CERCA NEL BLOG

sabato 22 luglio 2017

"Il robot Goldrake al posto di Pollicino", di Marisa Paltrinieri - "Grazia" 18 febbraio 1979


Trovo interessante questo articolo per molteplici motivi, intanto la testata, tipicamente femminile: "Grazia".
A dimostrazione che il successo di Goldrake lo fece atterrare sulle pagine di riviste che poco o nulla avevano a che fare con l'animazione e/o la televisione, ma ormai il nostro eroe era diventato un fenomeno di costume, come mai nessuno dopo di lui avrebbe fatto.
Facile finire sulle riviste tv del periodo, più arduo occupare spazio su settimanali e mensili di politica, oppure su Playboy o Penthouse!
E quando tra una rubrica dall'accattivante titolo "Un viso che sfida il freddo", uno speciale intrigante sulla maglia di primavera(!) ed un articolo esauriente su come si cura una dolorosa forma di erpete(?), ti ritrovi Goldrake, l'effetto e tutto un altro  ^_^



Poi ci sono i contenuti dell'articolo.
Era facile schierarsi con Goldrake all'inizio della sua avventura italiana, più difficile allo scoppiare della prima ondata isterica anti cartoni animati giapponesi, scatenata dall'onorevole Silverio Corvisieri nei primi giorni del 1979.
Marisa Paltrinieri non solo paragona il valore educativo di "Atlas Ufo Robot" per un bambino a quello delle fiabe, ma critica apertamente, seppur solo con un accenno, chi aveva tacciato Goldrake di essere "un campione della violenza annientatrice", cioè l'onorevole di cui sopra.
Infine ho apprezzato che in nessun punto dell'articolo si possa leggere che i cartoni animati giapponesi erano fatti al computer, che ormai era la prassi anche tra chi difendeva gli anime.
La giornalista di "Grazia" non si limita a difendere Goldrake, ma espone in maniera assai chiara il suo punto di vista:
Le fiabe sono un po' invecchiate, Goldrake permette al bambino di sostituirle con qualcosa di moderno, ma altrettanto formativo e per nulla violento, se non nella stessa misura delle fiabe!
Viene spiegato perché per la giornalista i genitori, spaventati da politici ed intellettuali, non avevano in realtà nulla da temere da Goldrake, facendo continui paragoni tra i personaggi di "Atlas Ufo Robot" ed i meccanismi narrativi delle fiabe più comuni.
La giornalista invocava rispetto per i gusti dei bambini, che non potevano essere i medesimi degli adulti, ovvio, no?!  ^_^
L'articolo, che occupa ben quattro pagine, è così bello che mi pare fin un peccato rovinarlo con miei ulteriori commenti, anche perché non c'è proprio nulla da eccepire!


venerdì 21 luglio 2017

Go Nagai Robot Collection 145 Gamia Q


Questa  recensione della 145esima sarà abbastanza striminzita, dato che non ho nessun ricordo personale sul personaggio, nessuna immagine della serie o trama dell'episodio, solo le foto del modellino. Questo perché, sempre che io non stia scrivendo la cavolata del mese, le tre androidi Gamia Q1, Q2 e Q3 sono presenti solo nel manga, oltre che in qualche sequel, che negli anni ho pure visto, ma non rammento di preciso.
Leggendo il fascicolino-ino-ino-ino-ino, in cui l'esclusività del manga non è citata, ho scoperto che nel fumetto appare anche Ghostfire V9, ma nella puntata che ho recensito al link delle 3 Gamia non c'è traccia.
Ergo mi rimane ben poco da commentare, se non che continuo a non capire il senso di pubblicare personaggi conosciuti solo a chi ha letto il manga, quindi non il cliente medio della GNRC, e non personaggi strafamosi tipo il Mechadon... ma vabbè siamo -6 (con l'ultimo speciale) non ha più senso sperare che le cose cambino  :]
Il modellino non è malaccio, dipinto abbastanza bene, la posa è statica, forse si potevano sforzare un pelino, anche se ha due bei meloni  ^_^
Non so dire se l'abito civile indossato sia quello presente nel manga, oppure nelle successive presenze in OAV, Mazinkaiser vari o Shin a caso.


 Direi che con Gamia Q si completano i personaggi cattivi di Mazinga Z.


Il modellino dalle solite svariate angolazioni.

martedì 18 luglio 2017

"Giro del mondo - Giappone" (1962) album di figurine storico/geografico/culturale



Nel 1962 io ero ben lontano dal nascere, ma se questo è un esempio degli album di figurine del periodo, comprendo ancor di più il clamoroso successo della Panini!
Non mi è ben chiaro quale potesse essere il target di questa pubblicazione mensile Mondadori, non credo gli adulti, visto che c'erano le figurine da attaccare, ma neppure i bambini, visto che c'erano solo 24 figurine da attaccare!!!
Guardato con gli occhi da adulto devo dire che non è un brutto prodotto, dava informazioni in un periodo in cui non era facile reperirle, specialmente sui costumi di nazioni tanto distanti. Non manca qualche piccolo errore riguardante i singoli termini, però bisogna sempre ricordarsi del periodo, oltre al fatto che questa collana di "monografie geografico-turistiche Mondadori" era tradotta da una pubblicazione francese (vedi pagina sinistra della scan qui sotto).
Per esempio il "sumo" diventa "simo", gli ainu (chiamati "ainos") sono identificati anche con il nome di "pinos"  >_<
Il periodo storico del nazionalismo e della guerra del pacifico è liquidato in 3 righe, si accenna solo all'occupazione statunitense, più interessante la parte meramente turistica, che poi era lo scopo della pubblicazione.
Beh, buona lettura  :]



lunedì 17 luglio 2017

"I Trasferelli" storici della "Grinta giochi" (1976/77): Assedio al castello; Francis Drake; Cesare conquista la Gallia; La presa della Bastiglia



Poco prima del successo dei Trasferelli a soggetto robottoni, o comunque inerenti l'animazione giapponese, ne esistevano di svariati generi e tematiche, in particolare la "Grinta giochi" metteva a disposizione di noi bambine/e molti scenari, a dire il vero quasi tutti prettamente maschili:
Avventura (Sandokan, assalto alla diligenza, Tarzan, pistoleros, Robin Hood, Zorro);
Sport (calcio, atletica, motocross, automobilismo, sci);
Favole (Biancaneve, Cenerentola, Pinocchio, Bambi);
Spazio e fantascienza (UFO, esplorazione lunare, aggancio nello spazio);
Il mondo in cui viviamo (sommergibile atomico, aeroporto, animali da tutto il mondo, il porto);
Didattica (traffico e segnaletica, gioca e leggi, i mestieri, animali preistorici)

