CERCA NEL BLOG

giovedì 28 luglio 2016

Go Nagai Robot Collection 106 Ministro Dantos


"Tu quoque, Gandal e Zurili, fili de put..."
Questo direbbero i latini se avessero visto la 55esima e la 56esima puntata di Goldake, dato che i due comandanti, pur di non sfigurare davanti a Vega, compiono il più classico e bieco tradimento verso Dantos. Arrivano a buttare alle ortiche la più facile delle vittorie contro l'odiato Goldrake, ma presevare l'onore viene per loro prima di tutto, ed in questo atteggiamento assai tafazziano c'è molta emotività nipponica, ma anche italica.
C'è da dire che il ministro Dantos dovrebbe essere l'esempio su come NON ci si comporta quando si entra a far parte di un nuovo contesto lavorativo, perchè in fondo anche quello della Skull Moon di Vega è un ambiente di lavoro. Non puoi arrivare e prendere a pesci in faccia tutti quelli che ci hanno lavorato fino a quel momento, anche se i loro risultati operativi sono scarsi. Inoltre, se quelli che stai irridendo, di colpo ti appoggiano davanti al capo, dovrebbero iniziare a suonarti mille campanelli d'allarme nella tua testolina  :]
Ma Dantos non era abbastanza accorto, temo... anzi, tolgo il "temo"  :]


Dantos e Vega assistono attoniti all'inizio della distruzione del loro pianeta natale, da notare che il re lo chiama"DantUs"  >_<
Vega chiede al suo ministro della difesa se può fare qualcosa per salvare il pianeta, ma non poteva chiamare Bertolaso? Tanto non deve più fare il sindaco di Roma  :]



Quindi Vega e Dantos arrivano sulla Luna (nella puntata successiva, dopo aver lanciato King Gori), e non è che Gandal e Zuril siano poi molto contenti di vedere il ministro della Difesa...
Anche Zuril lo chiama DantUs, lo chiama anche in altri modi, però solo col pensiero  :]

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 17 Gran Mammuth


L'importanza del mostro guerriero non è fondamentale nell'economia della serie, ha la fortuna di comparire nelle devastanti ultime due puntate, che sono il finale più epico di qualsiasi serie animata robotica. Resta che il Gran Mammuth ha il mecha tra i più belli dei mostri guerrieri di Mikenes, ma in generale dei cattivi robotici di ogni serie. Non resta molto in video, nell'episodio 55 compare al minuto 13, e lo si vede maramaldeggiare contro Mazinga Z. Nella successiva puntata si palesa al minuto 6 e 13 secondi, sopravvivendo alla furia omicida di Koji Kabuto (quasi neo orfano di padre), una volta tanto pregno di una certa cazzutaggine, per soli un minuto e 12 secondi.
In un'altra punta qualsiasi de "Il Grande Mazinga" sarebbe stato il protagonista assoluto dei cattivi, ma nelle ultime due succedono troppe cose importanti per soffermarsi su un mostro guerriero in particolare.
Darò la precedenza alle immagini del modellino, rispetto ai fotogrammi della sua comparsata animata, perchè è un bel pezzo, c'è come sempre qualche sbavatura, però trovo che sia tra le uscite più valide.





Il Gran Mammuth nel suo box e poi dalle solite svariate angolazioni.

martedì 26 luglio 2016

"Una discoteca anti-Goldrake", di Gianpaolo Martelli - "Il Giornale" 11 maggio 1980



Non sono mai stato un lettore de "Il Giornale", men che meno nel 1980  ^_^ non conosco neppure l'autore dell'articolo, e quindi non mi è consueto il suo stile di scrittura. Detto ciò riterrei che il fine dell'articolo fosse abbastanza canzonatorio, e l'obbiettivo ultimo non erano Goldrake & C. (come li chiama il giornalista), ma i genitori, in particolare quelli di sinistra, più precisamente i genitori radical chic o comunque della borghesia. In pratica un articolo che aveva come soggetto il personaggio di Goldrake e i cartoni animati giapponesi quasi per caso, ma sarebbe potuto essere su qualsiasi altro argomento, l'importante era "sfottere" gli avversari politici. Sia chiairo, cosa che era più che legittima, anche perchè l'autore si limita ad una ironia educatissima, anni luce distante da alcuni articoli che si possono leggere oggi.
Una cosa che non mi è piaciuta molto, invece, è che il giornalista pare concentrare la polemica solo verso i genitori "ricchi" di sinistra, come se i genitori poveracci di sinsitra potessero anche essere incoerenti... ma magari ho equivocato il senso dello scritto.
In pratica l'autore difende Goldrake & C. per dimostrare quanto i genitori di sinistra fossero contraddittori, "rivoluzionari" in politica, conservatori in famiglia, tanto da arrivare ad invocare la censura per un semplice cartone animato. Va ricordato che uno dei primi fomentatori della fobia anti-Goldrake fu un padre che era un parlamentare dell'estrema sinistra ( Silverio Corvisieri ), e molte altre eminenti figure della cultura di sinistra sucessivamente gli si accodarono ( Dario Fo , Michele Serra ). Altri di sinsitra, invece, difesero gli eroi animati nipponici, come sullo schiaramento opposto giornalisti e personaggi famosi di destra li stroncarono o difesero. Fermo restando che praticamente tutti davano addoso agli anime, e che i difensori erano in minoranza, indipendentemente dalla posizione poltica personale.
Anche questo è uno dei tanti articoli che dimostra quanto Goldrake & C. erano diventati protagonisti delle notizie giornalistiche, tanto da essere usati per fare polemica con gli avversari ideologici. Bisogna considerare anche che l'articolo campeggiava a pagina 5 del quotidiano, che mi pare di aver capito (consultandone più e più settimane) ospitasse le gli articoli sulla cultura, quelli che negli altri quotidiani erano in "terza pagina" (magari ho interpretato male il tipo di impaginazione de Il Giornale).
Devo ammettere che all'inizio mi si erano rizzati i capelli in testa nel leggere l'articolo, non mi pareva fosse vero che si potessero scrivere cose di questo tipo, poi man mano ho compreso che il tono era da prendere in tutt'altra maniera  :]
Gianpaolo Martelli esagera subito il potere dei bambini, tanto per far capire che i genitori non erano in balia di energumeni prepotenti, gli si poteva dire anche di no.
Anche in questo articolo fanno capolino i famigerati 600 genitori di Imola:
600 genitori di Imola 1
600 genitori di Imola 2
600 genitori di Imola 3
600 genitori di Imola 4
600 genitori di Imola 5


