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giovedì 21 settembre 2017

Culti, sette e profeti (volume 11) - collana "Il mondo dell'occulto"




TITOLO: Culti, sette e profeti (volume 11) - collana "Il mondo dell'occulto"
AUTORE: Angus Hall
CASA EDITRICE: Rizzoli
PAGINE: 144
COSTO: 8€ (variabile)
ANNO: 1976
FORMATO: 26 cm X 21 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet 
CODICE ISBN:


Di tutti questi libri della collana "Il mondo dell'occulto", piena di inquietanti tanto inesistenti poteri magici, extrasensoriali, extraterrestri, malefici, paranormali, astrologici mitici e mitologici, e chi ne ha più ne metta, forse questo è il numero maggiormente (realmente) inquietante.
Purtroppo alcuni di questi culti, sette e profeti hanno generato odio, morti, danni materiali ed economici, ingiustizie sociali ed umane. Altri si son limitati solo ad arricchire il suo inventore, taluni hanno modifcato la storia di numerosi paesi, basti pensare alla massoneria, per esempio in Italia...
Poi ci sono le invenzioni assurde, tipo il "dinamizzatore del Dottor Abrams" (Wikipedia), che mi chiedo che fine abbia fatto. Oppure le teorie comiche, come quella di tal Alfred Lawson, secondo cui nel nostro cervello esisterebbero delle minuscole creature chiamate Menorg e Disorg...
In fondo, però, questa collana anticipava di decenni le bufale del web e delle trasmissioni pseudo scientifiche, quindi non è che potessero andare tropo per il sottile nella scelta dell'argomento, altrimenti non l'avrebbero neppure stampato  ^_^
Comunque è sempre interessante rendersi conto quante stronzate, scusate il latinismo, l'essere umano è in grado di generare, e poi dimenticarsene, per passare ad altre, di solito sempre più dannose e ridicole, ma di questo ce ne si accorge decenni dopo.
Chissà cosa si potrebbe leggere in nuova collana "Il mondo delll'occulto dagli anni 80 in poi", visto che questa si ferma al 1976, tremo solo all'idea...



 I numeri recensiti fino ad oggi:

Culti, sette e profeti
I sogni e i loro messaggi
Realtà inesplicabili
Il fascino dell’alchimia
Stregoneria e magia
Al di là del tempo e dello spazio

lunedì 18 settembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 5 e 6



Essendo in pieno clima d'inizio campionato e Coppa Campioni, non mi sta pesando per nulla guardare "Arrivano i Superboys", nonostante che sovente i dialoghi soffrano di una approssimazione molto superiore alla media delle serie del periodo... tanto che talvolta non ha praticamente senso riportare i fatti accaduti, visto che non si capisce il senso di ciò che si sta vedendo. Ergo in alcuni casi mi limiterò a scrivere "dialoghi a caso", omettendo le immagini relative.
La quinta puntata è abbastanza condizionata da questo scarsissimo rispetto dei dialoghi originali, fin dall'inizio... infatti l'onnipresente e potente signor Aota, segretario dell'influente PTA (ovvero l'Associazione Genitori ed insegnanti - Parental Teachers Association), intima al preside di sciogliere entrambe le formazioni di calcio, ma poi il preside convocherà Shingo per chiedergli il favore(!) di sciogliere solo la sua squadra e far confluire alcune suoi compagni nella formazione ufficiale. E Tamai, quando racconterà l'accaduto ai genitori, cambierà ancora un po' la versione, cioè che il preside gli ha chiesto di sciogliere la sua squadra perché due rappresentative sono troppe...
Chiaro che un undicenne magari non ci fa tanto caso a questi dialoghi buttati lì a caso, un 48enne li nota  :]


Shingo, Ohira e gli altri 9 avevano vinto lo sfidone con la prima squadra, in assenza di Matsuki e senza il suo consenso, che gli aveva proibito di giocare quella partita. Quindi la prima parte della puntata verte su quale dovrà essere la squadra ufficiale della scuola, coi problemi inerenti i dialoghi a cui accennavo sopra.



Il signor Aota, padre di Hikaru pretende che entrambe le squadre vengano sciolte, perché? Mistero...
Seguono dialoghi di senso incompiuto

sabato 16 settembre 2017

Catalogo Subbuteo World 1980


Mentre ho recuperato (o avevo da bambino) cataloghi del Subbuteo in italiano per le annate 1978 - 1979 - 1981 - 1982/83, non sono riuscito a trovarne uno del 1980. Ipotizzo che non sia mai stato pubblicato, ergo mi sono indirizzato sulla versione anglosassone, che poi era la stessa a livello di immagini.
Balza all'occhio la differenza con quelli italiani per la quasi totale assenza di scritto. Nei cataloghi linkati sopra ci sono info sulle leghe di Subbuteo, sui tornei, sulle regole e consigli vari, in questo in inglese non c'è scritto praticamente nulla, tranne un articolo sul mio mito giovanile:
Andrea Piccaluga!!!

Se gli adulti inglesi disprezzavano l'Italia perché al governo avevamo gli Andreotti, i Craxi, i Cirino Pomicino etc etc etc... i bambini inglesi ci rispettavano perché noi avevamo Andrea Piccaluga!!!


I ragazzini britannici scoprivano da questo articolino che Andrea nel 1980 non viveva più in Italia, ma a Messico City.
Inoltre era considerato un ambasciatore di sport, in qualità di campione italiano e mondiale, e nel suo tour in Inghilterra e Scozia aveva dimostrato a tutti le sue abilità.
In queste 3 settimane giocò oltre 400 incontri(!!!), incassando SOLO 4 gol e segnandone più di 2000!!!!!!!
Un Dio in terra!!!
Chissà quanto rimase deluso dal non poter partecipare al titolo per la categoria Senior, visto che viveva in quel momento in Messico, anche se, secondo me, in Messico ce lo spedirono quelli del Subbuteo, tanto avrebbe vinto Andrea a mani basse, anzi, ad indici bassi!!!

giovedì 14 settembre 2017

Go Nagai Robot Collection 149 Gura Gura


Siamo alla 179esima uscita totale globale, penultima totale globale, quasi finito totale globale!
Arrivo in edicola e mi viene detto che c'è una bella sorpresa per me, io pensavo che l'edicolante si riferisse all'arrivo del numero 149, invece alludeva all'integrità del summenzionato 149   >_<


Si può notare che il braccio sinistro è spezzato all'attaccatura della spalla.
Ergo mi trovavo di fronte a queste possibilità:
Portarmi a casa un pezzo fallato e riattaccarmi il braccio con la colla, venendo meno a tutte le regole di buon senso del bravo consumatore, che vietano di comprare un prodotto palesemente guasto/rotto.
Ma questo avrebbe implicato il dover procrastinare di un numero indefinito di settimane l'ultimazione definitiva della GNRC in attesa del pezzo sostitutivo, col rischio che anche il modellino sostitutivo fosse anch'esso rotto (fatto capitato a più persone).
Attaccarmelo con la colla e porre fine il 28 settembre a questo supplizio di Nagai Tantalo Go.