Infine quello prettamente storico, con fogli su Cesare, Napoleone, Leonardo, lo sbarco in Normandia e i kamikaze(!).
Interessante quest'ultimo soggetto, i kamikaze... un argomento delicato per dei bambini/e delle elementari, che quindi era sfruttato a scopi ludico-commerciali anche prima dell'avvento dei cartoni animati giapponesi... così, tanto per farlo notare  :]
Ammetto che da bambino a me interessava solo giocare alla guerra coi Trasferelli (o qualsiasi altra cosa), non mi tangeva per nulla l'aspetto storico, come ero superficiale  T_T
All'interno è presente una pagina con un riassuntino storico dei fatti presenti nel Trasferello, per la serie "divertiamoci imparando", ma per me le due cose erano assolutamente da tenersi divise  :]
In un mercatino dell'usato ho scovato otto Trasferelli ancora imbustati, tra cui quattro del genere storico, che mostrerò in questo post, procedendo con la mia unboxing-scan™  ^_^




sabato 15 luglio 2017

Il fotolibro de "L'Impero colpisce ancora" (settembre 1980) - Differenze con il film


Il secondo post di questo blog fu sul fotolibro di "Guerre Stellari", nel lontano 13 maggio 2013, dove facevo (o tentavo) risaltare alcune incongruenze tra il film ed il cartonato.Queste differenze avevano attratto la mia attenzione fin da bambino ed erano di due tipi: trama leggermente modificata ed immagini mai viste, fin con personaggi nuovi.
Il più eclatante esempio erano i nomi dei personaggi, tutti quelli originali! 
In questo fotolibro del successivo film, invece, non ci sono molte differenze con l'originale. Per esempio i nomi, pur restando quelli statunitensi, vengono esposti nella versione italiana all'inizio del cartonato.
Per il resto nessun grosso cambiamento di trame, ad eccezione di alcune piccole modifiche, che volendo potevano essere anche evitate, visto la loro marginalità. Sovente, invece, i fatti non sono riproposti nello stesso ordine cronologico del film, magari anticipati o posticipati, ma immagino solo allo scopo di poter rendere più fruibile il libro.
Molti sono i fotogrammi immortalati da posizioni diverse rispetto alle scene del film, di solito da più lontano, ma anche da angolazioni differenti. Probabilmente il film venne ripreso da due cineprese, oppure qualcuno faceva delle foto durante la recitazione.
Quindi questo secondo fotolibro non presenta le chicche del primo, purtroppo...
Una delle poche eccezioni è l'immagine qui sotto, qualche fan se la ricorda?
Direi che sarebbe impossibile, in quanto nel film non è presente.
Vi si può vedere un droide medico intento a fare l'autopsia ad un Tamtam, in pratica un Quincy robotico  ^_^


Riparto dall'inizio del fotolibro  ;)

lunedì 10 luglio 2017

A come Ateotaku, ateismo e animazione giapponese



TITOLO: A come Ateotaku, ateismo e animazione giapponese
AUTORE: 
Francesco Avella
CASA EDITRICE:
Youcanprint
PAGINE: 100
COSTO: 8,9 €
ANNO: 2015
FORMATO: 21 cm x 14 cm 
REPERIBILITA': Reperibile sul web
 
CODICE ISBN: 9788891175298


Sono un otaku?
Sono ateo?
Potrei essere otaku e non ateo?
Potrei essere otaku ed agnostico?
Ma perché mi devo porre queste domande?
Per l'autore gli appassionati di anime e manga, cioè gli otaku, se vogliono essere coerenti con la propria religione monoteista (nel nostro caso la cattolica), non possono vedere anime e leggere manga.
Questo non perché lo vieti l'autore, ma la religione cattolica, che, se professata alla lettera, impedisce di seguire anime e manga per i loro contenuti satanici.
L'unico modo di essere otaku e restare coerenti con se stessi, è diventare atei.
L'approccio alla problematica sarebbe anche interessante, senonché, dal mio punto di vista, non l'ho mai considerato un problema. Pur essendo cattolico di nascita, non lo sono per frequentazione ed adempimenti religiosi, e quindi mi guardo gli anime senza nessun problema. Riguardo, invece, la decisione di diventare ateo, la rimando sempre ad un prossimo futuro, anche perché non è che mi cambierebbe la vita.
Ribadisco che lo scritto di Avella può essere anche interessante, però quando si entra nel terreno religioso si entra in un campo minato.
Mi pongo questa domanda: ma se proprio decidessi di fare il grande passo, certificando in pubblico il mio essere ateo, dovrei farlo in quanto mi ritengo otaku?
Non ci sarebbero altre millemila motivazioni valide?
A questo punto si potrebbe affermare che il 4 aprile 1978, cioè la data di trasmissione della prima puntata di Goldrake, in Italia fu il giorno in cui l'ateismo contaminò i bambini?
Avrebbe un senso?
A mio avviso, chi ti dice che per essere coerente con la propria religione devi abbandonare anime e manga, come fa l'autore a pagina 16, commette lo stesso errore di chi fa il ragionamento opposto.
Dico, abbiamo già tanti problemi, bisogna crearsi pure questo?
Diciamo che ho digerito male l'introduzione dell'autore, troppo impositiva, vuole convincere il lettore a diventare ateo, ergo metterei da parte i suoi intenti educativi per concentrarmi, invece, sulle censure religiose subite dagli anime.
Dato che il libro è mancante dell'indice, lo inserisco io:
Introduzione: Ateotaku

sabato 8 luglio 2017

"Gioco e giocattoli nella vita del fanciullo - Guida per la scelta del buon giocattolo" (1971)


