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sabato 31 maggio 2014

Bonvi VS "i cartoni animati giapponesi" - Il Resto del Carlino 19 aprile 1980



Quando le critiche le muove un personaggio a te simpatico (e che stimi) ti lasciano più dispiaciuto, e quando queste critiche sono in gran parte le solite baggianate che venivano scritte per vituperare i "cartoni animati giapponesi" il rammarico è ancora maggiore.
Bonvi da bambino mi regalò ore di felicità con "Supergulp!", e poi coi fumetti di Sturmtruppen e Nick Carter altre ore di divertimento, per questo le assurdità che si possono leggere in questo articolo (pubblicato in prima pagina su "Il Resto del Carlino"!) replicano il rammarico (e anche un po' l'incredulità) provato nel leggere gli articoli di Michele Serra, Vittorio Zucconi e Dario Fo.
Posso anche comprendere la frustrazione professionale di Bonvi nel vedere la Rai TV investire così tanto sulla promozione di Goldrake e soci, mentre aveva sempre lesinato fondi al suo "Supergulp!", però Bonvi era un collega dei mangaka e dei disegnatori nipponici, ci si sarebbe potuto aspettare un po' più di conoscenza dell'argomento.
E se è vero che nell'articolo Bonvi sposta il tiro dagli anime al "business" traditore, è altresì vero che forse non ebbe la modestia di ammettere che le sue creature semi-animate (per quanto io vi sia affezionato) non erano al livello dei "cartoni animati giapponesi". Secondo me non erano neppure paragonabili, e questo fu l'errore di Bonvi (ma anche di Guido De Maria e Giancarlo Governi: articolo correlato), voler mettersi sullo stesso piano comunicativo di storie più complesse ed affascinanti.
Senza contare che con il "business" (e non "businnes" con due enne ed una sola esse ) non ce la si può prendere solo quando non ti premia, mentre lo si accetta quando ti fa vendere i giornalini o i libri a fumetti.
La vignetta già spiega cosa ci si può aspettare dall'autore di Nick Carter: un'investigazione sul "pericolo giallo.
Questo articolo nasce dalla petizione dei genitori di Imola contro i cartoni animati giapponesi (argomento su cui ho trovato altri succulenti articoli giornalistici), citati nelle prime righe, le cui preoccuppazioni avevano anche un senso, ma forse sarebbe toccato agli addetti del settore tranquillizarli, non fomentarli....
Fatico a capire se in certi punti Bonvi stesse scherzando o scrivesse sul serio, propenderei per la seconda (ma spero di sbagliarmi), infatti l'ironia la si usa (di norma) per sbeffeggiare una critica, non per farla.
Incredibile l'assurdità sul bambino che si lancia dal frigorifero gridando "Missili radenti!", e se lo avesse fatto per emulare Tarzan (che nel medesimo periodo veniva spesso trasmesso in formato telefilm) oppure Superman? O peggio l'Uomo Ragno trasmesso in "Supergulp!"? In quei casi sarebbe stato tutto ok?
A questo punto Bonvi ci spiega come i giapponesi avessero architettato un complotto mondiale per influenzare le menti dei bambini, e vender loro tonnellate di merchandising, che se fossero state, invece, di Nick Carter o "Supergulp!" non avrebbero arrecato danni ad alcuno.
Inserisco un commento aggiuntivo (con relativa scan) rispetto al giorno in cui ho fatto il post, inerente la questione del bambino che si lancia dal frigorifero (e che in un caso più drammatico venne sfruttata come esempio della pericolosità degli anime: "Goldrake ammazza dal video e nessuno si prova a fermarlo").
La battuta di Bonvi nasce dalla notizia, riportata sempre su "Il Resto del Carlino", data da uno dei papà dei 600 genitori di Imola che affermava che suo figlio si lanciava dai mobili o divani per imitare gli eroi nipponici. Il relativo articolo lo posterò più avanti.
Per rendere palese l'assurdità del rimprovero mosso da Bonvi (che si associa all'accusa) e dai 600 genitori di Imola verso Goldrake, mostro la scan di una notizia apparsa su "Il Fatto Quotidiano" (da cui ho cancellato la città e l'età  del bambino). I bambini giocano, i genitori non possono controllarli ogni secondo, purtroppo talvolta capita la disgrazia.
Incarceriamo Stan Lee?


venerdì 30 maggio 2014

Cosplay, arte ludica contemporanea



TITOLO: Cosplay, arte ludica contemporanea
AUTORE: Anna Castelli
CASA EDITRICE: Collana Imperium
PAGINE: 32
COSTO: 6 €
ANNO: 2014
FORMATO: 11cm X 18cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9781291812343

