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venerdì 28 febbraio 2014

Subbuteo, storia illustrata della nostalgia



TITOLO: Subbuteo, storia illustrata della nostalgia
AUTORE: Daniel Tatarsky
CASA EDITRICE: Isbn Edizioni
PAGINE:109
COSTO: 15€
ANNO: 2007
FORMATO: 21 cm x 16 cm
REPERIBILITA': Raro nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 978887638065

Il libro di Daniel Tatarsky non è una novità editoriale, è stato pubblicato in Italia nel 2007, e la prima pubblicazione in inglese risalga al 2004, detto ciò rimane comunque uno scritto imperdibile per ogni giocatore o ex giocatore di Subbuteo. E' stato un piacere rileggerlo per questa recensione, è scritto in maniera scorrevolissima, pieno di immagini interessanti, di aneddoti e di informazioni “storiche”, il libro giusto per riscoprire l'emozione del Subbuteo. L'unica pecca, che non è ascrivibile all'autore, è che una parte dei ricordi riportati sono di matrice anglosassone, quindi non può rispecchiare in toto il vissuto di un ex bambino italico (per il cui versante nazionale è meglio rivolgersi al libro " Il manuale del Subbuteo ").
In questa recensione mi limiterò a qualche curiosità, comunque all'interno del libro sono riportate tutte le info su tutti gli aspetti del Subbuteo, comprese tutte le varianti del Subbuteo, che si possono vedere nei due cataloghini che ho già postato: 
L'osservatore più acuto noterà che il formato del libro è quasi il medesimo dei cataloghini del Subbuteo, che misuravano 23 cm X 14 cm (vei i due lik sopra), a mio avviso non è un fatto casuale.
Dopo aver spiegato il successo mondiale del Subbuteo l'autore procede in maniera cronologica: i giochi precedenti al Subbuteo (e che lo hanno ispirato); una mini biografia del padre del Subbuteo, Peter Adolph; l'inizio dell'ascesa, prima tramite le consegne postali e poi sugli scaffali dei negozi; il periodo del boom; il periodo del calo, anche dovuto alle scelte dei nuovi proprietari; un capitolo sul collezionismo; gli altri giochi inventati da Peter Adolph.
L'Inghilterra non è solo la patria del calcio giocato, ma anche quella del "calcio giocattolo". Infatti il Subbuteo non fu il primo del suo genere, che fu anticipato dai seguenti giochi:
Calcio soffiato, in cui bisognava soffiare in una cannuccia per indirizzare la palla, l'autore fa notare che in questo gioco la saliva si sprecava;

mercoledì 26 febbraio 2014

Catalogo Atlantic "soldatini piccoli" - Serie Militare scala HO




Stante che la bibbia Atlantic rimarrà per l'eternità l'opera omnia in quattrro stupendi volumi "Viaggio nell'Atlantic", i cataloghini pieghevoli che si trovavano dentro le confenzioni in cartone dei soldatini "piccoli" (come li chiamavo io) mantengono inalterato il loro fascino. In poche pagine ti aprivano un mondo di battaglie infinite, con la possibilità di utilizzare scenari "veri", non più i mattoncini in lego o vecchie costruzioni avanzate, finita l'epoca dei tappetti utilizzati per simulare una collina, i plastici Atlantic erano stupendamente stupendi!
I soldatini "piccoli" avevano il vantaggio, oltre che di costare poco, di poter allestire delle battaglie veramente vaste, che con i plastici si trasformavano anche in reali. L'unico svantaggio era che le bave di stampaggio attorno alla miniatura, che nei soldatini "grandi" non pregiudicavano la loro possibilità di restare in piedi (e al massimo erano facili da togliere), mentre in quelli "piccoli" erano l'unico vero nemico che li faceva restare definitivamente a terra... Infatti i soldatini con bave esagerate erano sempre, nei miei scenari di guerra, i primi a dipartire, appena prima le miniature non propriamente combattenti, che usavo come "plastica da cannone".
Un esempio di "palstica da cannone" sono le pose degli "Aviatori d'Italia" e degli "Aplini d'Italia", a parte l'aviatore col mitra che spara in alto, gli altri perivano appena iniziata la battaglia. Mentre i mitici bersaglieri resistevano ad un sacco di scontri cruenti.
Il mio grosso problema coi soldatini italiani (in questo catalogo non sono mostrati quelli americani, inglesi, tedeschi etc) era che non sapevo mai bene se schierarli coi cattivi (tedeschi o giapponesi) o coi buoni (americani ed inglesi)...



