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domenica 28 luglio 2013

Giappone. Ieri oggi, domani (Eroi di terre sconosciute)


TITOLO: Giappone. Ieri oggi, domani (Eroi di terre sconosciute)
AUTORE: Edgar Lajtha
CASA EDITRICE: S.A Editrice Genio
PAGINE: 210
COSTO: 20€?
ANNO: 1936
FORMATO: 23 cm X 16 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN:

Una considerazione sul titolo. In copertina compare “ Eroi di terre sconosciute”, sulla costina il cognome dell'autore più “Giappone, mentre all'interno il titolo è “Giappone. Ieri oggi, domani”. Questo mi fa ipotizzare, anche in base al disegno della copertina, che lo scritto di Edagar Lajtha fu usato per una qualche tipo di collana su nazioni molto lontane e poco conosciute.
Questo non è il primo libro che leggo (e recensisco) scritto prima della seconda guerra mondiale, ma è il primo scritto da un non italiano (un ungherese credo), infatti si nota l'assenza totale di lodi al fascismo e citazioni entusiastiche di Mussolini. Posso immaginare che l'autore non fosse di ideologia fascista, infatti riporta i fatti abbastanza in maniera neutra, non volendo convincere il lettore di alcunché. Trovo che di questi libri che ho letto sia uno dei migliori, probabilmente conterrà anche delle imprecisione, lo stesso autore avverte che prima del suo viaggio non conosceva il Giappone, ma è scritto in maniera equilibrata. La struttura del libro è quella degli appunti di viaggio, con tanti aneddoti e numerose divagazioni, ma anche con analisi politiche che spesso, e purtroppo, si son dimostrate veritiere.


Parte prima: Isola e uomini
Capitolo 1
Gli dei vanno a casa
Già alla prima pagina c'è una di quelle perle di rara sincerità involontaria di cui sono pieni i libri di questo periodo. L'autore racconta al lettore che, una volta saliti sulla nave giapponese, che porta il turista a Nagasaki, questi deve dismettere l'atteggiamento colonialista coi camerieri: “quel tono coloniale, quel tono da padrone al quale, fra Suez e Sciangai, s'era abituato nel trattare con gli uomini bruni”.
Questo perché i giapponesi sono anch'essi colonialisti, e non tollererebbero un trattamento simile.

Capitolo 2
Il treno in qualità di bambinaia
In questo capitolo è raccontato che il turista straniero viene preso in consegna (oltre dai detective che si informano continuamente su quel che fa e farà) da delle “bambinaie da viaggio” maschili, che hanno il compito di aiutarlo gratuitamente. L'autore viene ragguagliato sul Giappone, e sul comportamento da osservare, da un incaricato del “Board for tourist industry”:
Guardati dall'impiegare la parola orientale, estremo orientale, asiatico, quando scrivi del Giappone, o di cose giapponesi. Noi siamo una parte dell'Oriente, però nulla della nostra vita è orientale, tutto è esclusivamente giapponese.
Nel Giappone, non avete bisogno di sorvegliare le vostre robe, perché da noi non vi sono tanti ladri quanti nelle vostre città. Da noi, non rubano nemmeno i più poveri.
Non abbiate nessuna paura. Nelle nostre città, voi potete percorrere di notte anche i quartiere più miserabili. Da noi non vi sono gangster, le donne camminano sole per via, non vengono molestate. Da noi la gente, quanto è più povera, tanto più merita rispetto.”
L'opuscolo ricevuto dall'autore continua su questo registro per altre righe.

Capitolo 3
Fiori, preti e canzoni
L'autore visita Nara, luogo di templi buddisti. Qui apprende e ci racconta l'origine del ikebana: 1200 anni prima, sempre qui a Nara, i preti buddisti raccoglievano i fiori caduti dai rami dopo una tempesta, e li ponevano in coppe d'oro sotto l'altare di Buddha.

Capitolo 4
Tokyo: descrizione illustrata di una grande città
Viene presentata Tokyo: strade, palazzi, luoghi di divertimento, ma poi si passa a disquisire della passione nipponica per il bagno e le geishe.

