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lunedì 28 gennaio 2019

Super Robot Files, 1982/2018 l'età d'oro dei robot giapponesi nella storia degli anime e del collezionismo




TITOLO: Super Robot Files, 1982/2018 l'età d'oro dei robot giapponesi nella storia degli anime e del collezionismo 
AUTORE: Fabrizio Modina
CASA EDITRICE: Edizioni BD
PAGINE: 300
COSTO: 27 €
ANNO: 2018
FORMATO: 24 cm X 18 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788832756432


Con colpevole ritardo ecco il terzo ed ultimo volume di "Super Robot File".
Purtroppo non mi sono potuto recare allo scorso Lucca Comics, e a causa della scarsa capacità di reperire titoli da parte di IBS, recensisco il libro di Modina solo a fine gennaio.
La lettura del saggio mi ha permesso di rendermi conto che conosco più serie del periodo 1985/2018 inerente questo terzo volume, che quelle presenti nel secondo, che andava dal 1979 al 1982.
Ovviamente il primo volume (1963/78) me lo ero goduto di più, ma mi ha soddisfatto anche questo ultimo volume, stante che, leggere di serie che non conosci, diminuisce di molto il coinvolgimento personale.
Perché sono importanti pubblicazioni come questa?
Perché oltre a rendere fruibili informazioni a cui non tutti possono giungere, come le trame di serie robotiche non arrivate ancora in Italia, fissa sul cartaceo le medesime informazioni.
Quest'ultimo non è un aspetto da sottovalutare, infatti le notizie presenti sul web sono sempre da considerarsi provvisorie, temporanee, spesso precarie... l'ultimo esempio è la scomparsa del bel sito "robozzy.com", che sul versante di articoli di giornale e giocattoli permetteva di avere fonti certe.
Scomparso il sito, scomparse le fonti... e speriamo che Encirobot resti on line per altri 20 anni!
Con la pubblicazione di questo terzo volume Fabrizio Modina ha creato un'opera che resterà disponibile e fruibile per sempre.
Il saggio mantiene la medesima impostazione dei due precedenti, quindi per ogni serie illustrata c'è la sinossi della trama, varie informazioni sulla produzione e sul merchandising.
In tutto sono recensite 102 serie robotiche, di queste le prime 27 schede, inerenti gli anni 1982/83/84 sono approfondite quanto quelle degli altri due volumi, mentre le successive 75 (dal 1985 al 2018) sono solo accennato, arrivando a contenere due serie robotiche per pagina.
Effettivamente il periodo dal 1985 al 2018 è più un volo d'uccello sul panorama robotico degli ultimi 33 anni, ma comunque permette al lettore di sapere dell'esistenza di queste serie, di farsi un'idea della loro trama e, nel caso, di cercare di reperirle per valutarle personalmente.
Non è, a mio avviso, poca cosa.




Come si può notare dalle costine dei tre volumi, questo terzo è il più consistente per quanto riguarda il numero di pagine, ben 300, a cui vanno sommate le 200 pagine del primo e le 220 pagine del secondo, per un totale di più di 500 pagine che trattano solo anime robotici.
Super Robot Files, 1963/1978 l'età d'oro dei robot giapponesi nella storia degli anime e del collezionismo
Super Robot Files, 1979/1982 l'età d'oro dei robot giapponesi nella storia degli anime del collezionismo

domenica 27 gennaio 2019

Le voci dei cartoni animati, doppiatori a Cartoonia




TITOLO: Le voci dei cartoni animati, doppiatori a Cartoonia
AUTORE: Andrea Lattanzio
CASA EDITRICE: Felici Editore
PAGINE: 271
COSTO: 22 €
ANNO: 2018
FORMATO: 22 cm X 15 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788860195678

Faccio alcune premesse prima di esprimere la mia valutazione del libro che ho acquistato e letto.
Prima premessa: Non sono un esperto di doppiatori di animazione.
Seconda Premessa: Dai primi film d'animazione della Disney ad oggi si sono susseguite più generazioni di doppiatori, impossibile scrivere un libro che li contenga tutti.
Terza premessa: dovendo fare una scelta su quali doppiatori inserire, ognuno di noi si sarebbe indirizzato su nomi differenti, in base all'età e al tipo di animazione preferita.
Quarta premessa: Il numero di pagine del libro sarebbero cresciute in maniera direttamente proporzionale all'accuratezza sui personaggi doppiati da ogni doppiatore, ergo probabilmente si sarebbero dovuti ridurre il numero di doppiatori presi in esame.
Quinta premessa: Non mi pare ci siano tanti altri libri che si occupano dei doppiatori prestati all'animazione.Ci sarebbe, per esempio, "Dubbing Cartoonia", ma non sono mai riuscito a reperirlo...
Sesta premessa: Ho comprato questo libro on line, senza poterlo sfogliare prima.

Premesso tutto ciò, sono rimasto colpito abbastanza negativamente dal titolo in questione...
Si può ben capire da ciò che io posto in questo blog che ritengo le serie animate arrivate dal Giappone dalla fine degli anni 70 il punto di svolta dell'animazione in Italia. Fino ad allora i cartoni animati erano roba per bambini, trame semplici, durata breve, puntate autoconclusive, colonne sonore limitate, etc etc...
Da Heidi e Goldrake in poi l'animazione è stata vista in maniera diversa, sia dai bambini che dagli stessi adulti di allora, basta dare una scorsa alle tonnellate di articoli del periodo:
Indice completo degli articoli della "Emeroteca Anime" divisi per anno