lunedì 24 febbraio 2014

Capitan Sherlock n° 1 "Il corsaro dello spazio", collana "Telefumetto" n° 1 - aprile 1979



Uno dei tanti esempi del successo dei cartoni animati giapponesi è una serie di fumetti che prendevano spunto dagli eroi ed eroine nipponiche scopiazzandone la trama e i personaggi, generando, però, delle storie che con gli occhi di oggi (e forse anche con quelli di ieri) risultano stupendamente(?) trash.
Di primo acchito verrebbe subito da gridare al plagio (fatto male), mi resta un piccolo dubbio sulle date quasi contemporanee in cui uscirono Capitan Shelrock e Capitan Harlock. Capitan Sherloch viene pubblicato dalla Epierre (Edizioni Periodiche per Ragazzi) nell'aprile del 1979 (vedi scan più sotto con la data presente in questo primo numero), nello stesso mese viene trasmessa dalla Rai la prima puntata di Capitan Harlock. Probabilmente quelli della Epierre lessero la notizia del nuovo eroe spaziale nipponico in anteprima su qualche quotidiano o settimanale, e cercarono di anticiparne un po' (troppo) la trama.
L'alternativa sarebbe che lo staf di IF (autori del fumetto) creò casualmente un personaggio col nome simile e con una trama approssimativamente similare ad Harlock in anticipo rispetto alla trasmissione tv, cosa asai improbabile.


Di questa collana "Telefumetto" fanno parte anche altre perle editoriali, sempre di ispirazione nipponica, come Golzinga, Apemia, Heidi e Remì. Ovviamente gli ultimi due erano personaggi narrativi già esistenti, ma che vengono pubblicati sulla scia del successo animato, mentre il primo penso sia il primo robottone italico. Dell'Apemia(!) non sono ancora riuscito a reperire il fumetto, e di questo me ne dolgo profondamente...

Ma quel era la trama di Capitan Sherlock?
Intanto non era un pirata come Harlock ma un corsaro, anche se dello spazio anch'esso, però resta un mistero sul perchè nella sinossi venga identificato come il "corsaro più valoroso di tutti i mari"... Tra lo spazio ed il mare c'è di mezzo il... mare?
Inoltre un corsaro ancora esistente sulla Terra in epoca moderna (o peggio, in epoca futura) mi sembra un pelino poco credibile. Certo che essendo Sherlock l'unico corsaro dei mari esistente è spiegato perché sia anche il più valoroso!
Poi, se si volesse fare i pignoli, bisognerebbe cercare di capire come un discendente di Sherlock Holmes possa diventare un corsaro, avrei capito un gelataio, un capo redattore, un ginecologo, ma un corsaro...
Come Harlock deve confrontarsi con la temibile regina Raflesia, Shelrock ha una nemica altrettanto spietata, la regina Nefera, del pianeta Algor (tipo Alcor di Goldrake?), che usa per l'attacco alla Tera degli Ufo (di nuovo Goldrake). Non può mancare il porfessore della base in stile Procton, Stanislao... Moulinsky... no... pardon, Stanislao Stanley.



sabato 22 febbraio 2014

Venti parole da un altro mondo



TITOLO: Venti parole da un altro mondo
AUTORE: Bruno Picozzi
CASA EDITRICE: Aracne Editrice
PAGINE: 217
COSTO: 15 €
ANNO: 2013
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788854859760