Per cosa avrò optato?


Giuuuuusto!
Mi sono portato a casa Gura Gura col braccio sinistro spezzato ed amen... l'idea di non finire la GNRC il 28 settembre non è minimamente contemplata   ^_^
Tra l'altro, ad onor del vero, di pezzi rotti ne ho trovati veramente pochi rispetto ad altri seguaci della GNRC, solo un paio, forse tre.
Ah!
Dimenticavo!!!
"Fantastici modellini perfetti in ogni dettaglio!!!"

Gura Gura con il braccio sinistro incollato dalle solite penultime svariate posizioni :]

martedì 12 settembre 2017

Giappone spicciolo



TITOLO: Giappone spicciolo  
AUTORE: Vittorio M. Mangili  
CASA EDITRICE: Edizioni Vitalità
PAGINE: 184
COSTO: 1 €
ANNO: 1964
FORMATO: 25 cm x 18 cm 
REPERIBILITA': sul web 
 
CODICE ISBN:

Ho comprato questo diario di viaggio del 1964 perché ero curioso di verificare se vi fossero citati, manga o anime, oppure si riportassero alcune problematiche della società giapponese, tipo il bullismo nelle scuole, oppure i primi casi di hikikomori.
Purtroppo non vi ho trovato nulla di ciò, mentre si parla della piaga dei suicidi, e di altre problematiche sociali. Se lo trovaste ad un prezzo basso, ne consiglio l'acquisto.
Il titolo del libro corrisponde bene al suo contenuto, è veramente “spicciolo”, nel senso che sono presenti 102 voci numerate, dall'1 al 102, in cui Vittorio Mangili racconta ciò che ha scoperto in Giappone. Non esiste neppure un indice, e le singole voci sono quasi sempre abbastanza corte. L'autore era un inviato Rai, che pensò di trarre questo libro dal suo viaggio per motivi di lavoro. Incredibilmente non è mai specificato in quale periodo l'autore soggiornò in Giappone, è comunque chiaro che il viaggio venne effettuato prima delle olimpiadi di Tokyo del 1964, e lo scopo finale era proprio quello di illustrare al lettore le curiosità di questo misterioso paese in vista dell'avvenimento sportivo.
Per quanto le informazioni siano ovviamente datate, e considerando che l'autore non aveva nessuna conoscenza pregressa del Giappone come storia e società, lo scritto mantiene un minimo di interesse perché riporta una fotografia del periodo (di cui non conosciamo la data esatta...), che si potrà raffrontare con l'attualità.
E' pressoché impossibile farne una recensione, in quanto in una singola voce, possono anche essere trattati più argomenti, in pratica il caos totale.
Gli argomenti variano in tutto lo scibile nipponico, dall'usanza del biglietto da visita alla prostituzione, dalle vie senza numero civico agli Ainu.
Inserisco alcune scan degli argomenti trattati, per esempio il suicidio, ma ce ne sarebbero un sacco da postare.


domenica 10 settembre 2017

Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942


L'unico difetto di queste riviste è che sono impaginate senza pensare che qualcuno, 75 anni dopo, le avrebbe scannerizzate... certo, avendo un scannerizzatore più grande del formato A4 non ci sarebbero problemi, ma dato che non è questo il mio caso, ho dovuto cercare di ottimizzare il numero delle scansioni rispetto alla grandezza della rivista.
Spero di esserci riuscito, perché anche questo numero è di notevole interesse, sempre cercando di leggere gli articoli scremandone i contenuti patriottico-nazionalistici, che sovente risaltano fin ridicoli.
Gli articoli spaziano dall'analisi politico-economica sulle prospettive espansionistiche del Giappone, alla faccia di chi tende sempre a dipingere i giapponesi come un popolo esente da responsabilità belliche, all'analisi storica, fino a scritti inerenti la quotidianità di quel Giappone. Trovo che questi ultimi siano i più piacevoli da leggere, mancando della tristezza del fanatismo e della guerra.
In particolare in questo numero sono presenti un articolo sul "nengo", il nome delle ere, uno sui giardini ed i viali, uno sui tipici ombrellini nipponici (sia da pioggia che da sole).
Infine un articolo sul funerale fatto alle bambole, che metto in testa al post, benché sia l'ultimo della rivista.


Questo breve scritto, a mio avviso, non rivelò uno dei motivi della cerimonia funebre per le bambole, cioè il timore che la bambola gettata potesse divenire un yokai, uno spirito malefico. Probabilmente era un concetto troppo distante da un italiano cattolico del 1942.
Facendo qualche ricerca sul web ho scoperto che questi riti funebri per le bambole vengono svolti ancora oggi:
Ningyo kuyo Il funerale delle bambole

venerdì 8 settembre 2017

"Settimana TV, il settimanale della televisione" dal 16 al 22 aprile 1978 - "Gli Atlas, Ufo e Robot"



Tanto per variare un poco il materiale editoriale televisivo, posto una nuova testata, "Settimana TV", che sinceramente non ricordo minimamente di aver mai visto in edicola dalle mie parti.
Quindi, dopo parecchi Tv Sorrisi e Canzoni, qualche Telepiù, un Radiocorriere TV, un Onda TV  e un Telesette, apro il capitolo "Settimana TV".
Una caratteristica interessante della rivista era il largo spazio dedicato a sinossi parecchio affidabili di trasmissioni, film, telefilm e persino cartoni animati. Di tutte le testate che ho proposto, direi che "Settimana TV" era quella che faceva maggior uso di queste anticipazioni e sinossi.
Gli articoli su trasmissioni e personaggi televisivi non erano moltissimi, non ai livelli di "TV Sorrisi e Canzoni", anche perché le pagine di questa pubblicazione della "Alberto Peruzzi Editore" erano solo 44.
La programmazione delle tv locali era distribuita in maniera assai curiosa. Non per divisione a carattere regionale, come capitava con "TV Sorrisi e Canzoni, e neppure per zone geografiche dello stivale, come per Telesette. E' presente, invece, una panoramica divisa per città, con maggior attenzione per quelle lombarde, con un focus su "Milano TV", che diverrà di lì a poco tra le mie preferite, visto la preponderanza di cartoni animati giapponesi che trasmetteva.
Le prime due pagine dei palinsesti televisivi erano ovviamente dedicate alle due reti Rai, poi c'era una pagina sulle "TV estere", cioè la sempre rimpianta "TV Svizzera" (solo chi la seguiva potrà capire quanto abbiamo perso non potendola più vedere...), "RTV Capodistria" (che faceva abbastanza comunsiticamente cacare...) e "TMC Telemontecarlo" (la pre La7).
La quarta pagina era quella sulle "TV libere", quindi le altre non erano libere?   -_-




Il periodo è quello della terza settimana di programmazione di "Atlas Ufo Robot", quindi rientra appieno nei miei interessi inerenti i cartoni animati giapponesi ed il giornalismo. Come accennavo sopra le sinossi corrispondevano a ciò che si sarebbe potuto vedere nel cartone, lo si noterà nei riquadri su Heidi, non c'erano storie raccontante a caso o nomi errati. Purtroppo per Goldrake è presente un solo riquadro informativo, e non si occupa della trama, ma del successo del cartone.



