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sabato 1 luglio 2017

Shooting Star, sociologia mediatica e filosofica politica di Atlas Ufo Robot



TITOLO: Shooting Star, sociologia mediatica e filosofica politica di Atlas Ufo Robot
AUTORE:
Marco Pellitteri e Francesco Giacomantonio
CASA EDITRICE:
Fondazione Mario Luzi Editore
PAGINE: 246
COSTO: 24,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA':
Ancora reperibile a Milano  
CODICE ISBN: 9788867480944

Prima di addentrarmi nei meandri di questo saggio scritto a due mani su Goldrake, mi porrò una semplice domanda su quali siano i meccanismi che portano alla pubblicazione di un libro.
Perché un saggio che fu presentato in varie manifestazioni fin dal settembre del 2015 (Sbam Comics), finisce per essere pubblicato nella primavera del 2017?
Il fatto che gli autori partecipassero a conferenze di presentazione mi permette di ipotizzare, basandomi sulla logica (e su quello che Pellitteri annunciava nei commenti in questo blog), che avessero terminato la stesura del saggio, ergo perché è uscito 19 mesi dopo?
Tra l'altro un ritardo che deve avere comportato un aggravio dei costi, visto che si è passati dai 20 euro ai quasi 25 eruo, cioè il 20% in più, basandomi sempre su ciò che era riportato sul sito di cui sopra.
Mentre sul sito della casa editrice si può leggere questo consiglio riguardo l'importanza della scelta dell'editore (il neretto è del sito):

Consigli e suggerimenti su come pubblicare un libro

La scelta di un editore a cui affidare la pubblicazione dei propri testi è un fatto cruciale che incide significativamente sul buon esito della intera operazione culturale.

La pubblicazione di un volume, ed il modo con cui si procede alla sua realizzazione e diffusione materiale, non va mai considerato superficialmente come un fatto trascurabile o secondario.

Molte e molto diverse fra loro sono, infatti, le modalità di pubblicazione che un editore può decidere di proporre ad i suoi autori.

Tuttavia la qualità di un lavoro editoriale è determinata sempre dai medesimi fattori, ovvero dal buon esito e corretta esecuzione delle relative fasi del ciclo produttivo: la progettazione - nella quale rientra lo studio e la revisione totale dell'opera (l'espletamento dell'editing, la predisposizione di un apparato critico, delle note al testo e della bibliografia, eventuali integrazioni), l'impostazione grafica e creativa -, la produzione e l'ultima fase corrispondente alla diffusione, promozione e circolazione della stessa.

Un buon libro non può vivere senza il pieno supporto di questi fondamentali momenti.

Il lavoro di un editore deve pertanto corrispondere ad un approccio estremamente serio e rigoroso, altamente qualificato e professionale nella complessiva gestione delle metodologie e dinamiche di lavoro.

Non bisogna mai dimenticare che il libro è uno strumento culturale e comunicativo per eccellenza e che scelte errate possono perfino nuocere gravemente al lavoro dell'autore, ovvero alla sua credibilità sul piano culturale e scientifico.

Prima di pubblicare le proprie opere è sempre consigliabile fare una attenta ricognizione dei requisiti posseduti dell'editore prescelto.

Non credo si comportino diversamente dalla mission enunciata dal sito.
Quindi, l'unica spiegazione che mi son dato, è che non ci sono spiegazioni...
E' stato un vero peccato non poter leggere il saggio di Pellitteri/Giacomantonio nell'autunno del 2015, o almeno in un mese a caso del 2016, perché l'ho trovato molto interessante.
In particolare Pellitteri ha intervistato due mostri sacri dell'animazione robotica e non di quegli anni, Tomoharu Katsumata ed il mitico Shunsuke Kikuchi, quest'ultima una testimonianza più unica che rara.
Mentre l'analisi di Giacomantonio verte su argomenti filosofico politici che sono abbastanza rari, e, pur essendo giocoforza un po' complessi, sono esposti in maniera comprensibile.
Procedo alla classica mia recensione per argomenti dei capitoli, precisando il saggio è diviso in due parti, la prima curata da Pellitteri, la seconda da Giacomantonio.

