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sabato 31 marzo 2018

Il gioco delle freccette: ovvero come massacrare dei poveri alberi innocenti... (anni 70 e primi anni 80)




Premettendo che a fare l'agiografia dei bei tempi che furono si rischia sempre di scadere nel ridicolo, oltre al fatto che ogni decennio ha i suoi lati positivi e negativi, è indubbio, però, che il periodo dalla metà anni 70 ai primi anni 80 fu un mix ludico abbastanza unico. C'erano giochi "vecchi", giochi da cortile, i primi videogiochi, l'affermarsi dei giochi di società, i giochi derivanti dai cartoni animati giapponesi o dai primi colossal di fantascienza etc etc etc
Potevi giocare coi soldatini Atlantic o il Big Jim, passare interi pomeriggi a sfide calcistiche con il Subbuteo, oppure assaporare il fascino delle primissime console e videogiochi portatili, ma poi bastava un (povero) albero e un dardo di plastica con la punta in ferro, per trasformare un pomeriggio in sfide mozzafiato.
Alcuni dei giochi sopra descritti erano indubbiamente costosi, molto costosi, però con 700 lire ti potevi portare a casa tre semplici freccette, gli alberi erano gratuitamente alla portata di tutti, ed il gioco era fatto, in tutti i sensi.
Oddio, gli alberi erano gratuiti, ma alcuni adulti non erano molto contenti che noi li si martoriasse in quel modo...
Non credo che le lagnanze fossero dovute ad uno spirito pre ambientalista, semplicemente alcuni "grandi" dovevano rompere i maroni a prescindere. Fine  ^_^
Già sapevi chi fossero:
il portinaio, l'ex vigile in pensione (baby pensione...) che ci bucava il pallone, la signora del primo piano del civico 1, quella del sesto piano del 7, il signore del primo piano del 5 che curava il giardino, il tipo che faceva il metronotte e durante il giorno voleva dormire, etc etc etc
Valli a capire sti grandi...




Questo sopra è uno di quei platani che da bambino avevamo massacrato con le freccette, le ferite si sono rimarginate, ma ai tempi erano strapieni di forellini, così tanti che poteva capitare che la punta non restasse infilzata, obbligandoti a ripetere il tiro... porca miseria...
Da bambino mi chiedevo perché alcuni adulti ci sgridassero solo perché colpivamo con una piccola punta un enorme albero, sti vecchi avevano sempre da rompere le scatole per qualcosa...
Se riempivamo il cortile di bussolotti di carta (distese di carta...), perché era il periodo della guerra con le cerbottane, si lamentavano...
Se colpivamo le finestre, le auto o qualsiasi altro bene privato con il pallone, si lamentavano...
Se giocavamo ai giochi in scatola sotto i balconi, nei pianerottoli delle scale oppure in mezzo a stradine pedonali (perché erano all'ombra), si lamentavano...
Se in 20 o 30 alzavamo un pelino la voce , si lamentavano...
Se ci appoggiavamo alle auto, si lamentavano... ma poi, le auto, a cosa servivano se non per appoggiarcisi?!  O_o
Se scorrazzavamo in bicicletta in piccole orde a due ruote, si lamentavano...
Se giocavamo a nascondino in estate fino a tarda sera, si lamentavano...
Se facevamo così tante partite a pallone, che l'erba dei prati scompariva, dando vita ad un deserto sahariano, causando tormente di terra, che sporcavano i panni appena stesi, si lamentavano...
Ecco, magari facendo un po' di autocritica, forse eravamo un pelino molesti... ed io ero pure quello considerato bravo, figuriamoci gli altri...
Vabbè... meglio tornare alle freccette   :]




Penso sia superlfuo sottolineare che nessuno rispettava il divieto finale per i 14enni, assolutamente non il negoziante, non i genitori, men che meno i bambini: il paese delle libertà!  ^_^
Dimenticate le regole illustrate sopra, nessun bersaglio con il punteggio!
Scopo del gioco era quello, individuato un percorso definito di alberi, di arrivare per primi al traguardo.

giovedì 29 marzo 2018

"Subbuteo football de table - Instructions et regles du jeu": ovvero anche i francesi giocavano a Subbuteo!!! (1975?)


Non conosco il francese, ma è indubbio che da questo catalogo del Subbuteo si evinca che anche i cugini francesi giocavano in punta di dito!
Non l'avrei mai pensato! In realtà non mi sono mai posto il problema  :]
Da quello che leggo sul web il Subbuteo arrivò in Francia più o meno nel medesimo periodo in cui arrivò da noi, però mi pare di intuire che ebbe una distribuzione più capillare. Infatti il testimonial del Subbuteo in Francia era addirittura Raymond Kopa, mica Cassano  ^_^
Da noi se ne occupava l'azienda di importazione di giocattoli "Edilio Parodi" (nelle prime pagine del catalogo 77/78), che, oltre ai cataloghi di giocattoli, penso si basasse fortemente sul passaparola di noi bambini. Mentre oltralpe avevano un testimonial di tutto valore sportivo, non più in attività, ma di certo un pezzo da 90 del calcio francese e mondiale. Un po' come se in Italia il Subbuteo fosse stato sponsorizzato da Omar Sivori, e non solo da qualche piccola immagine sui cataloghi dell'epoca.
Per il resto non è che io possa aggiungere poi molto, proprio perché non conosco il francese e quindi non posso notare eventuali curiosità presenti nello scritto.
Lo lascio a beneficio di chi potrà apprezzarlo nella sua interezza  ;)

martedì 27 marzo 2018

Telesette dal 11 al 17 ottobre 1981 - "Di carne o di cartone sono tutti buoni gli eroi del Biscione", di Roberto Saibene




