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domenica 26 febbraio 2023

Star Trek, foto di gruppo con astronave



TITOLO: Star Trek, foto di gruppo con astronave
AUTORE: Franco La Polla
CASA EDITRICE: Editrice Punto Zero
PAGINE: 136
COSTO: 1€
ANNO: 1995
FORMATO: 22 cm x 16 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788879400114


Ho trovato questo saggio ad un mercatino, il fianco era parecchio rovinato, ma con un po' di colla si sistema e ad un euro lo si porta a casa  ^_^
Tra l'altro, grazie a questo titolo, mi sono reso conto che non avevo postato (rimedierò a breve), nonostante siano in mio possesso dai tempi della pubblicazione (comprati in Feltrinelli piazza del Duomo!), gli altri due saggi pubblicati successivamente dall'autore:
"Star Trek, il cielo è il limite" (1998);
"Star Trek al cinema" (1999).

Quindi, involontariamente, con questo primo saggio del 1995 di Franco La Polla ho completato la sua trilogia su "Star Trek".
Lo scritto si legge velocemente, seppur talvolta vengano usati dei termini e dei concetti non facilissimi per un lettore con il mio livello culturale. Per esempio il quinto paragrafo ("Due terrestri ed un vulcaniano") sulla psicologia dei personaggi è un po' ostico. Tra l'altro nel medesimo paragrafo si può leggere il termine "traligna", che pensavo fosse un refuso... a parte qualche punto un po' oscuro, la lettura è piacevole.
Mi pare ci siano punti in cui si dia per scontata la conoscenza di precedenti scritti o articoli in lingua inglese, questo non inficia la lettura, ma qualche volta ti lascia spiazzato... probabilmente il saggio fu scritto pensando al gruppo dei fan di "Star Trek Italian Club", citati nei ringraziamenti, che immagino avessero accesso ad approfondimenti non in italiano e non disponibile per un fan della primissima ora come me.
Questa di cui sopra è una mia ipotesi. 



Quando l'autore scrisse questo primo saggio, probabilmente il primo in Italia, oltre alla serie classica (e ai cartoni animati), erano stati prodotti solo i film e la serie successiva "Next Generation", quindi questo suo commento finale a pagina 11 si è dimostrato assai lungimirante.
E' questo un aspetto che motiva, a mio avviso, l'acquisto di una saggistica datata, cioè leggere analisi su "Star Trek" prima che il brand abbia avuto il successo che lo ha portato a vivere fino al 2023.
Risulta più facile scrivere un saggio oggi che ripercorra tutte le serie dagli esordi ad oggi, ma queste analisi sarebbero in parte influenzate dal successo e meno di ogni serie o film.
In questo scritto l'autore ha relativamente poco da commentare, poco rispetto all'attualità, quindi le sue valutazioni le trovo più obiettive.
Inoltre il saggio si concentra quasi del tutto sulla serie classica, che resta, ovviamente la mia preferita.
La parte finale è dedicata alla ciurma di Picard, ammetto la mia ignoranza ma è la serie di "Star Trek" che praticamente non ho mai visto, mentre ho visto buona parte di "Deep Space Nine" (non la conclusione).


La premessa merita di essere riportata   ^_^

sabato 25 febbraio 2023

"I Quindici: i libri del come e del perché" - Volumi 12 e 13 (1968)


Mi ero un po' perso "I Quindici", quindi rimedio con altri due volumi, anche perché vorrei terminare il post e mettere via il tutto che mi sta ingombrando un armadio   ^_^
Ammetto, come già scritto nei precedenti post, che non la sfogliavo molto questa enciclopedia made in Usa, se non per alcuni volumi che adoravo, ma non erano il 12 ed il 13  :]
Quindi, in pratica, penso sia stata la seconda o terza volta che devo averli aperti da 1969...   >_<
Ci sono due chiavi di lettura che possono aver un minimo di interessa rispetto all'oggi del 2023(!), uno abbastanza ovvio e banale su quanto si è evoluta la tecnologia e siano cambiati i costumi, e quanto era Usa-centrica questa pubblicazione.
Anche in questi due volumi entrambi i fattori sono molto evidenti, ma si nota un altro aspetto, quanta fiducia si poneva nella scienza, mentre oggi si mettono spesso in dubbio assunti che nel 1968 era dati ormai per acquisiti.



Non so se faccia più ridere o piangere il fatto che ci sono persone che nel terzo millennio facciano convegni sul terrapiattismo oppure considerino negativamente i vaccini, ma questo è...