Erano passate solo due misere settimane dal mitico 4 aprile, non eravamo nell'epoca dei social media e dei feedback immediati, eppure la rivista riporta le seguente frase:
"Continua ad avvincere i giovani la vicenda del vascello spaziale Atlas-Ufo-Robot atterrato sul pianeta Terra.".

Sono solo tre righe, ma che ci permettono di capire che il successo fu immediato e clamoroso, anche se la gran parte dei giornalisti se ne accorgerà solo a dicembre.
Noto che si parla di "giovani", e non di "bambini", potrebbe voler dire che si aveva già prova che "Atlas Ufo Robot" era seguito anche dai ragazzi e dai giovani adulti?
Ho trovato, invece, assai divertente che ci si riferisca al titolo del cartone come se "Atlas", "Ufo" e "Robot" fossero tre entità differenti, tipo Edda, Trangu e Legga in "Ufo Diapolon":
"Gli atlas, ufo e robot"    ^_^

A dimostrazione che Goldrake era ancora un oggetto assai misterioso per gli adulti che ne dovevano scrivere su giornali e riviste.

giovedì 7 settembre 2017

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 30 Damdam L2



Edicolante
"Sono quasi 5 etti di Go Nagai Robot Collection Speciale, che faccio, lascio?"

Malcapitato
"Ma ci sono le sbavature di colore?"

Edicolante
"Sbavatissimo!"

Malcapitato
"Ma il modellino è perfetto in ogni dettaglio?"

Edicolante
Perfettissimo in ogni dettagliassimo, comprese le punte acuminate deformate sulle ruote!"

Malcapitato
"E il fasciolino-ino-ino-ino, è tutto stropicciato?"

Edicolante
"Guardi, pare quasi che lo abbia imbustato la Fabbri/Centauria, non so se mi spiego..."

Malcapitato
"Allora lo compro! 
Capisca la mia pignoleria nelle domande, ma avevo temuto che questa uscita fosse ineccepibile, e dopo 178 uscite, a solo altre 2 dalla fine, mi avrebbe rovinato il record!"

Conversazione inventata?
Mistero... comunque contiene tutte verità.
L'ultimo speciale della GNRC è probabilmente il più massiccio di tutti, ben 480 grammi!
Le sbavature di colore sono così madornali che manco mi sono arrabbiato  :]
Il fascicolino pare piegato da un aspirante origamista.
Infine alcune punte delle ruote sono schifosamente deformate...
Potrò mai essere dispiaciuto perché la GNRC sta per finire?!  ^______^


"Questa è l'ultima uscita speciale della collana Go Nagai Robot Collection"
"Questa è l'ultima uscita speciale della collana Go Nagai Robot Collection"
"Questa è l'ultima uscita speciale della collana Go Nagai Robot Collection"
"Questa è l'ultima uscita speciale della collana Go Nagai Robot Collection"
"Questa è l'ultima uscita speciale della collana Go Nagai Robot Collection"
"Questa è l'ultima uscita speciale della collana Go Nagai Robot Collection"

Il mio nuovo mantra!   :]
E comunque non ho bisogno di ulteriori informazioni, mi basta, avanza e rassicura questa!  ^_^



Dopo aver visto la puntata in questione ero curioso di scoprire se il modellino avrebbe avuto le punte sulle ruote oppure no, infatti la prima versione del mostro meccanico non le prevede, poi, dopo una riparazione, vengono aggiunte.
Temevo non le mettessero, tanto per risparmiare, ma per fortuna, invece, hanno scelto di pubblicare il modellino post modifica del Barone Ashura, anche se, visto come le hanno fatte, tanto valeva montargli i pneumatici non chiodati...   >_<
Devo dire che il mostro meccanico ha un mecha abbastanza orrendo, però affascinante. Ho notato che capita sovente in Mazinga Z, il Dottor Inferno non brillava molto come designer...

martedì 5 settembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 3 e 4




Prima serie animata sul calcio, ma nelle prime due puntate non s'è vista manco una partita, e ben pochi calci al pallone, però bisognava introdurre la storia ed i personaggi, e che personaggi!!!
A dire il vero neanche nella terza puntata si vede del calcio giocato, e nella quarta, dove finalmente potremo ammirare la prima partita, ciò che vediamo è tutto fuorché calcio  ^_^
No, perché neppure in cortile utilizzavamo gli schemi tattici di Shingo e soci... almeno avevamo la decenza di dividerci in difensori e non difensori, dato che tutti quelli che non erano difensori, di norma, erano liberi di attaccare, cosa che portava ad aver dei centrocampo abbastanza inconsistenti :]
Mentre l'idea di calcio degli animatori della serie, che come ho riportato nel post linkato sopra non avevamo la ben che minima idea di cosa fosse questo sport, pare fosse "tutti dietro il pallone, poi palla al veneziano di turno che fa gol!". Che poi era una delle tattiche preferite nel mio cortile... forse per questo "Arrivano i Superboys" ebbe tanto successo tra noi aspiranti Shingo Tamai  ^_^
Non starò qui a spiegare che gli anime a tematica sportiva (spokon) degli anni 60/70 si basavano sul sacrificio totale e la sofferenza durante gli allenamenti per migliorare se stessi e raggiungere i più alti traguardi sportivi, diciamo un po' come l'Inter   ^__^  (questa ci stava!).
Quindi non mi addentrerò in una qualsivoglia analisi del genere, perché ci sono parecchi saggi sull'animazione (link) che possono farlo meglio di me.
Queste recensioni per immagini della serie vogliono solo illustrare la fantasia degli sceneggiatori, i lati involontariamente esilaranti delle scene ed, infine, sottolineare, oltre ogni ragionevole dubbio, che "Holly e Benji" è una serie da quattro soldi rispetto a quella di Shingo Tamai!!!
Noi tutti vorremmo essere stati Shingo Tamai, molto più che Actarus, Tetsuya Tsurugi o Hiroshi Shiba, ma, soprattutto, Shingo Tamai sarebbe finito al PSG per 700 milioni di euro, al mese!!!


Avevamo lasciato Shingo umiliato da Matsuki, col ragazzo che meditava vendetta tremenda vendetta.
E la vendetta la vuole raggiungere mettendo assieme una seconda squadra di calcio che sfidi e batta quella ufficiale della scuola.
Ma intanto Matsuki sta continuando i suoi allenamenti, che ricordano l'addestramento del sergente maggiore Hartman... se qualcuno si lagna per un esercizio, più esercizi per tutti!!!