Una delle rivoluzione introdotte da Goldrake e soci fu un nuovo modo di giocare, un nuovo immaginario fantastico e fantascientifico, che sommato all'avvento dei primi videogiochi, terremotò la fiorente industria italiana del giocattolo. Soldatini, trenini e costruzioni, furono messe da parte per lasciare spazio a i nuovi eroi televisivi animati giapponesi.
Negli articoli della "Emeroteca Anime" propongo spesso contenuti riguardanti le polemiche nate dal cambio di abitudini ludiche di noi ex bambini del periodo. C'erano le preoccupazioni meramente economiche degli industriali italiani, che vedevano erose le loro quote di mercato dal "pericolo giallo", e poi quelle educative di genitori e giornalisti. Tutti concordavano che i giocattoli nati dal merchandising degli anime erano una iattura, ma tutto ciò non fermò il loro successo. A distanza di 40 anni quei vecchi giocattoli, spesso da pochi soldi, hanno quotazioni impensabili, oppure vengono esposte in mostre tematiche..
Ma come vedevano i giocattoli gli esperti educatori molto prima dell'avvento di Goldrake e dei videogiochi?
In un mercatino ho scovato questa guida al giocattolo, che spiegava ai genitori del 1971 cosa scegliere per i propri figli.
Sono presenti molte foto di giocattoli dell'epoca, che fanno sempre l'effetto catalogo di giocattoli  ^^
Mi rendo conto che è ingeneroso valutare con le conoscenze di oggi uno scritto del 1971, che comunque fu pubblicato con tutte le migliori intenzioni, ma la cosa che mi ha colpito è praticamente l'assenza di prescrizioni sulla pericolosità materiale del giocattolo. Basti pensare che per la fascia di età dai 2 anni ai 4 anni si consigliavano le piste per biglie!!!
Oggi leggiamo ovunque il divieto di giocattoli di piccole dimensione per bambini di età inferiore ai 36 mesi, ma nel 1971 ti consigliavano di farlo giocare con le biglie!!!
Questo per dire che, pur considerando importantissimo il pare degli "esperti", non sempre questi ci azzeccano.
Per esempio il giudizio sulle armi giocattolo non era negativo, lo sarà molto, invece, quando i bambini imiteranno le armi dei cartoni animati robotici giapponesi...
Si boccia l'idea di mettere un'età consigliata sulle scatole dei giocattoli, mentre oggi la troviamo ovunque.
A pagina 30 si elencano i requisiti che dovrebbe avere un buon giocattolo, sempre dal punto di vista formativo, ma non sono tutti quelli di un videogioco di oggi?  O_O
E allora perché gli esperti dei decenni successivi si scagliarono, e si scagliano ancora, contro i videogiochi?


Ovviamente il documento ha ormai 46 anni, e lo si nota a pagina 56, dove a chi terminava la terza media venivano date due possibilità, dico, solo due:
Frequentare le superiori o andare a lavorare!!!


Riparto dalla pagina 1, chi vorrà potrà leggerselo tutto e farsi la propria idea su quanto sia cambiata l'idea degli esperti sul giocattolo, e quanto sia cambiato il giocattolo stesso!
Volendo si può dare un'occhiata a quali giocattoli fossero disponibili guardando questo catalogo di giocattoli Upim del 1970.

venerdì 7 luglio 2017

Go Nagai Robot Collection 144 Doppio Fayzer V1


Mentre scrivevo questa recensione ero pervaso da un forte senso di euforia: la GNRC sta finendo!
Sarà forse per questo che la puntata, che non avevo mai visto, mi è piaciuta parecchio (ci torno più sotto), ed ho quindi apprezzato la scelta di pubblicare lo sconosciuto (per me) Doppio Fayzer V1.
Il mecha del mostro meccanico è abbastanza essenziale, ma comunque bello, con un faccino sull'addome avrebbe potuto tranquillamente far parte dell'impero di Mikenes.
La posa di sfida corrisponde a quella che Doppio Fayzer V1 (un nome più corto?) assume spesso nell'episodio, quindi mi è parsa corretta. Peccato per le sbavature del mio pezzo, considerando che ci sono due colori predominanti, sono riusciti a sbagliare le poche tonalità differenti... ma vabbè, chemmifrega? E' quasi finita!  ^_^


Le ali alla Devilman, il classico elmo da armatura medioevale, il simil raggio protonico, che, invece, è un disco bomba.
Ma perché mai Fayzer è doppio?
Perché si può trasformare, da piccolo ad enorme!
A quale scopo? Appunto.


Double Fayzer V1 dalle solite svariate angolazioni.

martedì 4 luglio 2017

"Famiglia TV" dal 19 al 25 ottobre 1980 - "Cacciati dal video i robot giapponesi", di Carlo Silvani + "Dopo Heidi e Remi ecco Anna dai capelli rossi", di B.C. + perla finale!


Dopo parecchi Tv Sorrisi e Canzoni, qualche Telepiù, un Radiocorriere TV, un Onda TV  e un Telesette, allargo un po' la panoramica delle riviste televisive con questo "Famiglia TV", che personalmente non rammento in nessun modo. Di certo a casa mia non è mai stato acquistato.
I programmi televisivi venivano esposti in due tranche, nella prima i tre canali nazionali Rai più qualche tv locale divisa tra nord e centrosud, nella seconda parte una pagina per giorno di altre tv locali del nord e centrosud Italia. Ergo le tv locali presenti non sono moltissime, pur rappresentando un panorama nazionale delle televisioni private, che nelle altre testate non è presente, in quanto le tv locali sono di una sola zona specifica del paese.
Cambia la testata, ma l'attenzione per i cartoni animati giapponesi non diminuisce, infatti sono presenti ben due articoli sugli anime del periodo. Il titolo del primo articolo rende ben conto di quale fu l'epilogo in Rai della polemica suscitata dai 600 genitori di Imola dell'aprile precedente:
"Cacciati dal video i robot giapponesi"!

In realtà nello scritto di Carlo Silvani non ci si dilunga molto sulla polemica inerente la diseducatività degli anime, viene data per conosciuta ed assodata, spiegandone solo il risultato finale, cioè niente più robottoni, sostituiti da altri cartoni (italiani), programmi vari ed un nuovo cartone animato giapponese  ^_^


Molto più interessante, dal mio punto di vista di ricercatore di castronerie sugli anime a mezzo stampa, è il secondo articolo, che dovrebbe limitarsi a presentare "Anna dai capelli rossi", ma dato che l'autore (o l'autrice) conosce solo il romanzo di Lucy Maud Montgomery, pensa bene di buttarci dentro il famigerato "segretissimo elaboratore elettronico"... Isao Takahata ringrazia...