Questo è il quinto libro ( Saggistica cosplay ) che racconta o analizza il mondo del cosplay e dei suoi protagonisti, come specificato in copertina è un “breve saggio”, in realtà sarebbe stato più corretto scrivere “brevissimo”. Infatti, seppure sul web è riportato in 40 il numero di pagine che lo costituisce, in effetti sono solo 32, perché le ultime otto sono pagine pubblicitarie della casa editrice riguardanti altri loro titoli.
Anche il formato è veramente mini, inoltre sono presenti cinque immagini quasi a pagina intera, che riducono ulteriormente il poco scritto.
Personalmente sono fissato coi libri cartacei, come si può notare qui sul blog, però esiste anche la versione e-book di questo micro saggio, acquistabile a 99 centesimi in questo sito:

collanaimperium.wordpress.com/2014/04/06/nuova-pubblicazione-cosplay-arte-ludica-contemporanea/
 
Consiglio vivamente l'acquisto della versione e-book anche per i tempi biblici di consegna (oltre al fatto che la spedizione costa quanto il libro...), ho ordinato il libro tramite il sito Lulu lunedì 12 maggio, ed è arrivato oggi venerdì 30 maggio, 3 settimane lavorative...
Ecco l'indice degli argomenti (usare il termine “capitoli” mi pare un po' eccessivo):
Nascita di un fenomeno;
SCI-FI e cosplay: la scuola americana;
Cosplay e kabuki;
Cosplay e tradizione teatrale occidentale;
Il cosplay in Giappone: pillole di curiosità;
L'autrice.

Nella parte iniziale (Nascita di un fenomeno), dove si racconta del boom italiano dei cartoni animati giapponesi negli anni 70 e 80, è contenuto quello che, se non è proprio un errore, è a mio avviso una grossa svista. Prima si riportano le date di trasmissione italiana di Vicky il vichingo (1975) e Heidi (1976), per poi passare ai cartoni degli anni 80, e a questo punto è inserito Goldrake. Non è che sia stato scritto esplicitamente che Goldrake fu trasmesso nel 1980, però da come è impostata la pagina lo si potrebbe ipotizzare, e penso che ormai dovrebbe essere di dominio pubblico, anche per le nuove generazioni, che la prima puntata di Atlas Ufo Robot fu il 4 aprile 1978.
Per il resto il contenuto non aggiunge nulla a ciò che si può trovare su altri saggi o sul web.

La quarta di copertina.


mercoledì 28 maggio 2014

Go Nagai Robot Collection 19 Ministro Argos



Considerando che tutti i cattivi de Il Grande Mazinga sono dei gran bei personaggi, il Ministro Argos è tra i migliori. Teoricamente sarebbe un sottoposto del Generale Nero, o almeno io l'ho sempre visto come secondo nell'organigramma dell'Impero di Mikenes, invece il capo dei servizi segreti di micenei quasi sempre si contrappone al Generale Nero, nella gara a diventare il favorito dell'Imperatore delle Tenebre.
Il computer posto nel suo addome è costituito da bobine magnetiche, il top della tecnologia negli anni 70, un piacevole anacronismo vintage nel 2014. Nelle poche righe presenti nel fascicolino-ino-ino-ino si può leggere che "Si dice che tutte le informazioni per la conquista del mondo sono racchiuse in quel computer", alla luce delle continue sconfitte subite dall'esercito di Mikenes non mi pare fossero informazioni molto utili, forse sarebbe stato meglio formattare Argos dopo una decina di puntate.
Se Go Nagai avesse disegnato il ministro Argos negli anni 90 avrebbe inserito un lettore Cd nel suo corpo? Nel 2000 una porta USB? E oggi tutta banda larga?
Trovo che il modellino sia venuto fuori bene, cosa non scontata in questa collezione, nessuna sbavatura evidente, visi simili all'originale (non come il Generale Nero), a voler fare il pignolo le bobine magnetiche del computer nell'addome avrebbero dovuto essere colorate in scuro, per distinguerle dal resto.




lunedì 26 maggio 2014

Barbie - Catalogo Mattel 1986 (parte due)



Seconda parte del catalogo americano Mattel del 1986, che mostra una Barbie molto fashion, in pieno stile anni 80, una Barbie Flashdance. Se già non digerivo la Barbie anni 70 questa proprio la disintegrerei... come disintegrerei quasi tutto quel decennio (salvo fino al 1983), che ci ha portato ai disastri di oggi.
Sembrano passati secoli dalla Barbie presentata in questi cartonati:
La casa di Barbie
Barbie al circo
Barbie al mare
Barbie e il cane

In questo catalogo Mattel Big Jim era appena scomparso (R.I.P.), la sua linea di giocattoli venne sospesa proprio nel 1986, neanche lui ha retto agli anni 80, rimane Ken... gli anni 80 hanno visto la vittoria di Ken su Big Jim, e non sono cose belle...
Bando alle ciance ed ecco le scan di questo catalogo, che iniziano con la Barbie che si passa le mani tra i capelli.





domenica 25 maggio 2014

The Art of il mio vicino Totoro



TITOLO: The art of il mio vicino Totoro
AUTORE:
CASA EDITRICE: Planet Manga - Panini Comics
PAGINE: 177
COSTO: 25€
ANNO: 2014
FORMATO: 30 cm X 21 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788891250179
 