Saltare inginocchiati con le braccia dietro la schiena, era un classico degli anni
70 ed 80, probabilmente oggi non è più utilizzato a livello professionistico.

lunedì 4 settembre 2017

Dentro il Giappone, scuola, formazione professionale. Lavoro



TITOLO: Dentro il Giappone, scuola, formazione professionale. Lavoro
AUTORE: di Ronald P. Dore e Mari Sako
CASA EDITRICE: Armando Editore
PAGINE: 223
COSTO: 29000 £
ANNO: 1994
FORMATO: 21 cm x 13 cm
REPERBILITA': di difficile reperimento
CODICE ISBN: 9788871443867

Il sistema educativo giapponese, specialmente dagli anni 90 ad oggi, ha subito parecchie critiche per il suo carattere nozionistico, e per la poca creatività ed individualità che stimola negli studenti nipponici. A cui vanno aggiunte le critiche al sistema di punteggio hensachi. Senza contare i suicidi per gli esami falliti o per l'imperante bullismo scolastico. Gli anni 90 sono stati, però, il decennio della deflazione (“il decennio perduto”), quindi tutto il sistema giapponese subì pesanti critiche.
Come, invece, era visto il medesimo sistema educativo dopo 10 anni di grandi successi economici come 1980?
Perché si sa che gli esperti sono molto bravi a spiegarci il perché di un fenomeno quando questo è già capitato, è raro che riescano a anticipare una qualsiasi crisi valutando le storture in essere (mia opinione).
Il presente saggio è stato tradotto in Italia nel 1994, ma risale al 1989, quindi i dati economici, i dati statistici sulle ore di lezione e sul numero di studenti ed istituti analizzati è ormai inutile, ma resta, a mio avviso, interessante la fotografia del sistema educativo giapponese.
Uno dei difetti di base del saggio, per un lettore italiano, è che gli autori fanno riferimenti alle diversità tra il sistema educativo giapponese e quello anglosassone (Inghilterra ed Usa), quindi se non si conosce il secondo, i paragoni saranno poco esplicativi. Inoltre gran parte dei termini giapponesi (non tutti) è stato tradotto in inglese, ergo manca un qualche raffronto con i termini scolastici giapponesi moderni.
La cosa interessante che ho capito è che in generale la scuola giapponese predispone per una istruzione di “cultura generale”, perché le aziende prediligono questa formazione, in quanto saranno poi loro a formare il neo assunto specificatamente. Anche in ingegneria ci sono molti più corsi di “cultura generale”, perché le aziende (grandi) non vogliono “specialisti” (vedere tabelle del terzo capitolo).
Per esempio in epoca Tokugawa la scala dell'ordine sociale era “shi-no-ko-sho”, cioè prima venivano i samurai, poi gli agricoltori, l'artigiano ed infine il commerciante. Per la scuola la scala di importanza è diventata “fu-sho-ko-no”, prima le scuole di cultura generale, commercio, industria, agricoltura.
La concorrenza è forte tra gli studenti, ma lo è altrettanto tra gli istituti scolastici, se il prestigio della scuola cala, gli studenti che faranno richiesta di ingresso avranno un hensachi più basso, che porterà ad un ulteriore calo del prestigio scolastico e via discorrendo.
Si legge spesso che entrare in una università giapponese prestigiosa sia arduo, ma una volta ammessi i quattro anni di studio sono relativamente poco impegnativi. In parte questo è dovuto al fatto che gli studenti sanno che ormai l'azienda che li assumerà non guarderà più agli esami dati, ma al solo fatto di essere in quella università. Inoltre il basso numero di bocciature universitarie (il 20/25% nel 1989) è dato dall'omogeneo alto livello di istruzione degli studenti in ingresso. In pratica se passi l'esame d'ingresso avrai pochi problemi a laurearti.

Capitolo 1

domenica 3 settembre 2017

Breve audio di una trasmissione (televisiva?) su Goldrake - 1979(?)



Come avevo già scritto in un post precedente (link) ho del tutto fortuitamente recuperato un paio di registrazioni audio su magnetofono riguardanti i robottoni.
Il primo è lo spot di Jeeg trasmesso da Milano TV nel maggio/giugno 1979 del link sopra.
Il secondo è uno stralcio di solo, purtroppo, tre minuti di una trasmissione che non mi è assolutamente possibile identificare.
Molto probabilmente una trasmissione Rai, in quanto erano gli unici ad avere in mano video e audio di Goldrake, oltre all'interesse per parlarne.
Quasi sicuramente una trasmissione televisiva, non radio, perché si sentono in sottofondo le voci e le sigle del cartone. Non posso esserne certo, ma dato che la radio da bambino non la ascoltavo molto, è più facile che fosse un programma televisivo della Rai.
Per quanto riguarda la datazione non ci sono certezze, ma visto che in questi tre minuti si parla solo di Goldrake, e non si sente nessuna citazione di altri robottoni o anime di altro genere, ritengo che fosse stata messa in onda prima dell'arrivo del Grande Mazinga, Jeeg e Danguard. Le tre serie robotiche arrivate dopo Goldrake, ma prima di tutte le altre.
Quindi direi nel periodo della seconda tranche delle puntate di Goldrake, alla fine del 1978 o nelle prime settimane del 1979.
Non credo che sia una trasmissione andata in onda nel aprile del 1978, cioè per prima parte di Goldrake, in quanto il successo di "Atlas Ufo Robot" non era ancora finito nelle cronache giornalistiche.
Poi, dato che si parla dei costumi di Carnevale, è probabile che ci riferisca al Carnevale 1979.
C'è da dire che essendo solo tre i minuti in mio possesso, non è da escludere che altri robottoni siano citati in altri punti della trasmissione.
Purtroppo l'audio è un po' rovinato, son passati quasi 40 anni... ho dovuto effettuare alcuni brevissimi tagli all'inizio del file. Comunque sono riuscito a trascrivere l'audio riascoltandolo millemila volte il file, perciò il contenuto è quasi del tutto comprensibile.
Un altro problema è dato dalla voce del giornalista, che non legge una traccia scritta, ma parla a braccio (unico motivo per il quale potrebbe essere una trasmissione radio), ergo non è sempre molto chiaro ciò che dice. Tende a ripetersi, ad inserire vari "appunto" e "poi", si impappina più di una volta. In pratica il giornalista non mi ha reso l'ascolto molto agevole... se qualcuno capisse il senso di qualche parola che mi è sfuggita, me lo scriva pure nei commenti  ;)
L'altro disturbo audio è causato dal me stesso di 39 anni fa, che pare avesse la tendenza a scatenarsi come un ossesso quando vedeva Goldrake in tv...   ^_^
Quindi ad un certo punto si sente la mia voce di bambino gridare cose a caso... come penso facessero in molti ai tempi   >_<
Ho ritenuto, però, che il valore di testimonianza della registrazione fosse incommensurabilmente più importante del rumore della mia voce, ergo non ho tagliato le parti con me me stesso medesimo che grido, per quanto ridicile possano essere oggi  :]
Ho scritto fin troppe volte quanto "Atlas Ufo Robot" rivoluzionò l'immaginario di noi bambini, le abitudini ludiche, il linguaggio, le letture, il rapporto con la scienza e la fantascienza. E questo breve audio non fa altro che confermare questo terremoto "mediatico", come diremmo oggi.
Un giornalista, probabilmente della Rai, analizzava il nascente fenomeno "Goldrake", ma senza mai demonizzarlo, almeno i questi soli tre minuti.
Anche il giornalista si accorge che le puntate non erano tutte uguali, seguivano un canovaccio, ma  "i contenuti di una trasmissione non sono quelli dell'altra".
Perché tanti altri suoi colleghi avrebbero insistito per mesi ed anni nel dire che tutte le puntate erano uguali? Forse solo perché non ne guardarono mai due di seguito...
Il giornalista cerca di spiegare il meccanismo narrativo della serie, il suo valore educativo (per un bambino), i motivi che ci spingevano a seguirlo fedelmente tutti i giorni. E che chi non lo seguiva era considerato uno/a sfigato/a  ^_^
Ma si scopre anche che un cartone sui robot spingeva tanti bambini a porsi domande più importanti, addirittura sulla religione (non era il mio caso...).
Un vero peccato che si siano salvato solo questi tre minuti... ma piuttosto che niente.. è meglio piuttosto   :]
Di seguito il testo che sono riuscito a trascrivere, comprensivo dei piccoli tagli iniziali. Quindi nei primi secondi ci si potrebbe trovare un po' spiazzati leggendo il testo ed ascoltando l'audio.