Il primo capitolo di questa prima parte è praticamente ineliminabile da un libro su Goldrake, dovendo partire dal presupposto che il lettore legga questo argomento per la prima volta. Ergo c'è una panoramica generale sulla serie in Giappone.
Il secondo capitolo analizza il rapporto tra i robot e la cultura giapponese, che nasce ben prima di Mazinga Z.
Il secondo capitolo è preparatorio per il terzo, in cui si inizia ad indagare il rapporto tra Goldrake e la società giapponese. Da cosa nacquero tutte quelle avvincenti puntate?
Eroi restii a combattere, cattivi obbligati a farlo dalle circostanze, scienziati depositari della salvezza, outsider che salvano l'umanità etc etc.
Molto interessante la parte che individua tre livelli di rappresentazione del Giappone in Goldrake:
il rapporto tra i personaggi (buoni/cattivi – protagonisti/comprimari);
la narrazione della guerra e i rapporti tra generazioni;
alcune metafore del Giappone di metà anni 70.
Il quarto capitolo analizza il contesto sociale italiano in cui sbarcò Atlas Ufo Robot. Uno degli aspetti che personalmente trovo più interessanti, che è anche la causa della mia ricerca di articoli giornalistici del periodo. Pellitteri indica quattro motivazioni che portarono la classe politica di sinistra ad osteggiare Goldrake, semplificando all'eccesso:
estetico/contenutistica; provenienza giapponese; simbologia fascista; tematiche anticomuniste.
Il quinto capitolo indaga in che modo le trame e i personaggi dei cartoni animati giapponesi abbiano modificato l'immaginario, compreso il modo di giocare, della mia generazione (e delle successive).
Pellitteri si domanda se quella generazione sia diversa dalle precedenti, gli ex bambini e bambine, ora 40/50enni, che persone sono diventate?
Infine vengono illustrate le opere/manifestazioni poste in essere/create da quegli ex bambini e bambine diventati adulti: concerti; libri; prodotti culturali; DVD; etc etc
Il tutto per dimostrare che Goldrake e soci non sono stati dimenticati, sono sempre lì da qualche parte della nostra memoria, in attesa che qualcosa li risvegli.
L'ultimo capitolo della prima parte del libro contiene tre interviste, le due bellissime già citate sopra ad opera dello stesso Pellitteri, e la terza a Go Nagai fatta da Luca Raffaelli nel 2007. Anche Nagai doveva essere intervistato da Pellitteri, ma al momento di accordarsi con la Dynamic Planning le condizioni poste hanno impedito l'intervista. Lo stesso Pellitteri spiega le motivazioni nelle note, e sono abbastanza incredibili, dal mio punto di vista.
A me interessa Goldrake (e soci), ma anche la politica (anche se ne sono sempre più schifato...), ergo la seconda parte è la mia quadratura del cerchio, o facendo una citazione dotta, la mia convergenza parallela.
Molto interessanti, e non astruse, le considerazioni di Giacomantonio sul principe di Fleed, che valuta come un platonico re filosofo. L'analisi si sposta da Actarus alla serie in generale, configurando la guerra tra la Terra e Vega come uno “scontro di civiltà” (per fortuna che nel 1997 ho letto il libro di Samuel P. Huntigton!), in cui Vega è l'alfiere dell'imperialismo, contro cui si oppone il cosmopolitismo dei fleediani.
L'unica pecca di questa seconda parte è che è troppo corta, meno di 30 pagine, ne avrei lette con pacere molte e molte altre ancora.
E' presente una breve appendice con alcuni articoli giornalistici del periodo, a titolo d'esempio del clamore che Goldrake suscitò sulla carta stampata.
Personalmente ho trovato coinvolgenti le argomentazioni dei due autori nelle conclusioni finali.
Alla fine della recensione ritorno un millisecondo sulla breve prefazione di Saya S. Shiraishi, antropologa culturale, per sottolineare un concetto da lei espresso che ritrovo sovente da parte dei giapponesi, ancorché altamente istruiti.
Parlando dell'impulso che la seconda guerra mondiale, o guerra del pacifico, diede alle storie di manga ed anime ella scrive:
“In Giappone, secondo le stime e i dati presentati dal Ministro dell'Interno e delle Comunicazioni, nelle incursioni INDISCRIMINATE sulle città da parte di, complessivamente, 17 mila aerei bombardieri B-29, il numero di coinvolti fra i civili ammontò a circa 920 mila persone, di cui 570 mila feriti e almeno 350 mila vittime, 2,2 milioni furono nel complesso le case bruciate”.
Segue anche il bilancio dei due bombardamenti atomici.
Neppure una riga sulle vittime non nipponiche, magari anch'esse contribuirono allo sviluppo di trame così nuove e particolari in anime e manga del dopoguerra...
Gli attacchi statunitensi furono INDISCRIMINATI, e quelli giapponesi in Cina, Filippine etc etc?
Se una persona tanto colta guarda al Giappone solo come vittima della guerra, mi chiedo le persone meno istruite cosa dicano.