Riporto subito ciò che scrive Bruno Picozzi nella premessa riguarda al suo libro:
“...i capitoli seguenti non vogliono essere un trattato esaustivo sulla mentalità e sulla cultura dei giapponesi – non basterebbe un'enciclopedia – ma solo una collezione documentata di immagini, opinioni e punti di vista, messi insieme con perizia giornalistica, senza alcuna pretesa di assoluto. Il mio non è un ragionamento perfetto ma un racconto veritiero, una rappresentazione pertinente della realtà che troverà d'accordo alcuni, in disaccordo altri.”
Il libro non è brutto, fa parte di quella categoria di saggistica più o meno sociologica che offre una panoramica allargata di ciò che maggiormente noi consideriamo caratteristico del Giappone e dei giapponesi. Ci sono, però, dei punti (a mio avviso) che non sono molto “una collezione documentata di immagini, opinioni e punti di vista, messi insieme con perizia giornalistica”, paiono un po' buttati lì a caso, senza troppa perizia o documentazione giornalistica.
Il fastidio più grosso che mi ha trasmesso la lettura del libro (a parte qualche errore grossolano che si poteva evitare) è quando durante l'esposizione di un argomento per me interessante si salta ad altri argomenti, che hanno scarso nesso col titolo del capitolo, o con ciò che si era appena letto. Sui forum on line si chiamerebbe Off Topic, ecco, Bruno Picozzi su un forum rischierebbe sovente il ban.
E' vero che il taglio del libro è giornalistico, 20 scorrevoli articoli giornalistici, ed è anche un pregio, ed è anche vero che qualche cavolata la scriviamo tutti (io per primo), ma in alcuni casi ho avuto l'impressione che siano riportate opinioni altrui senza conoscere bene gli argomenti.
Sconsiglio il libro ai megafan(atici) del Giappone, coloro che considerano il paese del Sol Levante il luogo più bello del pianeta, e i giapponesi il popolo eletto, perché giustamente l'autore ne illustra anche i lati negativi, e le storture della sua società.
Secondo me il libro va letto come spunto per poi approfondire gli argomenti che più ci interessano.

giovedì 20 febbraio 2014

Goldrake e Mazinga citati in Parlamento - febbraio 1981



Come riporto nella sezione Emeroteca anime l'invasione dei cartoni animati giapponesi generò una valanga di critiche (talune anche parzialmente condivisibili) da parte di giornalisti, politici e genitori verso questa nuova (per noi) forma di animazione. L'intervento che scatenò questo "kami kaze" ("vento divino" nel senso originario del termine) contro gli anime lo si può individuare nell'articolo dell'onorevole Silverio Corvisieri (Democrazia Proletaria). Non che prima di esso le critiche mancassero, ma il deputato di Democrazia Proletaria ottenne, per esempio, l'effetto di far bandire gli anime robotici dalla Rai.
Corvisieri per anni è stato additato come il responsabile di una interpellanza parlamentare contro Goldrake (esempio massimo di una inutile fobia dilagante), ma in una intervista fattaglia da Mario Verger (Rapporto confidenziale) l'ex deputato lo smentisce, affermando di non averne memoria.
Ergo mi sono armato di santa pazienza e ho provato a fare qualche ricerca in merito. Non pretendo che il risultato della mia ricerca sia esaustivo, però, per quanto mi riguarda, non ho trovato nessuna traccia di una interpellanza di Corvisieri in parlamento inerente/contro Goldrake.
Come fonte ho utlizzato i siti di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Il sito del Senato pare non abbia nessuna traccia di interventi su Goldrake e soci (però il motore di ricerca del sito mi è parso poco efficiente), mentre alla Camera dei Deputati ho trovato due interventi che citano una volta Goldrake ed una volta Mazinga, e fa un certo effetto. In realtà Goldrake sarebbe citato due volte, ma nel secondo caso non si tratta del Goldrake robotico, ma di una polemica riguardante l'omonimo fumetto degli anni 60 (Goldrake fumetto).
Le due citazione sono state fatte nella medesima occasione, un dibattito parlamentare su un argomento molto serio, i provvedimenti di "fermo cautelare" per casi di terrorismo, è importante ricordarsi il contesto sociale in cui noi bambini dell'epoca si guardava Goldrake.
Per farla breve il governo di allora (cioè la DC e il PSI, o forse il PSI era all'opposizione?), con l'accordo del PCI, permetteva fermi di polizia anche con scarse prove, il tutto per contrastare il terrorismo. I deputati radicali (che cercavano di opporsi a leggi che riducessero le libertà individuali) fecero numerosi interventi sia per contestare la costituzionalità della legge, sia per fare ostruzionismo, infatti le dichiarazioni sono assai lunghe (e il Presidente di turno della Camera, Scalfaro, glielo fa notare più volte).
In questo contesto il deputato Roberto Cicciomessere citò Goldrake e la deputata Adele Faccio citò Mazinga, ovviamente in senso negativo.
Non è mia intenzione criticare l'operato dei due deputati, anche perchè il loro intervento verteva su una questione ben più seria di tutto questo blog, e la loro citazione è veramente en passant. Molto probabilmente i due parlamentari radicali non gradivano i cartoni animati giapponesi (a causa dei loro contenuti), ma avere inserito i due eroi robotici nel discorso mi pare dovuto più ad una necessità di allungare i tempi dell'intervento, piuttosto che a quella di fare una crociata contro i cartoni animati giapponesi. Prova ne è che, pur non avendo letto completamente i loro due interventi (lunghissimi e sfibranti...), questi spaziano praticamente su qualsiasi argomento, tra cui, appunto, il cattivo esempio dato dalla televisione italiana, che veicolava programmi televisivi per bambini dai contenuti violenti e guerreggianti.

