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domenica 26 maggio 2013

Satoshi Kon, il cinema attraverso lo specchio


TITOLO: Satoshi Kon, il cinema attraverso lo specchio
AUTORE: Enrico Azzano, Andrea Fontana, Davide Tarò
CASA EDITRICE: Edizioni il Foglio
PAGINE: 264
COSTO: 15€
ANNO: 2009
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788876062162

Un saggio a più mani, oltre dei 3 autori il libro contiene gli scritti di altri, che analizza le opere di Satoshi Kon.
Essendo un saggio di critica cinematografica i termini e i rimandi ai film e registi contemporanei (soprattutto di film live europei e americani) saranno meglio compresi da chi ne ha una buona conoscenza. Spesso nel libro, per esempio, si paragona il cinema di Satoshi Kon con quello di David Linch, chi conoscerà meglio i film di quest'ultimo potrà comprendere tali affinità.
Il saggio è diviso in 2 parti, nella prima vengono analizzati i film (Perfect Blue, Millenium Actress, Tokyo Godfathers e Paprika) e l'unica serie tv, Paranoia Agent. Nella seconda parte ci sono gli approfondimenti.
Il primo capitolo è scritto da Brian Ruh e tradotto appositamente (credo) per questo libro, viene preso in esame il primo film di Satoshi Kon, Perfect Blue. Questo primo capitolo l'ho trovato abbastanza incomprensibile, non so se per mie carenze culturali o per la traduzione.


Il secondo capitolo su Millenium Actress è a cura di Alessia Spagnoli, ed è veramente bello.
Tra le tante considerazioni (che non riporto) l'autrice nota che questo film è il più miyazakiano di Satoshi Kon. E' ambientato durante una guerra, la protagonista è contemporaneamente giovane e vecchia (come nel Castello errante di Howl), sono presenti personaggi artisti, come il pittore misterioso di cui la protagonista s'innamora (artisti come lo sono Kiki e il mago di Howl, seppur artisti della magia). Inoltre questo lungometraggio nelle intenzioni di Kon è il film sorella di Perfect Blue, ma di impronta opposta, positivo rispetto al tetro Perfect Blue. Entrambe le protagoniste sono attrici, ma la idol di Perfect Blue è vittima degli eventi, mentre l'attrice di Millenium Actress decide del proprio futuro.
Il terzo capitolo su Tokyo Godfathers è di Stefano Gariglio, ed anche questo è molto bello e pieno di spiegazioni esaustive ed interessanti sul film.
Tokyo Godfathers prende spunto dal romanzo del 1913 di Peter Kyne “The Three Godfathers”. Libro da cui venero prodotti altri film, uno su tutti quello di John Ford “In nome di Dio-il texano”, ma anche “L'era glaciale” ripercorre la medesima trama. Questo è il film più ottimista di Kon, il classico film natalizio alla “La vita è una cosa meravigliosa” di Frank Capra.
Il quarto capitolo su Paranoia Agent (da vedere assolutamente!) è di Enrico Azzano, ed è un capitolo interessantissimo.
Vengono analizzate, seppur brevemente, tutte le 13 puntate dell'unica serie di Kon, permettendo di capire meglio gli originalissimi spunti che essa contiene. Non anticipo nulla per non rovinare la serie a chi non l'ha (colpevolmente) ancora vista. Enrico Azzano nota che Satoshi Kon è l'unico regista di film d'animazione che è passato a una serie televisiva, di solito il processo è inverso e senza più ritorno. Miyazaki, Takahata, Momoru Oshii hanno iniziato tutti con serie tv, sono poi passati al cinema per esprime meglio la propria arte, e non sono più tornati sul piccolo schermo (tranne per un paio di piccole incursioni di Miyazaki).
Il quinto capitolo su Paprika e di Matteo Boscarol, bel capitolo ma un po' complesso da comprendere (almeno per me), complesso come è in fondo il film stesso.
Come curiosità posso riportare che il film di Paprika è tratto da un romanzo di Yasutaka Tsui, che è lo stesso scrittore del romanzo da cui è stato tratto il lungometraggio “La ragazza che saltava nel tempo”.
A questo punto il libro passa alla seconda parte, gli approfondimenti, tutti molto validi ed interessanti.
Il sesto capitolo di Mario A. Rumor riguarda i manga di Satoshi Kon.
Il settimo capitolo di Raffaele Meale è sui messaggi e gli stili che Satoshi Kon adotta nei film.
L'ottavo capitolo di Andrea Fontana spiega le affinità e le differenze fra Satoshi Kon ed il suo “senpai” Katsuhiro Otomo.
Il nono capitolo di Luca della Casa ripercorre la carriera di Kon assieme alla casa di produzione giapponese che produce tutti i suoi film, la Madhouse, che grazie a Kon ha acquisito una fama mondiale.
Il decimo capitolo di Marcello Ghilardi analizza l'estetica delle opere di Kon.
L'undicesimo capitolo di Davide Tarò punta l'obbiettivo sul tipo di montaggio che Kon utilizza nei suoi film, un montaggio prettamente da film live.
L'ultimo capitolo, il dodicesimo, si focalizza su una tematica di solito poco approfondita (in qualsiasi film), il suono e le colonne sonore dei film di Kon. Si scopre, tra l'altro, che Kon si avvale quasi sempre del compositore Susumo Hirasawa per le colonne sonore e del sound designer Masafumi Mima per gli effetti sonori.



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