E' per questo che mi ero assai sorpreso nel vedere che in copertina non c'era neppure un personaggio dell'animazione giapponese, ma nonostante ciò ho proceduto lo stesso all'acquisto del libro, in fondo finché non lo leggi non puoi dare un giudizio.
Purtroppo l'animazione giapponese, o meglio, le voci che i doppiatori italiani diedero ai personaggi degli anime, sono sacrificate anche nel contenuto del libro.
Nel libro sono presenti più di 110 schede su doppiatori che si occuparono di animazione, per ogni nominativo c'è una breve biografia personale, la filmografia essenziale, i lavori televisivi ed infine i "doppiaggi". Per "doppiaggi" si intende quelli relativi all'animazione.
Un non esperto come me di doppiaggio si baserà sui personaggi animati doppiati per riconoscere il lavoro del doppiatore, ma sono stati inseriti pochi personaggi per ogni doppiatore...
Poco spazio nel libro?
No, perché come mostrerò per la scheda di Cinzia De Carolis (pagine 72, 73, 74) i titoli inseriti restano pochi anche se sotto di essi resta metà pagina vuota... ma non si potevano inserire in quella mezza pagina vuota tutti i personaggi doppiati dalla brava doppiatrice?
Sono presenti inoltre molte schede di doppiatori con un solo (o due) personaggio animato nel loro curriculum... posso capire quando questo era un protagonista di un film Disney o di una serie famosa della Warner Bros o MGM, ma non ne comprendo il senso quando si tratta di informarci che il doppiatore in questione doppiò il padrone del ristorante in "Lilly e il vagabondo".
In pratica sono stati scelti i personaggi doppiati  senza alcun criterio comprensibile, o almeno comprensibile a me...
Quali personaggi doppiati inserire e quali omettere, in base a cosa?
Ma soprattutto,  perché omettere alcuni personaggi?
Perché, una volta deciso di inserire un doppiatore in base ad un proprio legittimo criterio, non si è scelto di mettere tutti i personaggi che doppiò?
Il lettore leggerà il nome del doppiatore, poi scorrerà i personaggi animati doppiati, e non leggendo la voce a cui era affezionato, non troverà alcun beneficio informativo nello scritto.
Attenzione, questo fatto non vale solo per i doppiatori di animazione giapponese, ma random vale per tutti i generi.
C'è un "però" grosso come una casa che riguarda i cartoni animati giapponesi, e cioè che siamo stati stati proprio noi fan dei cartoni animati giapponesi ad "elevare" ad idoli i doppiatori delle serie animate degli anni 70 ed 80. Fummo noi "fissati" degli anime a riconoscere a quelle grandi voci l'affetto e la giusta considerazione per delle piccole produzioni che restarono nei nostri cuori.
Quindi, secondi me, i doppiatori degli anime avrebbero meritato un minimo di considerazione in più.




Qui sopra si possono leggere i nomi dei doppiatori le cui schede sono presenti nel libro.
Come ho già scritto sopra ognuno avrebbe messo un nome al posto di uno presente, però provate a consultare i link sotto con i nomi dei doppiatori di tre fondamentali serie animate arrivate in Italia alla fine del 1970, e verificate voi stessi quanti di quei bravi doppiatori sono stati lasciati fuori:
"Atlas UFO Robot" / "Ufo Robot Goldrake"
"Jeeg Robot, uomo d'acciaio"
"Candy Candy"

Manca Laura Boccanera, cioè Candy Candy!
Mancano Giorgio Locuratolo/Alcor, Gino Donato/Re Vega, Anna Teresa Eugeni /Lady Gandal e la Regina Himika!





Poi c'è la scheda di Romano Malaspina, che non si è dedicato solo agli anime, sia chiaro, ma è forse grazie a quegli insulsi cartoni animati giapponesi che ha ricevuto più tardi del dovuto i riconoscimenti, almeno quelli dei fan, che avrebbe meritato prima, e non c'è il nome di Actarus!
Non c'è Actarus...

sabato 26 gennaio 2019

"L'Asia sotto il Giappone" (1940/41?)


Di norma si trova abbastanza facilmente la propaganda italica a favore dell'Impero del Giappone, grazie alle riviste come "Yamato, mensile italo giapponese", che magnificava l'opera dell'alleato del Sol Levante. Reperire pubblicazione che denunciavano l'invasione nipponica dell'Asia è assai più raro, o comunque a me non era ancora capitato di trovarne.
Purtroppo in questo fascicolino propagandistico non è presente la data di pubblicazione, si potrebbe  ipotizzare che in Italia non ne sarebbe stata permessa la stampa dopo l'adesione italiana al Patto Tripartito, però nelle pagine sull'occupazione cinese si può leggere un brano tratto dall'annuario Cinese del 1940/41, e sovente si fa riferimento a fatti del 1940.
Immagino che come in Italia esistevano gli estimatori del Giappone, che non erano per forza tutti fascisti, dovevano essere presenti anche coloro che apprezzavano la cultura cinese o coreana, si può immaginare che alcune di queste persone decisero di stampare questo spillato. Da notare che, oltre alla data, manca il luogo e da chi venne messo in stampa, timore di ritorsioni da parte degli aderenti al partito fascista?
Noto che, per esempio, per quanto riguarda il racconto dello stato del dominio nipponico sulla Corea, non sono presenti fatti storici specifici riguardanti tentativi di rivolte attuate dalla resistenza coreana.



La propaganda è sempre propaganda, ma poi quando a posteriori ci si rende conto che narrava la realtà, e meno propaganda di quella che raccontava dei buoni aggressori (di qualsiasi nazione fossero) che facevano il bene dei popoli sottomessi...
La pubblicazione trata di quattro nazioni asiatiche occupate dai giapponesi:
Corea: Cina; Formosa (Taiwan); Manciuria.

lunedì 21 gennaio 2019

"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 2 (fine)




Di norma cerca di variare, entro certi limiti, gli argomenti inserite nel blog, ma in questo caso mi è parso più logico concludere subito con la seconda ed ultima parte lo studio commissionato dalla Rai alla Mesomark sul rapporto bambini e televisione dell'aprile 1980.
La prima parte nel post precedente a questo:
"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 1

Non starò a ribadire i concetti espressi nel post di cui sopra, resta, a mio avviso, l'eccezionalità di questo documento, che voleva fotografare come noi bambini fruivamo della televisione



Nel primo post era contenuta sola la prima parte dello studio Mesomark, qui si potrà leggere anche le parti 2, 3, 4 e 5, che contiene le conclusioni finali, su cui molti giornalisti penso basarono le loro apocalittiche valutazioni sulla nocività dei cartoni animati giapponesi.
Rispetto alla prima parte sono presenti molte meno tabelle, e molto più scritto. Queste altre parti dello studio si prefiggevano di analizzare il bambino singolarmente durante la visione dei programmi televisivi, poi i bambini in gruppo, infine il rapporto della madri con l'esperienza televisiva dei figli.