Capitolo 5
Gli affari delle geishe
questo capitolo è incentrato sulla professione di geisha. L'autore entra in una scuola per geisha del quartiere di Shimbashi. Tra i tanti aneddoti traspare la preoccupazione che la modernità e i film americani porteranno alla scomparsa della geisha, perché i giovani ricercano donne all'americana.

Capitolo 6
Le eroine di Joshiwara
Il titolo recita “eroine” perché per l'autore queste ragazze si sono sacrificate per la famiglia, accettando di essere vendute alle case di piacere per dare un reddito ai genitori.
La geisha diverte il ricco, mentre per chi non se le può permettere c'è il quartiere di Joshiwara, con le sue prostitute. Se si è ancora più poveri ci si può rivolgere al quartiere di Tamanoi.
E' riportato un articolo del “The Japan Advertiser” del novembre 1934 in cui Hozen Tonaka, dirigente della “lega delle donne patriottiche”, racconta la consuetudine dei contandini poveri di vendere ai postriboli le proprie figlie femmine, dai 13 anni di età. Questa vendita della figlia ha le sue radici nel Giappone feudale, ed è così tanto radicata che al momento della nascita di una figlia tutti si congratulano per il futuro possibile guadagno. Hozen Tonaka racconta che la loro opera di dissuasione è ostacolata sia dai contadini, per il rischio di perdere un introito certo, che dai funzionari d villaggio, in quanto coi soldi della vendita della figlia i contadini saldano le tasse dovute. A questo punto l'autore descrive minuziosamente l'ambiente di una casa di piacere a Joshiwara: come si presenta la ragazza, come si sceglie, l'organizzazione della casa, le tariffe orarie, gli inganni dei gestori per far indebitare le ragazze e far protrarre il contratto dai 3/5 fino ai 15 anni (se sopravvivono alle malattie).
E' descritto il sobborgo della prostituzione illegale a Tamanoi. Illegale non in quanto sconosciuto alle autorità, che lo tollera, ma perché le case non hanno la concessione e la sorveglianza igienica.

Capitolo 7
Dove i treni non si fermano
L'autore si reca in un villaggio di contadini intorno a Tokyo, il villaggio di Miyakawa. Fa tappa nella scuola, e descrive la cerimonia di riverenza verso l'immagine dell'imperatore, posta all'interno di una casupola di cemento. Cerimonia che si ripete due volte al giorno in ogni scuola della nazione, nata in epoca Meiji proprio allo scopo di rendere l'imperatore un culto da riverire. Il fanatismo verso questa immagine “sacra” lo si comprende meglio dal fatto che in caso di incendio o terremoto ci si doveva occupare di portare in salvo l'effige dell'imperatore (Hirohito in questo caso). Salvataggio che causò la morte di numerose persone, e anche di suicidi, nel caso non ci si fosse riusciti.

Capitolo 8
Hakodate fiammeggiante
L'autore si sposta in Hokkaido, raccontando la storia di questa isola “straniera” e della sua colonizzazione.

Capitolo 9
I padroni del paese in gabbie da scimmie
In questo capitolo si racconta la situazione della esigua popolazione originaria dell'Hokkaido, gli sconfitti e ghettizzati Ainus. L'autore si dispiace per come è esposto ai turisti questo fiero popolo, che è piombato in una povertà peggiore di quella degli indiani d'America, ed il cui destino è ancora più funesto. In quanto nel 1930 si stimava esistessero solo 15 mila ainu, di cui solo 5000 al cento per cento ainu. Sono descritte varie usanze ainu.

Capitolo 10
La vita in un isola fredda: Sachalin
L'autore arriva sull'isola di Sachalin, che divenne giapponese nel 1905, per questo vi vive una folta popolazione di Russi zaristi e una minoranza di polacchi, in quanto confinati qui dagli zar perché ribelli.

Parte seconda: Le muse dei conquistatori

Capitolo 11
Giappone, seconda patria di Beethoven
E' raccontato di quanto fosse comune l'ascolto della musica sinfonica e lirica in Giappone: alla radio, con i grammofoni, dal vivo grazie a numerosissime orchestre nipponiche.

Capitolo 12
La spada regge il film
Oltre alla musica i giapponesi sono appassionati di cinema, hollywoodiani nelle grandi metropoli, giapponesi in periferia.

Capitolo 13
L'onorevole luna
La passione artistica dei giapponesi per la luna.