lunedì 25 luglio 2016

DVD sul catch giapponese - Mondo Home Entertainment 2005


Capita che risistemando i DVD salti fuori qualche vecchio acquisto di cui ci si era dimenticati, tipo il DVD con gli incontri del catch giapponese!
Questo DVD faceva parte di una collana di una decina di supporti, quando lo comprai rcordo che non era l'unico sullo scaffale del Mediaworld, ma alla fine, nonostante il prezzo più che ragionevole, presi solo quello con l'Uomo Tigr.... ehm... con Tiger Mask in copertina. E devo dire che non sbagliai. Certo, è divertente rivivere quell'atmosfera, risentire il mitico Tony Fusaro che si inventava le cose (ma ci tornerò più sotto), rivedere alcuni personaggi che diventeranno dei piccoli miti, ma i combattimenti erano veramente pallosi... poi c'erano i momenti pieni di azione, ma capitava che per svariati minuti non succedesse nulla.
Ai tempi, però, intorno ai primi anni 80 (1982?), questi incontri di catch erano una novità assoluta. Venivano trasmessi da piccole tv private locali (penso prima del circuito "Euro TV"), ed anticiparono di qualche anno gli incontri del wrestling statunitense trasmessi da Italia 1 con il commento di Dan Peterson, inoltre si ricollegavano ai cartoni animati giapponesi dell'Uomo Tigre. E poi si menavano, si menavano di brutto... trovo che questi incontri sembrino più reali di quelli statunitensi, che risultano chiaramente delle americanate.
Senza contare che venivano presentati anche gli incontri femminili!!!
Terribili quelle grida disumane, ancora tremo nel riascoltarle...
Il commento era affidato alla voce italica di Ken Hayabusa detto il Falco, cioè Tony Fusaro, ma questo lo apprendemmo solo negli anni a seguire. Al momento lui era solo la voce del catch, quello che ci spiegava le mosse, traduceva le interviste, stabiliva i collegamenti dal Giappone.
Perchè era tutto in diretta!!!
Vabbè... magari non proprio in diretta diretta, può essere che ci fossero alcune settimane o mesi di differita, ma non contava molto. Per noi era in diretta, visto che vedevamo tutto per la prima volta in assoluto.
Pensavamo che gli incontri di Naoto Date contro i lottatori di Tana delle Tigri fossero un'invenzione, ed invece esistevano veramente!
E' facile oggi (o quando uscirono i DVD) fare dell'ironia sul commento di Tony Fusaro e dei suoi assistenti (il maestro Paolo Angeli o Cristina Piras), che probabilmente commentavano le immagini vedendole per la prima volta assieme a noi, però c'è da dire che quando si è dei pionieri in qualcosa non è facile essere esenti da errori. Ipotizzo che alla redazione di Tony Fusaro arrivassero i nastri con gli incontri, magari non datati, e che loro dovevano cercare di contestualizzare guardando solo le immagini, un po' come fecero Malaspina e compagni con il doppiaggio di Goldrake.
E' comunque sempre bello sentire Fusaro che si collega in diretta con un qualche palazzetto di Tokyo, o che ci spiega una mossa  :]
Un effetto di quelle trasmissioni, che mi pare avvenissero il sabato sera in seconda serata, come si direbbe oggi, fu quello dell'emulazione da parte di noi maschietti delle medie. Infatti in classe si ricreava un ring con i banchi, e ci si pestava di santa ragione, rispettando, però, le regole che ci aveva insegnato Tony Fusaro. In quei frangenti i professori non c'erano mai...
In questo DVD ci sono sei incontri maschili e due femminili, come al solito ho immortalato qualche scena (tipo un centinaio), tra quelle che mi son sembrate più epiche.
E cosa c'è di più epico di una scritta in giapponese stretto che annuncia lo scontro tra due tigri?!


Questo incontro, valido per il campionato mondiale pesi medio/alti/bassi/cosìcosì della WWWGHXYZ (se lo diceva Fusaro potrò inventare anch'io, no?), era commentato anche dal maestro (di cosa?) Paolo Angeli.
Dato che la presenza di due lottatori con nomi simili poteva, secondo i due, confondere i telespettatori (perchè?), decisero di chiamare il beniamino del pubblico, Tiger Mask, con il suo soprannome: Hero.
Peccato che, almeno per la prima parte dell'incontro, non lo pronunciassero in inglese, ma come era scritto  :]
"Ero" "Ero" "Ero"!  ^_^


domenica 24 luglio 2016

Yakuza, un'altra mafia



TITOLO: Yakuza, un'altra mafia
AUTORE: Giorgio Arduini
CASA EDITRICE: Luni Editrice
PAGINE:  670
COSTO: 28€
ANNO: 2016
FORMATO:  21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': ancora disponibile a Milano
CODICE ISBN: 9788879844765