La perla finale presente nel titolo è l'ennesima prova di quanto la baggianata sull'uso dei computer da parte degli animatori giapponesi fosse radicata....
In uno degli articoli viene dato conto dell'inchiesta televisiva fatta dal giornalista Carlo Sartori sulle televisione nel mondo. Quindi parliamo di un'inchiesta televisiva, non di un giornalista che scrive su un quotidiano pressato dal dover mandare in stampa il giornale, che ha visto vagare l'autore per mezzo mondo ed analizzare le tipologie di programmi prodotti dalle tv più importanti del pianeta.
Il giornalista parla del ritmo che gli statunitensi danno alle notizie, della qualità dei programmi storici della BBC, ed anche della tv giapponese:
"I giapponesi sono da parte loro i migliori dal punto di vista dello sviluppo tecnologico-produttivo. Nel montaggio dei filmati, a disegni animati e non, ad esempio, utilizzando un computer, realizzano in un giorno la mole di lavoro che un'altra TV del mondo svolge in una settimana.".

"A disegni animati e non", mi pare che le due categorie siano abbastanza differenti.
Quindi ciò che si poteva leggere su Anna dai capelli rossi a pagina 9, veniva confermato da Carlo Sartori a pagina 12.

lunedì 3 luglio 2017

"Julie rosa di bosco" (1979) - Puntate 11 e 12


Le due precedenti coinvolgenti puntate avevano visto come protagonista assoluto lo zio Karl ed i suoi problemi di lavoro, un argomento interessantissimo per una bambina italiana o giapponese, che si erano conclusi con la sua promozione a direttore di una nuova (nel senso che il padre di Alan la costruisce da zero) fabbrica del vetro, che produrrà solo articoli di qualità. Infatti nella dodicesima puntata si vedranno pochi secondi in cui lo zio Karl sta soprintendendo alla costruzione della nuova fabbrica, si vede che è anche architetto ed injegneeeer   >_<
Quindi in queste due puntate lo zio Karl non ci scasserà i maroni coi suoi problemi di lavoro, dato che ognuno/a di noi ne ha già abbastanza con i propri...
Il tema dell'11esima puntata sarà l'amore, mentre la 12esima verterà sulla nostalgia e la musica.
Ma prima di addentrarsi in queste due nuove puntate, non ci si può esimere dall'incipit video della serie, un'introduzione tanto deprimente quanto inverosimile  ^_^
Perché si dovrebbe bombardare un gregge di pecore ed un covone di fieno?


          

Il titolo della puntata non lascia molti dubbi sul suo contenuto, anche se, considerando i precedenti, potrebbe essere incentrato sul valzer...


Nella puntata precedente avevamo assistito allo spuntare notturno di una primula, nel momento in cui Julie aveva deciso di dare la libertà al suo scoiattolino Pepe, in inverno... sotto la neve... di sera... senza che l'animaletto avesse una tana, del cibo e, soprattutto, fosse in letargo!!!
Però lo spuntar di quella primula (notturna...) poteva aver lasciato il dubbio che si fosse già in primavera, invece...

sabato 1 luglio 2017

Shooting Star, sociologia mediatica e filosofica politica di Atlas Ufo Robot



TITOLO: Shooting Star, sociologia mediatica e filosofica politica di Atlas Ufo Robot
AUTORE:
Marco Pellitteri e Francesco Giacomantonio
CASA EDITRICE:
Fondazione Mario Luzi Editore
PAGINE: 246
COSTO: 24,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA':
Ancora reperibile a Milano  
CODICE ISBN: 9788867480944

Prima di addentrarmi nei meandri di questo saggio scritto a due mani su Goldrake, mi porrò una semplice domanda su quali siano i meccanismi che portano alla pubblicazione di un libro.
Perché un saggio che fu presentato in varie manifestazioni fin dal settembre del 2015 (Sbam Comics), finisce per essere pubblicato nella primavera del 2017?
Il fatto che gli autori partecipassero a conferenze di presentazione mi permette di ipotizzare, basandomi sulla logica (e su quello che Pellitteri annunciava nei commenti in questo blog), che avessero terminato la stesura del saggio, ergo perché è uscito 19 mesi dopo?
Tra l'altro un ritardo che deve avere comportato un aggravio dei costi, visto che si è passati dai 20 euro ai quasi 25 eruo, cioè il 20% in più, basandomi sempre su ciò che era riportato sul sito di cui sopra.
Mentre sul sito della casa editrice si può leggere questo consiglio riguardo l'importanza della scelta dell'editore (il neretto è del sito):

Consigli e suggerimenti su come pubblicare un libro

La scelta di un editore a cui affidare la pubblicazione dei propri testi è un fatto cruciale che incide significativamente sul buon esito della intera operazione culturale.

La pubblicazione di un volume, ed il modo con cui si procede alla sua realizzazione e diffusione materiale, non va mai considerato superficialmente come un fatto trascurabile o secondario.

Molte e molto diverse fra loro sono, infatti, le modalità di pubblicazione che un editore può decidere di proporre ad i suoi autori.

Tuttavia la qualità di un lavoro editoriale è determinata sempre dai medesimi fattori, ovvero dal buon esito e corretta esecuzione delle relative fasi del ciclo produttivo: la progettazione - nella quale rientra lo studio e la revisione totale dell'opera (l'espletamento dell'editing, la predisposizione di un apparato critico, delle note al testo e della bibliografia, eventuali integrazioni), l'impostazione grafica e creativa -, la produzione e l'ultima fase corrispondente alla diffusione, promozione e circolazione della stessa.

Un buon libro non può vivere senza il pieno supporto di questi fondamentali momenti.

Il lavoro di un editore deve pertanto corrispondere ad un approccio estremamente serio e rigoroso, altamente qualificato e professionale nella complessiva gestione delle metodologie e dinamiche di lavoro.

Non bisogna mai dimenticare che il libro è uno strumento culturale e comunicativo per eccellenza e che scelte errate possono perfino nuocere gravemente al lavoro dell'autore, ovvero alla sua credibilità sul piano culturale e scientifico.

Prima di pubblicare le proprie opere è sempre consigliabile fare una attenta ricognizione dei requisiti posseduti dell'editore prescelto.

