CERCA NEL BLOG

lunedì 26 ottobre 2015

Lucca Comics (non ancora Games) in articoli dal 1971 al 1986 su "La Stampa" + Radiocorriere TV (Lucca vs la TV)

27 ottobre 1971 



Giovedi si apre il Festival di Lucca 2015, che ormai non è più, da un pezzo, solo "comics", ma "game, anime, manga, cosplayers, concerti, film, telefilm, qualsiasicosainerentelaculturapopolare". Mi è venuto in mente di fare una ricerchina di articoli giornalistici sul "Lucca Comics", tanto per vedere i cambiamenti e le diverse problematiche dagli anni 70 e 80 ad oggi. La mia non è una ricerca in nessun modo esaustiva, mi son limitato a selezionare l'articolo che introduceva l'inizio della manifestazione, oppure uno più approfondito di quella settimana, e devo dire che "La Stampa" dava tutti gli anni abbastanza spazio al "Lucca Comics". Per "abbastanza spazio" intendo da uno a quattro articoli, di norma abbastanza corti, quindi non si spaventi chi si appresta a leggere questo post. Ad esempio non ho trovato articoli per il 1974 ed il 1988.
La rassegna l'ho fatta partire dal 1971, fino al 1986, mia scelta personale non dovuta a nulla in particolare.
Oltre agli articoli de "La Stampa" ne ho inserito uno del "Radiocorriere Tv" del 1980, in cui si è molto critici verso la televisione ed anche, guarda un po' che strano, verso i cartoni animati giapponesi. Chi di quei critici del settore, non giornalisti disinformati, avrebbe mai immaginato che oggi una parte dei fan (e degli espositori) va a Lucca per girare al Japan Town?
Devo dire che ho notato altri numerosi cambiamenti, non solo rispetto al successo planetario di oggi, ma alla sua impostazione di base, alla sua filosofia iniziale, addirittura alla sua durata, che in alcune annate era di 8 giorni!!!
Immagino un "Lucca Comics and Games" che duri 8 giorni nel 2016, si sfiorerebbe il milione di visitatori? Lucca imploderebbe? La popolazione farebbe la rivoluzione? Quanto costerebbe a noi appassionati?  T_T
Ho appreso che dal 1976, fino a tutti gli anni 80, il "Lucca Comics" divenne biennale, per motivi di riduzione dei costi.
Negli articoli è dato maggior risalto all'aspetto di Festival del fumetto e animazione, con relativi premi ed opere in concorso, meno sottolineato l'aspetto collezionistico, che poi è quello che ha generato il boom negli anni a venire.
Io, forse come tanti, non ho potuto partecipare al "Lucca Comics" quanto e quando avrei voluto, i motivi sono comuni a quelli di tutti: personali, lavorati ed economici.
Ho iniziato la mia avventura a Lucca nel lontano 2006, poi ho saltato qualche edizione e ci sono tornato regolarmente dal 2010. Quindi non ho vissuto in prima persona il passaggio da semplice "fiera del fumetto molto grande" ad evento massmediologico della cultura popolare mondiale, con relativa esplosione di visitatori ed attenzione di stampa e telelvisone. Tanto che oggi, anche gli amici che non si interessano di fumetto, conoscono il "Lucca Comics and Games".

Torno, quindi, al resto dell'articolo postato sopra, e poi a tutti gli altri, per un totale di 12 articoli, abbastanza corti  ;)



domenica 25 ottobre 2015

Furia - cartonato edizione del 1977 e 1978


Capita che ad una fiera, oppure ad un mercatino dell'usato, uno trovi il cartonato di 220 pagine pubblicato nel 1977 del telefilm di Furia a prezzo stracciato, ergo, anche se non è proprio interessato all'articolo, se lo accatta. Poi passano alcuni anni, e lo stesso individuo trova un altro cartonato di Furia pubblicato nel 1978, la copertina è differente, il prezzo è basso, e si accatta anche il secondo, memore di avere il primo. Tanto per completare la collezione.
Peccato che il secondo cartonato è la riedizione identica del primo, con l'unica differenza della copertina T_T
Vabbè... scrivo questo post anche in favore di chi, magari, potrebbe commettere il medesimo errore :]


La cosa interessante, che mi aveva incuriosito anche al momento dell'acquisto, anzi, degli acquisti, è che l'adattamento del telefilm per il cartonato avvenne ad opera di Maurizio Seymandi, penso, salvo omonimie, il creatore di Superclassifica Show.



Ho scannerizzato un po' di immagini, nulla di più, tanto per ribadire che da bambini eravamo così affamati di qualcosa di nuovo che ci attaccavamo anche ad un telelfilm degli anni 50... e poi gli adulti si sorpresero perchè ci affascinarono Goldrake, Jeeg e compagnia!
Ho trovato che alcune foto pubblicate in questo cartonato sono oscenamente di scarsa qualità, un bianco e nero, praticamente solo nero. Un altro bel esempio di quanto poco si consideravano i prodotti per bambini, ed in questo le pubblicazioni di oggi sono di certo migliori qualitativamente. Non c'è paragone.
Si vede la bambina solo perchè ha l'abito chiaro... magari nell'inquadratura ci sono anche Furia e Macchia Nera!


sabato 24 ottobre 2015

TV Sorrisi e Canzoni n° 46 dal 18 al 24 novembre 1979 - articoli su: "Mork & Mindy"; Sandokan; lo Zecchino d'Oro; Pavarotti