Capitolo 14
Nel teatro dei giganti dipinti
Anche il teatro era molto seguito, e godeva di una tradizione secolare. Si tratta del teatro composto da solo uomini (che recitano anche le parti femminili), intervistando l'attore Shotscio. Per poi passare al teatro kabuki, intervistando l'attore Kikugoro Onoye.

Capitolo 15
Teatro occidentale nel crogiolo giapponese
Anche il teatro occidentale è rappresentato in Giappone, sono riportate le opere teatrali che più riscontro hanno nel pubblico nipponico.

Capitolo 16
Takarazuka, opera per ragazze
Non poteva mancare il teatro Takarazuka, relativamente nuovo, in cui le donne interpretano anche i ruoli maschili, e che oggi nel 2013 è ancora rappresentato. Sono riportate tutte le informazioni più importanti riguardanti il Takarazuka, che fu fondato da Ishiso Kobayashi nella località balneare di Takarazuka con 12 sole attrici. Le ragazze possono diventare attrici di questo teatro passando un severo esame, su mille domande solo 100 vengono accettate, e di queste solo 50 passano l'esame. Le prescelte vi entrano a 12 anni, con un contratto di 9 anni, durante il quale andranno a scuola e reciteranno. Fino alla fine del contratto non potranno sposarsi, previo pagamento di una salata multa, e mai potranno ad altre compagnie teatrali. Secondo l'autore il tipo di vita condotto da una diva del Takarazuka è pietoso, tanti sono i sacrifici, quasi nessuno il lusso. L'autore riesce con difficoltà ad intervistare la famosa attrice Fukuko Sayo, sorvegliata dagli agenti del teatro.

Capitolo 17
Prima lo spirito e poi il corpo
Sono istruzione e lettura di libri i soggetti di questo capitolo. Oltre al fatto che negli anni 30 il 99 per cento della popolazione era alfabetizzata, si spiega quanto fosse impegnativo e gravoso il compito dello studente nipponico. Tanto che già allora ogni anno 3 mila di loro si toglievano la vita a causa dello stress, e per questo molto docenti non avevano il coraggio di dare brutti voti.
L'autore annota una consuetudine editoriale tutta giapponese, pagare uno scrittore straniero per fargli scrivere un libro sul Giappone, il cui contenuto è stato già redatto dall'editore. In questo modo la propaganda faceva più presa sulla popolazione, in quanto leggere della grandiosità del Giappone da parte di uno straniero era più efficace che se fosse stato scritto da un connazionale. Nel solo 1933 furono stampati 24 mila nuovi titoli.

Capitolo 18
La saggezza del tè verde
Visti alcuni lati stressanti della società giapponese la popolazione si rilassa sorseggiando il tè, è spiegata l'importanza della cerimonia del tè.

Parte terza: Il ritmo del lavoro giapponese

Capitolo 19
Il segreto delle merci a buon mercato
Made in Japan!”, questa è la terribile dicitura che terrorizzava gli imprenditori occidentali, le cui merci erano messe fuori mercato dai costi irrisori di quelle nipponiche. Il capitolo spiega il perché di quei bassi costi di allora: non il dumping; non la svalutazione; non il basso tenore di vita dei giapponesi; Non lo sfruttamento estremo di operai ed operaie.
La carta vincente delle merci giapponesi era lo spirito nazionalista dei suoi lavoratori, che lavoravano per il “grande Giappone”, non per se stessi.
Chissà se era vero...

Capitolo 20
In una fabbrica di kimono
E' raccontato il processo produttivo di una fabbrica artigianale di kimono.

Capitolo 21
I minatori di Tsubo
Sono illustrate le condizioni di lavoro in una miniera di rame di Tsubo, che estrae materiale da 300 anni. Pare che i minatori giapponesi siano gli unici al mondo ad essere felici di fare questo duro lavoro.

Capitolo 22
Le ragazzine delle fabbriche
Qui si illustrano le condizioni di lavoro e vita delle operaie dai 13 ai 24 anni di una filanda, la “Toyo Boseku”, la più grande filanda esistente al mondo. Le due mila ragazze vivono in fabbrica, mangiano nel refettorio, finito il turno di lavoro ci sono corsi educativi, possono ricevere visite tre volte al mese. Il contratto è stipulato con la famiglia, una parte dello stipendio resta alla ragazza come dote per il matrimonio, di norma a 21 anni si licenziano per sposarsi. L'autore spiega come le condizioni di lavoro di queste operaie delle “Toyo Boseku” siano molto migliori di tante altre impiegate in piccole aziende.