L'indice del 12esimo volume, che è un bel compendio, sfogliato oggi, di quanto sia migliorato il vivere quotidiano, a parte per quelli che preferirebbero tornare ai primi del 900...

venerdì 24 febbraio 2023

Falco il Superbolide - Clementoni (1979)


Purtroppo di merchandising inerente la serie di "Ken Falco" ("Falco il Superbolide" alias "Machine Hayabusa") ne fu messo in vendita veramente poco, probabilmente perché l'anime venne trasmesso dalle tv locali e non dalla Rai. Inoltre venne mandato in ondata tra le prime serie delle tv locali private, già nel 1979, e forse ancora non si pensava potesse avere successo, ma se in tanti ancora se ne ricordano, il successo lo ebbe.
Nel 1980 la Salani mise in commercio il cartonato di "Ken Falco", ma la prima azienda che cercò di sfruttare questa serie animata nipponica di corse automobilistiche fu la "Clementoni" nel 1979, la datazione sulla confezione del gioco in scatola (in basso a destra) permette di datare con certezza la sua messa in onda nel 1979 (vedere a fine post la scan relativa), chiaramente manca il mese, ma di certo non è il 1980.
Sinceramente da bambino non ho mai visto questo gioco in scatola, nessuno dei compagni di cortile lo aveva, nessuno negozio lo vendeva, altrimenti ci avremmo di certo giocato, e sto parlando di Milano...
Visto il prezzo a cui lo si trova online (per fortuna non quello che l'ho pagato io) immagino che la Clementoni non produsse molti pezzi del gioco in scatola, come non pubblicizzò quello di Jeeg, mi chiedo quale fosse il senso di comprare una licenza per poi non sfruttarla.
C'è da dire che il gioco in scatola di Jeeg era abbastanza orrendo, mentre questo di Ken Falco almeno si basa sulle corse automobilistiche, benché manchi la "Black Shadow" e quindi la lotta tra i buoni e i cattivi... l'assenza della rivale della scuderia Sayonji potrebbe indicare che il gioco venne pensato precedentemente e poi a questo appioppata l'etichetta di "Falco il Superbolide".
Almeno in questo caso la Clementoni ebbe la buona creanza di stampare i segnalini con la sacra effige della Hayabusa con montato il V1, parrebbe una ovvietà, ma se si consultano le recensioni dei giochi in scatola ispirati a telefilm, film e cartoni animati che ho già postato, si noterà che spesso venivano preferiti segnalini anonimi...


             



La dotazione dei pezzi presenti nella confezione non è quella classica monstre dei giochi in scatola Clementoni del periodo, ma non è scarna come quella di altre aziende. Mi ha sorpreso parecchio vedere quanto poco esteso sia il tabellone, con le gare fantascientifiche in cui era impegnato Ken, almeno mi sarei aspettato di vedere un tabellone a tre facciate.
Il pezzo più curioso ed interessante accluso alla dotazione è il "rilevatore di traiettoria", su cui torno più sotto.
L'illustrazione sulla confezione, a differenza della media della Clementoni, non è propriamente un capolavoro, di certo non disegnata da Sergio Minuti, direi che all'azienda di Recanati venne fatto vedere il primo episodio e su quel soggetto qualche disegnatore estrapolò le auto e i personaggi che affiancano la Hayabusa e Ken il Falco.


Infatti mi sono andato a riguardare il primo episodio e le auto sono quelle visibili all'inizio della puntata. Ovviamente c'è l'auto da corsa di "Jack la Spada", con tanto di sua foto tessera disegnata, ma sono presenti altri due bolidi da corsa, che si vedono più volte nella prima massacrante (nel senso di massacro...) gara.
Penso di aver visto la serie di "Ken Falco" almeno cinque o sei volte da adulto, ma non avevo mai fatto caso al fatto che le auto gialla e verde, immortalate sulla confezione, vengono distrutte e ricreate più volte nella scena iniziale della prima gara.
In particolare l'auto gialla viene distrutta ben quattro volte in pochi minuti e pochissime scene!

domenica 19 febbraio 2023

"La mia nonna è la televisione: gli Ufo", di Daniela Garavini e Francesco Schianchi - Lotta Continua 29 aprile 1980


