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venerdì 27 novembre 2015

Getta Robot (Space Robot) DVD 1 Yamato Video/Gazzetta dello Sport


Talvolta mi pare di essere tornato tra il 1978 ed i primi anni 80, visto la grandinata di robottoni che stiamo avendo, ci manca solo una collezione da edicola di modellini di Go Nagai!
Ah, no... c'è pure quella  ^_^
Questa è la volta dello Space Robot, cioè, del Getta Robot, che io preferisco chiamare nel vecchio modo non corretto, altrimenti faccio confusione O_o
Rispetto alla prima uscita di Mazinga Z, che aveva perso l'espositore cartonato ed il prezzo a buon mercato in virtù del suo essere una "prosecuzione" del Grande Mazinga(!), siamo tornati alla consuetudine delle altre prime uscite in DVD: espositore cartonato e prezzo basso.
Anche se il prezzo è stato incrementato di un euro in più rispetto a Goldrake , Jeeg e il Grande Mazinga:
2,99€ invece che 1,99€.
Un euro oggi, un euro domani, e i milioni di euro si accumulano, ma non siamo ad inflazione zero? :]
Tanto io non preseguirò la collezione da edicola, quindi posso spendere anche un euro in più, in futuro magari prenderò i box, prezzo permettendo.
Ribadisco per la millamillesima volta che non sono un esperto di audio-video, non capisco nulla di frame e tracce audio. Per quanto mi riguarda la qualità video è eccelsa, basta vedere i numerosi fotogrammi che posto più sotto, e anche l'audio è ottimo.
Poi ci sarà sempre chi avrà da ridire, e a questi super esigenti fan ricordo che alla prima trasmissione di questi robottoni li guardavamo su una tv a tubo catodico, spesso in bianco e nero (come nel mio caso), con l'audio meno che mono...
Ovviamente chi paga ha diritto di lamentarsi, e chi non gradisce ha diritto di non comprare, ma qualche volta accontentarsi potrebbe essere la terza opzione.
Alla fine la Yamato e la RCS stanno facendo uscire tutto quello che non era mai stato pubblicato, non mi pare poca cosa. Certo, una parte della serie avrà il doppiaggio italico originale, mentre il resto della serie sarà ridoppiata ex novo, visto che non l'avevano mai terminata, e qualcuno si lamenterà di questa mancanza di uniformità di doppiaggio, ma vale il discorso sopra: accontentarsi, oppure non comprare.
Come per gli altri DVD usciti fino ad ora sono presenti i sottotitoli fedeli ai dialoghi originali giapponesi, e devo dire che la prima puntata, l'unica che ho visto, ebbe un adattamento praticamente identico ai dialoghi nipponici.
Fanno eccezione tre frasi che un po' alterano il senso originale dei dialoghi, tra l'altro modificandole senza nessun motivo, potevano essere tranquillamente riportate correttamente come tutto il resto della puntata. Più sotto ci sono i fermo immagine "incriminati", e sono tutte e tre frasi del professor Saotome.
Tornando al packaging, pure satavolta ci sono le custodie in cartoncino, che, per quanto mi riguarda, apprezzo. Non ripeterò tutto il panegirico scritto nelle precedenti recensioni degli altri DVD, chi vuole può andare a leggerselo, la mia opinione resta la medesima.
Ecco il bel espositore cartonato.


IL DVD con il muso del Getta 1 stilizzato.



martedì 24 novembre 2015

Il mondo di Lady Oscar



TITOLO: Il mondo di Lady Oscar
AUTORE: Elena Romanello
CASA EDITRICE: Anguana Edizioni
PAGINE: 178
COSTO: 12 €
ANNO: 2015
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788897621508


Questo non è il primo saggio di Elena Romanello, è il quinto: Candy Candy, Capitan HarlockSailormoon e Lady Oscar.
Quindi ne aveva scritto già uno in formato mini (17 cm X 12 cm di 128 pagine) su Madamigella Oscar, dal titolo "Il mito di Lady Oscar" della Seneca Edizioni. Quando ho scovato sul web questo suo secondo libro sull'eroina animata della rivoluzione francese sono rimasto sorpreso, ma ho immaginato che, tale la passione dell'autrice, avesse deciso di approfondire l'argomento. Purtroppo, quando ho letto a pagina 9 il titolo “Prefazione alla nuova edizione”, mi è sorto un atroce dubbio, confermato dallo stesso scritto dell'autrice: questo libro, con un titolo appena differente, è un'edizione riveduta e corretta, con capitoli aggiuntivi, del saggio del 2012...
Probabilmente lo avrei comprato lo stesso, però ho trovato assai fastidioso apprendere questa cosa dalla prefazione del libro, quando ormai lo avevo già pagato, e non dal sito della casa editrice (o dalla quarta di copertina nel caso lo avessi comprati in libreria), che non menziona mai che trattasi di una riedizione ampliata:


Considerando che la precedente edizione costava quasi 10 euro, e questa 12 euro, forse avrei diritto ad un risarcimento economico pari alla quantità di scritto identico nelle due edizioni...
Queste furbate le case editrici dovrebbero smettere di farle...
Va da se che chi aveva già letto la precedenze edizione, seppur inferiore come numero di pagine e contenuto, dovrà rifletterci un po' prima di ripagare 12 euro per rileggere parte di quanto aveva già pagato 10 euro. Anche perché, forse a causa di questa riedizione ampliata, ci sono numerose ripetizioni, cito a memoria:
“La stella della Senna”, anime non riuscito sebbene fosse disegnato da grandi nomi;
biografia di Maria Antonietta ad opera di Stefan Zweig ormai superata;
i personaggi di “Caro Fratello” ripropongono quelli in Lady Oscar;
la sinossi di numerosi anime ripetute più volte.
Alla fine certi concetti li ho imparati pure io che non ho questa grande memoria :]
Il formato dei due libri a confronto.


