profuso... però era divertente  :]
E lo sarebbe stato ancor di più se avessi potuto consultare questo libro, che, sebbene forse un po' troppo professionale per un bambino, insegnava delle interessanti tecniche, oltre a dare delle ottime idee.
Il libro è diviso in otto capitoli, prima di ognuno c'è un approfondimento artistico sulla tecnica che l'autore si appresta a spiegarci. Ho scannerizzato tutte le pagine inerenti i potenziali lavori che si sarebbero potuti eseguire con il DAS, alcuni veramente stupefacenti, altri relativamente semplici, alla portata anche di un bambino di una decina di anni.
Un fatto che ho trovato curiosissimo è che nel libro non c'è neppure un'immagine di una confezione di DAS!
Neppura una!!!
Oltre al DAS si cita il Vernidas, lo si vede disegnato un po' di sfuggita, e le tempere Sguish, anche le Pitti, ma mi sono sconosciute.
La presenza di un'immagine della confezione di DAS mi avrebbe permesso di datare il libro in maniera più precisa, visto che non è presente la data di stampa, inizialmente mi sono dovuto basare sul sul bassissimo prezzo:
1500 lire



Di materiale editoriale degli anni 70 ne ho parecchio, ma nessun libro a sole 1500 lire, può essere che questo libro fosse allegato alle confezioni del DAS?
Ergo ad un prezzo di favore, però resta il problema che il DAS nel libro  non si vede mai  >_<
Un amico mi ha fatto notare un'immagine, che mi era sfuggita, questa pare essere la classica pubblcità presente nei Topolino, ed il sito dove è messa in vendita riporta l'anno 1977.
Non avendo in mio possesso quello specifico numero, non posso esserne certo, c'è da dire che non ho trovato la medesima pubblicità nei miei numeri antecendenti o successivi il 1977.
Comunque la pubblcità conferma che il prezzo assai esiguo era dovuto alla vendita allegata alla confezione del DAS, questo fatto, però, rende ancora più anomala la totale assenza di qualsiasi foto del prodotto nel libro.



Ricercando la data di stampa ho scoperto che ne venne pubblicata una versione in inglese, "DAS Pronto, a world to discovery", anche in questo caso ci sono datazioni discordanti, una del 1982 ed una del 1985.

sabato 4 marzo 2017

Console Reel - 4 giochi TV (1977/78)



Proprio il giorno dell'uscita italiana del Nintendo Switch, io ho (ri)comprato un'altra fantasmagorica console, con una grafica  ULTRA HD, un audio dolby surround ipergalattico, dei videogames con una giocabiltà insuperabile, oltre che difficilissimi, completamente wirelss, memoria espandibile a millemila terabyte, modalità multiplayers ed online etc etc.
No, ok, forse ho un po' esagerato... un po' tanto, diciamo che c'è la modalità multiplayers, dato che si gioca in due T_T
Occasionalmente mi capita di ascoltare i discorsi di videogiocatori più giovani, anche molto più giovani, sono sempre preparatissimi, professionali, ma per quanto ne possano sapere, e per quanto siano più bravi di me, io li guardo sempre con un'aria di sufficienza, perché io ho giocato con i primi videogiochi!  gne gne gne  ^_^
Ci ho giocato quando vedere sullo schermo, di una tv in bianco e nero(!), quei quattro pixel messi in croce pareva una magia, e nessuno faceva storie per l'audio o la giocabilità, i dialoghi o la durata di gioco, si giocava e basta.
Ovviamente non voglio mica dire che la console Reel sia preferibile a qualsiasi altra console arrivata dopo, ma lo spirito con cui si giocava era diverso, c'era più capacità di stupirsi. Oggi son tutti scafati, tutti mega esperti, tutti iper critici, anche giustamente, visti i costi   >_<
In questi casi penso si debba scrivere "correva l'anno...", infatti correva l'anno 1977, oppure 1978 (non sono sicuro), quando per il relativo Natale arrivò a casa mia questa console di ultima generazione. Non fu la prima console venduta in Italia, ma fu la mia prima console, con quei colori totalmente improbabili, che oggi nessuno dei colossi tecnoludici si sognerebbe mai di appioppare al proprio modello...