Era un po' che non postavo un Telesette, rimedio la mancanza con un numero del 1981 (i due che avevo recensito erano entrambi del 1979), che contiene un interessante articolino su due eroi delle arti marziali della nostra gioventù: Ken l'aquila e Kwai Chang Caine.
Per il resto la rivista non riporta argomenti di particolare rilievo, tranne per i palinsesti delle tv locali private di Piemonte e Lombardia, che vedono curiosamente due "Antenna Nord", una lombarda ed una piemontese. I due canali gemelli presentavano quasi la medesima programmazione giornaliera, tranne per qualche sparuta differenza. Da precisare che in questo periodo Antenna Nord non era ancora stata assorbita dalla Fininvest. Sempre su Antenna Nord c'era Bim Bum Bam, iniziato in questo 1981, senza, se non rammento male, conduttori, erano presenti solo cartoni animati, tra i cui l'anime di "Conan".
Nei palinsesti delle tv locali sono presenti largamente gli anime, di tutti i generi, con il loro bel titolo, in modo che li si posa tracciare senza problemi, a differenza di quello che capitava nel 1977 e 1978, dove sovente erano indicati solo come "cartoni animati" o "disegni animati".




Canale 5, che stava lanciando l'assalto alle altre tv private locali più importanti, presentava un palinsesto di tutto valore, da Hazard ai quiz di Mike Bongiorno, da Dallas al primo programma di intrattenimento mattutino, "Buongiorno Italia". Nonostante ciò  il canale di Cologno Monzese era ancora relegato nella pagina delle televisioni locali, immagino con sommo scorno del suo piduista proprietario.
Tra le novità che la tv del biscione aveva mandato in onda in questo autunno 1981 c'era il telefilm "Kung Fu" ed il cartone animato giapponese "La battaglia dei pianeti".
Il breve articolo di Roberto Saibene resta interessante perché viene fatto un paragone tra i violenti anime come Goldrake e Co. e i non violenti(!) Gatchaman, che avevano addirittura superato la censura delle tv statunitensi. In realtà i poveri Gatchaman non l'avevano mica superata la censura made in Usa, ne erano usciti con 20 puntate in meno, da 105 ad 85, e con numerosi tagli ed adattamenti, tra cui l'inserimento dell'aberrante 7 Zark 7...
Tra l'altro, a voler fare i pignoli, furono proprio i Gatchaman nella loro versione integrale nipponica ad "insegnare la violenza" a Goldrake e company, in quanto l'anime venne trasmesso in Giappone nell'ottobre del 1972, mentre Mazinga Z nel dicembre del 1972. Senza parlare del sempre citato Goldrake, che venne trasmesso nell'ottobre del 1975!
Ma quando si scrive senza sapere le cose...
Canale 5, che con "La battaglia dei pianeti" iniziò probabilmente l'era censoria della Valeri Manera, acquistò già un anime pesantemente adattato, e quindi non ebbe motivo di deturparlo ulteriormente, per questo i Gatchaman non erano "violenti" come Goldrake e C.  ^_^



L'autore dell'articolo ci spiega per filo e per segno quanto i Gatchaman fossero "diversi" dagli altri cartoni spaziali violenti, la comicità dello scritto la si è compresa solo posteriormente, quando abbiamo appreso delle censure a monte subite dal cartone.
Comunque la colpa di queste brutte figure giornalistiche non è imputabile solo a chi scrisse l'articolo, ma anche alla carenza di informazioni che c'era ai tempi. Dubito, infatti, che l'ufficio stampa di Canale 5 si prese la briga di avvertire che l'anime era già stato pesantemente censurato dagli americani, però...

sabato 24 marzo 2018

"Un inverno felice - La favola televisiva di una bimba come te" - Heidi n° 2 (aprile 1980)


Dopo il numero 1 sono riuscito a raccattare anche il numero 2 degli albi sul telefilm svizzero di Heidi, che venne prodotto nel 1978. Ci sono veramente poche informazioni su questo sceneggiato, in italiano pochissime, tanto che di Wikipedia c'è solo la scheda francese di Wikipedia:
Heidi (série télévisée, 1978)

Come ho scritto nella precedente recensione, non rammento quasi nulla di questo delicato telefilm, quindi non posso fare raffronti con ciò è illustrato nella pubblicazione e la trama delle puntate. Ho solo notato che sono presenti alcuni particolari non presenti né nell'anime di Takahata né nel romanzo della Spyri, in questo numero, per esempio, Heidi si prende un piccolo malanno, fatto che non si è mai visto nella versione scritta ed animata. Per il resto mi pare che la trama ripercorra correttamente il romanzo: Heidi conosce la nonna di Peter, il nonno ripara la loro capanna, il parroco cerca di convincere il nonno ad iscrivere Heidi a scuola (ed è in questa scena che vede Heidi ammalata a letto), arriva la zia Jeanne (che in questa versione telefilmica non si chiama Dete) e si porta via Heidi.
Ho scannerizzato per intero la pubblicazione, dato che si trovano pochi documenti su questo telefilm, e i DVD italici sono, purtroppo, a me sconosciuti... ho trovato solo una edizione in francese, ma non  è presente la traccia audio italiana.
Per prima cosa la dolce sigla d'apertura  ^_^


       


Io vedevo questo telefilm grazie al canale della Svizzera Italiana, che ai tempi raggiungeva anche Milano, ma ho scoperto che successivamente venne trasmesso in replica anche da alcune tv locali private.
Nei primi mesi del 1980 la "Fotoeditivu" pubblicò questo mensile, che è, per quello che ho trovato io, l'unica fonte di immagini italiche della serie, con in più la trama delle puntate.
In realtà, sempre nel 1980, la Fabbri pubblicò una versione del romanzo originale, ma con le immagini di questo telefilm, ma solo le immagini, tanto per "truffare" un po' i bambini, che magari volevano rivivere le avventure viste nel telefilm  :]