A chi, invece, non aveva letto l'edizione della Seneca Edizioni ed è un/una fan di Lady Oscar consiglio tranquillamente l'acquisto del libro. Specialmente se si è nel dubbio tra questo libro e quello di Valeria Arnaldi "Lady Oscar, l'eroina rivoluzionaria di Riyoko Ikeda".
Infatti il saggio di Elena Romanello è tutta farina del suo sacco, solo scritto, zero immagini, niente a che vedere con la collana Ultra Shibuya...
Per quanto riguarda i contenuti del libro rimando alle scan finali dell'indice, che rendono bene ciò che contiene.
A parte la questione che ho sollevato sopra, sul non essere stato informato che stavo comprando un libro che in parte avevo già letto e pagato, l'unico appunto che mi sento di muovere riguarda un concetto di principio, non inerente alla veridicità di ciò che è riportato nel libro, né alla piacevolezza della sua lettura.
Premetto che ciò che vado ad esporre non vuole mancare di rispetto a nessuno, e non vorrei essere frainteso, visto che sono argomenti spesso delicati e forieri di equivoci. E magari il mio cervellino è troppo elementare per comprendere certe sfumature.
Non ho gradito molto che Oscar più volte venga considerata la paladina delle lesbiche, ovviamente ognuno ha il diritto di eleggere a propria eroina chi vuole, sia chiaro, ma mi è parso che si vada un po' oltre l'esposizione di una propria opinione. Pare quasi che Oscar sia una lesbica, e non lo è. Non credo che Oscar se ne dispiacerebbe, e non è che io mi senta offeso per questo, vorrei solo far notare che Riyoko Ikeda sceglie per la sua eroina un altro destino. Fine.
Io ho sempre visto in Oscar una donna eterosessuale che vestiva l'uniforme, come oggi ci sono tante donne che vestono l'uniforme e non sono lesbiche.
Trasformarla in lesbica, o filo-lesbica, o proto-lesbica, mi pare imporle un ruolo non suo, come fece il generale de Jarjayes sia quando nacque che quando la voleva sposa di Girodelle.
Per esempio l'ultimo paragrafo del settimo capitolo, “Donne che amano le donne”, ha un senso solo perché per l'immaginario lesbico il personaggio di Lady Oscar non è eterosessuale.
Ripeto, un conto è quello che una persona vede o vorrebbe vedere in un personaggio inventato, un conto è ciò che quel personaggio rappresenta nella storia che vive: Oscar è eterosessuale.
Se il libro fosse una monografia di Sailor Uranus, che è lesbica (mi baso su ciò che ho letto in vari libri, non avendo mai visto la serie se non qualche spezzone), non avrei nulla da eccepire.
Spero che ciò che scrivo non sia interpretato male :]

La prefazione con la bella notizia che ho appreso appena aperto il libro, che ho pagato 12 euro nella convinzione di non averlo mai letto prima :]

domenica 22 novembre 2015

"Basket, un nuovo ed entusiasmante gioco della pallacanestro dal ritmo vertiginoso" - Clementoni primi anni 70



Quando sei ancora abbastanza piccolino e manchi di quel minimo di capacità critico-analitica per scegliere un gioco in scatola che sia divertente, ti basi essenzialmente o sul passaparola degli amici, oppure sulla confezione. E le confezioni della Clementoni erano di certo le più belle, o almeno erano le più belle per me.
Ne è un esempio questa scatola del Basket Clementoni, la guardavi e già ti si aprivano scenari di infiniti duelli sotto canestro, che poi, riflettendoci, non credo che appena dopo la metà deglli anni 70, cioè quando mi venne regalato, io sapessi molto della pallacanestro...
L'illustrazione della confezione è anche il motivo per cui ho recuperato questo gioco, che di per sè non mi entusiasmò molto, e non entusiasmò neanche i compagni di giochi, ma mi dilungherò su questo aspetto ludico più sotto.
Facendo qualche ricerca sul web ho trovato un'interessante articolo del blog "Rapporto Confidenziale" ,in cui si fa una breve biografia di Sergio Minuti, la cui firma sulla confezione ha finalmente acquistato un nome ben preciso ed un volto.
Ovviamente non era mica colpa di Sergio Minuti se poi il gioco in scatola non era all'altezza dei suoi disegni ;)


Il contenuto del gioco ricordo ancora che mi sorprese, ero convinto fosse un classico gioco da tavolo, invece...


      


Una volta montato il gioco non restava che fare la cosa più semplice del mondo: canestro...
Ma come si può notare dal video sotto non è proprio semplicissimo, e lo era ancora meno a metà degli anni 70, con una ancor minore coordinazione occhio-mano di quella che ho oggi, specialmente nei concitati momenti di uno sconto sportivo all'ultimo sangue... cioè... alla fine la pallina cadeva ovunque, rotolava per tutta la stanza, ma non andava mai a canestro  T_T
Era veramente frustrante  T_T ne conseguiva che non ci voleva giocare nessuno  T_T  sono traumi da cui è difficile uscire  T_T
Certo, guardando le spiegazioni pareva relativamente elementare, pareva... mi ricorda quei videogiochi di oggi che partendo da una buona idea mancano di reale giocabilità.




                     

Vabbè... forse non ho proceduto per gradi... intanto questo gioco è pubblicizzato in un catalogo Clementoni del 1973, assieme ad una moltitudine di bellissime confezioni disegnate da Sergio Minuti, che grazie all'articolo sopra ho scoperto disegnasse anche quelle della Walt Disney  ^_^

sabato 21 novembre 2015

Go Nagai Robot Collection 75 Catloo Corp



Prima di addentrarmi nei meandri di questa 75esima (sigh...) uscita, dedicherò alcune righe allo stato confusionale che pare regni nello staff della Fabbri Centauria.
Come è si era notato nel precedente numero di Rubina, da dicembre le uscite sarebbero diventate settimanali, ma da dicembre, per novembre c'era solo questa uscita numero 74.
Riquadro "Prossime Uscite" presente nel fascicolino-ino-ino-ino numero 74 di Rubina.




In questa 75esima uscita c'è un avviso per i "lettori", che poi mi chiedo chi cacchio siano i lettori e cosa cacchio ci sia da leggere nel fascicolino-ino-ino, visto che sono scesi ad 8 pagine e lo scritto ammonta a neppure una...