Questo saggio è più unico che raro, in quanto il tema della yakuza non è praticamente mai trattato in testi in italiano, nessun libro, inoltre, è tanto attuale come questo. Vecchie pubblicazioni, che non sono riuscito mai a recuperare, arrivano a trattare fino agli anni 70/80, mentre questo libro giunge ai nostri giorni. Infine è dettagliatissimo, tratta sia il punto di vista storico, partendo dal 1100, che i lato sociologico, ma si sofferma molto anche sulle mere questioni di cronaca giudiziaria. Quanto sia dettagliato lo scritto è dimostrato dal numero di note presenti, ben 2552, per un totale di 174 pagine contenenti solo note.
Ecco, una delle due critiche che mi sento di muovere al libro riguarda proprio le note, che non sono poste a fondo pagina, ma alla fine del capitolo, cosa che impone un continuo avanti ed indietro, di cui alla fine ci si stanca, non andando più a consultarle. Più comodo per il lettore sarebbe stato porle a fondo pagina, visto il loro numero mostruosamente alto. L'altra unica critica riguarda l'assenza di un pur minimo dizionario dei termini giapponesi. La prima volta tutti i termini riguardanti la yakuza o la società giapponese sono ben spiegati, solo che un saggio di 670 pagine non si legge in poco tempo, e magari si ritrova un termine 100 pagine dopo oppure un settimana dopo averlo letto. “Bosozoku”, “boryokudan”, “oyabun”, “kobun, “yobitsune” sono tutti termini che più o meno un lettore di materiale sul Giappone ha già sentito, ma tanti altri termini che l'autore spiega mi erano sconosciuti. Aggiungere una decina di pagine con le parole giapponesi più usate nel libro non credo che avrebbe aumentato di molto il costo del libro, ma lo avrebbe reso di certo più facile da leggere. Sia chiaro, la sua lettura non è per nulla difficoltosa, l'autore scrive in maniera comprensibilissima, il mini dizionario sarebbe stata una buona idea, la ciliegina su una torta già squisita.
Mi fermo qui con le uniche due critiche che mi son sentito di muovere, perché per il resto il saggio di Giorgio Arduini è interessantissimo.
Già dall'introduzione, che funge da primo capitolo, ho capito che questo era proprio il libro sulla yakuza che avrei voluto leggere da sempre, infatti l'autore riepiloga i film, telefilm, anime e manga che trattano della yakuza. Quindi si potranno leggere titoli e personaggi che un po' tutti conosciamo.
Il secondo capitolo inizia con un breve riassunto storico che parte fin dal 1100, per arrivare al 1600, in epoca Tokugawa, da cui ricomincia la ricostruzione storica delle origini della yakuza. Infatti i membri di oggi della yakuza si beano d'essere i difensori dei più deboli, come lo erano i briganti del XVII secolo, i “kyokaku” (“persona cavalleresca”). Per spiegarne la figura storica l'autore racconta le storie di due kyokaku: Ude no Kisaburo e Banzuin Chobe.
La pax Tokugawa generò masse di ronin che vagabondavano per il paese, alcuni di loro si riunivano in bande chiamate “kabukimono” (“persone folli”). A questi si unirono gli “hatamoto yakko”, samurai scontenti dal trattamento avuto dai daimyo Takugawa. Tutti questi gruppi sfidavano il nuovo potere costituito imperversando sulla popolazione inerme. A difesa dei cittadini, i “chonin”, cioè i nuovi ricchi mercanti, si schierarono i “machi yakko” (“servitori/difensori della città”). Gli yakuza si ritengono i discendenti dei “machi yakko”, che difendevano i mercanti disprezzati dai Tokugawa. In realtà la yakuza deriva da due gruppi di malviventi dell'era Tokugawa: i “tekiya”, venditori ambulanti che vivevano di piccole truffe; i “bakuto”, gruppi di giocatori d'azzardo.
L'autore spiega dettagliatamente il ruolo ed il significato del nome di questi due gruppi. Tra le tante informazioni e curiosità c'è, ovviamente, anche quella sull'origine del nome yakuza.
Riassumendo un po' la spiegazione originale:
yakuza deriva dal gergo bakuto riguardante il gioco di carte “oicho kabu”, una specie di black jack, dove il massimo del punteggio è 19. Le carte distribuite sono tre, se queste sono un 8-9-3 (ya-ku-san) si ottiene una combinazione inutile e perdente, “senza valore”. Infatti gli yakuza si considerano “senza valore” rispetto al cittadino comune, in quanto è grazie a loro che essi sopravvivono.
In questa prima introduzione al mondo formale della yakuza l'autore descrive altri aspetti:
i tatuaggi; il “mon” (blasone); il rapporto superiore/padre (oyabun)-inferiore/figlio (kobun); il jiri e ninjo tra gli yakuza; il “kao” (prestigio) in relazione con il “jingi” (umiltà); le sanzioni interne alla yakuza.
Riguardo ai tatuaggi si può leggere tutta la storia del loro essere considerati negativi o positivi. Negativi in quanto in più periodi della storia del Giappone marchiavano a vita un delinquente. Tra le tante informazioni interessanti è ben spiegato il legame tra i tatuaggi, i pompieri del periodo Edo ed il mondo della criminalità
Il jingi nasce tra gli artigiani ai tempi dei daimyo. Lo scopo era quello di regolare i rapporti tra artigiani che si incontravano per la prima volta, quindi queste regole di “umiltà” (jingi) evitavano che si creassero dissidi e gelosie. Solo la yakuza ha mantenuto questi protocolli di saluti reciproci.
Sono riportati i rituali jingi tra capi yakuza quando questi si incontrano.
Riguardo le sanzioni interne alla yakuza il capo clan (oyabun) ha la possibilità si punire il sottoposto (kobun) tramite varie gradi di severità. Dalle semplici scuse, alla rasatura del capo, le punizioni corporali, l'espulsione o la morte, oppure la punizione che tutti conosciamo: lo “yobitsume” (taglio/accorciamento del dito).
L'autore spiega la storia di questa pratica, comprese la due discordanti origini, la prima che la fa risalire ai biscazzieri, la seconda alle prostitute.
Nel caso in cui uno yakuza venga semplicemente espulso dal proprio clan (magari momentaneamente) esiste un format della lettera di allontanamento, che si chiama “hamon jo” (“lettera di scomunica”), ed anche una lettera “di ripresa della relazione”, la “fukuen jo”.
L'atto che suggella la fratellanza tra due yakuza si chiama “sakazuki shiki” (“la cerimonia delle tazze di sake”), ha anche lo scopo di sancire una alleanza o serve come cerimonia per l'ingresso di nuovi membri. 



L'ultimo paragrafo spiega come in epoca Tokugawa le ingiustizie subite dai fuori casta (eta e hinin) li spinsero a far parte, a vario titolo, della nascente yakuza. Durante questa esauriente trattazione viene spiegata (da pagina 108 a pagina 115) l'origine storica degli eta, risalente già all'epoca Yamato, e poi modificatasi (in peggio) in epoca Nara. Sui burakumin l'autore tornerà nel quarto capitolo, quello più a carattere sociologico.
Il terzo capitolo è prettamente storico, e consta di 210 pagine, partendo dall'era Tokugawa, per arrivare fino ai giorni nostri. Ovviamente si passa da una narrazione storica, il passato remoto e recente del Giappone, ad una cronaca giudiziaria, dagli anni 50 ad oggi, in cui gli scandali di corruzione politica e gli scandali finanziari si susseguono uno all'altro. 

venerdì 22 luglio 2016

Go Nagai Robot Collection 105 Udaru


E' chiaro che io sia stato mal interpretato quando affermavo che l'uscita numero 105 di questa settimana sarebbe slittata di sette giorni, intendevo dire che sarebbe uscita puntualmente, non per nulla c'era la data del 21 luglio  >_<
In generale i mostri Aniba non sono particolarmente attraenti nè potenti, e questo Udaro non è l'eccezione. Mi son dovuto riguardare la puntata per inquadrarlo, ed il combattimento non resterà nella storia degli scontri robotici, addirittura il solo Hiroshi trasformato in cyborg riesce ad atterrarlo con un calcio alla fronte.
Direi che il modellino non è brutto, sempre considerando la marginalità del soggetto, molto marrone, quindi meno esposto alle sbavature, però il viso non è malaccio, abbiamo visto di molto peggio.
Come accennavo sopra mi son dovuto riguardare la puntata, ed ho riscoperto la performance della guest star Dottor Bers, che, dopo essere stato rapito dalla Regina Himika, finisce con il perorare la causa dell'impero Yamatai. Infatti Himika gli racconta di quanto il suo popolo fosse pacifico (non per nulla lei sacrifica tutti i passeggeri di un volo civile per rapire il Dottor Bers), ma dei sanguinari invasori li sconfissero ed obbligarono a rifugiarsi nelle viscere della Terra.
Da come inizia la puntata si capisce subito che il modellino qui sotto esposto avrà solo il compito di essere sconfito da Jeeg, mentre la storia avrà come protagonista il triangolo diplomatico formato da Himika, il Dottor Bers ed il personale della Base Antiatomica (cioè gli umani).
Infatti Himika vuole che il Dottor Bers si rechi dagli umani per "trattare" la restituzione della campana di bronzo(!), e la resa del governo giapponese(!!), in modo che lei possa a tornare a regnare sui suoi antichi possedimenti.
Dico... i giapponesi ci hanno messo svariati decenni per fare uno straccio di scuse appena appena serie alle vittime della guerra del pacifico, e vi aspettate che si assumano la colpa per misfatti compiuti migliaia di anni prima?
Mica furono loro ad aggredire il regno Yamatai, furono gli Ainu oppure gli Emishi  :]
Una richiesta ragionevole, così ragionevole che il Dottor Bers accetta di farsi promotore dell'iniziativa "diplomatica".