Non sapendo come si "osservi" il soggetto di una ricerca scientifica, specialmente se questo è un bambino, mi chiedo se "l'osservatore" fosse celato al bambino, magari dietro ad un finto specchio. Me lo chiedo perché se mi fossi ritrovato un estraneo in casa che mi guardava mentre io guardavo la televisione, non credo che mi sarei comportato in maniera del tutto naturale... probabilmente mi sarei trattenuto un po'  :]
Quindi "l'osservatore" valutava tre aspetti:
1) accensione e ricerca del programma;
2) ascolto (perché "ascolto"? La guardavamo anche la tv...);
3) cambio di programma.

venerdì 18 gennaio 2019

"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 1



Come scrivo sovente nell'aprile del 1980 si scatenò la tempesta perfetta mediatica contro i cartoni animati giapponesi, fiumi di parole scritte (quasi sempre a vanvera) e tonnellate di articoli (per ora ne ho trovati ben 90!).
Questo poté accadere fondamentalmente per due fattori scatenanti, che potevano sorgere separatamente in qualsiasi altro mese dell'anno, ma, invece, videro la luce entrambi ad aprile!
Il primo fattore fu la petizione dei 600 genitori di Imola che chiedevano meno robottoni in televisione.
Il secondo fattore fu lo studio commissionato dal "Servizio Opinioni Rai" all'istituto Mesomark di Roma, che aveva proprio lo scopo di analizzare il rapporto tra i bambini e la televisione.
Sulle conclusioni di questo studio i giornalisti si sbizzarrirono i variegate analisi, per loro, quasi sempre, la Mesomark aveva confermato la pericolosità dei cartoni animati robotici, specialmente di quelli robotici.
Quando leggevo questi articoli di commento allo studio Mesomark mi chiedevo sempre cosa ci fosse scritto realmente, e, soprattutto, se i giornalisti lo avessero letto, oppure si fossero accontentati di riportare ciò che avevano sentito durante la conferenza stampa di presentazione (ammesso fosse stata fatta), o peggio, si fossero limitati a scrivere questi articoli sulla base di qualche velina riassuntiva.
Alla fine il mio desiderio di leggere l'analisi effettuata ("sotto la direzione scientifica") dal professor Renzo Carli, titolare della cattedra di psicologia dell'età evolutiva alla Facoltà di Magistero di Roma, è stato esaudito.
Nella premessa delle prime pagine è ben specificato il carattere scientifico dello studio, quindi non ci si trovava davanti ad elucubrazioni a caso di un qualche tuttologo della carta stampata.
Per questo motivo, chi volle leggere nello studio (scientifico) delle accuse contro i cartoni animati giapponesi, ebbe gioco facile a demonizzare Goldrake e soci, ma anche la televisione in generale.
Perché è giusto ricordare che la Mesomark non analizzò gli anime, ma i programmi di intrattenimento per bambini, tra cui, in quel periodo, i cartoni animati giapponesi erano i più apprezzati.


Solo a titolo di esempio ecco qua sopra l'articolo de "La Notte" del 21 aprile 1980, in cui si commenta la pubblicazione dello studio Mesomark. Ho scelto questo articolo solo perché è l'ultimo che ho postato:
"La Notte" scende in campo - 3 articoli del'aprile/maggio 1980

Ma se qualcuno si prendesse la briga di leggere gli articoli dell'aprile 1980, ne troverebbe molti altri:
Indice completo degli articoli della "Emeroteca Anime" divisi per anno

I giornalisti lessero le 134 pagine della Mesomark?
Considerando che io non conosco la materia, lo studio mi è parso approfondito, pieno di tabelle ed analisi dei risultati. Il campione fu di 80 bambini seguiti individualmente e 16 bambini in gruppo (4 gruppi da 4 bambini).
Comunque nelle prime pagine sono specificati i criteri dello studio e della scelta del campione, quindi chi ha esperienza in queste tematiche potrà valutarne il valore. Mi pare giusto sottolineare che la Mesomark non si occupò solo dei programmi della Rai, ma anche delle tv locali private.




La rilevazione fu effettuata da dicembre 1979 a gennaio 1979, quindi prima della lettera dei 600 genitori di Imola, ergo nessuna influenza ebbero sullo studio Mesomark.
Purtroppo si scelsero solo gruppi di campione (cioè bambini) di Roma e Napoli... un vero peccato che non venne scelta anche una città del nord Italia.
Dividerò la pubblicazione dello Studio Mesomark in due post, scannerizzandolo totalmente, e non mettendo il watermark in quanto è un ciclostilato, e la qualità dello scritto qualche volta è un po' scarsa. Avviso che alcune tabelle risulteranno un po' inclinate, ma sono già così in originale, nel 1980 ancora non esistevano i fogli di excel  ^_^
Probabilmente questi due post li leggeranno solo Massimo Nicora e Marco Pellitteri (e pochi altri), e sarebbe un peccato, perché lo Studio Mesomark fu l'analisi di cosa vedevamo quando eravamo bambini, ed è la dimostrazione "scientifica" di quanto fu potente l'impatto che ebbero sull nostro immaginario infantile Goldrake e soci.

martedì 15 gennaio 2019

Prototipi Sorpresine Kinder "Folletti della foresta" + " Gioia dei coboldi" 2009 (MPG DE001/DE006)




In un post dell'ottobre 2016 avevo mostrato un video abbastanza unico inerente uno speciale sui 30 anni delle Sorpresine Kinder:
Ecco come sono progettate e prodotte le sorpresine degli Ovetti Kinder - Video della Ferrero per il trentennale (2004/2005)

