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venerdì 29 dicembre 2017

Leonard, cinquant'anni di amicizia con un uomo straordinario



TITOLO: Leonard, cinquant'anni di amicizia con un uomo straordinario  
AUTORE: William Shatner  
CASA EDITRICE: Ultimo Avamposto Editore  
PAGINE: 161  
COSTO: 25 €  
ANNO: 2016  
FORMATO: 22 cm x 14 cm 
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano     
CODICE ISBN: 9771594188016


Libro scritto dal capitano Kirk, che parla del primo ufficiale Spock, anche nel loro rapporto fuori dal set. Per un fan della serie la lettura è abbastanza obbligata, ma andrebbe preceduta, come ho fatto io, dal reperimento di "Io sono Spock", scritto da Spock. Non che William Shatner riporti panzane o assurdità, però molte degli aneddoti presenti li si trova, ovviamente, anche nell'autobiografia di Leonard Nimoy. Ergo due fonti distinte sono meglio che leggerne solo una, ed è sempre meglio leggere per prima la fonte più vecchia.
Mi pare che i due scritti collimino grandemente, e qualche volta questo libro aggiunga delle informazioni, logico che Shatner racconti il suo punto di vista, anche riportando parti della storia che non sempre gli fanno fare bella figura. Piccoli screzi tra Shatner e Nimoy, gelosie normali su un set.
I due attori furono per parecchi anni solo colleghi, che si rispettavano, qualche volta in competizione, ma solo colleghi, solo dopo la fine della serie classica, girando assieme per le convention di Trekkie, diventarono amici.
Quello di Shatner è un omaggio ad un amico scomparso, quindi è ovvio che vada preso come tale.
Ho letto più volte che Shatner parebbe essere abbastanza attaccato alla pecunia, forse in alcune parti del libro ti viene il dubbio che lo scopo dello scritto sia quello di racimolare qualche dollaro, in altri parti, più interessanti e meno agiografiche, il dubbio passa, però resta latente.
Diciamo che, visto il prezzo, se lo recuperate con qualche sconto la lettura sarà più piacevole.

Anno 1950, Leonard Nimoy viene scritturato per una apparizione in un serial western, deve fare il cattivo   :]




          

giovedì 28 dicembre 2017

"Batman, il film" - 1966


Ho scoperto solo qualche settimana fa che nel 1966 venne prodotto un lungometraggio dalla serie tv con Adam West nei panni (e ciccia) di Batman. Il film contiene dei momenti di puro umorismo, direi assolutamente volontario   ^_^   più sotto riporto una recensione per immagini dei momenti più surreali. Alcune caratteristiche dei personaggi e degli ambienti/mezzi li avevo totalmente dimenticati, non avendo praticamente mai più visto il telefilm dai primi anni 80.
Il mitico telefilm lo guardavo sempre, magari non continuativamente, ma comunque spessissimo, non rammento, invece, questo film, che venne girato alla fine della prima stagione, quando la serie negli Usa aveva già avuto un grande successo.
In uno degli  speciali nel DVD Adam West racconta che il film fu pensato espressamente per promuovere la serie tv all'estero, aggiungendo che questa mossa funzionò bene.
Quindi mi sono sorte due curiosità:
il film fu mai proiettato sugli schermi italiani?
la serie tv fu mai trasmessa alla fine degli anni 60 o all'inizio degli anni 70, sull'onda del successo del lungometraggio?

Ascoltando le voci dei doppiatori del film si nota subito che non sono le medesime del telefilm, fatto confermato dalle relative pagine di Wikipedia sui doppiatori. Nella suddetta pagina di Wikipedia riguardante il film è anche riportato che vinse il premio come miglior film al "Giffoni Film Festivsl" del 1972.
Ma quando fu eseguito il doppiaggio italico del film?



Il 2 dicembre 1966 su "La Stampa" c'era proprio la locandina del Batman di Adam West!
Quindi il doppiaggio italico di questo film parrebbe essere quello del 1966. Lo si può intuire anche dal fatto che nell'adattamento il Joker divenne ingenuamente il Jolly... mentre nell'adattamento della serie tv venne tradotto correttamente in Joker, si vede che 10 e passa anni dopo gli incaricati si informarono un po' meglio sui personaggi.




Il 28 novembre del 1966 (pochi giorni prima della locandina) sulla "Stampa Sera" venne pubblicata la notizia che sarebbe arrivato sui teleschermi italiani Batman, però non è mai citato Adam West, ed successivamente non ho trovato più alcuna notizia in merito.
A mio avviso la serie tv del 1966 di Batman venne adattata e doppiata solo alla fine degli anni 70 dalle tv locali private. Ho provato a fare una ricerca un po' veloce (forse troppo) sulle riviste tv in mio possesso, ma non ho trovato una chiara prima trasmissione della serie di Batman, anche perché sovente nei palinsesti campeggiava solo la dicitura "telefilm", senza che ne venisse specificato il titolo.
A forza di cercare ho trovato qualche altra notizia, che collegandola a quelle che i giornalisti avrebbero pubblicato contro i cartoni animati giapponesi, mi ha confermato ancora una volta del modus operandi dei mass media quando si tratta di informare il lettore sui personaggi dei fumetti ed affini: parole spesso a caso...
La prima serie ebbe immediatamente un grande successo negli Usa, e quindi il lungometraggio fu ben accolto, ma che il Batman di Adam West era diventato una star televisiva lo si apprende anche da un articolo della "Stampa Sera" del 6 giungo 1966.

mercoledì 27 dicembre 2017

"Piango solo sul video, per dare una mano a Remi", di F.M. - "Novella 2000" 25 dicembre 1979



Il 25 dicembre 1979, quasi 40 anni fa(...), "Novella 2000", autorevole testata giornalistica poco incline al sensazionalismo, santificava le feste dedicando due pagine della propria rivista al lacrimoso Remi.
O meglio, al doppiatore di Remi, Fabrizio Vidale, che doveva godere di una certa buona stampa, lui o la sua famiglia, perché questo è il terzo articolo che lo riguarda:

"Che affarone il pastorello Remi", di Mario di Francesco + "Chi è la voce di Remi", di Alessandro Binarelli - "Famiglia Cristiana" 28 ottobre 1979

"Sono mie le lacrime di Remì", di Raffaele Garinei - "Domenica del Corriere" 19 dicembre 1979

Un articolo su "Novella 2000" non lo avevo ancora postato, ergo colmo la lacuna, a dimostrazione di quanto fosse ampio lo spettro di interesse che avvolgeva i cartoni animati giapponesi.
La cosa che non dovrebbe stupirmi più, ma invece continua a sorprendermi, è che anche in articoli tanto brevi come questo, due striminzite colonnine, trovi inesattezze e banalità.