Riporto i loro interventi in Parlamento solo a scopo di testimonianza, ed anche per confermare le parole di Corvisieri, che scrisse un articolo assurdo sul Corriere della Sera, ma pare che, effettivamente, non fece nessuna interrogazione parlamentare.
Procederò con ordine, ecco una parte dell'elenco degli intervenuti a quel dibattito in cui figurano Cicciomessere e Faccio, con i relatici numeri degli interventi.

mercoledì 19 febbraio 2014

Go Nagai Robot Collection 09 Boss Robot



Siamo arrivati a Boss Robot, che personalmente non ho mai gradito più di tanto (come non tolleravo il Mechadon in Jeeg), benchè oggi comprenda lo scopo sdrammatizzante di queste figure all'interno della trama, ai tempi consideravo questi personaggi cialtroneschi solo delle perdite di tempo rispetto alle battaglie.
Con i suoi 10 cm circa di altezza il Boss Robot non sarà il personaggio della "Go Nagai Robot Collection" più alto, ma ipotizzo che sarà di certo il più pesante: è bello massiccio.
La colorazione del mio pezzo ha un certo numero di sbavature, sul collo e sulle mani. E le mani sono parte del mistero "posture" di questa "Go Nagai Robot Collection" (basta vedere le altre uscite: link ), intuisco il senso della postura, ma non ne sono certo. Forse volevano mostrare un Bosso Robot che si scrocchiava le nocche delle mani prima di un combattimento, viste anche le sopracciglia aggrottate, ma dal risultato finale pare che voglia nascondere qualcosa nella mano destra.
Indipendentemente dalle mie interpretazioni trovo esteticamente piacevole il modellino, ma io non sono un collezionista.



domenica 16 febbraio 2014

Il Superlibro dei Cartoni in Tivù - 1981



Questo super cartonato (formato 31 cm X 23 cm) da 114 pagine contiene una storia per ognuno dei personaggi che si vedono in copertina, più Gaiking e "Temple e Tam Tam" (esclusi dall'onore della copertina). A dire il vero, come per tutta questa tipologia di riviste per bambini del periodo, non è sempre facile riconoscere il protagonista rispetto al cartone animato... per esempio il tizio col maglione arancio che si vede tra Charlotte e Shirab sarebbe Judo Boy. Le storie che non contemplano robot sono disegnate anche accettabilmente, evidentemente i disegnatori italiani di allora non si trovavano a loro agio con robot così dettagliati, ergo, quando c'è da disegnare un mecha, la qualità cola a picco, anche l'auto da corsa Hayabusa di Ken Falco è disegnata con un tratto un po' a caso.
In fondo in quegli anni l'importante era cavalcare l'onda del successo dei primi anime, qualità e fedelta della storia erano secondarie.
Il cartonato raccoglie storie pubblicate su riviste di varie testate, ma tutte facenti riferimento alle pubblicazioni Mondadori "Edizioni Edierre" ( "La banda tv ragazzi"; "Mazinga Z settimanale) e "Edizioni TV ("Cartoni in TV"; "Super Robot"; "Noi Super Eroi").
Come ho già scritto la qualità dei disegni non è eccelsa, ma quello che rende interessante questa pubblicazione è, a mio avviso, l'introduzione scritta all'inizio di ogni storia, che penso si possa considerare il primo esempio di recensioni di più serie animate giapponesi, in anticipo di 20 e passa anni rispetto i tanti siti di carattere nostalgico (sempre in senso buono). Tra l'altro il linguaggio utilizzato è abbastanza forbito, se si considera il target della pubblicazione, e il contenuto illustra quasi sempre fedelmenbte ciò che capita nel cartone, compresi i nomi dei personaggi che sono riportati correttamente, benchè la trama del fumetto crei situazioni nuove rispetto agli anime originali.
Una pecca del cartonato è che quasi tutte le storie presentate non sono delle prime puntate o trame auto conclusive, ma storie già iniziate.
Anche l'introduzione al libro è simpatica.