Romanzo Heidi Fabbri Editori 1980 con immagini del telefilm


I dati di pubblicazione del numero 2: marzo 1980

mercoledì 21 marzo 2018

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 29 e 30




Finalmente Shingo potrà incontrare sul campo il fantascientifico portiere del Fujienishi, Kamioka Go, al cui confronto qualsiasi altro portiere dei campionati a noi conosciuti (e pure a noi sconosciuti) è una pippa colossale...
Contestualmente con la cronaca della partita tra Shinsei e Fujienishi verrà svelato un po' alla volta il misterioso passato di Kamioka Takeshi, fratello più grande ed allenatore di Kamioka Go, in particolare il suo rapporto con Matsuki.
Perché Kamioka Takeshi odia tanto Matsuki?
Come capitò che divenne zoppo?
Cosa si prefigge l'allenatore della Fujienishi?
Questo misterioso avvenimento si protrarrà anche nella successiva puntata, la 30esima, e sarà uno degli argomenti portanti per alcune puntate. Sinceramente avevo completamente dimenticato la questione della zoppia di Kamioka senior, e lo trovo un po' noiosetto come espediente narrativo.
Delle due puntate recensite oggi la più divertente è di certo la 29esima, in cui c'è, per fortuna, del calcio animato giocato, la 30esima è fondamentalmente costituita da 20 minuti di seghe mentali giapponesi  >_<


Il personaggio di Kamioka Go era, appena dopo Shingo Tamai, quello che mi impressionava di più, quello che avrei voluto nella mia formazione. Se una squadra potesse schierare un attaccante dai tiri fenomenali come Shingo Tamai, ed un portiere imperforabile come Kamioka Go, le partite avrebbero un esito a senso unico  ^_^
Ricordavo qualcosa degli allenamenti di Kamioka Go, ma non ne rammentavo l'intensità e l'originalità. Il ragazzo non si limita ad affinare la tecnica di presa e respinta del pallone, che riesce da effettuare anche ad occhi bendati, vedasi la precedente puntata (n° 28), ma esercita anche la sua velocità, direi sovrumana.
Se nella prima metà della serie Shingo era ossessionato da Misugi, ora tocca a Kamioka Go prendere il posto dell'attaccante dell'Asakase. Ritroveremo spesso Tamai a spiare Kamioka Go, qualche volta capiterà per caso agli allenamenti del portiere, in altre occasioni no, oggi lo si potrebbe accusare di stolkeraggio.
A quanto pare Shingo ha bisogno di trovare un avversario invincibile per migliorarsi, batterlo e passare al successivo avversario invincibile.



Kamioka Go in porta, tre attaccanti davanti a lui che eseguiranno tiri a ripetizione, e il ragazzo li parerà tutti inesorabilmente. Tutti tranne uno, perché era indirizzato fuori!
Ma fuori veramente, mica come Giovanni Galli con Maradona nel mondiale Messicano del 1986...
La prima parte della puntata 29 è dedicata alla creazione del mito Kamioka Go, la seconda parte è la cronaca dell'incontro Shinsei vs Fujienishi.

domenica 18 marzo 2018

"Identificato!" - "I film di Ufo Shado" anno 1 n° 1 del 22 febbraio 1974



Sono riuscito a recuperare il numero 1 de "I film di Ufo Shado", la rivista che pubblicava "immagini statiche ottenute tramite un processo di registrazione permanente delle emanazioni luminose degli oggetti presenti nel mondo fisico, selezionate e proiettate da un sistema ottico su di una superficie fotosensibile".
Si, cioè... era una fotoromanzo... però era di "Ufo Shado"!!!  ^_^
Svariati mesi fa avevo messo le scan del numero 2, non trovando il primo numero:
"Progetto Foster" - "I film di Ufo Shado" anno 1 n° 2 del 8 marzo 1974 
 
Anche in questo numero uno è presente la rubrica informativa "Gli ufo sono tra noi" (a fine post), è interessante notare come le prove dell'esistenza degli ufo sono le medesime che si potranno leggere in "Contatti con extraterrestri", collana della Rizzoli anno 1976, e vedere nel cortometraggio Toei "Questo è un UFO! I dischi volanti" del 1975.
Alla fine tutto faceva parte di un unico immaginario sugli extraterrestri, nato da poche fantasiose notizie di decenni prima, trasformate in realtà incontrovertibili.
Riguardo al formato di questa rivista, cioè un teleromanzo... bisogna sempre rammentare che ai tempi le possibilità di "reiterazione" di un prodotto audiovideo erano praticamente zero, attività che i bambini/ragazzini notoriamente adorano. Chi poteva permetterselo economicamente aveva i proiettori 8mm, ma per tutto il resto della popolazione italica c'erano solo le riviste, fine. Niente VHS, DVD, BR, Dvix, Netflix etc etc, sarà banale, ma si tende a dimenticarlo spesso.
La trama del fotoroman... ehm... della rivista ripercorre fedelmente quello che si poteva vedere in tv, qualche aggiustamento sui dialoghi, tanto per adattarli al nuovo formato cartaceo, ma nessun stravolgimento di base, tranne che per...