"SEGNALIAMO CHE DALL'USCITA 77 LA COLLANA TORNERA' SETTIMANALE"

Ergo, se l'italiano non è diventata una lingua a caso, il numero 77 corrisponderebbe, in base al riquadro sopra, all'uscita del 10 dicembre.  



Ma non sarà così, in quanto hanno modificato la modifica delle uscite.
Infatti settimana prossima, il 26 novembre, uscira il numero 76, che sempre in base al riquadro sopra, sarebbe dovuto uscire il 3 dicembre.
Ergo, sempre che l'italiano non sia diventato per la Fabbri Centauria veramente una lingua a caso, la GNRC tornerà settimanale da settimana prossima, anzi, lo è già diventata da questa settimana!!!!
Qui sotto il riquadro delle "Prossime Uscite" presente in questo 75esimo numero.



Perchè non assumo un calendarologo?
Un esperto sul susseguirsi dei giorni e delle settimane?
Magari potrebbero comprarsi un calendario :]
Espletata la polemica settimanale, torno al Catloo, che è sempre stato tra i miei preferiti tra le soldataglie nemiche, secondo solo ai soldati Haniwa della regina Himika, visto che potevano attraversare la terra e la roccia.
Ho spesso l'impressione che la testa sia un po' più piccola di quello che dovrebbe essere, comunque il modellino non è venuto malaccio.
Miao!



venerdì 20 novembre 2015

Hikikomori Syndrome e disagio scolastico



TITOLO: Hikikomori Syndrome e disagio scolastico
AUTORE: Giustina Iadecola 
CASA EDITRICE: Edizioni Il Campano
PAGINE: 70
COSTO: 9 €
ANNO: 2012
FORMATO: 20 cm X 12 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788865281529

Ho scoperto un po' in ritardo questo piccolo saggio sugli hikikomori del tutto casualmente girovagando nello sterminato web, infatti risale al 2012, e non mi è stato facile reperirlo, In questo devo ringraziare la casa editrice che ne ha recuperata una copia, visto che era fuori catalogo.
Ne è valsa la pena?
Ni.
Si, perché, nonostante la tematica sia trattata sul versante psicoterapeutico, lo scritto risulta essere più che comprensibile, a parte alcune parti lasciate in inglese(...).
No, perché a mio avviso non aggiunge molto a ciò che è stato già scritto fino al 2012. In quanto mi pare di aver capito che l'autrice non ha svolto sue ricerche direttamente in Giappone, che sarebbe la fonte primaria per chi si vuole occupare del fenomeno hikikomori. Infatti le fonti a cui attinge l'autrice sono in gran parte i libri recensiti su questo blog.
E' di certo una lettura utile per chi si vuole informare per la prima volta sugli hikikomori, anche grazie alla comprensibilità del testo.
Per chi, invece, ricerca informazioni più recenti bisognerà attendere pubblicazioni più recenti che non facciano capo a saggi più vecchi.
In generale quello che mi ha convinto poco è l'aver trattato il fenomeno hikikomori in Giappone assieme al disagio scolastico in Italia (che porta al rifiuto di recarsi a scuola). Ovviamente ci sono delle analogie, ma le due società sono troppo differenti, e differenti sono le dinamiche della famiglia italiana e giapponese.
Non per nulla in Giappone fanno hikikomori anche persone adulte, che a causa di ciò abbandonano il lavoro.
Il libro è diviso in tre capitoli.
Nel primo si fa un riassuntone del fenomeno hikikomori in Giappone.
Nel trattare il rapporto tra hikikomori ed internet non viene dato conto che una fetta dei soggetti non ne fa nessun uso, in quanto totalmente apatici. Alla fine parrebbe quasi che tutti gli hikikomori usino parzialmente o massicciamente il web.
Assai curioso, inoltre, l'accenno agli otaku come ad una categoria quasi psicopatologica, affetti da una qualche ossessione. Di certo ci sarà una fetta degli otaku nipponici che per i nostri canoni sarebbe da curare, visto ciò che leggo sui libri e vedo sul web, ma di solito gli “otaku” sono identificati come super fan un po' troppo fissati con anime/manga/videogiochi. Forse l'autrice non è appassionata d anime e manga?
Magari ho interpretato male il senso delle sue parole scritte, ergo ho scannerizzato le poche righe incriminate ;)



mercoledì 18 novembre 2015

Super Stickers Panini - 1979


Come al solito, quando si cerca una cosa in cantina, si trova tutto il mondo senza scovare ciò che si cercava, e questa volta ho trovato un mio quadernone in cui avevo attaccato numerose figurine Super Stickers della Panini del 1979. Probabilmente il mio cervellino di bambino non concepiva delle figurine senza album. Avere delle figurine e non poterle appiccicare è un po' frustrante, ergo risolse il problema creandosi l'album artigianale. Però ho trovato pure alcune figurine che scamparono alla mia furia incollatrice  :]
Queste figurine senza album erano assai varie, sia come soggetti, sia come materiale della figurina. Ovviamente le mie preferite erano le figurine dorate ed argentate, che erano usate per i club calcistici, gli stemmi delle città, le marche automoblistiche e motociclistiche.
Poi c'erano le vignette di Prosdocimi, che erano sia nella classica carta da figurine, che in un tessutino semitrasparente (la scan più sotto con le due figurine "Unisex" e "Skateboard"). Ad avere questa doppia veste materiale erano quasi tutti i soggetti, anche quelle della Walt Disney e dei segni zodiacali. A dire il vero alla Panini fecere un po' i furbacchioni replicando il medesimo soggetto su diversi materiale.
Riguardo ai soggetti di Prosdocimi, se non sbaglio, dovrei avere alcune sue illustrazione che erano presenti in un album di figurine Panini dei calciatori, devo controllare...
Per poter scannerizzare le "Super Stickers" ho dovuto in qualche caso staccarle da quel vecchio quadernone, anche perchè le attaccai veramente storte...
In cortile lo scambio delle figu "Super Stickers" era pari a quelle dei calciatori, però era un po' problematica per l'assenza di un numero sul retro della figurina, ergo ci si muoveva solo in base alle capacitatà mnemoniche, fatto che causava l'accumularsi di doppioni.
Le figu che ho scovato non sono una collezione completa, sono le stesse che avevo da bambino, scampate a numerosi repulisti ripetutisi nei decenni, evidentemente le consideravo un bel ricordo.
Purtroppo, avendole appiccicat,e non sempre sono riuscito a capire quale fosse il soggetto della marca, scudetto, simbolo, stemma. Quindi, magari, ho inserito uno stemma tra le squadre di calcio e magari era una marca automobilistica, o viceversa.
Ovviamente anche questa reliquia degli anni 70 e 80 ha raggiunto quotazione impensabili... non potevo evitare di appiccicarle? T_T
Mannaggia a me...  T_T









domenica 15 novembre 2015

Una tomba per le lucciole



TITOLO: Una tomba per le lucciole
AUTORE: Akiyuki Nosaka
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 134
COSTO: 15€
ANNO: 2013
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788898002115