venerdì 14 febbraio 2014

The Wacky Races Handbook, the complete guide to the wackiest race on earth



TITOLO: The Wacky Races Handbook, the complete guide to the wackiest race on earth
AUTORE:
CASA EDITRICE: Egmont
PAGINE: 85
COSTO: 10 sterline
ANNO: 2010
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9781405252027

Purtroppo libretti come questi non vengono tradotti in italiano, anche se l'inglese con cui è scritto è comprensibilissimo (l'ho capito io!), eppure è stato stampato in Italia... tradurlo no?
Ovviamente delle 11 autovetture, con relativi piloti e pilotesse (compresi mostri, cavernicoli e animali vari), la star indiscussa non può che essere la mitica “Doppio Zero” (in originale “Mean Machine”), intanto perché è una bella auto da corsa, e poi perché il suo equipaggio è sinonimo di disonestà, anti sportività, carognaggine e, soprattutto, sfiga colossale.
Il manuale della Wacky Races analizza tutte le gare svolte nel campionato, ci sono delle schede su ogni auto da corsa, sui personaggi della serie, e parecchie curiosità, tra cui un'intervista nientepopòdimenoche a Muttley!
Una parte del libro è dedicata ai trabocchetti del duo della Doppio Zero, e persino alla serie “Dastardly e Muttley e le macchine volanti”.
Un libro con tante immagini, che riducono lo scritto e ne permettono la lettura anche a chi ha un inglese assai claudicante, ma se siete stati un fan della serie cercate di recuperare questo manuale, non ne rimarrete delusi.
Tra i tanti segreti svelati, oltre ai disegni originali (ed immagino riservatissimi) dei mezzi, c'è anche il vincitore finale del campionato, con tanto di classifica a metà campionato e classifica finale.


lunedì 10 febbraio 2014

Japan Cartoon, rassegna di disegni animati giapponesi (collana di 20 numeri)



TITOLO: Japan Cartoon, rassegna di disegni animati giapponesi (collana di 20 numeri)
AUTORE: vari
CASA EDITRICE: Yamato Video e Hobby & Work
PAGINE: 16 per ogni inserto
COSTO: 10/15 €
ANNO: 1995
FORMATO: 19 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN:

Ai tempi mi pare di aver visto in edicola questa pubblicazione, che era completata anche da due VHS di due serie tv differenti (Daitarn 3 e Patlabor), non la comprai perchè non potevo buttare via soldi in queste cavolate, mentre ora...
Nella mia infinita ricerca di materiale saggistico su anime e manga ho recuperato ad una recente fiera i 20 fascicoli che erano allegati alle due VHS, scoprendo che la parte più corposa di ogni fascicolo era un saggio, sempre della Yamato Video, suddiviso in 20 inserti, che alla conclusione della raccolta sarebbe stato rilegato. Il saggio in questione è "Anime al cinema, storia del cinema d’animazione giapponese dal 1917 al 1995" di Francesco Prandoni.
In realtà, se le date di pubblicazione hanno un senso, il libro di Prandoni prima venne dato alle stampe in questo formato a puntate (1995), e in seguito con una sua copertina e rilegatura autonoma (1999).
Questa pubblicazione, come si può leggere nell'editoriale di presentazione, era strutturato in tre parti:
Le VHS; una parte editoriale più ridotta inerente le due serie in VHS; il libro di Pradoni diviso in 20 fascicoli.
Meglio, però, riproporre direttamente l'editoriale originale.