La Panini Comics/Planet Manga pubblica il secondo artbook in italiano, fatto assai meritorio, perchè le immagini restano belle indipendentemente dalla lingua in cui è scritto il libro, ma poterlo anche leggere è ovviamente meglio. Immagino che l'artbook di Totoro ripeta l'operazione fatta con quello di "Kiki consegne a domicilio", cioè la traduzione del suo omologo giapponese, non posso esserne certo perchè, a differenza di Kiki, non posseggo l'artbook originale.
Unica pecca dell'operazione editoriale della Panini è che il prezzo dei due artbook sia il medesimo, nonostante questo di Totoro abbia 30 pagine (non 5) in meno rispetto a quello di Kiki, magari fare 23 euro poteva essere una cosa simpatica. 
Come sempre mi sfugge il come si formi il prezzo dei libri, probabilmente le proporzioni matematiche non sono lo strumento utlizzato, perchè altrimenti: 
209 (pagine di Kiki) : 25 (euro) = 177 (pagine di Totoro) : X   
Cioè X = 21 euro, appunto, mi sarei accontentao di 23 euro.
Ovviamente esiste sempre la possibilità che con l'artbook di Kiki abbiano messo volontariamente un prezzo in perdita sperando di recuperare con quello di Totoro ad un prezzo maggiorato, però mi parrebbe strano.
A parte questi miei dubbi sui costi editoriali, l'artbook è molto bello, spero proprio che la Panini prosegua queste traduzioni.
Nelle prime pagine sono riportati gli schizzi dello storyboard che Miyazaki eseguì nel 1976 per un suo libro illustrato, in cui iniziava a fissare la fisionomia dei personaggi e la storia.
Si apprende che Totoro in origine si chiamava Miminzuko, a fianco di Totoro si possono vedere il primo papà e la prima Mei.

sabato 24 maggio 2014

Il fumetto "Actarus" N° 1 - "L'altopiano del diavolo" - dicembre 1979



Se mai fosse ancora necessario dimostrare il successo che ebbe Goldrake in quel lontano 1978, dopo tutti i libri che dopo 35 anni continuano ad essere pubblicati e gli articoli giornalistici scritti allora, ecco quello che penso sia stato il primo caso italiano di spin-off e di fan-fiction editoriale. Con l'unica differenza che questa fan-fiction non nasce dal fandom, nessuna sottocultura lo crea per piacer proprio, ma viene pubblicato allo scopo di aumentare le copie di una rivista di fumetti mensile: "Actarus" (che in seguito diverrà "Actarus presenta Darix").
"Actarus" della casa editrice "Edizioni Flash" di Francesco Carozza comincia la sua avventura nelle edicole l'11 dicembre 1979, in concomitanza con la terza serie di Goldrake sulla Rete 2, abilmente richiamata dalla copertina.
La pubblicazione è totalmente ufficiale, data in licenza dalla concessionaria Rai "Sacis Roma", che deteneva i diritti di sfruttamento dell'anime della Toei Animation per l'Italia, ma è il contenuto delle storie che me lo fa catalogare come primo esempio italiano di spin-off.




Infatti Actarus e tutti i personaggi di Goldrake sono coinvolti in avventure di carattere poliziesco avventurose, in questo numero si arriva fino al western alla Tex Willer, sempre con una spruzzata di fantascienza, ma in cui i mezzi robotici hanno una parte minoritaria, ed in ulteriore diminuzione nel proseguo delle storie.
Infine, nelle ultime pagine del fumetto, è presente "La vera storia di Actarus" a puntate, un romanzo di fantascienza in pieno stile fan-fiction.
Tutto questo ci dimostra anche come i mangaka e le case editrici nipponiche non si interessassero poi molto delle loro creature a due dimensioni, di come questi diritti venissero sfruttati e/o censurati. Tanto per non dare sempre la colpa agli adattamenti e ai censori, se poi gli scempi sono permessi dai possessori dei diritti di sfruttamento, e le cose non è che siano cambiate molto oggi, vista questa news che riguarda Doraemon presente su Animeclick.



mercoledì 21 maggio 2014

Go Nagai Robot Collection 18 Giru Giru



A differenza di ciò che era annunciato nelle "Prossime Uscite" del precedente numero (scan), che prevedeva il ministro Argos per la 18esima uscita, siamo tornati al programma presentato nelle "Prossime Uscite" di due numeri fa (scan), cioè Giru Giru, il primo mostro spaziale contro cui deve combattere Goldrake.
Su web mi è capitato di leggere, da parte di appassionati, che questa uscita con Giru Giru sarebbe costata 20 euro, in realtà il suo prezzo è il medesimo delle altre uscite a prezzo pieno: 12,99 euro.
Il modellino è alto circa 11 cm, abbastanza massiccio, dipinto relativamente bene, a voler fare i pignoli la testa mi pare troppo grande rispetto all'originale, e nella parte inferiore del disco mancano le tre zone tonde da cui escono le punte che imprigionano il disco di Alcor/Koji/Ryo (o come accidenti si fa chiamare...) nella prima puntata dell'anime.
La posa è molto più dinamica rispetto alla media dei modellini fin qui presentati, benchè, sempre nell'anime, Giru Giru mai si presenti in piedi.
A mio personale parere, del tutto soggettivo, è tra i due o tre modellini meglio riusciti fino ad ora pubblicati.



