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venerdì 13 luglio 2018

"La televisione nella vita dei bambini", di Giulio Carminati - "La Discussione" 2 novembre 1981


Ho notato che, a differenza di tante altre testate giornalistiche che sbraitavano la loro insofferenza e esageravano ridicolmente le loro critiche (magari anche sensate), "La Discussione, settimanale politico culturale fondato da Alcide De Gasperi" era molto più pacato, ma altrettanto duro. Molto più duro del quotidiano di partito della Democrazia Cristiana, "Il Popolo".
Ho rinvenuto, tra il 1978 ed il 1982, parecchi articoli su questo serissimo settimanale di analisi politica, non li ho analizzati tutti con attenzione, quindi magari in parte potrei essere smentito da qualche scritto più esacerbato, ma per qualche ho letto fino ad ora i giornalisti pare evitino le bufale più famose contro i "cartoni animati giapponesi", ma il giudizio totale è grandemente negativo.
Negativo per la crescita intellettuale, sociale ed emotiva dei bambini, che, per colpa di questi "telefilm giapponesi", sarebbe stata messa in serio pericolo.
Inizialmente, a dire il vero, la redazione dei programmi di intrattenimento e critica televisiva davano addosso più a Fonzie che a Goldrake, considerando il secondo fin positivo (o meno negativo) rispetto al primo. Però, alla fine, l'onda lunga delle polemiche sommerse anche gli anime.
Avendo potuto sfogliare ben quattro annate della rivista, posso affermare che la redazione aveva un occhio di riguarda su quello che mandavano in onda la Rai e le tv private. Questo articolo non è per nulla un riempitivo di due pagine, ma fa parte di una linea editoriale molto chiara: i redattori della democristiana "La Discussione" consideravano la televisione un potente mezzo per influenzare le giovani ed adulte menti degli (elettori) italiani.
E non si può certo dire che avessero torto...
Infatti sono presenti tantissimi articoli sia di critica dei programmi di intrattenimento, che nei confronti dei telegiornali o di trasmissioni di informazione, sia nei casi in cui erano stati trattati argomenti in maniera confacente ai loro desideri politici, che nel caso contrario.
In particolare la redazione si occupava regolarmente della situazione legislativa inerente le tv private, cioè, in realtà, dell'assenza di una leggere sull'emittenza privata, che verrà approvata solo con la famigerata "Legge Mammì", etc etc etc




Nel numero del 2 novembre 1981 veniva presentata una approfondita analisi sul rapporto esistente tra la televisione e i bambini, tra i programmi e i bambini, tra gli eroi televisivi ed i bambini, e, guarda caso, venivano presi ad esempio solo i personaggi dei cartoni animati giapponesi.
Giulio Carminati prende spunto da una ricerca del Servizio Opinioni della Rai, in collaborazione con l'Istituto Mesomark (che parrebbe non essere più sul mercato) ed il Professor Carli dell'università di Roma.
Negli articoli del periodo ritorna spesso questa ricerca Rai/Mesomark, sempre allo scopo di mettere in cattiva luce gli anime come uno dei prodotti televisivi più nefasti per i bambini.
Come al solito, i dati ognuno se li può leggere un po' come gli pare, e se gli adulti ci leggevano il lavaggio del cervello che i bambini subivano subivano da parte dei "telefilm giapponesi" (e in parte non è che avessero tutti questi torti...), per un fan i dati riportati in questo articolo sono una interessante fotografia di un successo ancora folgorante nel 1981, quando, già l'anno successivo, gli anime inizieranno la loro parabola discendente.
Come si può vedere dalla scan sopra con la doppia pagina dell'articolo, sono presenti 4 tabelle con i dati della ricerca, dati assai interessanti, benché io non mi ci riconosca per nulla.
L'articolo contiene un secondo approfondimento (nel riquadro grande a centro pagina) su una precedente ricerca della Rai del 1979 inerente il successo di "Atlas Ufo Robot". Da notare che il giornalista precisa che i più amati erano risultati essere le serie Goldrake ed Ufo Robot... di certo gli autori dell'inchiesta erano dei professionisti in gamba, con un alto tasso culturale, però quando leggo che si puntano i riflettori su un argomento, senza rendersi conto che non si è ben capito chi ne fossero i soggetti, resto un po' perplesso...