Non credo si comportino diversamente dalla mission enunciata dal sito.
Quindi, l'unica spiegazione che mi son dato, è che non ci sono spiegazioni...
E' stato un vero peccato non poter leggere il saggio di Pellitteri/Giacomantonio nell'autunno del 2015, o almeno in un mese a caso del 2016, perché l'ho trovato molto interessante.
In particolare Pellitteri ha intervistato due mostri sacri dell'animazione robotica e non di quegli anni, Tomoharu Katsumata ed il mitico Shunsuke Kikuchi, quest'ultima una testimonianza più unica che rara.
Mentre l'analisi di Giacomantonio verte su argomenti filosofico politici che sono abbastanza rari, e, pur essendo giocoforza un po' complessi, sono esposti in maniera comprensibile.
Procedo alla classica mia recensione per argomenti dei capitoli, precisando il saggio è diviso in due parti, la prima curata da Pellitteri, la seconda da Giacomantonio.

giovedì 29 giugno 2017

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 29 Kirinia



Quando l'edicolante mi ha dato questa 29esima uscita speciale ammetto che sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla grandezza della scatola, ed anche dalla conseguente ampiezza del modellino, che è venuto fuori proprio bene.
Kirinia è un bel mostro guerriero, personalmente mi è sempre piaciuto, e forse questo mio giudizio positivo influenza un po' la valutazione del modellino.
La posa del pegaso infernale è parzialmente imbizzarrita, la colorazione è fedele all'originale animato, e non sono presenti sbavature (comunque non oltre la media), direi che il pezzo della GNRC abbia anche migliorato qualche imperfezione del cartone, tipo la testa un po' piccola.
Una volta tanto posso dire che sono soddisfatto  :]
Con Kirinia si completa il duo dei mostri guerrieri della 17esima puntata, l'altro era Barabeus, benché in due non abbiamo in nessun momento della puntata combattuto assieme, anzi, all'inizio si sono pure scontrati... ma ci torno più sotto.
L'episodio in questione fa parte di quelle (iniziate con Goldrake) in cui ci venivano mostrate le tipiche usanze giapponesi, in questo caso inerenti la festività di capodanno, con la tradizionale preparazione del mochi.




Il bel Kirinia dalle solite svariate e consuete angolazioni.

domenica 25 giugno 2017

"Ottanta nostalgia" - mostra al museo del fumetto Wow - Milano fino al 1 ottobre 2017


Il 20 di maggio il museo del fumetto Wow di Milano ha aperto una mostra specifica sugli anni 80, con qualche anticipo della fine degli anni 70.
Non c'è dubbio che gli spazi espositivi, seppur non enormi, coprano ampiamente tutto l'immaginario di quel decennio, dai film, musica e programmi tv (compresi ovviamente i cartoni animati giapponesi e non), fino all'abbigliamento e ai giocattoli (e videogiochi), passando anche per accenni sulla situazione sociale e politica del periodo.
Essendo presente una corposa sezione sugli anime (compreso tantissimo merchandising), i curatori hanno pensato di introdurla partendo dall'arrivo di Goldrake, e quindi dal 1978. Di norma non concordo molto su scelte del genere, sono abbastanza inflessibile, gli anni 70 sono settanta, e gli anni 80 sono ottanta, ma considerando che si è cercato di render conto anche delle polemiche giornalistiche sugli effetti nocivi degli anime, esplose con virulenza negli anni 80 (ma nate alla fine degli anni 70), era più che sensato spiegare da dove esse provenissero:
dal 4 aprile 1978 con Goldrake.

In particolare la fake news sull'uso del computer per elaborare i cartoni animati giapponesi nasce assieme all'arrivo di "Atlas Ufo Robot:
TV Sorrisi e Canzoni N° 14 dal 2 al 8 aprile 1978 - "Atlas Ufo Robot" (genesi della bufala degli anime fatti al computer?), di Paolo Cucco + prima puntata di Goldrake!

Per poi propagarsi quasi senza ostacolo durante tutti gli anni 80 e 90, quando poi il computer arrivò veramente negli studi di animazione, ma per prima quelli statunitensi!
Consiglio vivamente a tutti i milanesi e limitrofi di visitare la mostra, anche per il costo del biglietto più che onesto (solo 5€!), tranquillizzo tutti che i locali sono dotati di raggelante aria condizionata!
Mi raccomando di non fare i portoghesi, all'ingresso c'è Ken...


Propongo qui sotto una piccola galleria fotografica per rendere l'idea del tantissimo materiale esposto. Preciso che l'assenza di persone nelle sale è dovuto al fatto che ci siamo andati all'apertura in un giorno feriale. Proprio allo scopo di poter fare le foto senza dover aspettare che la folla si spostasse, come mi è capitato tutte le volte altre volte che sono venuto qui di sabato o domenica.

giovedì 22 giugno 2017

Go Nagai Robot Collection 143 Senzan


Quando ho visto il modellino di Senzan ho pensato subito che fosse un'enorme pantegana... infatti non capivo perché il suo generale fosse Drayato, plenipotenziario dei rettili... invece pare che sia un armadillo, però un po' pantegana... molto pantegana... chissà se in Giappone esistono le pantegane  :]
Il modellino corrisponde al mostro guerriero del cartone animato, la posa è assai statica, è una pantegana... e questo non ha neppure le solite sbavature di colore!
Resta il dubbio, come per tante uscite della GNRC, sul perché abbiano scelto di pubblicare un soggetto come questo, che nell'economia della quinta puntata non è che lo si ricordi per qualcosa di particolare, ma ormai è così ed amen, tanto siamo quasi alla fine del tunnel!!!
E comunque dopo Madame nulla può più sorprendermi  :]




Ma quindi l'opposto di "Senzan" sarebbe "Conan"?
No, vabbè... vado a nascondermi...   T_T


La pantegana dalle solite svariate posizioni.