In questo numero di "Tv Sorrisi e Canzoni" non ci sono articoli sui caroni animati giapponesi, ma più servizi su programmi tv e personaggi televisivi, che sommati tutti assieme lo rendono abbastanza interessante. Visto il corposo materiale presente, basta leggere il sommario, non ho scannerizzato completamente la rivista, che consta di ben 140 pagine, ho fatto solo 86 scan. Sacrificando alcuni argomenti in base ai miei gusti e ai temi del blog, però ho inserito quasi tutte le pubblicità ^_^
Alcune delle quali veramente commoventi, tipo le auto T_T ed altri prodotti che proprio avevo rimosso dalla mia memoria a lungo termine.
Unica pecca della rivista è l'assenza dell'inserto centrale con i programmi delle televisioni locali, non per nulla era un fascicolino che si poteva strappare, e così fù :]
Posterò prima i quattro articoli su "Mork & Mindy", Sandokan, lo Zecchino d'Oro (che nel 1979 non seguivo più da un pezzo) e Pavarotti (che non mi ha mai esaltato), per poi riproporre l'ordine normale della rivista.


Mi rendo conto che faccio la figura dell'anziano che esalta il proprio passato a discapito del presente, però la mia generazione vide in tv dei personaggi e dei programmi che sinceramente non possono essere minimamente paragonati a quelli che i bambini dei decenni successivi hanno visto, basta scorrere i post di questo blog.
Robin Williams è uno di questi personaggi unici, con la sua comicità spiazzante, i suoi versi da giullare, e le sue battute graffianti, che forse un bambino non sempre capiva, però memorizzava.
E poi Mindy era una delle mie fidanzatine tv ^_^
E' sempre un dolore pensare che Mork non ci sia più...


mercoledì 21 ottobre 2015

Go Nagai Robot Collection 73 Junior Robot



Avvicinandosi il Lucca Comics and Games ho riflettuto sul fatto che ben due anni fa vidi in anteprima allo stand della Yamato, sempre a Lucca, le prime uscite, non avrei mai pensato di tornare a Lucca nel 2015 e non aver ancora concluso la collezione  T_T  spero che ci siano uno stand della Fabbri (che mi pare sia stata acquisita dalla Mondadori, mi pare) , lo spero tanto, ma veramente tanto tanto  ^_^

Devo ammettere che ho sempre invidiato a quello stordito di Shiro, uno che non arrivava a comprendere che un tizio che ha il tuo stesso cognome probabilmente è un tuo parente stretto(...), il Junior Robot.
E devo altresì ammettere che tifavo per lui quando veniva coinvolto nelle battaglia coi mostri guerrieri di Mikene, delle due armi offensive che aveva prediligevo gli inutili missili sparati dagli avambracci. Ai tempi non compresi bene il senso della sua armatura, la testa a forma di casco per motorino e la strana mazza, solo grazie agli anime sportivi capii che nasceva dalla passione nipponica per uno degli sport nazionali praticati nelle scuole: il baseball.
Quindi, se Kenzo Kabuto si fosse chiamato Chenzo Cabuto, mi avrebbe costruito un Junior Robot calciatore :]
Obbiettivamente il dottor Kenzo Kabuto costruì un robot confacente al quoziente intellettivo del figlioletto, basta guardare l'espressione da perfetto ebete del robot, che il modellino riproduce fedelmente: un vero cretino integrale... come il fratello maggiore... probabilmente la genialità salterà la loro generazione...



Il modellino non è malaccio, ci sono le solite sbavature di colore, ma relativamente moderate, la postura è simpatica, forse un po' troppo ingobbito (lo si noata di più dalle foto prese di fianco).
Lo avrei visto bene anche in una posizione da battitore :]



Mi è capitato di fare numerose critiche alla Fabbri, che ovviamente non se ne tange più di tanto, mi tocca aggiungere quella ecologista.
Non riguarda l'uso di vernici cangerogene o materiali plastici tossici (spero di no... ci mancherebbe pure...), ma è inerente alla sponsorizzazione degli inquinantissimi carbon fossili, come si può notare dal disegno in copertina :]

lunedì 19 ottobre 2015

"Il tesoro del castello senza nome" 3 e 4 (Les Galapiats - 1969) - Yamato Video



Terza e quarta puntata del telefilm che, non solo anticipò di 16 anni i Goonies, ma le cui peripezie rendono quelle dei ragazzini statunitensi degli anni 80 delle bambinate da bimbiminkia...
La prima e la seconda puntata al link sotto:
"Il tesoro del castello senza nome" 1 e 2 (Les Galapiats - 1969) - Yamato Video



Ritroviamo il nuovo gruppo ancora davanti al fuoco dopo aver siglato la pace, un gruppo molto eterogeneo dal punto di vista sociale, ragazzi delle borgate popolari e figli di ricchi borghesi. Il frutto di un tempo in cui forse ancora si sperava in un minimo di livellamento della ricchezza. Le famiglie non ricche potevano in una certa misura ambire alla scalata sociale, e capitava normalmente che i figli di chi se la passava bene interagissero con i figli di chi se la passava meno bene.
Jean-Loup legge l'enigma :
Dopo le tenebre aspetta la luce
nell'ora in cui il sole entrerà nel quinto cerchio della casa del crociato
chi avrà giurato di lottare contro il vizio e i demoni
sarà fatto cavaliere in mezzo i suoi fratelli d'armi
il tredicesimo gonfalone ti indicherà il tredicesimo miliare
là, tu lascerai il cammino delle aquile d'oro
e ascoltando il tuo cuore dopo sei volte cento giungerai al morione
sollevalo e dopo aver detto la prece, comincia a scendere agli inferi
dovrai innanzitutto passare il Rubicone
poi, senza l'aiuto di Caronte , attraversare il grande specchio
quando vedrai Sigma giungerai in porto
prendi allora il labirinto fino al guardiano di pietra
fa roteare l'ascia e picchia
il tesoro è tuo,
ma ricordati che il saggio non si basa mai sulla ricchezza.