Ho già scritto più volte e postato prove inconfutabili (link) che nella primavera del 1980, in particolare nel mese di aprile, si scatenò uno tsunami mediatico contro i cartoni animati giapponesi che mai in seguito si sarebbe ripetuto. A fine aprile del 1980 anche "Lotta Continua", recensendo il libro "Il pensiero dei piccoli", disse la sua sull'invasione animata nipponica.
La redazione confezionò due pagine in cui, oltre a dare la parola a noi bambini, in parte tramite il libro di cui sopra, si cercava di analizzare il nuovo fenomeno con un paio di articoli. Di norma a sinistra i cartoni animati giapponesi, specialmente quelli robotici, erano visti negativamente, in quanto si temeva potessero veicolare concetti fascistoidi (vuoi vedere che alla fine avevano ragione loro? ...), mentre Daniela Garavini e Francesco Schianchi, facendo dei ragionamenti di semplice buonsenso, assolvono totalmente gli anime dall'accusa di essere diseducativi.
Sono intervistate due maestre di scuola elementare, una chiaramente ostile a Goldrake e Mazinga, tanto che ammette che i suoi scolari non ne parlano perché sanno che lei non li apprezza, l'altra molto più neutra, si limita a raccontare come giocano i bambini.
Nella parte centrale dell'articolo vengono proposti i disegni e i brevi commenti del libro linkato sopra, che ho recuperato proprio grazie a questo articolo


Si, la differenza era proprio in chi le raccontava, cioè gli alieni giapponesi tramite l'aliena televisione.


Articolo da sottoscrivere col sangue, no vabbè... sarebbe troppo violento... con il latte?
Che noi si tendesse a storpiare i nomi delle armi e le parole delle sigle è un dato di fatto, io tendo ancora a recitare "GIMBA" invece di "JEEG VA"... ma "ha la barba spaziale" al posto di "Alabarda Spaziale" è la prima volta che lo sento, ma potrebbe tranquillamente essere   ^_^
Sinceramente mi sono convinto che una parte degli adulti era proprio seccata che noi ci divertissimo con qualcosa che loro non capivano, spero che gli stessi bambini divenuti adulti non abbiano commesso il medesimo errore...

giovedì 16 febbraio 2023

Hayao Miyazaki, viaggio nel mondo dei bambini - Schegge 1 - Tascabile economica



TITOLO: Hayao Miyazaki, viaggio nel mondo dei bambini - Schegge 1 - Tascabile economica
AUTORE: Alberto Corradi
CASA EDITRICE: Akromedia
PAGINE: 36
COSTO: 5€
ANNO: 1996
FORMATO: 16 cm x 11 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Alcuni mesi addietro Massimo Nicora mi ha chiesto se avevo questo spillato del 1996 su Miyazaki, e no, non lo avevo... ho rimediato abbastanza in fretta ad un prezzo bassissimo, nonostante pensassi fosse introvabile.
Ai tempi avevo recuperato alle fiere del fumetto, quando queste vendevano ancora materiale di questo tipo ed erano piene di bancarelle con vecchi fumetti, altri due spillati della medesima collana:

La ricerca di materiale come questo oggi ha più che altro la motivazione nel voler completare una propria bibliografia personale, in quanto le informazioni su Miyazaki non sono precisissime.
Attenzione, non è questa una critica verso l'autore, nel 1996 non esisteva il web da cui attingere queste informazioni e men che meno una saggistica specifica.
Per esempio nello spillato si tende ad ascrivere Heidi ed altro a Miyazaki, quando fu opera di Takahata. Oppure si afferma che in Totoro la madre di Mei e Satsuki sia in ospedale per partorire il terzo figlio, un maschietto. Rivelo ciò solo per palesare quanto oggi siamo fortunati ad avere pressoché tutte le informazioni sempre disponibili, se poi uno riesce a leggere l'inglese o magari il giapponese, diventa praticamente onnisciente   ^_^
Nel 1996 non funzionava così, e questi libricini erano tanto piccoli quanto preziosi.
Resta comunque valida l'analisi dei contenuti delle serie e dei film di Miyazaki.

mercoledì 15 febbraio 2023

Pubblicità del merchandising di Candy Candy dalle pagine del giornalino di "Candy Candy" dal 1981 al 1985 (non sequenza completa) - Prima parte


Ad un mercatino dell'usato ho recuperato ad un prezzo sensato poco più di un centinaio di numeri del giornalino di "Candy Candy", purtroppo non sono tutti consecutivi, ma spalmati in cinque annate, sebbene abbastanza in ordine cronologico.
Era parecchio che mi sarebbe interessato sfogliarne un po' di numeri di "Candy Candy", vista l'importanza che questa piccola testata dedicate alle piccole lettrici ricopre nel panorama dell'editoria derivata dai cartoni animati giapponesi, ma i prezzi on line sono un tantino assurdi... per fortuna i mercatini ti salvano il portafoglio  ^_^
Riporto la sequenza dei numeri in perfetto stato da me reperiti, si noterà che manca il primo anno:
1981 anno 2 
Da 31 a 45 + da 50 a 65
 