Capitolo 23
L'industrializzazione della perla
E' raccontata la storia completa di Kokichi Mikimoto e della sua invenzione: l'industrializzazione della perla coltivata.

Capitolo 24
Il viaggio dei pesci verso le fabbriche natanti
Questo capitolo si concentra sulla descrizione della fiorente industria ittica nipponica. E' descritta l'invenzione giapponese delle navi da pesca/fabbrica, in cui il pesce appena pescato viene lavorato. Le condizioni di lavoro erano terribili, in quanto le navi non dovevano sottostare alle leggi sulle fabbriche della terraferma. Alla fine del capitolo l'autore fa una previsione lungimirante sulla insostenibilità ambientale ed economica dell'enorme consumo di pece per il futuro aumento della popolazione giapponese.

Capitolo 25
Il grande piano alimentare
A causa dell'aumento della popolazione le autorità erano preoccupate per il rischio che in futuro potessero mancare abbastanza calorie nutritive per far crescere un popolo sano (e combattivo). Per questo venne affidato al professore Tadasu Saiki, direttore dell'istituto imperiale dell'alimentazione, un piano alimentare pluriennale. Il piano prevedeva la somministrazione del corretto quantitativo di calorie al minimo costo possibile. Sono descritti gli esperimenti scientifici del professore Saiki per scoprire il giusto numero di calorie da assumersi giornalmente, a me son sembrati poco scientifici... Guarda caso si studiavano anche alimentazioni alternative per la popolazione in caso di guerra, che avrebbe ridotto la quantità di derrate alimentari. Tipo la carne di serpe, il pane di paglia(!) e quello di foglie di piante(!!), le cavallette in salsa di soia (che pare siano più nutrienti del pesce), ma anche cani, gatti (il “coniglio” italiano in tempo di guerra), chiocciole e rane (già facenti parte del menù europeo).

Parte quarta: La marcia sull'Asia

Capitolo 26
La via del paradiso
Territorio che accoglierà l'eccesso della nostra popolazione... Campo di smercio per i nostri manufatti... Fonti per le nostre materie prime... Barriera contro la Russia comunista...”: tutto questo era la Manciuria cinese, cioè il Manciukò giapponese, per il Giappone.
L'autore narra dello sforzo delle autorità nipponiche per far considerare ai giapponesi il Manciukuò la nuova terra promessa, spingendoli a colonizzarla (peccato, aggiungo io, ci fossero già i cinesi da qualche migliaio di anni...). E' descritto lo sfruttamento giapponese dell'industria cinese della soia. L'autore si reca nel Manciukuò descrivendone tutte le tappe e ciò che vede. Sono riportati gli investimenti economici giapponesi nel manciukuò, l'attività militare dell'armata giapponese del Kwantung, lo stato fantoccio affidato all'ex imperatore cinese Enrico Puyi, i complotti giapponesi per impossessarsi della Manciuria del 1931.

Capitolo 27
Il ritratto di una città che si sta formando
La descrizione della capitale del Manciukuò: Hsingking.

Capitolo 28
I giapponesi comandano, i cinesi marciano
I giapponesi educano, dominano, comandano soli in questo enorme stato”. I giapponesi crearono l'etnia dei manciuriani, considerandolo un popolo differente dai cinesi. Il loro scopo era quello di trasformare 30 milioni di manciuriani in simil giapponesi, dimostrando agli altri 400 milioni di cinesi quanti vantaggi avrebbero avuto a farsi governare da loro.

Capitolo 29
Paradiso delle razze?
E' raccontato come la propaganda giapponese descrivesse il Manciukuò come il “paradiso delle razze”, in quanto vi convivevano “pacificamente” giapponesi, cinesi, coreani e russi (zaristi).

Capitolo 30
L'albergo Yamato, a Hsingking
E' narrata la ricca e varia umanità ospitata nell'albergo Yamato a Hsingking. Tra i personaggi descritti vi è il generale Minami, ambasciatore del Giappone e comandante dell'armata del Kwantang, in prativa il vero governante del Manciukuò.