15 commenti:

  1. Mi spiace che tu non abbia più scansionato e pubblicato sul tuo blog pagine di riviste degli anni settanta e ottanta. Anche questo sarebbe stato un bel modo per celebrare quei fantastici decenni.

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    1. Beh dai, ne ho scansionate 29, e l'ultima è ancora in home page, anche se in fondo.
      Non è che ho smesso, ho interrotto.

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    2. Ah,meglio così! Il tuo blog è il mio preferito è l'ho scoperto quasi per caso facendo proprio una ricerca sugli archivi e copertine delle riviste degli anni 70/80 di cui ho una grande passione. Poi anch'io seguivo nei primi anni 80 tutti i cartoni animati made in japan tipo jeeg Mazinga goldrake candy candy però ero più appassionato dei cartoni animati di Hanna & Barbera.
      Dunque promesso...altre scansioni magari anche de il monello o corrierboy!!

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    3. Grazie dell'apprezzamento :]
      Ho messo da poco le scansioni di un Famiglia TV.
      Non credo che metterò le due teste che nomini, non ne ho.

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    4. Grazie a te per regalare spezzoni del passato che sono una parte di me. È proprio vero che non c'è futuro senza il ricordo del passato e a parer mio i giovani d'oggi non avranno la fortuna di vivere decenni di grande creatività artistica come sono stati i 70 e gli 80.

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    5. P.S.
      Sopra volevo scrivere "testate", non teste :]
      Fra 40 anni ci sarà un blogger che affermerà lo stesso degli anni 2000 rispetto agli anni 2040 ^_^

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  2. Grazie Stengo aspettavo la tua recensione - il libro non lo comprerò perché : troppi argomenti sono uguali a quelli trattati in un altro libro di Pellitteri " Il Drago e la saetta " pure i titoli dei paragrafi e dei capitoli sono quasi identici , altri argomenti del libro penso li abbia già trattati Nicora e soprattutto non comprerò il libro perchè ho perso il lavoro e devo fare economia ;__; Se no il libro lo compravo lo stesso :)
    ho interrotto anche la GNRC ^__^ e l'ho rivenduta perdendo la metà dei soldi spesi.... ;__;
    Mi dispiace però per alcune cose, l'interviste a Katsumata e soprattutto a Kikuchi le leggerei volentieri , e mi piacerebbe sapere perchè Pellitteri non ha più potuto intervistare Nagai e anche sulle considerazioni finali mi piacerebbe sapere cosa hai trovato coinvolgente : se hai tempo e la possibilità anche con pochi righi mi piacerebbe avere qualche flash su questi quattro argomenti
    Alessandro

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    1. Urca, mi dispiace per il lavoro... sono cose brutte...
      Il motivo che ha fatto desistere Pellitteri dall'intervistare Nagai sono le richieste: domande concordate preventivamente a prezzi folli...
      Le conclusioni finali sono coinvolgenti perché parlono di noi appassionati ex bambini ;)

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  3. E che dira' mai di noi appassionati ex bambini? spero cose belle...
    E Kikuchi? La cosa piu significativa che ha detto?
    Ti prego non dirmi che vuoi essere pagato pure tu a prezzi folli $___$ perche' adesso non posso offrirti nemmeno un caffe'
    Alessandro

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    1. Non bevo caffè :]
      Non posso riportare tutte le interviste ;)

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  4. Stengo figurati , so bene che non puoi scannerizzare tutto il libro - parlavo di riportare qualche frase che ti aveva colpito di più.
    Nemmeno io bevo caffè :)
    Alessandro

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    1. Racconta la sua storia di compositore di musiche, tra cui quelle di anime, non rivela nulla di trascendetale, ma nel totale è una bella intervista.
      Pellitteri, anche da parte nostra, lo ringrazia per tutte le gioie musicali che ci ha trasmesso ;)