Il fascicolo fu un inserto di certo valido, se, per esempio, lo confrontiamo a qualcosa di attuale, come quello allegato alla " Go Nagai Robot Collection ", noteremo un'abissale differenza. Dubito fortemente che dal fascicolino-ino-ino della Go Nagai Robot Collection potra mai nascere un libro come quello di Prandoni...

domenica 9 febbraio 2014

1615 un giapponese in viaggio verso Roma, il resoconto di Hasekura Rokuemon



TITOLO: 1615 un giapponese in viaggio verso Roma, il resoconto di Hasekura Rokuemon
AUTORE: Hidemichi Tanaka
CASA EDITRICE: Aracne Editrice
PAGINE: 163
COSTO: 10€
ANNO: 2013
FORMATO: 23 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788854862371


Il libro è stato scritto dallo storico dell'arte Hidemichi Tanaka, che, partito con lo studio di alcuni dipinti raffiguranti Hasekura Rokuemon, ha concluso la sua opera narrando tutta la storia del primo viaggio ufficiale di un giapponese in Europa (ma anche in Messico).
Il libro inizia con una prefazione scritta appositamente dall'autore per la traduzione italiana di questo libro da parte di Lorella Ciofani, peccato che è stata lasciata in inglese... dico io, ma non si poteva tradurre anche quest'altra pagina e mezza?
La lettura del libro andrebbe accompagnata con qualche testo storico che evidenzi la situazione del periodo, rimane una testimonianza da una angolatura differente rispetto al solito della cristianizzazione del Giappone.
Il daimyo del feudo di Oshu Date Masamune (in accordo con lo shogunato) incaricò Hasekura Rokuemon di recarsi dal re di Spagna e dal Papa Paolo V come ambasciatore ufficiale del Giappone. A questo scopo fece costruire una nave di 500 tonnellate, la San Juan Baptista, questo dimostra quanto questa missione era considerata importante dal daimyo. Dal punto di vista storico il viaggio di Hasekura Rokuemon fu dimenticato per molto tempo. Sul versante occidentale perché considerata una consuetudine accogliere delegazioni straniere, sul versante nipponico perché vennero nascoste tutte le questioni inerenti il cattolicesimo.
Prima di continuare la presentazione del libro mi permetto una considerazione collaterale su come i giapponesi trattano certi fatti storici. Leggo spesso che riguardo la storia della prima metà del 900 i giapponesi tendono ad omettere le proprie colpe storiche, creandosi una storia edulcorata. Questa tendenza la si può notare incredibilmente anche in questo libro, in due punti ben precisi (più sotto mostrerò anche le scan parzieli delle pagine).
Il primo quando si parla delle persecuzioni subite dai cristiani nipponici attuate dallo shogunato Tokugawa (pagina 13):
“Ma i giapponesi sono tolleranti verso qualsiasi religione e va ricordato, nell'ambito dei riferimenti storici, che la repressione fu organizzata da potenze europee ostili (Inghilterra ed Olanda)”.
Non è contestabile il fatto che le due nazioni protestanti fomentarono l'avversione dei Tokugawa verso i papisti, ma addirittura voler dar loro tutta la responsabilità, sollevando da ogni colpa le autorità nipponiche mi pare fin comico.

Barbie e il cane - Biblioteca di Barbie 4 (1976)


Le due autrici Dolly e Gloria ci deliziano con un'altra avventura della sempre super impegnata Barbie, che questa volta si reca addirittura a far la spesa! Strano, ero convinto la facesse Ken... pagando di tasca propria, ovviamente...
C'è da dire che Barbie, una volta tanto, si adopera in una azione nobile, prendendosi cura di una bastardina randagia azzoppata, pure incinta! Ci mancava che fosse non vedente...
Mentre nelle pubblcità presenti su Topolino quella Barbie prediligeva i cani di razza...



sabato 8 febbraio 2014

Michele Serra VS "i cartoni animati giapponesi" - L'Unità giugno 1981



Pur ribadendo che al tempo (fine anni 70/primi anni 80) non era facile reperire delle informazioni sull'animazione giapponese, questo non implica, però, che un giornalista non dovesse sentire l'obbligo di cercarle: articoli in inglese, richieste di informazioni all'ambasciata giapponese in Italia o a quella italiana in Giappone, magari un'intervista a qualche animatore nipponico. Non sia mai!
Purtroppo anche Michele Serra (come Vittorio Zucconi ) non riesce ad elevarsi ai livelli di Gianni Rodari , rimandendo nella media del giornalismo scandalistico del periodo ( Nantas Salvalaggio e Alberto Bevilacqua ). Ovviamente essere di sinistra non implica avere una mentalità aperta, il fatto che l'avessero Rodari o Omar Calabrese non era un obbligo per tutti gli altri intellettualoni di sinistra.
Non saprei dire quanto anti americano fosse Serra nel 1981 (o se fosse anti americano), è bello vedere che i "cartoni animati giapponesi" riescano a fargli rivalutare gli States, almeno quelli disegnati.
Io mi chiedo se Michele Serra abbia mai fatto lo sforzo di vedere tre puntate di seguito di un qualsiasi anime prima di dare certi giudizi. Ovviamente non affermo che dovessero piacergli i "cartoni animati giapponesi". A me non piace Peppa Pig, però non scriverei mai un articolo con le argomentazioni di Serra, mi limiterei al giudizio estetico, e comunque, prima, cercherei di informarmi un minimo. Giusto per evitare che dopo una trentina di anni qualche ex bambino mi rinfacci tutti quegli strafalcioni  ^__^
Ecco, caro Serra, l'ex bambino è arrivato... è il colmo che proprio il primo direttore di Cuore incappi in un "Niente resterà impunito"!