"Ho messo al suo servizio le mie corde vocali, ma con l'orfanello della televisione non ho nulla a che vedere. Lui è un piagnone, io invece rido sempre.".
Premettendo che anche a me Remi non piaceva perché era troppo triste, però avrei voluto vedere Fabrizio Vidale nei panni del saltimbanco di Malot, mi chiedo cosa avrebbe avuto mai da ridere...
Certo che Malaspina non aveva poi tutti i torti quando faceva notare che una buona fetta dei doppiatori erano tutti imparentati... direi che un po' aiutava nella carriera   >_<




La perlata la si trova alla fine delle due colonnine, quando si preannuncia che Fabrizio Vidale darà la voce ad un nuovo personaggio PROTAGONISTA nella prossima serie di "Atlas Ufo Robot", Hakiro!!!
Chi?!?!   O_o
Hakiro?!   >_<
Inutile dire che non risulta nessun personaggio di Goldrake dal nome Hakiro, e che Fabrizio Vidale da bambino non lavorò mai a quella serie.
Mentre sul sito di antoniogenna.net è riportato che Fabrizio Vidale doppiò il bambinetto di "Gaiking, il robot guerriero", che si chiama appunto Hakiro.
Vabbè, ma tanto erano tutti cartoni animati giapponesi, uno valeva l'altro  :]

Qui sotto le due didascalie ingrandite.
Simpatico il fatto che non scrissero il nome del bambino vicino a Fabrizio Vidale, ne sarà stato contento il misterioso neo doppiatore quando avrà sfogliato la rivista ^_^

domenica 24 dicembre 2017

Kum Kum (il cavernicolo) - Salani Junior 1980



"Kum Kum il cavernicolo" fa parte di quelle serie che ai tempi dei forum erano considerate introvabili o quasi, non so bene quale sia la situazione oggi, però non mi pare esista una edizione in DVD. Trovo che l'assenza di una versione originale sia un vero peccato, perché, pur non seguendola, l'ho sempre trovata caruccia. Probabilmente nel 1980 ero già un po' grandicello per dei cartoni che, magari erroneamente, consideravo destinati ai più piccini, però mi piaceva la sigla ed il tratto semplice dei disegni. Magari non la seguivo perché nello stesso orario trasmettevano qualche altra serie più avvincente, e questa lo era ben poco, oppure il canale locale privato si prendeva male. Infatti, se non rammento male, Kum Kum era trasmesso dalle tv locali più piccole, e che quindi godevano di una trasmissione con un segnale meno potente.
Penso che potrebbe piacere ancora oggi, visto che non mi pare siano presenti particolari drammi o atti violenti, essendo raccontati solo piccole eventi inerenti la storia del villaggio di Kum Kum.
Per qualche strana coincidenza anche questo cartonato della Salani è considerato relativamente difficile da reperire in buone condizioni, un po' come la serie, sperduta in qualche vecchio magazzino di qualche tv locale fallita...
Per questa recensione mi sono riguardato la prima puntata, che corrisponde alla prima storia del cartonato, e devo dire che, tranne qualche immagine inserita non nel punto giusto rispetto alla trama, per il resto alla Salani non commisero particolari stravolgimenti, evidentemente qualcuno si guardava il cartone animato prima di pubblicare il libro   :]
Nel cartonato Salani sono presenti quattro storie dell'anime:
"A caccia di nuvole", che è la prima puntata della serie; "Il popolo del mare", la terza puntata; "Una cesta di bambini", che non corrisponde a nessun titolo; "Il matrimonio di Furu-Furu", l'ultima puntata della serie.
Ho scannerizato per intero la prima storia, delle altre tre mi son limitato al titolo, perché il cartonato è di 80 pagine  >_<


Il tratto dei personaggi lo trovo molto bello, semplice, leggero, allegro, spensierato. Poi magari ci saranno puntate truculente... ma non avendolo mai seguito non saprei dire con precisione  :]


Interessante il fatto che dalla scan qua sopra parrebbe che non importammo il cartone direttamente dal Giappone, ma dagli Usa. Sempre che la "Paramount Pictures Corporation" sia la medesima dei film statunitensi.Quindi suppongo che i dialoghi vennero adattati dala versione statunitense, un po' come per Starblazers.
Si nota anche nei crediti della sigla di apertura che i nomi sono quasi tutti non giapponesi, tranne uno.
Voci:
Barbara Frawley; Ray Hartley; Noel Judd; Beryl Marshall; Darani Scar; Keith Scott.
Script Supervisor: Noel Judd
Recordist Mixer: Phil Heywood
Post Production Co-Ordinator: Santo L. Bernardo
Assistan Film Editor: Al Perez
Director/Producer: Phil Judd
Post Production Advisor: Mike Policare
Paramount Production Executive: Bruce Gordon

L'unico nipponico sarebbe Banjiro Uemura, cioè "Executive Producer", peccato che non faccia parte dei nominativi presenti su Wikipedia, e neppure di quelli in alcuni index in mio possesso.



sabato 23 dicembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 17 e 18



In queste due puntate mi è parso di notare un miglioramento sul versante del doppiaggio e del senso compiuto dei discorsi fatti dai vari personaggi. Restano momenti di frasi completamente a caso, però nel totale le due puntate mi sono sembrate meno astruse.
Spero che il trend continui e migliore, magari i doppiatori e gli adattatori necessitarono di un po' (troppe) di puntate per capire cosa stessero facendo. Non hanno neppure storpiato i nomi!
Continuano, invece, gli imbarazzanti errori dei disegnatori nipponici quando si tratta di disegnare il campo da gioco o le porte, le distanze e le misure sono sovente totalmente a caso, ed assai comiche.
Delle due puntate la 17esima l'ho trovata più avvincente, in quanto c'è una diretta sfida a tiri in porta tra Shingo e Misugi. La classica sfida da cortile che avremmo compiuto millemila volte da bambini, solo che loro lo fano in maniera più creativa  :]
In entrambi gli episodi continua l'estenuante (anche per chi guarda...) allenamento di Shingo alla ricerca del suo tiro perfetto, talvolta gli riesce, ma molto più spesso no. Quando gli capita di essere preciso, manca di potenza, e quando tira una leppa della malora, gli viene meno la precisione. Non per nulla una pubblicità recitava "la potenza è nulla senza controllo"  :]



La voce jappo che grida il titolo pronuncia un chiaro "rocchetto shuto", cioè, traducendo alla carlona, direi "tiro a razzo", tipo "rocchetto panci" di Mazinga Z  ^_^
Qualcuno, quindi, effettuerà questo fantomatico "tiro a razzo", che già vale il biglietto per vedere la puntata.
Rammento che nella precedente puntata Matsuki aveva vietato a Shingo di usare il suo tiro sottomarino durante le partite, perché "non regolamentare"...



Shingo cerca di far recedere l'allenatore, ma Matsuki spiega il suo punto di vista:
devono fare un tipo di allenamento più pesante;
il tiro di Shingo non è ancora efficace.