Mi resta fin impossibile credere che nel 1981 ci fosse qualche bambino che guardasse la televisione solo qualche volta alla settimana, pur avendo una televisione a colori. Visto che la ricerca aveva selezionato i possessori di tv a colori con telecomando, ed il target di età era tra i 4 e i 10 anni.
Ergo, io, un dodicenne con una tv in bianco e nero senza telecomando, non facevo parte del campione analizzato   T_T


E' inutile dire che io stavo con l'81%  ^_^



Personalmente non mi ritrovo nella rappresentazione del bambino che stava tutto il tempo i casa a guardare a tv, che avrebbe voluto giocare in cortile, ma, per motivi non ben chiari, stava relegato in casa. Magari quando pioveva, se non si andava a casa di qualche compagno di giochi, cioè... eravamo sempre fuori di casa, specialmente durante le vacanze estive!
Boh... chissà chi venne intervistato, non certo quelli del mio cortile   :]
Da notare che per il giornalista era la madre quella che doveva occuparsi di ciò che vedevano i figli, al padre passava non competeva... quindi, se i bambini vedevano programmi che li rincretinivano, era colpa delle donne   ^_ì



Leggere non era il mio forte, a parte i fumetti Marvel, quindi non credo ce io vi dedicassi il 12% del mio pomeriggio, però, di certo, la maggior parte del tempo la passavo in cortile, tempo permettendo.




Non capisco come qualcuno potesse scegliere la pubblicità, la subivi, la dovevi guardare, imparavi a memoria i jingle, però non è che mi sintonizzassi su Milano TV per guardare le interruzioni pubblicitari durante Jeeg...




Ed è da questo punto che l'inchiesta di Giulio Carminati inizia ad assumere la veste di una mini crociata pacata contro gli anime.
A mio avviso solo una persona che non ha mai speso 20 minuti per vedersi una puntata intera di un anime può scrivere una cosa del genere:
"Questa modalità di assunzione del messaggio, e il messaggio più spesso selezionato - i cartoni fantascientifici - si presentano da parte loro con una serie di caratteristiche capaci di effetti regressivi assai potenti, di blocco ad un livello di sviluppo psicologico immaturo o addirittura di spinta verso livelli che il bambino ha già superato: tali sono infatti la rigida separazione manichea tra buono e cattivo, ove il buono e perfettamente buono e il cattivo un nemico assoluto, lo scontro infinitamente reiterato e l'immancabile successo del personaggio positivo, la presentazione enfatica di sentimenti e atteggiamenti non resi comprensibili da un contesto narrativo poverissimo, ed infine l'assoluta assenza delle componenti conflittuali della realtà sociale e psicologica: il denaro, le differenze di stato e ruolo, la sessualità, la crescita e l'apprendimento, il giudizio da dare e ricevere.".

Una sequela di assurdità senza fine, smentite da una qualsiasi serie presa a caso... in primis da Heidi e Goldrake... è incredibile leggere nel 1981, dopo decine di serie animate giapponesi mandate in onda, qualcuno che dava ancora lo stesso giudizio negativo che si poteva leggere nel 1978...
Avrei capito una critica sul fatto che c'erano troppi anime in televisione, magari qualcuno con qualche tematica non adatta per i più piccini, dover leggere certe cose, pur a distanza di 37 anni, mi fa andare in bestia   :]




 Interessante la quarta tabella, che l'autore vedeva come il simbolo del lavaggio del cervello, mentre a me pare solo una interessante fotografia dei gusti che avevamo in quei 4/ anni del boom degli anime, poi ognuno passo ad altro, e le nuove generazioni seguirono altri cartoni e telefilm..



E' chiara l'invocazione per un intervento legislativo mirato a regolamentare i programmi per bambini.
Però, visto che la DC governava la nazione e la Rai, perché, al posto di lamentarsi, non cambiava le leggi?