1982 
anno 3
Da 66 a 77
 
1983 anno 4
Da 130 a 150 + 157 e 158 
 
1984 anno 5
Da 171 a 218 + 220 + 222
 
1985 anno 6
Da 223 a 230

Ammetto che ero convinto di trovare una quantità maggiore di materiale interessante, ma probabilmente, non avendoli mai letti da ragazzino, mi manca l'effetto nostalgia (sempre in senso buono).
Di norma quando si parla del successo del merchandising legato ai personaggi animati nipponici si citano giustamente sempre Heidi e Goldrake, a cui seguono Capitan Harlock ed Anna dai capelli rossi, ma questi quattro anime hanno una caratteristica che li accomuna, venivano trasmessi tutti dalla nazionale Rai, con annesso supporto pubblicitario della Sacis e della casa editrice Eri. 
Candy Candy, invece, venne sempre trasmessa dalle tv private locali, poi da "Euro TV", solo molto in seguiti da Fininvest, quindi non da una corazzata come la Rai.
Il successo del cartone animato di Candy Candy nacque dal passaparola di bambine e bambini, che lo vedevano sulle piccole tv locali. Ammetto che anch'io era un grande fan della signorina tutta lentiggini, in fondo era la prima serie televisiva romantica a disegni animati con una trama in stile telenovela, non mi persi un episodio su "Tele Radio Reporter" fino a quando mi resi conto che le sue sfighe erano continuative e senza possibilità di un lieto fine, quindi interruppi la visione nell'arco narrativo in cui Candy studia da infermiera. 
Mi aveva semplicemente frantumato i maroni   ^_^
Di certo il fatto che fosse il "Gruppo Editoriale Fabbri" a mandare in stampa il giornalino di "Candy Candy" aiutò la distribuzione capillare della rivista e dei suoi derivati editoriali, quello che ho notato subito è il numero abbastanza alto di articoli a tema Candy Candy".
Penso che Candy si possa fregiare del titolo di personaggio animato nipponico trasmesso dalla tv private locali con più merchandising.
Sulle pagine del giornalino, oltre ai prodotti che recavano il nome o la figura di Candy Candy, la piccola orfanella iettatrice (scherzo!) veniva usata per promuovere articoli senza il suo nome, ma che una Candy disegnata sponsorizzava. Diciamo una Candy Candy in versione Mastrotta disegnata :]
Si noterà come questi articoli tendono a diminuire con il passare degli anni, fino ad azzerarsi negli otto numeri del 1985 in mio possesso, ma già nei 50 numeri in mio possesso del 1984 si trovano solo otto articoli pubblicizzati.
Altri otto articoli per i 23 numeri in mio possesso per l'annata 1983.
Ben 14 articoli per i soli 12 numeri in mio possesso per l'annata 1982.
Infine, a fronte di 31 numeri del 1981 in mio possesso, si possono trovare le pubblicità di 28 articoli.
Ho inserito la pubblicità del prodotto pubblicizzato con o da Candy Candy nella prima apparizione sul giornalino, ovviamente non ho inserito tutte le successive repliche della promozione.
Non ho inserito neppure i prodotti in regalo con la rivista, considerandoli gadget e non prodotti autonomi, chiaramente non ho inserito neppure le copertine per rilegare più numeri del giornalino.
Detto tutto ciò, non pensavo di trovare così tanti prodotti venduti da Candy Candy, tutti prettamente femminili.
Ci sono i libri e manuali, molti articoli da cartoleria per la scuola e non, immagino spinti dalla Fabbri, ma non solo:
piatti, tovaglioli e bicchierini di carta; borse di carta; album per fotografie; borsellini e borsette; giocattoli; bambole; rubrica telefonica; maglioni e magliette; salvadanaio; maschera di carnevale; poster; pettinini; 

Sul versante della Candy semplice promotrice, la nostra infermiera si spese per la Postal Market, la mitica Dymo, varie pubblicazioni informative e di romanzi della Fabbri, giochi in scatola di carattere storico. 
Immagino che tutti questi articoli, che spesso erano di poco valore, oggi si saranno rivalutati molto, altro che scommettere in borsa!
Solo una borsa con l'effige di Candy Candy!!!