Per quanto riguarda l'anno potrei anche sbagliare, perché la console è presente in un catalogo del Natale 1979 (dovrei controllare in quelli che non ho ancora postato), inoltre nella garanzia (sarà scaduta?) è scritta la data del primo gennaio 1979, ma io resto convinto che sia antecedente.
Di certo la mia memoria aveva fatto cilecca riguardo all'audio, infatti non ricordavo proprio che il suono, dei semplicissimi "bip", provengano direttamente dalla console!
Questo perché alla televisione ci si collega solo ed esclusivamente con il cavo d'antenna, a cui segue la noiosa ed impegnativa, allora come oggi, operazione di ricerca del canale/frequenza tramite cui il dispositivo trasmette il segnale.
Il punto debole di queste console era la necessità dell'intervento di un adulto. In primis perché dovevi occupare quella che di norma era l'unica televisione di casa, e perciò dovevi chiedere il permesso, poi perché bisognava collegarla, staccando il cavo dell'antenna, infine ricercare il canale.
Sul come eseguire il collegamento ad una televisione a tubo catodico, inserisco una piccola guida al termine della recensione, magari può tornare utile, visto che è molto semplice e gratuita  ;)
Chi entra a casa mia resta sovente assai perplesso nel vedere che ho ancora un televisore a tubo catodico, un mitico Sony Trinitron del 1996!
Ecco, ora posso fieramente motivare questa mia scelta antidiluviana:
ho potuto rivedere e riascoltare i giochi della console Reel!

Scrivo solo "rivedere e riascoltare" perché giocarci è impresa un po' ardua, e contemporaneamente tediosa.
Ardua perchè, nonostante il videogioco funzioni, la manovrabilità dei pad si deve essere rovinata un po' con il passare di questa quarantina di anni.
Tediosa perché... non credo che ci sia bisogno di spiegarlo, basta guardare il video  ^_^
Ricordo che nelle modalità a due, quando la pallina passava per il tuo "omino", ne veniva deviata la traiettoria, se la palla era tua, mentre veniva respinta se la palla era degli avversari.
Inoltre, quando si vede che la pallina attraversa gli "omini", non è un bug del software(?), ma è causato dal raggiuntgimento dei 15 punti, cioè era finita la partita. Non c'erano musichette trionfali o video inneggianti, semplicemente il programma ti impediva di continuare.
ATTIVATE I SOTTOTITOLI DEL VIDEO  ;)


              


I giochi disponibili sono solo, per l'abbondanza a cui siamo abituati oggi, quattro, ma allora parevano mille:
Tennis; calcio; pelota; squash.

Penso che sia inutile spiegare che nessuno di noi, prima di giocarci ai videogiochi, avesse la ben che minima idea di cosa fossero la pelota e lo squash...
Il tennis.
Si ok, il punteggio non è quello corretto... miiiiii che pignoli... è un arcade, mica una simulalzione!

giovedì 2 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection 131 Gare Gare