Chiaramente nel video si fa riferimento ad un articolo differente, ma la modalità di creazione della Sorpresina era identica, ergo valse anche per gli articoli "MPG DE001/DE006".
In questo post, invece, mostrerò alcuni prototipi necessari alla creazione degli stampi delle Sorpresine Kinder.
In particolare cinque prototipi in scala 3 a 1 dei "Folletti della foresta" e " Gioia dei coboldi" dell'annata 2009, e un calco in resina del folletto "DE005".
Una caratteristica di questi pezzi era data dalle loro proprietà fotoluminescenti, in pratica andavano esposti ad una fonte luminosa, e poi al buio emettevano luce. Il bel effetto ottico è generato dal colorante (master) aggiunto alla materia plastica (in questo caso polipropilene), senza cui i folletti non avrebbero emesso fotoni, non più di Mazinga Z   :]
La procedura descritta nel video era attuale nei primi anni 2000, probabilmente oggi è obsoleta, ma comunque tutte le Sorpresina Kinder precedenti erano progettate in questo modo.
Quindi, prima il video, poi i prototipi mostrati in questo post, possono essere, per gli appassionati del mondo Kinder, un simpatica curiosità da apprendere  ;)
Visto che oggi in televisione vanno di moda le trasmissioni che ci dicono come sono prodotti negli Stai Uniti d'America i cibi, almeno ora si può capire come erano prodotte le Sorpresine Kinder   ^_^


I due foglietti illustrativi del set presentavano tutti i personaggi disponibili (dalla scan sopra risultano un po' rimpiccioliti...), io qui mostro solo quelli di cui ho i prototipi, mettere la Sorpresina, senza prototipo, mi pareva avesse poco interesse.
Ovviamente ammesso che questo post possa generare interesse  ^_^



Ho messo assieme le scan fronte retro di ogni pezzo, affiancandolo all'articolo finale in plastica, che è mancante della serigrafia in quanto prelevato appena dopo lo stampaggio ad iniezione.
Ovviamente a sinistra c'è la Sorpresina Kinder del Folletto, a destra il prototipo in scala 3 a 1.
Scopo del prototipo era quello di valutare le eventuali problematiche di processo del pezzo, oltre a provare il suo inserimento nel barilotto giallo. In questo caso il pezzo è unico, a cui andava sommato il foglietto, ma nell'eventualità che si trattasse di un articolo montabile, la scomposizione di un prototipo più grande permetteva di valutare se sarebbe entrato nel barilotto.

lunedì 14 gennaio 2019

Megaloman (1979) - puntata 2




Ci sono vecchie serie che non hanno retto al passare dei decenni, sono praticamente inguardabili da adulti, tipo "Arrivano i Superboys". Mentre una minoranza di serie resta eterna, com Heidi o "Conan il ragazzo del futuro". Infine c'è una nutrita serie di titoli che si riesce anche a riguardare, magari perché vi si è particolarmente affezionati, benché contenga un certo numero di bambinate.
Beh... in fondo erano dedicate ai bambini!  ^_^
Direi che Megaloman si attesta nella terza categoria, resta, a mio avviso, un buon prodotto, anche per quanto riguarda gli "effetti speciali", ma contiene un certo numero di ingenuità, probabilmente in parte dovute all'adattamento italico.
Come scrivevo nella recensione della prima puntata, uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere Megaloman è stata anche la speranza di cogliere qualche piccolo spunto sulla società giapponese del periodo.
Un telefilm è più realistico di un cartone, quindi un bambino/a italiano sarà stato portato a ritenere che ciò che mostrava fosse la vita in Giappone. Oppure, all'opposto, in quali casi Megaloman ci mostrò situazioni che ci indussero in valutazioni erronee sulla società giapponese?
Sia chiaro, il tutto stante che non è che io guardassi Megaloman a 11 anni per approfondire le dinamiche della società giapponese, e che da un telefilm per ragazzini non è che ci si possa aspettare chissà quali analisi sociologiche  ^_^
Per esempio, in questa seconda puntata, dopo essere stato scoperto da Ran, Takeshi racconta agli amici la sua vera storia.:
"Sono arrivato tre anni fa dalla Stella di Rosetta, che è molto lontana dalla Terra. Mia madre..."

Lo interrompe la madre, che prosegue il racconto:
"Rosemari, della tribù di ...(?) della Stella di Rosetta. Suo padre era un giapponese..."

Quindi apprendiamo che Takashi è in Giappone da soli tre anni!
A quanto pare il ragazzo si è perfettamente integrato nella società nipponica, tralasciando che conosce benissimo la lingua, ma si potrebbe ipotizzare che gliela abbia insegnata il padre, è arduo credere che il ragazzo sia riuscito ad inserirsi in un meccanismo sociale che necessità di lunghi anni di apprendimento, che inizia fin dalla prima infanzia.
Tutta le pagine che ho letto inerenti la società giapponese concordano sul fatto che se non nasci IN Giappone, non sarai mai parte del "gruppo "dei giapponesi", sarai sempre e comunque un "gaijin". Addirittura i nati in Giappone, che in seguito vivono per un lungo periodo all'estero, quando tornano in patria, si sentono a disagio, in quanto hanno assimilato altri modi di vivere.
E Takashi non lo ha mai assimilato il "modo di vivere alla giapponese"!
Però gli amici di Takashi della palestra di arti marziali, lo considerano come facente parte a tutti gli effetti del "gruppo".
A tutto questo andrebbe aggiunto che Takashi è solo un "mezzo giapponese"!
Ok, la madre è una aliena simil giapponese, parla il giapponese perfettamente e conosce a menadito le usanze giapponesi, ma nel momento in cui viene rivelata ai quattro ragazzi la verità, Takashi  dovrebbe "scivolare" nella categoria "mezzo giapponese" (tipo Jun Hono), e la madre nella categoria gaijin aliena  ^_^
C'è da dire che, a memoria, Takashi non lo si vede interagire in altri contesti che non siano quelli del gruppo della palestra, non mi pare che lo si veda mai andare a scuola, però potrei sbagliare. Nel qual caso sarà interessante vedere come vivesse il rapporto coi compagni di scuola, conosciuti solo tre anni prima.
Piccola chiosa: Takashi è un altro rifugiato proveniente da una guerra.
I giapponesi ospitavano tutti i rifugiati di anime e telefilm, poi ovvio che non avevano più posto per quelli veri...