La cosa che colpisce (o almeno ha colpito me) è come Himika racconti gli eventi che portarono al loro confinamento sotterraneo. Oggi la si chiamerebbe "narrazione", cioè Himika reinterpreta la storia facendo passare il popolo Yamatai per vittima, mentre i antenati dei giapponesi furono i carnefici. Un po' come fanno i giapponesi riguardo alle invasioni delle nazioni asiatiche durante la seconda guerra mondiale...
Nel racconto di Himika ci mancava il milione di posti di lavoro, gli aerei e i ristoranti sempre pieni, e, con una spruzzata di abolizione del Senato, l'avremmo promossa direttamente nell'agone politco italiano  :]
Il fantasioso racconto di Himika è accompagnato dai classici disegni senza animazione, ma molto dettagliati, la prima parte del racconto è illustrata con scene pacifiche, la seconda mostra l'aggressione subita dal popolo Yamatai.
Peccato che nella prima puntata fu il professor Shiba a spiegarci quanto spietato fosse il regno Yamatai, certo, potrebbe essere pura disinformatia nipponica...
Ovviamente io parto dal presupposto che il professor Shiba, in quanto facente parte dei buoni, avesse raccontato la verità al figlio. Figlio su cui aveva fatto esperimenti di modificazione cibernetica, a cui aveva mentito fin dalla tenerà età, verso il quale non aveva mai provato a comportarsi come un padre... vabbè... io credo comunque al professor Shiba  >_<
Mi son preso la briga di riportare le parole della Regina Himika:
"Molto tempo fa Yamatai era un regno felice(!), la vita del mio popolo era una vita semplice(!!). Si lavorava la terra(!!!), si spargeva il seme (O_o), si raccoglievano le messi (Lionel?). La pace era nei nostri cuori(!!!!), poi, un brutto giorno... uomini malvagi armati di terribili strumenti di morte (sigh...) ci assalirono, e del felice regno Yamatai nulla rimase (sob...). Trovammo scampo nelle viscere della terra".


Scopriamo quindi che il popolo Yamati fu un popolo di profughi, i siriani o i curdi gli fanno un baffo.
Terminate le immagini che accompagnavano il revisionismo storico di Himika, questa passa ad un tono un pelino più minaccioso, mettendo da parte i buoni sentimenti:
"Io non ho dimenticato quell'orribile strage... Dottor Bers... I discendenti di coloro che distrussero il mio regno, oggi governano il Giappone e saranno loro a pagare. La mia vendetta sarà terribile, come terribili furono le atrocità che la mia gente ebbe ingiustamente a subire".

Ma cosa diceva, invece, il buon professor Shiba nella prima puntata?
Un giorno scopersi in una grotta una campana di bronzo. Decifrate le antichissime iscrizioni che la adornavano, seppi che è esisitito un popolo avanzatissimo tecnologicamente, ma la scienza non era usata per rendere la vita più facile (come da noi...) a tutti, bensì per la sopraffazione dell'uomo sull'uomo. Era il regno Yamatai, governato dalla perfida Rregina Himika".

Ma forse è meglio partire dall'inizio della puntata, che vede il Dottor Bers bello tranquillo farsi un voletto.

giovedì 21 luglio 2016

Go Nagai Robot Collection 104 Comandante Mineo


Puntualmente con una settimana di ritardo è arrivata la comandante Mineo, la prima aliena della serie che si innamorerà perdutamente di Actarus, annoiando a morte la giovane platea maschile del 1978, ma facendo sognare quella femminile, che ne seguirà l'esempio :]
Prima di addentrarmi nella valutazione del modellino, confermo la notizia che è stato allegato il terzo raccoglitore per i fascicolini-ini-ini.
La precedente uscita della GNRC (103) ci aveva regalato una Mayumi veramente di ottima fattura, ergo era nata una nuova speranza (cit.) per l'avvento di un'era di benessere e felicità, ma, soprattutto, di modellini qualitativamente migliori. Mineo, o almeno il mio pezzo, mi ha fatto tornare coi piedi a terra. Non che sia proprio brutta, si è visto ben di peggio, però non è ai livelli di Mayumi, specialmente se si considera che il modellino della bamnina era molto più piccolo.
La colorazione di Mineo non è buona, peccato che sia stata incollata pendente all'indietro, il collo sia storto e non del tutto inserito nel busto, infine la mano alla fronte è esageratamente distante... se a naja avessi fatto un saluto così ai superiori, sarei finito direttamente in punizione...
Peccato, perchè l'idea di immortalarla durante il saluto militare era una buona, scena che corrisponde ad una delle primissime immagini della sua apparizione.
La teroia è una cosa, la pratica è spesso difforme dalla prima.


Questa sotto è l'immagine teorica tratta dal sito della Gazza, che poi sono le stesse che si trovano nel fascicolino-ino-ino-ino.
Bellissima, perfetta, amanuense.


 La realtà da 12,99€...



Da questa posizione si nota ancor di più quanto sia esageratamente distante la mano dalla fronte.

mercoledì 20 luglio 2016

"Capitan Harlock, le mie avventure a fumetti" (1979) - SECONDA PARTE



In questa seconda parte del cartonato di Capitan Harlock risalta maggiormente la qualità altalenante dei disegni, a tavole veramente belle, invero non molte, se ne alternano tante abbastanza raccapriccianti. Mentre rimane in linea con la prima parte la quasi totale assenza di logica narrativa, senza contare i dialoghi buttati lì a caso. Per esempio è assai spiazzante leggere il dialogo della storia "Il castello stregato nel mare della morte" tra Mayu ed Harlock, in cui lui le dice che, se lo vuole vedere, atterrerà vicino l'America latina, con la bambina che gli risponde:
"Voglio vederti... in una notte sarò lì.".
"In una notte sarò lì"?! O_o
Intanto come può un adulto dotato di astronave essere così poco preciso sul luogo dell'appuntamento? Vicino all'America latina... in Messico o in Argentina?  O_o
E come può una bambina di 5/7 anni arrivarci in una notte? Ammesso di sapere dove debba arrivare...
La medesima storia sarebbe anche interessante, in quanto cita addirittura la leggenda nipponica di Urashima, peccato che alla fine ritroviamo di colpo Mayu sull'Alkadia senza capire come, dove e perchè... chissà se la leggenda della tartaruga/principessa e del pescatore Urashima la inserì la casa editrice italiana oppure è citata nell'epidosio 13 dell'anime, cosa che sinceramente non rammento.
Invece sono sicuro che la storia dal titolo "La lapide ai piedi della Sfinge" (la successiva) derivi da una puntata della serie (la 14), ovviamente adattata e riassunta in sole cinque pagine... ovvio che alla fine divenga un mischione incomprensibile...
Una volta vigeva la regola "tanto è roba per bambini", che permetteva ad editori e produttori di giocattoli di vendere qualsiasi porcata, evidentemente eravamo considerati dei minus habens in pantaloncini corti. Non che io fossi un genio, ma queste pubblicazioni non le apprezzavo per nulla, proprio perchè notavo una enorme discrepanza rispetto alle verioni animate, poi, magari, mi facevo fregare dal gioco in scatola, ma almeno ero capace di discernere tra un bel fumetto Marvel della Editoriale Corno e queste ciofeche italiche.
La prima parte del cartonato:
"Capitan Harlock, le mie avventure a fumetti" (1979) - PRIMA PARTE 

Avevamo lasciato il povero Tadashi alle prese con gli inganni di una mazoniana, che gli faceva credere di essere sua madre, come sarà finita quella storia? 