martedì 20 maggio 2014

Mazinger contro i Mazinger - 1981



Questo cartonato del "Gruppo Editoriale Fabbri", di ben 152 pagine e con un formato 29 cm X 22 cm, contiene uno dei primi manga pubblicati in Italia. "Mazinger contro i Mazinger" risale al 1981, e venne preceduto dai 25 numeri settimanali de "Il Grande Mazinga" (in seguito "Il Grande Mazinger") e dal primo cartonato "Io il Grande Mazinger". Il manga italico "Mazinger contro i Mazinger" è la versione di Go Nagai e Gosaku Ota del Grande Mazinga, ricolorata per la pubblicazione italiana, sul web si trova l'informazione che sia stata anche censurata dalla Fabbri. Personalmente non ho mai letto il manga di Gosaku Ota, però mi pare improbabile che "Mazinger contro i Mazinger" contenga censure, in quanto vi sono comunque presenti numerose tavole con scene particolarmente crude o splatter, ergo mi chiedo cosa di più terribile poteva contenere il manga originale, e perchè non siano state eliminate anche queste tavole.
La colorazione, per quanto discutibile e talvolta approssimativa, è logica conseguenza del fatto che tutti gli albi dedicati ai bambini italiani erano colorati.
Le tematiche e i personaggi sono un po' diversi da quelli della serie tv, si coglie maggiormente la sfiducia verso l'umanità. Infatti Tetsuya non deve combattere solo contro l'impero di Mikenes, ma anche contro la cupidigia umana del capitalista Fujido, i guerrafondai e la vigliaccheria del comandante delle forze di autodifesa nipponiche, tanto che, alla fine, l'Imperatore delle Tenebre pare quasi un comprimario della storia.
I personaggi del manga di Gosaku Ota sono meno freddi, Tetsuya scherza e fa il cascamorto con le ragazze, Jun è più ammicante e giovanile, addirittura il dottor Kenzo Kabuto perde il suo aplomb scientifico da cyborg lanciandosi in grida ed invettive isteriche. Immagino quanto i bambini che lessero queste storie si sentissero spiazzati, ed è il motivo per il quale io non amavo il settimanale "Il Grande Mazinga".
Ho riportato una parte delle pagine del libro, quelle essenziali a mostrare la trama e i punti che per me dimostrano che il libro non è stato censurato.




venerdì 16 maggio 2014

Ultima apparizione di Goldrake (22 episodi: 11-12-1979/6-01-1980), articoli di Corriere della sera, Stampa, l'Unità



 Il 10 dicembre 1979 il quotidiano La Stampa annuncia nel trafiletto sopra, pubblicato nelle pagine dedicate ai programmi tv, l'ultima parte di Goldrake. Si accenna alle ormai consuete polemiche sulla diseducatività del nostro eroe robotico, ma si ammette che il cartone animato è moderno.
Per il resto La Stampa, nel mese della programmazione finale di Goldrake, non tocca più l'argomento.
In fondo le polemiche erano esplose tra la prima (inizialmente i giornalisti quasi non lo notarono) e la seconda apparizione di Goldrake:
 Esordio TV di Goldrake (primi 25 episodi:4 aprile/6 maggio 1978), articoli di Repubblica e Corriere della Sera

"Goldrake torna in tv, (secondi 25 episodi: 12-12-1978/ 12-01-1979), articoli di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, l'Unità "

Quindi su Goldrake, almeno nei quattro quotidiani da me consultati (La Repubblica ignorò la sua ultima messa in onda), in quel mese di programmazione non ci furono particolari polemiche dirette, anzi, il Corriere della Sera il 9 dicembre 1979 pubblicò in terza pagina (la pagina della cultura, e non fu la prima volta) un articolo molto positivo scritto dal critico cinematografico ed appassionato di fumetti Oreste del Buono.
A parte la topica sull'uso del computer negli anime anni 60/70/80, che faceva vittime anche nel campo di chi non demonizzava i cartoni animati giapponesi, a dimostrazione di quanto quel mito fosse diventato realtà, l'articolo di Oreste del Buono va oltre le solite baggianate.


giovedì 15 maggio 2014

Il librogioco del "Black Hole" - settembre 1980



La Walt Disney lanciò "The Black Hole" come risposta a "Guerre Stellari", e mi pare inutile dilungarmi sulla validità della risposta, tipo replicare ad un do di petto con un pernacchia, o peggio...
Il film lo andai a vedere al cinema, ai tempi già detestavo la Disney, però era un film di fantascienza, ergo aveva la precedenza sui miei pregiudizi, peccato che i pregiudizi erano fondati.
Probabilmente, a causa di tutto questo mio astio verso la Walt Disney, son stato punito, visto che si son comprati sia la Marvel che "Guerre Stellari", e ora mi tocca vedere il logo Disney ad ogni film dei miei supereroi preferiti, e fra un po' anche nei film della Lucas, quello sarà un momento esiziale...
Vabbè, problemi miei...
La Mondadori pubblicava spesso questo tipo di librogioco ("Il librogioco di Mazinga Z"), che permetteva al bambino di trasformare i propri beniamini dal 2D al 3D cartaceo, non era comunque l'unica casa editrice, la "Eri Junior" pubblicò un bellissimo "Manuale Spaziale Tecnico Attivo di Capitan Harlock".
Questo volume prometteva di costruire tutti i mezzi del film senza l'uso di colla o adesivo, chissà se era possibile.



