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TITOLO: Kojiki, un racconto di
antichi eventi
La
seconda riporta la storia dei primi imperatori semi divini, la terza
delle storie dei nobili giapponesi e degli imperatori più vicini
temporalmente al periodo della stesura del Kojiki.
AUTORE: Paolo
Villani
CASA EDITRICE: Marsilio
PAGINE: 171
COSTO: 13€
ANNO: 2006
FORMATO: 18 cm X 12 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN:
9788831789820
Il
Kojiki è la più antica opera letteraria giapponese, probabilmente
fu scritto intorno al 712. Il kojiki è diviso in 3 parti. Volendo
semplificare:
La
prima narra dei miti fondanti del Giappone e dei suoi dei, quindi
dalla creazione del mondo a quella del Giappone grazie agli dei
Izanami ed Izanagi, oltre a tutti i fatti riguardanti la dea
Amaterasu e suo fratello Susanoo.
La
lettura comporta le difficoltà (almeno per me) che ci sono sempre
quando si leggono scritti di carattere mitologico, in pratica si
salta spesso di palo in frasca. Nonostante ciò la lettura è
semplice e piacevole, mi ha sorpreso leggere anche parole poco
consone ad un libro di miti, termini volgari come “merda” o
“culo”, oltre a concetti simili. La parte poco agevole, che io ho
saltato sempre, è quella che elenca la genealogia dei vari
imperatori e nobili, abbastanza corposa.
Riporto
uno dei tanti racconti in quanto ha un nesso con un nome che ha un
forte collegamento con la mia infanzia di fruitore di animazione
giapponese. Ne faccio un sunto:
“La
principessa Ikutama era bellissima, un uomo, dall'eleganza senza pari
a quei tempi, le faceva visita tutte le notti. I due si piacquero
subito e non passo molto tempo che ella divenne gravida. I suoi
genitori non si spiegavano la cosa.
“Ti
sei ingravidata da sola? - le chiesero - Ma come hai fatto senza un
uomo?”
“Un
uomo c'è - rispose lei - ma non saprei come chiamarlo. Viene ogni
notte, e mi ha ingravidato nel più normale dei modi”.
I
suoi genitori, curiosi di conoscere l'uomo, le suggerirono di
spargere della terra rossa innanzi al giaciglio e cucirgli allo
strascico delle vesti il capo di un intero rocchetto di filo.
All'alba cercarono il filo e scoprirono che usciva dalla casa
attraverso il buco della serratura!
Avvolti
al rocchetto erano rimasti solo tre giri. Seguirono il filo, che
arrivava fin dentro il santuario sul monte Miwa. Ecco spiegato
l'ascendenza sacra. Chiamiamo il luogo “Miwa” in ricordo dei tre
giri”.
Nelle
note del libro è scritto che “Miwa” significa, appunto, “tre
giri”. Ora, io mi chiedo, ma Go Nagai scelse il nome Miwa perché
alla pilotessa del Big Shooter faceva fare innumerevoli giravolte
sulla rampa di lancio prima che uscisse dal lago?

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