Non ne ho la più pallida idea, la pagina successiva presenta una storia completamente differente... quella, appunto, a cui accennavo sopra, dove Mayu ha i mezzi per raggiungere Harlock come e dove vuole. Da notare il testo nel riquadro in alto a destra, in cui si preannuncia la continuazione della ricerca delle basi mazoniane da parte di Harlock nello spazio, per poi raccontare una storia ambientata sulla Terra... ok il pianeta Terra è anch'esso nello spazio, però io non l'avevo capita così... questo equivoco sul dove si svolga l'avventura è presente più volte. Il mecha di questi disegni, invece, è assai bello.


domenica 17 luglio 2016

"Mazinga Z alla riscossa" - Mattel 1980


Guardando la confezione sorgono in me le seguenti domande esistenziali:
Perchè tra il nome "Mazinga" e la "Z" c'è una coppia di virgolette?  O_o
Perchè "alla riscossa"?  O_o
Infine, perchè la corna di Mazinga Z sono quelle del Grande Mazinga? O_o
Le domande non finiscono qui, perchè scoperchiando la confenzione e guardando il tabellone di gioco ne nascono molte altre...
Cosa c'azzecca il Ministro Argos?
Lo si vede nei 92 episodi? (visto che il duca Gorgon appare nella 68esima puntata, ai tempi inedita)
Perchè, dopo le corna, anche il missile centrale (aggiungerei anche le ginocchia) è quello del Grande Mazinga?
Ma soprattutto, perchè mai Mazinga " Z è definito "l'invincibile difensore dell'universo?!  O_o
Intanto non è per nulla "invincibile"... visto che alla fine viene ampiamente vinto, anzi, rottamato, non per nulla arriva "sappiamo noi chi" a salvare le chiappe a "sappiamo bene chi"... e poi come faceva a difendere addirittura l'universo se all'inizio manco volava... e non è mai uscito una volta dall'atmosfera terrestre?  O_o
Non commento la qualità dei disegni, se non che potevano mettere immagini orginali giapponesi, visto che avevano pagato tutti i diritti del caso.


Ma le domande non finiscono qui, perchè nel regolamento i signori della Mattel, oltre ad aver preso immagini a caso per la plancia, dimostrano ampiamente di non conoscere i personaggi della serie, in quanto quello identificato come "Dottre Inferno" è sempre il povero Ministro Argos, che non credo avrebbe gradito...
Alla fine il gioco è il classico giro dell'oca, oltre al quale pare proprio che molti creativi Mattel, come le altre aziende concorrenti, non riuscissero ad andare.
Almeno non potevano risparmiarci le pedine a forma di birillo?
Evidentemente no, visto che sono identiche a quelle dei giochi di Goldrake e del Grande Mazinga, anche se quest'ultimo era edito dalla Mondadori. Ma fare quattro piccoli aliantini slittantini? T_T
Quante occasioni perse, quanti giochi che sarebbero potuti essere divertentissimi, ed invece si pensava solo a turlupinare dei poveri bambini rintronati dalla televisione  T_T
Da questo punto di vista le cose oggi sono di certo migliorate, i giochi (o i libri/fumetti) che si ispirano a personaggi televisivi, sono molto più rispettosi dell'orginale e dei clienti minorenni, e dei soldi dei loro genitori.
Le sigle originale e le BGM sono una delle poche cose che si salva della serie, specialmente questa opening  ^_^


         

sabato 16 luglio 2016

Krull: a Marvel super special - 1983



Il colossal fantasy fantascientifico Krull subì il fato di alcuni suoi illustri predecessori come "The Black Hole" e Tron (di cui non ho ancora recuperato nulla degno di nota...), cioè fu un flop clamoroso... ma non furono solo un insuccesso al botteghino, cosa che reputo ininfluente se un film mi è piaciuto, tutti questi lungometraggi furono una vera delusione in fatto di storia e personaggi. Mentre Tron un po' è stato rivalutato per essere stato il primo film ambientato in una realtà virtuale, oltre ad essere il primo (o trai i primi) collegato ad un videogioco, gli altri due sono rimasti solo dei cult flop movie.
Un bravo blogger, come tutti i bravi blogger dovrebbero essere, avrebbe dovuto riguardarsi il film dopo 30 e passa anni, per fare una recensione da vero e bravo blogger... io ci ho provato... lo giuro... ho provato a vederlo due volte... ma mi sono sempre addormentato... ho fallito... T_T
Con questo non voglio dire che il film sia brutto, per esempio la colonna sonora è molto apprezzabile, fine.
La trama è noiosa, lo era nel 1983, lo è restata nel 2016. Inoltre i personaggi sono abbastanza stereotipati, giudizio che si potrebbe dare anche per "Guerre Stellari", se non fosse che quello è un capollavoro incontrestabile. Il protagonista di Krull è quel Ken Marshall del "Marco Polo" televisivo, che per un certo periodo imperversò anche su Topolino, ma questa è una storia che racconterò più avanti. Personalmente trovavo simpatico Ken Marshall, visto che il "Marco Polo" Rai mi era piaciuto, ergo non guardai il film prevenuto, anzi, eppure lui fa una figura abbastanza barbina. Non lo aiutiano gli altri personaggi, pari grado insipidi. Non lo aiutano gli effetti spaciali, che ancora una volta dimostrano che senza un pelino di trama ben fatta sono inutili. Non lo aiuta il cattivo di turno, un mostruso mostro chiamato Mostro (nomen omen) che non è paragonabile neppure ad un gomito di Dart Fener.
Il film si reggeva tutto sulle spalle del protagonista maschile, perchè la protagonista femminile era solo carina, ergo tutta l'impalcatura filmica collassò in un colossale fiasco, e Ken Marshall rimase sotto le macerie...
Non per nulla il colossal hollywoodiano incassò un terzo di quello che costò, 16 milioni di dollari contro 47 milioni spesi.
Come accennavo la colonna sonora si salva, almeno il tema iniziale, mi ricorda un po' quella dei film di Star Trek...

        


Contestualmente al film la Marvel, ben lontana dal suo futuro cinematografico, gli dedicava una speciale a fumetti, che conteneva alcune pagine con approfondimenti  alla trama e che raccontavano qualche curiosità. Pubblicazioni che per gli americani erano, loro fortuna, consuete, mentre da noi erano un miraggio. Il fumetto direi che ripercorre precisamente la trama del film, ovviamente coi dialoghi in inglese, forse è un po' più veloce rispetto al film, direi per fortuna...