Mi pare abbastanza chiaro dal titolo che il segreto di Takashi non dura nemmeno due puntate...
Certo, se ti trasformi in mezzo ad un parco pubblico, può capitare che qualcuno ti veda...  >_<
Il messaggio della puntata è quello classico giapponese:
l'eroe non può nulla da solo, ha bisogno del gruppo!

sabato 12 gennaio 2019

"Videogiochi" - di Marino Mariani "Almanacco Fotografare" n° 29 dicembre 1983



Come premessa devo ammettere che non mi è ben chiaro come venisse datata questa rivista  trimestrale. Sulla costina è presenta la dicitura "1 - 1984", ma all'interno la data riporta dicembre 1983... ma era l'ultimo numero del 1983 o il primo del 1984?  O_O
Vabbè... indipendentemente da questo mio superfluo dubbio, devo dire che l'articolo di Marino Mariani e della "Federazione Italiana Giochi per Computer" (come si può leggere in alto a destra a pagina 98), fu parecchio lungimirante. Oltre  ad analizzare lo stato dei videogiochi, anzi, "video", staccato, "giochi", cerca di spingersi ad immaginare come potrà evolversi il futuro tecnologico del home entertainment elettronico. Come scrivono gli autori nel 1983 i videogiochi da casa avevano una storia brevissima, erano ancora molto limitati in quanto a grafica, suono, varietà di genere etc etc, ma sia i più avanzati cabinati da bar, che le più statiche console casalinghe, avevano avuto un successo clamoroso.
L'articolo consta di ben 26 pagine, quasi tutte scritte, parecchie le immagini, che oggi acquistano un'aura di magia videoludica, benché penso che nessuno di noi si azzarderebbe a poggiare più i polpastrelli su videogiochi tanto vetusti... beh... no... forse una bella partita ad un cabinato che monti Pengo ce la farei ancora ^_^
Mi piace precisare sovente che non sono un esperto in qualcosa di particolare, e non lo sono neppure in videogiochi, vintage o meno che siano, quindi, esesndo questo un articolo abbastanza tecnico, alcune sue parti le ho lette senza aver avuto le relative console, ma ho apprezzato la visione di insieme che ebbe la redazione.
Per esempio si ipotizzava che in futuro, cioè oggi, il videogiocatore avrebbe potuto intervenire nell'architettura di gioco, aggiungendo o cancellando figure, oggetti o personaggi, modificando addirittura le regole. Sinceramente non saprei dire se tutte queste possibilità siano presenti in uno o più videogiochi moderni o di qualche anno fa, però qualcuna di esse direi di si.
Questa descritta sopra è solo una delle innovazioni citate nell'approfondimento, ed o trovato assai interessante che si prospettasse questo avanzamento tecnologico e videoludico per il decennio successivo, ed infatti nel 1996 nascerà la prima PlayStation, che non solo "sdoganerà" il videogiocare e i suoi nerd, ma credo che attuerà alcune delle speranze della redazione.
Si spiega bene che le allora console casalinghe fossero assai limitate, specialmente se paragonate agli arcade game, cioè i cabinati da bar, ma si avanzano anche richieste/proposte agli ingegneri e ai programmatori per imboccare la strada del miglioramento videoludico.




Come tutti gli articoli del settore, oltre alla parte informativa e di approfondimento, che ribadisco di  aver trovato assai valida, ci sono quelle che potrebbero sembrare mezzi spot pubblicitari di questa o quella console, ma penso che faccia parte del meccanismo. Dubito che gli autori si potessero permettere di stroncare una console, le presentavano tutte, poi stava al ragazzo scegliere.
Oggi tutti i nuovi giovani nerd sanno tutto di videogiochi, anche di quelli a cui non hanno mai giocato(...), ma nel 1983 leggere come questi venissero realizzati era assai interessante, ed a questo argomento è dedicato uno specifico box informativo di due pagine: "Come nasce un gioco".
Si parla di hardware, di software, di espansioni, di accessori, di cartucce di memoria ed ovviamente di videogiochi, sinceramente non pensavo che nel 1983 ci fosse già tutta questa scelta, probabilmente non tutto era disponibile per l'Italia.
Unica pecca dell'articolo che non si sofferma mai sula seconda patria dei videogiochi, il Giappone, è un articolo americano-centrico.
Per il resto non posso altro che augurare una buona lettura, con 35 anni di ritardo  ^_^

venerdì 11 gennaio 2019

Normografo "Fernseh-Star Heidi" (della Magneto) - "Stella della televisione Heidi" (1977)



Heidi fu uno dei non tantissimi cartoni animati giapponesi trasmessi anche in Germania Ovest, visto che mi pare di aver capito che gli anime robotici furono esclusi per i contenuti violenti.
Immagino uno dei tanti emigranti italici in terra teutonica (emigranti italiani? Veramente?!) che intorno al 1978 tornava al paesello per le vacanze natalizie o estive, e portava ai parenti più piccini questo bel normografo di Heidi.
Non mi pare di aver mai visto un prodotto simile in Italia, ergo, quando mi ci sono imbattuto, visto anche l'esiguo costo, e nonostante  siano mancanti i pennarelli, non potevo farmi scappare questo articolo della nostra amata pastorella nippo-svizzera  ^_^
Tra l'altro la confezione è tenuta benissimo, praticamente intonsa,






La descrizione completa in tedesco è un po' prolissa:
"Fernseh-Star Heidi
Zeichenspiel mit Schablonen, Farbstiften und Zeichenpapier. 
Viel Beschaftigung fur jedes Alter von 4-80"

Grazie al traduttore di Google ne ho compreso il significato:
"Stella della telelvisione Heidi
Gioco di disegno con Stencil, matite colorate e carta da disegno
Un sacco di lavoro per tutte le età da 4-80"

Personalmente, al posto del termine "lavoro", avrei messo "divertimento":
"Un sacco di divertimento per tutte le età".