Ecco Bylock che riflette sul mistero masticando la sua lametta da barba rigorosamente senza zucchero! 

domenica 18 ottobre 2015

Marco Polo Dragonda - Clem Toys 1982


Lo sceneggiato televisivo "Marco Polo" fu un adattamento del romanzo di Maria Bellunci, dove l'autrice rivedeva in chiave più moderna le avventure del mercante veneziano. Curiosamente il gioco in scatola "Marco Polo Dragonda" si rifà allo sceneggiato Rai solo per le immagini in copertina, per il resto prende l'avventura di Marco Polo come ispirazione generale per sviluppare un gioco di avventura, dove accumulare "esperienza" conta più che arricchirsi. Infatti all'interno del gioco, tra istruzioni, carte, tabelle e mappa di gioco non c'è una sola immagine dei personaggi Rai. Inoltre nella mappa di gioco ci sono luoghi che mi pare che il Marco Polo televisivo non raggiunga mai, come Nagasaki e Manila, tanto per citarne due. In pratica la confezione sfruttava lo sceneggiato a scopi pubblictari, utilizzando massivamente a tal fine anche i Topolino del periodo. Questo grazie ad un concorso ad hoc che collegava direttamente l'acquisto del gioco e Topolino, in cui erano messi in palio più viaggi in Cina, su cui mi soffermerò dettagliatamente in seguito.
Edit del 24/10/2015:
In fondo ho aggiunto le scan del Topolino 1412
Qua sotto una pubblcità su Topolino dell'autunno 1982.
Si noti che la Clementoni ha cambiato il nome in un più moderno ed anglofono "Clem Toys", io preferivo il vecchio nome con le vecchie confezioni tanto fantasiose e ben disegnate.



Il gioco in se non era brutto, era differente dalla media dei giochi in cui ci cimentavamo nel periodo, erano i primi giochi in scatola da un po' più grandicelli, però rimanevi stupito dal non ritrovare al suo interno nessuno degli elementi dello sceneggiato.
Non c'era neppure Spack senza orecchie a punta!  ^_^
Furono i primi impatti con il marketing... ah no, il secondo o il terzo... forse il quarto:
Guerre Stellari - Il grande gioco di fantascienza - Editrice Giochi 1977
L'Uomo Ragno e i Fantastici 4! - Editrice Giochi 1978


         


sabato 17 ottobre 2015

Capitan Sherlock n° 2 "La riscossa di Nefera", collana "Telefumetto" n° 2 - maggio 1979



Seconda, ma non ultima, puntata dell'avvincente Capitan Harlock italico, in un'altra mirabolante ed incredibile, nel senso che leggendola non credevo a ciò che leggevo, avventura spazial-marinara-terrestre.
Dove avevamo lasciato il nostro eroe?
Capitan Sherlock n° 1, collana "Telefumetto" - 1979 

L'introduzione redazionale alle nuove gesta del pirata promette bene.




Peccato che inizialmente la storia abbia ben poco di avventuroso, è più che altro un quadrilatero amoroso infantile alla Lady Georgie... cosa che, ai tempi, mi avrebbe abbastanza indispettito. Anche negli anime robotici c'erano storie d'amore, ma non da seconda elementare...
In pratica Capitan Sherlock è ambito contemporaneamente dalla terrestre Hilenia e dalla perfida regina Nefera, di cui è innamorato il giullare Gal. Purtroppo per la matura dittatrice Capitan Sherlock preferisce le ragazze più giovani, assai più giovani.
Il fatto che il giullare Gal si azzardi a confessare il suo amore a Nefera mi è parso un segnale che i disegnatori (editori etc etc) italiani, pur copiando i personaggi nipponici, non riuscivano proprio ad entrare in sintonia con quelle storie.
Qualcuno si immagina Ikima, Amaso o Mimashi che, non solo si permette di dichiararsi alla regina Himika, ma addirittura si arrischia a chiedere se lei lo ami?
C'è un'altro fattore che ho notato ritorni spesso in questi fumetti: la fissa delle vacanze.
Va bene che siamo un popolo poco incline al lavoro ad oltranza, mentre i giapponesi sono dei veri stakanovisti, non per nulla il karoshi lo hano inventato loro(...), ma è possibile che sia nei fumetti di Actarus che in questa storia si pensi prima di tutto alle vacanze?!
Negli anime tutti sono intenti sempre a lavorare, perfino Actarus fa il garzone di fattoria,ed è un principe! L'unico che mi venga in mente che non fa una benemerita fava per tutte le oltre 100 puntate è Sampei... avrà qualche parente italiano :]
Ma perchè dobbiamo sempre farci riconoscere?!
Comunque, dopo la smania di ferie e gli intrecci amorosi da seconda elementare, arrivano anche i combattimenti, e che combattimenti!
Tipo il Generale Nero contro il Grande Mazinga?
Di più.
Posso solo anticipare che il robot nemico mette in difficoltà il robottone di Capitan Sherlock con un potentissimo vomito colloso!  O_o
Ed ora "La riscossa di Nefera", un po' come "L'Impero colpisce ancora", ma solo un po' :]



venerdì 16 ottobre 2015

giovedì 15 ottobre 2015

"Goldrake meglio di Furia" di Daniel Jarach - "La Domenica del Corriere" 1 giugno 1978