Quindi il tiro non è più "non regolamentare"?  >_<
L'allenatore conclude dicendo che ascolterà le lamentele di Shingo quando non sbaglierà neppure un tiro sottomarino.

venerdì 22 dicembre 2017

Catalogo giocattoli Mattel - Natale 1980 (tra cui i robottoni Shogun)




Il Natale si appropinqua, e cosa c'è di più natalizio di un catalogo natalizio?  :]
Un po' alla volta sto postando i vari cataloghi annuali della Mattel, a cui andrebbero poi aggiunti quelli singoli su Barbie e Big Jim, però con il catalogo generalista ci si può fare un'idea migliore di come si evolsero i gusti dei bambini e bambine italici prima, durante e dopo l'avvento degli anime robotici:
Mattel Natale 1976
Mattel Natale 1977
Mattel Natale 1979
Mattel Natale 1982

Nel 1976 c'erano le macchinine, poi scomparse per qualche tempo, la "Famiglia Felice" e gli "Eroi in azione".
Nel 1977 continua la presenza ella "Famiglia Felice" e delle macchinine, e c'è l'introduzione di una nutrita schiera di giochi in scatola di Big Jim e Barbie, 
Nel 1979 fanno la loro comparsa i robottoni della linea "Shogun", ed i primi videogiochi portatili.
Nel 1982 scompaiono i robottoni della linea Shogun, restano i videogiochi nella versione della console Intellivision ed entrano in scena le "Hot Wheels.
Mentre i cataloghi generalisti della Standa o dell'Upim danno una panoramica più allargata, quelli della Mattel permettono di capire su cosa puntasse una multinazionale del giocattolo, insomma, cosa "tirava" ogni anno   :]
Inoltre la Mattel aveva lo buona creanza di mettere sempre i prezzi dei propri articoli, ergo, chi vorrà, potrà farsi un continicno sia di quello che fece spendere ai genitori, sia quanto aumentava l'inflazione ogni anno...



Nell'indice gli "Shogun" rientrano nella categoria "giocattoli spaziali", un po' riduttiva come terminologia... o forse per "spaziali" la Mattel intendeva "di un altro mondo", nel qual caso concorderei ampiamente  :]



Salta subito all'occhio che la Mattel commise sacrilegio appioppando del "Mazinga Z", trasmesso dalla Rete 2 della Rai nel gennaio, a tutti i modellini del Grande Mazinga...  T_T
Dei quattro Grande Mazinga proposti nella pagina a sinistra io avevo, ed ho ancora, seppur abbastanza malandato, quello alto 13 cm, costo 9900 lire.
Il Grande Mazinga alto 32 cm era armato di "schettini spaziali"   >_<  mentre il jumbo aveva le "rotelle spaziali"   ^_^
La vergognosa truffa ai danni di innocenti bambini, perpetrata da una spietata multinazionale senza scrupoli, veniva smascherata dalla pagina di destra, dove il Brian Condor diventava un improbabile "turbo aliante gigante" pilotato da un ancor di più improbabile Rio... si vede che è Tetsuya...
Anzi... "Tetuya"... sacrilegio...
Dico, ma se l'articolo si chiama "moto di Tetuya"(...), perché nella descrizione ci scrivi "La potente moto di Rio, coraggioso pilota di Mazinga Z, ha pungi fotonici"?
Evidentemente alla Mattel ci consideravano dei mentecatti totali...   >_<

martedì 19 dicembre 2017

Minicinex a colori, Paperino Story Harbert - 1970



Trovo interessante questo genere di articoli, dal Festacolor al Visore Mupi V35, perché ci rammenta quando un cartone animato, giapponese o meno, non era disponibile in qualsiasi momento, forma, dispositivo e chi più ne ha ne metta, come capita oggi.
Non solo non avevamo tablet, smartphone, computer, DVD (VHS), BR etc etc, ma neppure la tv ci veniva in soccorso... i cartoni erano trasmessi con molta parsimonia, non c'erano canali tematici in chiaro o a pagamento, e neppure lo streaming. L'attesa di "Scacciapensieri" il sabato verso le 18,00/19,00 sulla Svizzera Italiana rimase un appuntamento fisso per ogni bambino del nord ovest d'Italia fino all'arrivo degli anime.
Quindi per poter mettere in opera la ripetizione all'infinito di un cartone animato, pratica tanto comune per un bambino di oggi, ed altrettanto estenuante per un qualsiasi parente del bambino prima menzionato, ci si poteva rivolgere solo a questi rudimentali giocattoli visivi.
I primi esemplari proponevano pure pellicole in bianco e nero, e tutti questi erano mancanti di un piccolissimo particolare, il sonoro...
Però potevi fare una cosa che, personalmente, trovavo fin magica, girare piano piano la manovella per scoprire l'apparire di ogni fotogramma, oppure girarla al contrario per crearmi delle comiche animate.
E poi, a voler fare i pignoli, l'audio non mancava del tutto, era solo un po' diverso, un ripetitivo
RATATATATATATATATATATATATATATATATATATATATATA


       

In questa bobina era presentati due brevi spezzoni di Pippo:
"Pippo cavaliere" e "Pippo pulitore di campane".
Entrambi gli episodi erano estratti da cartoni più lunghi, su cui tornerò più sotto.
La qualità è un po' scarsina, sia perché la bobina, nonostante fosse intonsa (ancora dentro la sua confezione originale), non doveva avere una grande qualità, ma anche perché riprendere il video, dovendo nel contempo girare la manovella, ha causato una certa oscillazione della ripresa  :]



Corriere dei giocattoli, catalogo Natale 1970 del Corriere dei Piccoli e Upim

Ai tempi i giocattoli avevano una aspettativa di vita molto più lunga, erano molto meno usa e getta di oggi.
Un articolo come il Minicinex l'ho trovato in un catalogo del 1970, fino ad un altro del 1977, ma probabilmente il 1970 non fu la data del suo esordio sul mercato, ed il 1977 non fu l'anno del suo ritiro dagli scaffali.
Anche questo articolo, come il Festacolor, era prodotto dalla Harbert di Milano, su licenza della "Kenner Products Company" (Cincinnati Ohio, USA).

domenica 17 dicembre 2017

L'Illustrazione Italiana - 14 dicembre 1941 - numero sul Giappone in guerra con gli Usa


"L'Imperatore del Giappone che, fedele al patto Tripartito, ha lanciato le sue armate contro la plutocrazia anglosassone"