Tralascerò una pur minima recensione di “Una tomba per le lucciole”, in quanto non c'è nulla che io possa aggiungere ad un così stupendo e triste racconto, per dare un avvertimento importante a chi pensa di regalare questo libro, dando per scontato che contenga SOLO “Una tomba per le lucciole”:
NON PUO' ESSERE REGALATO A MINORENNI!!!
E prima di regalarlo a maggiorenni è meglio leggerlo, o almeno dare una scorsa al secondo racconto del libro, che non tutti potrebbero apprezzare. Infatti questi geni della Kappalab hanno inserito un altro racconto di Akiyuki Nosaka, il cui contenuto è chiaramente per maggiorenni, contenendo parti a carattere pornografico...
Non ritengo di essere un bigotto, cosa che probabilmente affermano tutti i bigotti (T_T), però uno deve sapere cosa compra... mi chiedo che senso abbia mettere in copertina i disegni di un film d'animazione famoso (passato al cinema in questi giorni) ed il titolo del medesimo film dello Studio Ghibli, per aggiungervi un racconto con scene di sesso...
Ma alla Kappalab c'è qualcuno che pensa a casa pubblicano?
Tralasciando per un momento che allo stand della casa editrice ex Kappa Edizioni mi avevano detto che il secondo racconto era la prosecuzione di “Una tomba per le lucciole”, motivo che mi ha spinto all'acquisto e cosa palesemente falsa, ma magari uno pensa di regalare il libro ad un/a adolescente. Visto che il racconto da cui è stato tratto il film dello Studio Ghibli, per quanto atrocemente crudo e doloroso, penso che lo si possa considerare molto educativo: 
educa a capire lo schifo delle guerre (o degli attentati...).
Aggiungo che in quarta di copertina non c'è nessun avviso sul contenuto più che erotico del racconto dal titolo “Alghe americane”, che contiene ovviamente dei dialoghi per adulti: Qualcuno potrebbe obbiettare che gli adolescenti di oggi siano più svegli di quanto lo eravamo noi negli anni 70 ed 80, non conta nulla, uno deve sapere ciò che compra. Serve anche a questo la quarta di copertina...
La cosa allucinante è che in quarta di copertina c'è solo la sinossi di “Una tomba per le lucciole”, io ho capito che il secondo era un racconto distinto totalmente dal primo verso la fine, quando ormai era palese che non aveva nessun nesso con il film di Takahata...
Evidentemente allo stand della Kappalab o c'era personale che non conosceva ciò che stava vendendo, oppure un po' troppo furbetto per i miei gusti...
Uno compra il racconto di “Una tomba per le lucciole” e si ritrova a leggere di rapporti orali, film porno dal vivo, prostituzione, magnaccia ed erezioni.... se da questo secondo racconto fosse stato tratto un altro film d'animazione, lo avrebbero inserito nel DVD del primo senza accennare nulla del suo contenuto?
Lo avrebbero proiettato al cinema dopo “Una tomba per le lucciole”?
Attenzione, è un bel racconto, che spiega i sentimenti discordanti dei giapponesi, che vissero l'immediato dopo guerra, verso gli statunitensi occupanti e liberatori. Assieme ad “Una tomba per le lucciole” illustra il prima ed il dopo di quel periodo, ma oltre ad non esserci nessun nesso diretto tra i due racconti, non si può inserire il secondo di nascosto senza neppure uno straccio di avvertimento... probabilmente, dato che “Una tomba per le lucciole”consta solo 51 pagine, hanno avuto questa bella pensata di aggiungerci “Alghe americane” per riempire il libro.

Ho scannerizzato un paio di pagine de "Alghe americane", tanto per dare un'idea del suo contenuto.

venerdì 13 novembre 2015

"Così Goldrake disintegra Topolino", di Daniel Jarach - "La Domenica del Corriere" 10 gennaio 1981 - PRIMA PARTE



Cercavo questo numero de "La Domenica del Corriere" da un sacco di tempo, essenzialmente per il titolo molto forte, e non mi ero reso conto che un quinto di esso, dato che è un'inchiesta giornalistica di ben 5 articoli distinti, lo avevo trovato nell'artbook "Exhibition Go Nagai", in cui appare la prima parte dal titolo:
"Nella cassaforte degli Ufo 35 miliardi all'anno" - di Daniel Jarach - Domenica del Corriere 10 gennaio 1981 

Come si può leggere sopra quella di Danile Jarach fu una vera e propria inchiesta giornalistica, con tanto di missione nel paese del sol levante ed in California, interviste e foto.
Ok, nella didascalia della foto si individuano in Mazinga, Goldrake e Jeeg gli ufo-robot che Chiaki Imada tiene in mano, mentre, chiaramente, manca Goldrake, ed, invece, c'è il Danguard.
Di castronerie non ce ne sono molte, tante le informazioni azzeccate, però, a mio avviso, l'errore di base fu quello di voler mettere a confronto l'animazione (al risparmio) televisiva giapponese con l'animazione (totale) cinematografica della Disney.
Ovvio che i film della Disney erano animati meglio...
Inoltre i titoli sono inutilmente virulenti, mentre nell'articolo non si nota particolare astio.
In questo primo post inserirò alla fine le scan dell'articolo già linkato sopra, limitandomi solo alle due pagine intere, visto che al link le immagini sono in bianco e nero. E sarebbe un vero peccato non mostrare le foto e i disegni nei bei colori della rivista.
Aggiungerò altri due dei cinque articoli di cui è composta questa inchiesta giornalistica, nella seconda parte posterò gli ultimi due articoli.
Quindi il primo articolo inedito (per me) ha un titolo che è assai cattivello, quanto gli altri due:
Cosa sarà il "computer del mistero"?
E rievocare il "pericolo giallo" non è molto sensato, soprattuto se poi nell'articolo non si demonizza l'animazione nipponica.