mercoledì 14 maggio 2014

Go Nagai Robot Collection 17 Takeru



Ormai la "Go Nagai Robot Collection" ha uscite settimanali, e pare che le edicole ne siano fornite regolarmente, alla mia arrivano.
Oggi tocca a Takeru, uno dei personaggi più belli sia di Jeeg che nelle serie d'animazione di quel periodo, però qui si commenta il modellino di Takeru, e non il guerriero yamatai.
A parte le solite sbavature di colore, ormai non ci faccio più nemmeno caso, mi pare che il modellino sia più che accettabile, addirittura la spada è dritta! (Povera Himika...)
Il viso e le braccia sono blu, quando nell'anime erano di colore differente, però ci si può passare sopra. Forse l'unico particolare uscito male è il copricapo, un pelino piccolo, oppure questo Takeru ha la testa troppo grossa...
Infine la posa, da combattimento, quindi consona ad un grande guerriero, ma un po' ingobbitto.
Va bene che Takeru ha un'età millenaria, però il collo glielo hanno fatto un po' troppo spostato sul petto (basta vedere le due foto prese di fianco che posto più sotto).
Leggendo il testo del fascicolino-ino-ino-ino, che è incentrato sia sulla storia di Takeru in Jeeg che sulla figura storica del principe Yamato Takeru della storia giapponese (scelta simile a quella del numero sulla Regina Himika), che ho trovato una scelta corretta, mi è sorto il dubbio se Takeru compaia anche nel manga.
Io non ho mai letto il manga di Jeeg, quindi non sono certo, ma mi pare che Takeru non sia presente, anche perchè nel fascicolino-ino-ino-ino non c'è un solo disegno di Takeru tratto dal manga. Infatti, fino ad ora, i disegni dei personaggi erano sempre tratti solo dai manga di Go Nagai, sul fianco di ognuno di essi campeggiava ben chiara la dicitura "immagini tratte dal manga di etc etc etc", mentre in questo caso i disegni sono "Disegni originali realizzati appositamente per questa collana".
A questo punto, ipotizzando che io abbia ragione sul fatto che Takeru non fosse presente nel manga di Go Nagai, mi chiedo perchè su Takeru ci si sia riferiti all'anime, mentre per tutti gli altri personaggi ci si sia limitati (ed è proprio una auto limitazione castrante...) alla versione manga.
Nota inserita dopo aver pubblicato questo post:
Ho consultato il manga di Jeeg a casa di un amico, ed effettivamente Takeru non è presente. Quindi per l'eroico combattente Yamatai la Fabbri Editore e la Yamato Video hanno fatto un'eccezione. Ma perchè, allora, non farla anche per gli altri personaggi almeno sul versante del fasscicolino-ino-ino?




martedì 13 maggio 2014

Mostri tra mito e realtà (volume 5, 1976) - collana "Il mondo dell'occulto" Rizzoli




TITOLO: Mostri tra mito e realtà (volume 5, 1976) - collana "Il mondo dell'occulto" Rizzoli 
AUTORE: Angus Hall
CASA EDITRICE: Rizzoli
PAGINE: 144
COSTO: 8€ (variabile)
ANNO: 1976
FORMATO: 26 cm X 21 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet 
CODICE ISBN:

Terza puntata del Voyager cartaceo degli anni 70, devo dire che più l'argomento è assurdo e maggiore è l'impegno degli autori, un po' come Roberto Giacobbo nelle sue trasmissioni di "divulgazione scientifica".
Bisogna sempre ricordarsi che la collana "Il mondo dell'occulto" fu pubblicata a metà degli anni 70, ergo la televisione, almeno in Italia, era poco invasiva, restavano riviste e libri, ovviamente niente web.
Questo numero ripropone la medesima filosofia delgi altri due che ho postato (Il mondo dell'occulto), però, trattando alcune tematiche che si avvicinano al periodo della sua pubblicazione, riporta anche "prove" fotografiche, che sono il meglio del libro. 
Da menzionare sempre i consueti bei disegni a pagina intera, che trovo molto evocativi.
L'abituale incipit del libro rende tutto più chiaro, scopriamo addirittura che nel 1975 gran parte della Terra era inesplorata!
Scannerizzando il libro e visionando le prove fotografiche ho pensato al fatto che, da quando l'uomo moderno (nel senso di contemporaneo) ha a disposizione sempre una macchina fotografica ed una videocamera su ogni telefono cellulare (quindi circa 3 o 4 miliardi di potenziali testimoni incontrovertibili), questi avvistamenti di mostri sono scomparsi.



lunedì 12 maggio 2014

Children's Advertising in the Showa Era 1965/1969 - Pubblicità di giocattoli (ed altro)


