Libri su manga/anime/Giappone, editoria varia, cartoni animati giapponesi, Marvel, Guerre Stellari, Star Trek, videogiochi e giocattoli, riviste TV, articoli giornalistici. Quasi tutto rigorosamente sugli o degli anni 70 e 80.
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE
DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE
SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU'
CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO
RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR
COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO
A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL
BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO
A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI
AI TEMPI.
TITOLO: Hikikomori, nuova forma
di isolamento sociale AUTORE: Iveta Vrioni
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 99
COSTO: 11 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': sul web CODICE ISBN: 9788892646414
Talvolta
mi capita di far la figura del criticone, e considerando che mi manca
una scolarità specifica su qualsiasi argomento, tra cui gli
hikikomori, rischio pure di sembrare presuntuoso >_<
Questo
è l'ottavo saggio che ho potuto leggere sulla sindrome hikikomori,
più qualche paragrafo su saggi che trattano della società
giapponese, quindi, perlomeno, mi è possibile fare un raffronto tra
le informazioni che ho letto, considerando che tutti questi libri non
li ho studiati a memoria, ma solo letti, ergo qualche sfumatura o
concetto mi sarà sfuggito oppure non lo avrò capito appieno.
Tutta
questa premessa non per dire che il libro non sia da leggere (bisogna
sempre farsi un'idea propria, mai fidarsi del blogger che spara
sentenze a caso), però in alcuni punti sono rimasto un tantino
perplesso.
Intanto
il numero delle pagine è un po' limitato, specialmente se si decide
di trattare il fenomeno hikikomori sia in Giappone che in Italia,
sarebbe stato, forse, meglio concentrarsi solo su uno dei due paesi.
Inoltre
sovente, mentre leggevo, non ho capito di quale scenario si stesse
trattando, il giapponese o l'italico? Si passa dagli hikikomori
giapponesi a quelli italiani senza che ce ne si renda conto, oppure
sono io che non l'ho capito, può benissimo essere una mia mancanza
di comprendonio. Comunque sarebbe stato meglio dividere il saggio in
due sezioni ben distinte, una sugli hikikomori in Italia, ed una
sugli hikikomori in Giappone.
Tutte
le testimonianze di hikikomori riportate nel libro non sono frutto di
interviste compiute dall'autrice, ma prese da altri saggi (qui
recensiti) oppure dal web, quindi nessuna è attuale. Questo non è
per forza un difetto, mi limito a farlo notare. Come ho notato che
manca un qualsivoglia curriculum vitae dell'autrice, non so neppure
la sua età. Non che mi interessi per fare del pettegolezzo, ma
l'autrice esprime alcuni giudizi sulla pericolosità di videogiochi
e web (che mi hanno lasciato un pelino basito), e sapere la sua età
mi avrebbe fatto meglio comprendere se ad un videogioco possa averci
mai giocato.
Nella
premessa/introduzione vien individuato nella fine degli anni 80 il
nascere del fenomeno hikikomori, in realtà a me, del tutto
fortuitamente, è capitato di scovare un articolo su “La Stampa”
del 27 novembre 1981, che lo retrodata fino dagli anni 60!
Il
bello di queste poche righe è che stroncano in solo colpo le accuse,
mosse pure dall'autrice, che una delle cause del fenomeno hikikomori
possano essere anime, manga, videogiochi e web.
Infatti
tra gli anni 60 ed il 1981 il web non esisteva, i videogiochi nascono
alla fine degli anni 70, e si parla di “Space Invaders” o
Pacman... Anime e manga, pur esistendo, non erano ancora un fenomeno
tanto coinvolgente per un ragazzo giapponese, e comunque le tematiche
erano molto elementari, Candy Candy, i robottoni, l'Uomo Tigre etc etc, e
li potevi seguire solo in televisione, nessun videoregistratore o
lettore DVD che ti permettesse di chiuderti nella tua cameretta e
guardarli tutta la notte.
Questo
breve spezzone dell'articolo stra dimenticato del giornalista Alberto
Gaino, non è stato ancora scoperto dai saggisti o studiosi italici
del fenomeno hikikomori, questo è un blog troppo di nicchia ^_^
Se queste brevi righe fossero conosciute, si eviterebbe, a mio avviso, di scrivere certe sentenze contro
web, videogiochi, anime e manga.