Tranne che per un incredibile commento sessista che oggi nessuno penserebbe mai di fare, beh.. nessuno.. magari qualche allenatore di Serie A...
Nel punto in cui viene introdotta la Base Lunare, al cui comando e gestione c'erano solo donne, fatto che per i tempi era pur sempre un'idea meritoria, si può leggere il seguento commento:
"La comanda un tenete in gonnella: Miss Gay Allis. Qualche volta le ragazze carine hanno anche un cervello"   O_O

Incredibile...non credo che gli Anderson avrebbero aprrezzato.
Intanto Miss Gay Allis non era un tenente in gonnella, ma in minigonna mozzafiato  :]





Ma quanto era e resta figo l'ufo degli alieni?
Un piccolo capolavoro di design alieno  :]
Proseguo con il teleromanzo di Ufo Shado.

venerdì 16 marzo 2018

"Kimba il leone bianco": il primo anime "shonen" trasmesso in Italia, ben 6 mesi prima di "Atlas Ufo Robot" (8 ottobre 1977)



(l'immagine sopra è del libro Anime al cinema, storia del cinema d’animazione giapponese dal 1917 al 1995 )

Premessa.
Le serie animate disegnate dai giapponesi dei "Barbapapà" e di "Vicky il vichingo" arrivarono da noi nel 1976, ergo dal mero punto di vista cronologico esse sono le prime serie televisive sbarcate in Italia.
Nel febbraio 1978 arrivò Heidi sulla Rete 1 della Rai, ma, a parte i nomi degli autori nipponici nella sigla, non poteva essere immediatamente chiaro che fosse una serie di matrice giapponese, però aveva contenuti più complessi ed una trama seriale.
Poi il 4 aprile 1978 venne trasmesso "Atlas Ufo Robot", che a differenza dei tre di cui sopra, era chiaramente una serie giapponese, oltre che con una trama non auto conclusiva e contenuti non per bambini piccoli.
Ma, del tutto casualmente, ho scoperto che molto prima di "Atlas Ufo Robot" arrivò su diverse televisioni locali private un'altra seria animata con un contenuto più serio, cioè "Kimba il leone bianco"!
Per ora, andando a ritroso, sono giunto fino alla data del 8 ottobre 1977, dove il Kimba di Tezuka era trasmesso da una tv fiorentina, "TVC Canale 48".
C'è da dire che l'anime di Kimba non era ambientato in Giappone, e chissà se in quelle prime trasmissioni erano accreditati degli autori giapponesi nella sigla iniziale e finale. Riguardo alla sigla nasce un altro dubbio, quale fu la sigla di questa prima messa in onda?
Di certo non quella dei "Cavalieri del re"...

Edit del 29 marzo 2018:
Facendo ricerche sul web ho scovato la sigla che gli americani avevano appioppato a "Kimba il leone bianco", ovvero "Kimba the white lion"!
Ed è indubbiamente la prima sigla di Kimba che ascoltai in tv!
L'avevo completamente rimossa!
Quindi quella che vidi alla fine degli anni 70 era già la versione statunitense di Kimba, di cui si può leggere in questi TV Sorrisi e Canzoni del 1977.





In questo post ho voluto riunire tutti i palinsesti di "TV Sorrisi e Canzoni" in cui compare "cartone animato Kimba" o "cartone animato Kimba il leone bianco", che sono le due dicitura che si possono riscontrare nelle riviste.
La prima volta che ho scovato Kimba sulle tv locali fu sul "TV Sorrisi e Canzoni n° 14 del 2 aprile 1978", la settima dell'esordio di "Atlas Ufo Robot" sulla Rai. Poi, man mano, ne ho trovato tracce sempre più indietro nel tempo, fino ad arrivare, per ora, a questo ottobre 1977.





Di certo, fino a quando altri ritrovamenti documentali smentiranno questa pagina del numero 40 di  "TV Sorrisi e  Canzoni" anno 1977, "Kimba il leone bianco" è la prima serie animata trasmessa dalle tv locali private, e comunque anticipò Goldrake addirittura (per ora) di 6 mesi!
Tra l'altro, come si potrà vedere più sotto, era trasmesso a colori, quindi i fortunati possessori di un televisore di nuova generazione,  godettero in anteprima della maestria animata dei disegnatori nipponici, ben quattro mesi prima di Heidi.
Prima di mostrare le scan dei vari "TV Sorrisi e Canzoni", mi affiderò ad alcuni scritti sull'animazione nipponica per cercare di collocare storicamente le due serie dell'anime di "Janguru Taitei" (Kimba il leone bianco).
Sarebbe bello capire quale delle due venne trasmessa nel 1977, probabilmente la prima.
Le emittenti private locali che mandarono in onda Kimba erano dislocate in tutta Italia (Lombardia, Toscana e Lazio), e capitava che venisse trasmesso anche da due tv contemporaneamente. Chissà se qualcuno ne ha memoria. Non solo c'è l'anime di Kimba, ma venivano anche trasmessi lungometraggi animati nipponici, come "Il gatto con gli Stivali" e "Leo il re della jungla".



 Dal libro Anime in tv, storia degli anime prodotti per la televisione.

giovedì 15 marzo 2018

"Playgulp 2 e 3: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy gennaio e febbraio 1981



Nel dicembre 1980 Bonvi iniziò a pubblicare su Playboy delle strisce erotico-satiriche dal titolo "Playgulp". Praticamente vennero fusi assieme i personaggi animati e fumettistici del periodo, quindi numerosa è la presenza degli eroi dei cartoni animati giapponesi, con lo stile utilizzato per disegnare Nick Carter. Non per nulla il protagonista iniziale delle storie è proprio un simil Nick Carter, che  probabilmente per evitare questioni con qualche casa editrice, venne battezzato Nick Starter e fu parzialmente modificato nell'aspetto.
Per leggere l'articolo che accompagnava il primo numero di "Playgulp", rimando al post relativo:

"Playgulp 1: arrivano i pornofumetti di Playboy"- 14 numeri dal dicembre 1980 al febbraio 1982 - "Benvenuto Bonvi", di Giovanna Tettamanzi - Playboy dicembre 1980

Molto probabilmente il linguaggio usato per dissacrare i personaggi animati e dei fumetti potrà apparire non del tutto politically correct, però erano altri tempi, inoltre la rivista era sempre Playboy, non il "Corriere dei Piccoli"   ^_^
Queste avventure disegnate dal grande Bonvi dimostrano, per l'ennesima volta, quanto i personaggi dei cartoni animati giapponesi avevano colpito l'immaginario di grandi e piccini, talvolta parrebbe quasi più degli adulti...
Mi chiedo se negli anni o decenni successivi a questo "Playgulp", la redazione di "Playboy" abbia più ripetuto questo esperimento fumettistico con personaggi animati coevi del periodo. Secondo me no.