L'idea di pubbicare i robot dei cattivi l'ho sempre trovata ottima, ad una condizione, cioè che il suddetto robottone antagonista abbia avuto un ruolo importante nella puntata, oppure, ma già è un critierio più rischioso, che l'episodio preso in considerazione sia di spessore. Infatti capitano mostri cattivi totalmente insulsi in puntate memorabili, ma che lo sono non per i combattimenti, ma per il contenuto della trama.
Pubblicare, invece, mecha dei villains con ruoli secondari, visibili in puntate in cui non sono neppure il soggetto principale della trama, per di più in puntate non particolarmente memorabili, lo trovo assurdo, controproducente per la stessa Fabbri/Centauria.
Questo non vuol dire che alcuni ex bambini non possano essere legati a Gare Gare, ma solo questo non lo rende meritevole di una trasposizione in modellino, che magari toglie spazio ad un Mechadon qualsiasi...
In questa puntata Gare Gare interviene al solo scopo di impedire a Goldrake il salvataggio del pianeta Terra, minacciato da un pianeta/meteorirte/stella(?!) contaminato dal Vegatron, che re Vega ha deciso di usare come arma di distruzione di massa, diremmo oggi.
Il combattimento è abbastanza veloce, e Gare Gare viene messo in difficoltà persino dal Goldrake 2, dalla Trivella Spaziale e dal Delfino Spaziale. Non viene distrutto neppure alla fine della puntata, finale che è riservato al tentativo di Actarus di neutralizzare la minaccia alla Terra.
Poi devo dire che il modellino è venuto fuori bene, la colorazione è quasi esente da sbavature, nonostante che in alcuni punti presenti tonalità molto diverse una vicina all'altra, in particolare sul viso. La posa è proprio quella che si può vedere nella 51esima puntata.
Peccato che manchino gli spuntoni accuminati posti sopra e sotto le braccia, anche se devo ammettere che nella prima scena di Gare Gare nella puntata non si vedono. Forse per fare il modellino hanno preso ad esempio questa prima immagine? Vedere tutta la puntata?
A mio avviso questa modifica del modellino rispetto all'originale è un errore abbastanza grave, denota molta superficialità.




Gare Gare dalle solite consuete svariate posizioni.

martedì 28 febbraio 2017

Catalogo ToyService Baravelli (1978/79?)


Datare questo catalogo è stato abbastanza arduo, in primis perché la data non è indicata in nessuna pagina, quindi, di solito, mi baso sugli articoli pubblicizzati. Purtroppo la "Baravelli" si occupava di importazione di giocattoli, non saprei dire se avesse anche degli articoli propri, prodotti in qualche stabilimento italiano, di certo importava giocattoli da tutto il mondo. In particolare questo catalogo presenta giocattoli risalenti addirittura agli anni 60, altri certamente degli anni 70. Ai tempi i giocattoli avevano una aspettativa di vita maggiore, non era necessario neppure un restyling della confezione, te li ripresentavano con il medesimo aspetto a beneficio delle generazioni future  :]
Guardando le immagini del catalogo mi sono fatto l'idea che la "Baravelli" pubblicizzò tutto il materiale di cui in quel momento gestiva i diritti, articoli che aveva accumulato nei propri magazzini, o in quelli dei produttori originali. Il gioco del tennis con Panatta come testimonial è presente nel numero 1203 di Topolino del dicembre 1978 (vedi scan più sotto), invece il gioco in scatola "Situation 4" pare sia addirittura del 1968, e degli anni 70 sono alcuni articoli della Matchbox.
Ci sono, però, una serie di articoli derivanti da un anime, che in Italia dovrebbe essere stato trasmesso nel 1982 (mi son basato su questa rivista: link) su Canale 5: "Bambino Pinocchio"

In Giappone la serie venne trasmessa tra il 1976 ed il 1977, ma arrivò da noi solo nel 1982. Quindi potrebbe essere un catalogo del 1982?
Possibile che la "Baravelli" importasse una linea completa senza il supporto della trasmissione televisiva?
Probabilmente si.
Principalmente perché comunque era sempre Pinocchio, un personaggio totalmente italiano. Inoltre le confezione mi pare che abbiano le scritte in tedesco, e dato che anche nell'originale "Pinocchio Yori Piccolino no Boken" i nomi dei personaggi sono italianizzati, penso proprio che i giocattoli di Pinocchio arrivarono direttamente dalla Germania (Ovest), dove fu trasmesso nel settembre 1977.
Infine c'è da sottolineare il fatto che nella pagina del catalogo non si fa alcun cenno alla trasmissione su "Canale 5", avrebbe avuto senso almeno scrivere "Come in tv!" oppure "Visto in tv!", anche senza mettere il nome dell'emittente televisiva.