Edit del 1 agosto 2023:
Ho inserito un secondo post con le restanti pubblicità:

I dischi di con le storie (tipo drama giapponesi?) Candy Candy li conoscevo, se avessi un giradischi forse li comprerei, per fortuna non ne sono in possesso   :]

domenica 12 febbraio 2023

Attenti alle sigle, Testa e Coda dei programmi TV



TITOLO: Attenti alle sigle, Testa e Coda dei programmi TV
AUTORE: Claudio Federico
CASA EDITRICE: Edizioni Efesto
PAGINE: 483
COSTO: 23€
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788833812908


Faccio un paio di premesse per cercare di mitigare l'antipatia successiva   ^_^
Il libro non l'ho potuto sfogliare prima dell'acquisto, ordinato alla Feltrinelli e comprato.
Ho totale rispetto per l'impegno dell'autore che ha cercato di riportare su carta l'epopea delle sigle tv di un periodo temporale lunghissimo.
Detto ciò, non ho capito parte dell'impostazione base del libro e sono rimasto abbastanza sgomento dall'assenza delle sigle dei cartoni animati giapponesi...
Probabilmente al titolo "Attenti alle sigle, Testa e Coda dei programmi TV" andava aggiunto "tranne quelle dei cartoni animati giapponesi", e (tranne un paio di citazioni) di qualsiasi altro cartone animato.
Tra l'altro l'autore è un coetaneo, quindi la scelta mi è parsa ancora più inspiegabile, è vero che le sigle degli anime e dei cartoni animati non giapponesi sono una moltitudine, il che avrebbe incrementato non poco il numero di pagine del libro, ma saltare del tutto l'argomento mi pare sia come lasciare un buco nelle fondamenta di una casa.
Il titolo l'ho identificato anche con l'etichetta "Saggistica sulle sigle anime", benché non tocchi l'argomento, proprio allo scopo di avvisare i potenziale acquirenti che dentro vi troverete ragionevolmente quasi tutto (per esempio mi pare che manchi "Ufo Shado") tranne le sigle dei cartoni animati giapponesi.



Eppure proprio all'inizio dell'introduzione (pagina a sinistra qui sopra) vengono citati Goldrake ed Heidi, poi l'oblio... ci sono due capitoli uno sui "Programmi per ragazzi e bambini Rai" ed uno sui "Programmi per ragazzi e bambini di altre reti", ma si intende tout court i programmi per ragazzi, quindi "Buonasera con..." (a cui è dedicato un mini capitolo) o "Bim Bum Bam", ma non le serie ospitate al loro interno.
Il motivo per cui ho comprato il libro era leggere come erano trattate le sigle degli anime, che alla fine è uno dei temi portanti del blog, quando ho capito che non erano presenti, la lettura è stata poco attenta, specialmente per i periodi per me non interessanti, quindi dopo la metà degli anni 80.
Ammetto che non ho trovato dove sia spiegato il perché siano state cassate le sigle dei serial animati, quando, invece, i serial live sono presenti.
Nella pagina finale dell'introduzione (pagina a destra qui sopra) sono enunciati i criteri di esclusione di una sigla (per questo non c'è "Ufo Shado"?), ma non quelle di un genere intero.
L'autore conclude la sua introduzione con l'augurio che il lettore possa trovare la sigla che ha accompagnato un momento piacevole della sua vita, purtroppo per me manca del tutto il genere più importante delle sigle...
Un altro saggio in cui, oltre a tutti gli altri generi, si erano toccate trattate le sigle dei cartoni animati giapponesi è quello di Diego Pavesi e Gabriele Maestri:

Quindi, volendo, si poteva fare.



Il fatto curioso è che qualche citazione di sigle dei cartoni animati ci sono, per esempio quella di "Spiderman" e del "Gruppo TNT" presenti in "Supergulp!", forse è stata una svista.

Accennavo all'inizio della recensione che ho avuto difficoltà a gestire il modo con cui si procede all'elencazione delle sigle, che sono divise per "generi", come si può vedere nelle scan del sommario (più sotto).
Il problema (abbastanza grosso per il mio modo di ragionare) è che all'interno di ogni capitolo non si procede in maniera rigorosamente cronologica, ma si salta da un anno più vecchio ad uno più recente, fatto che ha generato in me molta confusione.
Qui sotto inserisco tre doppie pagine per far comprendere il mio appunto, ho scelto il capitolo dei serial stranieri, in cui è stato inserito qualche telefilm giapponese, che normalmente vengono accorpati nel calderone degli anime, pur non essendolo.

mercoledì 8 febbraio 2023

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 4)


Quarto bel numero di "Anime Cult", che essendomi arrivato oggi non ho ancora letto, ma solo scorso velocemente, la gran parte dei redazionali toccano temi che mi interessano.
Poi, ormai, fremo all'idea di leggere quale intervista "esclusiva" (in copertina) e/o "inedita" (nell'articolo) mi verrà sottoposta!
Infatti nel primo numero la "intervista inedita/esclusiva" con foto fu a Nagai, era del 2007, già pubblicata, ma mai in versione integrale.
Nel secondo numero la "intervista inedita/esclusiva" con foto è stata quella a Rumiko Takahashi rilasciata nel 2019 in Francia.
Nel terzo numero la "intervista inedita/esclusiva" con foto è a Akira Toriyama, pubblicata nel gennaio 2016, cioè ben sette anni fa, in Giappone.
Questa volta la "intervista inedita/esclusiva" con foto è a Masami Kurumada, pubblicata in Giappone nel 2008, la bellezza di 15 anni fa.
La cosa divertente e, a mio parere, un pelino perculatoria verso il lettore consumatore è che si precisa riguardo all'intervista il seguente aspetto:
"... vi presentiamo in questo numero di Anime Cult una sua intervista del 2008, inedita per l'Italia (almeno così ci risulta!)..."