martedì 13 marzo 2018

Mazinga Nostalgia, storia valori e linguaggi della Goldrake generation dal 1978 al nuovo secolo (quarta edizione) – Tomo I




TITOLO: Mazinga Nostalgia, storia valori e linguaggi della Goldrake generation dal 1978 al nuovo secolo – Tomo I
AUTORE: Marco Pellitteri
CASA EDITRICE: Tunuè
PAGINE: 819
COSTO: 29,90 €
ANNO: 2018
FORMATO: 24 cm x 16 cm 
REPERIBILITA':
ancora reperibile a Milano 
CODICE ISBN:
9788867902729


Perché acquistare una quarta edizione di un saggio del 1999?
Perché è praticamente un nuovo saggio, in cui la parte dei contenuti del 1999, oltre ad essere stata riveduta, è stata inserita in un secondo libro, il cui totale ammonterà a ben due volumi di 1580 pagine.
Ovvio che per chi non ha mai letto una delle precedenti edizioni, la lettura di questa quarta è praticamente un obbligo, ma ritengo che l'obbligo permanga anche verso chi ha letto una delle prime tre.
Tra l'altro il libro gode di una pregevole fattura editoriale, copertina rigida, formato abbastanza grande, carattere di scrittura non minuscolo, peccato che le immagini non siano a colori, come in parte erano nelle precedenti edizioni (c'erano anche i bianco e nero). C'è da dire che in passato le immagini a colori erano inserite tutte assieme in un qualche genere di “inserto” centrale, mentre stavolta sono distribuite nel libro, dove risultano più utili ad integrare lo scritto.
Inizialmente avevo pensato di inserire nella recensioni la descrizione di quali parti erano già presenti delle precedenti edizioni, però, considerando che è lo stesso autore eventualmente a farlo presente all'inizio di ogni capitolo, e che alla fine la parte “originale” è approssimativamente una metà del saggio, mi è parsa una operazione superflua.
Se la prima edizione, che aprì il ciclo della saggistica italiana di analisi sui cartoni animati giapponesi, ovvero i futuri manga ed anime, arrivava temporalmente fino al 1999, questa quarta edizione arriva fino ai giorni nostri. Questo lungo arco temporale permette di valutare come sia cambiata la percezione dell'animazione giapponese in Italia, cioè di come si sia passati dai “cartoni animati giapponesi” del 1978 agli “anime” di oggi. 




domenica 11 marzo 2018

Minimun Anime



TITOLO: Minimun Anime  
AUTORE: Guido Tavassi  
CASA EDITRICE: ilmiolibro.it
PAGINE: 75
COSTO: 5 circa €
ANNO: 2009
FORMATO: 17 cm x 14 cm 
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Ho scoperto che nel 2009 Guido Tavassi, autore del successivo approfonditissimo "Storia dell'animazione giapponese", pubblicò questo libricino in cui veniva riportata l'intera voce “anime” presente in Wikipedia. La descrizione di cosa siano gli anime su Wikipedia è stata redatta proprio da Guido Tavassi, penso di averla consultata mille mila volte senza saperlo. Chissà, forse l'autore avrà temuto che un domani le informazioni di Wikipedia sarebbero potute scomparire, e quindi ha voluto “salvare” il suo contributo. Web volant scripta manent!
Dato che attualmente la voce “anime” su Wikipedia è ancora la stessa redatta da Tavassi, e quindi quella presente in questo scritto, rimando al sito per leggerla, nel remoto caso in cui un appassionato non lo avesse già fatto:
https://it.wikipedia.org/wiki/Anime
Per la serie “diamo a Tavassi quello che è di Tavassi” ^_^

sabato 10 marzo 2018

"La tv licenzia Mazinga e richiama Paperino", di Giorgio Lazzarini e Gianni Melli - Oggi 15 ottobre 1980




Nell'ottobre del 1980 era ancora forte la tempesta mediatica scatenata, tra gli altri, dai "600 genitori di Imola" (citati anche in questo articolo), il cui effetto fu la cacciata di Mazinga dalla Rai, a beneficio del ritorno del simpatico (unico) personaggio Disney.
Gli autori di questo articolo, Giorgio Lazzarini e Gianni Melli, ci regalano un mucchio di perlate giornalistiche, e qualche sparuta informazione storico televisiva riguardante l'atteggiamento, un po' schizofrenico, della televisione pubblica italiana verso i cartoni animati giapponesi:
li introdussero a livello nazionale, li demonizzarono, cacciarono i robottoni dai loro programmi, ma li sostituirono con altre serie animate giapponesi!
Nelle sette pagine del "Dossier -  Anteprima dei fumetti in tv", come recita l'indice di Oggi (vedi scan più sotto) si può leggere di tutto, con l'aggravante che l'articolo doveva essere, appunto, un dossier... se l'avessero chiamato "info un po' a caso" non mi sarei permesso di criticarlo   :]
Mi pare giusto far notare che uno dei due autori, Gianni Melli, scrisse nel dicembre 1978 un articolo sul neo successo di Goldrake nelle pagine del "Guerin Sportivo":
"Metti un ufo a cena", di Gianni Melli - "Guerin Sportivo" 20/26 dicembre 1978

Noto che a distanza di quasi due anni, dal quel suo primo articolo sugli anime, mantenne inalterata la capacità di scrivere inesattezze, ma, invece, cambiò totalmente il suo giudizio sugli anime robotici. Infatti sul "Guerin Sportivo" non c'è traccia alcuna di critica sui contenuti violenti di Goldrake, mentre in questo articolo su Oggi le critiche non si contano. Può capitare che si cambi idea, è giusto sottolineare che, al momento del successo di Goldrake, Gianni Melli non trovava nulla di pericoloso in "Atlas Ufo Robot".
L'articolo è, a mio avviso, non corretto fin dal titolo, intanto perché fu la Rai, e non tutta la televisione italiana, a cacciare Mazinga, inoltre perché non fu Paperino a sostituirlo, ma altri cartoni animati giapponesi. Quindi, forse, il titolo corretto sarebbe potuto essere:
"La Rai caccia Mazinga e lo sostituisce con altri anime non robotici".