TITOLO: Children's Advertising in the Showa Era 1965/1969
AUTORE: Takanobu Okoshi, Hiroshi Hoto
CASA EDITRICE: Seigensha
PAGINE: 288
COSTO: 17 €
ANNO:
FORMATO: 15 cm X 11 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9784861521904

Quando il giocattolo incontra il Giappone si ottiene un mix abbastanza futuristico, oltre che variegato. Per sincerarsene basta vedere gli articoli presentati in questo stupendo libricino, che riunisce le pubblicità indirizzate ai bambini (ma anche agli adolescenti) pubblicate sulle riviste giapponesi nel periodo 1965/1970. 
Questa pubblicazione è la prima di di due, la seconda presenta le pubblicità, sempre con il medesimo target, degli anni 1970/1974.
Nonostante si riferiscano ad un periodo dell'era Showa (cioè durante il regno del povero pacifista Hirohito...) ormai molto lontano da noi non risultano del tutto estranee al nostro vissuto. In primo luogo moltissimi sono i personaggi di anime, manga e telefilm, che in un certo numero di casi approdarono in Italia negli anni 70 e 80. Inoltre alcuni articoli arrivarono anche sul nostro mercato, seppur con un decennio di ritardo. Probabilmente il secondo libricino presenta un maggior numero di articoli a noi familiari, ma anche questo non scherza. E poi una bicicletta è sempre una bicicletta in tutto il mondo, ma in Giappone si enfatizzava la sicurezza, quando da noi, al massimo, avevi un farettino davanti ed uno ancora più piccolo dietro, di solito solo il catarifrangente rosso...
Questi due libricini dimostrano quanto quella società giapponese fosse ricca, considerando che negli stessi anni in Italia i giocattoli erano incredibilmente più semplici, oltre che meno variegati.
Le pubblcità non si limitano ai giocattoli, ma coprono tutte le "necessità" del bambino giapponese: snack, vestiario, cancelleria, mezzi di trasporto, letture, sport, tempo libero in generale.
Ad ulteriore dimostrazione della capacità di spesa di quelle famiglie giapponesi basta cansiderare che parte di quegli articoli da noi arrivarono solo negli anni 80.
Ovviamente non posso sapere quanto nella realtà questi articoli fossero nella disponibilità di spesa delle famiglie giapponesi, però erano acquistabili, mentre da noi assolutamente no. 
Bisogna considerare anche che in Giappone il bambino delle elementari vive un periodo molto spensierato, che anticipa gli anni stressanti dei numerosi esami, e di norma non vengono negati loro regali.
C'è anche qualche prodotto col nome italiano, parecchio in anticipo rispetto al boom del Made in Italy degli anni 80.
Ogni  scan presenta due pubblicità (pagina destra e pagina sinistra del volumetto), che possono essere anche sul medesimo articolo, ho cercato di trovare per ogni testimonial il link su Youtube della sigla originale (e anche italiana, se esistente) giapponese, tanto per rendere più concreti questi vecchi cartoni e telefilm. Per far ciò, oltre ai miei numerosi libri su anime e manga, ho utlizzato le informazioni visive del blog "Wrapping the anime".
Volendo si può paragonare i giochi disponibili in questo periodo per i bambini giapponesi con quelli per i bambini italiani: Corriere dei giocattoli, catalogo Natale 1970 del Corriere dei Piccoli e Upim.

Il secondo volume al link sotto:
Children's Advertising in the Showa Era 2 1970/1974 - Pubblicità di giocattoli (ed altro)  

 

mercoledì 7 maggio 2014

Go Nagai Robot Collection 16 Koji Kabuto




Koji Kabuto, per molti un inetto, per pochi un mito, per tutti uno con grossi problemi di identità, visto che usa tre nomi diversi per tre serie distinte, seppur collegate.
Che lo vogliate chiamare Koji, Ryu o Alcor resta un adolescente con variegati problemi emotivi e scarse capacità come pilota di robot, in pratica un gran rinco.
Basta vedere la faccia da rimba di questa 16esima uscita della ormai famigerata Go Nagai Robot Collection:





Capisco che non sia una cosa facile riprodurre un viso, tra l'altro abbastanza comune come quello di Koji Kabuto (niente cicatrici alla Harlock), dal 2D al 3D, però quelle guanciotte paffutelle sarebbero state meglio a Peter in Heidi, forse poteva essere un'opzione sensata calargli la visiera para occhi, così le pupille non si vedevano, come è stato fatto con Actarus.
Comunque, rispetto alla Regina Himika che è toccata a me, questo è un capopopolavoro: Himika dalla falce storta.
Il nostro Koji/Ryo/Alcor è alto più o meno quanto gli altri 3 piloti di robot usciti fino ad ora (Hiroshi cyborg e Tettetsuya), circa 8 cm, però i piloti non sono proprio identici, sia in altezza che come corporatura. Anche qui, non è che uno pretende la perfezione in scala, ma almeno che ci sia uniformità.
Dalle tre scan sotto si può notare come Actarus, che dovrebbe essere il più alto, è, invece, il più basso ed esile. Koji Kabuto, che dovrebbe essere il più piccolo, è, al contrario, il più alto e massiccio. Hiroshi Shiba in versione cyborg, essendo parzialmente piegato, fa un po' storia a se. Comunque è palese che Koji Kabuto, Tetsuya e Actarus siano differenti come corporatura.