Prima
o poi dovrò riunire tutte le traduzioni/definizioni italiane della
parola hikikomori, capisco che il giapponese sia una lingua astrusa,
ma ognuno/a la traduce un po' a piacere, questo è ciò che scrive
l'autrice:
Ho notato che i giochi in scatola della Clementoni, tra la fine degli anni 60 ed i primi anni 70, presentavano sulla confezione una intestazione abbastanza prolissa. Certo, in questo modo il genitore poteva avere la rassicurazione che il gioco non fosse solo divertente, ma anche affascinante ed istruttivo. Il bambino, invece, penso si concentrasse esclusivamente sulle stupende illustrazioni di Sergio Minuti, o almeno era quello che capitava a me ^_^
Questo gioco di società è stato ristampato più volte dalla Clementoni, fino ad arrivare agli anni 90: Versione anni 90
Si potrà vedere che le differenze con la versione originale non sono poche, ora i bambini girano in bici... ok... giravamo in bici pure noi, ma almeno ci lasciavano sognare di poter girare in auto... eccheccacchio... vabbè il gioco istruttivo, ma senza cadere nel ridicolo...
Resta il tabellone di grande formato, ed il meccanismo che permette di modificare i segnali stradali, ma ci tornerò più sotto.
A "Concilia?", quello originale, penso di averci giocato massimo un paio di volte, quindi non ne ho un ricordo preciso, comunque positivo.
Il bello di questi giochi in scatola era la confezione di grandi dimensioni, che se la si pensa in mano ad un bambino di 7/12 anni, la trasforma in una scatola enorme, mentre la "Editrice Giochi" li faceva leggermente più piccoli.
La dotazione interna è sempre molto corposa, come capitava in quel periodo, in particolare le banconote erano "riprodotte fedelmente dalle reali", come recita in cataloghino pieghevole della Clementoni.
Come ho scritto sopra non ricordo le dinamiche di gioco, ergo non posso entrare nel dettaglio di eventuali pregi o difetti sulla giocabilità, ma, forse, leggendo il regolamento, mi pare che potesse durare un po' troppo tempo, in quanto vige la regola del "ne rimarrà solo uno".
Per il resto, se ne ho un bel ricordo, vuol dire che era abbastanza vario ed avvincente, anche se di sicuro non mi attirava per nulla la questione della simulazione del codice della strada, e non mi tangeva alcun intento educativo pensato dalla Clementoni.
Comunque la scatola faceva la sua bella figura ^_^
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TITOLO: I love Tokyo, viaggio
nella capitale del Sol Levante con La Pina
AUTORE: La Pina CASA EDITRICE: Vallardi
PAGINE: 230
COSTO: 15,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': Ancora reperibile a Milano CODICE ISBN: 9788869873522
Non ho comprato questo libro perché sono un fan di La Pina, farò la
figura del cavernicolo, ma prima di questa lettura non sapevo neppure
chi fosse... dato che non ascolto la radio, non ho mai seguito le sue
trasmissioni, ergo la sua notorietà mi era totalmente sconosciuta.
Di norma non compro guide turistiche, ma questa mi pareva più sul
versante “racconti di viaggio”, ho preso il libro sul web, ergo
non l'ho potuto sfogliare prima, nel qual caso, probabilmente non
l'avrei comprato. Non perché sia una brutta lettura, ma perché non
ha i contenuti che mi interessano, per me la guida ideale resta "Tokyo, la guida nerd".
Sia chiaro, l'autrice è più che titolata a scrivere un libro del
genere sul Giappone, ci è stata più di 40 volte!!!
Se non lei, chi altri?
I consigli dell'autrice sono molto concreti, e li ritengo assai utili
per chi si appresta a fare un viaggio in Giappone, però pare che ci
si rivolga a persone che si avvicinano al paese del Sol Levante per
la primissima volta. Vi ho letto cose che, pur non essendo io mai
stato in Giappone, sapevo abbastanza a memoria, solo per avere letto
altri libri o esperienze altrui sul web.
Forse, vista l'incontestabile esperienza dell'autrice, si poteva
scegliere di dare abbastanza per scontato certe informazioni, e
passare ad altre più dettagliate, oppure dare lo stesso quelle più
conosciute, ma inserire più parte scritta per aumentare
l'approfondimento del libro.