Gli articoli ascrivibili agli anni 70 (e 60) sono molti altri, mentre non ho notato giocattoli prodotti sicuramente negli anni 80. Magari sbaglio.
Ricomincio dalla pagina due e tre del catalogo, con il classicissimo Othello, nella scatola che ricordo bene anch'io, ed il gioco del tennis di Panatta.

lunedì 27 febbraio 2017

Data astrale 2016.09 cinquant'anni di Star Trek


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO FORSE RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


TITOLO: Data astrale 2016.09 cinquant'anni di Star Trek
AUTORE: Cesare Cioni
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 192
COSTO: 19,5€
ANNO: 2016
FORMATO: 24 cm x 17 cm 
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867764945


Quando ho visto questo saggio in libreria avevo già deciso di prenderlo  prima di averlo brevemente sfogliato, bastava che ci fosse scritto sopra Star Trek  ^_^
Acquisto compulsivo?  noooooooooo...
Una volta notato che toccava, seppur brevemente, anche il nuovo filone cinematografico "ringiovanito", qualsiasi remora era venuta meno, e me lo sono portato fieramente alla cassa.
Arrivato a casa, però, ad una analisi più attenta e tranquilla, notavo un piccolo, ma non ininfluente particolare, che mi gettava nel più cupo e disperato sconforto... una piccola dicitura in basso, al centro della pagina... avevo buttato 19 euro e 50 centesimi... la casa editrice era la "Ultra"...  T_T


Avevo comprato millemila immagini senza didascalia alcuna, immagini buttate spesso a caso tra le pagine, testo ridotto all'osso, autori alla prima esperienza con il tema trattato, assenza totale di bibliografia, argomenti presi da web (senza citare la fonte) o da altri saggi (senza citare quasi mai la fonte), analisi che sovente scoprivano l'acqua calda.
Invece, con mio sommo stupore e soddisfazione, viva e vibrante, aggiungerei, a parte l'assenza delle didascalie alle immagini, che comunque sono inserite dove era giusto inserirle in base al testo, nessun altra delle mancanza della collana "Ultra Shibuya", a cui ero abituato in ben sei titoli, era presente!!!
Si capisce dal curriculum professionale dell'autore e da come scrive di Star Trek, che conosce l'argomento, e che è un appassionato. Le immagini  a tutta pagina occupano "solo" 16 pagine sulle 192 totali, anche se a fine ed inizio capitolo ci sono sempre pagine bianche. Le altre immagini non a piena pagina occupano altre 32 pagine, per un totale di 48 pagine su 192, che non sono poche, ma che per un "Ultra Shibuya" sono pochissime!

sabato 25 febbraio 2017

"Julie rosa di bosco" (1979) - Puntate 5 e 6



Cosa ci riserveranno le puntate 5 e 6?
Intanto il titolo del DVD è già tutto un programma, "Sogni", e capita che i sogni si tramutino in incubi...
Entrambe le puntate si basano su quello che i protagonisti dell'anime ambiscono a fare nel futuro, ma i sogni non sempre si possono coronare.
Devo dire che la quinta puntata potrebbe avere anche dei contenuti validi, dato che vorrebbe cercare di far comprendere che per sentirsi realizzati non bisogna per forza diventare ricchi e famosi. Certo, non è che faccia schifo come scenario, ma nel caso non si avveri, basta essere contenti di come si porta avanti il proprio lavoro.
La sesta puntata mantiene la medesima impostazione, concentrandosi sui sogni di Tania, che diventano presto incubi. Non brutta l'idea di parlare di attacchi di panico, in questo caso scatenati dal timore di cantare in pubblico, una tematica che ai tempi non doveva essere molto comune. Peccato che lo spirito educativo venga un po' meno nel momento in cui la povera Tania non riesce a sconfiggere l'ansia... sarebbe stato più incoraggiante, per chi ne soffre, vedere la ragazzina concludere il concerrto prendendosi un sacco di applausi, non fallendo...
Purtroppo di buone intenzioni è lastricato il mondo degli anime... perché tutto il resto riesce a rendere inefficace qualsiasi buona intenzione.
Come al solito non posso iniziare senza i bellissimi primi 74 secondi, che ci catapultano nel mondo di Julie, un mondo in cui, dopo aver assistito alla morte dei genitori della ragazza tirolese, senti partire una musichetta allegra.