domenica 18 giugno 2017

Audio dello spot di Jeeg su "Milano TV" - aprile/maggio(?) 1979



Non so quanti di voi conoscano il registratore a nastro "Geloso G 600" (lo potete comunque vedere in fondo a questo post), tecnologia totalmente italiana, che alla fine degli anni 60 era presente in non poche case.
E cosa succede quando un bambino viene in possesso di un aggeggio che era ancora strabiliante dopo 10 anni?
Inizia a registrare cose a caso, e tra le tante cose a caso, che nel risentirle mi hanno fatto quasi sempre sprofondare dalla vergogna... ho recuperato, oltre a qualche ricordo, un paio di documenti audio interessanti/curiosi.
Parto con il più breve, che è pure il migliore qualitativamente, visto che le registrazioni su nastro magnetico tendono, ahimè, a deteriorarsi, considerando anche che il "Geloso G 600" funziona a valvole... ergo anche l'hardware è abbastanza deteriorato...
Spesso tra noi fan del first impact si discute su quale tv locale venne trasmesso questo o quel cartone animato giapponese (e non), in molti libri e riviste sono state riportati elenchi basati sia sulla memoria dei più, che sulle riviste televisive del periodo.
Su quale tv locale venne trasmesso (almeno a Milano) per la prima volta Jeeg?
La scan che mostro sopra è di un Telesette del  20 maggio 1979, e più o meno quasi tutte le fonte riportano "Milano TV" (del'editore Alberto Peruzzo) come il canale locale milanese che lo trasmise.
Purtroppo sovente le tv locali non riportavano il titolo dell'anime, limitandosi ad un generico "cartone animato" o "disegni animati". I videoregistratori erano abbastanza rari, e comunque non sarebbero (ancora) stati lasciati in mano a dei bambini, quindi di fonti video (o audio) ne abbiamo veramente poche.
E qui entra in scena il puro caso.
Il caso di un bambino che, come quasi tutti i suoi coetanei, aveva una passione smodata per i robottoni giapponesi.
Fu un caso che gli venisse permesso di usare un registratore magnetico come fosse un giocattolo.
Ed il caso ha impedito che il suddetto bambino non ci registrasse sopra... ma soprattutto il caso ha voluto che il nastro in quel punto fosse perfettamente udibile (non è così in altri punti della bobina...).

"Jeeg Robot va in onda tutti i giorni a Milano TV alle 13 e 40 e alle 18 e 45.
Jeeg Robot vi aspetta!"

Come si può notare dal palinsesto riportato da Telesette, l'unico in mio possesso che in quel periodo concordi con gli orari pubblicizzati nello spot (e che corrispondono perfettamente alla mia memoria, specialmente quello pomeridiano), Jeeg andava in onda di sicuro alle 18 e 40, ma alle 13 e 40 c'erano comunque dei "cartoni animati", quindi presumo che fosse sempre di Jeeg.
Preciso che, considerando altri audio della bobina in quel punto, la registrazione è quasi certamente del 1979.

Prego si stenda un velo pietoso sulla voce del bambino che si ode, per fortuna appena appena, cantare vocali a caso  >_<


        

Un'altra fonte informativa importante è il famoso "If, speciale Orfani e Robot 1963/1983" del dicembre 1983, ed anche con questo tornano sia le date che la tv locale.

giovedì 8 giugno 2017

Go Nagai Robot Collection 142 Game Game


Quando ho visto Game Game dentro la sua confezione in edicola sono stato tentato di restituirlo, mi era sorto il dubbio che avesse due braccia destre o sinistre, come il mio Mazinga Z della quarta uscita... invece è solo la postura ad ingannare.
Tra l'altro una postura che mi ha subito ricordato il John Travolta de "La febbre del sabato sera"  ^_^
Mi resta comunque il dubbio sul perché abbiano donato a Game Game queste braccia così allungate e sproporzionate, che non ho per nulla notato nella puntata. I colori direi che siano azzeccati, le sbavature sono come sempre presenti, la postura non l'ho capita bene.
Game Game è il mostro spaziale della seconda puntata, e quindi ci può stare pubblicarlo, più perché erano le prime puntate in cui iniziavamo a comprendere la trama di Atlas Ufo Robot, che per la sua potenza distruttiva.



Su cosa scoprimmo in questo secondo episodio mi dilungherò più sotto, mi limito ad anticipare che quando Procton spiega ad Alcor la storia di Actarus, rivela al pilota del TFO il suo nome alieno: Duke Fleed.
Non rammentavo il particolare, che dimostra come anche gli adattatori del doppiaggio storico avrebbero avuto gli strumenti per rendere un po' meno incasinati i nomi dei personaggi. Specialmente se si considera che all'inizio della puntata Gandal e soci si riferiscono al pilota di Goldrake chiamandolo Actarus!
Non Duke Fleed, che dovrebbe essere il solo nome che conoscono, ma il nome terrestre del principe, che loro non dovrebbero, a logica, sapere.


         


Ritorno a "Doppio Game", come lo chiamano sia Hydargos che Actarus!
E per fortuna che non lo hanno pronunciato "gheim"! ^_^

mercoledì 24 maggio 2017

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 28 I tre professori


Dopo il professor Shiba, il professor Dairi, il Dottor Procton, il professor Yumi, il professor Juzo Kabuto, il dottor Kenzo Kabuto ed il professor Tonda, ecco i tre professori Sewashi, Nossori e Morimori. Con questi tre dovremmo aver completato la platea dei cattedratici dell'università Go Nagai.
Su Encirobot si può leggere (link) che il nome del professor Sewashi (piccolo e barbuto, a sinistra della foto sotto) significa gentile ed altruista.
Il nome del professor Nossori (alto, coi baffi bianchi, al centro della foto sotto) significa lento e svogliato.
Il nome del professor Morimori (con la cravatta rossa, a sinistra della foto sotto) significa energico e robusto. Il professor Morimori è l'unico dei tre che morirà, nell'episodio numero 79, forse è per questo che lo chiamarono alla romanesca: mori mori  :]
I tre modellini sono fatti bene, sbavature passabili, visi ben disegnati e scolpiti.
Personalmente, considerando la mia scarsa o nulla passione per la serie di Mazinga Z, non posso più di tanto commentare le caratteristiche dei tre prof, li ho sempre considerati più delle macchiette, che degli scienziati. Mentre, per esempio, il professor Dairi, pur mostrandosi esteticamente poco severo, non scade mai nel ridicolo.







 I tre prof dalle solite svariate posizioni.

Go Nagai Robot Collection 141 Madame


In commenti a recensioni precedenti ero stato avvisato che Madame faceva un'apparizione fugace, così fugace che manco mi ricordavo di averlo visto, ed io la serie di Jeeg l'ho rivista tutta più volte...
Non so, non ho la più pallida idea di quale commento fare al modellino o alla puntata...
Posso inserire solo un breve video di scarsissima qualità per mostrare, oltre ad ogni inutile mia elucubrazione, quando duri la comparsata di Madame, che ammonta a ben 13 secondi!!!
Il video è di 22 secondi, ma il netto della presenza di Madame è solo di 13 secondi, centesimo più, centesimo meno...
Posso solo domandarmi: perché?!?!   >_<
(mi pare che la bgm che si può ascoltare in apertura, sia una di quelle "perdute" di Jeeg)

       


Tra l'altro il mio modellino è mancante pure della lancia, fatto ormai abbastanza usuale nelle ultime uscite, manca sempre qualche pezzo, oppure ne aggiungono di non presenti...
Mi pare che Madame sia stato proposto molto più slanciato rispetto ai pochi fotogrammi in cui lo possiamo ammirare.