Ma si vede che per i bambini tedeschi (dell'Ovest), come per  gli adulti tedeschi (dell'Ovest), il lavoro aveva la priorità rispetto al divertimento, mentre noi bambini italici eravamo più fannulloni, come tutti i pizzamafiamandolino maggiorenni  :]
Penso che anch'io avrei gradito un sacco un articolo del genere, mi piaceva Heidi, mi piaceva disegnare, ergo la bambina che ricevette questo dono dovette essere assai contenta.
Desumo fosse una bimba dai suoi disegni presenti nella confezione (vedi più sotto), mentre sono certo fosse italiana perché scriveva in italiano  :]
Chissà, magari lei troverà questo post e potrà rivedere i suoi omaggi ad Heidi.



C'è da dire che la bimba fu assai accorta nell'uso di questo articolo, in quanto i due normografi sono perfetti, nessuna rottura o incrinatura della plastica.

giovedì 10 gennaio 2019

"3 - 2 - 1 Giochi senza frontiere" - Programma commemorativo della RSI (Radiotelevisione della Svizzera Italiana)



Un'amica mi ha informato che la Televisione della Svizzera Italiana il 29 dicembre scorso avrebbe trasmesso una speciale su "Giochi Senza Frontiere": Grazie Susy!  ^_^

Per fortuna sul sito della TSI è visibile tutto il programma:

3 - 2 - 1 Giochi senza frontiere

Purtroppo non c'è la possibilità di mettere il video direttamente sui blog, solo FB e Twitter... lo speciale dura un'ora e un quarto, scorre via leggero. Ovviamente, essendo l'emittente Svizzera, si ricorda la stupenda trasmissione dal loro punto di vista, ciò non toglie che si possono vedere un sacco di minuti delle vecchie puntate anni 70, compresi scorci italici.
La conduttrice della trasmissione è Mascia Cantoni, il cui nome sinceramente non diceva molto, ma la cui voce, invece, ricordavo benissimo, infatti fu una delle conduttrici degli anni 70.
Da bambino la Svizzera la vedevamo normalmente, e mi pare di ricordare che loro (gli sfizzeri) dessero più spazio a GSF rispetto alla Rai, quindi mi capitava sovente di guardala sulla RSI rispetto alla Rai.
La mia attenzione si è concentrata sul racconto della storia di GSF narrata in studio, in cui si alternano alcuni ospiti, ma in particolar modo sugli spezzoni delle puntate degli anni 70 fino al 1982.
La storia di GSF si può dividere in due parti: la prima dalla sua nascita (9 giugno 1965) fino al 1982, poi ci fu una interruzione fino al 1988.
Sinceramente le puntate dal 1988 in poi non le ho mai viste, ma quelle degli anni 70 erano un appuntamento estivo imperdibile!



E quando sentivi la sigla, piantavi tutto e ti attaccavi al televisore!
Questo ben prima che arrivasse Goldrake, ma se a calamitare la tua attenzione era GSF, nessuno si scandalizzava  ^_^


Avendo fatto questo post mi pare ovvio che io consigli a tutti di vedersi questa trasmissione sul sito della TSI, ne vale veramente la pena.
Noterete anche che il modo di fare televisione degli svizzeri è restato genuino, niente sceneggiate inutili, baggianate da circo, buffonate imbarazzanti... c'è la conduttrice che racconta la storia di GSF.
Piacerebbe vedere la Rai fare una trasmissione uguale, pura utopia?

mercoledì 9 gennaio 2019

"Associazioni: il gioco delle parti (Anti; Filet; Fiel; Fred; Arci)" - Millecanali n° 51 marzo 1979




Avviso subito che questo post potrebbe essere un po' barboso... ehm... mi correggo... questo post potrebbe risultare più barboso della media dei post barbosi di questo blog   :]
Con la scoperta di riviste come Millecanali ho potuto avere delle fonti informative più specialistiche su uno degli argomenti correlati ai cartoni animati giapponesi, cioè lo sviluppo dell'emittenza privata in Italia dal 1977 ai primissimi anni 80. Il mio arco temporale termina intorno al 1982/83 perché in quel periodo la Fininvest iniziò a fagocitare (a forza di debiti...) tutte le tv locali private più piccole, e si venne così a perdere quella "biodiversità" televisiva che fu la caratteristica del periodo pionieristico televisivo privato italiota. Con Canale 5, Italia 1 e Rete 4 nacque l'era dei netwok all'italiana. "All'italiana" perché questi tre agglomerati di piccole e medie tv locali finirono con il confluire in un mega network unico, con tutto ciò che comporterà nei decenni successivi...
Millecanali è veramente una fonte infinita di informazioni e curiosità, per esempio nel numero del marzo 1979 è presente una inchiesta sulle associazioni di tv e radio private, la cui battaglia principale era, oltre a tutelare gli interessi di categoria, promuovere una legge sull'emittenza privata che facesse uscire l'Italia dal far west radio-televisivo.
In queste riviste è continua l'attenzione sulla sempre prossima ventura legge di riordino dell'emittenza privata (ne si trovano sovente accenni anche sulle riviste televisive come "TV Sorrisi e Canzoni"), ogni politico intervistato prometteva che la nuova leggere sarebbe stata approvata a breve. Ogni responsabile delle emittenti pubbliche e private esprimeva opinioni sulla legge che era in discussione in quel momento. Ed anche in questo articolo si commenta il dispositivo legislativo che era in discussione in quel periodo, la legge Gullotti, ovviamente mai approvata definitivamente...
Una qualsiasi legge avrebbe modificato lo scenario televisivo italiano, sposato miliardi di offerta pubblicitaria, modificato l'assetto democratico futuro della nazione.
Alcuni una legge la volevano, altri (chissà chi?) preferivano andare avanti con il far west.
Comunque sia andata a finire (cioè male), la legge sulla regolamentazione del sistema radiotelevisivo vide la luce solo nel 1990, con la "Legge Mammì", compreso il caos politico che ne conseguì.
Guarda caso anche queste associazioni erano di chiara matrice politica: DC, PSI, PCI.
I vertici di una di queste era addirittura costituita interamente da parlamentari democristiani.
Questa premessa ha lo scopo contestualizzare l'articolo di Millecanali, per chi, magari, non seguì molto l'argomento, e per chi avrà il coraggio di leggere il post  :]