Un po' di spiegoni in inglese, a beneficio di chi potrà apprezzare queste perle di saggezza  :]


mercoledì 13 luglio 2016

"Datemi una sigla...", di Antonio Bardagni - Music febbraio 1980


Un anno prima di "Tutto Musica & Spettacolo" il "mensile di musica e alta fedeltà" Music dedicava un articolo alle sigle televisive, e come simbolo di queste metteva in copertina il Goldrake del 45 giri. Considerando che l'articolo di Antonio Bardagni cita appena il successo delle sigle degli anime scoppiato in quei due anni, ma si concentra sulle sigle dei programmi televisivi, partendo fin dal 1954, è un bel esempio di quanto Goldrake avesse fatto far quattrini della case discografiche.
Non per nulla il sottotitolo dell'articolo era:
"... e pareggerò il bilancio. Lo slogan indica chiaramente le caratteristiche taumaturgiche di una sigla televisiva oggi. Ma non è sempre stato così...".
L'articolo nasceva per recensire l'uscita un album formato da tre LP con le sigle televisive più importanti dei precedenti 25 anni, che procedeva in ordine cronologico, da "Casa Cugat" (Pane amore e cha cha cha - canta Abbe Lane) del 1954, fino a "Stryx" (Tony De Vita e la sua orchestra") del 1978. In mezzo c'erano ben pochi titoli degni di nota per noi ex bambini del 1980: Sandokan; Odeon; Non Stop.
Zero cartoni animati, forse anche per una questione di diritti. Probabilmente inserirono tutte sigle per appassionati più "anziani", che si potevano permettere di comprare un cofanetto (si direbbe oggi) di tre LP. Con titoli che ormai nessuno richiedeva più (tranne qualche eccezione), mentre le sigle degli anime si vendevano da sole.
Quindi la parte più corposa dell'articolo recensisce questi LP, e li critica pure parecchio per le canzoni restate fuori, ma anche per gli errori materiali presenti nel depliant allegato (booklet ,si direbbe oggi).
L'unica parte dell'articolo che cita le sigle degli anime è il riquadro dal titolo "Caccia alla sigla", in cui si accenna al successo di Heidi, Furia, "Happy Days" e Remi, ma non è mai nominato proprio Goldrake, il protagonista della copertina!!!
Fa fin sorridere che in questi due trafiletti, riferendosi alla sigla di Happy Days", si scriva:
"Tipico caso dell'americano Happy Days" che trionfafa sul 1° canale mentre sull'altro c'era un cartone animato con sigla della Fonit Cetra".
Ma non poteva chiamarlo "Atlas Ufo Robot"?!  O_o
Come si fa a mettere in copertina un personaggio, e poi a non trattarlo mai nell'articolo? T_T
Magari in qualche altro numero di questa testata, che fino ad ora io non ho rinvenuto, pur avendone sfogliati tanti, ci sarà un articolo sulle sigle dei "cartoni animati giapponesi", ma in questo c'è poca carne al fuoco. Un vero peccato, un paio di pagine in più, visto i milioni di copie di dischi che queste siglette da bambini vendevano, sarebbero state logiche e sensate.


martedì 12 luglio 2016

Le immagini del mio blog si erano spostate più a sinistra del PD...



Tra i tanti temi in cui primeggio in inioranzza c'è anche quello computeristico/informatico, ergo questo post ha il solo scopo di tornare utile a qualche povero/a malcapitato/a a cui di punto in bianco le immagini si siano spostate tutte a sinistra...  T_T
Domenica le imagini erano al loro posto, belle centrate, come sempre, tranne che nei primi post di vita di questo blog. Infatti al mio esordio da blogger mi era sembrata carina l'idea di alternare, in onore alla par condicio, immagini a sinistra, al centro e a destra, ma poi la pigrizia aveva preso il sopravvento. Perchè complicare una cosa semplice?
Nella notte tra domenica e lunedì ci ha pensato Blogspot a complicarmela...
Infatti lunedì mattina, ancor prima che postassi l'album di Heidi (lo preciso in modo che la pastorella svizzera sia sollevata da ogni responsabilità), notavo che tutte le immagini erano a sinistra  >_<
Perchè?!
Ma soprattutto, peeeerchè?!  T_T
Inoltre tutti gli spazi tra le immagini, che in questo blog sono solo quei 2 o 3 miliardi(...), si erano anche allargati...
Partono subito le solite varie imprecazioni, che alla fine non riescono a ristabilire la centrature delle immagini.
Ci tengo a precisare che non avevo effettuato nessunissima modifica alle impostazioni del blog, e neppure eseguito qualsivoglia aggiornamento.
La cosa singolare era che nella pagina di editing (spero che il termine sia corretto) di qualsiasi post, le immagini risultavano centrate!!!


Tralasciando il fatto che mai e poi mai mi sarei messo a rimettere al centro manualmente e signolarmente tutte le immagini del blog, cliccandoci sopra, l'immagine non era spostabile al centro, perchè risultava già in quella posizione.

lunedì 11 luglio 2016

"Heidi" - Album figurine Panini 1978


Direi che questo sia il primo album di figurine Panini dedicate agli anime, ed è abbastanza anomalo, sia come formato (22,5 cm x 24 cm), che non mi pare sarà più ripetuto, sia per la storia presentata. Infatti la trama non parte dalla prima puntata di Heidi, come sarebbe logico e normale, ma dal suo ritorno sui monti dopo la prigionia a Francoforte. Questo fatto potrebbe far pensare che esista una precedente edizione, con la prima parte della storia, ma tenderei ad escluderlo. Principalmente perchè non l'ho mai vista da nessuna parte, inoltre per come è strutturata la storia dell'album, dato che fino alla pagina 28 si segue l'anime, pur con varie modifiche, ma da pagina 29 viene creato un reboot della trama. Intanto la vicenda legata alla salute di  Clara resta in sospeso, la ragazzina teutonica si reca in visita da Heidi, ma non iniziarà mai a caminare, tornando a casa a fine estate. Infine da pagina 29 si riprendono le puntate antecedenti alla vita di Heidi a Francoforte, che quindi non saranno mai mostrate, per raccontare una prosecuzione delle avventure della pastorella svizzera. La cosa buffa è che da "La neve, compagna di giochi" (sesto episodio dell'album) si nota un ringiovanimento della bambina, in quanto le storie presentate riguardano la prima parte della serie. Certo, Heidi nell'anime non cresce tanto quanto Anna Shirley o Candy Candy, le cui storie durano più anni, ma comunque si vede che è più piccola. Altra particolarità è che la nonna di Clara scompare, visto che la vita di Heidi a Francoforte non è mai mostrata.
Probabilmente questa scelta fu effettuata perchè la serie sulla Rete Uno Rai non era ancora conclusa, e quindi non si voleva o non si poteva svelarne il finale. Avrebbe avuto comunque più senso partire con la prima puntata dell'anime, per poi proseguire la storia con una seconda pubblicazione, come fu fatto per Candy Candy (album 1album 2 ).
Con questo album della Panini la pastorella svizzera, simbolo di vita salubre, diventava la testimonial della Danone, che ci voleva propinare, tramite l'allettante prospettiva di avere una bustina gratis di figurine, "budini Dany, yougurt, dessert e formaggi francesi"... formaggi francesi?!  O_o
Ma se è svizzera!!!
Al massimo formaggi svizzero-francesi!  :]
Personalmente non ho mai fatto questa raccolta da bambino, e a casa mia non mi pare si comprassero molti prodotti Danone, però si potevano sforzare un pelino di più a disegnare Heidi... è urrenda...
Non potevano limitarsi ad utilizzare la Heidi disegnata da Takahata?  O_o
Le quattro scan relative all'inserto pubblcitario della Danone le mostro alla fine.