Questa sotto è l'unica immagine a figura intera, poco prima che venga distrutto da Jeeg, al 19esimo secondo dall'inizio della puntata, "excidium praecox"!
Direi che le dimensioni non tornano.

martedì 23 maggio 2017

C'era una volta Goldrake, la vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la tv italiana



TITOLO: C'era una volta Goldrake, la vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la tv italiana
AUTORE:
Massimo Nicora
CASA EDITRICE:
Società Editrice La Torre
PAGINE: 660
COSTO: 24,5 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA':
reperibilità sul sito della casa editrice 
CODICE ISBN: 9788896133316

 
Apro questa recensione esprimendo l'auspicio che questo saggio su “Atlas Ufo Robot” possa venir letto anche dalle generazione di appassionati di animazione, giapponese e non, che non hanno vissuto quel 4 aprile 1978.
Quando c'erano i forum (oppure oggi sulle poche piattaforme on line dove ancora ci si confronta tra fan di età differenti, tipo Anime Click) capitava di leggere commenti di “giovincelli” che conoscevano solo i loro anime, di solito rigorosamente subbati. Giovani otaku (nel senso positivo del termine) che ignoravamo bellamente, quasi facendosene un vanto, come, quando e perché gli anime sbarcarono in Italia, senza dimenticare il chi li importò.
Nel saggio di Massimo Nicora si potrà leggere sia il come, il quando, il perché ed il chi, ma, sopratutto, il prima ed il dopo.
Per il “prima” intendo che questi fan, arrivati poco o molto dopo il 4 aprile 1978, potranno capire quale fosse la disponibilità di programmi per bambini/e e ragazzi/e. Mentre per il “dopo” intendo che potranno comprendere cosa scatenò a livello mediatico, diremmo oggi, l'atterraggio di Goldrake nelle case degli italiani.
Ovviamente il saggio è indirizzato anche a chi quell'epopea l'ha vissuta in diretta sui canali Rai e delle televisioni locali, visto che sono riportate una mole di informazioni uniche. Tipo la famosa questione della parola “Atlas” presente nel solo titolo italico, oppure di come sarebbe potuto capitare di ritrovarci Actarus arruolato nelle truppe berlusconiane... meglio Vega!
Uno degli aspetti più importanti del saggio è il panorama globale che viene presentato e rappresentato. Una delle battute più belle del mitico Totò era che “è la somma che fa il totale!”, ed in questo saggio c'è veramente la summa di Goldrake.
Non mancano numerose interviste ai protagonisti di questa favola da “c'era una volta...”, in parte raggiunti direttamente dall'autore allo scopo scoprire quanti più dettagli possibile sul chi, come, quando e perché arrivò Goldrake.
Senza contare che, dal mio punto di vista di ricercatore di articoli giornalistici sui cartoni animati giapponesi, il settimo capitolo è stato una vera goduria per gli occhi.
Vorrei rassicurare il potenziale lettore di non farsi spaventare dalla mole del libro, che può effettivamente essere considerato un “bel tomo”, in quanto la lettura scorre via tranquillamente, è pieno di note esplicative (facilmente consultabili a fondo pagina. Grazie!) e non sono presenti citazioni lasciate in oscuri idiomi non italici. Per comprendere immediatamente l'esaustività dello scritto rimando alle scan dell'indice alla fine della recensione.
Ok, sono 660 pagina, ma solo 7 capitoli ^_^  che andrò ora ad illustrare brevemente.

venerdì 12 maggio 2017

Go Nagai Robot Collection 140 Professor Tonda


Il professor Tonda appare nell'ottava puntata, per apportare delle migliorie al Grande Mazinga (ammesso e non concesso che il Guretto sia migliorabile...), e scompare, nel senso che decede, nel 13esimo episodio. Non rammento se partecipi a tutte le puntate tra l'ottava e quella in cui muore, però, nonostante sia un personaggio minore, ha lasciato un certo segno nella serie. Quindi, a mio avviso, la scelta della Fabbri/Centauria di dedicargli questa uscita, ha un senso, ne consegue, ovviamente, che non ha nessun senso non pubblicare i due Mechadon...
Devo dire che il modellino, nonostante le solite sbavature, non è malaccio, il viso coglie perfettamente la simpatia del personaggio, compreso il mento prominente.
La postura è perfetta, con tanto di gambe arcuate, non manca neanche il baffetto alla Hitler(...) e il pantalone color carne.


Il fascicolino-ino-ino-ino riporta che il nome per intero del professore è Tonda Hakase, ribadendo che la sua nazionalità è statunitense, ergo, in pieno spirito nazionalistico nipponico, deve essere un "nisei", cioè figlio di genitori giapponesi emigrati negli Usa. Anche perché già solo il cognome Tonda mi pareva poco anglosassone, benché poteva essere italomericano, ma Hakase...


 Il prof Tonda dalle solite svariate posizioni.

domenica 30 aprile 2017

Mattel Electronics 1983



Purtroppo, per me, non posso riportare particolari ricordi riguardo l'Intellivision, non avendolo mai posseduto. In tema di console casalinghe io sono passato dalla console Reel del 1977/78 alla Play Station 1, in mezzo ho dovuto saltare tutto  ^_^
Nel catalogo è spiegato che "Intellivision" significava "televisione intelligente", e devo dire che leggendo le caratteristiche della console, devo dire che denotava numerose ottime idee.
In particolare direi i pad, o smanetti, che dir si voglia. sia per il fatto che potevano essere riposati nell'hardware senza che i fili creassero noia (vedi la console Reel...), ma anche perché potevano essere usati dai mancini. Ho, però, un dubbio, il disco ruotava oppure era un simil touch?
Ovviamente in un catalogo in italiano, dedicato ai maschietti italiani, visto che ai tempi le femminucce non giocavano ancora ai videogiochi, nelle prime pagine si esalta la cassetta del calcio  :]
Certo che di passi avanti ne sono stati fatti per arrivare a Pes o Fifa  ;)




In realtà le due pagine qua sotto sono poste prima della doppia pagina sul calcio, dato che in queste pagine si descrivono le caratteristiche della console, tipo la potenza, ben 16 bit, mica 8 bit di "certi concorrenti"!  ^_^
Oltre alla grande varietà di giochi disponibili, non so se poi realmente acquistabili in Italia, mi hanno impressionato le espansioni: l'Intellivoice; l'Intellivision Entertainment Computer System; il Computer Adaptor; l'Intellivision Music Synthesiser; l'Intellivision Computer Keyboard.