Un italiano del 1941, leggendo la didascalia alla foto del pacifista Hirohito, apprendeva che l'Impero giapponese aveva mosso guerra agli Usa in ottemperanza al patto Tripartito. Ovviamente noi sappiamo che non fu così, e penso che in fondo lo sapessero anche nel 1941, ma questi sono gli effetti della propaganda, che sovente scade nel ridicolo.
L'attacco nipponico a Pearl Harbor avvenne il 7 dicembre 1941, questo numero de "L'Illustrazione Italiana" venne pubblicato il 14 dicembre, solo 7 giorni dopo. Considerando anche i tempi per la scrittura degli articoli, per l'impaginazione, la stampa e la distribuzione, i giornalisti non avevano molto informazioni da pubblicare. Per esempio c'è un articolo a firma Amedeo Tosti dal titolo "Nella Marmarica e sui fronti orientali", con una bella cartina militare del pacifico in cui si fronteggiavano inglesi, russi, statunitensi e giapponesi, ma nello scritto non si parla mai del Giappone e degli Usa. Leggendo il titolo, e guardando la cartina, pensavo che la Marmarica fosse un qualche gruppo di isole del pacifico, invece è una regione libica  :]
L'articolo l'ho scansionato lo stesso, ma solo a dimostrazione che le informazioni erano pochine.
In pratica, dei tre articoli che dovevano informare il lettore italico della dichiarazione di guerra del Giappone agli Usa, solo due trattano l'argomento, il primo ed il terzo.
Oggi, in sette giorni, una notizia è quasi stantia, nel 1941 restava un mistero da svelare. Infatti ci si limita agli approfondimenti sul perché i giapponesi avessero mosso guerra agli Usa, non mancano delle previsioni sul proseguo del conflitto nel pacifico.
Interessante l'analisi di un esperto militare britannico (il commodoro L. E. Chorlton) proposta nell'articolo qua sotto, in cui si afferma nel finale che:
"La conclusione è che il Giappone è assolutamente inconquistabile coi metodi della guerra navale e che la sua grande forza aerea contribuisce ad impedire la sua conquista".



venerdì 15 dicembre 2017

"Playgulp 1: arrivano i pornofumetti di Playboy"- 14 numeri dal dicembre 1980 al febbraio 1982 - "Benvenuto Bonvi", di Giovanna Tettamanzi - Playboy dicembre 1980



Nel dicembre del 1982 Plaboy inaugurava una nuova serie di fumetti, le strisce erano disegnate dal grande Bonvi, ovviamente la tematica, vista la testata, era un pelino osé, il titolo era: Playgulp.
E' chiaro che il "Play" identificava la rivista vietata a minori, mentre con "Gulp" si voleva alludere al mitico "Supergulp!", non per nulla i tre personaggi che introducono la storia e portano avanti questa improbabile inchiesta invesigativa sono Nick Carter, Patsy e Ten. Cioè... in realtà non sono proprio loro... infatti Nick Carter perde i baffi e mi pare che cambi il cappello, oltre al fatto che il nome diventa Nick Starter. Patsy diventa Papsy e non ha più la bombetta, mentre Ten mi pare più o meno identico, ma non viene mai chiamato per nome. Comunque i tre sosia scompaiono nei numeri successivi.
Questi cambiamenti furono probabilmente dovuti al fatto che il personaggio di Nick Carter non era una esclusiva invenzione di Bonvi, ma era stato pensato assieme a Guido De Maria, ed inoltre l'investigatore era impegnato in "Supergulp!" alla Rai, non penso che il servizio pubblico avrebbe apprezzato di vederlo anche su Playboy.
Oltre ad essere un pelino osé, spesso più sul versante del linguaggio che per i disegni, le tavole di Bonvi avevano un tono molto dissacrante, e quale era il soggetto smitizzato per primo?
Goldrake!
Ma non solo lui, i personaggi degli anime sono numerosi e maggioritari. A dimostrazione di quanto gli anime avessero colpito l'immaginazione degli italiani, anche di chi lavorava nel settore dei fumetti e dei cartoni animati. Nella prima tavola si possono riconoscere, oltre a l'onnipresente Goldrake, un simil Grande Mazinga, un simil Mazinga Z, Heidi, il nonno di Heidi, Peter, Rigel, Remi, e pure un Actarus esibizionista con tanto di casco ed impermeabile!
Ma nel primo numero c'è spazio anche personaggi più classici del fumetto, come Braccio di Ferro ed Olivia.
Già in un articolo del 19 aprile 1980 su "Il Resto del Carlino", in piena bufera mediatica provocata dai 600 genitori di Imola, Bonvi non era stato molto tenero con i cartoni animati giapponesi:
"Ma il lupo cattivo si chiama businnes"

Si vede che non li apprezzava artisticamente, inoltre era dispiaciuto che le televisioni italiane, in particolar modo la pubblica Rai TV, erano disposte ad investire sugli anime, ma non su cartoni animati italiani.
Il suo stupendo "Supergulp!" arrancava, mentre qualsiasi anime veniva trasmesso a qualunque orario su le più disparate tv locali private e sulle reti pubbliche nazionali.
Il disappunto di Bonvi era anche comprensibile, peccato che, nonostante il grande fumettista fosse del mestiere, fece sue alcune bufale della carta stampata, come quella dell'uso del computer da parte degli studi di produzione giapponesi.



Il medesimo articolo venne rilanciato su "Il Corriere della Sera" il 22 aprile, lo scritto è il medesimo, cambiano i titoli, un po' più duri verso gli anime, ed in particolare verso Goldraken :]
Quando si "interviene in una polemica", prendendo legittimamente posizione, può capitare che qualche decennio dopo vengano fatte notare alcune questioni non corrette della polemica.

Il numero totale di "Playgulp" dovrebbe essere di 15, in quanto nell'ultimo numero del febbraio 1982 c'è la dicitura "(15-fine)", ma anche perché Heidi, nell'ultima tavola dice la seguente battuta:
"Finalmente!!! Ci sono volute ben 15 puntate di questo ripugnante fumetto, ma finalmente ce l'ho fatta! Era l'ora!!!"
Peccato che materialmente ne ho trovati solo 14!
Si passa dal numero 13, presente nel Playboy del gennaio 1982, al numero 15, nel Playboy di febbraio 1982 .
Non essendo stato pubblicato nessun numero supplementare di Playboy tra quello di gennaio (numero 1) e febbraio (numero 2), ipotizzo che Bonvi e la redazione della rivista fecero un po' di confusione con la numerazione, anche perché la trama (se la si può chiamare così) del fumetto non denota una qualche mancanza.
Quindi, in realtà, "Playgulp" è composto da 14 numeri (salvo una mia clamorosa svista...).
Ad esclusione del primo numero, formato da quattro pagine, e dell'ultimo, formato da tre pagine, tutti i restanti episodi sono di due pagine l'uno.
Chiaramente in due pagine non c'era molto spazio per l'evoluzione di una qualche trama, improntata ad un tono assai grottesco. Inoltre viene utilizzato un linguaggio che, per certi versi, nel 2017 potrebbe essere equivocato, ben poco politically correct. Bisogna, però, anche contestualizzare delle strisce satiriche di 35 e passa anni fa, pensate per una rivista che poteva essere letta solo da adulti.
Premetto ciò perché anche a me, pur non ritenendomi un bacchettone, alcuni dialoghi (assieme ai disegni) hanno un po' impressionato, però averli letti nel 2017 è un po differente che averli letti nel 1980.