Il primo giugno del 1978 la prima infornata delle puntate di "Atlas Ufo Robot" era terminata da poco meno di un mese, non un anno. Ergo, in via teorica, una media memoria umana poteva essere ancora abbastanza fresca, invece basta leggere la didascalia all'immagine di destra con Alcor per comprendere che non fu così.
"Actarus, l'intrepido pilota di Goldrake"



Tralasciando che "intrepido" affiancato all'effigie di Alcor è un ossimoro, ma perchè si identifica l'immagine di Alcor con il personaggio di Actarus? O_o
Non sarebbe bastata una consulenza, assolutamente gratutita, di un qualsiasi bambino per scoprire che quello presentato nel servizio è Alcor, lo scrauso pilota dello scrausissimo TFO?
Ma se canni il protagonista della serie, come puoi credere che il lettore considerare un minimo affidabile il resto dell'articolo?
Qualcuno potrebbe ipotizzare che, accortisi dell'errore, il direttore (Maurizio Costanzo...), o l'autore dell'articolo, oppure qualcuno della redazione, abbiano, in un numero successivo, scritto due righe per scusarsi dello scambio, oppure del refuso di stampa. Nulla di tutto ciò, infatti sono in mio possesso anche tutti gli altri numeri di giugno, e dei mesi successivi, e non ho trovato nessuna rettifica. Sempre che non mi sia sfuggito qualche micro trafiletto.
Tralasciando per un momento questa topica colossale del giornalista, l'articolo è interessante perchè dimostra due cose.
La prima è la certificazione che Goldrake ebbe un immediato grande successo, mentre in alcuni articoli che ho postato si affermava, da parte di giornalisti ed esperti, che la prima serie del 4 aprile 1978 non colpì molto i giovani telespettatori.
Inoltre si riportano i numeri degli ascolti, 5 milioni di telespettatori, solo tra i maggiorenni!
Perchè la Rai non conteggiava i telespettatori sotto una certa età: 

La seconda questione che si palesa è l'inziale non ostilità verso “Atlas Ufo Robot”, basta vedere anche la reazione della carta stampata del periodo: 

Il giornalista, seppur totalmente disinformato, non dico sugli anime, ma addirittura su quello che mandava in onda la Rai un mese prima, non lancia nessuna accusa verso il robottone.
Il successo è dimostrato dalle lettere di protesta di noi (ex) giovani telespettatori alla Rai, per quella che intepretavamo come una ingiusta sospensione della serie. Personalmente non rammento se mi arrabbiai con mamma Rai, attendevo solo con ansia le successive puntate, sperando fossero trasmesse.
L'anno prima Furia fu il nuovo eroe di noi bambini, un successo che pareva insuperabile, ed invece dal Giappone giunse Goldrake!



martedì 13 ottobre 2015

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 9 Grendizer con Alabarda



Finalmente un Goldrake!
Ah no...
Un altro Goldrake... il quarto:
Go Nagai Robot Collection 02 Ufo Robot Grendizer
Go Nagai Robot Collection - Uscita speciale 1 Disco Spaziale
Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 6 Grendizer + Double Spacer

Ok che Goldrake tira, per qui si esagera...
Penso che questa sia l'uscita più grande degli 81 (72 normali + 9 speciali) modellini pubblicati fino ad ora, infatti l'altezza totale (dalla basetta alla lama della alabarda in alto) è di 20 cm, per una larghezza di 14,5 cm. Il tutto ad un prezzo di 16,99 €, aggiungerei "soli" 16,99 €, visto che la precedente uscita speciale del Duca Gorgon (mi) era costata 19,99 €.
Sarebbe interessante un approfondimento della Fabbri su come si forma il prezzo di questa Go Nagai Robot Collection.
Devo dire che il modellino è bello, con una posa aggressiva e dinamica, ovviamente non mancano le sbavature di colore.
Ormai da parecchie recensioni ho abbandonato, per esaurimento delle forze, la polemica sull'uso "improprio" contemporaneo di nomi riferibili sia a manga che a anime. Nei primi fascicoli mi aveva colpito il fatto che nel fascicolino-ino-ino non si citasse mai le serie animate dei soggetti in questione, e si era scoperto che il fatto era dovuto ad una questione di diritti: la collezione era incentrata solo sui manga dei robottoni di Nagai, non gli anime.
Con tutto quello che comportava in fatto di confusione creata al compratore non "otaku", che ritrovava nel fascicolino-ino-ino nomi ed accadimenti sconosciuti, avendo lui visto solo la serie televisivia.
Poi, un po' alla volta (basta scorrere le recensioni), hanno iniziato a farsi largo nomi, costumi  e personaggi (Flora non presente nel manga!) delle nostre amate serie televisive, rendendo assurda l'affermazione iniziale che la Go Nagai Robot Collection si rifacesse esclusivamente ai manga.
Ancora una volta ritroviamo questa schizzofrenia nominativa in questo numero, un po' come se la persona che ha la responsabilità di scegliere i nomi da pubblicare sia affetto/a da doppia personalità, un'anima purista vs una nostalgica...
Infatti se si vuole rispettare i nomi originali del manga avrebbero dovuto chiamare la nona uscita speciale "Grendizer con Double Harken", oppure "Goldrake con Alabarda", se, invece, si vuole solleticare i bei ricordi degli ex bambini.
Ma che senso ha "Grendizer con Alabarda"?! O_o
Chiusa l'inutile parte polemica, tanto alla Fabbri gli faccio un baffo... ecco "Grendizer(...) con Alabarda(...)!