            


La puntata si intitola "Sogni", lo sviluppo è un incubo  :]

giovedì 23 febbraio 2017

Go Nagai Robot Collection 130 Brutas M3



Nonostante Brutas M3 sia comparso nelle puntate trasmesse dalla Rete 1 della Rai, ergo doppiate in italiano, non ricordo assolutamente di averlo mai visto, come ho scritto spesso non seguivo Mazinga Z, se non occasionalmente.
Devo dire che mi ha sorpreso il fatto che le grate sulla bocca di Mazinga Z e Brutas M3 siano identiche, probabilmente i disegnatori le fecero uguali perché hanno il medesimo scopo, scatenare un turbinio distruttore.
A dispetto del nome assai brutale, il mostro meccanico del Dottor Inferno non è poi tanto incivile, se non per il fatto che distrugga qualche auto, probabilmente con i proprietari ancora al loro interno, qualche povero albero ed una massa infinita di rocce. Ma l'opera distruttrice di Brutas M3 non è fine a se stessa, come per quasi tutti gli altri robot cattivi delle serie animate, ma è motivata dalla necessita di incamerare l'energia di ciò che distrugge per poi usarla come arma.
Per il resto, pur essendo presente dal primo secondo della puntata all'ultimo minuto, non crea particolari problemi a Rio/Koji Kabuto, che durante il secondo scontro lo sbaraglia in pochi secondi.
Ci sono altre curiosità nella puntata.
Mi pare siano stati tagliati i primi minuti dove Shiro illustra la sua nuova passione per i piccioni, capita anche a Mizar nella puntata con il comandante Haruk, si vede che ai tempi in Giappone avevano la fissa dei piccioni viaggiatori  :]
Il titolo della puntata italiana(?) è "I ladri di diamanti", perché i co-protagonisti sono due avidi figuri che cercano, e ci riescono pure(!), di rubare uno dei due diamanti sul torace di Brutas M3. Capisco essere dei pochi di buono, ma sottrarre qualcosa ad un mostro meccanico non mi pare indice di grande saggezza  >_<
Inoltre, il suddetto diamante, viene in seguito restituito al mostro meccanico, nella speranza che Brutas M3 non li uccida tutti, e nel "tutti" ci sono, oltre ai due ladri, anche Boss, Nuke, Mucha e Shiro, che in questo modo diventano complici del riarmo del robot...
Ma la più grossa curiosità della puntata è chi cacchio sia il tipo con il camice bianco e i baffoni qua sotto  O_o


Il modellino è in media di sbavature. Ultimamente ho notato che la testa è colorata con più accuratezza del corpo, dovrebbe essere più difficile... mistero.
La posa è statica, i colori parebbero corretti, forse potevano fare i diamanti sul torace un po' più diamantosi, o almeno maggiormente in rilievo.
Il mecha è abbastanza brutto già con l'originale, non per nulla assomiglia a Mazinga Z  ^_^  non credo che si potesse chiedere a quelli della GNRC di migliorarlo.


Brutas M3 dalle solite svariate posizioni.

mercoledì 22 febbraio 2017

Telepiù N° 4 dal 12 al 18 aprile 1980 - "Tanti sosia e parenti nel mondo dei cartoni" di Paola Zivelli



Con questo numero quattro (anno primo) ho presentato ben cinque numeri consecutivi di Telepiù, considerando che esiste anche il numero zero:
Telepiù N° zero dal 15 al 21 marzo 1980
Telepiù N° 1 dal 22 al 28 marzo 1980
Telepiù N° 2 dal 29 marzo al 4 aprile 1980 
Telepiù N° 3 dal 5 all'11 aprile 1980

Piccolo avvertimento, la Nadia Cassini disegnata in copertina, che mostra il fondoschiena, è solo un'anticipazione dell'articolo ad ella dedicato  ^_^ 
Di questi primi cinque numeri solo il secondo non presenta articoli sugli anime, a dimostrazione che la rivista aveva un'occhio di riguardo per i suoi piccoli lettori. Inoltre gli articoli non erano particolarmente ostili verso questa nuova forma di animazione, o almeno non lo erano rispetto al tono degli articoli su altre testate del medesimo periodo. I contenuti erano, comunque, abbastanza disinformati, nonostante sovente fossero articoli relativamente brevi. Quello di questo numero ne è un buon esempio, infatti, tralasciando per un momento l'errata didascalia alle immagini della pagina di sinistra, si possono leggere delle frasi su cui sarebbe stato lecito obiettare anche nel 1980:
"... oggi siamo passati alla violenza dei cartoni animati computerizzati";
"Mazinga ha un sosia in Gundam...";
"Ci sono altri due casi di parentela forzata: Remi e Candy Candy".