A dire il vero avevo qualche dubbio se inserire o meno un articolo tanto di nicchia, ma poi ho trovato il saggio "Capire la TV", in cui, seppur solo come accenno, si parla di queste associazioni:
Anti; Filet; Fiel; Fred; Arci

Quindi mi è parso sensato integrare quella singola pagina con questo articolo, rendendo disponibile questo non breve approfondimento. Infatti la redazione di Millecanali trattava questi argomenti con grande dovizia di particolari, in primis intervistando i protagonisti, cioè i presidenti delle varie associazioni.
Quella sopra è sola la pagina del saggio "Capire la TV" in cui si accenna alle associazioni delle tv e radio locali.



L'articolo consta di ben 21 pagine, quindi non so quanti avranno il coraggio di leggerlo tutto  ^_^
Oltre ad avere una panoramica sul dibattito politico del periodo sulla regolamentazione televisiva, si scoprirà che tra le 5 associazioni non correva buon sangue.
Ho trovato molto istruttiva tutta la parte in cui queste associazioni si battevano contro il pagamento dei diritti d'autore alla Siae.
Oggi se metti mezza immagine (non a scopo di lucro) di qualsivoglia argomento quasi ti mandano la finanza in casa... ai tempi era legittima la battaglia politica e giudiziaria per non pagare i diritti d'autore alla Siae... come cambiano i tempi...   ^_^

lunedì 7 gennaio 2019

"La Notte" scende in campo - 3 articoli del'aprile/maggio 1980


Lo scorso ottobre, nei commenti ad un post (link), mi era stato suggerito di ricercare articoli de "La Notte". Li ho cercati, ne ho trovato qualcuno, infine li posto  ^_^
Il periodo è sempre quello della massima isteria collettiva contro i cartoni animati, cioè la primavera 1980, in cui i giornalisti pare facessero a gara a scrivere le peggio assurdità, anche se poi c'era qualcuno che riusciva a mantenere un minimo di raziocinio...
Il taglio degli articoli non rispecchia quello della testata, che per quello che ricordo di aver visto in edicola (ricordo confermato dalla consultazione dei microfilm) potrebbe essere equiparato al primo "Studio Aperto" di Italia 1, che poi ha fatto purtroppo assai tendenza, mentre "La Notte" era un quotidiano unico nel suo genere.
I tre articoli sono un buon esempio di come si sviluppo quella polemica d'aprile:
denuncia dei 600 genitori di Imola ---> 
difesa dei bambini verso i loro eroi  --->
presentazione dello studio Rai/Mesomark che confermava agli adulti la pericolosità di Goldrake.

Lo studio della Mesomark è citato sempre negli articoli di questo periodo, ed in parte causò, a mio avviso, un ulteriore recrudescenza della polemica contro gli anime.
Erano gli scienziati a decretare che Goldrake fosse nocivo!
O comunque i professori universitari non assolvevano Goldrake e soci dall'accusa di essere nocivi per la mente dei piccoli telespettatori, e tanto bastava ai giornalisti per considerarla una colpa senza appello  ^_^
Non mi è dato sapere quanti giornalisti lessero veramente le 134 pagine elaborate sotto la guida del professor Renzo Carli (titolare della cattedra di Psicologia dell'età evolutiva alla Facoltà di Roma), mi sorge il forte dubbio che molti si limitarono agli appunti presi durante la conferenza stampa di presentazione...
Sarebbe bello poter consultare quelle 134 pagine... anzi... meglio togliere il condizionale, visto che ho trovato lo studio Rai/Mesomark e lo posterò prossimamente  ;)



Il primo articolo prende spunto direttamente dalla lettera di denuncia dei 600 genitori di Imola, è datato 10 aprile (1980), ed il giornalista, che si firma solo con le iniziali (L.B.) pare non essere poi così tanto ostile verso il nuovo spauracchio della carta stampata.
L.B. riporta le critiche e le preoccupazioni dei genitori, ma, leggendo la prima metà dell'articolo, mi pare che lo faccia con una buona dose di ironia verso gli adulti, che usano i cartoni come baby sitter, per poi lagnarsi dei figli che riportano le storie raccontate dalla nuova dipendente elettronica non stipendiata.

domenica 6 gennaio 2019

Capire la TV



TITOLO: Capire la TV
AUTORE: Pier Mario Mignone
CASA EDITRICE: Gribaudo
PAGINE: 100
COSTO: 5 €
ANNO: 1981
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN:


Nella mia ricerca (pare infinita...) di "vecchiume" informativo sui cartoni animati giapponesi, penso di aver scovato il primo saggio che cercò di occuparsi con un minimo di approfondimento del successo degli anime giunti in Italia dal 1978 in poi:
"Capire la TV" di Pier Mario Mignone.

Altri titoli, alcuni dei quali antecedenti a questo, che è del 1981, già trattarono l'argomento, ma ritengo che lo fecero in maniera meno articolata:
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)

[Edit del 3 febbraio 2019, aggiunto
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)]

Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)

Dei 4 saggi sopra linkati il primo è una storia dell'animazione mondiale, in cui sugli anime ci si limita ad accenni. Ho trovato interessante il saggio solo perché potrebbe essere la fonte (travisata) della panzana sull'uso del computer nei cartoni animati giapponesi.
Il secondo contiene "Goldrake" praticamente solo nel titolo, mentre al suo interno l'argomento anime quasi non è trattato, dato che si parla di editoria per ragazzi.
Il terzo è lo scritto di Gianni Rodari in cui si difendevano Goldrake e soci.
Il quarto cerca di fare un minimo di analisi, ma comunque tratta l'argomento anime in maniera assai superficiale.
Il quinto è la traduzione italica di uno scritto francese sui piccoli telespettatori d'oltralpe, quindi non concernente la nostra esperienza.