Mi è difficile fare una stima in percentuale di quante pagine siano
scritte su 230, però 73 pagine non contengono scritto (sono pagine
bianche, foto, titoli, disegni, cartine etc etc), un'altra ventina ha
uno scritto inferiore a mezza pagina (alcune contengono poche righe),
e nelle restanti c'è sempre una foto, disegnino etc etc.
Il taglio è assai leggero, simpatico, scorrevole, pieno di aneddoti
divertenti, ma con più scritto ci sarebbero stati molti più
aneddoti da leggere...
Interessante l'idea di inserire dei QR Code da cui scaricare la
musica scelta dall'autrice per ogni capitolo, poi non è sempre
fattibile poterla ascoltare, e mi sa tanto che io e La Pina abbiamo
gusti musicali differenti, ma l'idea resta buona.
L'argomento anime e manga è toccato solo in un paragrafo di 3
pagine(...) nel settimo capitolo, nulla di male se l'autrice non è
interessata alla tematica, oppure se ha preferito non concentrarvisi
troppo, però c'è un prospetto informativo che mi ha convinto un po'
pochino.
In questa pagina sono spiegati (con due righe due) i target dei vari
generi di manga.
“Shojo manga – josei manga : Robe di ragazze, non più pischelle
ma con ancora tanta voglia di patemi”
Magari sbaglio, ma sarebbero proprio due target differenti, con
contenuti differenti. Tanto diversi che dubito che ci siano ragazze
che leggano gli josei manga, magari capita tranquillamente che delle
donne adulte facciano il contrario, ma una sedicenne non si legge gli
josei manga.
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TITOLO: Enciclopedia Diecast –
Parte prima: Popy GA e PA dal 1973 al 1979 AUTORE: Alain Bernardi CASA EDITRICE: Edizioni
Centroffset
PAGINE: 500 (?)
COSTO: 23,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 22 cm x 15 cm
REPERIBILITA': sul sito http://www.robotvintage.com CODICE ISBN: 9788897996112
Parto con una premessa d'obbligo: io non sono un collezionista di
chogokin ed affini.
Detto ciò, il motivo che mi ha spinto all'acquisto del libro è la
mera curiosità, oltre al piacere di vedere tante belle immagini di
così tanti modellini vintage, senza dover affrontare la spesa per
comprarli, che poi è la stessa motivazione che mi spinge a ricercare
i cataloghi di giocattoli, invece dei giocattoli stessi (tranne per
qualche eccezione).
Inoltre c'è da
aggiungere che ho ancora tutti i “giocattoli” dei robottoni che
avevo da bambino, e rivederli nella loro forma intonsa (e comprensivi di scatola), visto che a
forza di giocarci li ho pesantemente danneggiati, mi ha fatto un gran
piacere.
A mio avviso corrisponde al vero ciò che l'autore scrive in quarta
di copertina:
“Primo
libro completamente in italiano che raccoglie immagini, informazioni
e schede tecniche di tutti i modellini in metallo prodotti dalla
ditta Popy tra il 1973 al 1979”.
Ci sarebbe "Anime d'acciaio", ma il libro di Guglielmo Signora è
un saggio di approfondimento sul collezionismo robotico, direi il
saggio più importante e probabilmente l'unico in tema.
Mentre questa pubblicazione non è (e non vuole essere) un'opera
saggistica, ma una enciclopedia diecast, ovvero dei modellini in
metallo pressofuso degli anime robotici, una guida passo passo per
futuri collezionisti (o collezionisti già navigati), in cui sono
presenti tantissimi consigli ed avvertimenti materiali per evitare di
prendere fregature, e cercare di comprare veramente ciò che si
desidera.
La catalogazione è assai accurata, ed il testo aiuta a comprendere
cosa valutare prima di fare un acquisto.
Il tutto è possibile grazie ad un comparto iconografico di
primissimo livello, una singola pagina può contenere fino a 6
immagini, che illustrano non solo il robottone in questione, ma la
confezione, le differenze tra confezioni di versioni differenti e
addirittura i particolari che permettono di identificare varie
versioni di modellini!