lunedì 5 maggio 2014

La Banda TV Ragazzi , N° 17 - luglio 1980



Due sono i motivi che mi hanno spinto all'acquisto di questo singolo numero de "La Banda TV Ragazzi":
Il primo episodio a fumetti del telefilm "Guerra fra galassie";
La bellezza del disegno di questo primo episodio.
"Guerra fra galassie"  (Uchu kara no messeji: Ginga taisen) penso che sia stato il primo telefilm giapponese che vidi, e che adoravo, in quanto riproponeva dei personaggi simili a quelli di "Guerre Stellari", con l'aggiunta delle arti marziali e di Meteora e Fantasma, i due imbattibili ninja spaziali.
Di solito i disegni di tutte queste testate erano per la maggior parte abbastanza osceni, a dire il vero io ne rammento solo di brutti (infatti non li compravo mai).
Questo numero mi ha sorpreso per l'accuratezza, tanto che mi sorge il dubbio che in qualche modo abbiano colorato la pellicola del telefilm. Mi pare arduo che sia stato pubblicato un eventuale manga originale, anche perchè lo stile non è quello classico giapponese.
Ovviamente esiste sempre la possibilità che i disegnatori italiani si misero d'impegno a disegnare un bel fumetto.
In questo numero erano inseriti due dei 12 adesivi del "Club La Banda TV Ragazzi", quello di Daitarn 3 e di Tekkaman.




domenica 4 maggio 2014

"Mazinga, Dragun, Goldrake" - Ovvero, quanti padri ha Goldrake? Topolino 1273 del 20 aprile 1980



Fin i latini ci avvertivano di questo: "Mater semper certa est, pater nunquam".
Quindi non sorprende che la paternità di Goldrake sia per i giornalisti italiani materia incerta.
Go Nagai? Si, ma solo nel 1982 Vittorio Zucconi svelerà alla massa il nome del vero padre di Goldrake e soci: La parola al papà di Mazinga.
Il 12 aprile del 1980 su "La Stampa" si poteva leggere un articolo che spacciava Toshio Katsuta come papà di Goldrake: Goldrake da Tokyo con amore.
Il 20 aprile (solo 8 giorni dopo) su Topolino la paternità di Goldrake viene affibbiata all'inconsapevole Tadanao Tsuji.
Se l'autore (sconosciuto) di questo articolo su Topolino avesse letto "La Stampa" della settimana prima gli sarebbe venuto qualche dubbio, o magari no?
"Dragun", chi è costui? Direi il Getta Dragon detto alla bergamasca.



Il tono di questo breve articolo non è molto amichevole, simile ad uno precedente in cui si accusavano i "cartoni animati giapponesi" di essere fatti col computer, in sequenza si può leggere: "Ossessivo, implacabile, ineluttabile, novello pifferaio di Hamelin, quotidiana dose, mania collettiva, affaristi, quarantena".
E' comprensibile che la Walt Disney Italia non apprezzasse molto il successo degli eroi nipponici, però dar loro degli "affaristi nati" merita un bel "da che pulpito!".
Negli articoli giornalistici che ho raccolto fino ad ora ho notato spesso che gli anime venivano associati a termini che di norma si utilizzavo per le droghe, e questo non faceva eccezzione: "... li trasporta davanti al video mantenendoli incollati per la quotidiana dose di avventure".
L'autore ci informa che il successo dei "cartoni animati giapponesi" è mondiale, tranne, però, in Germania, dove sono stati messi in quarantena, il perchè non ci viene svelato.
Da Wikipedia: La quarantena è un isolamento forzato, tipicamente utilizzato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso (spesso una malattia).
Infine al povero Tadanao Tsuji è data la colpa di questa "mania collettiva", in quanto inventore di Goldrake. Comunque Tadanao Tsuji ebbe un ruolo importante alla Toei, ed in tutti quei primi cartoni robotici, in particolare in Goldrake curò i fondali con l'incarico di designer.


sabato 3 maggio 2014

Domenica Sportiva - Clementoni 1978




Se si cercava il migliore rapporto quantità/prezzo di certo il gioco in scatola della "DS" era il più adatto, la scatola pesa mezza tonnellata!
Ed anche la qualità non mancava, infatti i giochi son quasi tutti belli, o almeno io me li ricordo più che giocabili.
Automobilismo, ippica, calcio, regata velica e ciclismo, questi i cinque giochi dentro la confezione della "DS".
Strano a dirsi, ma il mio preferito era il gioco dell'ippica, seguito dal calcio (qualsiasi gioco del calcio era sempre tra i preferiti), poi l'automobilismo, ultimi nel nostro gradimento di cortile erano la regata velica ed il ciclismo.

Il mini video, come al solito, cerca di rendere un po' più tangibile il ricordo.