Il primo numero di "Playgulp" era accompagnato da una breve intervista a Bonvi.

mercoledì 13 dicembre 2017

Cyberbullismo nel mondo. Italia-Giappone



TITOLO: Cyberbullismo nel mondo. Italia-Giappone
AUTORE: Marco Giordano
CASA EDITRICE:  Ibiskos Editrice Risolo
PAGINE: 241
COSTO: 15 €
ANNO: 2017
FORMATO: 20 cm x 12 cm 
REPERIBILITA': sul web
CODICE ISBN: 9788854614321


Non si trovano molti titoli che trattano del bullismo in Giappone, quelli esistenti sono prevalentemente saggi di sociologia in cui è trattato anche il bullismo. Oppure sono saggi sul fenomeno hikikomori, che sovente inizia proprio dopo aver subito atti di bullismo a scuola.
Tra l'altro il libro è anche di quest'anno, quindi non una pubblicazione persa nel tempo.
Prima di acquistarlo non ho potuto sfogliare il libro, essendo un acquisto on line, ergo mi sono basato solo sul titolo, in cui è ben evidenziato un bel “Italia-Giappone”. E' vero che il titolo principale riguarda il cyberbullismo nel mondo, ma quel “Italia-Giappone” mi aveva fatto sperare in un cospicuo focus nipponico. Purtroppo il paragrafo inerente il paese del Sol Levante è nel quarto ed ultimo capitolo, inizia a pagina 163 e termina a pagina 191, quindi è costituito da meno di 30 pagine. Mi aspettavo una trattazione più corposa.
La tematica trattata è quella del bullismo e cyberbullismo scolastico, dalle elementari all'università.
Ma le 28 pagine hanno giustificato il mio acquisto?
Si e no.
Ci sono informazioni interessanti, e considerazioni che non avevo letto in altri scritti, come le differenze tra bullismo nipponico ed occidentale. Dove quello occidentale è più un bullismo fisico e messo in opera più spesso da singoli, mentre quello giapponese è più psicologico ed attuato dal gruppo. Considerando che nella società giapponese il gruppo ha una rilevanza unica al mondo, essere ostracizzati o esclusi dal gruppo, causa un danno emotivo maggiore rispetto ad altre nazioni.
Interessante anche la considerazione di alcuni studiosi secondo cui il bullismo in Giappone verrebbe involontariamente enfatizzato in quanto nella società giapponese è poco presente la piaga della delinquenza giovanile o della droga. Quindi una problematica come il bullismo tende a risaltare, mentre nelle nazioni occidentali ci si focalizza su problemi che paiono più gravi.
Agghiacciante la questione inerente la sottovalutazione del bullismo da parte degli istituti scolastici e dei docenti. I primi temono che, denunciando i bulli, la fama dell'istituito venga danneggiata, e bisogna ricordare che maggiore è la fama di una scuola, più numerosi sono gli iscritti (LINK)
Gli insegnanti, invece, temono che venga data a loro la colpa degli atti di bullismo, per il mancato controllo della classe, rovinando il proprio curriculum professionale.
Il lato negativo dello scritto riguarda, oltre alle poche pagine inerenti il Giappone, un certo caos dovuto ai numerosi dati e percentuali di indagini sul bullismo. Alla fine non si riesce bene a capire cosa dimostrino tutte queste ricerche e dati presentati, tra l'altro da numerose e differenti fonti e di studiosi di varie nazioni.
Mi ha sorpreso molto che non sia mai stato citato il fenomeno hikikomori, che è fortemente legato al bullismo. Si accenna ai suicidi causati dal bullismo, ma non sono mai menzionati gli hikikomori...
Nella biografia dell'autore non c'è nulla riguardante studi sul Giappone o il bullismo, poi magari sono decenni che si interessa a queste tematiche.
Sono presenti numerosi refusi. Alcuni concetti sono ripetuti più volte (nell'arco di tutto lo scritto), anche se con formulazioni differenti. Infine le tabelle sono in gran parte poco fruibili, visto che risultano troppo piccole.
Concludo precisando che il saggio l'ho letto tutto, ma la recensione l'ho focalizzata sul versante nipponico, che è quello che prediligo sul blog, i difetti che ho notato sono presenti in tutto lo scritto, non solo sul paragrafo giapponese.

L'indice.

lunedì 11 dicembre 2017

TV Sorrisi e Canzoni N° 23 dal 20 al 26 luglio 1986 - "Holly e Benji due fuoriclasse", di Daniele Soragni



Di norma non posto articoli di questa annata, sono appena oltre il periodo di mio interesse, ma ci sono delle eccezioni, e l'articolo di lancio di "Holly e Benji",  trasmesso da "Italia 1", merita veramente. In primis perché comunque la serie è per molti giovincelli un caposaldo dell'animazione giapponese in Italia, ma anche grazie alle piccole perle ivi contenute  :]
Ci sarebbe una terza motivazione, del tutto personale: dato che sto recensendo "Arrivano i Superboys", e le puntate 15 e 16 sono postate proprio prima di questo post, ci tenevo a far risaltare la superiorità, oltre che la primogenitura, dell'anime calcistico con Shingo Tamai come protagonista.
Da Wikipedia risulta che la prima puntata di "Holly e Benji" venne trasmessa sabato 19 luglio 1986, questo articolo è contenuto nel numero successivo, quello della settimana dal 20 al 26 lugli, ergo lunedì 21 luglio vennero trasmessi gli episodi 2 ("Le due scuole rivali") e 3 ("La nuova squadra"). Infatti, tranne sabato 19 luglio, per tutta la successiva settimana furono messi in palinsesto due episodi al giorno. Dato che si era in piena estate, forse la Finivest voleva cercare di attirare l'attenzione dei giovani telespettatori in vacanza.



Nel 1986 io ero già un po' grandicello, quindi non ho mai seguito questa serie, la conosco per sommi capi, prevalentemente per averne letto in seguito. Questo anime non mi ha mai attirato, probabilmente perché chi cresce con Shingo Tamai e soci non può bersi le ridicole evoluzioni calcistiche di quattro bimbimikia giapponesi... Fatico anche a riconoscere i personaggi principali, però mi pare che nelle due prime pagine ci sia solo Benji. Secondo la didascalia quello in piedi sulla destra sarebbe Holly, ma a me non pare proprio, magari sbaglio.
Non commento il fatto che il ragazzino inginocchiato abbia gli occhiali durante una partita, manco fosse Davids... nei Superboys gli si sarebbero frantumati solo avvicinandosi ad un tiro di Misugi (che polverizzava i guanti ai portieri...).
Un po' mi ha ferito rendermi conto che nella redazione di TV Sorrisi e Canzoni nessuno si ricordasse di "Arrivano i Superboys", visto che non solo non viene mai citato, ma il sottotitolo recita "Dal Giappone un cartone animato sul calcio", un po' come se fosse il primo anime sul calcio arrivato in Italia (invece è il secondo!!!).