Oddio... da questa foto pare quasi stia facendo la lap dance T_T


lunedì 12 ottobre 2015

Jeeg Robot - Album figurine Panini 1979


Con l'eccezione dell'album Panini di Lady Oscar mi sono accorto di aver postato soggetti non di anime, e neppure niuno robottone! O_O
Rimedio subito, con un classico, che oggi pare tornato di moda, tra la "Go Nagai Robot Collection" e la serie in DVD della Yamato, ed immagino una prossima ventura trasmissione su Sky (che dalla regia mi dicono essere già avvenuta ^_^).
Stiamo vivendo una primavera dei robottoni, sebbene alcuni sul web abbiano decretato l'essere tardive tutte queste pubblicazioni, affermando, forse non del tutto a torto, che se fossero state distribuite 10 anni fa avrebbero coinciso con la punta massima della richiesta dei fan.
Ma è andata così, ed è meglio tardi che mai, visto che ormai nessuno ci sperava più...
Questa volta ho scannerizzato tutte le singole pagine, senza spezzettamenti, spero si riesca a leggere la parte scritta.
Parte scritta che, specialmente nella breve introduzione di pagina due, è assai valida, dove si riesce a centrare il valore aggiunto che queste serie nipponiche avevano introdotto nei programmi per bambini/e: avventurose (o romantiche) nuove storie.
Sarei proprio curioso di sapere chi scrisse  "Il pericolo viene dalle viscere della Terra".




Ovviamente i testi dell'album si basano sul doppiaggio italico del cartone animato, ergo gli errori o le invenzione degli adattatori le si ritrovano pari pari nell'edizione Panini, ciò non toglie che i testi sotto le figurine siano, a mio avviso, scritti bene. Risalta, per esempio, un bel "campana di bronzo istoriata con antichissime iscrizioni", e penso proprio che il significato del termine "istoriata" io lo abbia appreso solo in età ampiamente maggiorenne :]



domenica 11 ottobre 2015

ET, il mostro che sfrutta i bambini, anzi no... - 3 articoli de "La Domencia del Corriere" del gennaio, febbraio e marzo 1985






Sono stato un po' titubante se scannerizzare questi articoli e commentare la notizia, che è stata una sorpresa anche per me, temevo di correre il rischio di dare giudizi e di risbattere il "mostro" in prima pagina. Lo scopo non il primo e neppure il secondo, ma semplicemente dimostrare come i giornalisti italici usavano il "metodo Goldrake" (antesignano del "metodo Boffo") con tutti gli eroi dei bambini, anche se con ET la disinformazione dura solo 3 numeri, mentre con gli anime sono andati avanti per decenni... si vede che, comunque, essere un prodotto statunitense metteva più al riparo dal provenire da giappolandia.
Il tutto nasce dalla scoperta de "La Domencia del Corriere", uno STOP in versione "Il Corriere della Sera", ergo teoricamente più affidabile e serio sulle fonti giornalistiche e sui commenti, che per far muovere ET al suo interno erano stati utilizzati tre attori, due nani, ed un bambino nato senza le gambe.
Sull'eventuale sfruttamento dei nani a scopi cinematografici dai giornalisti neppure una piega, personalmente considero che per loro fosse un lavoro e basta, però se si solleva una questione etica lo si dovrebbe fare per tutte la parti più deboli in causa, mentre per quanto riguarda il dodicenne statunitense si scatenò il putiferio moralista: giusto o sbagliato assumere un bambino disabile?
Che ai tempi il termine "disabile" non era ancora utlizzato, infatti i giornalisti utlizzano "handicappato".
Lo scandalo in parte nasceva dal fatto che, per un film indirizzato ai bambini, si sfruttasse le capacità di un bambino senza gambe, magari se il film fosse stato dell'orrore sarebbe stato considerato accettabile?
Quando ho letto le prime righe del primo articolo ho pensato che Matthew de Meritt fosse un orfano, rapito da Spielberg ed obbligato con la forza a stare dentro ad ET, invece aveva una madre, che immagino avesse dato l'autorizzazione a far partecipare il figlio al film.
Il "metodo Goldrake" viene utlizzato in questo caso con il seguente schema:
si grida la notizia, o non-notizia, del bambino sfruttato per le sue disabilità;
si interpellano i soliti vari esperti, enfatizzando i pareri contro la partecipazione del bambino;
infine si mostra quando è felice Matthew, e che non c'è più nessun problema.
Schizzofrenia giornalistica?
Potenziali inserzionisti statunitensi infastiditi?
Sono io ad esagerare la questione?  :]
"L'inchiesta giornalistica", come la spacciano a "La Domencia del Corriere" inizia con numero 5 del 29 gennaio 1983, per proseguire con il numero 6 del 2 febbario, e termina con  il numero 10 del 3 marzo.
L'articolo scatenante è di Giulio Nascimbeni

mercoledì 7 ottobre 2015

Go Nagai Robot Collection 72 Professor Dairi



Avrei detto che il primo ad essere pubblicato sarebbe stato di certo il professor Shiba, invece la Fabbri ci delizia con il professor Dairi, il cui modellino non è male. Buona l'idea di fargli tenere in mano un qualche documento segretissimo, la colorazione è più che acettabile, pure l'espressione è la sua, tipo di uno che è arrivato alla Base Antiatomica per puro caso durante un attacco di Himika...