giovedì 31 agosto 2017

Go Nagai Robot Collection 148 Deimos F3


Deimos F3 mi ricordava qualcosa, non riguardante la puntata, che penso di aver visto per la prima volta allo scopo di fare questa recensione, ma in un altro contesto:
il gioco in scatola di Mazinga Z.

Si vede solo il viso robotico, però mi era rimasto impresso.
Secondo me Nagai disegnò Deimos F3 pensando alla futura colorazione della GNRC.
Criiibiiio, è tutto verde con la testa tutta celestina, mica lo avranno sbavato pure stavolta!
Si, la cintura gialla   >_<
Ok, è sottile, ma almeno una volta colorati senza sbavature prima della fine ce lo saremmo meritato...
Diciamo che le proporzione delle orecchie/ali/eliche non mi pare tornino molto, quelle del modellino sono un po' più piccole, ma poi non ci sarebbe stato nella scatola  :]
Comunque, sul versante delle proporzioni, la puntata riserva parecchie prospettive farlocche...
La posa è la medesima che si può vedere nel momento della presentazione con nome giapponese, e con quelle orecchie non sarebbe stato facile farne una differente.
Personalmente, la cosa che ho apprezzato di più, è tutto lo spazio vuoto nella tabella in ultima pagina (o ottava pagina...) sulle "prossime uscite"  ^_^
L'episodio non è nulla di che, forse Deimos F3 è stato scelto in quanto è il primo robot magnetico?
Mi correggo, all'interno di questo nono episodio ci sono dei punti che ho trovato abbastanza ridicoli. Ok che era un cartone per bambini, e che la logica passa in coda alle priorità narrative, ma una stupidata la capisce pure un bambino...
L'unico punto della puntata che ho apprezzato molto, anzi, moltissimo, è stato l'inizio!!!



Deimos F3 dalle solite avariate posizioni  :]

martedì 29 agosto 2017

L'educazione femminile in Giappone



TITOLO: L'educazione femminile in Giappone
AUTORE:
Pica Rosa
CASA EDITRICE:
Youcanprint
PAGINE: 158
COSTO: 12 €
ANNO: 2015
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': sul web
CODICE ISBN:
9788893211284


Anche questo è uno dei titoli che ho acquistato on line, quindi non l'ho potuto sfogliare, né consultarne l'indice. Mi sono basato solo sulla descrizione che ho reperito sul web.
A me interessava l'aspetto riguardante l'attualità, non il periodo Heian, né quello sulla geisha.
Stante queste premesse, il saggio mi ha soddisfatto?
Sinceramente no, e ne sono dispiaciuto, perché è una tematica poco esplorata.
Mi è difficile spiegare il perché il saggio non mi è piaciuto, senza essere oltremodo antipatico >_<
Ho acquistato il libro nonostante avessi notato che sulla copertina fosse scritto ben chiaro che era una tesi dell'anno accademico 2001/02, pubblicato nel 2015, 13 anni dopo.
Quindi, in parte, mi sono assunto il rischio consapevolmente. Uno dei problemi è che pare proprio che sia rimasta la tesi originale.
Possibile che in 13 anni non ci sia potuti dedicare un pochino ad attualizzarne le informazioni?
Oppure cambiare la struttura della tesi?
Perché ci sono parole ripetute molto.
Per ben 86 volte un capoverso inizia con la parola “inoltre”, a cui sommare altri 53 “infatti”, e poi ci sono altre decine di “invece”, “intanto”, “infine”, “quindi” e via discorrendo.
La lettura è un po' ripetitiva, specialmente quando in una pagina leggi tre volte “inoltre “ e due volte “infatti” all'inizio di altrettante frasi.
Mi permetto di mettere una scan dello scritto per non passare da visionario  ^_^



Un altro aspetto che mi ha convinto poco è il grande salto temporale, si passa dalla condizione della donna nel periodo Heian (anno 1000 DC), al successivo capitolo che parla del Giappone moderno, ed in mezzo?
Ma la condizione della donna nell'anno 1000 è così importante?
Leggere i diari della varie dame di corte Shei Shonagon, Izumi Shikibu, Murasaki Shikibu e Sarashima, è veramente rivelatore di come era educata la donna giapponese nell'anno 1000?
In pratica nel primo capitolo vengono commentati i passi di questi diari, che in gran parte (fa eccezione Murasaki) raccontano di storie d'amore, tresche d'amore, corteggiamenti etc etc
C'è poi la questione delle fonti, abbastanza monotematiche.
Nel primo capitolo vine citata come fonte solo “Diari di dame di corte nell'antico Giappone” di Giorgia Valensin, possibile che non sia stato scritto altro?

giovedì 24 agosto 2017

"Heidi, Goldrake, Harlock and co.", di Giuseppe Breveglieri (riprese filmate Antonio Bucci - montaggio Gianbattista Mussetto) - "Tam Tam - attualità del TG1" 6 aprile 1979


  
"Il quartiere di Nerima, nella periferia di Tokyo, è un dedalo di stradine a più di due ore d'auto di questa grande metropoli."