Direi un approccio che si potrebbe definire maniacale, ma nel senso
buono del termine.
Sono presenti anche due indicatori che evidenziano il livello di
rarità dell'articolo, e la sua quotazione media alle aste.
Ovviamente certe valutazioni sono suscettibili di contestazioni, ma
per un collezionista in erba sono, a mio avviso, abbastanza utili,
anche se con il tempo perderanno il loro valore informativo.
In questo primo volume sono presenti i modellini GA e PA della Popy,
per GA si intendono i modellini dei robot, i PA sono i mezzi
ausiliari, astronavi, navette e basi.
Mi pare giusto precisare che lo stesso autore non pretende né di
aver scritto una bibbia né che le sue considerazioni non possano
contenere degli errori, ma nascono comunque da 20 anni di
collezionismo.
Errori, invece, abbastanza presenti in forma di refusi, probabilmente
il prezzo da pagare per una auto pubblicazione.
Il secondo ed ultimo appunto che mi permetto di fare alla pubblicazione riguarda la copertina del libro, da cui, solo per averlo letto, ha iniziato staccarsi la
prima pellicola protettiva (vedi scan sotto), spero che per i successivi volumi vengano scelte
delle soluzioni diverse, più resistenti.
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Trovo interessante questo articolo per molteplici motivi, intanto la testata, tipicamente femminile: "Grazia".
A dimostrazione che il successo di Goldrake lo fece atterrare sulle pagine di riviste che poco o nulla avevano a che fare con l'animazione e/o la televisione, ma ormai il nostro eroe era diventato un fenomeno di costume, come mai nessuno dopo di lui avrebbe fatto.
Facile finire sulle riviste tv del periodo, più arduo occupare spazio su settimanali e mensili di politica, oppure su Playboy o Penthouse!
E quando tra una rubrica dall'accattivante titolo "Un viso che sfida il freddo", uno speciale intrigante sulla maglia di primavera(!) ed un articolo esauriente su come si cura una dolorosa forma di erpete(?), ti ritrovi Goldrake, l'effetto e tutto un altro ^_^
Poi ci sono i contenuti dell'articolo.
Era facile schierarsi con Goldrake all'inizio della sua avventura italiana, più difficile allo scoppiare della prima ondata isterica anti cartoni animati giapponesi, scatenata dall'onorevole Silverio Corvisieri nei primi giorni del 1979.
Marisa Paltrinieri non solo paragona il valore educativo di "Atlas Ufo Robot" per un bambino a quello delle fiabe, ma critica apertamente, seppur solo con un accenno, chi aveva tacciato Goldrake di essere "un campione della violenza annientatrice", cioè l'onorevole di cui sopra.
Infine ho apprezzato che in nessun punto dell'articolo si possa leggere che i cartoni animati giapponesi erano fatti al computer, che ormai era la prassi anche tra chi difendeva gli anime.
La giornalista di "Grazia" non si limita a difendere Goldrake, ma espone in maniera assai chiara il suo punto di vista:
Le fiabe sono un po' invecchiate, Goldrake permette al bambino di sostituirle con qualcosa di moderno, ma altrettanto formativo e per nulla violento, se non nella stessa misura delle fiabe!
Viene spiegato perché per la giornalista i genitori, spaventati da politici ed intellettuali, non avevano in realtà nulla da temere da Goldrake, facendo continui paragoni tra i personaggi di "Atlas Ufo Robot" ed i meccanismi narrativi delle fiabe più comuni.
La giornalista invocava rispetto per i gusti dei bambini, che non potevano essere i medesimi degli adulti, ovvio, no?! ^_^
L'articolo, che occupa ben quattro pagine, è così bello che mi pare fin un peccato rovinarlo con miei ulteriori commenti, anche perché non c'è proprio nulla da eccepire!
Questa recensione della 145esima sarà abbastanza striminzita, dato che non ho nessun ricordo personale sul personaggio, nessuna immagine della serie o trama dell'episodio, solo le foto del modellino. Questo perché, sempre che io non stia scrivendo la cavolata del mese, le tre androidi Gamia Q1, Q2 e Q3 sono presenti solo nel manga, oltre che in qualche sequel, che negli anni ho pure visto, ma non rammento di preciso.