"Heidi torna tra i monti", e tutto quello che è successo prima?!  >_<
L'ho già scritto, ma lo ripeto senza problemi, il momento dell'abbraccio tra Heidi ed il nonno mi commuove ancora  T_T

Cosa sia successo prima che Heidi ritorni sui monti viene più o meno spiegato nel riassuntone di pagina 2.
Da quello che si può leggere pare quasi che le puntate di Heidi siano solo "trasmesse persino nel lontano Giappone", e non che erano prodotte tutte nel lontano Giappone. A dimostrazione che inizialmente non c'era la percezione che fosse un prodotto nipponico al 100%, quando lo sarà inizieranno a piovere gli "anatemi giornalistici".

domenica 10 luglio 2016

"I Greci - Vita greca nell'Acropoli" Soldatini Atlantic (art 1604 scala 1/32) - Unboxing dopo 40 anni


Il dilemma se aprire una confenzione intonsa di soldatini Atlantic mi ha attanagliato per parecchio, specialmente perchè immagino valga di più immacolata, ma poi ho pensato che questo tipo articolo da bambino non mi è mai piaciuto, inutilizzabile in battaglia, ergo mi sono convinto che l'apertura della confezione fosse inevitabile  :]
Dico, cosa te ne fai di soldatini come questi?  O_o
Non starò qui a fare la storia della Atlantic, per questo meglio rivolgersi ai quattro volumi di "Viaggio nell'Atlantic" ( Volume 1, Volume 2, Volume 3, Volume 4 ), mi limiterò a mostrare questa confezione, che incredibilmente è arrivata sigillata fino al 10 luglio 2016!
Una delle caratteristiche di queste confezioni era la parte didattica multi lingue(!), pregio che dimostra la lungimiranza dell'azienda milanese (poi bergamasca). Pregio che io, sinceramente, da bambino non apprezzavo, forse mi infastidiva pure che mi si volesse insegnare la storia durante una sessione di guerra coi soldatini  >_<
Si, ero un bambino superficiale, dedito unicamente all'aspetto ludico  T_T
E' indubbio che la qualità dei soldatini Atlantic era abbastanza scadente (basta vedere le scan più sotto), ma erano molto economici, e permisero a tutti i bambini italiani (e non solo) di poter passare ore ed ore liete, inventandosi battaglie infinite in tantissimi periodi storici differenti.
Accennavo al fatto che confezioni come queste, un articolo non isolato nel panorama Atlantic, io le ignoravo per principio, in quanto erano inutili allo sforzo bellico. Inoltre non ho mai letto lo spiegone storico allegato.
Ergo non ho mai potuto apprezzare il soldatino "dell'agnello sacrificale con fuori le interiora"... ma che schifo!  @_@
Si vede che i decenni passano, è vero che il gioco dei soldatini è scomparso, ma immagino che se esistesse ancora ma e poi mai verrebbe messo in commercio un pezzo così  T_T
Comunque nello spiegone, che si può leggere più sotto, era motivata la presenza di questo povero agnello in polipropilene. Dato che i soldatini di questa serie antica (greci, romani ed egizi) erano tutti arancioni (il colore della plastica utilizzata), veniva risparmiato al bambino il sangue colante e le interiora straboccanti visibile sulla confezione.


Ci sono un sacco di accadimenti che la memoria non ricorda, altri sono lì da qualche parte in attesa di un qualche stimolo visivo o uditivo che li risvegli.
Aprire una confezione Atlantic è un bel refresh mnemonico. Ovviamente viene meno lo stupore fanciullesco, ma si possono appezzare altri aspetti dell'oggetto ludico: la confezione; lo spiegone storico; le foto truculente; la scarsa qualità del soldatini.
Questo mi fa ipotizzare che ci potrebbe essere un fattore causa/effetto tra chi, come me, giocava con questi soldatini di plastica pieni di difetti, e 40 anni dopo si è imbarcato nella "Go Nagai Robot Collection".
Evidentemente nel nostro inconscio/subconnscio/pococonscio i difetti passano in secondo piano, superati dal piacere dell'apertura della confezione   >_<


            

La parte posteriore della scatola presentava il disegno dei singoli pezzi, oltre ad una piccola auto promozione di altri articoli della stessa serie.

sabato 9 luglio 2016

Go Nagai Robot Collection 103 Professor Shiba e Mayumi Shiba


Questa 103esima uscita mi fa crollare una granitica convinzione formatasi nelle precedenti 102, cioè che gli addetti alla colorazione dei modelini fossero mediamente degli incompetenti. Questo a causa delle mostruose sbavature che accompagno tutta questa collezione, poi bisognerebbe capire se questa approssimazione nel colorare i pezzi sia causata dalle condizioni di lavoro o dagli scarsi emolumenti ricevuti, oppure da entrambi...
Il dubbio mi è sorto oggi perchè Mayumi è il pezzo più piccolo della GNRC, solo 4,5 cm di altezza, ed è perfetta!  O_O
Mi ero convinto che l'abilità degli addetti alla colorazione fosse direttamente proporzionale alla grandezza del pezzo, invece è proprio randomica  >_<
Anche il professor Shiba, che indossa l'abito visibile solo nei primi minuti della prima puntata, è colorato bene. Peccato che gli abbiano fatto una mano enorme  T_T
Per qualche strano motivo entrambi i pezzi hanno una postura pensosa/dubbiosa/interrogativa, all'inizio non me ne spiegavo il motivo, ma poi l'ho capito riguardando un paio di puntate (vedi più sotto) ^_^
Oserei dire che Mayumi abbia una posa che tenta d'essere un po' kawaii o moe: ginocchia che si toccano, occhioni enormi, testa più grande del corpo, naso microscopico e bocca inesistente.
Secondo me Mayumi l'hanno appaltata ad un'altra azienda...





Quella non è una mano, è un maglio perforante!


Questo fermo immagine proviene dall'inizio della seconda puntata (Il rapimento di Mayumi), quando la bambina si ritrova in casa il soldato Aniwa che poi la rapisce. E' l'istante in cui confronta la statua vera da quella impersonata dal soldato di Himika, e direi che la posa assomiglia molto a quella del modellino.


La solita galleria fotografica.

mercoledì 6 luglio 2016

TV Sorrisi e Canzoni N° 17 dal 23 al 29 aprile 1978 - Quarta settimana di programmazione di "Atlas Ufo Robot" sulla Rete 2 Rai



Il "TV Sorrisi e Canzoni" con la quarta settimana di programmazione di Goldrake non contiene nulla di particolare, ma ormai mi sono imbarcato in questa panoramica palinsestistica, e quindi la porterò a termine  :]
Anche questa volta non sono presenti neppure i trafiletti su "Atlas Ufo Robot" nei programmi televisivi, mentre c'è Heidi, con la sinossi di due puntate. Più in risalto il telefilm di Tarzan, con tanto di testo della sigla e riassunto di tre puntate. A me piaceva il telefilm di Tarzan, ed ancora di più la sigla, però, valutato con la sensibilità di oggi, doveva essere un coacervo di luoghi comuni razzisti, disinformazione naturalistica e americanate senza fine  :]  Meglio Goldrake sulla Rete 2!
I tre numeri precedenti:

TV Sorrisi e Canzoni N° 14 dal 2 al 8 aprile 1978 - "Atlas Ufo Robot" (genesi della bufala degli anime fatti al computer?), di Paolo Cucco + prima puntata di Goldrake!