Quindi Daniel Jarach fece anche un bel giro negli sutdi d'animazione della Toei Animation, guidato da tal Shuzo Yoshino.


mercoledì 11 novembre 2015

Clementoni Giochi Catalogo Generale 1973


Questo catalogo della Clementoni Giochi è pienamente pre-era "cartoni animati giapponesi", io l'ho datato 1973, pur non essendo presente nessuna datazione, perchè vi è allegato un opuscolo per i venditori, della campagna pubblictaria per il lancio del gioco in scatola di "Robin Hood" tratto dal'omonimo film della Walt Disney, che uscì nel 1973.
In questo opuscolo, che è una piccola chicca proprio perchè indirizzato al negoziante, è specificato che il gioco, "per particolari accordi" (cito dall'opuscolo) che la Clementoni aveva siglato con la Walt Disney, sarebbe stato posto in vendita contemporaneamente alla programmazione del film nelle sale cinematografiche.
Alla faccia della globalizzazione di oggi :]
Ovviamente gran parte dei giochi in scatola prodotti sono antecedenti al 1973, alcuni sono degli anni 60, ma sarebbero restati in vendita per tutti gli anni 70.
La caratteristica di questi giochi Clementoni, che da bambino mi attraeva di più, e che oggi continuo ad apprezzare, sono i disegni delle confezioni, specialmente quelle di giochi "anonimi", non ispirati a personaggi noti, della televisione, dei fumetti o dell'animazione.
In questi disegni i protagonisti erano miei coetanei intenti ad espletare il gioco presente nella confezione. Certo, spesso non c'era nessun nesso tra l'illustrazione e l'esperienza ludica proposta, il caso più emblematico è il gioco del "Basket":
una confezione che ti faceva immaginare chissà quale divertimento, mentre il gioco era fin frustrante in quanto a difficoltà ed insensatezza...
Comunque, indipendentemente dalle mie valutazioni sui giochi, le confezione restano, a mio avviso, le più belle, quelle che evocano i più bei ricordi.
La Clementoni Giochi era, come accennato riguardo al film di "Robin Hood", la licenziataria per l'Italia della Walt Disney, quindi deteneva un piccolo monopolio di una certa importanza.
Personalmente non ho mai avuto nessun gioco della Disney targato Clementoni, ma nella moltitudine di giochi in scatola degli amici del cortile, oppure dei compagni di classe, vi ho giocato spesso, e non erano per nulla brutti. In particolare ricordo "Mondo Papero", che era veramente divertentissimo, anche se non ho memoria della modalità di gioco.
Una carateristica di tutti i giochi della Walt Disney prodotti dalla Clementoni è che oggi hanno quotazioni veramente spropositate, se completi minimo 50 euro a confezione, ma proprio minimo.
Qui sotto l'esterno dell'oposculo pieghevole su "Robin Hood", in cui si preannunciava la prossima campagna pubblcitaria, cosa che mi pare assai curiosa ed inusuale, magari, invece, era la prassi di allora.


Parte dell'opuscolo interno.


L'opuscolo lo mostrerò dopo il catalogo, ergo è meglio iniziare dall'inizio: i giochi prescolastici.
Chi non ha avuto almeno un Sapientino nella vita?
E uno basta ed avanza...
Ogni pagina contiene una breve descrizione del gioco.


martedì 10 novembre 2015

Cosmic Corsair Captain Herlock


TITOLO: Cosmic Corsair Captain Herlock
AUTORE:
CASA EDITRICE: Akita Shoten
PAGINE: 86
COSTO: 20/25€ circa
ANNO: 1977
FORMATO: 30 cm x 22 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet o alle fiere del fumetto
CODICE ISBN:

Come già ribadito più volte non sono un collezionista di artbook, infatti non sono certo neppure che questo sia pienamente considerabile un artbook (non mi pare un roman album, comunque), quando ne trovo uno che mi piace e che ha un prezzo umano, me lo accatto.
Questo l'ho trovato stupendo, praticamente inesistente il testo in giapponese, nessuna immagine in bianco e nero, solo coloratissime e nitide immagini a colori, per di più su carta patinata.
Infine, quando l'ho aperto per sfogliarlo, si poteva odorare la fragranza della carta intonsa, tanto che le pagine erano ancora un po' appiccicate. 
A Lucca si trova ancora qualcosa che merita, considerando la questione del poter controllare materialmente la pubblicazione, a differenza degli acquisti online. 
Su Ebay l'ho trovato solo su questo annuncio (in scadenza), al prezzo di 18$ + 15$ di spese di spedizione:

Qui Capitan Harlock viene chiamato alla giapponese, "Captain Herlock", un po' come l'annosa questione della pronuncia "Gundam ---> Gandamu"... come l'ho sentito chiamare da uno standista a Lucca.
A sua parziale scusante va detto che era molto giovine, e quando gli ho fatto notare che "Gandamu" non esisteva, e l'unico era il Gundam RX-78 non mi ha mandato affangala perchè sperava in un acquisto, cosa che non è avvenuta  ^_^
Finchè sono i giapponesi a chiamare i loro personaggi alla giapponese non ho nulla da obbiettare, ma quando si parla di serie originariamente italianizzate fin dalli anni 70/80 preferisco si mantenga il nome a cui sono abituato, seppur non correttissimo.
Tornando al nostro "Captain Herlock... ehm... Capitan Harlock l''artbook (o quello che è) si apre, dopo quello che posso immaginare sia l'indice, con due poster uno più bello dell'altro!
Uno dei punti di forza della pubblicazione sono le numerose e stupende immagini a doppia pagina, motivo per il quale ho optatto per delle foto.

Edit del 12 novembre:
Un lettore (Davide Cavallaro) ha scritto un commento a questa recensione con una serie di info tecniche, le inserisco qui.