Leggendo il fascicolino-ino-ino-ino-ino, in cui l'esclusività del manga non è citata, ho scoperto che nel fumetto appare anche Ghostfire V9, ma nella puntata che ho recensito al link delle 3 Gamia non c'è traccia.
Ergo mi rimane ben poco da commentare, se non che continuo a non capire il senso di pubblicare personaggi conosciuti solo a chi ha letto il manga, quindi non il cliente medio della GNRC, e non personaggi strafamosi tipo il Mechadon... ma vabbè siamo -6 (con l'ultimo speciale) non ha più senso sperare che le cose cambino :]
Il modellino non è malaccio, dipinto abbastanza bene, la posa è statica, forse si potevano sforzare un pelino, anche se ha due bei meloni ^_^
Non so dire se l'abito civile indossato sia quello presente nel manga, oppure nelle successive presenze in OAV, Mazinkaiser vari o Shin a caso.
Direi che con Gamia Q si completano i personaggi cattivi di Mazinga Z.
Nel 1962 io ero ben lontano dal nascere, ma se questo è un esempio degli album di figurine del periodo, comprendo ancor di più il clamoroso successo della Panini!
Non mi è ben chiaro quale potesse essere il target di questa pubblicazione mensile Mondadori, non credo gli adulti, visto che c'erano le figurine da attaccare, ma neppure i bambini, visto che c'erano solo 24 figurine da attaccare!!!
Guardato con gli occhi da adulto devo dire che non è un brutto prodotto, dava informazioni in un periodo in cui non era facile reperirle, specialmente sui costumi di nazioni tanto distanti. Non manca qualche piccolo errore riguardante i singoli termini, però bisogna sempre ricordarsi del periodo, oltre al fatto che questa collana di "monografie geografico-turistiche Mondadori" era tradotta da una pubblicazione francese (vedi pagina sinistra della scan qui sotto).
Per esempio il "sumo" diventa "simo", gli ainu (chiamati "ainos") sono identificati anche con il nome di "pinos" >_<
Il periodo storico del nazionalismo e della guerra del pacifico è liquidato in 3 righe, si accenna solo all'occupazione statunitense, più interessante la parte meramente turistica, che poi era lo scopo della pubblicazione.
Beh, buona lettura :]
Poco prima del successo dei Trasferelli a soggetto robottoni, o comunque inerenti l'animazione giapponese, ne esistevano di svariati generi e tematiche, in particolare la "Grinta giochi" metteva a disposizione di noi bambine/e molti scenari, a dire il vero quasi tutti prettamente maschili:
Avventura (Sandokan, assalto alla diligenza, Tarzan, pistoleros, Robin Hood, Zorro);
Sport (calcio, atletica, motocross, automobilismo, sci);
Favole (Biancaneve, Cenerentola, Pinocchio, Bambi);
Spazio e fantascienza (UFO, esplorazione lunare, aggancio nello spazio);
Il mondo in cui viviamo (sommergibile atomico, aeroporto, animali da tutto il mondo, il porto);
Didattica (traffico e segnaletica, gioca e leggi, i mestieri, animali preistorici)
Infine quello prettamente storico, con fogli su Cesare, Napoleone, Leonardo, lo sbarco in Normandia e i kamikaze(!).
Interessante quest'ultimo soggetto, i kamikaze... un argomento delicato per dei bambini/e delle elementari, che quindi era sfruttato a scopi ludico-commerciali anche prima dell'avvento dei cartoni animati giapponesi... così, tanto per farlo notare :]
Ammetto che da bambino a me interessava solo giocare alla guerra coi
Trasferelli (o qualsiasi altra cosa), non mi tangeva per nulla l'aspetto storico, come ero
superficiale T_T
All'interno è presente una pagina con un riassuntino storico dei fatti presenti nel Trasferello, per la serie "divertiamoci imparando", ma per me le due cose erano assolutamente da tenersi divise :]
In un mercatino dell'usato ho scovato otto Trasferelli ancora imbustati, tra cui quattro del genere storico, che mostrerò in questo post, procedendo con la mia unboxing-scan™ ^_^
Il secondo post di questo blog fu sul fotolibro di "Guerre Stellari", nel lontano 13 maggio 2013, dove facevo (o tentavo) risaltare alcune incongruenze tra il film ed il cartonato.Queste differenze avevano attratto la mia attenzione fin da bambino ed erano di due tipi: trama leggermente modificata ed immagini mai viste, fin con personaggi nuovi.