Considerando la fissa giapponese per il rispetto dell'anzianità in stile naja, specialmente sul luogo di lavoro, che può portare ad avere per tutta la vita lavorativa un diretto superiore incompetente solo perchè è stato assunto una settimana prima di te, mi chiedo come si potesse sentire il professor Dairi a prendere ordini da uno sciatto sbarbato come il prof Shiba.
Forse è anche per questo che Dairi ispira tanta simpatia. Sinceramente, chi non la prova per questo paciarotto professore?
E' il prof che tutti avremmo voluto avere, tranquillo, bonaccione, indulgente.
Con quegli occhialini azzurrati tanto anni '70, con quella sua flemma da pensionato, con gli enormi bottononi sul gilettone marrone. Infne, cosa che lo rende molto umano, con tutto l'affetto che prova verso la sua protetta Miwa Uzuki.
Un affetto che, talvolta, sconfina in altro... ma rimando la questione.
Un dubbio che mi ha assalito subito nel vedere il modellino è cosa ci potesse essere mai nella pergamena, un nuovo Modulo H305? H306?
Un piano operativo per invadere i luoghi oscuri da dove provenivano gli attacchi di Himika?
Il nuovo arredamento della sala operativa?
Le ferie per Natale?



Ma poi, chi gli ha consegnato quel manoscritto?
Perchè sapendo il chi, si potrebbe anche ipotizzare il cosa...
So bene che chi si loda s'imbroda, però non posso esimermi dal complimentarmi con me me stessoo medesimo per essere riuscito, non solo a svelare cosa contiene il documento che l'ometto tiene così saldamente in mano, ma anche chi glielo ha dato.


martedì 6 ottobre 2015

Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake



TITOLO: Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake
AUTORE: Liliane Lurcat
CASA EDITRICE: Armando Editore
PAGINE: 103
COSTO: 7€
ANNO: 1985
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Tramite la casa editrice
CODICE ISBN:

Lo studio della Lurcat si basa su delle interviste a 329 bambini, anche a cartone in corso di programmazione, le domande furono fatte a gruppi di numero variabile: 100 bambini per un tema, 70 per un altra tematica.
I vari aspetti dello studio sono divisi per capitolo, si parte con Goldorak, cioè Goldrake, nei primi tre capitoli, per passare al rapporto tra bimbo e televisione nei capitoli 5 e 6, per tornare parzialmente ai cartoni animati nel sesto ed ultimo capitolo.
Cronologicamente questa è stata la quarta pubblicazione saggistica in italiano che affrontava il successo televisivo, e non solo, di Goldrake. Prima di questo saggio del 1985 ne vennero pubblicati altri tre, che, comunque, toccano l'argomento in maniera parziale o indiretta, mentre questo è più focalizzato su Goldrake:

A dire il vero lo studio della Lurcat fu pubblicato in Francia nel 1981, ergo sarebbe il primo studio un po' scientifico, anche se, sinceramente, e considerando che non sono dotato degli strumenti conoscitivi per valutarne appieno il valore, porre delle domande su un cartone animato a dei bimbi e bimbe di 5 e 6 anni, ed in base alle risposte elucubrare teorie socio-psicologiche, mi sembra un po' azzardato.
Forse avrebbe potuto estendere lo studio anche ai bambini/e più grandi, probabilmente voleva valutare l'influenza di Goldrake sui soggetti più influenzabili. Personalmente non posso ritrovarmi nelle risposte dei piccoli intervistati, in quanto alla prima puntata di Goldrake trasmessa in Italia avevo già ben 9 anni.
Altro particolare che non mi fa identificare nei bimbi francesi, oltre all'età, è che io non guardavo Goldrake “da solo”, come recita il sottotitolo, visto l'orario di trasmissione lo vedevo assieme a mia nonna, e spesso a mia madre, mio padre si dedicava all'informazione.
L'autrice non si scaglia contro Goldrake, non certo ai livelli dei giornalisti italiani, e alla fine le conclusioni sono quasi ovvie: attenzione a cosa vedono in tv i bambini più piccoli.
Inoltre la studiosa nota che il messaggio degli autori di Goldrake non è ben compreso dai bimbi e dalle bimbe.
Bella forza, aggiungo io, il target della serie non era quello dei 5/6 anni!
Probabilmente lei non conosceva le dinamiche delle case di produzione giapponesi, la divisione degli anime per genere e per target di età, oltre che per sesso.
Secondo me, mancandole questa informazione base, gran parte delle sue considerazioni sono quasi inutili.
Al saggio è presente una introduzione italiana, a cura di M. Petroni, dal titolo “La lettura e la visione”, una visione un po' da vecchietto. Non che Petroni spari a palle incatenate contro Goldrake, anzi, in una occasione forse gli fa quasi un complimento, ma scrive guardando al passato.
Nella prefazione, invece, dell'autrice, si spiegano per sommi capi i tre temi che hanno portato a formulare il questionario:
Goldrake;
il rapporto bimbi e televisione;
il mondo culturale dei bimbi, per valutare quanto del loro immaginario derivi dai programmi televisivi.
Nella prefazione c'è, però, un'affermazione che mi ha lasciato parecchio basito, probabilmente sarà solo un refuso di stampa, magari un errore dell'edizione francese, poi tradotta in italiano:
Nel 1981, anno di pubblicazione del libro in Francia, Actarus ed il suo robottone non avevano computo 10 anni di vita, neppure in Giappone... e lei scrive “perlomeno da dieci anni”, quindi sono più di dieci...
Sono questi i piccoli particolari in cui, talvolta, i grandi studiosi fanno brutte figure.