Sono queste le prime parole della puntata di "Tam Tam" andata in onda il 6 aprile 1979 alle 20,40, cioè l'orario che noi oggi chiameremmo del "prime time". Puntata dedicata ai cartoni animati giapponesi.
Sinceramente non ricordo di averla vista ai tempi, non credo, altrimenti lo rammenterei, e fu un vero peccato, perché era, ed è, veramente interessante.
Intanto è giusto specificare per i più giovani che "Tam Tam" era una trasmissione informativa seria, non per nulla si fregiava del titolo di "attualità del TG1". Nulla a che vedere con le trasmissioni di "attualità" di oggi, tranne poche eccezioni (Report e soci).
Quindi il fatto che la Rai mandasse una troupe a Tokyo per avere informazioni di prima mano sugli anime è già la dimostrazione di quanto fu travolgente il successo di questi primi anime.
E di quale livello è l'informazione data dalla Rai?
Tranne qualche nome errato, che si potevano risparmiare con un po' di attenzione in più, e che potrebbe dare l'impressione iniziale di essere una trasmissione alla "Studio Aperto", i 15 minuti del servizio smantellano gran parte delle bufale che si potevano leggere sui quotidiani.
Peccato che i primi a non guardare questa puntata di "Tam Tam" furono i colleghi di Giuseppe Breveglieri... che continuarono imperterriti a sparare per anni le solite fake news a caso...
Oltre alle numerose informazioni, sono presenti un sacco di anteprime da far venire l'acquolina in bocca a qualsiasi bambino dell'epoca. Parecchi secondi in cui ci vengono mostrati Mazinga Z, che quasi quasi pare fin una serie avvincente, Capitan Harlock, Anna dai capelli rossi e Judo Boy!
Purtroppo nei programmi tv del 6 aprile 1979 (TV Sorrisi e Canzoni n° 13)  non è annunciato questo servizio sugli anime, né c'è un minimo di anteprima scritta, solo il nome della trasmissione.


Un vero peccato, perché il giorno dopo per la trasmissione "Apriti Sabato" (non "Apriti Sesamo"), che era dedicata al Giappone, dal titolo "I figli del Sol Levante", è presente un esauriente anteprima della puntata.
Ad ulteriore dimostrazione di quanto il Giappone suscitasse interesse.


Questo servizio di "Tam "Tam" sugli anime era già stato commentato sul web (direi per la prima volta) sul sito di "Rapporto Confidenziale", con una analisi dei contenuti ad opera di Mario Verger molto valida, molti di più di quello che potrei mai fare io.
Ho deciso di postare questo "doppione" solo per mostrare più immagini possibili di quel servizio, a beneficio di chi non lo ha mai potuto vedere, ed inoltre sul web capita che le cose spariscano, meglio avere più fonti. Perché questo servizio di "Tam Tam" è realmente storico.
Ho trascritto tutto il parlato (in corsivo) e lo posterò in sincrono con le immagini, cercando, però, di non spezzettarlo troppo.
Eccolo! E' lui! Goldrake!
Penso che da bambino mi sarei messo a piangere, e non ero un bambino frignone  :]

mercoledì 23 agosto 2017

Go Nagai Robot Collection 147 Domez


Nell'uscita 146 di Uru Uru della GNRC (postata ieri) è stato concluso il trittico di mostri spaziale che si poteva vedere nella 26esima e 27esima puntata di "Atlas Ufo Robot", in quella serie poter ammirare tre mostri era un fatto più unico che raro. Non così nella serie de "Il Grande Mazinga", ergo i tre mostri guerrieri che appaiono nel 43esimo episodio non sono una novità. Quindi mi resta il solito dubbio sul perché dei tre disponibili, i nomi degli altri due sono Rubamba e Glasser, si sia scelto quello veramente più sfigato, Domez...
Tralasciando che dei tre è, a mio avviso, quello che ha il mecha meno bello, ma son punti di vista, il suo contributo alla battaglia è totalmente fallimentare.
Forse la Fabbri/Centauria ha voluto valorizzare questo suo aspetto?
Per il resto il modellino non è malaccio, le sbavature ci sono sempre, ormai non ha proprio più senso farlo notare. La posa è normale, anche se non comprendo perché non sia stata scelta quella inginocchiata presente in copertina, che è poi la medesima postura che assume la prima volta che lo si vede nella puntata.



Domez dalle solite svariate angolazioni.

martedì 22 agosto 2017

Go Nagai Robot Collection 146 Uru Uru


Dopo un mese esatto dalla recensione dell'ultima GNRC, eccomi di nuovo qui a narrare la perfezione di questi modellini.
Diciamo che ho fatto le prove della giorno della liberazione, il 28 settembre!
Dopo Hado Hado e Gido Gido tocca al terzo mostro spaziale della 26esima puntata, Uru Uru.
In tutta questa moltitutine di mostri spaziali, guerrieri, meccanici e di roccia, parecchie volte non ho capito la decisione della Fabbri/Centauria di scegliere questo o quel personaggio, avendo selezionato robot nemici assolutamente marginali, oppure di episodi totalmente anonimi.
Perlomeno Hado, Giro e Uro, pur non esser stati degli avversari particolarmente poderosi, hanno partecipato a due puntate (in quanto gli avvenimenti sono spalmati in due episodi) pieno di colpi di scena, e che diedero una svolta narrativa alla serie:
per la prima volta vengono lanciati all'attacco 3 mostri spaziali assieme;
Venusia è ferita quasi a morte;
Venusia diventa protagonista del suo tempo (cit.);
Rigel straccia la tessere dell'Ufo Club Japan;
il TFO viene distrutto;
il Centro di Ricerche Spaziali viene gravemente danneggiato;
Hydargos conquista il Centro di Ricerche Spaziali;
Procton viene centrifugato da Hydargos;
Hydargos muore;
Gandal resta gravemente ferito;
Alcor inanella una serie di incredibili figure di emme... ah no, questo è normale...

Dei tre mostri spaziali preferisco Uru Uru, pare quasi avere un fisico umanoide, tipo un tokusatsu.
Ho apprezzato in particolare l'idea di immortalarlo con i tentacoli avvolti alle braccia. Dovrei andare a vedere in qualche mio artbook per vedere se era un disegno dei settei, ma non ne ho voglia...
...
...
... ok sono andato... no, tra il materiale che ho consultato non risulta essere una posa dei settei, ergo parrebbe un'idea originale della Fabbri/Centauria!