Stante la corposa parte disinformativa, ma pare che ai tempi sugli anime non si potesse proprio fare meglio... l'articolo resta bello ed interessante, con tante immagini a colori, che ai tempi erano anche delle succose anteprime di serie che sarebbero giunte sui teleschermi Rai mesi dopo.




Nelle prime sei colonne c'è il mea culpa della Rai, e gli strali dei due autori, per aver dato spazio ai robottoni in televisione:
"Abbiamo sbagliato proprio tutto";
"Bombardati da saghe violente, frastornanti e ripetitive, tese esclusivamente all'esaltazione del culto del superuomo";
"Maxi-robot ipnotizzanti";
"Intrugli terroristici e qualunquistici" (cit, Alberto Bevilacqua);
"Cercare di uscire senza traumi dal lungo intossicante ciclo dei robot";
"Cartoni piuttosto grezzi (gli anime), sceneggiature realizzate col calcolatore elettronico, personaggi quasi tutti eguali" (cit. Corrado Biggi);
Tutto questo, ed altro ancora, in sole sei colonnine!   ^_^




giovedì 8 marzo 2018

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 27 e 28




Avevamo lasciato lo Shinsei trionfante nella finale contro l'Asakase, prestazione maiuscola di Shingo Tamai, che si era portato a casa il pallone grazie ad una sontuosa tripletta. Questa finale non è stata la fine di un torneo, ma l'inizio di un percorso, che ora vedrà i ragazzi di Matsuki partecipare al campionato nazionale, penso studentesco.
Ora le cose si faranno serie, gli avversari saranno sempre più forti, più determinati, più fantasmagorici!
Ogni partita sarà una finale del mondiale, maccheddico, due finale di un mondiale!
Riusciranno gli "undici rosso sangue" a vincere di nuovo?
Quali memorabili avversari affronteranno?
Quante regole del calcio i disegnatori nipponici calpesteranno?
Le puntate numero 27 e 28 sono incentrate sulla presentazione del nuovo "nemico" di Shingo, dopo aver sconfitto Misugi, che non fa più alcuna paura, c'è all'orizzonte un nuovo competitor, al cui confronto l'attaccante dell'Asakase è un Cassano qualsiasi... no... vabbè... povero Misugi...


La puntata 27 inizia dove è terminata la 26, sul campo di calcio, nel momento in cui Misugi e Shingo si stringono la mano alla fine della partita.
Forse ci saranno stati anche messaggi negativi in questi anime, per lo meno posso comprendere che lo fossero per gli adulti, ma contenevano anche aspetti educativi. Shingo e Misugi non si odiano, non si demonizzano a vicenda, si rispettano, nessuna polemica post partita su partite giocate prima o dopo, oppure fatturati, rose corte o lunghe, ingiustizie arbitrali etc etc etc etc etc.
Lo sconfitto rende omaggio al vincitore, ed il vincitore riconosce l'impegno e la bravura dello sconfitto. Si vede che, almeno quelli della mia generazione, non hanno imparato molto da questo cartone animato giapponese   ^_^
Shingo e Misugi si stringono la mano sul campo da gioco, una raggio illuminato li illuminata, il sole o Dio?
Mistero...



Shingo si gode la rassegna stampa, in cui pare venga esaltata la sua prestazione.
Da notare che la foto della maglia in alto a sinistra è identica a quella dell'Asakase, e il calciatore sembrerebbe proprio Misugi?
Sarà stato disegnato sopra ad una foto reale?
Seguono dialoghi a caso tra Shingo ed il padre...

martedì 6 marzo 2018

Telepiù N° 6 dal 26 aprile al 2 maggio 1980



Con questo Telepiù numero sei dell'annata 1980, cioè la prima, sono riuscito a mostrare sette numeri consecutivi della nuova rivista tv. Tranne il numero zero, che riporta le tv locali del sud Italia, gli altri numeri sono tutti della zona Lombardia e Piemonte, questo permette di ricostruire più omogeneamente i palinsesti televisivi del periodo:

Telepiù N° zero dal 15 al 21 marzo 1980
Telepiù N° 1 dal 22 al 28 marzo 1980
Telepiù N° 2 dal 29 marzo al 4 aprile 1980 
Telepiù N° 3 dal 5 all'11 aprile 1980
Telepiù N° 4 dal 12 al 18 aprile 1980
Telepiù N° 5 dal 19 al 25 aprile 1980


Per il resto la rivista non contiene articoli sugli anime o di qualche particolare interesse, se non per un paio di pagine sulla stupenda Gabriella Golia che faceva la valletta in un quiz sulla Rete 1 Rai alle 19,20. Sinceramente non ricordo il quiz, nè rammentavo che la Golia avesse avuto esperienze fuori da Antenna Nord ed Italia 1, la post Antenna Nord. Ho sempre pensato che Gabriella Golia fosse rimasta sulla tv privata milanese, ed invece fece più di una esperienza sulla Rai, per poi tornare su Antenna Nord/Italia 1.




