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lunedì 10 agosto 2026

"Documentari e film per ragazzi", di Mario Verdone e Alberto Pesce - "Bianco e Nero" novembre 1959


E' questo il secondo più vecchio articolo da me riesumato che cita l'animazione giapponese in Italia, il primo è della primavera 1959:

Entrambi gli articoli nascevano dal Festival del Cinema di Venezia, solo che il primo faceva il punto generale sui film per ragazzi, animati e non, questo è il resoconto del dopo Festival, sia animati che non.
In entrambi i casi il lungometraggio animato giapponese è "Il bambino e il serpente bianco", come venne titolato nel 1959 "La leggenda del Serpente bianco" (metà post).
Mentre nell'articolo dell'aprile/giugno 1959 ci si limita ad una breve citazione di poche righe, stavolta i due autori, dovendo rendere un minimo la sinossi del film, si dilungano un poco di più.
Si noti che l'articolo raggruppa assieme, seppur divisi come trattazione, sia i documentari che i film per ragazzi. Oggi, sia i documentari che l'animazione, non sono considerati prettamente per bambini/ragazzi, ma lo step è stato fatto relativamente da poco.
Stavolta, rispetto all'articolo linkato ad inizio post, non inserirò tutto lo scritto di Mario Verdone e Alberto Pesce, in quanto molto lungo, visto che tratta di tutti i documentari e film presentati al "Festival del film per ragazzi di Venezia.
Nella pagina di sinistra qua sopra c'è l'inizio dell'articolo, nella pagina di destra l'inizio della parte sui film per ragazzi.


Questa sopra è un'immagine del film con relativa didascalia.
Chi no avesse mai sfogliato un numero della rivista "Bianco e Nero" potrebbe trovare l'immagine molto rovinata, in realtà in quel periodo le pubblicavano con questi effetti particolari ed in bianco e nero.
Ho cercato all'interno del film la posa mostrata dal protagonista, ma non l'ho trovata, forse sono stato un po' affrettato nella ricerca (fatta due volte).



A qualcuno parrà ben poca la parte dedicata all'animazione giapponese, ma fino all'avvento di "Heidi" e "Goldrake", quasi tutti gli scritti erano di questa tipologia, si concentravano sull'opera, che non essendo statunitense oppure europea, anzi, di un oriente veramente misterioso, evidentemente non meritava più di tanto attenzione. Da considerare che non era neppure semplice recuperare talune informazioni, non lo era nel 1978, figuriamoci prima.
Mi pare che la recensione sia più che corretta ed anche ragionevolmente condivisibile, visto che l'inserimento di animaletti e musichette alla maniera disneyana era un diktat delle direzione "Toei".


Di seguito il sommario del numero in questione e la copertina.

 

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