Questo volume è il primo di una serie di tre speciali dedicati alla serie tv e pubblicati alla fine degli anni '70 dalla Akita Shoten. Non sono né artbook né pamphlet (questi hanno meno pagine e sono dedicati ai film cinematografici). Il signore nella fotina a sinistra è proprio Leiji Matsumoto (松本 零士) ai tempi :). Quei due signori più in basso invece, non sono i doppiatori ma membri dello STAFF: il primo è Takeshi Tamiya (田宮 武) e il secondo e Rintarō (りんたろう).
Ora mi taccio e lascio parlare le immagini.




lunedì 9 novembre 2015

Subbuteo Floodlighting (C101A) - Riflettori del Subbuteo, ovvero un mito lucente inutile ed inassemblabile


Ci sono degli accessori del Subbuteo che incarnano la leggenda di un gioco, penso proprio che la coppia di riflettori "C101A" siano l'articolo più desiderato, quanto inutile, di tutto il panorama subbutesco.
Vedevi la confezioni e dovevi averla, lo stupendo disegno già evocava partite che si potevano protrarre anche la sera, tornei di Coppa Campioni, Coppa delle Coppe o Coppa UEFA.
Peccato che fossero totalmente inutili a far ciò che erano stati creati per fare, cioè illuminare... e poi, ammesso che si potesse giocare con gli amici la sera, in casa avevamo tutti l'energia elettrica, a cosa servivano i riflettori?
A nulla  :]
Facevano scena.
Certo, se uno era un bambino milanista, magari avrebbe potuto cercare di inficiare il risultato sul campo, a lui avverso, accampando carenze di lux, ma questa è un'altra storia, altrettanto divertente, ma un'altra storia  ^_^
I riflettori del Subbuteo non solo non illuminavano, e te ne accorgevi quando, dopo aver allestito tutto il campo in preda a frenesia ludica e spento la luce della cameretta, non vedevi manco la palla, ma erano anche difficili da montare!
Avevo completamente rimosso questo aspetto dei riflettori fino a quando non ne ho dovuto montare uno per fare questa recensione, a dire il vero volevo montarli entrambi, ma alla fine ho rinunciato... se un adulto fatica ad assemblarli, quanta difficoltà poteva avere un bambino?
Ok, potrei essere un ex bambino con carenza di manualità che nel diventare adulto(?) ha conservato la stessa inabilità, ma in realtà il motaggio è assai problematico.
Ecco perchè i miei riflettori (del Subbuteo) sono quasi nuovi, oltre a fare solo scena, era un dramma montarli.

Come fare a trasformare questo:


In questo?



Di certo non grazie alle istruzioni in inglese o allo schema in quattro parti!
Ci voleva molta calma, oppure molte imprecazioni... e visto che da bambino non imprecavo...


Basta leggere le istruzioni!

domenica 8 novembre 2015

Anime robotiche, l'evoluzione della psicologia dei protagonisti negli anime robotici




TITOLO: Anime robotiche, l'evoluzione della psicologia dei protagonisti negli anime robotici
AUTORE: Claudio Cordella
CASA EDITRICE: Edizioni Imperium
PAGINE: 97
COSTO: 9€
ANNO: 2015
FORMATO: 18 cm X 11 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9781326156725

Nei cinque capitoli del libricino viene ripercorso l'evolversi della personalità dei piloti di robot(toni), dai supereroistici Actarus/Tetsuya/Hiroshi dei “super robot” (anni 70), passando per i piloti più normali dei “real robot” (anni 80), finendo con i piloti pieni di contraddizioni etico-morali-esistenziali degli anime robotici come Evangelion o Code Geass (anni 90/2000). Questa seduta psichiatrica coi piloti di mecha avviene in ordine cronologico, tramite la sinossi delle relative serie animate. Talvolta la trama della serie viene approfondita maggiormente (esiguo numero di pagine permettendo), in altri casi solo accennata, stranamente come nel caso dello Zambot 3. Mi pare di aver notato che nello sviluppo dell'analisi ci sia un spostamento dell'attenzione dell'autore dai piloti, nelle serie ani 70 ed 80, verso la trama, anni 90 e 2000. Nel totale la lettura è piacevole e comprensibilissima, quest'ultima cosa non scontata, e l'autore dimostra di conoscere le serie robotiche anche recenti, fino al 2014. A voler fare il pignolo ho notato un'incongruenza nella descrizione della trama de “Il Grande Mazinga”, dove, a pagina 11 riguardo al rapporto tra Tetsuya e Jun si afferma che: “Abituato più a menar le mani che alle relazioni interpersonali, Tetsuya ha non pochi problemi a dichiarare il suo amore alla giovane (Jun)...”. Magari interpreto male lo scritto, ma a me non pare che tra i due ragazzi ci sia mai un qualcosa avvicinabile ad un sentimento amoroso, tanto che io mi son sempre sorpreso che Tetsuya non ci provi mai con Jun, dimostrando così la sua psicopatia guerrafondaia. In un altro punto del libricino c'è un refuso che rischia mettere in dubbio la conoscenza dell'autore della trama del Baldios, dove, a pagina 22, si indica in Aphrodia e MARIN i figli adottivi di Gattler, quando il fratello della generalessa si chiama MIRAN. Da notare come, in un libro con un numero di pagine così esiguo, siano state inserite lo stesso delle note con le citazioni di altri saggi e la bibliografia finale.
Le serie analizzate più approfonditamente sono:
Mazinga Z, Goldrake, Grande Mazinga, Jeeg, Voltus V, Daltanious, Baldios, Gordian, Gotriniton, Daitarn, Gundam, Macross, Votoms, Z Gundam, film di Gundam e Macross, Gundam 0080, Patlabor, Evangelion, film Evangelion, Gurren Lagann, Bokurano, Code Geass, Suisei no Gargantua.
Altri anime robotici sono accennati, ma poche righe.





venerdì 6 novembre 2015

La Marvel nelle edizioni Corno


 
TITOLO: La Marvel nelle edizioni Corno
AUTORE: Danilo Chiomento
CASA EDITRICE: Allagalla
PAGINE: 440
COSTO: 35 €
ANNO: 2015
FORMATO: 30 cm x 21 cm
REPERIBILITA': Raro nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788896457238