L'aver concentrato lo studio solo su dei bimbi e bimbe così piccoli causa degli equivoci nelle valutazioni. Come quando nella prefazione l'autrice afferma che la figura di Goldrake non è ben definita come soggetto: è un “qualche cosa”, essere e robot.
Per me, che avevo 9 anni, Goldrake è sempre stato chiaramente un robot. Cosa mai potesse pensare un bimbo/a di 5/6 anni, a cui la serie non era indirizzata, non lo so proprio, ma a 5 anni ci si fa tante menate per un cartone?
Nel primo capitolo le domande ai bimbi/e hanno lo scopo di delineare un ritratto di Goldrake:


lunedì 5 ottobre 2015

Terra-Hit - Tomy 1979


Metal Gear Solid V? tsk...
Final Fantasy XIV? tsk tsk...
GTA V? pfui...
Assassin's Creed? seeeeee...
Tutta fuffa supertecnologica, con grafica stellare, audio supermegadolby, modalità multiplayer online... ma vogliamo mettere con un genuino videogioco elettromeccanico? :]
Correva l'anno 1979, ma penso che in Italia la Sebino lo importò dal 1981, quando la Tomy mise in vendita un clone di Space Invaders (con gli ufo identici, alla faccia del copyright...) con tecnologia avanzatissima: molle, mollette, motorini, pellicole, aste, pulegge, snodi, inserti di plastica a più non posso, viti, vitine, bulloni e bulloncini.
586 grammi di materiale vario, dico, più di mezzo chilo(!), che dava origine ad un giocone dalla giocabilità impareggiabile!
Certo, era un po' pesantuccio da sostenere per un bambino, e si divorava le batterie come nulla. Te ne accorgevi quando il rumore del motorino, che dava vita a tutto il movimento elettromeccanico, si afflosciava e, contemporaneamente, la velocità di gioco, di suo già non sonica, crollava pateticamente... mi è capitò che il missile, una volta partito dalla base, si spegnesse come il lume di una candela esaurita...
Basta dire che solo per provarlo, alla scopo di scrivere questa rece, le pile si stano già scaricando... e sono pile del 2015, immagino più performanti di quelle dei primi anni '80.
Se un prodotto del genere fosse costruito oggi penso che, visto la moltitudine di pezzi da cui è composto, verrebbe a costare come un gioco di una Play4...
Ai tempi il costo era relativamente popolare, visto che in cortile videogiochi del genere erano abbastanza comuni.
Guardare oggi un videogioco "elettric", come recita la sua confezione, ti fa comprendere ed apprezzare i leggerissimi passi in avanti che si son compiuti nel settore :]
Il concept del videogioco era elementare: premevi il pulsante, partiva il missile, lo indirizzavi contro gli ufo malefici.
Facile a dirsi, difficile a farsi T_T
Quello stramaledetto disco volante blu mi scappava sempre...

                


Non ci sono "schermi" da superare o boss da sconfiggere, la partita è a tempo: 60 secondi di agonia. Con quel ronzio, a cui sono anche affezionato, ma che era, ed è, insopportabile, a scandire il fatidico minuto di gioco.
Il punteggio assegnato per ogni centro, che in totale non poteva superare i 99 punti, in quanto lo "score" era composto da sole due cifre, era così composto:
ufetto giallo prima riga: 4 punti
ufetto fuxia prima riga: 4 punti
ufetto rosso seconda riga: 6 punti
ufone azzurro seconda linea: 6 punti
In pratica ogni centro della prima riga dava 4 punti, la seconda riga 6 punti. Anche quello stramaledetto disco volante azzurro aveva lo stesso punteggio degli ufetti rossi...
I nemici sono posti su due file, che scorrevano, grazie a qualche misterioso meccanismo elettromeccanico, a due velocità differenti, creando un pochino di varietà nello schema di gioco.
La fregatura di base consisteva nel fatto che, a causa del missile che una volta arrivato al top doveva materialmente poter ridiscendere meccanicamente prima di essere risparato (lo si vede anche dal video), al massimo si potevano sparare 15/17 missili in 60 secondi, ma con un però grosso come una casa.
I 15/17 missili che ho conteggiato si riferiscono a tiri andati a vuoto (no, per me non è stato difficile mancare sempre il bersaglio T_T), perchè quando colpivi il bersaglio l'esplosione non fermava lo scorrere del tempo, facendoti perdere secondi preziosi.
Probabilmente la strategia giusta è quella di colpire solo gli ufetti della prima riga, così il misisle torna disponibile in meno tempo.
Ok, l'ho capito solo con 35 anni di ritardo T_T

Certo che la confezione era molto più bella del gioco :]



domenica 4 ottobre 2015

Riflessioni sul Giappone Antico e Moderno



TITOLO: Riflessioni sul Giappone Antico e Moderno
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Aracne
PAGINE: 487
COSTO: 25 €
ANNO: 2014
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Raro nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788854879393

Questo libro nasce in onore della celebrazione di due anniversari:
il cinquantesimo anno dall’inaugurazione del Nihon Bunka Kaikan di Roma e il quarantesimo anno dalla fondazione dell’Associazione Italiana di Studi Giapponesi.
Infatti in uno dei primi contributi, che funge un po' da prefazione, Iwakura Tomodata rievoca la nascita del Nihon Bunka Kaikan di Roma, essendone stato tra i primi docenti.
Il saggio è diviso in cinque sezioni, e contiene 22 diversi contributi su tematiche differenti. Non essendo io un tuttologo nippologico, alcune tematiche mi sono estranee, altre non le ho proprio capite, ergo ho evitato di recensire le parti che non capito o che trattano argomenti che non mi interessano. Questo è lo svantaggio di questa tipologia di saggio, alcuni temi li si trova interessanti, altri poco o nulla, alcuni contributi sono scritti in maniera che anche un neofita possa intuirne il senso, altri sono scritti solo per gli addetti ai lavori.