Daniele Soragni parte abbastanza cauto.
Tralasciando che "Tora, tora, tora" non era un grido di attacco dei giapponesi, come, invece, poteva essere "Banzai", ma il nome in codice per il buon esito dell'attacco a Pearl Harbor, per il resto delle righe del primo trafiletto non eccede in luoghi comuni.
Vabbè, cita solo l'automobilismo e la pallavolo come serie sportive prodotte dai giapponesi prima di Holly e Benji, dimenticandosi il baseball, il pugilato, il wrestling, il tennis, il basket e lo judo.
Ah! Dimenticavo, anche il calcio, visto che ben sei anni prima di "Holly e Benji" venne trasmesso l'anime calcistico "Arrivano i Superboys"  ^_^
Sono, però, le due successive pagine a regalarci le perle migliori.

domenica 10 dicembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 15 e 16



Le puntate 15 e 16 sono un po' interlocutorie, speravo che apparissero nuovi avversari con nuovi improbabili tiri, oppure ci fosse qualche partita ufficiale, invece sono mostrati solo allenamenti. D'altronde in queste serie di anime sportivi (spokon) gli allenamenti sono parte integrante della storia, il segmento narrativo fondamentale. L'allenamento implica sacrificio e perfezionamento, senza i quali lo sportivo degli spokon (ma anche quello reale) non potrà mai diventare un campione, che tu sia un pugile, una pallavolista, un lanciatore di baseball oppure un calciatore, se non sputi sangue durante gli allenamenti non otterrai mai nulla.
E da questo versante le due puntate regalano qualche lodevole perla animata  :]
Rimane sempre l'imperante pressapochismo del doppiaggio italico, purtroppo ci sono intere scene che comprendi bene siano state adattate e doppiate a caso, intuisci più o meno cosa si stia raccontando, ma non si ha alcuna certezza. Posso immaginare i genitori che nel 1980 seguirono un minimo a fianco dei figli la serie, quanto rimasero perplessi...



La voce narrante, all'inizio della 15esima puntata, illustra una introduzione che fa a pugni con le immagini, che riassumo come è terminata la precedente puntata. L'idea giapponese di fare un riassuntino era ottima, mica potevamo seguire tutte le puntate, peccato che gli adattatori italici si sarebbero dovuti prendere degli appunti, non sia mai!
Le immagini raccontano di come sia terminato l'incontro tra Shinsei ed Asakase, mentre la voce narrante (di Matsuki) vaneggia di allenamenti vari...
Tanto per rimanere in tema seguono dei dialoghi assolutamente a caso tra Ryoko e Kaori... le due ragazze, lo ricordo, sarebbero le sguattere... ehm... le team manager della squadra.



Ritroviamo Shingo seduto a terra mentre si legge la pagina sportiva, l'articolo parla di Misugi e dell'Asakase. Ovviamente dal pensiero di Shingo non si capisce una mazza dell'articolo, però qualcosa aveva accennato Kaori nelle sue farneticazioni di cui sopra.
Considerando l'importanza che la carta stampata ha in Giappone, e quindi doveva averne ancor di più nel 1970, non trovo per nulla strano che in una qualche edizione locale si riporti l'andamento del "Torneo sportivo nazionale del Giappone" (dalla traduzione di "Hakata in Giappone" nella precedente rece).

sabato 9 dicembre 2017

Manga Academica vol. 10, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese



TITOLO: Manga Academica vol. 10, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 301
COSTO: 14,50€
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm

REPERIBILITA': sito della casa editrice
CODICE ISBN: 9788896133323


Purtroppo, non essendomi recato a Lucca quest'anno, ed essendo stato tradito da ibs, che non ha reperito l'ordine facendomi perdere circa un mese, recensisco solo oggi il decimo Manga Academica. Un numero veramente decennale, di ben 300 pagine, con i contributi di 16 esperti del settore, quasi tutti autori di saggi recensiti qui sul blog.
L'unica pecca del libro è, a mio avviso, che, nonostante il numero di pagine più corposo di tutta la collana, 16 contributi hanno comportato che alcuni di questi sono eccessivamente corti. 
Forse sarebbe stato meno dispersivo avere un numero minore di partecipanti, con un maggior numero di pagine per contributo. Ma sono conscio che sto facendo forse una critica eccessiva :]

Prima di illustrare brevemente ogni contributo, mi corre l'obbligo di replicare, come ogni anno, i miei complimenti alla casa editrice che persevera, l'unica rimasta, a pubblicare con regolarità studi su anime e manga. Tutte le altre case editrici si sono perse per strada...



Dieci anni di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
Gianluca Di Fratta analizza la produzione saggistica su anime e manga degli ultimi 20 anni, cercando di spiegare pregi e difetti di queste pubblicazioni. A grandi linee dire, sperando che l'autore non si offenda, più o meno quello che faccio qui sul blog, ma scritto in maniera molto più erudita, e guardando all'insieme degli scritti. Aggiungerei che concordo grandemente con le considerazioni di Di Fratta, sarei solo stato un po' più fustigatore dei libri o collane scarse, ma probabilmente questo non era l'intento del contributo. Ho anche scoperto un paio di titoli che cercherò di recuperare immantinente.

Dietro la maschera. Significati politici, religiosi e sociali in L’Uomo Tigre il campione
Fabio Bartoli analizza i significati politici, religiosi e sociali nella serie tv de "L'Uomo Tigre". Io la serie la vidi ai tempi poi non più, quindi ricordo solo in parte le puntate e gli accadimenti a cui fa riferimento l'autore, ma l'analisi è molto puntuale e precisa, dando uno spaccato realistico della società giapponese del post dopoguerra, che da bambini non potevamo certo notare.

Dall’autore al database. Per una svolta negli approcci italiani ai media pop giapponesi
Una delle tematiche cardine del contributo di Luca Paolo Bruno riguarda le “light novel” e le visual novel”, che mi sono totalmente ignote, ergo ho compreso il senso dello scritto, ma pur non comprendendo i particolari riportati. Quindi, se non ho cannato, i nuovi personaggi pop virtuali nipponici nascono attingendo ad un database di informazioni inerenti l'immaginario giapponese. Senza conoscere l'esistenza di questo database non ufficiale, e da cosa è formato, è arduo analizzare un prodotto o un personaggio virtuale nipponico.

Un salto nel tempo. O, come Hosoda divenne Hosoda. Intervista ragionata a YūichirōSaitō
Di sole sette pagine questo intervento di Francesco Filippi.