Tralasciando il fatto che si utilizzano le figurine Panini come esempio negativo (in seguito sarà proprio L'Unita di Veltroni a vendere un sacco di copie in più grazie alle figu...), l'articolo dimostra proprio che Serra non li vedeva questi "cartoni animati giapponesi". Tra le accuse che non si possono muovere agli anime c'è quella di non avere personaggi con personalità sfumate. Gambadilegno, per Serra, sarebbe un personaggio con maggiori chiavi di lettura di un alieno come Actarus obbligato a combattere per difendere una patria adottiva... Il generale Flora (nella serie di Jeeg) potrà mai essere un personaggio meno sfaccettato di Trudy?!
Rimane l'assurdità di fondo di paragonare opere diversissime: quelle con personaggi antropomorfi in storie che mai possono essere verosimili, le altre con personaggi umani (spesso coetanei dei piccoli telespettatori) in trame più verosimili.


Capitan Harlock, il pirata dello spazio - Editrice Giochi 1978


Nel 2014 Capitan Harlock è ancora un personaggio cool, tanto che il recente film in CG ha riscosso un buon successo anche qui in Italia, portando al cinema addirittura spettatori che neppure erano nati nel 1978, quando la serie approdò sulla Rete 2 della Rai.
Figuriamoci quale era il suo "potere" in quegli anni, quando fin i surgelati Arena si affidavano al pirata dello spazio per vendere qualche Crocchella in più (vedi scan alla fine del post).
Tra le innumerevoli prove dirette (come questo blog) dell'impatto dei "cartoni animati giapponesi" un certo numero sono indirette, e per certi versi sono più esplicative del fenommeno rispetto le prime. Considero un prova indiretta di questo impatto il gioco in scatola di Capitan Harlock, in cui l'eroe compare giusto sulla confezione della scatola e nelle regole, ma incredibilmente non nel gioco. Questa anomalia non vale solo per il protagonista della serie, ma per tutti i suoi personaggi, infatti nel gioco non c'è nè una carta, nè un segnaposto, neppure una navicella riconducibile alla serie tv!
Per esempio la trottola blu che appoggio sulla scatola, e che dovrà essere posta al centro del tabellone di gioco, dovrebbe essere una astronave delle mazoniane...

                         


giovedì 6 febbraio 2014

Go Nagai Robot Collection 08 Hiroshi Shiba



Dopo essermi perso la settima uscita, un grazie enorme come una casa alla Fabbri che ha deciso di anticipare di una settimana il numero su Venus Alpha senza darne alcuna notizia preventiva, ecco l'ottava, che presenta Hiroshi Shiba nella prima versione cyborg.
Delle due versioni cyborg di Hiroshi quella più accattivante, ma anche più presente nella serie animata, è la seconda, ma questa Go Nagai Collection, è sempre giusto ricordarlo (anche a me), si riferisce solo ai manga. Probabilmente, io non ho mai letto il manga di Jeeg, la più figa seconda versione cyborg non è presente nel manga, come diversa, non di poco, è la trama rispetto alla serie tv.
Quello che, però, continuo a non capire è la scelta editoriale della Fabbri che pubblica una collana editoriale/modellistica chiaramente di stampo nostalgico (sempre nel senso buono del termine), e che quindi non potrebbe che riferirsi alle serie animate (che tutti i clienti videro), ispirandosi solo alle trame dei relativi manga, che in pochi conoscono (non io).
Di conseguenza rimane ancora più oscuro l'incipit di questo numero, ma il cui concetto è presente anche in quelli precedenti:
"Jeeg il robot d'acciaio è sicuramente uno dei personaggi più amati e popolari nel nostro paese. Il manga Kotestu Jeeg...".
Il Jeeg popolare è quello  della serie tv, il manga è sconosciuto ai più, in che modo un cliente normale potrà mai considerare famigliare questo Hiroshi Shiba cyborg?
Tralascio per un momento il contenuto del fasccolino-ino-ino-ino per tornare al modellino-ino, visto che è alto quanto Actarus, circa 8 cm.
La posa è, come per Actarus, assai inusuale, per chi a visto solo l'anime, magari nel manga è proprosta spesso. Pare che stia ruttando in maniera mostruosamente potente, ammesso che un cyborg rutti, ovviamente.