La Gabriella nazionale era anche la testimonial di un concorso di Telepiù che premiava i suoi lettori con un tv color Normende(!). Un televisore a colori, che oggi parrebbe un prpemio scarsino, nel 1980 non lo era di certo, molte famiglia avevano ancora il televisre in bianco e nero. Per chi volesse ho inserito anche la cartolina con il "numero magico" che permetteva di essere estratti a sorte, magari potreste provare la fortuna!

lunedì 5 marzo 2018

"TV color, guida alla televisione a colori" - Allegato a Quattroruote maggio 1976 (solo articoli - no pubblicità)


Uno degli argomenti del blog che ho cercato di sviluppare è quello sulla "Televisione", intesa sia come apparecchio tecnologico, quindi cataloghi di televisori, sia su come veniva utilizzata dal fruitore, per esempio il cambiamento epocale delle prime console di videogiochi, ma anche per ciò che riguardava i canali televisivi, i programmi delle tv private, i problemi legislativi degli anni 70 ed 80, etc etc etc
Fino ad oggi non avevo mai taggato un post esclusivamente con con l'etichetta "Televisione", perché l'articolo sul mondo televisivo o sul prodotto televisore era sempre all'interno di riviste che contenevano anche altri argomenti, ma questa guida alla televisione a colori è una bella occasione per ricordare un passaggio che rivoluzionò le abitudini degli italiani:
il passaggio dal bianco e nero al colore.
Premetto che a casa mia il televisore a colori arrivò solo intorno al 1986... infatti ai tempi avere un televisore a colori implicava pagare un abbonamento alla Rai più corposo, mentre il canone Rai per una tv in bianco e nero era più basso, ergo mio padre mise sempre il veto all'acquisto di un apparecchio a colori. Il colore arrivò solo quando questa distinzione sul canone tv venne abolita, in quanto le tv in bianco e nero non venivano più prodotte.
Ne consegue, come ho scritto più volte su questo blog, che mi vidi tutti i cartoni, film, telefilm, varietà e trasmissioni varie, in bianco e nero...
La mia memoria di quegli anni è tutta in bianco e nero  T_T
Ovviamente qualche volta mi guardavo un Jeeg o un Gundam a colori a casa di qualche compagno di giochi che aveva il televisore a colori, ma per il resto tutto bianco e nero!
Solo da adulto, grazie alle repliche in tv, alle videocassette e al web, ho rivisto a colori quello che ero stato abituato a vedere con varie tonalità di grigi...
Piccola postilla: è per questo che mi imbufalisco quando leggo che si pretende di vedere serie animate giapponesi disegnate nei primi anni 70 e viste in bianco e nero su televisori a tubo catodico di non eccelsa qualità, grazie a segnali tv spesso assai disturbati, con definizione mega HD in BR e sticaxxi vari... ma ricordatevi come le vedevamo!
Fine della postilla  ^_^
Ma nel 1976 cosa ci si aspettava da questa rivoluzione incruenta e colorata?
Meglio il sistema Pal o il Secam?
Quanti programmi si potevano vedere a colori?
C'erano programmi a colori per ragazzi?
A cosa cacchio serviva il monoscopio a colori?!
Il mensile automobilistico Quattroruote pubblicò un inserto speciale per spiegare ai suoi lettori sia cosa fosse la televisione ed il televisore a colori, ma anche per illustrarne il mondo e proporre parecchie pagine di modelli di televisori.
In questo primo post ho inserito praticamente tutti gli articoli di commento, in un prossimo post metterò solo le pubblicità, che presentano molte marche differenti di apparecchi.
Ho messo il "dizionari della TV a colori" alla fine del post, tanto ormai sono tutti termini estinti  :]
Ho omesso solo qualche articolo troppo tecnico, dove si spiegava quale fossero i principi di funzionamento del colore, cosa si può tranquillamente leggere sul web, e pure un paio sulla radio.
Ho messo, invece, tutti gli altri articoli che parlano sia della televisione e dei programmi televisivi a colori, che del televisore come elettrodomestico e di come questo avrebbe cambiato le abitudini del telespettatori italiani.
Personalmente l'argomento che ho trovato più interessante è quello sulla trasmissione sul territorio italico dei quattro canali esteri che già ci irradiavano a colori:
Montecarlo, Tv Svizzera; Capodistria e Anetenna 2.
A spulciare gli articoli si trovano un sacco di dati ed info interessanti. Per esempio il numero di telespettatori di questi quattro canali "stranieri" (alla fine lo era solo il canale francese di Antenna 2):
7 milioni e mezzo ricevevano la TV Svizzera; 4 milioni e mezzo Capodistria; 350 mila Montecarlo.
I dati erano delle due società di pubblicità UPA e OTIPI, che non avevano rilevato Antenna 2.
L'articolo dal titolo "Il colore che rubiamo agli altri" è di certo il migliore, dal mio punto di vista.
Interessante anche un articolo sul prossimo venturo boom dei videoregistratori, il cui costo variava dalle 900 mila lire al milione e 800 mila lire!  T_T
Per il resto lascio lo spazio alla lettura degli articoli  ;)


Edit del 6 aprile:
"TV color, guida alla televisione a colori" - Allegato a Quattroruote maggio 1976 (solo pubblicità - no articoli)



domenica 4 marzo 2018

"Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo" ("One armed boxer") - aprile 1973 (in Italia)



"Il capolavoro della cinematografia cinese!!!"
"2 anni di lavorazione!!!"
"2 milioni di dollari di incassi solo ad Hong Kong!!!"
"Un turbinio di colpi proibiti e sconosciuti!"
"Una storia entusiasmante!"
"Un personaggio, il Monco, indimenticabile!"