Di questo tomo avevo già letto lo scorso anno, infatti avevo chiesto ad un'amica di recuperarmelo al "Lucca Comics and Games 2014", a cui non mi ero recato. Alla fine avevo deciso di non farglielo comprare perché, non potendo vederlo materialmente, non riuscivo a valutarne la validità.
Feci bene, visto che l'edizione dell'anno scorso era una anteprima incompleta, in quanto il libro non era ancora terminato.
Quest'anno, invece, allo stand della casa editrice Allagalla (bel nome) faceva bellissima mostra di se questo voluminosissimo volume, di ben 440 pagine, e di grande formato, che contiene tutte le copertine dei supereroi Marvel della nostra amata "Editoriale Corno".
Quando sarò ricco, grazie a questo volume, recupererò tutti quei fumetti!
Ma, fino ad allora, mi accontenterò di sfogliare e leggere questo bel contributo al mondo del collezionismo Marvel e Corno, anche se qualcosina è anche in mio possesso  ^_^
Il volume non contiene solo le immagini delle copertine, ma anche gli elenchi di tutti gli albi, commenti, analisi e curiosità sulle pubblicazioni originali statunitensi e sulle controparti della Corno.
In particolare in "Tre lustri di lustro" c'è la storia della Editoriale Conro, dalla sua nascita alla sua chiusura, vicende che non conoscevo, se non a grandi linee. In più, per ogni capitolo delle testate Corno, c'è un approfondimente specifico. Quindi la parte informativa e di analisi non manca, anche se sono le copertine e i gadget ad avere la preminenza. Infatti l'autore, con la collabaroazioni di tanti altri appassionati e collezionisti, ha inserito un intero capitolo con i poster, gli adesivi e tutto ciò che la Corno inseriva nei suoi fumetti!!!
Ho rivisto adesivi e poster che ai tempi avevo appiccicato per tutta casa (entro certi limiti, ovviamente).
Fondamentalmente il volume si può dividere in tre parti.
La prima è dedicata alle singole testate Corno, con addirittura l'elenco completo, oltre degli albi, anche dei personaggi ospiti.
Per esempio nei 283 albi dell'Uomo Ragno (un complimento per aver mantenuto il nome "originale"!) della prima edizione erano presenti le storie dei seguenti supereroi:
Dottor Strange; Ant-Man; Hulk; La donna gatto; Morbius; Devil; Iron Man; L'uomo lupo.
E questa catalogazione certosina, con relativo commento sempre presente, viene ripetuta per tutte, dico tutte, le testate della Corno!
La seconda parte è quella stupendamente visiva, con tutte le copertine divise per testata.
L'ultima parte è quella dei gadget della Editoriale Corno.
Penso che questo sia il libro defintivo sulla Marvel della Corno, ed il prezzo di 35€ vale assolutamente la spesa!
L'unica pecca del volume è il tipo di rilegatura. Una copertina rigida, viste le 440 pagine, sarebbe stata una scelta più saggia, anche se avrebbe fatto salie il prezzo finale del libro.
Purtroppo la rilegatura "leggera", con così tante pagine, tende a rovinare la cordonatura del libro, motivo per il quale, memore delle pieghe lasciate sui quattro volumi della Atlantic, ho evitato scan, sostituendole con tre video.
A parte questa mia considerazone materiale, non posso che fare i complimenti vivissimi a tutti quelli che hanno collaborato alla stesura del volume: è bellissimo!


Un volume cha conferisce piacere anche solo a guardarlo  :]



Mettendo la musica del cartone de l'Uomo Ragno in sottofondo dallo stereo, pensavo di scampare all'orecchio vigile di Youtube, erravo... mi son beccato la pubblicità come punizione T_T
Il video della prima parte del volume.


        

Il video della seconda parte del volume.

giovedì 5 novembre 2015

Go Nagai Robot Collection 74 Rubina



Questa settimana tocca alla promessa (non mantenuta) sposa di Actarus: la bella Rubina.
E' bella anche nella versione GNRC?
Beh, per fortuna non è venuta fuori come Miwa e Sayaka, a parte qualche sbavatura di colore sui capelli (e sulla tuta) non la si può considerare brutta. Le hanno incollato un po' la testa storta, e la particolare capigliatura di Rubina, una volta trasformata in 3D, fa sembrare la capoccia un cocomero, ma non ascriverei la colpa a quelli della GNRC.
La cosa che, invece, mi è parsa assai senza senso, sempre ricordando che delle tante promesse non mantenute di questa collezione (in primis la durata...) non c'è mai stato il rispetto delle proporzioni tra i modellini, è che Actarus sia più basso di Rubina...




Prima di proseguire con il solito servizio fotografico, mi pare giusto commentare la notizia appresa al "Lucca Comics and Games 2015" che la GNRC continuerà fino a 150 uscite:
T_T
Vuol dire che ora siamo appena sotto la metà: T_T
Per arrivare a 150 modellini penso che dovranno pubblicare anche altre serie, tipo il Gettar. Se poi inseriranno anche serie non gonagaiane, la cosa diverrà fin ridicola, viste la scelta iniziale (poi venuta meno) di fare riferimento SOLO ai manga di Go Nagai, evitando fin le versioni anime.
Non so perché ma mi sento come la cacciagione che ha messo la zampa in una tagliola, e non riesce a divincolarsi dalla trappola astutamente posata dal cacciatore, che l'aveva mimetizzata con un inequivocabile "50 uscite più alcuni speciali"...
Al misero stand della Yamato erano esposti in bella mostra valanghe e valanghe di pezzi invenduti della GNRC.
Ovviamente al prezzo originale. 



Sono incappato nella comicità più demenziale (o delinquenziale?), per modo di dire, quando in uno stand di una fumetteria ho visto i medesimi modellini, senza fascicolino-ino-ino-ino, a prezzi folli, fin il triplo!
Va bene speculare, però a tutto ci dovrebbe essere un minimo di limite...