Il più eclatante esempio erano i nomi dei personaggi, tutti quelli originali!
In questo fotolibro del successivo film, invece, non ci sono molte differenze con l'originale. Per esempio i nomi, pur restando quelli statunitensi, vengono esposti nella versione italiana all'inizio del cartonato.
Per il resto nessun grosso cambiamento di trame, ad eccezione di alcune piccole modifiche, che volendo potevano essere anche evitate, visto la loro marginalità. Sovente, invece, i fatti non sono riproposti nello stesso ordine cronologico del film, magari anticipati o posticipati, ma immagino solo allo scopo di poter rendere più fruibile il libro.
Molti sono i fotogrammi immortalati da posizioni diverse rispetto alle scene del film, di solito da più lontano, ma anche da angolazioni differenti. Probabilmente il film venne ripreso da due cineprese, oppure qualcuno faceva delle foto durante la recitazione.
Quindi questo secondo fotolibro non presenta le chicche del primo, purtroppo...
Una delle poche eccezioni è l'immagine qui sotto, qualche fan se la ricorda?
Direi che sarebbe impossibile, in quanto nel film non è presente.
Vi si può vedere un droide medico intento a fare l'autopsia ad un Tamtam, in pratica un Quincy robotico ^_^
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TITOLO: A come Ateotaku,
ateismo e animazione giapponese
AUTORE: Francesco Avella
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 100
COSTO: 8,9 €
ANNO: 2015
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': Reperibile sul web CODICE ISBN: 9788891175298
Sono un otaku?
Sono ateo?
Potrei essere otaku e non ateo?
Potrei essere otaku ed agnostico?
Ma perché mi devo porre queste domande?
Per l'autore gli appassionati di anime e manga, cioè gli otaku, se
vogliono essere coerenti con la propria religione monoteista (nel
nostro caso la cattolica), non possono vedere anime e leggere manga.
Questo non perché lo vieti l'autore, ma la religione cattolica, che,
se professata alla lettera, impedisce di seguire anime e manga per i
loro contenuti satanici.
L'unico modo di essere otaku e restare coerenti con se stessi, è
diventare atei.
L'approccio alla problematica sarebbe anche interessante, senonché,
dal mio punto di vista, non l'ho mai considerato un problema. Pur
essendo cattolico di nascita, non lo sono per frequentazione ed
adempimenti religiosi, e quindi mi guardo gli anime senza nessun
problema. Riguardo, invece, la decisione di diventare ateo, la
rimando sempre ad un prossimo futuro, anche perché non è che mi
cambierebbe la vita.
Ribadisco che lo scritto di Avella può essere anche interessante,
però quando si entra nel terreno religioso si entra in un campo
minato.
Mi pongo questa domanda: ma se proprio decidessi di fare il grande
passo, certificando in pubblico il mio essere ateo, dovrei farlo in
quanto mi ritengo otaku?
Non ci sarebbero altre millemila motivazioni valide?
A questo punto si potrebbe affermare che il 4 aprile 1978, cioè la
data di trasmissione della prima puntata di Goldrake, in Italia fu il
giorno in cui l'ateismo contaminò i bambini?
Avrebbe un senso?
A mio avviso, chi ti dice che per essere coerente con la propria
religione devi abbandonare anime e manga, come fa l'autore a pagina
16, commette lo stesso errore di chi fa il ragionamento opposto.
Dico, abbiamo già tanti problemi, bisogna crearsi pure questo?
Diciamo che ho digerito male l'introduzione dell'autore, troppo
impositiva, vuole convincere il lettore a diventare ateo, ergo
metterei da parte i suoi intenti educativi per concentrarmi, invece,
sulle censure religiose subite dagli anime.
Dato che il libro è mancante dell'indice, lo inserisco io:
Una delle rivoluzione introdotte da Goldrake e soci fu un nuovo modo di giocare, un nuovo immaginario fantastico e fantascientifico, che sommato all'avvento dei primi videogiochi, terremotò la fiorente industria italiana del giocattolo. Soldatini, trenini e costruzioni, furono messe da parte per lasciare spazio a i nuovi eroi televisivi animati giapponesi.