In pratica tutto il necessario per trasformare la console in un computer. Non saprei dire se tutte queste espansioni hardware fossero realmente disponibili per il mercato italiano. A dire il vero mi sorprenderebbe se lo fossero state, di solito in Italia si importavano solo le cassette dei giochi.
E' indubbio che l'Intellivision doveva essere il sogno di ogni ragazzino italico che metteva le mani su questo catalogo.

venerdì 28 aprile 2017

Go Nagai Robot Collection 139 Zarigan G8



Il distributore per le edicole della mia zona deve avere degli gnu affamati nei magazzini... anche stavolta il fascicolino-ino-ino-ino è tutto masticato, si vede che alla Fabri/Centauira ci tengono ad imballare bene la loro creatura editoriale!
Tra l'altro il disegno in copertina, più che un mostro guerriero, mi ha fatto venire in mente una Macchina della Morte dei Meganoidi...
La puntata in questione risulterebbe importante in quanto vi appare per la prima volta il Conte Blocken, che comporterà la messa in secondo piano del Barone Ashura, dei quali fallimenti a ripetizione il Dottor Inferno è un pelino stufo. Poi noi sappiamo che il nuovo arrivata fallirà tanto quanto la mummia ermafrodita, ma ai tempi il fatto doveva aver avuto una certa rilevanza, specialmente in Giappone.
Ok, Ashura è chiaramente un incompetente e pure un leccapiedi, ma chi lo ha messo al comando?
Ho trovato assai curioso, e alla fine molto divertente, che l'episodio si apra con l'apparizione dei mostri meccanici mandati al macello dal barone Ashura, e si concluda non solo con la distruzione di Zarigan G8, ma vie più con quella della Salus, un'altra medaglia di cui fregiarsi  :]
Non credo ci voglia un genio per notare che Zarigan G8 si ispira alla leggenda di Namazu, in oltre nella puntata fa bella mostra di se un pesce gatto in un acquario, che Shiro utilizza per prevedere i terremoti, che sono l'altro protagonista della puntata. 
Il modellino mi pare uscito fuori bene, forse un pelino piccolo, direi il più piccolo dei 19 mostri guerrieri pubblicati. Che poi dedicare ben 19 uscite, fino ad oggi, ad una seria mai conclusa, mi pare veramente una follia totale... ma ormai...
Magari i colori non sono precisi, però c'è sempre la questione della rifrazione dell'acqua marina, anche se dubito che alla Fabbri/Centauria siano così solerti da aver commissionato un costoso studio scientifico ad hoc  >_<


martedì 25 aprile 2017

Telesette dal 30 dicembre 1979 al 5 gennaio 1980 - "Attento Goldrake, questa volte è la fine!", di Virginia Falcone



Dopo parecchi Tv Sorrisi e Canzoni, qualche Telepiù, un Radiocorriere TV e un Onda TV, tocca ad un Telesette, e prossimamente cercherò di postare altre testate, tanto per non essere eccessivamente ripetitivo  ^_^
Questo articolo va inserito nel periodo della terza tranche della trasmissione di "Atlas Ufo Robot", il suo titolo pare quasi ispirato da "Studio Aperto", ed il contenuto, che per inciso non è negativo, fa parte del filone "fatto al computer", che ormai era assodato fosse una realtà incontrovertibile.
Più di una volta ho pensato di inserire la tag "anime fatti al computer", o qualcosa di simile, ma poi ho desistito perché questa fake news è presente in gran parte degli articoli in mio possesso. Anche i giornalisti che non scrivevano pezzi in cui accusavano di qualche nefandezza i cartoni animati giapponesi, o quelli che addirittura li difendevano, davano per assodato che il "computer avesse ispirato" gli anime del periodo, come si può leggere nell'occhiello.
Virginia Falcone, oltre alla bufala mediatica sul computer, incappa di altre imprecisioni, però non credo che si potesse ai tempi (o possa oggi) pretendere la precisione su articoli inerenti i cartoni animati, quando i giornalisti controllano a stento le fonti su notizie importanti...
Il titolo "Attento Goldrake, questa volta è la fine!", avrà fatto venire un infarto ad una moltitudine di giovani lettori e lettrici, convinti che il loro eroe stesse per essere sconfitto dai veganiani, mentre si trattava solo dell'informazione che la serie stava finendo: i giornalisti sono dei gran burloni  ^_^
Alla sgomento di milioni di bambini e bambini per la "fine" di Goldrake, avrebbe dovuto rimediare la notizia che dal 7 gennaio la Rai avrebbe trasmesso un altro anime robotico: Mazinga Z!!!
Si... come no... proprio uguali...   T_T


Intanto i nomi delle armi sono tutti corretti, parrà poca cosa, ma dimostra che la giornalista si sedette davanti alla televisione almeno 5 minuti, oppure chiese info a qualche esperto, tipo il figlio o il nipotino  :]
Ogni tanto ritorna la diatriba su come chiamare gli invasori provenienti da Vega: vegani? veghesi? veghiani? veganiani?
Io propenderei per "veganiano", come scrive Virginia Falcone, anche perché "vegano" ormai è stato requisito da chi non mangia carne... non potevano scegliere "a-carnivoro"?  >_<
La giornalista pare anche comprendere uno degli aspetti migliori di questi cartoni animati giapponesi, cioè che i cattivi avevano anch'essi delle motivazioni, che poi li portavano a compiere la scelta sbagliata, ma la loro non era pura cattiveria.



Voltata la pagina ci ritroviamo davanti ad altre belle immagini della serie, per un totale di quattro pagine dedicate ad "Atlas Ufo Robot".
Piccola postilla:
avranno anche tolto l'Atlas dai DVD da edicola, e potranno pure eliminare l'Atlas da tutto lo scibile umano, ma per noi resterà sempre e comunque "Atlas Ufo Robot", alla Toei dovrebbero farsene una ragione, anche perché a comprargli il materiale di Goldrake saremo sempre e solo noi "atlasiani"  ^_^