Tradizionalismo e nichilismo negli avversari dei super robot
Molto interessante l'analisi dei “cattivi” negli anime robotici dal 1972 al 1980 portata avanti da Jacopo Nacci. Per qualche strano motivo i cattivi degli anime sono scarsamente analizzati in saggistica, tranne qualche famosa eccezione. Purtroppo l'argomento avrebbe meritato più pagine, però lo avrei apprezzato maggiormente se fosse stato scritto in maniera più abbordabile... ok che i concetti complessi non saranno facili da spiegare, però non è che bisogna avere per forza tre lauree per leggere un approfondimento sui cartoni animati giapponesi :]

martedì 5 dicembre 2017

"Captain Harlock" - Album figurine Panini 1979



Questo album Panini di Capitan, anzi, Captain Harlock è veramente corposo, ben 400 figurine in 48 pagine, in cui ci vengono mostrate le prime 12 puntate consecutive della serie tv. I titoli originali italici delle puntate sono inalterati, tranne che per il dodicesimo episodio, che da "Madre, in tua memoria", diventa "Nel cratere del vulcano", ma è la medesima puntata.
Questo album di figurine Panini l'ho recuperato da adulto, quando ancora i prezzi non erano lievitati a livelli da bitcoin... ma averlo avuto da bambini doveva aver dato una soddisfazione unica, e specialmente costosa, visto che per completarlo servivano 400 figurine.
Mi chiedo come mai si scelse di scrivere "Captain" invece che "Capitan", in fondo l'album fu pubblicato nel settembre 1979, considerando che la serie tv esordi nell'aprile 1979, non era più una primizia assoluta. Inoltre in ultima pagina sono presenti le pubblicità di altre pubblicazioni editoriali su Harlock, ed in tutte c'è sempre scritto "Capitan". Misteri editoriali...
Faccio notare che nell'ultima pagina con queste pubblicità, campeggia un poco attinente titolo "Capitan Harlock il corsaro dello spazio. Sono in vendita!"...
"Sono in vendita"?!  O_O
Ma se Harlock è, assieme alla sua ciurma, uno dei pochi terrestri non rincoglionit... ehm... resi apatici dalle onde ipnotiche trasmesse assieme alle frequenze televisive!
Capitan Harlock è proprio l'unico non in vendita, non è un senatore De Gregorio qualsiasi!   T_T




Come al solito la Panini presentava l'album con una breve introduzione scritta, asciutta e corretta, a dimostrazione che qualcuno la serie l'aveva un minimo seguita.
Bello il tratto raffigurante Harlock al timone dell'Alkadia a fianco dello scritto, la medesima mano si occuperà delle tante piccole illustrazioni presenti all'interno dell'album.



Ad ogni puntata presente nell'album vengono assegnate un minimo di tre pagine, mediamente sono quattro, ma l'episodio "Una donna che brucia come carta" è composta da ben cinque pagine e 44 figurine.
Per il resto lascio spazio alle immagini  ;)

lunedì 4 dicembre 2017

Si, sono una Gothic Lolita



TITOLO: Si, sono una Gothic Lolita
AUTORE: Nicole Zuppardi
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 105
COSTO: 15 €
ANNO: 2014
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul web   
CODICE ISBN: 9788891132574


No, non sono una gothic lolita...
Sia chiaro, non sto facendo outing   ^_^
Semplicemente, come si può vedere dai libri che recensisco in questo blog, raccolgo tutte le letture che siano inerenti il Giappone, ed è indubbio che la moda/stile di vita delle gothic lolite sia totalmente giapponese.
Avverto subito che questo non è un saggio, è una via di mezzo tra un manuale ed uno sfogo personale dell'autrice.
Dal versante del manuale si possono leggere numerosi consigli, che vanno dai siti per gli acquisti online dei capi di abbigliamento, fino ai consigli di sartoria, passando da quelli culinari su come preparare un “tea party” per le colleghe gothic lolita.
Sul versante dello sfogo personale non mi pronuncio, in quanto non conosco le vicende interne alla comunity delle gothic lolite, oltre al fatto che essendo un libro del 2014, ormai i fatti devono essere, per quanto solo accennati, dimenticati. Comunque, anche da altre letture, ho intuito che tra le gothic lolite italiche non ci sia molta collaborazione, ma, appunto, sono questioni a me sconosciute.
Mentre, per quanto possa valere, esprimo tutta la mia solidarietà all'autrice, che è stata vittima di aggressioni verbali quando girava vestita da gothic lolita a Roma.
L'unico appunto che mi sento di fare al libro riguarda il prezzo. Capisco che sia una auto produzione, ma 15 euro sono eccessivamente eccessivi, lo si legge in 30 minuti, se lo trovate scontato e siete aspiranti GL, l'acquisto del titolo può avere un senso.



giovedì 30 novembre 2017

Il fantastico mondo Tatsunoko



TITOLO: Il fantastico mondo Tatsunoko
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: J-Pop
PAGINE: 212
COSTO: 29 €
ANNO: 2017
FORMATO: 26 cm x 20 cm 
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano   
CODICE ISBN: 9788868839765

Mi pare superfluo fare un elenco delle serie made in Tatsunoko che ho adorato da bambino e che continuo ad adorare da adulto, un po' perché sono moltissime, un po' perché saranno comuni a quasi tutti quelli che hanno vissuto l'invasione degli anime dal 1978 ai primi anni 80. Quindi questo artbook-minisaggio sulla casa di produzione dei tre fratelli Yoshida è di certo una buona pubblicazione, specialmente in viste dei regali natalizi. Lo definisco un artbook-mini saggio perché le immagini la fanno da padrone, belle immagini, mentre la parte di analisi è abbastanza limitata. Sinceramente mi sarei aspettato qualche pagina in più di approfondimento, a dire il vero me ne aspettavo molte di più, vista la storia della Tatsunoko. Probabilmente aver scelto di pubblicare un libro con contributi di più autori, forse troppi e non tutti con qualcosa da dire sulla casa di produzione giapponese, ha impedito di svolgere una analisi ben strutturata ed esauriente. La J-Pop si è un po' accontentata di fare un cadeau ai fan, puntando tutto sulle immagini e poco sullo scritto. Non ho ben capito la scelta di inserire dei contributi inerenti ricordi personali sulla Tatsunoko di alcuni personaggi più o meno noti a noi appassionati. Mi rendo conto che farò la solita figura dell'antipatico, ma non sono rimasto molto colpito dai contributi mnemonici di Francesca Scotti, Giorgia Vecchini, Mauro Visinoni, Matteo Ostolani, Werther Dell'Edera, Emanuele Ercolani, Fabrizio Modina, Giacomo Moro. Perché non mettere anche i ricordi di un idraulico, di un impiegato del catasto, di qualche operaio o di un funzionario di pubblica sicurezza?
Il capitolo sulle "Time Bokan" è ad opera di Fabio Erba, che di certo avrebbe avuto molto più da dire rispetto a delle brevissime sinossi. 
Lo scrivo con tutto il rispetto possibile, ma la scelta di inserire queste testimonianze personali poteva andare bene se accompagnata da una esauriente analisi sulla Tatsunoko, non in sua sostituzione.
A mio avviso si sarebbe dovuto lasciare più spazio al capitolo introduttivo “Storia di una famiglia che non dorme mai”, che resta il più interessante del libro, seppur assai breve (solo 13 pagine). Oppure si poteva rendere più corposa la parte scritta inerente ogni serie, che nel formato presente nel libro si limita ad una scheda più una breve sinossi, esageratamente breve (tranne due o tre anime).
Considerando le ben 212 pagine del libro, mi è parsa una piccola occasione persa per raccontarci il più possibile sulla Tatsunoko, probabilmente bisogna prendere questo libro come un omaggio ad immagini sulla casa di produzione nipponica del cavalluccio marino.
Approssimativamente la parte scritta ammonterà ad una quarantina di pagina, stando larghi, e mettendo assieme tutti i trafiletti delle schede, da considerare che, anche dove c'è una parte scritta più ampia, sono presenti sempre molte immagini.
Dall'indice ognuno/a si potrà fare una idea del contenuto del libro.