Negli articoli della "Emeroteca Anime" propongo spesso contenuti riguardanti le polemiche nate dal cambio di abitudini ludiche di noi ex bambini del periodo. C'erano le preoccupazioni meramente economiche degli industriali italiani, che vedevano erose le loro quote di mercato dal "pericolo giallo", e poi quelle educative di genitori e giornalisti. Tutti concordavano che i giocattoli nati dal merchandising degli anime erano una iattura, ma tutto ciò non fermò il loro successo. A distanza di 40 anni quei vecchi giocattoli, spesso da pochi soldi, hanno quotazioni impensabili, oppure vengono esposte in mostre tematiche..
Ma come vedevano i giocattoli gli esperti educatori molto prima dell'avvento di Goldrake e dei videogiochi?
In un mercatino ho scovato questa guida al giocattolo, che spiegava ai genitori del 1971 cosa scegliere per i propri figli.
Sono presenti molte foto di giocattoli dell'epoca, che fanno sempre l'effetto catalogo di giocattoli ^^
Mi rendo conto che è ingeneroso valutare con le conoscenze di oggi uno scritto del 1971, che comunque fu pubblicato con tutte le migliori intenzioni, ma la cosa che mi ha colpito è praticamente l'assenza di prescrizioni sulla pericolosità materiale del giocattolo. Basti pensare che per la fascia di età dai 2 anni ai 4 anni si consigliavano le piste per biglie!!!
Oggi leggiamo ovunque il divieto di giocattoli di piccole dimensione per bambini di età inferiore ai 36 mesi, ma nel 1971 ti consigliavano di farlo giocare con le biglie!!!
Questo per dire che, pur considerando importantissimo il pare degli "esperti", non sempre questi ci azzeccano.
Per esempio il giudizio sulle armi giocattolo non era negativo, lo sarà molto, invece, quando i bambini imiteranno le armi dei cartoni animati robotici giapponesi...
Si boccia l'idea di mettere un'età consigliata sulle scatole dei giocattoli, mentre oggi la troviamo ovunque.
A pagina 30 si elencano i requisiti che dovrebbe avere un buon giocattolo, sempre dal punto di vista formativo, ma non sono tutti quelli di un videogioco di oggi? O_O
E allora perché gli esperti dei decenni successivi si scagliarono, e si scagliano ancora, contro i videogiochi?
Ovviamente il documento ha ormai 46 anni, e lo si nota a pagina 56, dove a chi terminava la terza media venivano date due possibilità, dico, solo due:
Frequentare le superiori o andare a lavorare!!!
Riparto dalla pagina 1, chi vorrà potrà leggerselo tutto e farsi la propria idea su quanto sia cambiata l'idea degli esperti sul giocattolo, e quanto sia cambiato il giocattolo stesso!
Volendo si può dare un'occhiata a quali giocattoli fossero disponibili guardando questo catalogo di giocattoli Upim del 1970.
Mentre scrivevo questa recensione ero pervaso da un forte senso di euforia: la GNRC sta finendo!
Sarà forse per questo che la puntata, che non avevo mai visto, mi è piaciuta parecchio (ci torno più sotto), ed ho quindi apprezzato la scelta di pubblicare lo sconosciuto (per me) Doppio Fayzer V1.
Il mecha del mostro meccanico è abbastanza essenziale, ma comunque bello, con un faccino sull'addome avrebbe potuto tranquillamente far parte dell'impero di Mikenes.
La posa di sfida corrisponde a quella che Doppio Fayzer V1 (un nome più corto?) assume spesso nell'episodio, quindi mi è parsa corretta. Peccato per le sbavature del mio pezzo, considerando che ci sono due colori predominanti, sono riusciti a sbagliare le poche tonalità differenti... ma vabbè, chemmifrega? E' quasi finita! ^_^
Le ali alla Devilman, il classico elmo da armatura medioevale, il simil raggio protonico, che, invece, è un disco bomba.
Ma perché mai Fayzer è doppio?
Perché si può trasformare, da piccolo ad enorme!
A quale scopo? Appunto.
Double Fayzer V1 dalle solite svariate angolazioni.