Cioè... come "almeno così ci risulta"?!   ^_^
Come nei numeri precedenti la rivista non manca neppure stavolta di interviste veramente inedite (in tutto il mondo!) e nuove:
a Stefano Onofri, doppiatore di Gigi la Trottola;
l'ultima parte ai Kappa Boys;
a Mirko Fabbreschi dei "Raggi Fotonici".

Continuo a non comprendere questo volersi incaponire nel tirarsela (esaltare in copertina) per interviste vecchie come Carlo Cudega a discapito di altre nuove, vere, esclusive ed inedite... 
Misteri dell'editoria che vanno oltre le mie capacità di comprensione  ^_^



Nell'ormai fisso editoriale del Ceo, il suddetto Ceo si toglie qualche sassolino, nel finale, oltre a sollevarmi dal senso di colpa per aver mosso qualche critica alla sua rivista, accenna al successo della pubblicazione (alla faccia dei denigratori iniziali, non lo scrive in questi termini, ma direi che è il sunto corretto).
Mi fa piacere che la rivista venda bene, immagino anche grazie alla capillare distribuzione nelle edicole della casa editrice Sprea, mi sarebbe piaciuto, però, leggere qualche numero, ma di norma questi dati sono più segreti delle informazioni del Ministero della Giustizia   :]


Come scritto sopra ho solo sfogliato un po' attentamente la rivista, non ho ancora letto neanche un articolo, ma ritengo di avere trovato una piccola granduccia topica  ^_^
Nell'articolo su Daitarn 3 si assegna al circuito "Reta A" la prima trasmissione di Banjo e soci nel 1980, peccato che "Rete A" iniziò a trasmettere nel gennaio 1983:

Non che si pretenda che tutti color che scrivono sulle riviste abbiano un armadio pieno di riviste televisive anni 70 ed 80, ma magari buttare un occhio al web, tipo Wikipedia o a degli sperduti blog  :]

martedì 7 febbraio 2023

"Emakimono, sei storie giapponesi dell'XI° e del XIV° secolo in pitture su rotoli" (1959) - prima parte




TITOLO: Emakimono, sei storie giapponesi dell'XI° e del XIV° secolo in pitture su rotoli
AUTORE: Akihisa Hasé e Dietrich Seckel
CASA EDITRICE: Il Saggiatore
PAGINE: 251
COSTO: 15€
ANNO: 1959
FORMATO: 30 cm x 24 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 




Sul versante della saggistica inerente i manga più di un autore ha considerato l'Emakimono come l'antesignano del fumetto giapponese o di uno storyboard di un anime. Di certo nella mia saggistica altri autori hanno trattato la tematica "Emakimono", ma non avendo io scritto la parola "Emakimono" nella recensione, non mi compaiono altri titoli oltre a quelli qui sotto:






Mi riservo di fare una ricerca più approfondita tra i mei libri   ;)
Annoto che in nessuno dei casi sopra citati il saggio de "Il Saggiatore" datato 1959 è citato come fonte, forse perché, oltre ad essere un titolo un po' vecchio, ha un taglio essenzialmente di carattere di critica artistica.
Ho anche recensito un numero della rivista "Yamato" in cui si commentano gli Emakimono:

Ad un mercatino ho trovato una copia in perfette condizioni, ma l'ho comprata solo perché avevo appena letto il 15esimo volume di "Manga Academica", quindi ero incuriosito da un saggio che trattasse l'argomento "Emakimono" prima di una qualsiasi "contaminazione" da parte di manga ed anime.
In una piccola misura speravo che gli autori avessero citato i fumetti giapponesi come evoluzione diretta dell'Emakimono, questo aspetto non è presente nel testo, sebbene, pur considerando i mei limiti di comprensione di un saggio molto tecnico come questo, la rappresentazione espressa è quella che porta ai manga e agli anime.
Ho quindi pensato di rendere fruibile questo testo per chi possa cogliere aspetti a me non comprensibili, magari legati al punto di vista artistico di manga ed anime.
Ovviamente dividerò in più parti il testo, inserendo anche illustrazioni degli Emakimono analizzati, quindi il tutto andrà valutato quando si avranno disponibili tutti i tasselli della pubblicazione.
Mi asterrò da qualsiasi commento in quanto totalmente ignorante in materia artistica e della storia dell'arte nipponica.
Mi auguro che a qualcuno possa interessare abbastanza lo scritto per recuperarlo on line oppure a qualche mercatino per contenerne i costi   ;)

domenica 5 febbraio 2023

"Space Cruiser (Yamato)" - "Starburst - science fantasy in television, cinema and comics" n° 2 marzo/aprile 1978