E' difficile accostarsi ad un capolavoro della filmografia mondiale. come il lungometraggio hongonghese di arti marziali "Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo", senza scadere nell'agiografia, e io voglio scaderci alla grande!
Certo, tutti adoravamo Bruce Lee, ma erano i film come questo che ci spingevano ad ammazzarci di botte in cortile o in classe (non scherzo...), cercando di imitare i colpi segreti compiuti da maestri di arti marziali prestati alla cinepresa.
Nella locandina pubblicata su "La Stampa" del 17 aprile 1973 si formulavano sei giudizi, tre falsi come Silvietto, tre inconfutabili:
No, non era il capolavoro della filmografia cinese...
No, non fu girato in due anni, ma in 4 settimane (notizia trovata qui)
No, ad Hong Kong non incassò 2 milioni di dollari...
Si, è un turbinio di colpi proibiti e sconosciuti!
La storia non è solo entusiasmante, ma anticipò tanti anime di arti marziali (tipo Ken il guerriero) e pure i videogiochi picchiaduro!
Tien Chung, il Monco, non lo abbiamo dimenticato!

Come al solito non è mia intenzione fare una recensione di critica cinematografica, anche perché non ne sarei in grado... se la desiderate cercate un blog serio, voglio solo omaggiare un film che ha fatto letteralmente sognare più generazioni di bambini.
I primi a venire esposti a questo cult movie furono i fortunati bambini che lo videro al cinema nella primavera del 1973, ma il film proseguì nelle varie seconde e terze visioni fino ad agosto!
Poi toccò a noi, quelli che guardavano le nascenti tv locali private, infatti un primo riscontro risale ad una messa in onda del maggio 1980, probabilmente venne trasmesso anche anteriormente, ma non ho trovato il titolo del film prima di questa data.
Infine la generazione di bambini della fine degli anni 80, l'ultima volta che ho trovato il film in programmazione su una tv privata è nell'agosto 1988.
Ma perché questa pellicola, a cui affibbiarono un titolo tanto ridicolo quanto memorabile, risulta così spettacolare ed indimenticabile?
In primis per i 10 maestri di diverse arti marziali provenienti da tutta l'Asia, assoldati dal cattivo Huk per sconfiggere i buoni.
Poi la stupenda colonna sonora anni 70 in pieno stile dei film su Shaft, che non ho capito se sono musiche originali o un qualche genere di taroccata cinese.
Seguono i combattimenti a coppie, con colpi mortali fantascientifiche e tecniche segrete, ma anche i combattimenti di gruppo, penso tra i più belli che abbia mai visto.
Infine la comicità involontaria ed ingenua di alcune trovate a dir poco improbabili, assieme ad altre scelte tecniche abbastanza imbarazzanti.
Tutti questi fattori assieme hanno generato un mix avvincente e nello stesso tempo esilarante.
Ho riguardato il film assieme a dei coetanei e a dei bambini, tutti attaccati davanti al televisore a ridere, però seguendo seriamente gli eventi che si succedevano.
Un vero peccato che non esista, o almeno a me è sconosciuto, il DVD del film...



Eccoli, i 10 maestri di arti marziali assieme al loro capo in blu al centro.
La struttura di questo film mi ha ricordato i videogiochi di combattimento, i picchiaduro. Intanto per lo schema che obbliga il protagonista buono ad affrontare prima il meno forte, per arrivare al boss di fine livello, cioè il cattivo giapponese Lan.
Poi per la stupenda ed irripetuta caratterizzazione dei cattivi, su cui spiccano lo spaventoso maestro Lan, giapponese di Okinawa, dotato di un bel paio di canini vampireschi(!), e l'anziano(?) maestro tibetano Lan Tin. I due, pur stando dalla medesima parte, sono acerrimi nemici, in quanto rappresentano le due scuole più potenti di kung fu, quella giapponese e quella tibetana. La centralità dei due maestri la si intuisce dal fatto che sono posizionati ai fianchi di Huk (in blu al centro), Lan Tin alla sua destra, Lan alla sua sinistra.
Il tibetano Lan Tin dovrebbe essere un anziano maestro di kung fu, ma si vede lontano un chilometro che ha la medesima età del suo allievo(!), di cui non viene mai proferito il nome, posizionato alla sua destra. Segue il maestro indiano di arti marziali yoga(!) Mura Sing, altro personaggio epico  :]
Gli ultimi due sono gli esperti di boxe siamese, Miza Sai e Miz Su.
Sull'altro fianco, dopo il maestro giapponese Lan, ci sono i suoi due allievi, Chan Qu Chu (col braccio a tracolla, poi vi spiego) e Pen Kyen Ching, che dovrebbero essere anch'essi giapponesi, ma hanno nomi cinesi... boh...
Segue il tarchiato Kao Chao, detto "Pantera Nera", maestro judoka.
Chiude la fila Cin Cin Yung, maestro di "taikvondo", come viene pronunciato nel film, che immagino fosse taekwondo, ma ai tempi certi termini non erano molto conosciuti.
Tra l'altro, mentre il doppiaggio è come al solito professionalissimo, l'adattamento, in particolare dei nomi, lascia un po' a desiderare, in quanto le due volte che vengono ripetuti sono quasi tutti diversi... quelli di cui sopra sono quelli della prima pronuncia.
Però mi sa che ho già spoilerato un sacco...
Faccio un passo indietro, e torno alla programmazione televisiva degli anni 80.




Una delle prime tracce che ho trovato di "Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo" risale al 10 maggio 1980, il relativo Telesette riporta una stringata sinossi.
In realtà ho già postato un Telepiù del 15 aprile 1980 in cui è già presente il film:
Ore 23,15 su Studio TV Padano"

Trovo, però, più interessante il Telesette del 10 maggio successivo, solo un mese dopo, perché oltre ad esserci una sinossi didascalica, accompagnata da giudizio schematico negativo (un pallino nero = film brutto), riporta la trasmissione del film alle 10 del mattino!!!
Non che sia un film splatter, ma la violenza non manca di certo, sarà pure grottesca e ridicola, ma a me il maestro giapponese Lan con i canini da vampiro, faceva veramente paura...
A dimostrare che ai tempi le tv locali non facevano nessun problema a mandare in onda qualsiasi cosa a qualsiasi orario.
Da notare che su Telepiù la trasmissione è ad un orario più consono, le 23,15.