Per ora torno a Rubina, più sotto metterò altre foto con prezzi rialzati.
Rubina dalle solite varie angolazioni.

mercoledì 4 novembre 2015

Manga Academica vol. 8, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese



TITOLO: Manga Academica vol. 8, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
AUTORE: vari
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 78
COSTO: 12,50 €
ANNO: 2015
FORMATO: 20 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Raro nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788896133262

La casa editrice “Società Editrice La Torre” è un po' un Highlander, infatti della case editrici che pubblicavano regolarmente saggi o collane su manga ed anime è sopravvissuta solo lei, arrivando all'ottavo anno consecutivo della "Manga Academica"
La Iacobelli si è fermata a Eboli, cioè a Creamy e One Piece, la Tunuè, dopo essere partita con obbiettivi di studi sociologici assai roboanti, ha smesso alla chetichella di pubblicare saggistica su anime e manga.
Quindi un complimento grosso come una casa (editrice) va riservato alla costanza della "Società Editrice La Torre", che immagino faccia una certa fatica economica a restare coerente con gli impegni presi con i lettori che la seguono. Lo ipotizzo per il numero di pagine di questo ottavo numero di “Manga Academica”, che è il più esiguo di tutta la collana, solo 78. Il ridotto numero di pagine del libro potrebbe essere dovuto anche alla scarsità di contribuiti degni di essere pubblicati.
Il saggio contiene tre contributi, ovviamente tutti abbastanza corti.

Il primo è di Riccardo Rosati, che propone un'analisi storica dei periodi Taisho e Showa attraverso la rappresentazione di manga e anime. Il contributo di Rosati è incentrato sul balzo tecnologico e sociale in chiave occidentale che la società giapponese compì negli anni 20 e nel primo dopoguerra.
Quello che scarseggia, a mio avviso, nell'analisi sono, però, proprio i titoli di manga ed anime. Questa scarsità di fonti (cioè manga ed anime) trasforma il tutto in un breve riassuntone storico dei periodi analizzati. Personalmente ho apprezzato questo riassunto storico, di cui condivido anche la filosofia anti nazionalista e militarista, peccato che vengano citati pochi manga ed anime che rappresentino quei periodi storici.

Il secondo contributo è di Nicola Grolla, che, se ho capito bene, effettua una analisi del saggio di Hiroki Azuma "Generazione Otaku" pubblicato nel 2001. Avendo letto il bel saggio di Azuma ormai nel 2010, quando venne pubblicato in Italia, non posso valutare le considerazioni dell'autore per carenza di memoria, ma anche perché il saggio di Azuma è abbastanza complesso, e Grolla, nella sua analisi, è spesso altrettanto criptico. Per criptico intendo, ovviamente, che lo è per me, dato che è scritto in maniera, a mio avviso, troppo difficile, non alla portata di tutti.
L'unico dubbio che mi sorge riguarda l'attualità dell'analisi di un saggio pubblicato in Giappone nel 2001, immagino che in questi quasi 15 anni la società giapponese sia cambiata, e gli otaku siano cambiati con la società giapponese.

Il terzo ed ultimo contributo, e mi pare il più breve dei tre, è di Giorgio Mazzola, ed è quello che ho gradito di più. 
Per l'autore un certo numero di manga ed anime, o alcuni filoni narrativi, sono nati da eventi che hanno shoccato la società nipponica.
Questi eventi sono di diversa natura: storici ( Hiroshima e Nagasaki ); economici (la crisi economica del 1989); ambientali (terremoti, maremoti e Fukushima); criminali (setta Aum Shinrikyo ); sociali (hikikomori).
Giorgio Mazzola concentra la sua attenzione sul fenomeno hikikomori, considerandolo figlio del decennio 1985/1995. Condividevo la stessa opinione anch'io prima di imbattermi su un articolo pubblicato su “La Stampa” del 27 novembre 1981: Fenomeno hikikomori in un articolo de "La Stampa" del 27 novembre 1981 - "Molto onorevoli ospiti del Sol Levante" di Alberto Gaino 

Benché non si faccia accenno agli hikikomori, in quanto il termine è di molto successivo, la problematica pare essere quella, ergo la nascita di questo inquietante fenomeno sociale andrebbe spostata indietro di alcuni decenni, fin dagli anni 60!
L'autore analizza l'anime che è il capostipite di questo malessere sociale :Neon Genesi Evangelion.
A cui fa seguire l'analisi, sempre in chiave hikikomori, di tre manga: “Buonanotte Punpun”; “I am a hero”; L'attacco dei giganti.
L'unica pecca di questo contributo è che è troppo corto, infatti l'autore scrive in maniera comprensibile, esprimendo concetti interessanti.

L'indice del saggio:

lunedì 2 novembre 2015

"Metti un ufo a cena", di Gianni Melli - "Guerin Sportivo" 20/26 dicembre 1978



Finchè a scrivere di Goldrake e compagnia erano i quotidiani nazionali oppure dei settimanali legati al mondo dello spettacolo, come "Tv Sorrisi e Canzoni" o "La Domenica del Corriere" , la cosa poteva non essere il sintono del successo degli anime. Alla fine commentavano e criticavano notizie di costume, in qualche modo dovevano pur riempire le pagine della loro testata. A mio avviso sono gli articoli su riviste che ben poco avevano a che fare con i programmi televisivi, e men che meno con i cartoni animati, che dimostrano quanto devastante sia stato l'avvento di Goldrake per gli adulti di allora, in primis per i giornalisti, che per loro sfortuna si ritrovarono a dover fare analisi e commenti su qualcosa che non conoscevano.
Fino ad ora ho postato un articolo su Penthouse e due su Playboy ( giungo 1981  ; luglio 1981 ) riguardanti gli anime, ed ne ho trovato pure uno su "Intimità", che posterò più avanti.
Questa volta tocca al "settimanale di critica e di politica sportiva fondato nel 1912":
il "Guerin Sportivo".




Cosa riserverà l'articolo di Gianni Melli?
Mi auguro fortemente che il giornalista fosse ben informato, non abbia commesso errori grossolani o si sia inventato cose strane, altrimenti mi toccherà farle notare, e passerò per cattivo  T_T
Inizialmente si parte un po' alla lontana, rimarcando l'interesse italico per gli UFO e gli alieni.