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  5. Ciao Stengo,
    Grazie per la bella recensione.
    Alcune piccole puntualizzazioni:
    1) il libro è uscito in ritardo a causa di una lentezza dovuta solo all'editore;
    2) la foliazione che io prevedevo era maggiore ma avrebbe fatto levitare il prezzo; inoltre io desideravo un formato base × altezza maggiore ma l'editore non ha voluto, quindi queste due ragioni più altre mie come autore (pertanto insindacabili) hanno portato a un compromesso;
    3) varie altre cose non incluse qui saranno edite in un altro mio libro (la quarta edizione di Mazinga Nostalgia, marzo 2018, Tunué);
    4) ti prego gentilmente di non pubblicare pagine del libro, specie le novità assolute (le interviste a Kikuchi e Katsumata, il saggio di Giacomantonio ecc.);
    5) Saya Shiraishi ha soppesato le parole in modo molto avveduto alla luce dei fatti; la tua osservazione è fuori tema perché le mosse aggressive del Giappone in Asia non rendono i bombardamenti con le bombe incendiarie americane sulle città giapponesi (all'epoca soprattutto in legno) meno indiscriminati - l'etimologia è chiara: nessun discrimine fra civili e militari, anzi. Shiraishi ha condotto un discorso completamente diverso dai collegamenti invero senza capo né coda che tu hai cercato di suggerire lei avesse fatto o dovesse fare. Perdonami se sono così diretto, eh...
    6) Ai lettori con ristrettezze di budget: fatelo acquisire dalla vostra biblioteca universitaria o comunale. Sono fatte per questo!

    Ciao e ancora grazie!
    Marco P.

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    1. 4)Non mi pare di aver messo immagini delle pagine che descrivi. Ho messo solo le scan dell'indice e la quarta di copertina.

      5) Non concordo, capita. Non so cosa ne pensi Saya Shiraishi dal vivo, mi baso sulle righe che ho riportato sopra.
      Lei scrive: "Fu allora che nacque la Letteratura del giorno dopo".
      Non potrebbe essere che qualche autore fu influenzato anche dai crimini commesi dai giapponesi? Tutti influenzati solo dalle vittime giapponesi?
      Il fatto di elencare solo il numero di bombardieri Usa da una parte , i morti, i feriti e le case distrutte giapponesi dall'altra, non rende per nulla l'idea di cosa capitò.
      Mia madre e mia nonna subirono i bombardamenti statunitensi su Milano, erano delle sfollate, più volte gli appartamenti assegnati momentaneamente loro venivano bombardati (dagli Usa) e resi inabitabili, ergo si dovevano di nuovo spostare, rischiarono di morire più volte (per mano degli Usa). Però andarono a festeggiare gli americani in piazza del Duomo, e non le ho mai sentite considerarsi vittime dei bombardamenti indiscrininati (non fu divertente, ovvio), gli Usa le stavano liberando (assieme ai nostri partigiani) da fascisti e nazisti.
      Perché, invece, i giapponesi si sentono sempre vittime di bombardamenti indiscriminati?
      I bombardamenti aerei sono giocoforza INDISCRIMINATI, è una cosa ovvia... lo sono oggi con le balle delle bombe intelligenti, figuriamoci nel 1940!
      Lo erano quelli Usa in Italia, Germania e Giappone, o quelli giapponesi ovunque abbiamo bombardato.
      Questi ragionamenti, spesso accennati, buttati lì come ovvietà, li ho letti più volte su molti libri. Magari dal vivo i giapponesi non sono preda del vittimismo, ma da quello che scrivono sembrano loro le vittime della guerra del pacifico.
      Perdonami anche tu se sono stato così controdiretto, ma io quelle righe le ho interpretate così.
      Sarà che sono allergico a certi ragionamenti.

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  6. Ciao Marco sono Alessandro, il lettore con ristrettezze di budget ^___^
    Potevi anche fare il mio nome non mi offendo ;)
    Stengo non ha bisogno di un avvocato...ma penso che oggi non ci sia bisogno di pregarlo di non pubblicare pagine del libro - la recensione l'ha postata 2 settimane fa pubblicando solo le copertine e l'indice!
    Una settimana fa ho chiesto a Stengo solo qualche frase che lo avesse colpito e lui dopo un'incertezza mi ha risposto con pochi righi---- come vedi non hai niente da temere da Stengo o da me ;)
    Alessandro

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