Capitolo 31
Commedia e realtà
E' ben illustrato quanto poco contassero nel governo del paese l'imperarore Puyi (contornato ormai quasi solo da giapponesi) e i ministri di governo, col potere reale tutto in mano al 1 per cento della popolazione, cioè i giapponesi.
Un cinese collaborazionista di alto livello confessa all'autore che loro si rendevano conto che il potere era in mano ai giapponesi, ma avevano la speranza che in un futuro lontano, la maggiore crescita demografica cinese, li avrebbe portati da 30 a 100 milioni, in modo da permettere loro di impossessarsi del Manciukuò. Intanto i giapponesi, con lo slogan “l'Asia agli asiatici”, che in realtà significava “il Giappone alla testa dell'Asia”, si preparavano ad espandersi ulteriormente a nord.

Parte quinta: Lo spirito

Capitolo 32
La scuola dei vulcani
L'autore spiega lo spirito dei giapponesi attraverso l'illustrazione del bushido e della sua storia. L'etica del bushido, che durante lo shogunato era propria dei samurai, con la Restaurazione Meiji fu inoculata a tutta la popolazione, che la applicava in ogni attività che intraprendeva.

Capitolo 33
Il Dio vivente
Capitolo incentrato sul Dio vivente “Ara-hito-kami”, e sulla convinzione del popolo che esso fosse realmente un dio. Credenza che li portò a sacrificare la vita in decine di migliaia, alla quale pare Hirohito non credesse, ma lasciò credere a 100 milioni di sudditi.

Capitolo 34
Il sogno degli ufficiali
L'autore ci spiega cosa aspetta il Giappone nei prossimi anni 40: una nuova restaurazione Showa”.
Il motore di questa nuova era saranno i militari, guidati dalla loro etica da samurai. Il piano dei militari era prendere in consegna la nazione e guidarla verso un'economia controllata, che eliminasse sia la povertà che la ricchezza, uniformando le condizioni di vita del popolo. Espandendo il controllo su tutta l'Asia, in onore dell'imperatore. Sono raccontati gli omicidi (quasi colpi di stato) da parte dei militari di esponenti civili del governo negli anni 1932 e 1936 (anno del libro). L'autore arriva a fare una considerazione prendendo spunto dall'epilogo della ribellione di quell'anno (febbraio 1936), che pare banale, ma che nell'odierno 2013 si stenta ad applicare alla figura storica di Hirohito: “IL sogno degli ufficiali può, da un giorno all'altro, perdere ogni probabilità di realizzarsi. Ciò avverrebbe nel momento in cui il divino imperatore dicesse un “no” definitivo. La Restaurazione Showa non può essere altro che un'evoluzione. Perché, nel Giappone, ogni rivoluzione deve fermarsi davanti ai muri del palazzo imperiale”.
Infatti Hirohito si oppose alla rivolta militare del febbraio 1936, ordinando alle truppe di tornare in caserma, facendola naufragare. Peccato non abbia avuto lo stesso coraggio in seguito, o in precedenza...
Il libro si conclude con i dubbi dell'autore che il nuovo primo ministro Koki Hirota riuscisse a tenere a bada i militari, specialmente in Manciuria. Restava, per Edgar Lajtha, la speranza nella figura a cui tutti obbedivano: Hirohito.
Fiducia mal riposta...


 La costina del libro 



Una caratteristica di questi libri sono le immagini contenute, che riporto di seguito interamente, le didascalie ne illutrsano il contenuto.










Trovo che questa sia in assoluto la foto più importante del libro, oltre che la più drammatica. Il fanatismo di un intero popolo che s'inchina al cospetto di una semplice immagine, neppure mostrata, in quanto l'effige dell'imperatore restava celata agli sguardi umani, portò il Giappone quasi alla totale distruzione. Provocando milioni di morti nelle popolazioni civili delle nazioni conquistate. E questa era una scuola...











La vita in fabbrica come quella in caserma.






Coolies cinesi.



Alunni cinesi, anzi, manciuriani, docenti poliziotti giapponesi.








La città perlifera di Toba, luogo natio di Kokichi Mikimoto.




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