 Uru Uru dalle solite consuete svariate posizioni.

domenica 20 agosto 2017

"Il pianeta delle scimmie" (Editoriale Corno 1976) - Differenze con il film del 1968 + incongruenze della storia


Visto che dal qualche settimana c'è nelle sale cinematografiche il terzo film del remake de "Il pianeta delle scimmie", mi è venuta voglia di riguardarmi il mitico film del 1968, tanto per ricordarmi quanto fosse bello, per quanto ingenuo, quel vecchio lungometraggio.
Per fortuna parecchi anni fa (nel 2009) avevo comprato un mega cofanetto con tutti i 5 vecchi film, quello del 2011(...) più il pezzo pregiato, la serie di telefilm degli anni 70!
Quasi contemporaneamente sono incappato nel fumetto della Marvel proprio del primo film, che venne pubblicato dalla Editoriale Corno nel 1976. Leggendolo sono rimasto sorpreso dalla fedeltà della storia rispetto al film, ma anche i dialoghi sono praticamente identici, in molto casi, considerando la necessità di ridurre il testo, vi si può leggere fin le medesime parole.
Questo doppio approccio, però, mi ha fatto notare ancor di più alcune ingenuità fantascientifiche, che se lo spettatore del 1968 o degli anni 70, poco avvezzo alla fantascienza, poteva non notare, oggi sono abbastanza palesi.
Sia chiaro, probabilmente sto scoprendo l'acqua calda, e magari alcune mi sono pure sfuggite, però è in dubbio che lo staff di sceneggiatori ed il regista, commisero parecchie leggerezze. C'è da dire che non ho mai letto il romanzo, magari la storia era un po' incongruente fin dall'origine, però, nel caso, i produttori avrebbero potuto metterci mano.
Più probabile che "Il pianeta delle scimmie" fosse stato pensato in un periodo in cui vigeva una certa ingenuità fantascientifica, o che gli sceneggiatori sapessero di avere a che fare con un pubblico poco avezzo alla fantascienza e ai viaggi nel tempo.
A cosa mi riferisco?
Non tanto alla questione del ritorno sulla Terra dell'astronave e del suo spostamento nel futuro, che poi sono il fulcro dell'effetto sorpresa del film, ma, in particolar modo, dell'assurdità che Taylor continui per tutto il film a credere di essere su un pianeta alieno, e non sulla Terra del futuro.
Non mancano numerose incongruenze tecnologiche.
Ormai sono tanti decenni che vediamo film di fantascienza, e col tempo si sono create delle prassi più o meno scientifiche. Così la stranezza che salta subito agli occhi riguarda la grandezza dell'astronave, lo si nota bene dall'inquadratura interna.
E' mai possibile fare dei viaggi interstellari, con tanto di ibernazione, in uno spazio così angusto?
Le riserve d'aria? Acqua e cibo? Attrezzature e pezzi di ricambio per l'astronave? Il carburante?!
Dove lo mettono il carburante?!  O_o
Charlton Heston e soci avrebbero dovuto fare un viaggio di più di 300 anni luce...


Questa sotto è la Nostromo del primo Alien, nonostante i viaggi siano meno lunghi, l'astronave è enorme. E' anche vero che è una nave mineraria, quindi dotata di stiva, però si nota un approccio differente degli sceneggiatori al viaggio interstellare con ibernazione.


Riparto dall'inizio del fumetto e del film  ;)

venerdì 18 agosto 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 1 e 2



L'umanità si può dividere fondamentalmente in due gruppi:
Quelli che considerano l'anime con Shingo Tamai protagonista, la più bella serie calcistica della storia dell'animazione;
Quelli che non concordano, dimostrando di non capire una beata mazza di anime, di calcio e di qualsivoglia altro argomento.

Premesso il mio punto di vista super partes, sentendomi in astinenza di recensioni di serie "ricercate" dopo aver terminato "Julie rosa di bosco", ho deciso di rivedere, e quindi recensire, per la prima volta dai tempi che furono la serie di "Arrivano i Superboys".
A dire il vero ho provato più volte a rivedere i Superboys, ma ho sempre desistito. I disegni sono abbastanza orrendi, l'animazione è molto meno che poco fluida e il doppiaggio italico fu fatto così al risparmio che, oltre a dei dialoghi che paiono spesso un po' a caso, più personaggi sono doppiati da singole voci. Questo mix micidiale, sommato al fatto che la serie è composta da ben 52 puntate, rende l'impresa veramente ardua, ma se sono riuscito a vedermi "Julie rosa di bosco", nulla mi potrà fermare!!!
Per un bambino che viveva a pane, anime e partite a pallone, poter vedere il calcio animato fu veramente l'apoteosi del divertimento. Tutto era tremendamente esagerato, la tensione, il dramma di ogni incontro e perfino degli allenamenti (e che allenamenti!!!), ma soprattutto le evoluzioni tecniche dei calciatori. Ovviamente, a chi vide questa serie, non dovrò spiegare quali mirabolanti funambolismi compievano Shingo e soci, ma spero vivamente che queste recensioni riescano a raggiungere gli appassionati che non conoscono "Arrivano i Superboys".
Perché solo l'ignoranza può far pensare che una serie come "Holly e Benji", assurta dal 1986 immeritatamente ad emblema del calcio animato, possa essere considerata migliore delle 52 puntate su Shingo e soci. Una serie, quella di "Holly e Benji", dove giocano a calcio anche i malati di cuore... siamo seri... ma chi mai farebbe giocare a pallone o acquisterebbe un atleta con problemi cardiaci?!
In "Arrivano i Superboys" un problema di salute sarebbe stato diagnosticato immediatamente, che manco al J Medical... questo semplicemente perché con gli allenamenti impartiti da Tempei Matsuki sopravvivono solo i più forti... è una questione di selezione naturale.
Essendo una serie ingiustamente misconosciuta, trovare informazioni sia sul web che sui libri non è semplice. Io di libri ne ho parecchi, ma, salvo una mia distrazione, ci son scritte sempre le solite informazioni, praticamente le stesse che si possono trovare su wikipedia.
Quindi ho aguzzato un po' l'ingegno è ho trovato qualche notizia in più, sempre da Wikipedia, ma giapponese.
Certo, la traduzione di Google è parecchio approssimativa, e si sa che Wikipedia è da prendere con le molle, ma piuttosto che niente, è meglio piuttosto  :]
Scopro così che al momento di iniziare la serie, lo staff di animatori non conosceva per nulla il calcio, men che meno le sue regole!!!
Non so come mai, ma questa cosa non mi sorprende  ^_^
Dalla lettura di queste poche righe desumo che si pensasse di far fare cose assolutamente inverosimili ai calciatori animati (mentre poi...), quindi tal Sohiroshi Shibata (su cui non ho trovato alcuna informazione) con l'aiuto del club Yomiuri, portarono allo staff degli animatori un film didattico sul calcio, che spiegava le tecniche base e le regole. Interessante che questo filmato didattico sul calcio venne originariamente introdotto in Giappone dall'allenatore della Germania Ovest Dettmar Cramer, che successivamente vinse ben due coppe Campioni consecutive con il Bayern Monaco (74/75 e 75/76). Dettmar Cramer era arrivato in Giappone nel 1960 (e vi restà fino al 1963) come istruttore di calcio, chiamato dalla federazione nipponica per migliorare il livello tecnico-tattico del campionato in vista dei giochi olimpici del 1964. Il suo lavoro dette i suoi frutti nel 1968, quando il Giappone vinse la medaglia di bronzo del torneo di calcio alle olimpiadi di Città del Messico.