Come si può vedere le schede sulle singole serie sono un pelino all'osso.

lunedì 27 novembre 2017

"Shin Godzilla" (2017) - Focus sulle tematiche secondarie



Il film sarei voluto tanto andarlo a vedere al cinema, ma questi che organizzano le serate infrasettimanali in una unica proiezione, non hanno ben capito che c'è gente che fa i turni... esistiamo anche noi... grazie della comprensione   >_<
Ergo ho dovuto aspettare l'uscita del DVD, e mi son pentito ancor di più di non averlo visto al cinema.
A dire il vero era un po' dubbioso su questo "Shin Godzilla". Dopo che alcuni anni fa (ormai tanti anni fa) vidi il film di Kyashan, ho sempre il terrore che mi aspettino otto ore di seghe mentali giapponesi all'ennesima potenza con 2 minuti di azione...  ed invece, pur non mancando le seghe mentali nipponiche, l'azione non manca, e pure le loro menate psicologiche hanno comunque un senso.
Il film di Hideaki Anno è un ottimo mix di rispetto del Godzilla originale di Ishiro Honda, incarnato dal suo vocione godzillesco e dalla presenza dei brani principali della colonna sonora di Akira Ifukube, e di modernizzazione, con una spruzzata di Evangelion, specialmente musicale  :]
Se negli anni 50, per spiegare l'apparizione di un lucertolone radioattivo, bastava la cattiva energia atomica statunitense, mentre l'energia atomica nipponica era buona e pacifica, negli anni 2010 bisognava inventarsi qualcosa di più elaborato, accompagnato da delle reazioni verosimili.
Quello che resta convincente, in un film di "mostri" (kaiju), è tutto quello che ruota attorno a Godzilla, in particolare la reazione dei politici e della burocrazia, su cui Anno si dilunga moltissimo, forse in alcuni punti un po' troppo, specialmente per un occidentale.
Anno utilizza degli onnipresenti cartelli sia per indicare il nome ed il ruolo di chi sta parlando, come i biglietti da visita usati dai giapponesi per rendere subito chiara la propria posizione nel gruppo/società, che per identificare i luoghi e in quale contesto si svolgono le riunioni e le discussioni. Il tutto rende il film molto "ufficiale", le scene sono da documentario, da inchiesta giornalistica, sono coinvolti i burocrati e i ministeri, mica Mazinga e Goldrake! 
Questa recensione non sarà sul film nella sua totalità, che è già stato recensito ampiamente e meglio di quanto potrei mai fare io, ma sulle tematiche secondarie o apparentemente secondarie:
l'importanza ed i limiti della burocrazia; il rapporto tra burocrati e politici; una spruzzata di antiamericanismo; un accenno di nazionalismo.
Metto un paio di trailers tanto per introdurre i fatti  ;)


        


         

L'andatura, il barcollare e la potenza di Shin Godzilla sono le stesse del Godzilla di Honda, e con la musica di Ifukube, mi pare di essere tornato nell'oratorio in cui vidi il primo film di Godzilla e di tutti i mostri giapponesi   ^_^

domenica 26 novembre 2017

"Supergoldrake colpisce ancora" - Panorama 20 ottobre 1980



Sappiamo tutti che passando gli anni o i decenni si tende a riabilitare un po' tutto. Film, attori, libri e cartoni considerati trash o di scarsissima qualità, assurgono a miti di intere generazioni, però passando gli anni... non i mesi...  >_<
Questo articolo è un bel esempio delle carenze mnemoniche di giornalisti ed "esperti" italici, infatti non erano passati neppure sei mesi dall'orgia polemica che investì gli anime grazie alla petizione dei 600 genitori di Imola, che ti ritrovi a leggere la riabilitazione di Goldrake, ma solo come paragone positivo rispetto agli altri pessimi fanta-robot.
Un vero peccato che non ci sia dato di conoscere l'autore/autrice di questa piccola perla giornalistica, che, nonostante dovrebbe essere un articolo positivo su Goldrake, riesce sia ad essere parecchio erronea nei contenuti, sia a spalar la solita pupù mediatica sugli altri anime.
Il perché poi venne messa l'immagine del giocattolo (ora vintage) di Ganira, mostro di Waldaster, è un mistero.





"Cacciato 10 mesi fa dalle reti Rai, l'eroe galattico torna in tv."
Ma dove, quando, chi, perché, cacciò Goldrake dalle reti Rai?!?!
Chi?!?!
Ma cosa si fumava il/la giornalista?
La serie di "Atlas Ufo Robot" era terminata regolarmente il 6 gennaio 1980 con un successo travolgente, i bambini erano disperati, ma solo perché il loro eroe aveva terminato le sue avventure in tv, se la Rai avesse potuto ne avrebbe mandate in onda altre 300 puntate, visti tutti i soldi che ci faceva la Sacis.
Qui ci troviamo di fronte ad un articolo. che vorrebbe essere pure pro Goldrake, con delle informazioni inventare di sana pianta:
"Ma a fermarlo, dieci mesi fa, furono le proteste di genitori e insegnanti che consideravano troppo violenti i suoi scontri con gli invasori giunti dal pianeta Vega: così Goldrake, il robot idolatrato dai bambini, aveva dovuto sloggiare dagli schermi televisivi della Rai, tra i sospiri di sollievo e reciproche congratulazioni di chi pensava di averlo definitivamente sconfitto.".

Le cose scritte sono così assurde, che mi sorge il dubbio che il/la giornalista prese una doppia cantonata, e che il robottone a cui ci si riferisce potesse essere, invece ed incredibilmente, l'unico che la Rai non trasmise completamente, cioè Mazinga Z!!!
L'errore sarebbe doppiamente grave, ma almeno lo scritto acquisterebbe un senso compiuto...

Interessante anche il continuo, in cui Nicoletta Artom ci informa della nuova fascia pomeridiana di cartoni in cui si potranno vedere le repliche di "Atlas Ufo Robot":
"Ma l'epurazione è finita e dal 7 ottobre il vero Goldrake è riapparso in tv.".

Tralasciando il termine "epurazione", che per Mazinga Z è tutt'ora valido, visto che la Rai non li ha mai più trasmessi gli episodi mancanti, c'è una seconda informazione errata, la data di trasmissione di queste repliche, che iniziarono lunedì 6 ottobre.


Curioso il fatto che la prima puntata trasmessa sia la 31esima, "Un robot per Alcor". Considerando che la settimana precedente Goldrake non era nel palinsesto della Rete 2 alle 14,50 o in altro orario, e che i titoli dei giorni a venire sono delle puntate successive alla 31esima, potrebbe essere che questa fosse una seconda tranche di repliche. Come successe con la prima apparizione di "Atlas Ufo Robot, che venne diviso in tre tronconi di puntate:
primo blocco
secondo blocco
terzo blocco

Tra le perle dell'articolo c'è quella che questa volta sono gli adulti a richiedere Goldrake, ma perché?