Ultimo, forse, post sull'adattamento per il mercato anglosassone della "Corazzata Spaziale Yamato", che prima di diventare "Star Blazers, titolo con cui vedemmo le serie nipponiche sulle nostre emittenti italiche, venne ribattezzata "Space Cruiser Yamato", ma anche "Incrociatore Spaziale Galaxy"  ^_^







La rivista inglese "StarBurst" dedicò alla Yamato addirittura la copertina del secondo numero, la bella illustrazione si permise qualche licenza poetica, ma bisogna capire che nel marzo 1978 si era un po' distanti dalla possibilità che abbiamo noi oggi di verificare quasi tutto in tempo reale.


Dalla bocca della prua della Yamato uscivano fasci di raggi potentissimi, non l'astronave di della principessa Sasha, inoltre direi che IQ9 fu prodotto in un numero esagerato di esemplari.

Nel marzo 1978, quindi cronologicamente prima dei post linkati sopra, la redazione di "Starburst" recensì il lungometraggio in lingua inglese della Yamato, ho tradotto il tutto con "Google Translate", e lo scritto risulta più che comprensibile.

Il giudizio del giornalista verso il film di montaggio nipponico è abbastanza negativo, tranne per alcuni punti più avvincenti. Noto il modo di ragionare similare a quello dei giornalisti italiani, che mettevano a confronto i cartoni animati giapponesi con i lungometraggi animati Disney, mentre in questo caso viene fatto il paragone addirittura con "Guerre Stellari"...
Eppure l'autore mi pare conscio che la serie da cui nasce il film venne creata ben prima di "Guerre Stellari"... misteri della logica dei giornalisti...   ^_^

2199 d.C. Karth è quasi Knished. I mari si sono prosciugati, la terra è irradiata, la gente vive sottoterra. Le Gorgoni stanno vincendo le guerre galattiche. Fino a quando la pacifica regina di Iscandar non invia un messaggio che ha la risposta al degrado delle radiazioni della Terra. Aggiunge progetti per un motore di distorsione temporale per consentire alle forze terrestri rimanenti di inviare un velivolo di salvataggio sul suo pianeta lontano. A 148.000 anni luce di distanza e tornare a casa entro un anno. Se c'è ancora una casa a cui tornare per allora. La corazzata Yamato, orgoglio della flotta giapponese nella seconda guerra mondiale, è già segretamente ristrutturata come ultima speranza dell'umanità; ora, con gli aggiustamenti della distorsione temporale, si solleva dalla conca di polvere che è il fondo del mare e fa il suo tentativo dell'Arca di Noè di salvare l'umanità così come la conosciamo. . .
Considerando che Space Cruiser deve essere stato nella fase di creazione contemporaneamente a Star Wars - o addirittura, a causa della sua forma animata, anche prima - è sorprendente quanto siano simili i film. O meglio, le storie, i personaggi e la meccanica. Ecco un giovane aviatore, non proprio un ragazzo di campagna e che suona più come Tony Perkins che come Mark Hamill, che improvvisamente guida la buona battaglia contro i cattivi galattici. Ecco una bellissima principessa, completa di messaggio interstellare. Ecco la distorsione temporale, un doppio esatto dell'effetto iperspaziale di Lucas. Ecco di nuovo una battaglia stellare appena uscita dal 633 Squadron - in effetti, eccone un'altra e un'altra e oh no! ancora un altro. Troppe battaglie del genere, senza tempo per rifornire il cervello di chi sono i cacciatori di stelle di chi. E qui, appena svelato fino all'ultimo terzo dell'epopea, c'è un doppio per R2-R2 (uno; non tre come mostrato sul design impreciso del poster), che utilizza lo stesso registro vocale di bip e rutti.

sabato 4 febbraio 2023

Catalogo del "XVI° Festival Internazionale del film di fantascienza" Castello di San Giusto Trieste 8-15 luglio 1978: "Space Cruiser Yamato"