TV Sorrisi e Canzoni N° 15 dal 9 al 15 aprile 1978 - Seconda settimana di programmazione di "Atlas Ufo Robot" sulla Rete 2 Rai 

TV Sorrisi e Canzoni N° 16 dal 16 al 22 aprile 1978 - Terza settimana di programmazione di "Atlas Ufo Robot" sulla Rete 2 Rai 

Purtroppo l'inserto dei programmi locali non è della zona di Milano, purtroppo per me, ed è costituito solo da una pagina per giorno, evidentemente solo a Milano c'erano così tante tv private da giustificare due pagine.
Come al solito ho omesso alcuni articoli che, a mio avviso, risultavano poco interessanti, come lo sarebbe quello su Ugo Pagliai, di certo un grande attore teatrale, ma che per un bambino di 9 anni, non era proprio un idolo  :]  ma comunque ho inserito l'articolo a lui dedicato, in quanto è il protagonista della copertina.
Più curiiso un articolo sui mostri del cinema, tutta roba stra vecchia, come stra vecchi erano i film che ci venivano propinati.
Io non ricordo molto il telefilm per ragazzi "Le isole perdute", ma so che ha un certo seguito di nostalgici (sempre in senso buono), che saranno contenti di leggere un articolo di due pagine . Probabilmente pubblicato in occasione delle ultime puntate, visto che quella in onda lunedì 24 aprile s'intitola "La vendetta", la terzultima della serie.
Ultimo articolo sulla trasmissione Rai "Sud e magia", abbastanza deprimente...
Ma il pezzo forte di questo numero 17 di "TV Sorrisi e Canzoni" è la pubblicità in ultima pagina, posso solo dire: La vogliooooooooooooooooooooo!!!!




Consiglio la lettura del testo sottostante, chiaro esempio di come si stimoli un acquisto assolutamente non necessario :]
Gli optional sono eccezionali, e poi la si poteva portare ovunque, anche allo stadio!  :]
9 transistor (!), 8 diodi(!!) e un intero circuito integrato!!!
Per una potenza di ben 700 milli watt!!!   T_T

lunedì 4 luglio 2016

Francobolli di Heidi, Gundam RX78, "Conan il ragazzo del futuro"


Non sono un filatelista, ma spesso non riesco a resistere all'acquisto compulsivo di materiale inerente le vecchie (T_T) serie, ergo, quando mi capita un foglio di francoboli degli anime, se ha un prezzo non da Gronchi rosa(...) me lo accatto, ma questo capita raramente. Capita di rado perchè, non so per quale motivo economico/finanziario/collezionisitico/cambistico, ti senti chiedere sovente almeno 25 euro.. e più è famosa la serie, più alto è il prezzo... vorrei tanto sapere quanto costano in originale.
Oltre al lato affettivo legato all'anime, questi francobolli sono inglobati in fogli graficamente molto attraenti.
Probabilmente sono così attraenti solo perchè contengono le immagini del tuo anime preferito ^_^
Oltre ai francobolli, che non sempre ripropongono scene dell'anime di riferimento, è sempre presente un'immagine più grande della serie, e penso sia l'esca per i fan...
In alcuni casi il foglio (che forse ha un nome specifico, che mi è sconosciuto) commemora un qualche anniversario della serie, in altri casi vi sono legate altre manifestazioni o eventi, di norma a carattere scientifico, ma non sempre, come si può notare da quello del Gundam qui sotto.
In Giappone gli anime e i manga te li servono in ogni salsa,  e di certo non poteva mancare la filatelia, nel novero delle infinite cose da collezionare :]
Per il resto non è che io possa aggiungere poi molto, sia perchè non sono un collezionista di francobolli, sia perchè non so leggere il giapponese  >_<
Quindi, ogni tanto, mi limiterò a postare qualcuno di questi fogli.
Ma prima o poi invierò una cartolina con il francobollo di Lepka!    :]




Nel foglio del Gundam era allegato, unico tra quelli in mio possesso, anche questo fogliettino aggiuntivo con la spiegazione, ovviamente in giapponese  :]
A beneficio di chi può leggerlo  ;)


sabato 2 luglio 2016

"Ufo Robot Raggi Cosmici" puntate 1°/2°/3°/4°, di Grazia Nidasio/Giorgio Bagnobianchi/Tiziano Sclavi - "Corriere dei Piccoli" numeri 21/22/23 e 24/25 dal 23 maggio al 20 giugno 1979


Alla fine anche l'istituzionale "Corriere dei Piccoli" dovette prendere atto della fama di Goldrake, probabilmente inondati di tonnellate di disegni e domande che i bambini gli inviavano, omaggiando il primo robottone sbarcato in Italia di ben quattro articoli da quattro pagine l'una. A dire il vero solo nella prima puntata si parla espressamente di Goldrake, le altre tre sono incentrate sugli ufo in generale, sulla fantascienza e la tecnologia.
Nonostante ad "Atlas Ufo Robot" sia dedicata solo il primo articolo, e nonostante l'articolo si componga di brevi trafiletti, e nonostante non tutti i trafiletti della prima puntata siano su Goldrake, non mancano le perle  :]
In primis la solita mega bufala sull'uso del computer per i "cartoni animati sugli Ufo Robot". Sarebbe stato bello che una rivista legata al "Corriere della Sera" smentisse questa panzana, però se non lo facevano neppure sul Corsera, perchè avrebbero dovuto scriverlo sul Corserino?  ^_^
A parte questa assurdità, che era ormai diventata verità incontrovertibile, nei trafiletti non si fanno citiche ai contenuti di Goldrake, anzi, si possono leggere tra le righe anche dei complimenti.
Actarus viene equiparato ad Achille, mentre il secondo aveva il punto debole del tallone non invulnerabile, il primo lo aveva nella "macchia" di Vegatron sulla spalla.
Il fatto di chiamare "macchia" quella che era una semplice cicatrice, dimostra che chi scriveva questi articoli, espressamente dedicati ai bambini, non si poneva il problema di incorrere in errori che i lettori avrebbero di certo riconoscuto. Sarebbe bastato fermare un bambino per strada e chiedergli cosa fosse quella "macchia" sulla spalla di Actarus per evitarsi una piccola figuraccia:]
Lo scopo ultimo degli articoli era anche educativo, motivo per il quale non gradivo leggere il "Corriere dei Piccoli"... perchè voler sempre e comunque cacciar dentro nozioni anche nei fumetti?
Comunque, con il senno di poi, l'idea non era malaccio. I trafiletti spaziano un po' su tutto lo scibile fantascientifico/tecnologico, compreso "Guerre Stellari". Mentre la prima puntata è su Goldrake, le altre davano qualche cognizione scientifica ai giovani lettori sul raggio laser, i robot egli avvistamente di ufo. Stranamente manca una puntata sui computer, che vennero considerati messi assieme ai robot.
Dopo un breve incipit sul successo di Goldrake, di cui i lettori erano già ben consci, parte il trafilettino con  l'affaire cartoni animati giapponesi fatti col computer, la cui genesi va ricercata nel primo articolo di Paolo Cucco sul TV Sorrisi e Canzoni N° 14 (dal 2 al 8 aprile 1978).
Una bella caratteristica di tutti questi trafilettini è che sullo sfondo c'erano i disegni dei bambini, alcuni veramente belli, magari fossi stato anch'io così bravo  T_T



Sono solo nove striminzite righe, ma non manca nulla :]