Anche in questo articolo non mancano i giudizi molto negativi sugli anime, in particolare su Goldrake, dato che la ricerca era stata fatta su "Atlas Ufo Robot", che scopriamo essere due serie ben distinte: Goldrake e Ufo Robot!!!   :]
Restano, invece, interessanti i dati sugli indici di gradimento di Goldrake, che erano numericamente bulgari  ^_^




7 commenti:

  1. Si vabbè, e come mai nessuno critica gli attuali programmi televisivi. Ho acquistato il televisore di recente dopo 12 anni di rinuncia e mi sono reso conto del degrado totale: solo spregevoli televendite fatte anche dalle TV locali che negli anni 70 trasmettevano qualcosa di buono (vedi antenna 3 e telelombardia). Evidentemente il marciume imprenditoriale e mafioso di Silvio Berlusconi ha fatto presa anche sulle cosidette TV libere. Insomma ho acquistato questa TV solo per vedere qualche partita ma credo già che la regalerò

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  2. Che strano, la rappresentazione non manichea dei buoni e dei cattivi io l'ho sempre vista come una caratteristica degli anime robottonici.
    In ogni serie di Nagai da Goldrake a Space/Jetta robot, c'era sempre almeno almeno una puntata in cui il comandante nemico era un gran bravo tizio, o quantomeno un "onorevole" avversario da rispettare.
    Alcuni comandanti di Vega, Takeru, Kerubinus, ecc., ma non solo Nagai, c'erano pure Daitarn 3, Star Blazers e infine Gundam, dove cattivi non ce n'è proprio.
    Io son cresciuto coi telefilm di Zorro, che adoro peraltro, e lì sì che c'era il manicheismo, con gli alcaldes bastardones che angariavano i peones. :D

    I tuoi articoli mi hanno fatto capire che centrodestra e centrosinistra, a parte qualche lodevole eccezione, sui robottoni si trovavano d'accordo su tutto, ancorati agli stessi luoghi comuni. Convergenze parallele...

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    1. Quello che mi è oscuro è come ragionassero i giornalisti del periodo.
      Sei in una redazione di un quotidiano/settimanale/mensile, c'è da fare un articolo sui cartoni animati giapponesi.
      Non ti interessa l'argomento?
      Non scrivi l'articolo.
      Ti interessa l'argomento?
      Ti informi. E come fai ad informarti?
      Ti guardi qualche puntata consecutiva, cerchi info da qualche parte, se non le trovi vai all'ambasciata giapponese e chiedi una fonte diretta.

      Quello che non fai è scrivere cose a caso... anche se l'argomento non ti interessava...

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  3. Anch'io amavo molto Zorro e non me ne perdevo una puntata. L'attore Guy Williams pur essendo di origini italiane impersonava fantasticamente il personaggio dalla parte dei più deboli. L'altro dovrebbe essere Robin Hood ma non mi risulta abbiano mai fatto telefilm giornalieri su di esso, e comunque sia è un eroe legato alla cultura anglosassone. Mentre non capisco il ruolo affidato ad Alain Delon per un film su Zorro! Alain Delon proprio eroe proletario non è lontanamente immaginabile

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    1. Su Robin Hood c'era un esilarante telefilm di Mel Brooks ^_^

      https://en.wikipedia.org/wiki/When_Things_Were_Rotten

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    2. Il miglior Sceriffo di Nottingham prima di Alan Rickman...

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  4. Mel Brooks è stato un mostro sacro del genere comico demenziale degli anni 70. Io credo che miti come lui non ne verranno più fuori, seppur anche in Italia comici come Totò, Raimondo Vianello o Walter Chiari erano davvero irraggiungibili. Ma anche il primo Abantantuono non era male, ho visto di recente i fichissimi del povero Carlo Vanzina e mi ha divertito tantissimo. Un po' come le commedie di serie b degli anni 70 credo che i films di Vanzina col tempo verranno rivalutati

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