Ogni tanto mi viene una fissa... stavolta riguarda la proiezione del film "Space Cruiser Yamato" durante il 16esimo Festival del film di fantascienza di Trieste nel luglio del 1978.
Ho già inserito un paio di post su questo tema, e questo terzo lo integrata e forse lo chiude (forse):


Senza ripetere ciò che si può leggere ai due link sopra mi mancava una qualche informazione ufficiale, non mediata da redazioni, giornalisti e/o appassionati di fantascienza. L'ho recuperata in biblioteca, visto che online non è disponibile proprio il catalogo del 1978(...).
Già che c'ero ho consultato, oltre al 1978, le pubblicazioni ufficiali dell'annata 1977 e dal 1979 al 1982, e mi ha sorpreso notare che, nonostante il clamoroso successo della fantascienza animata giapponese, i cui effetti positivi si sono trascinati per decenni ed ancora sopravvivono nelle nostre generazioni, non venne presentato più alcun lungometraggio animato nipponico di fantascienza...
Solo nell'edizione del 1982 era presente il film live "Tenkosei", il cui plot risulterà conosciuto ad un qualsiasi fan dell'animazione giapponese, ma che nulla aveva a che fare con "Space Cruiser Yamato" o simili:


L'organizzazione del Festival di Trieste nel luglio 1978 (sull'onda del successo di Goldrake) aveva colto immediatamente quanto rivoluzionario e variegato potesse essere il modo in cui i giapponesi raccontavano la fantascienza animata, ma negli anni successivi si disinteressarono al tema. I cartoni animati giapponesi di fantascienza venivano massacrati sulla carta stampata, additati dei peggiori crimini contro noi bambini e chi avrebbe potuto avere titolo a difenderli, oltre al dovere di difendere il genere fantascientifico, si occupava della fantascienza di qualsiasi nazione del mondo (ho trovato titoli di film di nazioni veramente improbabili), tranne che del Giappone...
Questo è un fattore che ho notato anche nelle riviste di fantascienze nostrane, in nessuna di quelle che ho consultato si può leggere, non dico una difesa, ma almeno uno straccio di analisi sul fenomeno dell'animazione fantascientifica giapponese:

Detto tutto ciò, e tornando all'edizione del 1978, il film veniva così presentato nel catalogo ufficiale.


Intanto il minutaggio del film proiettato a Trieste viene confermato in 98 minuti, quindi non i 145 minuti del film originale giapponese, ma neppure gli 85 della versione in inglese da me recuperata.
I nomi e la trama del film presentati sono quelli del film in versione statunitense, ma mancante di alcune parti, probabilmente i 13 minuti che porterebbero il film da 85 a 98, come già illustrato nel post che mette a confronto il cartonato Salani "Incrociatore Spaziale Galaxy" al film "Space Cruiser Yamato". 
Resta il dubbio se i giornalisti che scrissero recensioni e commenti sul film di Nishizaki videro il lungometraggio a Trieste o si basarono sulla sinossi di questo catalogo. Forse qualcuno lo vide, ma la maggior parte penso di no.



mercoledì 1 febbraio 2023

Il pensiero dei piccoli




TITOLO: Il pensiero dei piccoli
AUTORE: Maria Carla Borghini
CASA EDITRICE: Edizioni Ottaviano
PAGINE: 55
COSTO: 5€
ANNO: 1979
FORMATO: 29 cm x 22 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Inserisco questo titolo nella "Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90" nonostante di saggistica non ci siano nulla, ma solo disegni di miei quasi coetanei eseguiti nel 1979.
Trovo che sia una bella testimonianza di quanto Goldrake e soci ci colpirono, sono solo "scarabocchi" su un foglio di carta, ma "scarabocchi" che facevamo tutti, anche io che ero un po' più grandicello.
Qualche settimana fa avevo salvato da quasi certa fine in discarica un quaderno di Goldrake con i disegni di un bambino/a:

Questo libro, a cura di una maestra elementare, ne è la naturale prosecuzione o anticipazione.

A parte questo scritto, resta il corposo elenco di saggistica da me rinvenuta (ad oggi) che toccò in varia maniera ed entità la tematica "cartoni animati giapponesi" dal 1960 al 1995:



Bella la premessa dell'autrice, che forse avrebbero dovuto seguire gli adulti di allora e qualche adulto di oggi.
A fine post c'è l'indice del libro con i disegni divisi per argomento, due "capitoli" trattavano dei personaggi dei cartoni animati giapponesi.
L'autrice, come scrive nella sua premessa, riporta vicino al disegno il commento del bambino, chissà se qualcuno di questi piccoli autori arriverà mai su questo blog e vedrà la sua opera   ^_^