Poi ci sarebbe un quinto saggio che accenna agli anime, ma è meritorio di citazione in quanto è uno dei primi (o il primo) saggio sui videogiochi:
Le macchine simulanti: calcolatori, videogiochi, micro e personal computer, telematica (1980)

In pratica parrebbe che Mignone fu il primo a dedicare una analisi ragionata sul successo dei cartoni animati giapponesi in Italia in un saggio.
Non che lo scritto dedichi decine di pagine all'argomento, in realtà ne tratta per sole otto pagine, più un paio di accenni in altre parti dello scritto, ma è presente un ben definito paragrafo che se ne occupa. Da considerare anche che il saggio del professor Mignone ha come tema portante la comprensione dei messaggi veicolati dalla televisione, e contiene approfondimenti sia sulla Rai che sulle emittenti locali, sia sulla storia della televisione in Italia e nel mondo che analisi sui programmi mandati in onda in Italia e nel mondo (vedere l'indice alla fine della rece). Infine si occupa dell'organizzazione interna dei canali televisivi e della politica e tv. In questo contesto assai articolato l'autore considerò essenziale dedicare un paragrafo all'animazione giapponese in Italia, a dimostrazione di quanto devastante fu il suo impatto anche per gli adulti, tanto da inserire ben tre eroi animati giapponesi tra i personaggi (11) scelti per illustrare la tv del 1981.
E' interessante leggere quale tipo di formazione aveva Pier Mario Mignone: Docente di Tecnica e Linguaggio del Cinema e della Televisione presso il Biennio Superiore di Comunicazioni Sociali di Torino, e si occupava di formazione e di corsi per strutture scolastiche.
Quindi una di quelle persone, magari meno note rispetto ai giornalisti ed esperti (in qualsiasi argomento), che però influenzava studenti e professori.
Preciso che non ho letto tutto il saggio di Mignone, parecchi capitoli sono ormai totalmente superati (come la parte tecnologica), mentre mi sono concentrato su quelli inerenti ai temi che tratto in questo blog, cioè animazione giapponese e televisione in generale.
Ma l'analisi sugli anime era valida?
Ni

L'autore pare dimostrare di conoscere almeno un minimo le trame degli anime di cui si occupa ed il ruolo dei personaggi protagonisti delle relative serie, fatto che potrebbe sembrare ovvio, ma avendo letto gli articoli del periodo, assicuro che non era affatto scontato.
Ho trovato le singole analisi delle serie trattate (Goldrake, Capitan Harlock, ape Maia, Heidi e Remi) anche corrette, con considerazioni assai avanti dell'autore rispetto a tante analisi superficiali che si potevano leggere sulla carta stampata. Per quanto riguarda l'animazione giapponese in generale, ci sono le solite clamorose topiche, tra cui il classico dei classici: l'uso del computer per creare cartoni animati degli anni 60 e 70...




sabato 5 gennaio 2019

" Wrestling Guide" (aprile 1975) e "Inside Wrestling" (settembre 1975) - articoli su: Andrè the Giant; Baba; Abdullah the Butcher



Mi sono imbattuto in alcuni numeri di riviste statunitensi sul wreslting degli anni 70, ho preso tutto in blocco senza sfogliare alcunché, nella speranza di trovare qualcosa sul catch. In effetti qualcosina c'era, solo accenni, seppur curiosi, su André the Gianta, Baba e Abdullah the Butcher.
Purtroppo il mio stentato inglese non mi permetterà di fare una valutazione sugli articoli inerenti i personaggi del Catch, che ognuno si potrà leggere in santa pace senza doversi sorbire le mie elucubrazioni.
Di queste riviste mi ha colpito il target legato alla violenza delle fotografie, ma soprattutto il target in relazione alle pubblicità...
Infatti in un servizio di "Inside Wrestiling" si sponsorizzano gli "amici di penna", mettendo le foto dei lettori, e questi sono tutti bambini... poi la rivista sarà anche stata letta da 16/25enni, ma visto che la redazione evidentemente sapeva che i suoi lettori erano anche ragazzini, mi ha lasciato basito il materiale presente... di norma sono il primo a considerare negativamente le censure per un prodotto che è considerato violento per i bambini, ma queste riviste mi hanno veramente impressionato... Rammento che sono pubblicazioni del 1975!
Tralasciando il sangue (metto solo un articolo dei tanti presenti), che comunque era lo stesso che i giovani telespettatori statunitensi vedevano in televisione, quindi non avrebbe avuto molto senso censurarlo in una rivista. Sangue che vedemmo anche noi negli incontri di catch giapponese trasmessi dalle emittenti locali nei primi anni 80. L'aspetto di queste riviste che mi lasciato basito sono le pubblicità...
Altro che le nostre scimmie di mare o gli occhialini ai raggi x per vedere sotto i vestiti delle ragazze (e gli occhialini ci sono anche in queste riviste!), ma qui pubblicizzavano armi da taglio, repliche fedeli di armi da fuoco, proiettori per vedere film osè, ed infine articoli ad alto contenuto sessuale.
Come bisogna considerare, per esempio, articoli dal nome "Joy Girls", "Sex Mates", "Love Doll", "Great Vibs"?
Poi ci sono vari manuali per avere successo con le donne, per diventare straricchi, per avere dei super muscoli, per trasformarsi in campioni di karaté e kung fu.



Nelle pagine dedicate alle lettere si parla di André the Giant, le cui gesta vennero esaltate nelle telecronache in "diretta" di Tony Fusaro, mentre il gigante Baba lo abbiamo conosciuto solo indirettamente grazie alla prime serie dell'Uomo Tigre.