Tutto questo panegirico nasce dal fatto che nell'anime Tempei Matsuki era il portiere di quella nazionale nipponica che arrivò terza.
Allora mi sono andato a cercare quella formazione, però il portiere titolare si chiamava Kenzo Yokoyama, non Tempei Matsuki... peccato   >_<



Sono riuscito a trovare anche il suo tabellino delle presenze, tanto per accertarmi che fosse veramente il portiere titolare, purtroppo mancano i gol subiti, però direi che sicuramente Kenzo Yokoyama fu il primo portiere di quella nazionale, e che il nostro Tempei Mitsuki era, invece, un impostore bello e buono... l'avesse saputo Shingo in queste prime puntate...

giovedì 17 agosto 2017

Il castello errante di Howl, magia, mistero e bellezza nel film cult di Hayao Miyazaki




TITOLO: Il castello errante di Howl, magia, mistero e bellezza nel film cult di Hayao Miyazaki
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 191
COSTO: 22 €
ANNO: 2017
FORMATO: 25 cm x 17 cm 
REPERIBILITA': ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867766185


Ritorna in libreria Valeria Arnaldi, con la sua creatura, la collana “Ultra Shibuya”, che sceglie il film “Il castello errante di Howl” come soggetto del suo nuovo libro.
Considerando che ognuno ha il suo punto di vista, ma lo si può considerare corretto il titolo del libro? E' proprio “Il castello errante di Howl” il film cult di Hayao Miyazaki?
E' un bellissimo film, io lo vidi al cinema alla sua uscita, eravamo io, un amico ed un'amica, per il resto il cinema era quasi deserto...
Ma se “Il castello errante di Howl” è il film cult di Miyazaki, allora Totoro, Nausicaa, Porco Rosso(!!), la città incantata, Lupin III il castello di Cagliostro(!), Ponyo e Kiki(!!!), cosa sono?
E la principessa Mononoke? Dico, Mononoke!!!!!
Magari si poteva evitare il “cult” per “Il castello errante di Howl”, vista la filmografia di Miyazaki.
Dato che sono partito già antipatico, non mi costa nulla proseguire   >_<
Questo libro continua la tradizione dei precedenti titoli della “Ultra Shibuya”?
Direi ampiamente.
Il precedente libro della “Ultra Shibuya” che avevo recensito (link) mi aveva fatto sperare in un ravvedimento nel modo di operare, ma è stata una speranza vana.
Intanto le immagini occupano, come al solito, uno spazio preponderante ed invadente.
Sul totale delle 191 pagine ben 42 non contengono scritto, in quanto sono composte solo da una immagine a piena pagina. Altre 59 pagine sono scritte per meno della metà della pagina disponibile (che ammontano a 39 righe). Quindi abbiamo solo 17 pagine scritte interamente, cioè per 39 righe.
Ergo 191-42= 149.
Dato che ci sono 59 pagine con meno della metà di righe disponibili scritte, le considero solo 30 pagine scritte, quindi altre 30 sono non scritte.
Ergo 149-30= 119 pagine.
A queste 119 pagine vanno sottratti tutti gli spazi bianchi e le immagini non a piena pagina. Ho fatto un conto approssimativo, e non si arriva a più di 80 pagine scritte, diciamo 85 per stare larghi, facciamo 90, aggiudicato.
22 euro per 90 pagine scritte (abbondando).
Le immagini mancano della didascalia, cosa particolarmente grave quando ci si trova davanti non ad un'immagine del film, che comunque conosciamo tutti. Chi è la persona nella foto? In quale luogo si trova? In che contesto fu scattata? Ed in quale anno? Mistero...
Sono ritornate le “supercazzole” a più non posso. Per “supercazzola” non intendo un concetto per forza sbagliato, ma un discorso pieno di paroloni forbiti e concetti arzigogolati che, alla fine, non apportano nulla alla spiegazione totale, se non un incremento (inutile) delle righe scritte.
Manca totalmente la bibliografia o sitografia. Dove ha reperito le notizie Valeria Arnaldi? Ha consultato altri saggi su Miyazaki? Saggi italiani? Anglosassoni? Siti web? Mistero...
Solo in quattro casi, dico quattro, ci sono brani di interviste dei protagonisti con relativa fonte (testata ed anno), manca, però, sempre il nome del giornalista che ha compiuto l'intervista.
Dato che non sono specificate le fonti, dopo aver fatto alcune ricerche sul web, a me pare di averne trovata qualcuna, Wikipedia e non solo. Nulla di male, bastava riportarlo.
La disposizione ed alternanza di immagini e testo è identica agli altri titoli della collana.
Mi chiedo che senso abbia, dal punto di vista della impaginazione di un libro, proporre lo scritto in questo modo.



Ricomincio dal primo capitolo, per un totale di 19 capitoli.

mercoledì 16 agosto 2017

Osamu Dezaki, il richiamo del vento



TITOLO: Osamu Dezaki, il richiamo del vento  
AUTORE: Mariano A. Rumor  
CASA EDITRICE: Weird Book
PAGINE: 280
COSTO: 22 €
ANNO: 2017
FORMATO: 23 cm x 16 cm 
REPERIBILITA': sul web 

CODICE ISBN: 9788899507329


Ci sono autori di saggistica su anime e manga che garantiscono titoli interessanti e scorrevoli, Rumor è indubbiamente uno di questi.
Su Osamu Dezaki non era mai stato ancora pubblicato nulla in Occidente (come scrive l'autore in quarta di copertina), e devo dire che il primo libro è più che soddisfacente. Il saggio è composto da 10 capitoli, che analizzano tutte le opere più importanti del regista nipponico, ma non termina con l'ultimo capitolo. E' stato reso ancor più valido grazie all'inserimento di una serie di interviste con persone che collaborarono con Dezaki. Queste testimonianze (che poi è il titolo del capitolo) iniziano con una intervista allo stesso Dezaki, fatta nel 1999 da Saburo Murakami.
Il saggio si conclude con l'indispensabile cronologia delle sue opere, a cui seguono delle dettagliate schede filmografiche, queste ultime ammontano a ben 50 pagine. In ogni scheda è specificato quale ruolo abbia avuto Dezaki in ognuna delle opere a cui ha partecipato, addirittura sono presenti gli eventuali pseudonimi. Le scheda non si limitano ad una sequela di nomi o date, ma, oltre ad una breve sinossi, sono inserite numerose informazioni supplementari.
L'unico appunto che mi sento di muovere al libro è l'assenza di immagini, qualche foto d'epoca di Dezaki e colleghi, e qualche immagine delle serie analizzate, avrebbe reso più esaustiva l'opera finale.
Sul perché nel titolo sia presente la frase “il richiamo del vento”, non rivelerò nulla, ma chi ha seguito almeno un paio delle serie di Dezaki, dovrebbe capirlo autonomamente.
Ricomincio quindi dalla descrizione dei capitoli.