Il Giappone nel diritto comparato. Un'analisi socio-legale attraverso la percezione del contenzioso
Giorgio Fabio Colombo

Il basso tasso di ricorso agli avvocati è un aspetto della società giapponese che molto spesso viene portato ad esempio della “diversità” della società nipponica rispetto al nostro occidente, o all'Italia.. L'autore smentisce questa asserzione abbastanza radicata, entrando, pur nell'esiguo numero di pagine, nel meccanismo legale nipponico.
Il contributo di Giorgio Fabio Colombo sarebbe da leggere assieme agli altri libri che sono usciti in Italia sulla medesima tematica:
L'unica grossa pecca sono le citazioni lasciate cortesemente in inglese, i miei 25 euro ringraziano sentitamente...


La Mano degli dei. La frode Fujimura e l'origine dei giapponesi
Simone Dalla Chiesa

Quando ancora non esisteva il web, il mio interesse per il Giappone era il medesimo, più concentrato sugli articoli giornalistici, a dire il vero abbastanza rari. Un fatto di cronaca giapponese che ricordo di aver letto, e che mi colpì molto, fu quello dell'archeologo dilettante (non laureato!!!) Fujimura Shin'ichi, che aveva il dono di trovare reperti in luoghi dove nessuno prima aveva mai recuperato nulla. 
Questo scritto mi ha permesso di riportare a galla la memoria di quei lontani articoli, oltre a darmi una panoramica più chiara sui fatti accaduti. 
Nel contributo di Simone Dalla Chiesa viene ben spiegato in cosa consistette la clamorosa frode del paleolitico inferiore ad opera di Fujimura, che nel novembre del 2000 venne beccato in flagranza di reato da un quotidiano nazionale, mentre interrava reperti archeologici che, in seguito, esso stesso avrebbe scoperto. L'inganno durava incredibilmente da 25 anni, con Fujimura che scovava miracolosamente reperti eccezionali in luoghi già ampiamente sondati, e che mai avevano dato alla luce oggetti simili. Nonostante alcuni studiosi avessero sollevato dubbi sulla autenticità dei ritrovamenti, portando a loro sostengo l'irregolarità degli scavi e numerose anomalie scientifiche dei pezzi, la grande maggioranza degli studiosi fingeva di non vedere le incongruenze di quei reperti. Infatti, grazie alle straordinarie scoperte di Fujimura, che dimostrava per lo meno una fortuna a dir poco sospetta, si poteva teorizzare la superiorità e l'unicità degli uomini preistorici nipponici, e quindi della “razza giapponese”.
Il capitolo andrebbe letto una volta al mese ai fanatici del Giappone.

venerdì 2 ottobre 2015

"Asahi Shimbun - The foremost newspaper in Japan" (brochure del 1970 in inglese)




Occasionalmente (forse un po' troppo spesso...) mi ritrovo a comprare del materiale che non so neppure io perchè porto a casa, saranno acquisti compulsivi da collezinista di cavolate editoriali...
Quello che ho pescato qualche settimana fa non credo abbia molto nesso con ciò che posto di solito, ammesso che ciò che io recensisco abbia un qualche nesso con qualsiasi cosa... però mi colpì la cartelletta in cartoncino plastificato di finta pelle con le scritte in oro:
"Asahi Shimbun - The foremost newspaper in Japan"

La cartelletta era assai impolverata, ma il suo contenuto totalmente intonso, probabilmente mai sfogliato prima.
All'interno ci sono ben sei articoli differenti, anche di più pagine, allo scopo di sponsorizzare il quotidiano presso le eventuali aziende straniere che necessitavano di fare una campagna pubblicitaria sulla stampa nipponica.
Si passa dalla brochure con la storia del "Asahi Shimbun" , ai fogli informativi sulla popolarità del quotidiano, con la presenza di svariati dati economici e tecnici, dati statistici sul lettore medio, e ci sono anche gli estremi per le grandezze delle pubblicità.
La datazione non è certa, in quanto la brochure principale riporta l'anno 1968, ma c'è un foglietto battuto a macchina da scrivere T_T con alcune tariffe aggiornate al primo gennaio del 1970.
Nella breve parte storica è assai divertente leggere quanto il quotidiano, secondo la redazione stessa, fosse stato il paladino della libertà negli anni bui del nazionalismo militarista, una lettura storica che diverge un poco dalla pagina di Wikipedia.
Si sa che Wikipedia non è sempre del tutto affibìdabile, però molto più di valore, per comprendere che neppure in una brochure i giapponesi riuscivano, non dico ad essere realisti sul loro ruolo nel militarismo, ma almeno a non mentire spudoratamente, è il saggio di Marco Del Bene:
Mass media e consenso nel Giappone prebellico

Inizialmente mostrerò solo le prime pagine di tutti e sei gli articoli presenti nella cartelletta, più sotto li ho scannerizzati praticamente tutti.
La farlocchissima carteletta in finta pelle plasticosa di cartoncino che ha catturato la mia attenzione :]


 La brochure principale.



 Il foglietto battuto a macchina con alcune tariffe, che presenta la data del primo gennaio 1970.