                               


Il regolamento del gioco (più che altro era un libro) consta di 27 pagine dettagliate, infatti noi semplificavamo parecchio le regole, che erano un po' troppo precisine. Da bambini il nostro era "il cortile delle libertà"... ognuno faceva un po' quel cacchio che gli pareva :]

Da Pearl Harbor a Okinawa, la sconfitta del Giappone



TITOLO: Da Pearl Harbor a Okinawa, la sconfitta del Giappone
AUTORE: Tameichi Hara
CASA EDITRICE: Edizioni Res Gestae
PAGINE: 324
COSTO: 19€
ANNO: 2014
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788866970705

Inizio con una (non) piccola premessa sulla gestione di questo titolo da parte della casa editrice. Quando si legge un libro penso che sia fondamentale (lo è per me) capire quando il libro è stato scritto, specialmente per un libro di carattere storico. Scrivere della seconda guerra mondiale nel 1951 è diverso che farlo nel 2011 o nel 1970, il lettore che conosce la data in cui è stato scritto il libro potrà valutare se l'autore aveva o meno delle fonti storiche autorevoli su cui fare affidamento.
Anche io avevo capito che l'autore del libro aveva partecipato alla seconda guerra mondiale (o come la chiamano i giapponesi, “la guerra del pacifico”), ma quando scrisse questo libro?
Nella prefazione del libro non si capisce neanche quando questa sia stata scritta (la prefazione), parrebbe contemporanea, in fondo se non viene specificato il contrario è ovvio considerarla tale. Il dubbio si esaurisce quando, sempre nella prefazione, si legge che chi scrive si sta recando allo stand dell'Unione Sovietica alla fiera del libro di Francoforte. Aggiungo che come anno di stampa sul libro è riportato il 2014, nessun accenno che sia una nuova edizione di una pubblicazione passata, ma quando fu pubblicato la prima volta questo libro in Giappone? E quando fu tradotto in lingua inglese e poi per l'Italia?
Grazie a Wikipedia scopro che Tameichi Hara pubblicò “Japanese Destroyer Captain” (titolo inglese del libro) per gli Usa nel 1961, ma non ho svelato il mistero sulla data di pubblicazione in Giappone e in Italia.
Ma sarebbe costato così tanto alla casa editrice, non dico fare uno straccio di prefazione nuova , ma almeno specificare quando il libro venne pubblicato in Giappone e in Italia. Capisco risparmiare, però costa 19 euro, non 9...
Ok, niente prefazione nuova, ma almeno uno straccio di ndice dei capitoli, no? Neppure questo.
Concludo le mie critiche sulla pubblicazione con il carattere usato per la scrittura, ha senso usare un carattere minuscolo per poi lasciare vuoti sulla pagina più di 2 cm e mezzo su tre lati e 3 cm sopra?
La quarta di copertina.


venerdì 2 maggio 2014

Big Jim - Album figurine Panini 1977


In questo nostro terzo millennio il Big Jim potrà anche sembrare un giocattolo antidiluviano, assolutamente infantile, inutilmente testosteronico, è forse in qualche misura lo sarà anche stato, però era soprattutto un divertimento infinito.
Non potrò che ringraziare sempre la Mattel per le ore passate ad inventare avventure, anche se ci pensarono i mei genitori e mia nonna a "ringraziare" la Mattel da parte mia.
Quando il Big Jim incontrava la Panini il divertimento raddoppiava.
Inutile dirsi che l'album delle figu del Big Jim era un mero espediente pubblicitario, però fatto con arte, non semplici foto dei variegati articoli, ma gran bei disegni di scenari avventurosi in cui c'erano anche i vari giocattoli che poi avremmo trovato nei negozi.
Uno stile nel disegno identico a quello dei cartonati del medesimo periodo, sia di Big Jim che della Barbie.
Ognuno ritroverà in questi disegni i gadget di Big Jim che aveva da bambino (sempre che fosse bambino nel 1977), oppure vedrà quelli che avrebbe voluto ma che Babo Natale non gli ha mai portato.
Questo album di figurine andrebbe visionato assieme ai catologhi di Big Jim del periodo, in cui sono riproposti i medesimi articoli, seppur in forma fotografica, cataloghi che posterò al più presto.
L'incipit dell'album già ci spiega tutto: Big Jim non è solo, ha alleati e nemici, e vive pure delle avventura nel vecchio West (i film western in televisione non mancavano di certo).
Mi pare giusto spezzare una lancia verso il bambino che ai tempi appiccicò le figurine su questo album (io il mio non lo terminai mai), si noteranno parecchie figu storte, ma la colpa nella quasi totalità dei casi non fu del bambino (anche se questo pare particolarmente negato nell'attività di coordinamento occhi-mani...). Infatti le figurine negli scenari disegnati non avevano la cornice, ma era inglobati nel disegno, e molto spesso la figurina da appiccicare era di una grandezza differente rispetto al contesto in cui doveva essere appiccicata. Se adattavi un lato della figurona al disegno c'era sempre il lato opposto che non combaciava, quasi sempre. La cosa era parecchio frustrante.