Va aggiunto che Paola Zivelli considerava i cartoni dell'ape Maia e dell'ape Magà anch'essi delle "copie carbone" una dell'altra ("due api sorelle alla scoperta del mondo"), immagino soltanto perché le protagoniste erano due api, e lo poteva affermare solo ed esclusivamente perché, posso immaginare, non avesse mai visto l'ape Magà. Senza cosìnsiderare che Magà era in realtà un fuco, ma questo la Zivelli non lo poteva sapere...
"Goldrake a sinistra e Mazinga sopra"  T_T
Che poi mettere il Gundam su uno sfondo rosa è quasi una bestemmia   >_<


Ormai non dovrei più sorprendermi nel leggere di cartoni animati giapponesi fatti al computer (o computerizzati), e neppure della loro violenza, che un po' violenti lo erano veramente  ^_^  ed invece rimango sempre colpito nel vedere delle persone adulte, laureate, che credevano che fin dagli anni 70 i giapponesi possedessero la tecnologia per fare i cartoni al computer  @_@
Ma veramente qualcuno può pensare che tra Peter Rei e Rio/Koji Kabuto ci potessere essere qualche similitudine?
Almeno Peter Rei si legge il manuale del Gundam, prima di salirci a bordo!!!
Mica rischia di ammazzare gente a caso come Rio/Koji Kabuto...


Anche la didascalia in basso della pagina di sinistra merita una menzione per la delicatezza:
"Nel mondo dei cartoni ci sono anche gli infelici derelitti(!!!): come il senza famiglia Remi e la bionda, ma sventurata, Candy".

Poche righe che sono una sentenza  :]

lunedì 20 febbraio 2017

Yakuza, il Giappone criminale



AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.



TITOLO: Yakuza, il Giappone criminale
AUTORE: Massimiliano Aceti
CASA EDITRICE:
PAGINE: 217
COSTO: 20€
ANNO: 2014
FORMATO: 23 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': Reperbile sul web
CODICE ISBN: 9788891075086


Per anni ho cercato saggi sulla yakuza, e di colpo me ne sono ritrovati due in un sei mesi. In realtà questo libro è antecedente di un paio di anni rispetto a quello di Gioorgio Arduini, ma purtroppo per nulla pubblicizzato, essendo stato pubblicato in autonomia dall'autore. In pratica questo è stato il primo libro incentrato sulla yakuza pubblicato in Italia.
Non tragga in inganno la differenza di pagine tra il saggio di Arduini e questo di Aceti, ovviamente il primo è enormemente più dettagliato (basti pensare al numero delle note!), ma questo non è per nulla superficiale. Considerando che “Yakuza, il Giappone criminale” consta di un terzo delle pagine di “Yakuza, un'altra mafia”, la si può valutare una lettura meno impegnativa (nel senso che necessita di meno tempo), ma non banale.
L'unica nota negativa del saggio, oltre al fatto che è restato praticamente sconosciuto, sono le tabelle, la cui grafica risulta in alcuni casi eccessivamente piccola, rendendo quasi impossibile leggere talune cifre. Per altro i dati sono sempre ufficiali e di matrice nipponica.
Sul versante delle note di merito, invece, oltre al fatto che il libro è scritto bene ed è interessante, l'autore ha pensato bene di inserire un utilissimo ed indispensabile glossario dei termini giapponesi inerenti la yakuza, che permette di andarsi a rileggere cosa significhi una parola senza doverla imparare a memoria.
Piccolo particolare poco usuale è che, all'inizio del libro, lo stesso autore scrive una singola asciuttissima pagina con la spiegazione dei capitoli, che mi permetto di riportare, prima di partire con le mie elucubrazioni.