martedì 4 febbraio 2014

Shojo Manga! Girl Power! - Catalogue



TITOLO: Shojo Manga! Girl Power! (Catalogue)
AUTORE: vari
CASA EDITRICE:
PAGINE: 111
COSTO: 20/30 €
ANNO: 2008
FORMATO: 30 cm x 21 cm
REPERIBILITA': Di difficile reperimento, anche tramite il web
CODICE ISBN:

La prima cosa che salta all'occhio di questa pubblicazione è il rosa della copertina... però per degli shojo manga ci può stare.
Questo catalogo bilingue (giapponese/inglese) sugli shojo manga e i suoi autori/autrici è stato pubblicato nel 2008 a fronte di due distinte mostre avvenute in Giappone e nel nord america (se ho compreso bene lo scritto in inglese...). Da quello che mi è parso di capire la prima parte della mostra è stata proposta negli Usa e in Canada, ed è terminata intorno al 2007, mentre le mostre in Giappone sono avvenute nel 2008. Il catalogo introduce il lettore alle opere di 23 autori di shojo manga, presentati con schede monografiche di due pagine, più un breve riassunto della loro carriera. Sono presenti alcuni scritti che analizzano il fenomeno "shojo manga" da diversi punti di vista, l'opera è conclusa con la proposizione di una breve intervista a 11 dei 23 artisti presentati.
In ogni scheda inerente il/la mangaka presentato/a, che come ho già scritto è di due pagine, è mostrato un bel disegno a tutta pagina, seguito da altri più piccoli nella pagina accanto.
Questo catalogo fa parte di quelle pubblicazioni editoriali che sarebbe tanto belle vedere anche in Italia a fronte di una mostra sui manga e/o anime. Per esempio per la mostra "Milano Manga Festival"  ( link ), tenutasi a Milano fino allo scorso luglio, non è stato pubblicato nessun catalogo... da considerare che è stata la prima mostra ufficiale sui manga fatta in Italia, e che la pubblicazione del catalogo era stata annuciata più e più volte dagli organizzatori. Complimenti per l'organizzazione!!!
Di seguito la presentazione dell'opera, in cui si cita solo il tour di mostre avvenute in nord america.


Però in una precedente pagina è riportato un elenco di appuntamenti avvenuti nel 2008 in musei giapponesi, da ciò ho presunto che la mostra sia stata ripetuta in Giappone.

domenica 2 febbraio 2014

Catalogo Subbuteo 1981



Questo secondo catalogo del Subbuteo ( qui il primo ) ha la caratteristica che le miniature dei calciatori sono fotografate. Cosa che permetteva una scelta più precisa della squadra da parte di bambini che (come nel mio caso), dopo la propria squadra e quelle classiche, preferivano scegliere quelle con maglie ben dipinte, indipendentemente dalla notorietà della squadra di appartenenza.
Certo, bisognava avere il Brasile o l'Olanda, ma vuoi mettere la bellezza della maglia del Coventry City, della seconda maglia del Machester City o del Southend United?
Ovviamente l'immagine della copertina di questo catalogo immortala il momento appena precedente in cui Franco Causio uccella Ottorino Piotti!
Il catalogo è un pelino ondulato (come se avesse preso acqua), lo era anche quando ne venni in possesso io, distribuito dal negozio di giocattoli in cui compravamo le squadre.
E poi, comnque, un catalogo del Subbuteo ti permetteva di fantasticare su tornei più infiniti di quelli che si facevano in cortile, magari allo stadio Wembley!

Tornei organizzati dalla Federazione italiana di Subbuteo, mica dagli amici del cortile.